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Tribunale di Teramo, Sentenza n. 218/2024 del 20-03-2024

... con riserva. Ha argomentato che la clausola della riserva è, infatti, incompatibile con l'elenco aggiuntivo, poiché l'iscrizione in esso rappresenta già un trattamento di miglior favore rispetto agli aspiranti docenti con titolo conseguito in ### sicché il riconoscimento del diritto di beneficiare dell'ammissione con riserva della validazione del titolo ottenuto già oltre il termine generale verrebbe a rappresentare una seconda deroga alla regola della parità di trattamento tra gli aspiranti. Dal punto di vista letterale, tale tesi deve ritenersi basata sul rilievo della mancata riproduzione nel d.m. n.51 del 2021 della clausola di riserva. 13 di 16 La questione è già stata esaminata dalla giurisprudenza amministrativa, che ha avuto modo di pronunciarsi in sentenze rese prima che (leggi tutto)...

1 di 16 TRIBUNALE DI TERAMO Magistratura del Lavoro REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO Il Giudice del #### nella causa iscritta al n°1999/2021 R.G. 
TRA ### rappresentato/a e difeso/a dall'### e dall'### (###) ### , come da procura in atti RICORRENTE CONTRO MIUR MINISTERO DEL###, ###UNIVERSITÀ E ### RICERCA, rappresentato/a e difeso/a dal Dirigente dell'### V - ### territoriale per la provincia di ### - dell'USR dell'Abruzzo RESISTENTE anche nei confronti di ### inseriti nella I fascia della GPS della provincia di ### per la classe di concorso della ricorrente, per l'a.s. 2021/22, citati collettivamente ed impresonalmente mediante inserimento di avviso nel sito del ### USR per l'### all'udienza del giorno 20 marzo 2024 ha pronunciato sentenza con il seguente ### (art.127 ter c.p.c.) Il Tribunale di ### in composizione monocratica ed in funzione di Giudice del ### definitivamente pronunciando, contrariis reiectis, così provvede: • accoglie il ricorso e, per l'effetto, dichiara, sino all'intervento di provvedimento espresso in ordine alla domanda di riconoscimento del titolo di specializzazione conseguito all'estero presentata dalla ricorrente, il diritto della stessa al 2 di 16 reinserimento nella prima fascia aggiuntiva alla graduatoria provinciale per le supplenze dell'### territoriale di ### per l'insegnamento di sostegno nella scuola secondaria superiore (### nella posizione derivante dal punteggio spettante nell'a.s. 2021/22, dichiarando illegittima l'esclusione dispostane con il provvedimento adottato in data 23 agosto 2021 del Dirigente dell'### V dell'### e condanna il Ministero dell'### e del ### a procedere agli adempimenti atti a realizzare tale reinserimento, ripristinando la posizione della ricorrente nella graduatoria citata nella situazione anteriore al provvedimento di cancellazione dalla stessa; • condanna l'### resistente a rimborsare alla ricorrente le spese di lite, che liquida in complessivi € 3.300,00, oltre rimborso spese generali, IVA e ### nonché al rimborso delle spese vive pari ad € 259,00, con distrazione in favore dei difensori della parte ricorrente. 
Così deciso in ### in data 20 marzo 2024.  #### 3 di 16 CONCLUSIONI DELLE PARTI Per la ricorrente: “In via principale.  per i motivi tutti dedotti in narrativa, disapplicare il provvedimento di esclusione dalle GPS per la classe di concorso “### - sostegno nelle scuole secondarie di secondo grado”, anche ordinando all'### la rinnovazione della procedura di immissione nelle graduatorie provinciali per le supplenze ed ordinando l'immediato inserimento della ricorrente nelle graduatorie di prima fascia GPS dalle quali è stata esclusa, con il punteggio spettante.  […] Con espressa riserva di agire in separato giudizio per il risarcimento di tutti i danni subìti derivanti dall'illegittimità del trasferimento”.   Per la resistente: Nella memoria difensiva: “1) In via preliminare rigettare l'istanza di notificazione ai sensi dell'art. 151 c.p.c.; 2) In via principale rigettare il ricorso, in quanto infondato in fatto e in diritto; 3) Conseguentemente accertare e dichiarare la legittimità dell'operato dell'### e degli atti amministrativi posti in essere […]”. 
Nelle note di trattazione scritta in sostituzione dell'udienza di discussione: “1) In via principale e nel merito, si chiede di rigettare il ricorso promosso da parte attrice per sopravvenuta carenza di interesse e/o per mancata presentazione della domanda di inserimento negli elenchi aggiuntivi delle G.P.S.; 2) In subordine, accertare e dichiarare la legittimità dell'operato dell'### e degli atti amministrativi posti in essere […]”. 
FATTI RILEVANTI DELLA CAUSA Con ricorso ex art.414 Cod.Proc.Civ. ### premesso, in fatto, di essere in possesso del certificato di “formazione dei professori itineranti e di sostegno per l'inclusione sociale ed educazionale delle persone con bisogni educativi speciali”, rilasciato dall'### “### Cantemir”, ### in data 13 luglio 2023, titolo idoneo all'insegnamento di sostegno in ### e di aver presentato all'### resistente, in data 15 luglio 2021 domanda di riconoscimento del titolo conseguito all'estero ed in data 21 luglio 2021 domanda di inserimento nelle graduatorie provinciali per le supplenze (### aggiuntive della provincia di ### vedendosi inserire, con riserva, in prima fascia della graduatoria GPS per la classe di concorso “### - sostegno nella scuola secondaria di secondo grado” ed attribuire il 4 di 16 num. 62 della graduatoria con un punteggio complessivo pari a 39,50, ha lamentato che, in data 23 agosto 2021, l'### convenuta aveva pubblicato il provvedimento di esclusione della ricorrente dalle graduatorie provinciali per le supplenze, estromettendola dalla cattedra per la classe di concorso relativa al sostegno nella scuola secondaria di secondo grado. 
La ricorrente ha dedotto l'illegittimità del provvedimento, di cui ha chiesto la disapplicazione, in quanto, innanzi tutto, carente di motivazione, e, nel merito, in contrasto con il principio della parità di trattamento di situazioni uguali, stante l'inserimento nella prima fascia delle ### a differenza della ricorrente, di altri aspiranti docenti che, al pari di essa, avevano conseguito il titolo di abilitazione o specializzazione all'estero. 
La ricorrente, nel prendere atto di come nel provvedimento contestato fosse stata richiamata la nota n.25348 del 17.08.2021 a firma del ### del Ministero dell'### e della ### ha rilevato che l'### una volta verificato, ai sensi della normativa vigente, il possesso di titolo di specializzazione all'estero in attesa di riconoscimento, avrebbe dovuto comunque procedere all'inserimento in prima fascia GPS aggiuntive, con riserva, in attesa dell'accertamento del valore abilitante - in ### -del relativo titolo estero. 
Ha aggiunto che la nota era certamente inapplicabile al caso in esame anche in quanto l'art. 2 del d.l. n.1/2020, che ha modificato il ### del d.lgs. n.300/1999, stabilisce in ordine alla competenza del Ministero dell'### circa il riconoscimento dei titoli di abilitazione e specializzazione all'estero, mentre, circa la competenza del Ministero della ### e della ### ha rilevato che l'art.50 indica, tra le ### funzionali, la “definizione dei percorsi di abilitazione e specializzazione del personale docente e dei relativi titoli di accesso”. 
Ha invocato il disposto dell'art.21 septies L.241/90, per sostenere trattarsi di un caso di nullità del provvedimento amministrativo, la cui presenza impone di prescindere dalla nota richiamata nel provvedimento di esclusione dalla GPS impugnato. 
Ha, inoltre, segnalato che il richiamo alla nota n.25348 del 17.08.2021 a firma del ### del Ministero dell'### e della ### era inconferente, essendo essa inutilizzabile al fine di negare il diritto - previsto dall'art. 59, comma 4, del decreto - legge 25 maggio 2021, n. 73, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 luglio 2021 n. 106.  5 di 16 Ha, da ultimo, contestato quanto rilevato nella nota MUR circa la provenienza della certificazione di superamento del percorso di specializzazione svolto in ### e circa i requisiti del percorso stesso ai fini del riconoscimento della validità in ### del titolo rilasciato a conclusione di esso, tornando a segnalare, con richiami giurisprudenziali, la competenza del Ministero dell'### (ora dell'### e del ### in ordine alle procedure di riconoscimento della validità di titoli conseguiti all'estero. 
Ha pertanto concluso con le richieste di cui in epigrafe. 
Si è costituito il Ministero convenuto per resistere alla domanda, di cui ha chiesto il rigetto. 
La causa, già rinviata per la discussione orale, è stata rimessa sul ruolo istruttorio per autorizzare la notifica del ricorso ai potenziali controinteressati ed all'esito dell'adempimento, espletato in modalità appositamente stabilita, perviene per la decisione a seguito di note di trattazione scritta in sostituzione dell'udienza ex art.127 ter c.p.c.  RAGIONI DELLA DECISIONE La presente controversia concerne l'accertamento dell'illegittimità del provvedimento in data 23 agosto 2021 del Dirigente dell'### V dell'### con il quale è stata disposta l'esclusione della parte ricorrente (e di altri aspiranti docenti) dalla prima fascia aggiuntiva alla graduatoria provinciale per le supplenze per il sostegno nella scuola secondaria di secondo grado. 
Va, preliminarmente, verificata la giurisdizione dell'AGO a conoscere della controversia. 
La giurisdizione sussiste, per come chiarito dalla Cass., S.U., nella decisione 19 aprile 2023, n.19538, in cui si rileva che "In tema di personale docente, nelle controversie concernenti la legittimità della regolamentazione delle graduatorie provinciali per il conferimento delle supplenze in ambito scolastico, sussiste la giurisdizione del giudice ordinario - venendo in considerazione atti ricompresi tra le determinazioni assunte con la capacità e i poteri del datore di lavoro privato ai sensi dell'art. 5, comma 2, del d.lgs. n. 165 del 2001, di fronte ai quali sussistono soltanto diritti soggettivi - in quanto le procedure relative alla formazione e all'aggiornamento delle predette graduatorie non si configurano come procedure concorsuali, non implicando alcuna valutazione discrezionale ed essendo finalizzate unicamente all'inserimento di coloro che sono in possesso di determinati requisiti in una graduatoria 6 di 16 preordinata al conferimento di posti che si rendano disponibili; la giurisdizione del giudice amministrativo resta di conseguenza limitata alle controversie nelle quali, secondo il criterio del "petitum" sostanziale, la questione involga direttamente la validità dell'atto amministrativo di carattere generale, o di quello regolamentare, che disciplina l'accesso alle graduatorie e, solo quale conseguenza dell'annullamento di tale atto, la tutela della posizione individuale dell'aspirante all'inserimento in una determinata graduatoria”. 
Nel caso di specie, la questione non involge direttamente la validità dell'atto amministrativo di carattere generale, o di quello regolamentare, che disciplina l'accesso alle graduatorie, bensì la sola legittimità dell'atto di gestione della graduatoria rappresentato dal provvedimento in data 23 agosto 2021 del Dirigente dell'### V dell'USR per l'### di esclusione della ricorrente dalla GPS di prima fascia aggiuntiva in cui era stata inizialmente iscritta. 
Va solo aggiunto che la questione prospettata in ricorso resta legata alla deduzione di legittimità di tale provvedimento, senza che possa indurre in contrario avviso la circostanza dell'aver in esso il Dirigente dell'### V fatto riferimento, ai fini dell'adempimento dell'obbligo della relativa motivazione, alla nota n.25348 del 2021 del Ministero dell'### e della ### relativa, questa, alla determinazione dei criteri generali ed astratti di riconoscibilità in ### dei titoli di abilitazione e di specializzazione sul sostegno conseguiti presso ### estere. 
La ricorrente, infatti, non impugna, neanche in via indiretta e mediata, attraverso la contestazione del provvedimento del Dirigente dell'### V, la suddetta nota, limitandosi a fare presente, come si vedrà nell'esaminare nel merito l'azione, che la propria esclusione dalla prima fascia aggiuntiva è stata stabilita in violazione della regolamentazione ministeriale relativa alle operazioni di costituzione delle ### In punto di fatto, si rileva che la ricorrente è stata depennata dalla GPS di I fascia, elenco aggiuntivo, per la classe di concorso ### scuola secondaria di secondo grado, con il provvedimento del 23 agosto 2021 del Dirigente dell'### V - ### territoriale provincia di ### - dell'### con il quale veniva disposto l'annullamento d'ufficio in autotutela da parte del Dirigente del precedente provvedimento n.7216 del 9 agosto 2021 nella parte in cui includeva nelle graduatorie di I fascia, elenco aggiuntivo, tra gli altri docenti, la ricorrente. 
Innanzi tutto, è stata posta d'ufficio la questione se permanesse l'interesse ad agire della ricorrente dopo l'entrata in vigore la disposizione dell'art.5, co.13, d.l.21 aprile 7 di 16 2023, n.44, conv. con mod. in L.23 giugno 2023, n.74, secondo la quale "Per l'anno scolastico 2023/2024, coloro che sono inclusi nella prima fascia delle graduatorie provinciali per le supplenze di cui all'articolo 4, comma 6-bis, secondo periodo, della legge 3 maggio 1999, n. 124, con riserva di riconoscimento del titolo di abilitazione ovvero di specializzazione sul sostegno conseguito all'estero, sono iscritti in un apposito elenco aggiuntivo alla prima fascia delle medesime graduatorie, sino all'effettivo riconoscimento del titolo di accesso". 
In effetti, è incontestabile che l'interesse ad agire permanga in capo alla ricorrente alla luce di tale disposizione e che, anzi, proprio essa renda concreto l'interesse in questione. 
Infatti, la reiscrizione della ricorrente nella prima fascia aggiuntiva della graduatoria in precedenza citata per l'a.s. 2021/22 rappresenta la condizione necessaria perché possa essere valutata la domanda di risarcimento dei danni da mancata iscrizione medio tempore, danni di cui la stessa ha fatto espressa riserva di chiedere in separato giudizio il ristoro. ### di chances di assegnazione di incarichi perduta a causa della mancata iscrizione della ricorrente in detto elenco è resa concreta dal dall'art.59 d.l. 25 maggio 2021, n.73, convertito, con modifiche, in L.23 luglio 2021, n.106, secondo cui “In via straordinaria, esclusivamente per l'anno scolastico 2021/ 2022, i posti comuni e di sostegno vacanti e disponibili che residuano dopo le immissioni in ruolo ai sensi dei commi 1, 2 e 3 del presente articolo, salvi i posti di cui ai concorsi per il personale docente banditi con decreti del ### del ### per il sistema educativo di istruzione e formazione del Ministero dell'istruzione nn. 498 e 499 del 21 aprile 2020, pubblicati nella ### 4ª serie speciale, n. 34 del 28 aprile 2020, e successive modifiche, sono assegnati con contratto a tempo determinato, nel limite dell'autorizzazione di cui al comma 1 del presente articolo, ai docenti che sono iscritti nella prima fascia delle graduatorie provinciali per le supplenze di cui all'articolo 4, comma 6-bis, della legge 3 maggio 1999, n.124, per i posti comuni o di sostegno, o negli appositi elenchi aggiuntivi ai quali possono iscriversi, anche con riserva di accertamento del titolo, coloro che conseguono il titolo di abilitazione o di specializzazione entro il 31 luglio 2021 […]”. 
Verificata così l'esistenza dell'interesse ad agire in capo alla ricorrente, si rileva quanto segue circa la questione centrale dibattuta tra le parti, consistente nel verificare se sia legittima l'esclusione dalla prima fascia aggiuntiva disposta con il provvedimento impugnato del Dirigente dell'### V dell'USR per l'### in data 23 agosto 2021.  8 di 16 Questo è motivato in base al richiamo alla nota ministeriale n.25348 del 17 agosto 2021, la quale, per quanto rileva ai fini della presente controversia, vale a dire nella parte in cui essa è contestata dall'attrice, contiene disposizioni aventi ad “### corsi spagnoli e rumeni di specializzazione nel sostegno agli alunni disabili”. 
Al fine di illustrare il motivo per cui il Dirigente dell'### V dell'USR per l'### (al pari, come si apprende dalla giurisprudenza intervenuta in argomento, di ### di molti altri ### territoriali scolastici italiani) ci si limita a rilevare che la nota ministeriale si esprime nel senso che “### stato, pertanto, le istanze dei diretti interessati sono improcedibili” e prosegue poi con indicazioni operative per gli ### periferici circa la condotta da tenere. 
Non si ritiene di dover dilungarsi nell'illustrare il contenuto della nota, sebbene il richiamo ad essa costituisca oggetto della motivazione del provvedimento in data 23 agosto 2021 del Dirigente dell'### V dell'USR per l'### contestato dalla ricorrente, poiché altro è il motivo, come si dirà, per cui la domanda da questa proposta merita accoglimento, rispetto al merito delle considerazioni svolte nella nota ministeriale circa la riconoscibilità o meno dei titoli spagnoli e rumeni. 
La prima questione da risolversi, che si esamina d'ufficio, investendo la soluzione di essa l'accertamento dell'esistenza di una condizione di accoglimento della domanda, consiste nello stabilire se l'avere la ricorrente presentato l'istanza di riconoscimento del titolo conseguito in ### al Ministero dell'### e della ### anziché al Ministero dell'### (che, in seguito, è risultato essere competente) abbia comportato un vizio equiparabile alla mancata presentazione della domanda di riconoscimento. 
Nelle note conclusive autorizzate per la discussione (poi rinviata nella modalità ex art.127 ter c.p.c., come riferito in narrativa, per via della ritenuta necessità di notifica del ricorso ai controinteressati), il MIM ha segnalato essere superata la diatriba relativa all'individuazione dell'autorità competente al riconoscimento del titolo estero, tra il MIM ed il ### Con tale deduzione deve intendersi che l'### resistente abbia ritenuto irrilevante l'aver la ricorrente presentato l'istanza al ### sebbene il Ministero dell'### fosse competente a definire i percorsi di abilitazione e specializzazione del personale docente (ex art.2 d.l. n.1/2020, che modifica il d.lgs. n.300/1999), ossia 9 di 16 abbia ritenuto che tale circostanza lascia impregiudicata la necessità di trasmissione dell'istanza da parte del MUR al Ministero competente. 
Deve dunque ritenersi che la condizione di iscrizione nella prima fascia aggiuntiva rappresentata (ex art.7, comma 4, lett.e, secondo periodo, dell'O.M. n.60 del 2020) dall'aver presentato entro un dato termine (nella specie pacificamente rispettato) regolare domanda di riconoscimento del titolo, sia soddisfatta. 
Del resto, quanto dedotto nelle note conclusive per la discussione orale dal Ministero resistente circa il superamento della questione di competenza non costituisce un'eccezione, non proposta in memoria difensiva, di inidoneità dell'istanza di riconoscimento del titolo, siccome presentata a Ministero incompetente, bensì un rilievo svolto a confutazione della tesi, spiegata in ricorso, secondo la quale il richiamo alla nota MUR n.25348 del 2021, operato nel provvedimento del Dirigente dell'### V dell'### del 17 agosto 2021, di depennamento della ricorrente dalla GPS di prima fascia aggiuntiva, era inidoneo a sorreggere la determinazione di esclusione, stante la provenienza della nota da un'autorità incompetente. 
Prima di affrontare l'altra questione rilevante ai fini del decidere, consistente nel verificare la fondatezza o meno della predetta esclusione in base alla disciplina pro tempore applicabile, si rileva ancora che la deduzione di nullità del provvedimento di esclusione del 23 agosto 2021, deduzione svolta ex art.21 septies, comma 1, L.241/90 dalla ricorrente, è di per sé insuscettibile di valutazione nell'ambito di un giudizio in cui, in realtà, il provvedimento viene in rilievo, come si è detto nel trattare della questione di giurisdizione, non già come tale, ossia quale espressione di potestà amministrativa e quindi come atto suscettibile di disapplicazione ex art..4 L.20 marzo 1865, n.2248, all. E, bensì come atto di gestione della graduatoria compiuto dalla PA con la capacità ed i poteri del privato datore di lavoro, riconducibile alla previsione generale dell'art.5 d.lgs. n.165 del 2001. 
Si osserva, incidentalmente, che la richiesta di disapplicazione proposta dalla ricorrente è inammissibile, per quanto si è appena osservato, essendo infatti l'applicazione della norma circa la disapplicazione degli atti amministrativi illegittimi riservata ai casi, diversi da quello in esame, in cui non vengano in rilievo provvedimenti adottati dalla PA immediatamente lesivi della sfera giuridica del privato, come nella specie, bensì venga in rilievo l'obbligo di uniformarsi ad essi in ragione della loro connaturale esecutività anche nell'esecuzione di rapporti di natura privatistica, quale 10 di 16 ostacolo alla tutela di diritti soggettivi, ostacolo che la norma citata della legge abolitrice dei tribunali del contenzioso amministrativo dichiara rimuovibile, appunto, mediante il disconoscimento (da parte dell'autorità giudiziaria ordinaria, competente a conoscere della lesione dei diritti stessi), dell'efficacia dell'atto amministrativo “in quanto riguarda il caso deciso”. 
Per gli stessi motivi si prescinde dall'esame anche dell'altro vizio di illegittimità del provvedimento del 23 agosto 2021 di depennamento dalla graduatoria prospettato in ricorso come vizio proprio di un atto amministrativo, ossia il difetto di motivazione. 
Nel merito, occorre richiamare le disposizioni normative regolanti la fattispecie, relativa a domanda di iscrizione nella prima fascia (elenco aggiuntivo) alle GPS presentata da aspirante docente in possesso di specializzazione per l'insegnamento di sostegno conseguita all'estero e costituente oggetto della procedura di riconoscimento in ### non ancora definita alla data di scadenza del termine per la domanda di iscrizione in tale fascia fissata nel provvedimento ministeriale che disciplinava pro tempore le operazioni di formazione delle graduatorie in questione. 
Come è noto, le graduatorie provinciali per le supplenze sono state istituite con il decreto-legge 29 ottobre 2019, n. 126, recante “### di straordinaria necessità ed urgenza in materia di reclutamento del personale scolastico e degli enti di ricerca e di abilitazione dei docenti”, convertito, con modificazioni, dalla legge 20 dicembre 2019, n. 159 e, in particolare, l'articolo 1-quater, recante “### urgenti in materia di supplenze”. 
La normativa regolamentare di natura esecutiva, che la legge 20 dicembre 2019, n.159, richiedeva, era stata delegata, in sede di prima esecuzione, all'ordinanza ministeriale per la disciplina delle operazioni di formazione anche delle graduatorie di circolo e d'istituto per gli anni scolastici 2021/22 e 2022/23, ordinanza ministeriale emanata il 10 luglio 2020, con il n.60. 
Ebbene, il Ministero dell'istruzione e della ricerca, nell'ordinanza 10 luglio 2020, n.60, con riferimento alla disciplina dell'inclusione con riserva in GPS di aspiranti docenti in attesa di titolo, ha, in generale, stabilito quanto segue (art.7, co.4): “Nell'istanza di partecipazione ogni aspirante dichiara: (lettere a, b, c e d, omissis) e) i titoli di accesso richiesti, conseguiti entro il termine di presentazione della domanda, con l'esatta indicazione delle istituzioni che li hanno rilasciati. Qualora il titolo di 11 di 16 accesso sia stato conseguito all'estero e riconosciuto dal Ministero, devono essere altresì indicati gli estremi del provvedimento di riconoscimento del titolo medesimo; qualora il titolo di accesso sia stato conseguito all'estero, ma sia ancora sprovvisto del riconoscimento richiesto in ### ai sensi della normativa vigente, occorre dichiarare di aver presentato la relativa domanda alla ### generale competente entro il termine per la presentazione dell'istanza di inserimento per poter essere iscritti con riserva di riconoscimento del titolo". 
Con specifico riferimento alla riserva di conseguimento del titolo di specializzazione sul sostegno così dispone l'art.11: “1. Nelle more della ricostituzione delle ### i soggetti che acquisiscono il titolo di abilitazione ovvero di specializzazione sul sostegno entro il 1° luglio 2021 possono richiedere l'inserimento in elenchi aggiuntivi alle GPS di prima fascia, cui si attinge in via prioritaria rispetto alla seconda fascia.  2. I soggetti di cui al comma 1 sono graduati secondo i punteggi previsti dalle corrispondenti tabelle A allegate alla presente ordinanza. Sono valutabili i titoli conseguiti entro i termini di cui al comma 1, secondo modalità specificate nell'apposito decreto di cui al comma 4.  3. Nelle more della costituzione degli elenchi aggiuntivi delle GPS di cui al comma 1: a) il titolo di abilitazione eventualmente acquisito è titolo di precedenza assoluta per l'attribuzione delle supplenze da seconda fascia per i soggetti che vi sono inseriti.  b) il titolo di specializzazione sul sostegno è titolo di precedenza assoluta per l'attribuzione delle supplenze su posto di sostegno per il relativo grado.  4. Ai fini della costituzione degli elenchi aggiuntivi di cui al comma 1, è emanato specifico decreto del ### All'atto della validazione della domanda di inserimento nell'elenco aggiuntivo da parte dell'### competente, il sistema provvede alla cancellazione delle posizioni nelle GPS di seconda fascia e nelle correlate graduatorie di istituto di terza fascia per i corrispondenti posti e classi di concorso.  5. Ai fini di cui al comma 4, gli interessati presentano domanda per via telematica all'### territoriale, che procede alla variazione a sistema”. 
Il decreto del ### di cui al comma 4 della disposizione sopra citata è stato emesso con il n.51 del 2021 ed esso, sotto la rubrica “### degli elenchi aggiuntivi alle graduatorie provinciali per le supplenze del personale docente ed 12 di 16 educativo, in applicazione dell'articolo 10 dell'Ordinanza del ### dell'istruzione 10 luglio 2020, n. 60 e disposizioni concernenti gli elenchi dei docenti della scuola primaria e dell'infanzia per l'attribuzione di contratti di supplenza presso i percorsi a metodo #### Agazzi”, ha disposto quanto segue all'art. 2 (Inserimento nelle fasce aggiuntive alla prima fascia delle graduatorie provinciali per le supplenze e alla seconda fascia delle graduatorie di istituto per i posti di sostegno): 1. Nelle more della ricostituzione delle GPS sui posti di sostegno e delle correlate GI, possono richiedere l'inserimento in un elenco aggiuntivo alle GPS di prima fascia e alla corrispondente seconda fascia delle GI cui si attinge, prioritariamente, rispetto alle GPS di seconda fascia e alle GI di terza fascia, i soggetti che abbiano acquisito il titolo di specializzazione sul sostegno per il relativo grado entro il 20 luglio 2021. Tale termine è fissato in via eccezionale per l'anno scolastico 2021/2022, stante l'impatto dell'emergenza epidemiologica sui tempi necessari alla conclusione dei percorsi di specializzazione. La medesima disposizione si applica relativamente ai titoli di specializzazione sul sostegno conseguiti all'estero, validi quale specializzazione sul sostegno nel ### di origine e riconosciuti in ### ai sensi della normativa vigente.  2. ### già inserito nelle GPS di seconda fascia per il sostegno per il relativo grado, è collocato nell'elenco aggiuntivo della relativa GPS di prima fascia e negli elenchi aggiuntivi delle GI di seconda fascia per la provincia e per le istituzioni scolastiche richieste all'atto di presentazione della domanda di cui al DD 21 luglio 2020, n. 858 […]”. 
L'### resistente ha sottolineato il carattere di disposizione prevedente un trattamento speciale, a favore degli aspiranti docenti in possesso di titolo conseguito all'estero in attesa di riconoscimento in ### di quella contenuta nell'O.M. n.60 del 2020, in quanto esonera gli stessi dal rispetto del termine generale per la presentazione della domanda di inclusione nella prima fascia aggiuntiva, fissando un termine più lungo; ha quindi desunto da tale circostanza che entro il termine così concesso deve essere intervenuto il riconoscimento in ### della validità del titolo estero e non è sufficiente che sia presentata la relativa domanda, con riserva. Ha argomentato che la clausola della riserva è, infatti, incompatibile con l'elenco aggiuntivo, poiché l'iscrizione in esso rappresenta già un trattamento di miglior favore rispetto agli aspiranti docenti con titolo conseguito in ### sicché il riconoscimento del diritto di beneficiare dell'ammissione con riserva della validazione del titolo ottenuto già oltre il termine generale verrebbe a rappresentare una seconda deroga alla regola della parità di trattamento tra gli aspiranti. 
Dal punto di vista letterale, tale tesi deve ritenersi basata sul rilievo della mancata riproduzione nel d.m. n.51 del 2021 della clausola di riserva.  13 di 16 La questione è già stata esaminata dalla giurisprudenza amministrativa, che ha avuto modo di pronunciarsi in sentenze rese prima che intervenisse l'orientamento favorevole a ritenere la questione devoluta alla giurisdizione ordinaria. 
Si ritiene opportuno riportare il contenuto delle considerazioni svolte in fattispecie che presenta elementi di analogia con quella in esame, aderendosi all'impostazione ed alla risoluzione delle questioni rilevanti ai fini del decidere adottata in una di tali sentenze, espressione di un indirizzo pienamente condiviso dal giudicante, ai sensi dell'art.118 disp. att. c.p.c. 
Il TAR per l'### ha rilevato (sentenza deliberata il 23 febbraio 2022, in causa n.355/2021 reg. ricorsi) quanto segue: “[…] la ricorrente aveva titolo: - ad essere iscritta nelle GPS ai sensi dell'o.m. 60/2020 che espressamente prevede l'iscrizione con riserva - condizionata risolutivamente al riconoscimento dell'abilitazione conseguita all'estero - degli aspiranti che ne allegano il possesso e la trasmissione dell'istanza di riconoscimento; - a conseguire, fino alla definizione del procedimento di riconoscimento, eventuali incarichi di insegnamento previo scorrimento della graduatoria. 
In coerente applicazione dell'o.m. n. 60/2020 l'### resistente aveva, in effetti, inserito la ricorrente nelle ### salvo poi escluderla in applicazione del d.m.  51/2021 sul presupposto che in esso non è stata riprodotta analoga clausola di riserva, considerandola tout court sprovvista di abilitazione (…). 
Tuttavia, contrariamente a quanto sostenuto dall'### resistente e come accennato in sede di accoglimento della domanda cautelare, il d.m. n. 51/2021, sebbene non disciplini il caso in cui un aspirante all'inserimento negli elenchi aggiuntivi delle GPS abbia dichiarato nella domanda il possesso di un titolo conseguito all'estero in corso di riconoscimento, fa espresso rinvio all'o.m.  60/2020, per quanto in esso non disciplinato. 
Tale rinvio è riferito anche alla disposizione che impone, in tal caso, l'iscrizione con riserva fino a definizione del procedimento di riconoscimento perché gli ### membri dell'### sono tenuti al mutuo riconoscimento dei titoli professionali (direttiva 2005/36/CE recepita con decreto legislativo n. 206/2007). 
Sul piano esecutivo, pertanto, l'amministrazione deve provvedere a istruire i procedimenti di riconoscimento dei titoli conseguiti all'estero, in modo da consentire ai loro titolari di avvalersene per concorrere nel mercato interno del lavoro in posizione di parità con coloro che li hanno conseguiti nel paese ospitante. 
Ne consegue che nel caso in decisione, in cui l'abilitazione all'insegnamento è titolo di accesso valutabile per l'iscrizione negli elenchi aggiuntivi delle ### il rispetto degli obblighi comunitari esige che sia prevista una procedura che consenta ai titolari di abilitazione conseguita in un paese dell'### di non essere penalizzati rispetto a coloro che dispongono dell'abilitazione conseguita in ### nel tempo occorrente per la definizione del procedimento di riconoscimento. 
Per effetto del rinvio di cui all'art. 7, comma 1, del d.m. n. 51/2001 resta dunque dimostrata l'applicazione al caso di specie dell'art. 7 dell'O.M. n. 60/2020 (costituzione delle graduatorie provinciali per le supplenze e delle graduatorie di istituto su posto comune e di sostegno per il biennio relativo agli anni scolastici 2020/2021 e 14 di 16 2021/2022), secondo il quale “qualora il titolo di accesso sia stato conseguito all'estero, ma sia ancora sprovvisto del riconoscimento richiesto in ### ai sensi della normativa vigente, occorre dichiarare di aver presentato la relativa domanda alla ### generale competente entro il termine per la presentazione dell'istanza di inserimento per poter essere iscritti con riserva di riconoscimento del titolo”. 
Le considerazioni che precedono dimostrano l'infondatezza dell'eccezione di inammissibilità del ricorso per omessa impugnazione del d.m. 51/2021 il quale, lungi dall'imporre l'esclusione dalle GPS dei docenti abilitati in un paese comunitario rinvia - con disposizione che soddisfa l'interesse della ricorrente - all'o.m. 60/2020 che invece impone, in tal caso, l'iscrizione con riserva”. 
Nella specie, alle considerazioni sopra svolte va aggiunto, a confutazione di quanto sostiene l'### resistente, che l'inclusione nell'elenco aggiuntivo, a differenza di un inserimento pleno iure, rappresenta un'applicazione specifica della disposizione dell'art.7, comma 4, lett.e), secondo periodo dell'O.M. n.60 del 2020 in materia di clausola di riserva, che resta regolata dalla disposizione ivi contenuta, poco sopra riportata. 
Si tratta, come rilevato dal TAR per l'### nella sentenza citata, di un inserimento sottoposto a condizione risolutiva rappresentata dal mancato riconoscimento della validità del titolo in ### mancato riconoscimento che è configurabile esclusivamente nel provvedimento espresso adottato dalla ### generale competente. Di esso è inidonea, nella specie, a tenere luogo la nota n. 25348 del 2021 del ### indipendentemente dalla sua provenienza da Ministero privo di competenza, che deve escludersi aver inteso adottare un provvedimento di portata generale, vincolante per i vari ### La nota detta i criteri generali, competenza propria del ### come già detto, di cui potrà essere tenuto conto dalla ### generale competente del ### ma, finché questa non si sia pronunciata nel senso del diniego di riconoscimento, la disposizione dell'art.7, comma 4, lett.e), secondo periodo, dell'O.M.  n.60 del 2010 impone di ritenere assolto l'onere che, solo, è imposto all'aspirante al conferimento degli incarichi di supplenza riservati agli iscritti in prima fascia aggiuntiva, che consiste nell'aver presentato entro il termine prescritto la domanda di riconoscimento del titolo rilasciato all'estero. 
Infine, sul piano della ratio di una disciplina che potrebbe apparire eccessivamente sbilanciata a favore dei titolari di abilitazione/specializzazione conseguita all'estero, rispetto ai colleghi che hanno conseguito il titolo in ### si ritiene che l'intenzione perseguita, nella propria discrezionalità, dal ### nell'ordinanza n.60 del 2020 delegata a dettare norme di prima applicazione delle ### sia individuabile da un lato 15 di 16 nell'introduzione di un meccanismo atto a sollecitare l'evasione delle richieste di riconoscimento dei titoli esteri onde sciogliere le riserve di ammissione agli elenchi aggiuntivi, e, dall'altro, evitare di penalizzare, con i ritardi inevitabilmente connessi al numero rilevante di istanze di riconoscimento avanzate (in ragione della mancata indizione di corsi abilitanti e di specializzazione sul sostegno da molti anni in ###, gli aspiranti docenti che - a seguito della nota esclusione da parte del Ministero dell'idoneità a sopperire, al titolo abilitante o specializzante, del possesso di 24 crediti formativi universitari in materie socio-psico-pedagogiche - hanno scelto, la via, offerta dalla normativa euro-unitaria (direttive relative al reciproco riconoscimento dei titoli di qualifica professionale), di conseguire il titolo per insegnare in altro ### dell'### e di chiederne il riconoscimento in ### ai fini dell'inserimento nella fascia delle graduatorie citate, la prima, riservata, appunto, agli aspiranti in possesso di un titolo di abilitazione o di specializzazione (di cui è stato appositamente istituito un elenco aggiuntivo a favore dei riservisti). 
La ricorrente, dunque, risulta aver puntualmente adempiuto a quanto richiesto ai fini dell'inserimento nell'elenco aggiuntivo alla prima fascia per l'a.s. 2021/2022 e l'esclusione dispostane con il provvedimento contestato risulta illegittima e va pertanto ritenuta tamquam non esset. 
Alla luce dei motivi esposti la domanda va pertanto accolta e va dichiarato il diritto della ricorrente, sino all'intervento di provvedimento espresso in ordine alla domanda di riconoscimento del titolo di specializzazione estero da lei presentata, di ottenere l'iscrizione all'elenco aggiuntivo alla prima fascia della GPS per il sostegno della scuola secondaria superiore (### per l'a.s. 2021/2022, a tutti gli effetti di legge. 
Le spese di lite seguono la soccombenza e sono liquidate come da dispositivo, applicandosi i valori di liquidazione riferiti alle cause di lavoro comprese nello scaglione da € 5.200,01 ad € 26.000,00, anziché quelli riferiti alle cause di lavoro comprese nei due scaglioni superiori, valori, questi ultimi, che si sarebbe dovuto applicare se la causa fosse stata di valore indeterminabile, come indicato nella nota d'iscrizione; sennonché, a norma dell'art.5, comma 5, d.m.10 marzo 2014, n.55, la causa si considera di valore indeterminabile qualora il valore non possa esserne determinato in base ai criteri fissati nei commi precedenti della stessa disposizione; ora, il riferimento operato nel comma 1 di questa al codice di procedura civile, ai fini della determinazione del valore, importa l'applicabilità dell'art.10 sgg. c.p.c., e, quindi, in 16 di 16 particolare dell'art.13, comma 2, che prevede per le cause relative a rendite temporanee il cumulo delle annualità domandate (fino ad un massimo di venti); ebbene, a parere del giudicante, il valore della causa avente ad oggetto l'accertamento del diritto all'inserimento nella GPS aggiuntiva di prima fascia per l'a.s. 2021/22 (che produce effetti attributivi di vantaggi potenziali anche per anni scolastici successivi, ma che, quanto agli effetti individuabili allo, stato va considerata idonea a determinare l'assegnazione di incarichi di supplenza durante l'a.s. 2021/22, indipendentemente dalla circostanza per cui si è ravvisato l'interesse ad agire della parte ricorrente anche nella possibilità che l'iscrizione nell'elenco aggiuntivo alla GPS le avrebbe conferito titolo per partecipare all'attribuzione di un posto di ruolo, quale mero fondamento di interesse ad agire in funzione di una domanda futura per il risarcimento dei danni) va determinato in base alla reribuzione percepibile in caso di assegnazione di incarico di supplenza annuale; più specificamente, si considera un incarico sino al termine delle attività didattiche, in mancanza di deduzione e prova nel presente giudizio della possibilità di assegnazione di incarico per l'intera durata dell'anno scolastico su posto dell'organico di fatto, con la conseguenza che si ritiene il valore della controversia compreso tra € 5.200,01 ed € 26.000,00. 
Questi i motivi del retroscritto dispositivo. 
Così deciso in ### in data 20 marzo 2024.  #### n. 1999/2021

causa n. 1999/2021 R.G. - Giudice/firmatari: Marcheggiani Giuseppe

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Tribunale di Salerno, Sentenza n. 2686/2024 del 22-05-2024

... La previsione contrattuale di cui alla clausola citata prevede, oltre alla determinazione monetaria della somma dovuta a titolo di penale, anche la possibilità per il committente di ricevere il risarcimento del maggior danno, superando in questo modo l'operatività della clausola penale quale meccanismo automatico e concordato di determinazione del risarcimento dovuto in conseguenza dell'inadempimento o del ritardo alla parte non inadempiente. In riferimento al caso di specie, il calcolo della somma che sarebbe dovuta a titolo di penale deve tener conto del periodo compreso tra l'inizio materiale dei lavori e la data di ultimazione degli stessi: se il primo termine temporale può agevolmente individuarsi nella data dell'1.04.2011, in merito al secondo la sua determinazione è resa più (leggi tutto)...

REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO TRIBUNALE ORDINARIO di SALERNO ### nella persona del Giudice dott. ### ha pronunciato la seguente SENTENZA nella causa civile di I ### iscritta al n. r.g. 7322/2014 promossa da: ### 6 C ### [###], in persona del legale rappresentante p.t. rappresentata e difesa dagli avv.ti ### [###] e ### [###] ed elettivamente domiciliat ###OPPONENTE contro ### S.R.L., in personal del legale rappresentante p.t., rappresentata e difesa dagli avv.ti ### [###] e ### [###] ed elettivamente domiciliat ###OPPOSTA CONCLUSIONI Le parti hanno concluso come da fogli allegati al verbale d'udienza di precisazione delle conclusioni.  SVOLGIMENTO DEL PROCESSO Con atto di citazione regolarmente notificato, la società “### di ### 6 C s.n.c.” proponeva opposizione avverso il decreto ingiuntivo n. 1586/2014 (data di notifica 20.05.2014) reso nell'ambito del giudizio R.G. 2692/2014 dal ### di Salerno, con il quale quest'ultimo ingiungeva il pagamento in favore della società “### s.r.l.” della somma di € 58.859,24 oltre interessi, spese e competenze, a titolo di corrispettivo per i lavori eseguiti dalla predetta società presso il cantiere sito in ### alla via S.S.   Esponeva l'opponente che la stessa stipulava in data ### un contratto di appalto privato con la ### avente ad oggetto la realizzazione di un locale interrato ad uso parcheggio nonché la realizzazione di una tettoia metallica a copertura dell'area sovrastante il piano interrato, conformemente alle autorizzazioni concesse dal Comune di ### con permessi di costruire del 21.04.2010 e 21.06.2010. Specificava che all'art. 8 del predetto contratto le parti pattuivano quale corrispettivo dell'appalto la somma complessiva di € 250.000,00, da versarsi nella misura di € 40.000,00 all'inizio materiale dei lavori e, per la restante parte, per singoli stati di avanzamento lavori nella misura non inferiore ad € 70.000,00 cadauno (con eccezione dell'ultimo SAL da pagarsi secondo modalità differenti); le parti pattuivano altresì che l'ultimazione dei lavori sarebbe dovuta avvenire entro e non oltre 120 gg. dall'inizio materiale dei lavori stessi, prevedendo in caso di mancata osservanza l'obbligo per l'appaltatrice di corrispondere alla committente una penale giornaliera di € 100,00.   A fronte del riconoscimento del credito ingiunto da parte del giudice della fase monitoria, il quale provvedeva ad emanare il decreto ingiuntivo opposto sulla base della produzione, da parte dell'odierna opposta, della fattura n. 27 del 25.07.2012 emessa dalla ### a saldo delle lavorazioni effettuate in esecuzione dell'appalto, in questa sede ###c.  evidenziava come le predette lavorazioni presentavano, già in corso d'opera, dei vizi e dei difetti di realizzazione inficianti la stessa utilizzabilità del manufatto, tant'è che gli stessi venivano immediatamente denunciati dalla committente con comunicazioni a mezzo raccomandata a/r nel periodo compreso tra il 2012 e il 2014, rimaste però inevase; inoltre, rimanevano inosservati i termini per la consegna delle opere effettuate, essendosi quest'ultima verificata in data ### rispetto alla data prevista dell'1.04.2011. Pertanto, in sede di opposizione la ### eccepiva anzitutto la risoluzione del contratto per grave inadempimento imputabile alla propria controparte, evidenziando come gli interventi peggiorativi apportati dalla ditta appaltatrice avessero reso l'opera, in ragione dei difetti in essa riscontrati, del tutto inadatta rispetto agli scopi prefissati, e per tale motivo insisteva per la revoca del decreto ingiuntivo opposto; inoltre, agiva in via riconvenzionale al fine di conseguire, da un lato, il ristoro dei danni direttamente connessi al suddetto inadempimento e, dall'altro, il pagamento in proprio favore della penale pattuita.   Rassegnava perciò parte opponente le seguenti conclusioni: «in via preliminare dichiarare la nullità, improcedibilità, e inammissibilità dell'impugnato decreto in quanto privo dei requisiti previsti dall'art. 633 c.p.c.; 2) nel merito accogliere la spiegata opposizione in quanto fondata su prova scritta e per l'effetto revocare l'opposto d.i. n. 2692/2014-1586/2014 reso il 20 maggio 2014 dal Giudice Unico della sezione civile del ### di Salerno poiché per i motivi innanzi dedotti ed eccepiti si contesta la fondatezza del credito; 3) accogliere la spiegata domanda riconvenzionale per i motivi rassegnati e per l'effetto condannare la ### s.r.l. in persona del legale rappresentante p.t. con sede in ### alla via M. Vicinanza 11, al pagamento della complessiva somma di € 156.200,00 a titolo di risarcimento danni o in quella somma maggiore o minore che verrà accertata in corso di causa; 4) con vittoria di spese e competenze di lite». 
Si costituiva in giudizio la società “### s.r.l.”, contestando punto per punto l'avversa opposizione ed insistendo per il suo rigetto, con conseguente conferma integrale del decreto ingiuntivo opposto e condanna della controparte al pagamento di spese e competenze di lite. Nello specifico, rappresentava che i difetti riscontrati nell'opera realizzata non erano a lei imputabili in quanto le lavorazioni si basavano sulla progettazione effettuata direttamente dal ### dei lavori, nominato dalla stessa committente in occasione della conclusione del contratto, rispetto alla quale la ### assumeva il ruolo di mera esecutrice delle direttive impartite. Affermava inoltre non essere corrispondente al vero la circostanza della consegna dei lavori in ritardo rispetto ai termini pattuiti.   Svolta l'attività istruttoria richiesta dalle parti attraverso l'acquisizione di prove orali e di CTU tecnica sui luoghi di causa, all'udienza del 14.11.2023 il Giudice, ritenuta la causa matura per la decisione, assegnava la stessa a sentenza previa concessione dei termini di legge. 
MOTIVAZIONE In apertura alla presente motivazione, è doveroso ricordare, pur costituendo una nozione pienamente acquisita tra gli operatori del diritto, che l'opposizione a decreto ingiuntivo, la quale segue la fase di rilascio di quest'ultimo inaudita altera parte e sulla base delle sole prospettazioni della parte creditrice, genera un ordinario giudizio di cognizione nel quale l'opposto, pur presentandosi quale convenuto in senso formale (essendo destinatario della notificazione dell'atto di opposizione), assume la veste di attore in senso sostanziale, dal momento che è a lui riconducibile la pretesa creditoria principale fatta valere in sede monitoria; l'inverso avviene invece con riferimento alla posizione che nel giudizio ricopre la parte opponente, la quale è attrice in senso formale, ma convenuta in senso sostanziale in relazione all'oggetto del giudizio.   Ne consegue, perciò, che in punto di riparto dell'onere della prova è in capo all'opposto che si configurerà l'onere di provare i fatti costitutivi del credito azionato, anche attraverso la produzione di documentazione ulteriore rispetto a quella già prodotta inaudita altera parte (laddove quest'ultima si dimostri insufficiente una volta integrato il contraddittorio con la parte debitrice), mentre spetterà alla parte opponente l'assolvimento dell'onere che generalmente grava sul convenuto nell'ordinario giudizio di cognizione, ossia la prova di fatti che modifichino o estinguano la pretesa fatta valere dalla controparte, ponendo così nel nulla la relativa domanda.   Orbene, trasponendo i suddetti principi al caso in esame non può ritenersi che la ### abbia correttamente ed adeguatamente assolto agli oneri probatori posti a suo carico, non potendosi considerare integrati i presupposti che la disciplina civilistica in tema di appalto tra privati pone a fondamento del diritto della ditta esecutrice dei lavori al conseguimento del corrispettivo pattuito.   Preliminarmente va dato atto che in sede monitoria veniva prodotta, quale elemento probatorio del credito fatto oggetto di ingiunzione, la fattura n. 27 del 25.07.2012, emessa dalla ### e riportante la somma di € 58.859,24 come corrispettivo per i lavori effettuati in esecuzione del contratto di appalto stipulato tra le parti in data ###.   Nell'articolare le proprie controdeduzioni, parte opponente non contestava espressamente il contenuto della fattura né la somma integrante il corrispettivo in essa indicata, ma in via di eccezione sollevava invece il profilo dell'inesatto adempimento della prestazione riportata nella fattura medesima, in considerazione del fatto che la stessa sarebbe stata eseguita in modo non conforme alle regole dell'arte, dando così adito all'emersione di numerose difformità e difetti dell'opera realizzata rispetto al progetto originario. Ebbene, le considerazioni di parte opposta, pur rilevanti ai fini della completa decisione della controversia in oggetto (come si vedrà più innanzi nell'iter motivatorio), non appaiono tuttavia pertinenti rispetto all'oggetto specifico della pretesa creditoria facente capo alla ditta appaltatrice, consistente come detto nella percezione del compenso contrattualmente pattuito per l'opera prestata, e ciò in quanto trattasi di credito la cui debenza è ancorata alle specifiche norme che il ### civile detta a disciplina delle vicende inerenti all'appalto privatistico, in particolare l'art. 1665 c.c. che reca per l'appunto in rubrica la dizione "### e pagamento dell'opera".   La disposizione citata prevede infatti, al comma 5, che "### diversa pattuizione o uso contrario, l'appaltatore ha diritto al pagamento del corrispettivo quando l'opera è accettata dal committente".   Ai sensi del precedente comma 4, poi, è necessario distinguere tra atto di “consegna” e atto di “accettazione” dell'opera.   La consegna costituisce un atto materiale che si compie mediante la messa a disposizione del bene a favore del committente, mentre l'accettazione esige, al contrario, che il committente manifesti il proprio gradimento dell'opera stessa, con conseguente determinazione negoziale che comporta effetti quali l'esonero dell'appaltatore da ogni responsabilità per i vizi e le difformità ed il conseguente suo diritto al pagamento del prezzo (cfr. Cass. civ. n. 19019/2017). Al fine di evitare un eccessivo arbitrio della parte committente nella manifestazione del proprio gradimento sull'opera, da cui deriverebbe una sorta di controllo di tipo potestativo sul diritto dell'appaltatore alla percezione del corrispettivo, la giurisprudenza unanimemente ammette che l'accettazione dell'opera possa avvenire anche per facta concludentia e quindi in via tacita, non essendo perciò necessaria in questo caso un'esplicita manifestazione di volontà: in particolare, il presupposto dell'accettazione tacita è costituito dalla consegna dell'opera al committente (alla quale è parificabile l'immissione nel possesso) e, come fatto concludente, la ricezione senza riserve da parte di quest'ultimo, anche se non si sia proceduto alla verifica (cfr. ex multis Cass. civ. n. 10452/2020).   Orbene, nel caso di specie non è in dubbio, stante la mancanza di contestazioni in tal senso, che vi sia stata da parte della ### la consegna materiale dell'opera effettuata e la sua messa in disponibilità alla ditta committente, la quale risulta perciò attualmente nel pieno possesso della medesima, ma al contempo da parte di quest'ultima non vi sarebbe stata alcuna accettazione dell'opera medesima neanche per via tacita, e tanto può sostenersi in quanto proprio la ### faceva pervenire alla ditta appaltatrice le proprie rimostranze rispetto alla qualità delle lavorazioni lamentando l'esistenza di "difformità" e di "vizi" rispetto al progetto redatto dal direttore dei lavori e concordato con l'appaltatrice. 
Quanto sopra trova a ben vedere conferma, in primo luogo, negli accertamenti condotti sulla vicenda contrattuale oggetto del giudizio dal ### laddove a pag. 25 dell'elaborato egli, nel rispondere alle osservazioni tecniche depositate dal CTP di parte opposta, rendeva conto del fatto che «il committente non ha accettato l'opera, ha denunciato all'opposta la presenza di vizi nella realizzazione del manufatto, e ha proceduto in corso d'opera ad emarginare le cause senza però eliminarle». Trattasi di affermazione, questa, che effettivamente trova puntuale riscontro nella documentazione prodotta da parte opponente ed in particolare dalle contestazioni formalizzate a mezzo raccomandata in data ###, 31.10.2013, 14.11.2013 e 20.05.2014.   Dette contestazioni, poi, lungi dal potersi considerare generiche ed ingiustificate, e perciò meramente dilatorie rispetto all'obbligo di pagamento del corrispettivo, facevano invece riferimento a profili specifici delle lavorazioni effettuate di cui si lamentava la non conformità alle regole dell'arte, con particolare riguardo a problematiche quali l'utilizzo di pannelli in vetro - mattoni non idonei a sostenere il transito veicolare, ovvero l'insufficiente pendenza della pavimentazione dei locali interrati in funzione del deflusso delle acque impiegate per il lavaggio dei veicoli.   Stante, quindi, il rifiuto opposto dalla ditta committente all'accettazione dell'opera così come consegnatale all'esito dei lavori svolti, a nulla valgono le argomentazioni di parte opposta relative ad una asserita esclusiva responsabilità del ### dei lavori nella progettazione dell'opera, cui si sarebbe accompagnato il ruolo della stessa opposta quale mera esecutrice delle direttive impartite dalla committenza.   Ed infatti, come peraltro attentamente puntualizzato in sede peritale, qualsiasi asserzione concernente gli accordi presi tra le parti sulle modalità tecniche di esecuzione dell'opera avrebbe richiesto la produzione agli atti del giudizio del ### di appalto prospettato in allegato al contratto principale di appalto privato del 10.01.2011, dal momento che proprio tale documento assolve la funzione di specificare le caratteristiche tecniche della prestazione costituente l'obbligo prestazionale del soggetto appaltatore, definendo il dettaglio delle opere da realizzarsi e le modalità da seguirsi per la loro corretta esecuzione; trattasi, tuttavia, di documento che non è stato prodotto dalla ### la quale, inoltre, nel corso delle indagini peritali opponeva tramite il proprio difensore un rifiuto rispetto all'acquisizione diretta della documentazione da parte del ### giustificando tale rifiuto con il decorso dei termini per il deposito delle memorie istruttorie ex art. 183 c.p.c.   In ogni caso, il coinvolgimento del ### dei lavori non costituirebbe comunque circostanza utile a superare il rifiuto opposto dalla ### rispetto all'accettazione dell'opera, che da sola è in grado di dispiegare un'efficacia paralizzante rispetto al credito di cui al decreto ingiuntivo opposto, con conseguente necessità di disporre in questa sede la revoca di quest'ultimo.   Raggiunte le conclusioni sopra esposte in merito alla pretesa creditoria azionata dalla ### in sede monitoria, occorre a questo punto sottoporre ad indagine le ulteriori pretese avanzate invece nella presente sede da parte opponente, tramite la proposizione di autonoma domanda riconvenzionale.   Come evidenziato nella premessa del presente provvedimento, infatti, la ### s.n.c., oltre a dispiegare opposizione avverso il decreto ingiuntivo emanato in favore della ditta esecutrice dei lavori per insussistenza del credito azionato, insisteva altresì per il riconoscimento, in sede ###proprio credito nei confronti di quest'ultima, da individuarsi quale conseguenza dell'inadempimento degli obblighi di corretta esecuzione delle opere appaltate, ed è proprio sotto tale angolo prospettico che può recuperarsi quanto già riferito in merito alle doglianze di parte opponente relative all'effettuazione dei lavori non a regola d'arte e in modo tale da rendere l'opera realizzata inidonea e inadatta al raggiungimento degli scopi per i quali essa era prefissata. 
A tale specifico proposito si osserva che l'espressione “a regola d'arte” fa riferimento alla circostanza che il professionista è tenuto, per espressa previsione contrattuale o in via generale ai sensi dell'art. 2224 c.c., a far impiego, sia dal punto di vista organizzativo che da quello più strettamente operativo delle tecniche considerate corrette per l'esecuzione delle lavorazioni commissionate, dal che consegue che lo stesso deve essere in possesso di tutte le conoscenze specifiche e delle capacità organizzative strumentali alla corretta esecuzione dell'opera, e il loro mancato rispetto nella fase esecutiva dell'obbligazione ben può configurare un inadempimento tale da determinare una responsabilità per danni a carico del professionista il quale non abbia rispettato gli standard qualitativi configurati dalle regole dell'arte riferibili alla specifica prestazione oggetto di contratto. 
In questo senso è orientata la giurisprudenza di legittimità laddove afferma che «### è tenuto a realizzare l'opera a regola d'arte, osservando, nella esecuzione della prestazione, la diligenza qualificata ai sensi dell'art. 1176, comma 2, c.c. quale modello astratto di condotta, che si estrinseca nell'adeguato sforzo tecnico, con impiego delle energie e dei mezzi normalmente e obiettivamente necessari o utili in relazione alla natura della attività esercitata, volto all'adempimento della prestazione dovuta e al soddisfacimento dell'interesse del creditore, nonché a evitare possibili eventi dannosi» (Cass. civ. n. 10165/2016). 
Fatte perciò le dovute premesse di carattere generale, e rimanendo aderenti all'ordine logico nel quale parte opponente impostava all'interno dei propri scritti le proprie posizioni difensive, è opportuno rilevare che questa deduceva, in primis, la sussistenza dei presupposti per disporre la risoluzione del contratto di appalto privato stipulato tra le parti, in ragione del grave inadempimento contrattuale imputabile alla ditta opposta, la cui lavorazione, a dire dell'opponente, presenterebbe da un lato dei vizi di costruzione tali da incidere sulla stessa utilizzabilità dell'opera compiuta in senso negativo, e dall'altro degli ulteriori profili di non conformità dell'opera medesima rispetto ### delle circostanze fattuali prospettate da parte opponente veniva da questo Giudice demandato all'attività conoscitiva del CTU incaricato attraverso la formulazione di un apposito quesito (quesito n. 8), con il quale veniva richiesto per l'appunto di “### se le opere eseguite in dipendenza del medesimo contratto siano state realizzate in maniera corretta, ovvero se vi siano vizi e difformità”, e conseguentemente (quesito n. 10) di procedere, in quest'ultima ipotesi, “alla stima del valore delle opere non eseguite e di quelle non correttamente eseguite, indicando, rispetto a queste ultime, gli interventi necessari e il loro costo”.   E' doveroso evidenziare come, in risposta ai predetti quesiti, in perito incaricato sia pervenuto a conclusioni sostanzialmente conformi a quelle prospettate da parte opponente alla propria controparte contrattuale in occasione dell'inoltro della comunicazione a mezzo raccomandata di cui si è in precedenza detto, tramite le quali, come visto, la committente contestava alla ditta appaltatrice l'inesatta ed incorretta esecuzione dei lavori pattuiti, rifiutandosi perciò di accettare l'opera consegnatale, ed infatti alle pagg. 12 -17 dell'elaborato peritale è possibile rinvenire accertamenti tecnici del seguente tenore: - in merito alla “### posa in opera vetro mattoni”: «la ### s.r.l., ha fornito in opera dei vetro mattoni su porzioni della rampa di accesso alla struttura prefabbricata che costituisce la copertura dell'area sovrastante il piano interrato, destinato a parcheggio. Tale soluzione, considerando l'utilizzo dell'opera è da ritenersi totalmente inadatta alla sua destinazione… la posa in opera di tali elementi non è idonea al transito veicolare, pertanto era necessario l'utilizzo di elementi in grado di assorbire i carichi derivanti dal traffico nel piazzale, vizio che ha reso necessaria la sovrapposizione di opportune lastre d'acciaio al di sopra degli stessi, determinando un grave pregiudizio al pieno godimento del manufatto edilizio»; - in merito alla “### lavori di pavimentazione a ridosso della nuova pensilina”: «La pavimentazione lungo la fascia di raccordo tra il corpo uffici e la nuova tettoia metallica a copertura dell'area sovrastante il piano interrato, presenta delle pendenze poco significative, e tali da distribuire eventuali sversamenti di liquidi anche all'interno del vano scala prospiciente… La mancanza di una pendenza significativa, inevitabilmente convogliava le acque meteoriche anche all'interno del vano scala, infatti come dimostrato dai rilievi eseguiti, sono presenti evidenti tracce di umidità diffusa nelle strutture murarie prospicienti, che oltre a costituire un grave inestetismo (macchie ed efflorescenze saline), producono anche condizioni di malessere termo-igrometrico ed un processo di degrado irreversibile nei materiali da costruzione utilizzati. Le infiltrazioni di acque meteoriche derivano senza dubbio da difetti costruttivi nella posa in opera della pavimentazione».  - in merito, infine, alla “### lavori di pavimentazione del locale interrato”: «anche la pavimentazione in cemento industriale del piano interrato, presenta evidenti difetti di esecuzione. La pendenza realizzata, doveva consentire il convogliamento delle acque provenienti dal lavaggio degli autoveicoli in sosta, verso la caditoia longitudinale di raccolta, posta in prossimità della rampa d'accesso La pendenza delle canalizzazioni deve essere tale da garantire tempi di permanenza delle acque nelle stesse, idonei ad evitare l'insorgere di fenomeni di settizzazione dei reflui. Inoltre il regime di velocità delle acque nelle tubazioni deve evitare sia la formazione di depositi di materiali putrescibili, che l'abrasione delle superfici interne da parte dei materiali solidi trasportati… i dislivelli di alcuni punti del piano interrato, calcolati mediante l'utilizzo della livellazione trigonometrica, eseguita con la strumentazione propria dei rilievi topografici, presentano una pendenza inferiore allo 0,5 %».   La corrispondenza tra le inottemperanze contrattuali denunciate alla ### dalla ditta opponente (poste a fondamento della mancata accettazione dell'opera) e gli esiti degli accertamenti peritali sui lavori effettuati, nei termini sopra riportati, costituisce elemento sufficiente a ritenere provata, nel caso di specie, la sussistenza di un inadempimento rispetto all'obbligo di correttamente eseguire le opere contemplate nel contratto d'appalto, e tale inadempimento deve intendersi univocamente riconducibile alla sfera di responsabilità della ditta appaltatrice, dovendosi perciò disattendere anche sotto questo profilo le argomentazioni di quest'ultima dirette a porre in evidenza una preminente responsabilità del ### dei lavori nominato dalla committenza per quel che riguarda le determinazioni progettuali dei lavori da svolgersi nonché la scelta dei materiali da utilizzare per la loro realizzazione.   In primis, parte opposta non ha provveduto a convenire nel presente giudizio il ### dei lavori al fine di far emergere in giudizio le allegate responsabilità di quest'ultimo, in tal modo conseguentemente liberando sé stessa dagli addebiti relativi alle acclarate incorrettezze tecniche nella realizzazione dell'opera appaltata.   In secundis, quand'anche corrispondesse al vero quanto riferito dall'opposta, in ogni caso tale circostanza non potrebbe ritenersi idonea ad escludere ogni addebito di responsabilità a suo carico, non potendosi ritenere in alcun caso l'appaltatore esonerato dall'obbligo di eseguire l'opera secondo le regole dell'arte. Tanto può affermarsi in aderenza a quell'orientamento dei giudici della Suprema Corte che ribadisce il concetto secondo cui «### laddove si attiene alle previsioni del progetto altrui, come nel caso in cui il committente abbia predisposto il progetto e fornito indicazioni sulla relativa realizzazione, l'appaltatore può comunque essere ritenuto responsabile per i vizi dell'opera qualora non abbia, nel fedelmente eseguire il progetto e le indicazioni ricevute, al primo segnalato eventuali carenze ed errori. Mentre va esente da responsabilità laddove il committente, pur reso edotto delle carenze e degli errori, gli richieda di dare egualmente esecuzione al progetto o gli ribadisca le indicazioni, in tale ipotesi risultando l'appaltatore ridotto a mero nudus minister» (cfr. Cass. civ. n. 7515/2005).   Nello stesso senso si pongono anche le considerazioni formulate dal CTU allorquando, rispondendo alle osservazioni tecniche della difesa di parte opposta, riferiva che, nel caso di specie, «anche se la scelta dei materiali non fosse dipesa da loro, la ditta appaltatrice, era comunque tenuta a fornire un'opera eseguita secondo la regola dell'arte e non ad obbedire supinamente alle istruzioni del committente e del ### dei ####, in concreto, è tenuto a verificare la validità del “progetto” fornitogli dal committente e nei limiti della sua perizia e delle sue capacità tecniche a segnalare eventuali errori o difetti di progetto» (pag. 27).   Accertata quindi la responsabilità dell'opposta per il dedotto inadempimento dell'obbligo di correttamente eseguire la prestazione pattuita, allo stesso tempo tale elemento non può considerarsi sufficiente a giustificare l'addebito a suo carico di una risoluzione del contratto ex art. 1453 c.c., mancando nel caso di specie la ricorrenza degli elementi necessari a giustificare una pronuncia in tal senso da parte di questo Giudice.   Nel caso in esame infatti, pur essendo vero, per le ragioni esposte, che le opere eseguite dall'appaltatrice presentavano vizi evidenti e tali da comprometterne la concreta utilità rispetto all'uso a cui le stesse erano destinate, è al contempo anche vero che detti vizi venivano rappresentati dal CTU incaricato come comunque risolvibili dalla stessa opponente attraverso l'esecuzione di ulteriori lavori di manutenzione straordinaria dei luoghi consistenti specificamente nella «sostituzione dei pannelli prefabbricati in vetro mattone, il rifacimento parziale della pavimentazione sotto la nuova pensilina e il ripristino di una pendenza adeguata nel piano interrato mediante l'utilizzo di materiali idonei all'utilizzo»; inoltre, sempre parte opponente ammetteva di aver già provveduto a risolvere la problematica connessa alla pendenza della pavimentazione lungo la fascia di raccordo tra il corpo uffici e la nuova tettoia metallica, attraverso la realizzazione a proprie spese di una pensilina di copertura.   Quanto, poi, all'ulteriore profilo della difformità progettuale delle opere realizzate dalla ### le stesse, a differenza dei vizi di cui si è già detto, non possono essere accertati sulla base di una sola ispezione materiale dei luoghi, richiedendosi bensì un raffronto tra i lavori così come effettuati e le modalità di esecuzione degli stessi come indicate all'interno del ### d'appalto allegato al contratto, ragion per cui l'omessa produzione dello stesso agli atti dal presente giudizio (che pure avrebbe giovato alla parte opponente per le ragioni appena indicate) non consente di ritenere provata la circostanza secondo cui vi sarebbe stato, oltre ad un'esecuzione non a regola d'arte dei lavori, anche il mancato completamento dell'opera commissionata, elemento quest'ultimo che, ove adeguatamente provato, avrebbe consentito di discorrere nel caso di specie di vero e proprio inadempimento inteso come omessa esecuzione della prestazione dovuta, e non invece di inesatto adempimento della prestazione medesima, come risulta essere avvenuto in questo caso.   Ciò detto, va comunque ribadito che, se da un lato gli inadempimenti accertati non possono ritenersi di gravità tale da giustificare una pronuncia risolutiva del contratto di appalto in questa sede azionato, dall'altro si è visto come l'accertamento della mancata aderenza, da parte del soggetto esecutore dei lavori, degli obblighi di esecuzione degli stessi in modo corretto dal punto di vista tecnico può determinare a carico di quest'ultimo una responsabilità per i danni patiti dal committente in conseguenza dell'inesatto adempimento della prestazione. 
Orbene, sulla base della prospettazione avanzata dalla ### sin dai propri scritti introduttivi, i danni in parola non possono che farsi coincidere con il danno emergente derivante dalla necessità di porre in essere ulteriori lavorazioni aventi efficacia correttiva rispetto ai disservizi derivanti dall'operato della ### non conforme alle regole dell'arte, lavorazioni queste ultime che venivano analiticamente riportate dal CTU a pag. 19 dell'elaborato, con assegnazione alle stesse di un prezzo complessivo di € 41.500,00. Quanto alla sussistenza di altre voci di danno che possano aggiungersi a quanto già individuato a titolo di danno emergente, difetta all'esito dell'istruttoria svolta alcun elemento probatorio utile a tale scopo, ed invero la stessa opponente pur avendo prospettato in sede ###ulteriore danno derivante dal “mancato utilizzo delle opere destinate per lo svolgimento dell'attività all'interno delle stesse” (prospettando quindi, mediante l'impiego dei predetti termini, un danno da lucro cessante), nessun elemento dimostrativo di sorta forniva a sostegno di tale pretesa, né provvedeva a reiterarla o a farne oggetto di specifica domanda in sede di rassegnazione delle conclusioni ex art. 190 c.p.c.   In merito, infine, all'ulteriore richiesta di condanna dell'opposta al pagamento della penale prevista all'art. 16 del contratto d'appalto, pari ad € 100,00 per ogni giorno di ritardo, la stessa va disattesa per le ragioni che si vanno ora ad esporre.   La previsione contrattuale di cui alla clausola citata prevede, oltre alla determinazione monetaria della somma dovuta a titolo di penale, anche la possibilità per il committente di ricevere il risarcimento del maggior danno, superando in questo modo l'operatività della clausola penale quale meccanismo automatico e concordato di determinazione del risarcimento dovuto in conseguenza dell'inadempimento o del ritardo alla parte non inadempiente.   In riferimento al caso di specie, il calcolo della somma che sarebbe dovuta a titolo di penale deve tener conto del periodo compreso tra l'inizio materiale dei lavori e la data di ultimazione degli stessi: se il primo termine temporale può agevolmente individuarsi nella data dell'1.04.2011, in merito al secondo la sua determinazione è resa più complessa dal fatto che, come puntualizzato da parte opponente, non è presente agli atti e non risulterebbe neanche depositato presso i competenti ### comunali la certificazione attestante l'ultimazione dei lavori, nonché ulteriore documentazione attestante le fasi di avanzamento dell'opera realizzata. 
In ogni caso, il CTU riteneva comunque, con motivazione che questo giudice reputa di poter serenamente condividere, di poter determinare quantomeno la data di ultimazione dei lavori dal punto di vista strutturale (da lui indicata come “chiusura simbolica dei lavori”), che veniva fatta corrispondere con la “chiusura dei lavori strutturali presso il ### di ### in data ###” (pag. 21).   Assumendo tali punti di riferimento, si perviene quindi ad una determinazione della somma dovuta a titolo di penale nella misura di € 30.600,00 (dato un ritardo nella consegna dei lavori pari a 306 gg.). Come si vede però tale somma è inferiore a quella pari ad € 41.500,00 spettante all'opponente a titolo di risarcimento del danno emergente derivante dalla necessità di far fronte ai vizi recati dalle opere eseguite, che si pone quindi come danno maggiore ed ulteriore al quale ha diritto la committente all'infuori dei meccanismi automatici di determinazione dell'importo liquidabile, e all'esito invece dell'istruttoria svolta nella presente sede.   Le spese di lite seguono la soccombenza e sono liquidate in dispositivo ai sensi del D.M. 55/14 e successive modifiche.  P.Q.M.  ### definitivamente pronunciando, ogni diversa istanza ed eccezione disattesa o assorbita, così dispone: 1) Accoglie l'opposizione per le ragioni di cui in motivazione, e per l'effetto revoca il decreto ingiuntivo n. 1586/2014 reso dal ### di ### nell'ambito del giudizio R.G.  2692/2014 e notificato in data ###; 2) Accoglie la domanda riconvenzionale dispiegata dalla opponente ### di ### 6 C s.n.c., e condanna l'opposta ### s.r.l. al pagamento in suo favore della somma di € 41.500,00 oltre interessi dalla messa in mora sino al soddisfo, a titolo di risarcimento dei danni patiti in conseguenza dell'inadempimento imputabile alla suddetta ### 3) Condanna la ### s.r.l. a rifondere alla ### di ### 6 C s.n.c. le spese di lite del presente giudizio, che si liquidano in complessivi € 8.468,00, oltre iva, cpa e rimborso spese forfettario come per legge. 
Si comunichi.  ### 21 maggio 2024 

Il Giudice
dott. ###


causa n. 7322/2014 R.G. - Giudice/firmatari: Ruggiero Sonia, Oliva Daniela

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Tribunale di Palermo, Sentenza n. 4059/2024 del 10-07-2024

... di volersi avvalere della clausola risolutiva espressa prevista in contratto, per il caso di mancato pagamento di due mensilità, di modo che, una volta mutato il rito ex art. 667 c.p.c., la domanda proposta da ### va intesa come domanda di accertamento della intervenuta risoluzione del contratto a norma dell'art. 1456 Deve, quindi, rammentarsi che - in presenza di una clausola risolutiva espressa viene sottratto al giudice l'apprezzamento (v. art. 1455 c.c.) relativo alla gravità dell'inadempimento, trattandosi di aspetto previamente valutato dalle stesse parti, nell'esercizio della loro autonomia contrattuale. Nel caso di specie, da ciò consegue che, essendo i conduttori incorsi nell'inadempimento contemplato dall'art. 5 del contratto (rubricato “clausola risolutiva espressa” ed alla (leggi tutto)...

R.G. 2037/2023 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO IL TRIBUNALE DI PALERMO SEZIONE II CIVILE in composizione monocratica, nella persona del giudice ### ha pronunciato e pubblicato ex art. 429 c.p.c., la seguente SENTENZA nella causa iscritta al n. 2037/23 del Ruolo Generale degli ### civili contenziosi vertente tra ### (C.F. ###), elettivamente domiciliata, ai fini del presento giudizio, in ### via ### n.23, presso lo studio dell'Avv.  ### il quale la rappresenta e difende nel presente giudizio, giusta procura rilasciata su foglio separato Ricorrente E ### (C.F. ###), elettivamente domiciliata, ai fini del presente giudizio in #### n. 2629, presso lo studio dell'Avv. ### il quale la rappresenta e difende nel presente giudizio giusta procura allegata su foglio separato ### (C.F. ###), nato a ### l'11.08.1997, residente ###### contumace Il Tribunale, definitivamente pronunciando, disattesa ogni diversa domanda, eccezione o difesa, così provvede: DICHIARA che il contratto stipulato tra le parti di causa in data ###, avente ad oggetto gli immobili siti in vicolo ### n. 2, piano primo a sinistra e piano primo a destra, si è risolto -per inadempimento dei conduttori al pagamento del canone inerente i mesi di ottobre e novembre del 2022- ex art. 1456 c.c., a far data dal 16.1.23.; ### E ### all'immediato rilascio, in favore della ricorrente, delle unità immobiliari site in ### vicolo ### n. 2, piano primo a sinistra e piano primo a destra censite al ### fg. 117, p.lla 166, sub 15 e fg. 117, p.lla 166, sub 16; ### E ### in solido, al pagamento, in favore di ### di € 2.000,00 a titolo di canoni dal mese di ottobre del 2022 sino al mese di gennaio del 2023 ###, oltre interessi da ciascuna scadenza sino al soddisfo nella misura convenuta in contratto, parametrata, in specie, al saggio degli interessi di cui al D.lgs n. 231/02 (interessi c.d. commerciali); ### E ### in solido, al pagamento, in favore di ### di € 15.780,00 a titolo di penale maturata per la ritardata consegna dell'immobile sino alla data odierna, oltre al pagamento di € 30,00 per ogni giorno di ulteriore ritardo, sino al rilascio; RIGETTA la domanda riconvenzionale proposta da #### E ### in solido, alla rifusione delle spese di lite sostenute da ### liquidandone l'ammontare in complessive € 4.454,57, di cui € 4.237,00 per compensi ed € 217,57 per spese vive, oltre ### C.p.a. e rimborso spese generali come per legge.  MOTIVI DELLA DECISIONE Con atto di citazione e contestuale intimazione di sfratto per morosità, datato 23.11.22, ### ha evocato in giudizio ### e ### no, lamentando il mancato pagamento di due mensilità (ottobre e novembre del 2022) dei canoni dovuti in relazione al contratto di locazione temporaneo stipulato in data ###, avente ad oggetto gli immobili, da destinarsi agli “usi consentiti dalla categoria catastale A/10”, siti in vicolo ### n. 2, piano primo a destra (### fg. 117, p.lla 166, sub 15) e primo piano a sinistra (### fg. 117, p.lla 166, sub 16), con la precisazione che detto inadempimento risultava espressamente elevato dalle parti a causa di risoluzione del contratto ex art.1456 c.c. e di volersi avvalere della clausola in questione. 
Con comparsa di costituzione depositata in data ###, si è costituita in giudizio la sola ### opponendosi alla convalida dello sfratto. 
La conduttrice, più nel dettaglio, ha in primo luogo eccepito il proprio difetto di legittimazione passiva, deducendo al riguardo di avere rilasciato gli immobili a far data dalla metà di settembre del 2022, dopo avere interrotto la relazione sentimentale e, quindi, il rapporto di convivenza, con l'altro conduttore, ### rimasto, pertanto, nella esclusiva detenzione della res locata. 
Nel merito, la conduttrice -eccepita la nullità del termine annuale apposto al contratto, stante l'assenza di indicazioni in ordine alle esigenze sottese alla stipula di un contratto transitorioha poi dedotto che, in ogni caso, la locazione -peraltro pacificamente stipulata per uso di abitazionedoveva intendersi risolta già tempo addietro. 
La conduttrice ha, infatti, rappresentato che, con mail del 22.10.22 -in seguito ad una discussione insorta per la messa in sicurezza del soffitto dell'appartamento di destra e, in specie, alle resistenze manifestate in quella occasione da ### a permettere l'ingresso delle maestranze incaricate dalla proprietà per gli interventi di consolidamentol'avv. ### per conto della locatrice, aveva diffidato i conduttori a rilasciare gli immobili entro il giorno 22.10.22. 
Tali essendo le ragioni di opposizione, ### ha, inoltre esposto che, prima di quello azionato dalla locatrice nel presente giudizio, le parti di causa avevano stipulato un diverso contratto, con decorrenza dal giorno 16.11.22, avente ad oggetto gli immobili siti in vicolo ### n. 2, piano terra e piano primo a sinistra, che però non era stato mai registrato e che si è consensualmente risolto nel marzo del 2022, dopo il verificarsi di un allagamento che aveva coinvolto il piano terra al punto da renderlo inabitabile. 
Data la mancanza di registrazione -con conseguente nullità del contratto, a norma dell'art. 1, co. 346, L. n. 30/12/04 n. 311- la conduttrice ha quindi formulato, in via riconvenzionale, domanda di ripetizione dei canoni versati per l' unità di primo piano a sinistra (per l'unità di piano terra, infatti, la convenuta ### ha precisato “per quanto riguarda la restituzione dei canoni corrisposti per l'immobile del pian terra essendo stato rilasciato da entrambi i conduttori già da aprile del 2022 si riconosce come tardiva la richieste di restituzione”, v. p. 6 della comparsa di costituzione e vedi altresì pp. 13-14 della memoria integrativa depositata dalla conduttrice), a far data dal 16.11.21 sino al marzo del 2022. 
Mutato il rito (v. ordinanza dell'8.2.23), previa concessione dell'ordinanza provvisoria di rilascio nei confronti di ### parte locatrice, con la memoria integrativa depositata in data ###, ha in primo luogo contestato di avere acconsentito alla risoluzione del contratto con ### risultando, pertanto, irrilevante l'eventuale allontanamento della conduttrice -allontanamento comunque smentito dalla corrispondenza versata in giudiziodalle unità a lei concesse in locazione unitamente a ### no.  ### ha quindi insistito per l'accoglimento della domanda intesa all'accertamento della intervenuta risoluzione del contratto, evidenziando altresì l'inottemperanza della convenuta all'ordinanza provvisoria di rilascio resa a norma dell'art. 665 c.p.c. 
Con la memoria integrativa depositata in data ###, ### in aggiunta alla domanda di accertamento della risoluzione, ha inoltre richiesto la condanna dei conduttori al pagamento dei canoni rimasti insoluti a far data dal mese di ottobre del 2022 sino quarto giorno successivo a quello di risoluzione del contratto (indicato dalla ricorrente nel giorno 4.12.22), nonché, per il periodo seguente, al pagamento della penale, pari ad € 50,00 al dì, convenuta all'art. 13 del contratto di locazione oggetto di causa, sino all'effettivo rilascio degli immobili, oltre agli oneri accessori rimasti insoluti. 
Con riguardo, poi, alla domanda di ripetizione dei canoni formulata da ### con riferimento al primo contratto di locazione stipulato tra le parti -eccepitane l'improcedibilità per il mancato esperimento della mediazione obbligatoria (v. note scritte depositate da parte locatrice in data ###), nonché la decadenza, per decorso del termine semestrale previsto dall'art. 79, co. II della L. n. 392 del 1978- ### si è opposta al suo accoglimento, anche tenuto conto del fatto che controparte, in relazione a tale primo contratto, si sarebbe limitata a corrispondere una sola mensilità del canone, chiedendo (c.d. reconventio reconventionis) -in subordine, ossia per il caso di accoglimento della domanda riconvenzionaleil pagamento di una indennità commisurata all'effettivo valore locativo dell'immobile per tutta la durata del contratto (quindi, dal 16.11.21 sino al mese di febbraio del 2022). 
Per maggiore chiarezza, si trascrivono di seguito le domande formulate dalle parti di causa.  ### “Dichiarare inammissibili, improcedibili e rigettare perché infondate in fatto e diritto e sprovviste di prova l'opposizione e le domande ed eccezioni tutte formulate da ### (..) Dichiarare altresì inefficace e non opponibile alla locatrice l'asserito recesso dell'opponente dalla locazione perché non consentito dalla legge, non autorizzato dalla locatrice, non attuato nei modi previsti dalle leggi 392/1978 e 431/1998 e non provato. 
Per l'effetto, dichiarare che ### ai sensi dell'art. 1294 c.c., è tuttora solidalmente obbligata con ### ad adempiere le obbligazioni contratte con la scrittura privata di locazione del 05/04/2022 e lo sarà fino al giorno di effettivo e legale rilascio degli immobili della locatrice.   In applicazione della clausola risolutiva espressa trascritta all'art. 5 del contratto di locazione del 05/04/2022, dichiarare risolto per inadempimento dei conduttori tale contratto. 
In subordine, dichiarare risolto lo stesso contratto per inadempimento dei conduttori grave, prolungato e perdurante alla data odierna, stante che costoro sono entrambi morosi nel pagamento del canone locativo mensile e degli oneri accessori dal 01/10/2022 ad oggi.   Nell'uno o nell'altro caso, confermata l'ordinanza di rilascio dell'08/02/2023 nei confronti di ### fissare a ### la data di rilascio degli appartamenti oggetto della locazione.   Ai sensi dell'art. 1453 c.c., condannare i conduttori in solido al risarcimento dei danni arrecati all'attrice.   In applicazione della clausola penale trascritta all'art. 13, dichiarare che ### e ### sono obbligati solidalmente a pagare € 50,00 al giorno alla locatrice a far data dal 04/12/2022 o da altra data, anche anteriore, per ogni giorno di occupazione degli immobili della suddetta dal 04/12/2022 al giorno dell'effettivo rilascio di tali immobili. 
Dichiarare che la morosità dei conduttori convenuti persiste e che gli stessi attualmente sono solidalmente debitori verso la locatrice di € 5.490,93 per le causali sopra esposte; condannare i suddetti al pagamento di tale somma e delle altre che matureranno a loro debito fino alla restituzione degli immobili alla locatrice.   Dichiarare l'opponente decaduta dal diritto al rimborso dei canoni locativi del primo contratto di locazione in vigore dal 6/11/2021, a causa dell'inutile decorso del termine semestrale fissato dalla legge per l'esperimento dell'azione restitutoria; in subordine liquidare equitativamente l'indennità di occupazione senza titolo degli immobili dell'attrice dal 16//11/2021 in poi e condannare i conduttori a pagarla. 
Compensare l'importo della liquidanda indennità con l'importo di € 400,00 pagato dai conduttori quale canone locativo dell'intero periodo di permanenza negli appartamenti dell'attrice”.  ### In via preliminare: “Accertare e dichiarare la carenza di legittimazione passiva della signora ### poiché la stessa ha risolto di fatto il rapporto locativo a far data da settembre 2022, cioè da quando ha lasciato gli immobili locati ed oggi nel possesso esclusivo del sig. ### Nel merito “1. Accertare e dichiarare l'insussistenza a carico della convenuta ### della morosità dedotta dall'attrice per i motivi già esposti in narrativa e per quanto chiesto in via preliminare e rigettare l'intimazione di sfratto per morosità notificata il ### sulla base di quanto dedotto ed eccepito in fatto ed in diritto.  2. Rigettare le richieste di pagamento di asseriti danni genericamente individuati poiché inesistenti e in ogni caso non provati, di cui al punto 4 dell'atto “di riassunzione integrativo dell'atto introduttivo “ della signora ### .  3. Rigettare la domanda di pagamento della penale giornaliera di cui all' art. 13 del contratto di locazione, poiché non dovuta dalla conduttrice ### avendo già rilasciato l immobile.  4. Rigettare la richiesta di convalida di sfratto nei confronti della resistente e dichiarare non dovuti i canoni di ottobre e novembre 2022, unitamente al chiesto pagamento della somma relativa alle utenze di luce, gas condominio e altri oneri così come richiesti al punto n. 7 dell'atto difensivo della locatrice .  5. Accertare e dichiarare che tra l'attrice ### e i signori ### e ### è stato stipulato un contratto di locazione decorrente dal 16.11.2021 al 30 .03.2022 avente ad oggetto due immobili siti in ### 2 uno sito al piano ### e l'altro al piano I a sinistra 6. Accertare e dichiarare che il predetto contratto decorrente dal 16.11.2021 al 30 .03.2022 redatto in forma scritta non è stato registrato e per l'effetto dichiararne la nullità .  7. Conseguentemente, condannare la signora ### a ripetere tutti i canoni di locazione corrisposti in contanti dalla conduttrice e per la stessa dal sig. ### relativi a tutto il periodo di pendenza del rapporto locativo dal 16.11.2021 al 30.03.2022 , o quella diversa somma che il Giudice riterrà equa tenuto conto dell' eventuale riconoscimento dell' indennità di occupazione chiesto dalla locatrice .  8. Accertare e dichiarare che in riferimento al contratto dal 16.11.2021 al 30.03.2022, la signora ### ha richiesto correttamente la ripetizione delle somme versate solo per l' immobile sito in ### 2 , al piano I a sinistra poiché è stato rilasciato dalla conduttrice a settembre 2022 ( ed in uso attualmente al sig. ###, mentre l' immobile sito al piano terra era stato rilasciato a febbraio 2022 e nulla è stato richiesto dalla stessa, conseguentemente, rigettare la domanda della locatrice volta ad ottenere la dichiarazione di decadenza dal diritto al rimborso dei canoni come chiesto al punto 8 delle conclusioni dell' atto di atto di riassunzione integrativo dell'atto introduttivo.  9. Sempre in via riconvenzionale, accertare e dichiarare che il contratto di locazione di durata annuale stipulato in data ### e registrato il ### , non ha natura transitoria , in quanto manca di ogni riferimento alle esigenze di tale natura, e conseguentemente dichiararne la nullità”.  ### è rimasto contumace. 
La causa -sottoposta alle parti la questione inerente l'eccessività della penale convenuta all'art. 13 del contratto di locazione (v. ordinanza del 5.9.23)- è stata chiamata all'udienza odierna, cui le parti hanno discusso oralmente, insistendo nelle conclusioni rassegnate nei rispettivi scritti difensivi.  *** 
In tal modo riassunto l'oggetto del contendere, deve in primo luogo disattendersi l'eccezione sollevata da ### in ordine al proprio difetto di legittimazione passiva (rectius titolarità passiva del rapporto controverso). 
Il Tribunale rileva al riguardo che il contratto avente ad oggetto gli immobili siti in ### vicolo ### n. 2, piano primo a sinistra e piano primo a destra, risulta stipulato, in qualità di conduttori, sia da ### che da ### soggetti, quindi, tenuti in solido alle obbligazioni discendenti dal contratto (più nel dettaglio, nel contratto prodotto da ### unitamente all'intimazione di sfratto, si legge “la signora ### concede in locazione ai sigg. ### e ### tello, che accettano, due appartamenti monolocale dotati entrambi di servizi accessori, siti in ### mo, vicolo ### 2”). 
Ciò posto, si rammenta che “il contratto ha forza di legge tra le parti”, non potendo “essere sciolto che per mutuo consenso o per cause ammesse dalla legge” (art. 1372 c.c.). 
Ebbene, nel caso di specie, non vi è alcuna evidenza del fatto che la locatrice e ### fratello ### siano addivenute alla risoluzione consensuale del rapporto di locazione. 
Anzi, l'esame dei documenti offerti da ### a supporto della dedotta risoluzione consensuale, smentiscono l'assunto. 
Ed invero, con mail dell'8.11.22 (successiva, quindi, alla data in cui la convenuta asserisce di avere rilasciato l'immobile), ### nel porgere le proprie scuse alla proprietaria, per il comportamento tenuto da ### in occasione del sopralluogo organizzato per la messa in sicurezza del solaio, ha espressamente dichiarato “da parte nostra non c'è alcuna intenzione di lasciare gli appartamenti, dove ci siamo sempre trovati benissimo” (v all. n. 9 alla comparsa di costituzione). 
Deve, quindi, ritenersi che, dopo tale episodio, e nonostante la diffida a rilasciare gli immobili inoltrata ai conduttori con missiva del 22.11.22 (v. all. n. 8 depositato dalla convenuta unitamente alla comparsa di risposta, che deve reputarsi priva di effetto, trattandosi di una comunicazione unilaterale del locatore) la locazione è proseguita regolarmente, risultando indifferente, sotto il profilo giuridico, il fatto che ### abbia eventualmente deciso di non utilizzare la res locata.  ### del locatore consiste, infatti, nell'immettere l'immobile nella materiale disponibilità del conduttore per il periodo di tempo concordato, in guisa da consentirne il godimento; risultando per contro indifferente -per l'efficacia del vincolo negoziale il fatto che il conduttore decida in concreto di non utilizzare il bene. 
Per quanto sopra, nel caso di specie, ### deve ritenersi soggetta, in solido con ### alle obbligazioni discendenti dal contratto stipulato con ### in data ###, le deduzioni della convenuta rilevando, eventualmente, nei soli rapporti interni tra i due conduttori.  *** 
Ciò chiarito circa la soggezione di ### al contratto, deve rammentarsi, che, in materia di obbligazioni di natura contrattuale, il creditore è onerato della prova del titolo, potendosi limitare ad allegare l'inadempimento, incombendo, pertanto, sul debitore la prova del fatto estintivo dell'obbligazione (cfr. Cass., SSUU, sent. n. 13533/2001). 
Ebbene, sulla scorta del principio che precede, nel caso di specie deve reputarsi provato l'inadempimento lamentato da ### in citazione. 
La ricorrente ha, infatti, assolto l'onere della prova su di essa gravante con la produzione in giudizio del contratto registrato in data ###, mentre la conduttrice nulla ha provato in ordine al pagamento delle somme indicate in citazione. 
Va poi evidenziato che, con l'atto di citazione introduttivo del presente giudizio, la locatrice ha dichiarato di volersi avvalere della clausola risolutiva espressa prevista in contratto, per il caso di mancato pagamento di due mensilità, di modo che, una volta mutato il rito ex art. 667 c.p.c., la domanda proposta da ### va intesa come domanda di accertamento della intervenuta risoluzione del contratto a norma dell'art. 1456 Deve, quindi, rammentarsi che - in presenza di una clausola risolutiva espressa viene sottratto al giudice l'apprezzamento (v. art. 1455 c.c.) relativo alla gravità dell'inadempimento, trattandosi di aspetto previamente valutato dalle stesse parti, nell'esercizio della loro autonomia contrattuale. 
Nel caso di specie, da ciò consegue che, essendo i conduttori incorsi nell'inadempimento contemplato dall'art. 5 del contratto (rubricato “clausola risolutiva espressa” ed alla cui stregua “la locazione si risolverà automaticamente se il canone locativo non sarà pagato per due mesi consecutivi”), la locazione deve intendersi risolta a far data dal 16.1.23 (ossia, dal perfezionarsi della notifica dell'intimazione nei confronti di ###. 
La risoluzione del contratto in forza di clausola risolutiva espressa, infatti, si produce -non già al maturare dell'inadempimento contemplato nella clausola stessabensì a far data dalla dichiarazione del creditore -avente natura di atto unilaterale recettiziodi volersene avvalere (esemplificativamente Cass. 2005 n. 15026 “nel sistema dell'art.1456 c.c. gli effetti risolutori, che si collegano direttamente alla dichiarazione della volontà del creditore di avvalersi della clausola risolutiva espressa senza l'intermediazione della sentenza, decorrono dal momento in cui tale dichiarazione perviene al debitore”; analogamente Cass., ord. n. 9369/24). 
Deve, quindi, dichiararsi che il contratto stipulato tra le parti di causa in data ###, avente ad oggetto gli immobili siti in vicolo ### n. 2, piano primo a sinistra e piano primo a destra, si è risolto -per inadempimento dei conduttori al pagamento del canone inerente i mesi di ottobre e novembre del 2022- ex art. 1456 c.c., a far data dal 16.1.23. 
Ne consegue la condanna dei conduttori al rilascio degli immobili e al pagamento del canone convenuto a decorrere dal mese di ottobre del 2022 sino al mese di gennaio 2023 ### per complessive € 2.000,00, oltre agli interessi da ciascuna scadenza sino al soddisfo nella misura convenuta in contratto, parametrata, in specie, al saggio degli interessi di cui al D.lgs n. 231/02 (interessi c.d. commerciali). 
A conclusione del presente paragrafo, si evidenzia soltanto che, una volta accertata la risoluzione del contratto per inadempimento dei conduttori, risultano del tutto irrilevanti le questioni, introdotte in giudizio da ### che attengono all'effettiva natura della locazione (abitativa o meno) o alla sua durata, e ciò anche avuto riguardi al fatto che la conseguenza della mancata indicazione delle esigenze del conduttore sottese alla stipula di un contratto di natura transitoria consiste soltanto nel riportare il contratto alla durata legislativamente prevista (art. 27, co. IV L. n. 392 del 1978 per le locazioni non abitative; per le locazioni abitative cfr. Cass., sent. n. 4075/14).  ****  Come esposto nella parte introduttiva della presente sentenza, la locatrice, per il periodo successivo alla intervenuta risoluzione della locazione (rectius dal 4^ giorno successivo), ha richiesto il pagamento della penale convenuta all'art. 13 del contratto, pari, in specie, ad € 50,00 per ogni giorno di ritardo. 
Ebbene, non vi è dubbio che la domanda intesa alla corresponsione della penale convenzionalmente pattuita a norma dell'art. 1382 c.c. sia fondata, essendosi verificato l'inadempimento previsto in contratto (in particolare, all'art. 13 del contratto si legge: “cessata la locazione, sia per naturale scadenza sia per la risoluzione contrattuale ex art. 1453 e 1454 c.c. sia per provvedimento dell'autorità giudiziaria, i locatari dovranno rilasciare l'immobile entro tre giorni. In mancanza, pagheranno una penale di € 50,00 al giorno per tutto il tempo in cui continueranno ad occupare gli immobili dopo il terzo giorno dalla cessazione del rapporto”). 
Il Tribunale ritiene, nondimeno, che la penale -come rilevato nell'ordinanza resa in data ###- debba venire ridotta equitativamente a norma dell'art. 1384 c.c. (sul potere officioso di riduzione della penale, v. Cass. SSUU, sent. n. 18128/05), dato il suo carattere ictu oculi eccessivo. 
Si rammenta, al riguardo, che il giudizio in ordine alla manifesta eccessività della penale deve effettuarsi alla stregua dell'interesse del creditore all'adempimento della prestazione, da effettuarsi, secondo la giurisprudenza prevalente, con riguardo al momento della stipulazione della clausola, senza, però trascurare la considerazione del “momento in cui la prestazione è stata tardivamente eseguita o è rimasta definitivamente ineseguita, poiché anche nella fase attuativa del rapporto trovano applicazione i principi di solidarietà, correttezza e buona fede, di cui agli artt. 2 Cost., 1175 e 1375 c.c., conformativi dell'istituto della riduzione equitativa” (cfr Cass., sent. n. 11908 del 2020); che inoltre “per la valutazione della manifesta eccessività della clausola penale ai fini dell'art. 1384 c.c., il criterio di riferimento per il giudice è costituito dall'interesse del creditore all'adempimento e, cioè, dell'effettiva incidenza dell'inadempimento sullo squilibrio delle prestazioni e sulla concreta situazione contrattuale nel corso di rapporto, sicché non può prescindersi da una comparazione con il danno che sarebbe stato ipoteticamente risarcibile in mancanza della clausola, la quale è una predeterminazione forfettaria di tale pregiudizio” (Cass., ord. n. 14706/24). 
Ebbene, nel caso di specie, deve considerarsi che la legge (art. 1591 c.c.) predetermina -salvo la prova del maggior annoil pregiudizio sofferto dal locatore per il caso di ritardo nella riconsegna del bene, commisurandone l'ammontare al canone convenuto in contratto. 
E', quindi, in relazione a tale disposizione che la penale nella specie convenuta tra le parti (la cui applicazione condurrebbe al pagamento di un importo mensile pari al triplo del canone contrattuale) si palesa manifestamente eccessiva. 
Alla stessa conclusione conduce la considerazione per la quale la locazione era stata concessa per un periodo limitato, pari soltanto ad un anno, sicché, data la brevità del periodo, non è neppure ravvisabile un interesse del locatore a cautelarsi, con la previsione di una penale per il ritardato rilascio, contro le oscillazioni di mercato. 
Ciò posto, dall'altra parte, deve valutarsi la pervicacia della parte conduttrice nel mantenere la disponibilità dell'immobile, senza, peraltro, neppure corrispondere il canone, che rende oggi di maggiore pregnanza economica l'interesse del locatore alla riconsegna del bene. 
Da quanto sopra, il Tribunale ritiene equo ridurre la penale dovuta dalla parte conduttrice ad € 30,00 al giorno per ogni giorno di ritardo nella riconsegna degli immobili, di modo che l'importo mensile complessivamente dovuto dai conduttori per la detenzione degli immobili viene ad essere pari a circa € 900,00 (in luogo del canone, pari ad € 500,00).  **** 
Dovendo, quindi, quantificare le somme maturate a titolo di penale contrattuale sino alla data odierna, il Tribunale rileva che esse ascendono a complessive € 15.780.00 ( € 30,00*526 giorni). 
Parimenti fondata, alla luce della documentazione prodotta dalla ricorrente, la domanda di pagamento degli oneri accessori (fatture ### fatture ### quote condominiali ordinarie e quota parte dell'imposta di registro), che risultano documentati per complessive € 3.070,13.  *** 
Venendo, quindi, alla domanda proposta in via riconvenzionale da ### lia, deve preliminarmente disattendersi l'eccezione di improcedibilità sollevata da parte ricorrente in relazione alla mancata introduzione del procedimento di mediazione, atteso che, come chiarito dalle ### della Corte di Cassazione (sent. n. 3452/2024), “la condizione di procedibilità prevista dall'art. 5 del D. lgs. n.28 del 2010 sussiste per il solo per atto introduttivo del giudizio e non per le domande riconvenzionali”. 
Va altresì disattesa l'eccezione di decadenza sollevata da ### in relazione all'art. 79 della L. n. 392/1978. 
Tale disposizione, infatti, consente al conduttore, ove l'azione di ripetizione sia proposta entro il termine di sei mesi dalla riconsegna dell'immobile, di agire anche per i crediti che, secondo le norme ordinarie, sarebbero già prescritti.   Essa, invece, non preclude al conduttore di richiedere, anche oltre il termine semestrale ivi previsto, la ripetizione delle somme versate in eccedenza per le quali non sia ancora maturata la prescrizione (v. Cassazione, numero ### del 24 ottobre 2022.  28615/2019; 20554/2014; 2829/ 2014; 25638/2010).  *** 
Nel merito la domanda è comunque infondata per le ragioni che di seguito si espongono. 
Vero è che parte locatrice non ha specificamente contestato l'esistenza del precedente contratto di locazione indicato da ### né la circostanza che lo stesso non fosse stato registrato, con conseguente nullità del negozio a norma dell'art. 1, co. 346, L.  30/12/04 n. 311. 
Nondimeno, avuto riguardo al fatto che la domanda di ripetizione dell'indebito (art. 2033 c.c.) è diretta ad ottenere la restituzione della prestazione adempiuta sine causa, il suo accoglimento presuppone che l'attore fornisca la prova dell'intervenuto pagamento (ex multis, Cass., sent. n. ###/18, “nella ripetizione di indebito opera il normale principio dell'onere della prova a carico dell'attore il quale, quindi, è tenuto a dimostrare sia l'avvenuto pagamento sia la mancanza di una causa che lo giustifichi”), che, però, nel caso di specie risulta non assolta. 
Difatti, rammentato che, secondo la locatrice, i conduttori si sarebbero limitati a corrispondere il canone per una sola mensilità, deve osservarsi che, a supporto della domanda di ripetizione -formulata, peraltro, in modo talmente generico da difettare persino della indicazione dell'importo del canone convenuto### si è limitata a produrre una quietanza del 15.2.22 di € 400.00, che però risulta rilasciata - quale solvens e, quindi, titolare della legittimazione ad agire in ripetizioneal solo “### Fortunato”, e dalla quale non risulta comunque possibile evincere quale fosse l'importo del canone dovuto per l'unità immobiliare di piano primo a sinistra (unica unità per la quale la convenuta ha proposto domanda di ripetizione). 
Data l'infondatezza della domanda di ripetizione, non si procede all'esame della domanda, proposta -come reconventio reconventionisdalla parte locatrice, intesa alla corresponsione di una indennità di occupazione per il periodo in cui i resistenti hanno avuto il godimento delle unità di piano terra e primo (a sinistra), in assenza di valido contratto, trattandosi di domanda proposta da ### solo in via subordinata, ossia, per il caso di accoglimento della domanda di ripetizione formulata da ### *** 
Le spese di lite - che si quantificano in complessive € 4.454,57, di cui € 4.237,00 per compensi ed € 217,57 per spese vive, oltre accessori [liquidazione effettuata applicando i compensi medi previsti dalle tabelle allegate al DM n. 55/14 per le cause di valore ricompreso tra € 5.201,00 ed € 26.000,00, per le fasi studio, introduttiva e decisionale; minimi per la fase istruttoria]- vengono poste a carico dei resistenti in solido tra loro.  ### 10.7.24 

IL GIUDICE
Dott.ssa ###


causa n. 2037/2023 R.G. - Giudice/firmatari: Pampalone Erika Ivalu', Salemi Antonietta Lucia

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Tribunale di Messina, Sentenza n. 1002/2023 del 23-05-2023

... dell'accordo - sulla base della clausola risolutiva espressa ivi menzionata - avendo agito in giudizio per la tutela dei suoi diritti. ### ha prodotto in giudizio l'accordo transattivo solo in quanto ha ritenuto che dallo stesso potesse desumersi l'ammissione di responsabilità del convenuto per i fatti oggetto di causa. Come osservato dai giudici di legittimità, in presenza di una transazione novativa il giudice non può far da essa discendere la declaratoria di cessazione della materia del contendere sul rapporto originario ove le parti, a norma dell'inciso finale dell'art. 1976 c.c., abbiano espressamente previsto il diritto alla risoluzione per il caso di inadempimento, atteso che il verificarsi della condizione risolutiva determina la reviviscenza del rapporto originario antecedente (leggi tutto)...

REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO IL TRIBUNALE DI MESSINA I SEZIONE CIVILE In composizione monocratica, in persona del giudice unico dott.ssa ### ha pronunciato la seguente SENTENZA nella causa civile di primo grado iscritta al n. 3785 del ruolo generale per gli affari contenziosi dell'anno 2014, vertente TRA ### (C. F. ###), rappresentata e difesa dall'avv.  ### CALABRÒ per procura in atti ### E ### (C.F. ###), rappresentata e difesa dall'avv.  ### per procura in atti CONVENUTO
OGGETTO: Responsabilità professionale.  CONCLUSIONI: come da note in atti. 
CONSIDERATO IN FATTO Con atto di citazione spedito per la notifica il #### conveniva in giudizio ### dinanzi all'intestato Tribunale per ottenerne, previo accertamento della sua responsabilità, la condanna al risarcimento dei danni subiti, quantificati in € 43.300,00, o nella diversa somma maggiore o minore emersa all'esito del giudizio, oltre € 4.608,00 per spese mediche. 
A sostegno delle domande l'attrice allegava: che il ###, visto il persistere di algie all'elemento dentario 23 (canino superiore sx), precedentemente devitalizzato e riabilitato da altro dentista, si era rivolta al ### che il ### l'aveva curata presso il suo studio dal 26.10.2007 al 7.6.2008, ritenendo che i fastidi accusati dalla paziente fossero attribuibili al non corretto trattamento canalare del dente di cui sopra; che, in particolare, il convenuto aveva rimosso il provvisorio realizzato dall'altro dentista e aveva rimosso la carie, ritrattando endodonticamente il dente per poi confezionare un nuovo provvisorio; che, visto il peggioramento della sintomatologia dolorosa, il ### aveva erroneamente ritenuto che la stessa fosse determinata da una carie grave alla radice dell'incisivo laterale (elemento n. 22), che aveva curato; che, visto il mancato miglioramento, il ### aveva deciso di acquisire i pareri di altri colleghi (tale dott. ### di ### e tale dott. ### di ###; che, all'esito, era emersa una non corretta devitalizzazione dell'incisivo 22 eseguita dal ### e il dott. ### aveva praticato una adeguata cura canalare; che, persistendo il dolore, il ### aveva deciso di estrarre la radice residua del canino (n. 23); che, visto il mancato miglioramento anche dopo tale intervento, l'attrice aveva deciso di rivolgersi ad un altro dentista, tale dott. ### il quale le aveva riscontrato una alveolite post estrattiva del 23, una carie penetrante del 24, responsabile di una pulpite a carico di tale elemento e la verosimile perforazione della radice del 22; che, effettuato il corretto trattamento ad opera del dott.  ### finalmente l'attrice non aveva più presentato alcun dolore. 
Così ricostruiti i fatti, la ### allegava di avere sviluppato una sindrome ansiosodepressiva per le incongrue manovre e terapie eseguite dal ### di avere subito gravi lesioni, e di avere sostenuto ulteriori spese mediche per rimediare alle non necessarie cure e agli errati interventi eseguiti dal convenuto. 
Dichiarava di avere richiesto al convenuto il risarcimento dei danni subiti e che, con scrittura privata del 23.12.2008, quest'ultimo si era impegnato a versarle tutte le somme occorrenti per le cure mediche affrontate e da affrontare; che, tuttavia, il ### aveva versato solo le prime tre rate; che, quindi, l'attrice aveva deciso di promuovere un apposito procedimento per ATP e la ### espletata in quella sede aveva accertato i danni da lei subiti per le incongrue manovre eseguite dal ### ma, all'esito, non era stata raggiunta alcuna conciliazione, e anche la mediazione avviata prima dell'introduzione del presente giudizio aveva avuto esito negativo.  ### affermava la responsabilità del convenuto per la grave imperizia, integrata dalla mancata individuazione dell'elemento dentario responsabile del dolore avvertito (ovvero l'elemento 24), per l'imprudenza determinata dalla mancata effettuazione delle indagini necessarie, con la conseguente diagnosi inesatta, che aveva determinato la perdita della radice del 23, la perdita parziale di osso alveolare del 23 con conseguenze estetiche e funzionali per l'impianto successivamente effettuato, nonché la devitalizzazione a carico del 22, l'incapsulamento del dente e il perno, non necessari in quanto si trattava di un dente sano, la protratta terapia antibiotica e antidolorifica, il danno economico per l'impianto del 23. 
Si costituiva in giudizio ### contestando le domande. 
Il convenuto evidenziava la parziale differenza nella esposizione dei fatti contenuta in citazione rispetto al ricorso ex art. 696 bis c.p.c.; affermava di non avere effettuato alcuna cura sull'elemento 2.4 in quanto la ### non si era più presentata, mentre ammetteva di avere effettuato le cure degli elementi dentari 2.2. e 2.3; dichiarava che la ### era stata debitamente informata ed aveva prestato il suo consenso alle cure; escludeva ogni responsabilità per le cure prestate al 2.2. In merito al 2.3 affermava di averne tentato il recupero ma, vista l'esigua struttura dentaria, era apparso opportuno procedere con l'avulsione. 
Contestava la ### redatta nel procedimento ex art. 696 bis c.p.c., peraltro priva di una proposta conciliativa, illogica e contraddittoria, e a suo dire inutilizzabile. Escludeva ogni ammissione di responsabilità per la sottoscrizione della scrittura privata del 23.12.2008, non integrante una transazione; contestava poi la riconducibilità della sindrome ansioso-depressiva asseritamente sviluppata dall'attrice ai suoi interventi. 
In via riconvenzionale chiedeva la risoluzione della predetta scrittura privata, con la condanna dell'attrice alla restituzione delle somme incassate, comunque da compensare con le eventuali somme riconosciute alla ### all'esito del giudizio. 
Instaurato il contraddittorio, con ordinanza del 26.10.2015 veniva disposta ### all'udienza del 24.10.2016 veniva disposta l'acquisizione del fascicolo d'ufficio del procedimento per ATP n. 3336/2010. 
Con ordinanza del 29.5.2018 veniva disposta la rinnovazione della CTU e, ottenuto il deposito della stessa, con ordinanza del 6.9.2021 la causa veniva rinviata, per la precisazione delle conclusioni, all'udienza del 9.11.2022, sostituita dal deposito di note, ai sensi dell'art. 221, c. 4, d.l. n. 34/20 e, sulle conclusioni precisate nelle note, la causa veniva trattenuta in decisione, assegnando i termini di sessanta giorni per il deposito delle comparse conclusionali e di successivi venti giorni per il deposito delle memorie di replica. 
RITENUTO IN DIRITTO La domanda dell'attrice è volta ad accertare l'inadempimento del contratto concluso con il convenuto, ai sensi degli artt. 1218 e 1176 c.c.. 
Com'è noto, in ordine al riparto dell'onere probatorio, chi si duole dell'inadempimento di una obbligazione contrattuale deve soltanto dimostrare l'esistenza e l'efficacia del contratto, mentre è onere del convenuto dimostrare o di avere adempiuto, ovvero che l'inadempimento non è dipeso da propria colpa (C. Cass., SS.UU., n. 13533/2001). 
Più specificamente i giudici di legittimità hanno avuto modo di affermare che in tema di inadempimento di obbligazioni di diligenza professionale sanitaria, il danno evento consta della lesione non dell'interesse strumentale alla cui soddisfazione è preposta l'obbligazione (perseguimento delle "leges artis" nella cura dell'interesse del creditore) ma del diritto alla salute (interesse primario presupposto a quello contrattualmente regolato); sicché, ove sia dedotta la responsabilità contrattuale del sanitario per l'inadempimento della prestazione di diligenza professionale e la lesione del diritto alla salute, è onere del danneggiato provare, anche a mezzo di presunzioni, il nesso di causalità fra l'aggravamento della situazione patologica (o l'insorgenza di nuove patologie) e la condotta del sanitario, mentre è onere della parte debitrice provare, ove il creditore abbia assolto il proprio onere probatorio, la causa imprevedibile ed inevitabile dell'impossibilità dell'esatta esecuzione della prestazione (C. Cass., n. 28991/2019). 
Svolte le doverose considerazioni che precedono, occorre evidenziare che il titolo non è in contestazione, avendo il convenuto ammesso di avere prestato le cure dentarie nei confronti della ### In ogni caso dalla scrittura privata del 23.12.2008 emerge l'esistenza del rapporto professionale instaurato tra le parti e avente ad oggetto proprio le prestazioni mediche del ### Ciò posto, ai fini dell'accoglimento della domanda, occorre stabilire se sussistano i danni lamentati dall'attrice e se questi ultimi siano stati cagionati da una condotta colpevole - dolosa o colposa - del convenuto. 
Va previamente affermata l'utilizzabilità nel presente giudizio della ### espletata nell'ambito del procedimento ex art. 696 bis c.p.c. alla stregua di ogni altro mezzo di istruzione preventiva. Peraltro, il predetto procedimento si è svolto nel contraddittorio tra le parti, dunque non risulta ravvisabile a priori alcun vizio che ne infici la sua rilevanza nei termini di cui sopra. 
Dalla CTU espletata in sede di ATP ex art. 696 bis c.p.c., redatta dal dott. ### è emerso che “il canino (23) era affetto da carie mesiale […], che aveva di fatto svuotato la corona del dente già precedentemente devitalizzato. […] Essendo lo stesso già devitalizzato è inverosimile pensare che fosse la causa del dolore. Poteva al più essere la causa del fastidio a livello della gengiva, per la grave distruzione della corona che, invasa da batteri, verosimilmente causava una irritazione gengivale”. 
Il dott. ### ha comunque indicato, quali terapie opportune, l'incapsulamento del dente o, a limite, la sola estrazione della radice e ha evidenziato che, ad avviso del ### “i fastidi accusati dalla ### [fossero] imputabili ad un non corretto trattamento canalare del dente in questione (23)” […], quindi il ### ha provveduto a rimuovere il provvisorio, trattare la carie e poi riconfezionare un nuovo provvisorio ma, a dire del ### tale tecnica di intervento è risultata errata perché occorreva l'allungamento di corona clinica, l'eventuale ostrusione della radice, il perno moncone radicolare e la capsula.  ### praticato dal ### risulta, secondo il dott. ### solo transitoriamente efficace “verosimilmente perché pulendo la corona del dente dai batteri si è avuto un miglioramento della infiammazione gengivale. Dopo poco tempo però […] vi è un peggioramento della sintomatologia (il dente causa del dolore era il 24 e non il 23). Il dott. ### attribuisce erroneamente tale recrudescenza ad una carie grave alla radice dell'incisivo laterale accanto al canino (il 22) che, però, dalle panoramiche a nostra disposizione appare solo ruotato ma integro. Una lastra endorale, se eseguita a suo tempo, [avrebbe potuto] dimostrare la tesi del dott. ### […] che decide di praticare una nuova cura canalare del 22, ritenendo erroneamente che questa fosse la causa del dolore. […] sfortunatamente, essendo il dente in questione ruotato, si ha una certa difficoltà a reperire il corretto asse del canale e, come succede spesso in questi casi, viene creata una falsa strada e uno sprofondamento della radice, per fortuna, nella parte più coronale ma non apicale. La polpa non viene asportata e, restando scoperta, è sì causa di forti dolori resistenti alle terapie farmacologiche. La soluzione è quella di procedere ad una corretta cura canalare, che viene di fatto effettuata da altro dentista, il dott.  ### da ### come riferito da entrambe [le parti] […]. In tutta questa storia verosimilmente la vera causa del fastidio non era né il canino né ovviamente l'incisivo laterale (che ha esacerbato il dolore perché maltrattato in un primo momento dal dott. ###, ma […] un 24 (primo premolare superiore sinistro) accanto al famoso canino. Infatti da una lastra successiva, datata 17/04/2008, tale dente (il 24) appare evidentemente affetto da una carie a livello della radice, già a contatto con la polpa, ecco perché il dolore persisteva. Tuttavia il dott. ### ritiene opportuno, persistendo i sintomi dopo la corretta terapia canalare del dott. ### del 22, che bisogna estrarre il 23 (la radice residua del famoso canino). Questo anche contro il parere del dott. ### D'### (dentista implantologo di ### chiamato a consulto. Il dott.  ### opta quindi per una terapia demolitiva estraendo la radice del canino, effettua una estrazione del 23 […] a cui segue un nuovo dolore per un probabile scarso sanguinamento dell'alveolo e l'insorgenza della così detta “alveolite secca”, sindrome dolorosa legata alla necrosi e infezione secondaria dell'osso alveolare, che viene trattata con raschiamento dell'osso. Il calvario di fatto termina alla devitalizzazione del vero colpevole: il 24 (primo premolare superiore sinistro). 
Il dott. ### ha individuato i danni patiti dalla ### in conseguenza degli interventi praticati dal ### ovvero: 1) perdita della radice del 23 (canino superiore sinistro), danno estetico sull'osso conseguente alla estrazione non indispensabile perché curabile e curata erroneamente e inutilmente […]; 2) perdita parziale di osso alveolare nella zona del 23 con conseguenze sull'estetica e la funzione dell'impianto effettuato successivamente in sua sostituzione dovuta all'estrazione del 23; 3) devitalizzazione, capsula e perno verosimilmente non necessari a carico dell'incisivo laterale, stimando il costo in € 1.270,00; 4) grave indebolimento della struttura del 22 a causa delle falsa strada nel primo tentativo di devitalizzazione, con conseguente maggior rischio di frattura della corona o della radice; 5) terapia antidolorifica e antibiotica protratta nel tempo, che non sarebbe stata necessaria se fosse stata fatta corretta diagnosi e terapia canalare da subito a carico del 24; 6) danno economico per l'impianto necessario sul 23 quantificabile in € 850,00. La capsula sul canino andava comunque eseguita e non può essere oggetto di valutazione; 7) assenza di danno a livello del 24, ove comunque sarebbe stata necessaria (sebbene prima) la cura canalare ###, con collocazione del perno radicolare e della capsula. 
Ha indicato il 9-10% di danno biologico includendo il danno da incongrua somministrazione di antibiotici e una sfumata sindrome ansiosa “che affiora dall'esame colloquiale della Pirajno”, oltre a una inabilità temporanea assoluta di 30 giorni e una inabilità relativa al 50% di giorni trenta. 
La predetta ### è stata criticata dal ### già in sede di comparsa di costituzione; essa risulta certamente poco motivata nella valutazione del danno biologico. Dunque, tenuto conto delle predette contestazioni, al fine di ottenere ogni utile elemento in merito al dedotto inadempimento del convenuto e alla sussistenza del nesso di causalità è stata disposta apposita ### d'### La prima Consulente nominata, dott.ssa ### è giunta a conclusioni diverse rispetto a quelle del dott. #### ha affermato che il ### propose alla ### un piano terapeutico che prevedeva “endodonzia 2.2 - 2.4, avulsione 2.3 per esigua struttura dentaria si tenta prima il recupero dentario del 2.3”, cui la paziente accettò di sottoporsi previa sottoscrizione (in data ###) del relativo consenso informato che trovasi agli atti dell'### Il detto piano terapeutico fu, però, eseguito solo in parte (rimozione dell'elemento dentario provvisorio del 2.3, trattamento endodontico dello stesso elemento, trattamento endodontico del 2.2 ed estrazione del residuo radicolare del 2.3) poiché, come peraltro confermato da entrambe le parti, la paziente - per il perdurare della sintomatologia algica - decise di proseguire le cure rivolgendosi ad altro odontoiatra. 
La dott.ssa ### ha quindi affermato che anche sulla base delle “raccomandazioni cliniche in odontostomatologia” dettate dal Ministero della ### (2017), prima di proporre un piano terapeutico il dott.  ### avrebbe dovuto eseguire un esame clinico intraorale attraverso l'apprezzamento delle obbiettività (osservazione, palpazione, percussione), prove di mobilità, sondaggio parodontale, analisi occlusale, prove di vitalità ed esami radiografici endorali. Il dott. ### riferisce di avere effettuato esame intraorale con percussione degli elementi dentari in questione e di avere altresì eseguito rx (non messi a disposizione della sottoscritta) endorali. Attraverso le superiori indagini (che la sottoscritta ritiene possano essere in linea teorica idonee e sufficienti per la disamina del caso in questione) il dott. ### riferisce di avere riscontrato la presenza di un elemento provvisorio incongruo in arcata sul 2.3 causa di una lesione periapicale a carico del parodonto, dolenzia alla percussione sullo stesso elemento, una carie penetrante sul 2.2 ed una piccola lesione cariogena sul 2.4. Da quanto sopra può trarsi che il dott. ### effettuando un approccio sostanzialmente corretto, abbia individuato le patologie da cui era affetta la paziente e proposto i conseguenti ### trattamenti terapeutici (con le corrette priorità dettate dalle sintomatologie in essere) che risultano indicati nel consenso informato. 
Tale considerazione si fonda sul presupposto (non verificabile dalla sottoscritta cui non è stato messo a disposizione l'esame rx che il dott. ### avrebbe eseguito) che effettivamente vi fosse una lesione del fascio vascolo-nervoso e della camera pulpare del 2.2 ed una presenza di carie sul 2.4. 
Relativamente al 2.2 la sottoscritta non può che ribadire la correttezza della scelta terapeutica ### qualora attraverso l'esame radiografico fosse stata effettivamente riscontrata una carie penetrante così come riferito dal dott. ### In tale ipotesi non si potrebbe certamente parlare di una provocata perdita dell'elemento dentario in questione che, invece, sarebbe stato trattato in maniera congrua. Va, però, evidenziato ancora una volta, che tale circostanza non è verificabile dalla sottoscritta in quanto non messa nelle condizioni di poter direttamente esaminare detto rx. 
Relativamente alla rimozione del provvisorio del 2.3, qualora realmente tale elemento provvisorio avesse determinato una lesione parodontale (oggi non più verificabile) risulta corretta la scelta terapeutica adottata. 
Stante la persistenza della sintomatologia dolorosa, nonostante la rimozione del provvisorio, appare, infine, corretta la scelta terapeutica di ritrattare endodonticamente il 2.3. Persistendo ancora la sintomatologia dolorosa risulta infine corretta la scelta di procedere all'estrazione (maggio del 2008) del residuo radicolare del 2.3 già programmata ed evidentemente dettata dalla constatazione dell'esiguità della radice di detto elemento che non avrebbe potuto soddisfare i normali rapporti protesici tra corona e radice.  ###à della detta radice è, peraltro, riscontrabile nell'esame TC in atti eseguito in data ###. 
Non si ravvisano condotte eziologicamente determinanti neanche con riferimento al 2.4 posto che il dott.  ### non ha potuto eseguire le cure preventivate a carico di detto elemento in quanto la paziente ha interrotto il rapporto professionale e si è rivolta ad altro professionista. 
In merito alla alveolite post estrattiva la Consulente ha dichiarato che non vi sono elementi per ascriverle a condotte incongrue del ### Va in ogni caso evidenziato che ove anche fossero riconducibili all'estrazione del 2.3 si tratterebbe di una possibile complicanza non sempre evitabile ed in alcuni casi anche ascrivibile a condotte igieniche inidonee poste in essere dal paziente successivamente alla terapia estrattiva. 
Le conclusioni cui è giunta la dott.ssa ### non sono risultate convincenti, tenuto conto delle contestazioni mosse dall'attrice, laddove non basate sulla documentazione in atti ma su quanto riferito dal convenuto, in particolare con riguardo alla tipologia di visita da egli effettuata alla ### e all'avvenuta esecuzione di un esame radiografico idoneo ad attestare la carie a carico dell'elemento dentario 2.2. 
Per tali ragioni la ### è stata rinnovata e il CTU appositamente nominato, dott. 
Lucchesi, ha evidenziato che il dott. ### ha diagnosticato alla ### carie penetrante ### dell'elemento dentario 2.2; la corona dell'elemento 2.3 quasi inesistente (molto ridotta) e sul quale era posto un provvisorio “depauperato“ ###; dolore alla percussione del 2.3 e lo stesso presentava all'indagine rx endorale una lesione periapicale; il 2.4 mostrava una piccola rarefazione cariogena sulla superficie cervicale nel versante mesiale. 
Lo stesso dott. ### prospettò alla paziente il seguente piano di cura: trattamento endodontico degli elementi 2.2 e 2.4, avulsione del 2.3 per la sua esigua struttura tentando dapprima il suo recupero; il tutto supportato dalle necessarie terapie farmacologiche del caso prescritte. 
Il Dott. ### iniziò ad occuparsi dell'elemento dentario 2.3 ritrattandolo endodonticamente per posizionarvi successivamente un nuovo manufatto protesico provvisorio, in più sedute (non specificate). […] dall'epoca in cui si presentò all'osservazione del dott. ### e fino al tempo in cui interruppero entrambe ogni rapporto medico/paziente, non risultano annotazioni, in particolare nessuna anamnesi generale e specifica risulta documentata agli atti che avrebbe potuto influenzare ed indirizzare le scelte terapeutiche e/o le tecniche diagnostiche. Solo sulla base delle spese di farmaci documentate per mezzo di copie di scontrini si può dedurre che la signora ### stesse curando una ipertensione arteriosa, situazioni derivanti da affezioni cardiache e/o epatiche, si stesse sottoponendo a profilassi di neuropatie da trattamento con chemioterapici con cisplatino o analoghi, oltre a miorilassanti ad azione centrale.  ###, descrivendo una sintomatologia algica iniziale in regione dell'elemento 2.3, orienta il clinico ad osservare il 2.3 certamente senza trascurare il quadro generale dello stato di salute del cavo orale. Effettuando dapprima l'esame obiettivo (ispezione intraorale ed extraorale, palpazione dei tessuti molli e duri del cavo orale e la percussione degli elementi dentari, sondaggio del parodonto, test di vitalità degli elementi dentari) e l'analisi delle radiografie, ci si orienta sulla base dei segni e sintomi rilevati, sul sottoporre o meno il paziente ad ulteriori esami ed indagini o per confermare una diagnosi o per arrivarci attraverso una diagnosi differenziale tra patologie comunemente correlate da alcuni segni.  ### diagnostico strumentale di elezione per la sintomatologia riferita dalla paziente è la Rx endorale, rispetto ad un'ortpantomografia delle arcate dentarie, (esame sempre utile, preferibilmente aggiornato). 
Alla luce della valutazione dei radiogrammi in possesso e dell'esame obiettivo, possiamo ritenere che la terapia di elezione, per quanto diagnosticato, sia certamente la cura conservativa degli elementi dentari 2.2 e 2.4 oltre al tentativo di recupero del 2.3. Per quest' ultimo, dolente alla percussione e ridotto nella sua superficie tissutale coronale in seguito a precedenti trattamenti (evidenti già dal radiogramma del novembre 2006), era indicato il suo ritrattamento endodontico, nel contempo eseguendo allungamento della corona clinica, la realizzazione di perno moncone fuso ed incapsulamento con corona dapprima provvisoria e, se motivati da una prolungata stabilità nel tempo dello stesso manufatto provvisorio, dopo alcuni mesi, realizzare una corona definitiva in LNP (lega non preziosa) e ceramica. Di contro, se la stabilità del provvisorio non venisse raggiunta, considerando l'esiguo moncone si prende in considerazione un ventaglio di possibili soluzioni alternative protesiche riabilitative, ma la più indicata, nel rispetto del principio di conservazione tissutale, è l'implantoprotesi cioè, previa l'avulsione del 2.3 residuo, l'inserimento al suo posto di una vite implantare biocompatibile. 
A dire del CTU il Dott. ### ha in ogni caso agito secondo scienza e coscienza nell'anamnesi, esame obiettivo, piano di cure e trattamenti, prendendo in considerazione anche il comportamento professionale che l'ha guidato ad occuparsi della paziente con piena disponibilità chiedendo aiuto e supporto ad altri professionisti specialisti del settore. 
Dagli atti, il convenuto ha eseguito sufficientemente l'esame obiettivo per poter diagnosticare quanto già scritto. Ha anche effettuato una radiografia endorale nell'area di interesse come si evince dalle sue dichiarazioni e da quelle dell'attrice, ma mai esibita ad oggi. Non è provato in nessuna dichiarazione che gli ortopantomogrammi precedenti alla prima visita sono passate allo studio del convenuto. Ad ogni modo le due Opt ### in questione, datate 03/8/2006 e 28/11/2006, non evidenziano la lesione cariosa all'elemento 2.4 come riportato nelle precedenti consulenze tecniche, al massimo una lesione periapicale del 2.4 (visibile solo sul primo radiogramma e non sul secondo per difetto qualitativo dell'esame e/o falso radiologico) ma la carie è evidente nel radiogramma del 2008 e solo se sovrapponendola al radiogramma del novembre 2006 si individua anche in quest'ultima una piccola radiotrasparenza al colletto versante mesiale in contrasto con la ricostruzione deboradante vicinoria del 2.3. Ad ogni modo la diagnosi di carie al 2.4 fu fatta dal convenuto e non omessa; la diagnosi ed il corrispondente piano di trattamento proposto all'attrice dal convenuto è da ritenersi affidabile e sottoscritto dalle parti. ### degli interventi generalmente è guidato ed influenzato dalle risposte alle cure e dal loro evolversi, seduta per seduta. Contestabile, invece, la distanza temporale tra il trattamento di un elemento dentario rispetto all'altro. Per trattare questi tre elementi sarebbero stati più che sufficienti 40 giorni, escluse le fasi di un'eventuale scelta di riabilitazione protesica”.  […] Nella considerazione del criterio della possibilità scientifica, la lesione cariosa sull'elemento dentario 2.2 diagnosticata e trattata endodonticamente dal dott. ### può avere un nesso con la perdita dello stesso se il trattamento non fosse stato eseguito completamente, per esempio: se fossero state create delle false strade canalari; se ci fosse una concausa da attribuire ad una malattia parodontale; un'erronea preparazione delle cavità al livello di camera pulpare; un'erronea preparazione dei canali (levigatura, irrigazione, asciugatura, sigillatura). Irregolarità a questi livelli d'intervento rendono l'organo dente debole. 
Agli atti invece risulta che la carie sul 2.2 come diagnosticata, curata secondo il piano preventivato, a seguito della consulenza offerta dal convenuto del dott ### che ha diagnosticato si un trattamento canalare endodontico incompleto (osservando radiologicamente un canale accessorio, che è laterale nel 10 % dei casi ma anche in questa occasione non documentato ne documentabile dalle sole ortopantomografie risalenti al 2006, esame non d'elezione rispetto ad una rx endorale) ma risolvendo con un ritrattamento dello stesso. La sintomatologia algica che solo provvisoriamente e per poco tempo si attenuava per poi riacutizzarsi come riferito dalla paziente dopo ogni intervento del convento e dei suoi consulenti, fu trattata anche preventivamente farmacologicamente (solo per il tempo necessario, secondo prescrizione medica e secondo protocollo). 
Nel mese di Aprile 2008, la paziente autonomamente decide di sottoporsi a radiografia opt ### e tomografia computerizzata dentascan e che questi esami furono passati o meno allo studio del dott. ### è irrilevante in quanto già fatta diagnosi oltre che ritenuti eccessivi sia in termini di esposizione nociva a radiazioni ionizzanti, sia inadatti messi insieme e non prescritti da alcun specialista. 
Nella prima (la ### si possono osservare i trattamenti endodontici sul 2.2 ed il 2.3 e non apprezzabili lesioni apicoradicolari (non è l'esame di elezione per la ricerca di queste lesioni, ancor di più non lo è la dentascan), e nella seconda (la ### si nota una area di radiotrasparenza apicale del 2.3 che giustifica la sintomatologia alla sua percussione durante l'esame obiettivo effettuato del convenuto e giustifica l'algia in regione del 2.3 lamentata dalla paziente. Si evince che la sintomatologia algica fosse sostenuta non dal trattamento in se stesso ma dalla concomitanza delle patologie che interessavano contemporaneamente i tre elementi e diagnosticate sin dal principio dal convenuto: carie del 2.2, del 2.3 e del 2.4 (quest'ultima già visibile ad occhio nudo ad un primo esame obiettivo) che ne giustifica il criterio topografico su base semeiotica. Quindi il trattamento dell'elemento 2.4 eseguito presso un altro studio dal successivo professionista, fu dichiarato trattamento risolutivo considerando la carie del 2.4 la causa principale della sintomatologia lamentata dalla paziente e pertanto fu dato per scontato che una volta curato sarebbero passati i dolori, ma così, in realtà, non accadde. Infatti, dalle certificazioni in atti si evince che a distanza di tempo dai trattamenti sul 2.4 eseguiti dal dott. ### sulla regione del 2.3 avulso sono ricomparsi i dolori così come in regione del 2.2 che il nuovo professionista attribuisce ad un mal trattamento endodontico addirittura per la perforazione del terzo medio della radice dell'elemento 2.2. Ciò non può essere dimostrata senza il supporto di una immagine radiografica quindi tal diagnosi è da considerare alla stessa stregua della diagnosi posta dal convenuto. ### infatti mi dichiara che le radiografie eseguite, per via d'incomprensione e/o disorganizzazione tra colleghi che si sono succeduti al ### furono smarrite. 
Non c'è un nesso con la supposta diagnosi del dott ### su perforazione del terzo medio della radice del 2.2 perchè lo stesso professionista non la individua personalmente radiograficamente ma si affida alle “precedenti diagnosi” (in realtà, in atti non c'è traccia di precedenti diagnosi). Nessuno ha diagnosticato perforazione del terzo medio della radice del 2.2 prima, né esistono radiogrammi che lo dimostrano. La radiotrasparenza nell'area periapicale del 2.3 è ancora presente nel radiogramma del 23/03/09 (si osserva la presenza di un impianto in posizione 2.3, la cura del 2.4 e del 2.2 rivestiti da un manufatto protesico a ponte tra 2.4 e 2.2). I due radiogrammi dell' agosto 2009 invece mostrano una protesi fissa (corona singola) sul 2.2 ed una protesi fissa (due corone fuse insieme) per gli elementi 2.3 e 2.4 ma non la perforazione del terzo medio della radice del 2.2. 
Si apprende con la rx endorale effettuata presso il mio studio che sono stati inseriti 3 viti implantari in posizione 2.2, 2.3, 2.4 evincendone che i successivi interventi sul 2.2 e 2.4 (specie sul 2.4), non sono stati risolutivi come dichiarato dai consulenti della signora ### Non possono essere considerati alcun nesso eziologico, né criteri di continuità e cronologico di alcun danno derivante dalla condotta del convenuto e per la perdita del 2.2 né pregiudizio sul 2.3 in quanto la sintomatologia, oltre che originata dagli elementi 2.2 e 2.4 cariati, fu alimentata dall'affezione a livello apicale del 2.3 che doleva alla percussione. 
Non risultano dati che dimostrano trattamenti curativi e conservativi successivi all'endodonzia del 2.4 nel mese di luglio 2008 per evitare di perdere i suddetti elementi dentari quali potevano essere ritrattamenti endodontici di rettifica sulla base dei sintomi descritti ma solo protesizzazione successive a questa (prima un manufatto protesico a ponte tra 2.2 e 2.4 con inevitabile riduzione di tessuto coronale del 2.2, poi una corona singola sullo stesso 2.2 e due corone fuse tra l'impianto in posizione 2.3 e l'elemento 2.4 (già trattato). 
Da segnalare che fino al 3 maggio 2010 le estrazioni del 2.2 e del 2.4 non erano ancora state effettuate come si legge dalla Tac (CD allegato) del 3 maggio 2010. La perforazione del terzo medio della radice dell'elemento 2.2 poteva essere dimostrata anche con una fotografia post-estrattiva. 
Il Consulente ha poi evidenziato che sia per il 2.2 che per il 2.4 i trattamenti successivi a quelli eseguiti dal convenuto risultano, esaminando le immagini rx e fotografiche da luglio 2008 ad agosto 2009, imprecisi, incompleti ed invasivi. 
Ha precisato che la posa di un impianto tende ad eliminare il danno biologico, la mancanza degli elementi dentari 2.2, 2.3 e 2.4 non ha ridotto e non ha contribuito a ridurre in modo permanente la complessiva integrità psicofisica dell'attrice in quanto, allo stato attuale, gli stessi elementi dentari sono stati sostituiti in toto con manufatti implanto-protesici regolarmente osteointegrati, funzionalemente ed efficientemente accettabili esteticamente. In mancanza di postumi non si ritiene dunque misurarne alcuna percentuale. La perdita dell'elemento 2.2 non è causata dall'intervento del convenuto e da quelli eseguiti in consulenza ed analizzando l'unico documento post-intervento (radiografia del 17/04/2008), non sono riscontabili compromissioni morfologiche/strutturali anatomiche, ne danni parodontali (ai tessuti di sostegno continui e contigui all'elemento dentario). Agli atti invece sono presenti immagini RX successive agli interventi del Dott.  ### […] tali immagini mostrano dapprima la monconizzazione e protesizzazione dell'elemento 2.2 e la sua presenza in arcata documentata sino al 03/05/2010 con un esame ### Nonostante il dott. ### abbia dichiarato con una certificazione del 26/09/2008 (a distanza di circa tre mesi dalla prima visita e dai primi interventi) che i dolori che affliggevano la signora ### in corrispondenza del 2.2 abbiano avuto origine dalla “perforazione del terzo medio della radice” senza documentarlo con alcun radiogramma specifico, “proponendo“ un suo ritrattamento e, nel caso i sintomi non fossero regrediti, la sua avulsione e sostituzione con impianto osteointegrato, l'elemento dentario 2.2 quindi rimase in arcata almeno sino al maggio del 2010. 
Dalla proposta di ritrattamento nessun documento è presente agli atti, solo, come specificato sopra, dalle Rx del 2009, si evince la sua monconizzazione e protesizzazione, fino al maggio 2010 era in arcata, oggi è presente al suo posto un impianto osteointegrato. ### 2.3, come esaminato dai dott. #### e D'### ed esaminate le Rx del 2006 e del 2008, avendo una struttura esigua, essendo dolente alla percussione ed essedo visibile una radiotrasparenza in area apicale, è stato estratto dopo un dovuto tentativo di recupero con ritrattamento conservativo/endodontico, come da preventivo. ### 2.4, già esaminato e pianificato il suo trattamento endodontico, lo stesso fu eseguito dal dott. ### in luglio 2008 ma, da come si evince dalla rx successive, lo stesso trattamento risulta incompleto almeno al terzo coronale della radice ed il sigillo apicale non raggiunto. Sullo stesso furono poi realizzate dapprima una corona facente pilastro di un pnte tra il 2.4 e 2.2, successivamente solo fusa con la corona che rivestiva l'abutment (moncone implantare) dell'impianto in posizione 2.3. 
Ha precisato che ogni elemento dentario mancante sia se trattato che protesizzato (soprattutto se sostituito da un impianto osteointegrato), secondo la tabella di ### et al che tiene conto anche della efficienza estetica, la indicazione percentuale (che è per il 2.2=0,75; per il 2.3=1,50; per il 2.4=0.75 se non protesizzabili), viene ridotta di almeno ¾ fino ad annullarla con la presenza di impianti (tabella europea ####. 
Quanto alle manifestazioni allergiche da uso ed abuso di farmaci per la terapia protratta per le prestazioni odontoiatriche, esse sono riferite a certificazioni della dottoressa ### medico di base. Tali certificati, che descrivono una vasculite, risalgono al 2009, circa un anno dopo gli eventi, quindi non può essere attribuita alle terapie farmacologiche assunte nel periodo di assistenza col convenuto ma casomai ai successivi interventi odontoiatrici documentati. 
La vasculite da farmaci si sarebbe dovuta documentare con opportune valutazioni mediche, esami ematochimici e specifici, a volte con biopsia tissutale e diagnostica per immagini ma agli atti nulla di tutto ciò è documentato. Anche le certificazioni di ### ansioso-depressiva reattiva di grado medio sono valutate solo ad un anno e mezzo circa di distanza dall'ultimo intervento del convenuto e dopo i successivi eseguiti da altri colleghi. 
Il CTU ha poi analiticamente esaminato le spese mediche documentate, ritenendo giustificate e/o utili solo poche di esse. 
Nella risposta alle osservazioni formulate dalla parte attrice il CTU afferma che Le evidenti condizioni in rx ### portano a far dedurre che la sintomatologia fosse sostenuta da tutti e tre gli elementi dentari. Il piano di cure stilato dal convenuto interessa tutti e tre gli elementi dentari e dopo le prime cure questa necessità fu confermata dai professionisti richiamati a consulenza dal dottore ### La perforazione del terzo medio della radice del 2.2 non è stata comprovata dalle immagini radiologiche in nostro possesso né il dott ### l'ha potuta constatare obiettivamente, anche se ### stesso ha dichiarato di aver eseguito nell'area d'interesse radiografie ma la parte attrice non le ha prodotte. Il dott. ### (ed il dott. 
Messale lo riporta) non fa alcun riferimento all'elemento 2.2, la sua attenzione viene trascurata fino alla data 26/09/08 in cui certifica che a carico del 2.2 "...è stato precedentemente diagnosticato probabile perforazione del terzo medio a carico della radice del 22 già trattata endodonticamente. Si consiglia ritrattamento endodontico sul 22..." Di quest'ultimo trattamento non c'è traccia, solo si evidenziano la sua assenza in arcata ed interventi di protesizzazione a suo carico documentati radiograficamente (radiogrammi del 2009) e fotograficamente (### disc prodotto dal dott. ### e da me riportati in relazione. Dunque il dott.  ### non ha agito "a tentoni" come ipotizza il CTP nuovamente nelle sue osservazioni. Siamo tutti d'accordo che la rx endorale è l'esame di elezione e, che nessuna rx endorale rvg effettuata dal dott. ### sia presente agli atti è anch'esso un dato di fatto, pertanto, quanto alle osservazioni della CTP a pagina 3 ove riepiloga quanto da me esposto in risposta al quesito 2 della mia relazione su "cosa si dovrebbe fare", non fa altro ancora una volta di allontanare l'attenzione sul dato inconfutabile che il 2.2 presenta quell'area radiotrasparente cervicoradicolare da riferire ad una lesione cariosa messa in evidenza dai radiogrammi del 2006. 
Così riassunti i punti salienti delle ### espletate, si ritiene di basare la presente decisione sulla ### redatta dal dott. ### sicuramente più accurata e analiticamente motivata anche nella risposta alle osservazioni formulate dalla parte attrice, ma occorrerà svolgere nel prosieguo le dovute precisazioni, riservate alla valutazione del Giudice, in merito all'incidenza eziologica dell'operato del dott. ### e alla sua condotta inadempiente. 
Al riguardo la Suprema Corte ha chiarito che nel giudizio di responsabilità tra paziente e medico: - o il medico riesce a dimostrare di avere tenuto una condotta conforme alle leges artis, ed allora egli va esente da responsabilità a nulla rilevando che il danno patito dal paziente rientri o meno nella categoria delle "complicanze"; - ovvero, all'opposto, il medico quella prova non riesce a fornirla ed allora non gli gioverà la circostanza che l'evento di danno sia in astratto imprevedibile ed inevitabile, giacché quel che rileva è se era prevedibile ed evitabile nel caso concreto.   Prevedibilità ed evitabilità del caso concreto che è onere del medico dimostrare (C. Cass., Sez. III, 13328/2015, conf. n. 3704/2018). 
Inoltre, “in tema di responsabilità per attività medico-chirurgica, in presenza di un intervento operatorio che - sebbene eseguito in conformità alle "leges artis" e non determinativo di alcun peggioramento della condizione patologica del paziente - non abbia prodotto alcun risultato di tipo terapeutico, e ciò in ragione dell'omessa esecuzione degli interventi preparatori necessari al suo buon esito da parte della struttura sanitaria, nonché di quelli successivi di natura riabilitativa occorrenti al medesimo scopo, ricorre un inesatto adempimento della struttura per avere dato luogo ad una ingerenza priva di utilità nella sfera psico-fisica del paziente, alla quale consegue un danno di natura non patrimoniale ravvisabile sia nella limitazione del proprio agire, sofferta dal paziente per il tempo occorso per le fasi preparatorie, di esecuzione e postoperatorie dell'intervento, sia nella sofferenza derivante tanto da tale limitazione, quanto dalla successiva percezione della inutilità del trattamento subìto” (C. Cass., n. 12597/2017). 
In applicazione dei superiori principi, è possibile rilevare come, alla luce della CTU ### gli interventi eseguiti dal ### non siano risultati risolutivi. È pacifico tra le parti che la ### si è rivolta al ### perché accusava sintomatologia dolorosa a carico dell'arcata superiore, quadrante di sinistra.  ### ha proposto il trattamento dei tre denti a suo dire interessati, ovvero il 2.2, il 2.3 e il 2.4. 
Il dott. ### ha individuato, sulla base dell'esame RX in atti, la carie sull'elemento dentario 2.2 - dunque, il trattamento del predetto elemento dentario risulta corretto - ha pure evidenziato l'eccessiva dilatazione dei tempi di cura riconducibili al ### non vi è prova dell'avvenuta esecuzione dell'rx endorale, solo allegata dal ### e certamente la scelta di curare per ultimo il 2.4, ritenuto la principale causa della sintomatologia dolorosa accusata dalla ### è stata operata in autonomia dal ### Per converso, la cura sull'elemento dentario 2.4, proposta dal ### non è stata da questi eseguita perché la ### si è poi rivolta ad altri medici, mentre l'omessa prova dell'alveolite non consente di affermare con certezza la sua presenza e la sua riconducibilità all'operato del ### Peraltro il CTU ha pure chiarito che neppure gli interventi praticati dal dott. ### che ha avuto in cura la ### dopo il dott. ### sono risultati risolutivi, posto che nel 2010 la ### si è dovuta sottoporre agli impianti dei tre elementi dentari trattati prima dal ### e poi dal ### A questo punto va evidenziato che gli interventi eseguiti dal ### alla luce della CTU ### non sono risultati in sé scorretti, ma non hanno prodotto la risoluzione della sintomatologia dolorosa accusata dalla ### e per la quale l'attrice si era rivolta al ### A ciò si aggiunga che la scelta della tempistica e dell'ordine degli interventi è stata operata dal ### il quale, senza produrre l'rx endorale, solo allegato, non ha dimostrato in giudizio la correttezza di un tale ordine di priorità nell'esecuzione dei predetti interventi.  ### la Suprema Corte il nesso di causalità va accertato “valutando tutti gli elementi della fattispecie, al fine di stabilire se il fatto era obiettivamente e concretamente (cioè con riferimento a quel singolo caso contingente) idoneo a produrre l'evento” (C. Cass. n. 23059/2009). 
Le conclusioni del ### sopra riportate, alla luce del predetto principio di diritto, consentono di affermare che i problemi da cui era affetta la ### non sono stati risolti con gli interventi eseguiti dal ### il quale, non avendo imprudentemente documentato la correttezza della tempistica e dell'ordine degli interventi eseguiti, ne risulta responsabile, essendosi gli stessi rivelati inutili. 
Il Consulente non ha riconosciuto una menomazione dell'integrità psicofisica della ### dal momento che con la successiva realizzazione degli impianti (già eseguita all'epoca di introduzione del giudizio) si è ottenuta una restitutio in integrum. 
In sostanza, con gli interventi eseguiti dal ### la ### non ha avuto il miglioramento sperato e ha sopportato le spese mediche e i disagi connessi al trattamento eseguito dal convenuto. 
Ciò posto, l'attrice non ha documentato le spese mediche sostenute per le cure eseguite dal ### come avrebbe dovuto e potuto fare. 
Le parti hanno entrambe fatto riferimento ad un accordo transattivo del 23.12.2008, in virtù del quale il ### si è impegnato a versare alla ### la somma di € 3.300,00, a titolo di risarcimento danni per le lesioni cagionate e per le cure mediche affrontate e da affrontare, dichiarando in quella sede ###favore dell'attrice della somma di € 800,00, con un residuo di € 2.500,00, da versare in tre rate alle scadenze ivi indicate, poi non rispettate.  ### ha contestato la validità dell'accordo in esame e ne ha chiesto la risoluzione per inadempimento, avanzando, in via riconvenzionale, domanda di restituzione della somma già pagata all'attrice. 
In effetti l'accordo transattivo - tale è in ragione delle reciproche concessioni rilevabili dalla lettura dell'atto - non risulta adempiuto dallo stesso convenuto, che ne invoca la risoluzione a tal fine; ma l'attrice, dal canto suo, si è già comportata ritenendo l'intervenuta risoluzione dell'accordo - sulla base della clausola risolutiva espressa ivi menzionata - avendo agito in giudizio per la tutela dei suoi diritti.  ### ha prodotto in giudizio l'accordo transattivo solo in quanto ha ritenuto che dallo stesso potesse desumersi l'ammissione di responsabilità del convenuto per i fatti oggetto di causa. 
Come osservato dai giudici di legittimità, in presenza di una transazione novativa il giudice non può far da essa discendere la declaratoria di cessazione della materia del contendere sul rapporto originario ove le parti, a norma dell'inciso finale dell'art. 1976 c.c., abbiano espressamente previsto il diritto alla risoluzione per il caso di inadempimento, atteso che il verificarsi della condizione risolutiva determina la reviviscenza del rapporto originario antecedente alla risolta transazione, ad onta del carattere novativo della stessa (C. Cass., n. ###/2019). 
Orbene, a questo punto, è possibile dichiarare l'intervenuta risoluzione della scrittura privata del 23.12.2008, con conseguente reviviscenza del rapporto originario, in relazione al quale sussiste la responsabilità del ### nei limiti sopra indicati, ovvero per avere eseguito nei confronti dell'attrice degli interventi sanitari rivelatisi inutili. 
In merito al quantum, deve rilevarsi che né l'attrice né il convenuto hanno indicato il costo degli interventi in esame, che, a dire del ### anche gli interventi eseguiti dal ### non sono risultati risolutivi, essendo stato necessario poi procedere con gli impianti, dunque le spese documentate a tal fine non possono essere eziologicamente ricondotte all'operato del ### e che quindi è possibile in questa sede riconoscere alla ### solo il danno di natura non patrimoniale ravvisabile sia nella limitazione del proprio agire, sofferta dal paziente per il tempo occorso per le fasi preparatorie, di esecuzione e postoperatorie dell'intervento, sia nella sofferenza derivante tanto da tale limitazione, quanto dalla successiva percezione della inutilità del trattamento subìto” (C. Cass., 12597/2017). 
Le cure praticate dal ### si sono protratte comunque per pochi mesi e la ### ha mostrato di essersi adoperata per risolvere i suoi problemi, rivolgendosi ad un altro professionista. 
Non sono invece emersi, alla luce delle conclusioni del ### i danni psichici e/o gli ulteriori danni biologici, lamentati dalla ### Ciò posto, per il danno non patrimoniale come sopra individuato è possibile, in via equitativa, ritenere satisfattiva la somma di € 800,00, già versata dal convenuto all'attrice, in tal modo rigettando la domanda riconvenzionale di restituzione avanzata dal convenuto.  ### della controversia - con il riconoscimento degli interventi inutili eseguiti dal ### ma di un minimo danno, rispetto a quelli richiesti dall'attrice, e con il rigetto della domanda riconvenzionale di restituzione - consente di compensare le spese di lite tra le parti e di lasciare a carico della ricorrente le spese del procedimento per ### Le spese di CTU del presente giudizio sono poste definitivamente per metà a carico della parte attrice e per metà a carico del convenuto.  P.Q.M.  Il Tribunale, definitivamente pronunciando nel giudizio n. r.g. 3785/2014, vertente tra #### e ####, disattesa e respinta ogni diversa istanza, eccezione e difesa così provvede: 1. Dichiara l'intervenuta risoluzione della scrittura privata conclusa tra le parti il ###; 2. Accoglie la domanda dell'attrice nei limiti di cui in motivazione e, per l'effetto, dichiara la responsabilità di ### per gli interventi da questi eseguiti nei confronti di ### 3. Dichiara l'esaustività della somma di € 800,00, già versata dal ### alla ### a titolo risarcitorio; 4. Rigetta la domanda riconvenzionale di restituzione avanzata dal ### 5. Compensa le spese di lite tra le parti; 6. Pone le spese di CTU definitivamente per metà a carico dell'attrice e per metà a carico del convenuto. 
Così deciso in ### il ###.  ### 

causa n. 3785/2014 R.G. - Giudice/firmatari: Aucelluzzo Milena

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Tribunale di Caltagirone, Sentenza n. 514/2024 del 09-07-2024

... non presenta le caratteristiche della clausola risolutiva espressa ex art. 1456 c.c.. In ogni caso, alla luce anche di quanto sopra accertato, ricorrono i presupposti per dichiarare la risoluzione del contratto di locazione per grave inadempimento della parte conduttrice ai sensi degli artt.. 1453 e 1455 c.c.. Il canone di locazione, infatti, “ponendosi in rapporto di corrispettività rispetto alla prestazione del locatore, integra con quest'ultima la causa onerosa del contratto e, pertanto, il mancato pagamento del canone incide in modo intollerabile sull'equilibrio negoziale e priva di causa il godimento dell'immobile nel corrispondente periodo, giustificando la risoluzione del contratto” (cfr. Cass. civ., sez. III, 21/12/1998, n. 12769). Nella fattispecie trova, in particolare, (leggi tutto)...

REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO TRIBUNALE DI CALTAGIRONE SEZIONE CIVILE Il Giudice, visto il decreto di sostituzione dell'udienza del 9/5/2024 con note ai sensi dell'art. 127 ter c.p.c.; viste le note autorizzate depositate dall'avv. ### nell'interesse di ### e ### e dell'avv. ### nell'interesse della ### s.r.l.; ha pronunciato la seguente SENTENZA nel procedimento n. 1344/2021, avente ad oggetto “### di sfratto per morosità (art. 658 c.p.c) - uso diverso” #### nata a ### il ###, c.f. ###, e #### nata a ### il ###, c.f. ###, nella qualità di erede legittima di ### nato a ### il ###, deceduto in data ###, rappresentate e difese dall'avv. ### ed elettivamente domiciliate presso il suo studio sito in ### in ### G. Attaguile n. 18, giusta procura in atti. 
RICORRENTI CONTRO ### S.R.L., in persona del legale rappresentante pro tempore, ### P. IVA ###, con sede ###### via ### D'### n. 9, rappresentata e difesa dall'avv. ### ed elettivamente domiciliata presso il suo studio sito in ### via ### n. 221, giusta procura in atti. 
RESISTENTE ### E IN DIRITTO DELLA DECISIONE Con atto di intimazione di sfratto per morosità notificato in data ###, ### e ### convenivano in giudizio la società ### s.r.l. al fine di ottenere la convalida dello sfratto per morosità e l'ingiunzione di pagamento per i canoni scaduti e a scadere.
Deducevano, in particolare, di aver concesso in locazione alla ### s.r.l. per uso commerciale l'immobile sito in ### via ### D'### n. 9, piano terra, in ### al ### 146, ### 284, sub. 10 (ex sub. 9) e relativa corte sub. 10 (ex sub. 9) stipulato in data ### e registrato il ### al n. 65 serie ### presso l'### delle ### - ### di ### per un canone annuale di € 28.000,00, da pagarsi in rate mensili anticipate (entro il 10 del mese) di € 2.333,33, e che la stessa si era resa morosa del pagamento dei canoni locativi a far data dal mese di marzo 2020 sino ad aprile 2021 (pagati solo in parte) per totali € 13.266,63, nonché dell'integrale pagamento dei canoni da maggio a settembre 2021 per un importo di € 11.666,50, oltreché dell'imposta IMU per gli anni 2019 ###, 2020 (acconto e saldo) e 2021 ### per totali € 6.740,00. 
Precisavano di avere già intimato lo sfratto per morosità alla società conduttrice in data ### e che il relativo procedimento, iscritto al n. 684/2020 R.G. del Tribunale di ### era stato definito con verbale di conciliazione del 15/10/2020, con il quale le parti avevano concordato: a) la rinegoziazione temporanea del canone di locazione in € 1.300,00 mensili, con decorrenza dal mese di luglio 2020 sino al termine del periodo di chiusura delle discoteche imposto dalla normativa anti covid; b) il pagamento di € 4.000,00 a saldo dei canoni di marzo, aprile, maggio e giugno 2020, oltre alla cessione del credito d'imposta del 60% sull'importo del canone complessivo di € 2.333,33 ex D.L. 34/20 e D.L. 104/20; c) il pagamento di € 3.900,00 per i canoni di luglio, agosto e settembre 2020, mediante la consegna di effetti cambiari con scadenza il ###; d) l'obbligo di pagamento dell'IMU 2020, come da contratto. 
Evidenziavano di aver altresì concordato con la conduttrice che il mancato pagamento anche di un solo canone come rinegoziato, entro i primi dieci giorni del mese successivo a quello di scadenza, avrebbe comportato la risoluzione dell'accordo; circostanza in effetti verificatasi (atteso che la società intimata si era resa morosa nel pagamento dei canoni da maggio a settembre 2021), con la conseguente riespansione del diritto della parte locatrice al pagamento dei canoni dovuti come da contratto. 
Rappresentavano, inoltre, che la conduttrice non aveva adempiuto all'obbligo previsto all'art. 4 del contratto di sottoscrivere una polizza assicurativa in favore dei locatori per i danni derivanti all'immobile da incendio o atti vandalici entro la data di inizio dell'attività di discoteca (30/10/2018), nonché che la stessa aveva eseguito delle opere senza alcuna autorizzazione (segnatamente, aveva collocato un condotto di evacuazione di fumi e vapori sotto due finestre dell'appartamento di proprietà di ### due bombole di gas gpl in aderenza al muro perimetrale dello stabile esposte ai raggi solari, delle telecamere di videosorveglianza su tutto il perimetro dell'immobile in violazione del diritto alla privacy degli istanti e dei rispettivi nuclei familiari) di cui chiedeva la rimozione per il caso di opposizione. 
Con comparsa di risposta del 6/10/2021, si costituiva in giudizio la ### s.r.l. la quale si opponeva alla convalida dello sfratto e chiedeva rigettarsi l'intimazione di sfratto eccependo, in primo luogo, l'eccessiva onerosità sopravvenuta della prestazione a causa delle chiusure disposte dai provvedimenti governativi emanati a far data dal marzo 2020 ai fini del contenimento dell'emergenza epidemiologica da diffusione del covid-19 e dei connessi riflessi sull'attività svolta nell'immobile locato (eventi e serate danzanti), anche alla luce di quanto previsto proprio in tema di omesso o ritardato pagamento dall'art. 91 del D.L. del 17/03/2020. Rappresentava, infatti, di aver azzerato totalmente gli incassi per un periodo di 19 mesi, come risultante dalla relazione asseverata del ### che allegava e che l'immobile, dal 6 marzo 2020, era “del tutto inutilizzato ed, in ogni caso, non utilizzato per gli scopi previsti dal contratto di locazione che per la clausola contrattuale risulta essere esclusivamente commerciale”. Deduceva, pertanto, l'inapplicabilità dell'art. 1218 c.c. posto che l'inadempimento ovvero il ritardo era stato determinato da causa ad essa non imputabile. 
Rappresentava, inoltre, di aver cercato di superare la difficoltà economica determinata dalla chiusura delle discoteche procedendo “ad una parziale conversione dell'oggetto dell'attività, adibendo parte dei locali ad attività di ristorazione ed enogastronomica”, mediante importanti investimenti. 
Tuttavia, parte locatrice, non adempiendo alle proprie obbligazioni, per un verso, dal mese di maggio 2020 aveva distaccato l'innesco dell'impianto antincendio, come confermato nella missiva del 5/1/2021, rendendo di fatto l'immobile locato inutilizzabile, e, per l'altro, non aveva mai concesso la piena disponibilità del terreno retrostante l'immobile, esteso 1.200 mq del terreno, pure oggetto del contratto di locazione. Inoltre, l'intimata lamentava l'abbattimento da parte di ### marito di ### di 32 alberi di ulivo “presenti nei luoghi oggetto della locazione”. 
In via subordinata, eccepiva in compensazione dei canoni richiesti per il periodo da maggio a settembre 2021, con la metà della somma versata a titolo di “deposito cauzionale” al momento della sottoscrizione del contratto, pari ad € 7.000,00, in quanto eccedente il limite delle tre mensilità previsto dall'art. 11 l. 392/1978, e chiedeva la restituzione dei restanti 7.000 euro. 
Contestava, inoltre, la somma richiesta a titolo di canoni scaduti evidenziando che la stessa supponeva la risoluzione dell'accordo transattivo sottoscritto “senza che sul punto sia intervenuta alcuna pronuncia giudiziale” e non tiene conto dei “numerosi inadempimenti contrattuali” posti in essere dalla parte locatrice.
Quanto al mancato pagamento dell'### deduceva di aver comunicato con pec del 23/12/2021 di essere disponibile al pagamento dell'imposta, previa presentazione del modello ###, già pagato dai proprietari. In ogni caso, contestava l'importo così come determinato eccependo in compensazione quanto versato in più per la registrazione del contratto di locazione. 
Quanto, invece, alla richiesta di rimozione della canna fumaria evidenziava che si trattava, in realtà, di un tubo di scarico dei vapori propedeutico all'attività di ristorazione, attività quest'ultima prevista dall'art 4.2 del contratto di locazione, ancora non ultimato. Quanto, ancora, alla collocazione delle bombole di gas evidenziava che le stesse erano state posizionate in aderenza al muro perimetrale dello stabile su esplicita richiesta dei locatori. Infine, rappresentava che l'impianto di videosorveglianza era obbligatorio per l'attività di discoteca e che, in ogni caso, riprendeva solo i locali locati. 
Per quanto esposto, si opponeva alla convalida dello sfratto. 
A fronte dell'opposizione di parte intimata, veniva rigettata la richiesta di convalida dello sfratto, di emissione del decreto ingiuntivo e dell'ordinanza di rilascio e disposto il mutamento del rito, previo esperimento della procedura di mediazione obbligatoria. 
Con memoria integrativa depositata in data ###, ### e ### dato atto dell'esito negativo della mediazione, insistevano nell'accoglimento delle proprie domande e, in particolare, nella dichiarazione di risoluzione del contratto di locazione per inadempimento della ### s.r.l. (invocando a tal fine la clausola contrattuale di risoluzione di diritto del contratto nel caso di mancato pagamento anche solo parziale del canone di locazione con ritardo superiore a trenta giorni rispetto al termine previsto in contratto) con condanna della stessa al rilascio dell'immobile e al pagamento dei canoni scaduti e a scadere, stante la mancata corresponsione di alcuna somma nelle more del giudizio, oltre al pagamento delle somme dovute a titolo di #### e ### In particolare, alla luce delle eccezioni formulate da controparte, facevano rilevare che, a fronte dell'integrale sospensione del pagamento del canone, la ### s.r.l. era rimasta nella disponibilità dei locali, continuando ad utilizzarli “sia per scopi personali sia come deposito di merci e beni di varia natura” e che, peraltro, la rinegoziazione del canone, “che ha permesso di riequilibrare il sinallagma contrattuale, evidentemente preclude il richiamo operato da controparte all'eccessiva onerosità sopravvenuta della prestazione”. In proposito, evidenziavano che l'accordo raggiunto (non adempiuto dalla conduttrice e, quindi, risolto) aveva previsto la rinegoziazione del canone per tutto il periodo di chiusura della discoteca e dunque, per un periodo superiore rispetto a quanto previsto dall'art. 6-novies, comma 2, della legge n. 106/2021, che modificando il decreto-legge 25 maggio 2021 n. 7, aveva sancito la rinegoziazione temporanea del canone per un periodo massimo di cinque mesi. Rappresentavano, altresì, che l'acquisto di beni strumentali da parte della società resistente non era legato alla pandemia o all'esigenza di diversificare l'attività aziendale, trattandosi, piuttosto, di un acquisto obbligato, in quanto rientrante tra gli impegni assunti dalla società per l'ottenimento del beneficio economico di cui al ### 2014-2020. 
Quanto all'eccezione di inadempimento relativa al distacco dell'impianto antincendio, precisavano che il relativo innesco si trovava all'interno di un locale di proprietà esclusiva di ### marito di ### il quale “volendo favorire la conduttrice, e su esplicita richiesta del legale rappresentante della stessa, solo ed esclusivamente nei giorni di apertura della discoteca, aveva concesso ai conduttori di accedere al suddetto locale per attivare in caso di necessità l'impianto antincendio” e ciò sino al 05/11/2021, data di scadenza della licenza antincendio concessa al legale rappresentante della società ### Pertanto, nessuna manomissione dell'impianto antincendio era possibile imputare a parte locatrice. 
Quanto alle ulteriori eccezioni, rappresentavano, per un verso, di aver messo a disposizione di parte conduttrice il terreno retrostante il fabbricato e, per l'altro, che gli alberi di ulivo abbattuti non erano oggetto del contratto di locazione e che, in ogni caso, l'abbattimento era stato attuato da un soggetto estraneo al contratto. 
Con riferimento alla domanda subordinata di compensazione dei canoni di locazione con la metà delle somme versate a titolo di deposito cauzionale e di restituzione dell'ulteriore metà in quanto eccedente i limiti di legge, evidenziava che, come espressamente previsto nel contratto, la somma di € 14.000,00 era stata versata a titolo di caparra confirmatoria e, quindi, non soggiaceva al limite di cui all'art. 11 della legge sull'equo canone. 
Chiedevano, da ultimo, ordinarsi la rimozione del condotto di evacuazione di fumi e vapori, delle bombole gpl, nonché delle telecamere di videosorveglianza e il risarcimento del danno conseguente alla risoluzione anticipata del contratto, da determinarsi sulla scorta dell'ammontare dei canoni dovuti per tutta la durata residua della locazione. 
Con memoria integrativa depositata in data ###, la ### s.r.l. si riportava alle difese già spiegate in sede memoria di costituzione nel procedimento di convalida e chiedeva il rigetto delle domande avverse, aggiungendo di aver provveduto a proprie spese, stante la riapertura delle discoteche in data 11 febbraio 2022 e il perdurante inadempimento dei locatori, al ripristino dell'impianto antincendio. 
In via riconvenzionale, chiedeva condannarsi le locatrici “al risarcimento del danno emergente , costituito dalle spese effettuate dalla società resistente per l'istallazione di nuovo impianto antincendio; il tutto per l'importo di € 23.384,82; (…) al risarcimento del lucro cessante, costituito dalle perdite dovute al mancato guadagno er i mesi da maggio a novembre 2021, il tutto per l'importo di € 31.176,18, ovvero nella maggiore o minore somma che risulterà a seguito di CTU contabile, di cui , sin da adesso si chiede la disposizione; (…) al pagamento in favore della società convenuta della somma di € 7.000,00, a titolo di cauzione versata nella somma eccedente il limite legale ed indebitamente trattenuta dalle locatrici”, ovvero, in subordine, nel caso di risoluzione del contratto di locazione “al pagamento in favore della società convenuta della somma di € 400.000,00, quale aumento del valore locatizio e commerciale dell'immobile inizialmente locato. Il tutto nella maggiore o minore somma che il G.I. riterrà di giustizia, anche a seguito di nomina di CTU tecnica”. 
La causa veniva istruita in via documentale e mediante l'assunzione delle prove testimoniali articolate dalle parti, all'esito delle quali, rimasti infruttuosi i tentativi di conciliazione esperiti, veniva fissata udienza per la decisione. 
Le parti con note ex art. 127 ter c.p.c. insistevano nei propri scritti difensivi. 
In particolare, la conduttrice lamentava di aver dovuto spostare la cucina presso altri locali a causa del diniego alla istanza del 15/12/2022 con cui aveva chiesto “di poter allocare il tubo di scarico dei vapori della cucina” con un aggravio di costi pari ad € 14.345,00. 
La causa viene, quindi, decisa con la presente sentenza.  *** 
La domanda di risoluzione per inadempimento formulata da ### e ### è fondata e va accolta per le ragioni di seguito esposte.  ### di sfratto per morosità introduce una domanda giudiziale volta ad ottenere la risoluzione del contratto di locazione per inadempimento del conduttore, ai sensi dell'art. 1453 In base a quest'ultima disposizione, ai fini della risoluzione è necessario che l'inadempimento del conduttore possa considerarsi “grave”, dovendosi trattare “di un inadempimento di non scarsa importanza, avuto riguardo all'interesse del locatore”. 
Inoltre, ai fini della prova dell'inadempimento, l'istante che agisca per la risoluzione del contratto o per il risarcimento del danno, ovvero per l'adempimento, ha l'onere di provare la fonte negoziale o legale del suo diritto ed il relativo termine di scadenza, limitandosi alla mera allegazione dell'inadempimento dell'altra parte, mentre il debitore convenuto è gravato dall'onere della prova del fatto estintivo dell'altrui pretesa, costituito dall'avvenuto adempimento (cfr. Cass. civ. S.U.  13533/2001). 
Eguale criterio di riparto dell'onere della prova deve ritenersi applicabile al caso in cui, come nella specie, il debitore convenuto per l'adempimento, la risoluzione o il risarcimento del danno si avvalga dell'eccezione di inadempimento ex art. 1460 c.c. (risultando, in tal caso, invertiti i ruoli delle parti in lite, poiché il debitore eccipiente si limiterà ad allegare l'altrui inadempimento, ed il creditore agente dovrà dimostrare il proprio adempimento ovvero la non ancora intervenuta scadenza dell'obbligazione). 
Nel caso di specie, parte ricorrente ha prodotto il contratto di locazione ad uso commerciale registrato presso l'### di ### dell'### delle ### il ###, al n. 65 serie ### (Doc. allegato 1 all'atto di intimazione di sfratto per morosità). Ha, altresì, allegato l'inadempimento della conduttrice consistente, principalmente, nel mancato pagamento dei canoni di locazione dovuti dal mese di maggio 2020 e protratto per tutta la durata del presente giudizio (salvi i pagamenti parziali eseguiti sino al mese di aprile 2021 e il pagamento delle mensilità di dicembre 2022, gennaio e febbraio 2023 avvenuto in corso di causa, come affermato dalle locatrici). 
A fronte delle produzioni documentali dell'intimante, la ### s.r.l., su cui gravava l'onere della prova di fatti eventualmente impeditivi o estintivi della pretesa della parte locatrice, non ha contestato di essere inadempiente rispetto all'obbligazione di pagamento dei canoni di locazione, né di aver avuto la disponibilità dell'immobile. Ha, nondimeno, eccepito, per un verso, l'eccessiva onerosità sopravvenuta della prestazione derivante dalla situazione pandemica e, per l'altro, l'inadempimento delle locatrici sostanziatosi nella manomissione dell'impianto antincendio, nella mancata concessione della corte retrostante i locali e nell'abbattimento degli alberi di ulivo, in quanto condotte idonee ad impedire il pieno godimento della res per l'uso previsto in contratto.  1. ### onerosità sopravvenuta della prestazione. 
Sotto il primo profilo deve, anzitutto, premettersi che, in relazione alle fattispecie analoghe alla presente sottoposte all'attenzione della giurisprudenza di merito a seguito dell'emergenza sanitaria, è stato affermato che non può “ritenersi esistente un diritto, fondato sulla disciplina della emergenza epidemiologica e sulla crisi che ne è scaturita, alla sospensione od alla riduzione del canone od ancora alla sua modifica da parte del conduttore che è rimasto nel godimento materiale dell'immobile con la propria famiglia oppure con la propria struttura, con i propri beni strumentali e con le proprie merci” e non può neanche “ritenersi legittima la unilaterale auto-sospensione od autoriduzione dei pagamenti, essendo tra l'altro, di regola, prevista nei contratti di locazione la clausola del c.d. solve et repete” (cfr. Tribunale Roma, sez. VI sez., 08/11/2021 n. 17419; Tribunale Roma, sez. VI, 15/02/2022, n.2476). 
Inoltre, l'art. 91 del D.L. 18/2020, a mente del quale “il rispetto delle misure di contenimento di cui al presente decreto è sempre valutato ai fini dell'esclusione, ai sensi e per gli effetti degli articoli 1218 e 1223 del codice civile, della responsabilità del debitore”, citato dalla conduttrice, non è invocabile nella fattispecie. 
Con tale disposizione, infatti, il legislatore ha inteso disciplinare unicamente le conseguenze di eventuali ritardi negli adempimenti contrattuali derivanti dall'attuazione delle misure di contenimento dal contagio, non anche giustificare l'inadempimento del conduttore alle obbligazioni contrattuali. Peraltro, l'applicazione di detta disposizione non è automatica, essendo rimessa al giudice la concreta valutazione dell'incidenza, sull'inadempimento, delle misure di contenimento adottate dal ### in coerenza con i principi e le regole della responsabilità civile, che non sono derogati, ma ivi espressamente richiamati. In particolare, si è osservato che la norma “consente al giudice di ritenere giustificato l'inadempimento ove esso sia conseguenza, diretta o indiretta, del rispetto delle misure emergenziali finalizzate al contenimento della pandemia, per tutta la durata in cui esse rimangono in vigore. Il ritardo nel pagamento non dà luogo a responsabilità contrattuale del debitore solo se correlato all'adozione delle misure restrittive e fin tanto che esse perdurano, ma non è di certo giustificato se si protrae anche oltre la vigenza delle stesse, tanto meno sine die” (cfr. Tribunale di Milano Sentenza del 10/5/2023 n. 3788/2023).  ###. 91 costituisce, difatti, applicazione specifica dell'art. 1256, comma 2, c.c. secondo cui la sospensione del pagamento è giustificata fin tanto che l'impossibilità sopravvenuta perdura, incombendo sul debitore che invoca tale causa di forza maggiore fornire la dimostrazione del nesso di causalità tra il rispetto delle misure di contenimento e l'impossibilità di adempiere, anche in base al principio di vicinanza della prova. 
Nel caso in esame, parte conduttrice non è incorsa in un mero ritardo nell'adempimento ma, pur dopo la rinegoziazione del canone concessa dalle locatrici, ha completamente omesso il pagamento dei canoni da maggio 2021 sino ad oggi (ad eccezione del pagamento delle mensilità di dicembre 2022, gennaio e febbraio 2023) pur rimanendo nella disponibilità dell'immobile locato (impiegato come deposito) e avendo ripreso ad utilizzarlo secondo gli usi convenuti (sala da ballo) almeno dal mese di febbraio 2022 (cfr. pag. 7 della memoria della ### s.r.l.). La conduttrice, dunque, non ha provato la sussistenza dei presupposti della disposizione invocata, ovvero il nesso di stretta correlazione tra l'inadempimento (o meglio il ritardo nell'adempimento) e il rispetto delle misure contenitive che hanno imposto la chiusura dei locali destinati a sala da ballo, essendo piuttosto incontestato sia il mancato pagamento dei canoni, sia l'attuale utilizzo del bene oggetto del contratto di locazione senza il versamento del canone previsto in contratto. 
La sospensione totale dei pagamenti, dunque, si è ### protratta per un periodo di gran lunga superiore alla durata delle misure restrittive e alla ripresa dell'attività. 
Inoltre, fermo il principio dell'ordinamento secondo cui non è configurabile, in astratto, l'impossibilità di adempimento di un'obbligazione pecuniaria (pecunia nunquam perit), va evidenziata l'irrilevanza, ai fini che ci occupano, dell'allegata riduzione del fatturato della società conduttrice per tutto il 2020 e il 2021 (peraltro non adeguatamente provata, non avendo parte resistente allegato documentazione contabile idonea a riscontrare in giudizio i dati riportati nella perizia tecnica di parte a firma del dott. ### che, in quanto tale, rimane una allegazione difensiva seppur di contenuto tecnico) inerendo quest'ultima alla sfera del rischio di impresa, rischio che grava interamente sulla conduttrice che esercita l'attività commerciale e del quale non può in alcun modo essere gravata, o chiamata a partecipare, la locatrice, che non svolge attività imprenditoriale. 
A ciò si aggiunga che la riduzione del fatturato degli imprenditori, così come dei liberi professionisti, derivante dalla crisi economica connessa alla pandemia da covid-19 ed alle misure di contenimento varate dal ### è stata presa in considerazione dal legislatore per ciò che concerne in linea generale tutti gli imprenditori ed i liberi professionisti con il varo dei cd. “Decreti ristori”. 
In materia di locazioni commerciali, poi, è stato riconosciuto, in favore dei soggetti esercenti attività d'impresa, un credito d'imposta nella misura del 60 per cento dell'ammontare del canone di locazione, cui parte conduttrice ha avuto accesso almeno per gli anni 2020 e 2021; identica previsione è stata introdotta in favore dei soggetti esercenti attività d'impresa, arte o professione (con limiti di ricavi o compensi) per i canoni di locazione, leasing, o concessione di immobili ad uso non abitativo destinati allo svolgimento della propria attività; tutte misure queste che implicano che per il periodo di emergenza sanitaria il canone sia dovuto integralmente e non possa esserne sospeso o autoridotto il versamento, ferma la possibilità per l'imprenditore di accedere agli aiuti economici previsti. 
Deve, ancora, osservarsi che la eccessiva onerosità della prestazione è configurabile in caso di sopravvenuta sproporzione di valori che rende una prestazione non più sufficientemente remunerata dall'altra e, quindi, allorché, rispetto all'epoca di stipulazione del contratto, una prestazione è divenuta più costosa ovvero la controprestazione ha subito una diminuzione di valore. 
Nell'ambito di un rapporto di locazione, l'obbligazione di pagamento del canone, che grava sul conduttore (art. 1576 c.c.), si pone in termini di corrispettività con quella di consentire il godimento del bene locato, che grava sul locatore (art. 1575, secondo comma, c.c.). 
Ciò considerato, la dedotta sopravvenuta eccessiva onerosità del canone deve essere valutata in rapporto al valore locativo dell'immobile goduto, e non a quello degli incassi realizzati nell'esercizio dell'attività commerciale cui è destinato immobile, che afferiscono all'ambito soggettivo del conduttore e della sua attività imprenditoriale, ma non attingono la sfera del sinallagma contrattuale, alla quale restano del tutto estranei. Ed infatti, la misura del corrispettivo è, fin dall'origine, correlata dai contraenti al valore locativo dell'immobile ed è indifferente alle sorti dell'attività imprenditoriale ivi svolta ed ai suoi risultati economici (cfr. Tribunale Milano, XIII, 10/05/2023 n. 3788; Tribunale Milano sez. XIII, 07/02/2022, n.8849).
Nel caso in esame non emerge dalle risultanze processuali che il valore locativo dell'immobile abbia subito variazioni, tanto meno in diminuzione, sicché non vi è prova che l'equilibrio tra le reciproche prestazioni contrattuali si sia alterato. Nessun elemento, in tal senso, è stato fornito e, ancor prima, specificamente allegato dalla conduttrice. 
Ne consegue che la circostanza che una sola delle prestazioni - quella di pagamento del canone - sia divenuta, per la conduttrice, economicamente e finanziariamente non più sostenibile a causa di fattori esterni, sia pure sopravvenuti, imprevedibili ed eccezionali, non riflette i suoi effetti sulla corrispettività delle prestazioni, il cui valore è immutato. 
Ciò posto, è indubbio che le misure restrittive hanno comportato una compressione nel godimento del bene locato, sotto il profilo non della sua detenzione (che è rimasta al conduttore il quale ha continuato ininterrottamente ad averne la completa disponibilità ed a custodirvi merci, arredi e, in generale, beni propri), quanto piuttosto della sua utilizzazione secondo la destinazione negoziale. 
È altrettanto indubbio però che parte locatrice ha dimostrato di aver voluto mantenere il rapporto locativo consentendo alla parte conduttrice di adempiere in misura ridotta - e ritenuta congrua dalla conduttrice come si dirà infra - alla sua prestazione di pagamento dei canoni e che, tuttavia, l'intervenuto accordo tra le parti non è stato adempiuto dalla conduttrice, senza che la stessa abbia fornito adeguata prova della totale impossibilità, sotto il profilo economico, di adempiere alla propria obbligazione nemmeno nella minore misura concordata ovvero di circostanze sopravvenute rispetto all'accordo che hanno reso impossibile l'impegno economico prima ritenuto congruo. 
Sul punto va, infatti, evidenziato che l'accordo conciliativo del 15/10/2020, con il quale era stato previsto il pagamento di € 4.000,00 a saldo dei canoni di marzo, aprile, maggio e giugno 2020, oltre la cessione del credito d'imposta del 60% sull'importo del canone complessivo di € 2.333,33 ex D.L. 34/20 e D.L. 104/20, nonché la rinegoziazione del canone in € 1.300,00 mensili, con decorrenza dal mese di luglio 2020 sino al termine del periodo di chiusura delle discoteche imposto dalla normativa emergenziale, richiamava la proposta di rimodulazione del canone di affitto proposta dalla stessa parte conduttrice con missiva del 9/10/2020 (allegato “saratoga riscontro ###” alla comparsa di costituzione e risposta) e ciononostante è rimasto, pacificamente, non adempiuto. 
Per quanto esposto, dunque, l'eccezione di sopravvenuta eccessiva onerosità della prestazione non merita accoglimento.  2. ### di inadempimento ### all'eccezione di inadempimento delle locatrici, deve in via preliminare richiamarsi il consolidato principio giurisprudenziale secondo cui la sospensione totale o parziale del pagamento del canone è legittima solo nel caso in cui “venga completamente a mancare la controprestazione da parte del locatore, costituendo altrimenti un'alterazione del sinallagma contrattuale che determina uno squilibrio tra le prestazioni delle parti. Inoltre, secondo il principio “inadimplenti non est adimplendum”, la sospensione della controprestazione è legittima solo se conforme a lealtà e buona fede” (Cass. civ., sez. III, 4/5/2018, n. 10581; Cass. civ. 10/1/2008 n. 261, Cass. 8/10/2008 n. 24799). 
Vero è che grava sul locatore l'obbligo di mantenere la cosa concessa in godimento in stato da servire all'uso convenuto (art. 1575 c.c.), dovendo procedere alle riparazioni necessarie, eccetto quelle di piccola manutenzione (art. 1576 c.c.), ed essendo esposto all'azione di risoluzione del contratto o di riduzione del corrispettivo se la cosa sia affetta da vizi che diminuiscono in modo apprezzabile l'idoneità all'uso pattuito (art. 1578 c.c.), ma al conduttore non è consentito di astenersi dal pagamento del canone né procedere a riduzioni unilaterali nel caso in cui alleghi l'esistenza di vizi che non impediscono in modo assoluto il godimento del bene. 
In particolare, è affermazione costante quella per cui solo a fronte dell'effettiva compromissione totale del godimento del bene locato tale sospensione è giustificata; la condotta del conduttore che pur avendo la disponibilità del bene sospenda integralmente il pagamento del canone altera il sinallagma contrattuale e determina uno squilibrio tra le prestazioni delle parti che configura, pertanto, inadempimento colpevole all'obbligo di adempiere esattamente e puntualmente al contratto stipulato ed all'obbligazione principale a suo carico gravante (in tal senso, Tribunale Milano sez. XIII, 30/09/2021, n.7737). 
Posti i superiori principi, nella fattispecie, a fronte del dedotto inadempimento all'obbligazione di pagamento dei canoni di locazione (e all'obbligo di stipulazione della polizza assicurativa in favore della parte locatrice), la conduttrice ha eccepito l'inadempimento delle locatrici, sostanziatosi nel distacco dell'impianto antincendio, nella mancata concessione dell'area di terreno pur oggetto del contratto e nell'abbattimento degli alberi di ulivo presenti nella zona oggetto della locazione. 
Muovendo da tale ultima contestazione, facendo applicazione dei superiori principi, era preciso onere della conduttrice provare che il “vizio” della res (determinato dall'abbattimento degli alberi di ulivo da parte di ### ne abbia precluso l'utilizzo secondo la destinazione prevista in contratto e quindi imponeva l'attivazione delle locatrici al fine di mantenere la res funzionale all'uso convenuto. 
Tale prova è mancata.  ### all'eccepito distacco dell'impianto antincendio, deve, anzitutto, osservarsi che non risulta l'assunzione da parte del locatore di una precisa obbligazione contrattuale in tal senso, né tale circostanza è stata provata dalla ### s.r.l..
Alla luce delle reciproche deduzioni delle parti e delle risultanze dell'istruttoria orale, è, nondimeno, emersa l'esistenza di un accordo tra la conduttrice e ### originario locatore in uno a ### e, poi, ### per la concessione in uso dell'impianto antincendio già esistente; accordo venuto meno nel maggio 2020, allorquando ### ha provveduto a staccare la manopola dell'impianto a causa dei dissidi con la conduttrice ( dichiarazioni rese sul punto all'udienza del 16/3/2023 da ### legale rappresentante della ### s.r.l., e dal testimone ###. 
In assenza, dunque, di una specifica obbligazione assunta in contratto dalla parte locatrice, il distacco dell'impianto antincendio va valutato alla stregua di un “vizio” della cosa locata che, alla luce dei principi giurisprudenziali richiamati, intanto può legittimare la sospensione totale del pagamento del canone di locazione, in quanto abbia determinato l'assoluta inservibilità del bene locato per l'uso convenuto, circostanza, invero, non provata. 
Ed infatti, per un verso, è la stessa conduttrice ad affermare che l'attività di discoteca è rimasta ferma a causa dei provvedimenti governativi almeno sino alla fine del 2021 e, per l'altro, non è stata fornita la prova, al netto degli investimenti effettuati, che il mancato avvio dell'attività di ristorazione (pure prevista nel contratto) abbia trovato causa esclusiva nell'assenza dell'impianto anticendio, il cui ripristino, peraltro, era possibile sia sotto il profilo tecnico che economico (come provato dalla successiva installazione di un nuovo impianto a spese della conduttrice). 
In assenza di ulteriori elementi probatori, la dichiarazione resa sul punto dal testimone ### (il quale ha riferito che “a causa dell'impianto non funzionante ci è stato impossibile organizzare eventi per buona parte del 2021, da aprile-maggio a novembre 2021”) risulta generica. 
Peraltro, gli unici contratti documentati riguardano un periodo antecedente alla manomissione dell'impianto (dal mese di aprile al mese di maggio 2020 - cfr. allegato “contratti affitto eventi” alla comparsa di costituzione e risposta del 6/10/2021). 
La totale inidoneità dell'immobile a servire per l'uso di destinazione, unica circostanza che avrebbe giustificato la totale sospensione del pagamento del canone, è rimasta dunque non provata.  ### alle ulteriori censure circa la mancata concessione in godimento del terreno retrostante l'immobile, sebbene non sia stata fornita la prova dell'adempimento da parte delle locatrici (su cui gravava il relativo onere), occorre ricordare che “nei contratti con prestazioni corrispettive, in caso di denuncia di inadempienze reciproche, è necessario comparare il comportamento di entrambe le parti per stabilire quale di esse, con riferimento ai rispettivi interessi ed alla oggettiva entità degli inadempimenti, si sia resa responsabile delle trasgressioni maggiormente rilevanti ed abbia causato il comportamento della controparte, nonché della conseguente alterazione del sinallagma (cfr., ex plurimus, Cass. n. 3273/2020) e che, in questo tipo di contratti, “qualora una delle parti adduca, a giustificazione della propria inadempienza, l'inadempimento o la mancata offerta di adempimento dell'altra, il giudice deve procedere alla valutazione comparativa dei comportamenti, tenendo conto non solo dell'elemento cronologico, ma anche e soprattutto dei rapporti di causalità e proporzionalità esistenti tra le prestazioni inadempiute e della incidenza di queste sulla funzione economico - sociale del contratto” (cfr. Cass. civ. n. 28325/2023). 
Nel caso di specie, la valutazione comparativa del parziale inadempimento contestato (eccepito al fine di giustificare l'inadempimento della conduttrice e non anche al fine di ottenere la risoluzione del contratto o la riduzione del canone da parte della conduttrice) con il totale inadempimento dell'obbligazione di pagamento del canone conduce a ritenere che l'inadempimento della società conduttrice non sia proporzionato a quello della parte locatrice.  3. La risoluzione del contratto. 
Va premesso che non ricorrono i presupposti per l'accertamento della risoluzione di diritto del contratto. 
Infatti, l'art. 10 del contratto di locazione, invocato dalle locatrici, secondo cui “Il mancato pagamento anche parziale del canone di locazione con ritardo superiore a gg. 30 rispetto al termine previsto in contratto (…) comporteranno la facoltà per la parte locatrice di ritenere risolto il contratto per fatto e colpa della conduttrice”, non prevede espressamente che il contratto si intenderà senz'altro risolto nel caso di inadempimento, ma si limita a qualificare come grave l'inadempimento e tale da legittimare l'attivazione della parte locatrice per la risoluzione e, quindi, non presenta le caratteristiche della clausola risolutiva espressa ex art. 1456 c.c.. 
In ogni caso, alla luce anche di quanto sopra accertato, ricorrono i presupposti per dichiarare la risoluzione del contratto di locazione per grave inadempimento della parte conduttrice ai sensi degli artt.. 1453 e 1455 c.c.. 
Il canone di locazione, infatti, “ponendosi in rapporto di corrispettività rispetto alla prestazione del locatore, integra con quest'ultima la causa onerosa del contratto e, pertanto, il mancato pagamento del canone incide in modo intollerabile sull'equilibrio negoziale e priva di causa il godimento dell'immobile nel corrispondente periodo, giustificando la risoluzione del contratto” (cfr. Cass. civ., sez. III, 21/12/1998, n. 12769). 
Nella fattispecie trova, in particolare, applicazione il consolidato orientamento della giurisprudenza di legittimità secondo cui “In tema di risoluzione del contratto di locazione di immobili urbani ad uso diverso da quello abitativo, benché il criterio legale di predeterminazione della gravità dell'inadempimento ex art. 5 della l. n. 392 del 1978 non trovi diretta applicazione, esso può, comunque, essere considerato quale parametro di orientamento per valutare in concreto, ai sensi dell'art. 1455 c.c., se l'inadempimento del conduttore sia stato o meno di scarsa importanza” ( tra le più recenti Cassazione civile sez. III, 26/11/2019, n.###). 
Nel caso in esame, l'inadempimento della conduttrice (per quanto detto non giustificato da quello della locatrice) si è protratto per 36 mesi (da maggio 2021 a dicembre 2021, da gennaio a novembre 2022, da marzo 2023 a luglio 2024) pur nella permanente disponibilità dell'immobile e, quindi, ha inciso notevolmente sul rapporto sinallagmatico del contratto di locazione. 
Alla stregua delle superiori considerazioni, il contratto di locazione oggetto del contendere va dichiarato risolto per grave inadempimento della ### s.r.l. la quale va, per l'effetto, condannata all'immediato rilascio dell'immobile e al pagamento in favore della ricorrente dei canoni dovuti e non corrisposti, ammontanti ad oggi ad € 75.733,24 (€ 10.400,00 per il pagamento dei canoni da maggio 2021 a dicembre 2021 al canone di € 1.300,00 mensili per come richiesto da parte locatrice, ed € 65.333,24 per mancato integrale pagamento dei canoni da gennaio a novembre 2022 e da marzo 2023 a luglio 2024) oltre che di quelli a scadere sino all'effettivo rilascio, salva la compensazione con le somme versate a titolo di caparra confirmatoria, come si dirà infra. 
Rimane assorbita la domanda di risoluzione per violazione dell'obbligo contrattualmente assunto di stipulare una polizza assicurativa in favore della parte locatrice.  4. IMU e imposta di registro La conduttrice va altresì condannata al pagamento delle imposte relative all'immobile come previsto dall'art. 3 del contratto. 
Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, con la sentenza n.6882 dell'08/03/2019, hanno precisato che la clausola che pone a carico del conduttore il pagamento delle tasse sull'immobile senza liberazione del contribuente originario costituisce integrazione del canone di locazione previsto in contratto, ovverosia concorre con esso alla determinazione del corrispettivo mensile o annuale dovuto al locatore, e pertanto deve ritenersi valida (validità nella fattispecie comunque non contestata). 
Pertanto, inerendo al canone mensile di locazione, il conduttore è tenuto a versare al locatore anche le somme dovute a titolo di imposte sull'immobile. 
Nella fattispecie, è stato provato in atti che la quota mensile di IMU sull'immobile locato è pari a € 360,17 e che non sono state versate le somme dovute dal 2020 ad oggi. 
Peraltro, la conduttrice non ha contestato di essere tenuta al pagamento dell'imposta, avendo unicamente formulato eccezioni in punto di quantum superate dalle produzioni documentali ritualmente effettuate dalle locatrici.
La conduttrice va, dunque, condannata anche al pagamento in favore delle locatrici di totali € 17.288,32 per IMU 2020, 2021, 2022 e 2023 (come richiesto dalle ricorrenti) in attuazione della clausola di cui all'art. 3 del contratto. 
Non merita, invece, accoglimento la domanda di condanna della resistente al pagamento di € 1.792,00, pari al 50% della quota annuale di imposta di registro comprensiva di sanzioni ed interessi, essendo stata domandata da parte intimante solo in seno alle note di udienza cartolare depositate in data ###, indi ben oltre la barriera preclusiva determinata dal termine per il deposito delle note integrative. 
Allo stesso modo, non è possibile operare la compensazione dei canoni con l'imposta di registro versata in più da parte della conduttrice (questa tempestivamente richiesta già in sede di costituzione nel procedimento di convalida) non essendovi prova del pagamento dell'imposta.  5. La rimozione delle opere eseguite dalla conduttrice. 
La domanda di rimozione della “canna fumaria” realizzata dalla conduttrice, delle bombole del gas e delle telecamere rimane assorbita dall'accoglimento della domanda di risoluzione e dal conseguente ordine di rilascio dell'immobile, considerato che la riconsegna deve avere ad oggetto l'immobile libero da persone e cose appartenenti alla conduttrice.  6. La domanda di risarcimento del danno per risoluzione anticipata del contratto di locazione. 
Va, invece, rigettata la domanda di condanna della resistente al risarcimento del danno in favore dei ricorrenti per la risoluzione anticipata del contratto di locazione. 
In proposito, deve osservarsi che con la sentenza n. ###/2023 è stata rimessa alle ### la questione relativa alla prova del danno spettante al locatore per il caso di risoluzione anticipata del contratto di locazione per inadempimento del conduttore. 
Sul punto si ravvisano due orientamenti della giurisprudenza di legittimità.  ### un primo orientamento, più risalente e tendenzialmente prevalente, il locatore, che abbia chiesto ed ottenuto la risoluzione anticipata del contratto di locazione per inadempimento del conduttore, ha diritto anche al risarcimento del danno per la anticipata cessazione del rapporto, da individuare nella mancata percezione dei canoni concordati fino al reperimento di un nuovo conduttore, ed il cui ammontare è riservato alla valutazione del giudice di merito sulla base di tutte le circostanze del caso concreto (cfr. Cass. n. 194 del 2023; n. 8482 del 2020; n. 2865 del 2015; 10677 del 2008; n. 18510 del 2007; n. 676 del 1980; n. 1880 del 1970).  ### altro orientamento, in ipotesi di risoluzione del contratto di locazione per inadempimento del conduttore, intervenuto il rilascio del bene locato, la mancata percezione da parte del locatore dei canoni che sarebbero stati esigibili fino alla scadenza convenzionale o legale del rapporto, ovvero fino al momento in cui il locatore stesso conceda ad altri il godimento del bene con una nuova locazione, non configura di per sé un danno da “perdita subita”, né un danno da “mancato guadagno”, non ravvisandosi in tale mancata percezione una diminuzione del patrimonio del creditore/locatore rispetto alla situazione nella quale egli si sarebbe trovato se non si fosse verificato l'inadempimento del conduttore, stante il carattere corrispettivo del canone rispetto alla privazione del godimento, mentre un danno correlato alla mancata percezione del canone dopo il rilascio può, invece, configurarsi se, per le concrete condizioni in cui si trova l'immobile, la restituzione del bene non abbia consentito al locatore di poter esercitare, né in via diretta né in via indiretta, il godimento di cui si era privato concedendo il bene in locazione, commisurandosi in tal caso la perdita al tempo occorrente per il relativo ripristino quale conseguenza dell'inesatto adempimento dell'obbligazione di rilascio nei sensi dell'art. 1590 cod. civ. (cfr. Cass. n. 1426 del 2017; n. 27614 del 2013). 
Il punto di divergenza fra i due orientamenti risiede nelle conseguenze che vengono ricollegate alla valutazione in termini di godimento indiretto della locazione. 
Infatti, stando al secondo orientamento citato, “non c'è pregiudizio, con riferimento ai canoni che, dopo il rilascio, sarebbero stati esigibili fino alla scadenza del contratto, se il godimento torna al proprietario locatore in seguito al rilascio all'esito della risoluzione per inadempimento, posto che il canone è il corrispettivo per la privazione del godimento” (cfr. Cass. n. ###/2023). 
Per il primo indirizzo, invece, il rilascio dell'immobile non neutralizza il danno del mancato conseguimento del canone fino alla scadenza del rapporto contrattuale (cfr. Cass. n. 8482 del 2020: “il danno da risarcire non può non ritenersi rappresentato dall'ammontare dei canoni dovuti per la durata ulteriore della locazione ormai sciolta per inadempimento, senza che si possa prendere in considerazione la ripresa disponibilità della cosa, perché questa, finché non viene locata di nuovo, per il soggetto che aveva scelto di ricavare dal bene un reddito locatizio, non può rappresentare - o quanto meno non può a priori presumersi rappresenti - un effettivo e reale vantaggio a quello paragonabile”) . Alla luce di tale indirizzo, l'interesse protetto dal contratto di locazione, e che è stato leso dall'inadempimento, è lo specifico interesse al godimento indiretto mediante la percezione di un corrispettivo per l'altrui godimento, che il proprietario, in base all'esercizio dell'autonomia che gli compete, ha affidato alla tutela contrattuale, per cui l'inadempimento avrebbe violato il programma di godimento del bene prefigurato dal negozio. 
Tale ultimo orientamento risulta maggiormente condivisibile in quanto non nega che, pur dopo il rilascio del bene, possa esistere un danno risarcibile, ma, allo stesso tempo, in coerenza ai principi giurisprudenziali ormai acquisiti in tema di distinzione tra danni-evento e danni-conseguenza, evidenzia che tale danno non corrisponde ut sic alla mancata percezione dei canoni di locazione concordati fino al reperimento di un nuovo conduttore, ma è necessario l'apprezzamento da parte del giudice del merito di tutte le circostanze del caso concreto “(…), in primo luogo perché l'azione risarcitoria non può essere confusa con l'azione di adempimento, solo grazie alla quale, per ipotesi, il locatore può esigere il mancato pagamento dei canoni convenuti fino alla scadenza del rapporto. In secondo luogo, tale esito evolutivo è coerente alla distinzione fra il danno evento ed il danno conseguenza. Il danno evento, coincidente con l'inadempimento, si identifica effettivamente con la mancata percezione dei canoni di locazione concordati fino al reperimento di un nuovo conduttore. Il danno risarcibile è, però, il danno conseguenza, disciplinato dall'art. 1223 cod. civ..” (cfr. Cass. n. ###/2023). 
Ciò determina che dal punto di vista degli oneri probatori, il locatore “deve provare il nesso di causalità giuridica fra l'evento di danno e le conseguenze pregiudizievoli” e in particolare deve provare di “essersi attivato per rendere conoscibile con i mezzi ordinari la disponibilità dell'immobile per una nuova locazione. In questo quadro, potrà essere rilevante anche quanto il conduttore possa opporre ai sensi dell'art. 1227, comma 2, cod. civ.” (cfr. Cass. citata). 
Anche a voler ipotizzare, in favore del danneggiato, l'alleggerimento probatorio derivante dalla presunzione del danno, secondo quanto esplicato e valorizzato dalle ### della Corte di Cassazione con la sentenza n. ###/2022 in materia di occupazione abusiva di immobile, occorre, nondimeno, proprio sulla scorta dell'insegnamento delle suddette sezioni unite, che il danneggiato alleghi in modo specifico il danno del quale invoca il ristoro, indicando le circostanze dalle quali far discendere, appunto in via presuntiva, l'esistenza del pregiudizio lamentato. 
Nel caso in esame, le locatrici hanno richiesto la condanna della società conduttrice al pagamento “del danno patito a seguito della risoluzione anticipata del contratto” e, per quanto detto, tale danno evento richiede la prova delle conseguenze dannose ad esso connesse (ovvero delle possibilità di godimento indiretto del bene sino alla scadenza prevista in contratto che siano state perdute), le quali, tuttavia, nella fattispecie, non sono state provate né a monte allegate.  7. Le domande riconvenzionali della conduttrice. 
Va, anzitutto, rigettata la domanda di condanna della ricorrente al pagamento di € 23.384,82 per l'installazione del nuovo impianto antincendio. 
Si evidenzia, infatti, quanto alle obbligazioni del locatore, che, secondo quanto affermato dalla giurisprudenza di legittimità, “gli obblighi derivanti dagli artt. 1575 e 1576 c.c. non comprendono l'esecuzione di opere di modificazione o trasformazione della cosa locata, anche se imposte da disposizioni di legge o dell'autorità, sopravvenute alla consegna, per rendere la cosa stessa specificamente idonea all'esercizio dell'attività per la quale è stata locata, né il locatore è tenuto a rimborsare al conduttore le spese sostenute per l'esecuzione di tali opere” (cfr. Cass., 13/7/1977, 3154; Cass. Civ., Sez. III, 25/11/2014, n. 24987; Cass. civ., Sez. III, 29/9/2015, n. 19226; Civ., 30/1/2009, n. 2458).
Nel caso di specie, l'impianto in questione, non menzionato nel contratto di locazione commerciale, è funzionale alla messa a norma dei locali per l'attività svolta dalla società resistente, di talché le spese ad esso relative, quanto al suo funzionamento e alle modalità di installazione, ricadono sul conduttore. 
Va, altresì, rigettata la domanda di condanna della ricorrente al “risarcimento del lucro cessante, costituito dalle perdite dovute al mancato guadagno per i mesi da maggio a novembre 2021, il tutto per l'importo di € 31.176,18” non essendo stato dimostrato il nesso causale tra l'interruzione dell'attività e il distacco dell'impianto antincendio per le ragioni suesposte, né, a monte, la sussistenza del danno, non potendo all'uopo ritenersi sufficiente la relazione tecnica a firma del dott. ### allegata alla memoria integrativa di parte conduttrice, costituendo la stessa, come osservato supra, mera allegazione difensiva di parte, seppur a contenuto tecnico, che, in quanto tale, al fine di assurgere a prova in giudizio deve essere corroborata da ulteriori elementi di prova, mancanti nella fattispecie, non avendo la conduttrice prodotto alcuna documentazione idonea a riscontrare i dati riportati nella relazione.  ### invece, alla somma di € 14.000,00 versata da parte conduttrice al momento della sottoscrizione del contratto di locazione - circostanza questa pacifica tra le parti - deve osservarsi che la stessa è stata versata a titolo di caparra confirmatoria e non di deposito cauzionale. 
Invero, l'art. 9 del regolamento contrattuale nella parte in cui prevede che “il conduttore si impegna a versare al locatore entro il 15 di ottobre del 2018 (…) la somma anticipata di euro 14.000,00 (pari a sei mesi di locazione)” con la precisazione che “### somma sarà trattenuta a titolo di caparra e restituita o scontata gli ultimi mesi della scadenza del contratto” ha inteso richiamare la disposizione dell'art. 1385 c.c. secondo cui “Se al momento della conclusione del contratto una parte da' all'altra, a titolo di caparra, una somma di danaro o una quantità di altre cose fungibili, la caparra, in caso di adempimento, deve essere restituita o imputata alla prestazione dovuta”. 
Ciò posto occorre procedere ad un inquadramento generale delle caratteristiche, della natura e della funzione della caparra confirmatoria, come prevista dall'art. 1385 c.c. e, di conseguenza, delle azioni ad essa correlate. 
In proposito deve osservarsi che “La caparra confirmatoria ha natura composita - consistendo in una somma di denaro o in una quantità di cose fungibili - e funzione eclettica - in quanto è volta a garantire l'esecuzione del contratto, venendo incamerata in caso di inadempimento della controparte (sotto tale profilo avvicinandosi alla cauzione). Essa consente, in via di autotutela, di recedere dal contratto senza la necessità di adire il giudice; indica la preventiva e forfettaria liquidazione del danno derivante dal recesso - ove riconosciuto legittimo - che la parte sia stata costretta ad esercitare a causa dell'inadempimento della controparte. (…). La parte non inadempiente può anche non esercitare il recesso e chiedere la risoluzione del contratto e l'integrale risarcimento del danno sofferto in base alle regole generali (art. 1385, comma 3, c.c.), e cioè sul presupposto di un inadempimento imputabile e di non scarsa importanza, nel qual caso non può incamerare la caparra, essendole invece consentito trattenerla a garanzia della pretesa risarcitoria o in acconto su quanto spettantele a titolo di anticipo dei danni che saranno in seguito accertati e liquidati (v., tra le altre, cass. n. 5095/2015). (…) Qualora, anziché recedere dal contratto, la parte non inadempiente si avvalga dei rimedi ordinari della richiesta di adempimento ovvero di risoluzione del negozio, la restituzione della caparra è ricollegabile agli effetti restitutori propri della risoluzione negoziale, come conseguenza del venir meno della causa della corresponsione, giacché in tale ipotesi essa perde la suindicata funzione di limitazione forfettaria e predeterminata della pretesa risarcitoria all'importo convenzionalmente stabilito in contratto, e la parte che allega di aver subito il danno, oltre che alla restituzione di quanto prestato in relazione o in esecuzione del contratto, ha diritto anche al risarcimento dell'integrale danno subito, se e nei limiti in cui riesce a provarne l'esistenza e l'ammontare in base alla disciplina generale di cui agli artt. 1453 e segg. c.c. . Anche dopo aver proposto la domanda di risarcimento, e fino al passaggio in giudicato della relativa sentenza, la parte non inadempiente può decidere di esercitare il recesso, in tal caso peraltro implicitamente rinunziando al risarcimento integrale e tornando ad accontentarsi della somma convenzionalmente predeterminata al riguardo. Ne consegue che ben può, pertanto, il diritto alla caparra essere fatto valere anche nella domanda di risoluzione (cfr., ad es., Cass. n. 2032/1994 e Cass. n. 22657/2017)” (cfr. Cass. n. 19801/2021). 
Nel caso di specie risulta assorbente la circostanza che, sebbene il contratto di locazione sia stato risolto per grave inadempimento della società conduttrice, parte locatrice non ha provato l'an e il quantum del danno subito, pertanto, quale ulteriore effetto della risoluzione del contratto, va disposta la restituzione in favore della conduttrice delle somme versate a titolo di caparra, pari ad € 14.000,00, salvo quanto si dirà infra in accoglimento della domanda di compensazione spiegata dalla ### s.r.l.. 
Va, inoltre, rigettata la domanda formulata in via subordinata dalla conduttrice per la condanna delle ricorrenti al pagamento di “€ 400.000,00, quale aumento del valore locatizio e commerciale dell'immobile inizialmente locato”. 
In proposito si osserva che l'art. 1592, primo comma, c.c., stabilisce, quanto ai miglioramenti apportati dal conduttore alla cosa locata con il consenso del locatore, il principio che quest'ultimo è tenuto a pagare al primo un'indennità pari alla minor somma tra l'importo della spesa ed il valore del risultato utile al tempo della riconsegna, la quale, se non può essere assunta quale condizione di proponibilità della domanda, deve nondimeno sussistere al momento della proposizione della domanda stessa. 
Il legislatore ha voluto attraverso quel riferimento cronologico, assicurarsi che la liquidazione dell'indennità de qua venga determinata in concreto non prima del momento in cui cessi la disponibilità dell'immobile da parte del conduttore e la riacquisti invece il locatore, e con riferimento esclusivo ad esso, senza che importi che la domanda relativa sia stata proposta anteriormente a tale momento. In altri termini, “nel sistema normativo delineato dall'art. 1592 c.c., la riconsegna della cosa da parte del locatario non va intesa quale condizione di proponibilità della relativa domanda (come hanno ritenuto Cass. n. 11551 del 1998; Cass. n. 2777 del 2003), ma quale presupposto perché si abbia un provvedimento favorevole o sfavorevole sulla domanda stessa, vale a dire una pronuncia nel merito (Cass. n. 17861 del 2007)” (cfr. Cass. n. 2535/2023). 
Alla stregua di tale principio il conduttore non può reclamare indennità per miglioramenti apportati alla cosa locata, sebbene gli stessi siano avvenuti con il consenso del locatore, poiché detta facoltà va necessariamente esercitata al momento della riconsegna dell'immobile al locatore, potendo solo in tale occasione operarsi una utile comparazione tra l'importo delle spese sostenute dal conduttore e l'incremento di valore conseguito dall'immobile. (cfr. Corte ### di Napoli, sentenza del 20/09/2022 n. 3800/2022). Non vi è, pertanto, possibilità di opporre in compensazione un eventuale credito per miglioramenti né agire in via riconvenzionale per far accertare tale credito ( Tribunale di Napoli, sentenza n. 2134/2023 del 27/02/2023). 
È, da ultimo, inammissibile la domanda di condanna della ricorrente al pagamento della somma di € 14.345,00 per lo spostamento della cucina essendo stata richiesta da parte intimata solo con le note di udienza cartolare depositate in data ###, indi ben oltre la barriera preclusiva determinata dal termine per il deposito delle note integrative.  *** 
Per tutto quanto esposto, il contratto di locazione stipulato tra le parti va dichiarato risolto per inadempimento della ### s.r.l., la quale va condannata all'immediato rilascio dell'immobile libero da persone o cose di sua proprietà.  ### agli aspetti economici, è possibile disporre la compensazione delle somme dovute dalla conduttrice a titolo di canoni e imposte (pari a totali € 93.021,56) con quelle invece ad essa dovute a titolo di restituzione della caparra confirmatoria (pari ad € 14.000,00), trattandosi di posizioni di credito-debito nascenti dal medesimo rapporto sostanziale.  ### s.r.l. va, quindi, condannata al pagamento in favore delle locatrici della somma di € 79.021,56, oltre che dei canoni mensili che matureranno sino all'effettivo rilascio, oltre interessi legali dal dovuto al soddisfo.
Sono, invece, rigettate le domande risarcitorie formulate dalle parti.  8. Le spese del giudizio.  ### del giudizio giustifica la compensazione delle spese tra le parti nella misura di 1/3. I restanti 2/3 sono posti a carico della ### s.r.l. e sono liquidati in dispositivo, in applicazione dei parametri di cui al D.M. 147/2022 per il procedimento di convalida (parametri minimi per le fasi di studio e introduttiva) e per il presente giudizio (parametri medi per le fasi introduttiva e istruttoria e minimi per la fase decisionale).  P.Q.M.  Il Tribunale di ### in persona del Giudice unico, definitivamente pronunciando nella causa civile iscritta al n. 1344/2021 R.G., così statuisce: - DICHIARA risolto il contratto di locazione stipulato tra le parti registrato al n. 65 serie ### il ### presso l'### delle ### - ### di ### avente ad oggetto l'immobile sito in ### in via ### D'### n. 9, piano terra, in ### al ### 146, ### 284, sub. 10 (ex sub. 9) e relativa corte sub. 10 (ex sub. 9) per grave inadempimento della ### s.r.l.; - ### s.r.l. a rilasciare in favore di ### e ### l'immobile sito in sito in ### in via ### D'### n. 9, libero da persone e cose; - ### s.r.l. al pagamento in favore di ### e ### della somma di euro 79.021,56, determinata come in parte motiva, oltre che dei canoni di locazione a scadere sino all'effettivo rilascio, oltre interessi al tasso legale dal dovuto sino al pagamento; - RIGETTA le ulteriori domande formulate da ### e ### - RIGETTA le domande riconvenzionali formulate dalla ### s.r.l.; - COMPENSA le spese del giudizio nella misura di 1/3 e ### s.r.l. al pagamento dei restanti 2/3 in favore di ### e ### che si liquidano in complessivi € 7.582,00 oltre rimborso forfetario al 15%, I.V.A. e C.P.A. come per legge. 
Così deciso in ### l'8/7/2024 

IL GIUDICE
dott.ssa


causa n. 1344/2021 R.G. - Giudice/firmatari: Criscione Paola

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