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Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, Sentenza n. 2694/2024 del 04-07-2024

... al piano terra del fabbricato del condominio “90” ed in particolare il locale cucina, dove si preparano i piatti, è dotato di un'efficiente cappa di aspirazione il cui impianto convoglia i predetti fumi nell'apposita canna fumaria debitamente prolungata oltre il colmo del tetto del fabbricato. Questo tipo di impianto di aspirazione, tramite un apposito sistema di filtraggio presente nel locale, assicura l'abbattimento delle emissioni di odori sgradevoli, per cui i fumi di cottura espulsi vengono convogliati nella canna fumaria che certamente isola i locali cottura dal condominio nel quale prospettano le finestre dell'appartamento sovrapposto dell'istante. La causa, istruita documentalmente e con l'espletamento di CTU tecnica, dopo aver subito diversi rinvii in ragione dell'avvicendamento (leggi tutto)...

REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO ### IV SEZIONE CIVILE Il Giudice monocratico nella persona del dr. ### ha pronunciato la seguente SENTENZA nella causa civile iscritta al n. 81 del ruolo generale degli affari contenziosi dell'anno 2019, trattenuta in decisione all'udienza del 19.10.2023, con concessione dei termini ex art. 190 c.p.c.; TRA ### rapp.ta e difesa dall'avv. ### attore CONTRO ### e ### rapp.to e difeso dall'avv. ### convenuto E ### di ### in persona del legale rappresentante p.t., rapp.ta e difesa dagli avv.ti ### e ### convenuto ### immissioni. 
Conclusioni: come da scritti difensivi e verbale di udienza MOTIVI DELLA DECISIONE Con atto di citazione ritualmente notificato, ### ha convenuto in giudizio, la ditta conduttrice ### di ### esercente attività di ristorazione, ed i locatori ### e ### per chiedere, previo accertamento della provenienza di “…forti esalazioni di fumi nauseabondi…” e di “…forti vibrazioni indotte dal motore di aspirazione…” dal locale ristorante, la loro condanna in solido o “…chi di dovere…” alla esecuzione dei lavori utili alla cessazione delle immissioni ed al risarcimento dei danni patrimoniali per le “…lesioni murarie e dei rigonfiamenti prodotti nelle aree di attraversamento della canna fumaria…” e non patrimoniali “…da vita di relazione…”. 
Rappresentava di essere proprietario e di vivere unitamente al suo nucleo familiare in un appartamento per civile abitazione ubicato in ### alla via ### nr. 154, posto al primo piano del condominio “90”, specificando che al piano terra insiste un locale di proprietà dei germani ### e ### condotto in locazione dalla ditta ### che ivi svolge attività di girarrosto, rosticceria e pizzeria. Evidenziava inoltre che da tale locale provenivano odori nauseabondi e forti rumori e vibrazioni che avevano provocato disagi tali da limitare il normale uso abitativo. Inoltre, la canna fumaria ricavata nella muratura, percorrente la parete nella zona di accesso alla scala interna di proprietà dell'istante, aveva causato lesioni murarie e rigonfiamenti dell'intonaco. 
Si sono costituiti ### e ### eccependo l'infondatezza della domanda sia in fatto che in diritto, evidenziando la propria estraneità ai fatti dedotti, atteso che le immissioni derivano dal normale utilizzo degli accessori del bene locato. 
Si è costituita altresì la ditta ### di ### eccependo in via preliminare la nullità dell'atto di citazione ex art. 164 c.p.c. per assoluta genericità e carenza nell'indicazione dei fatti esposti, e nel merito l'infondatezza della domanda sia in fatto che in diritto. 
Rappresentava che l'immobile condotto è ubicato al piano terra del fabbricato del condominio “90” ed in particolare il locale cucina, dove si preparano i piatti, è dotato di un'efficiente cappa di aspirazione il cui impianto convoglia i predetti fumi nell'apposita canna fumaria debitamente prolungata oltre il colmo del tetto del fabbricato. Questo tipo di impianto di aspirazione, tramite un apposito sistema di filtraggio presente nel locale, assicura l'abbattimento delle emissioni di odori sgradevoli, per cui i fumi di cottura espulsi vengono convogliati nella canna fumaria che certamente isola i locali cottura dal condominio nel quale prospettano le finestre dell'appartamento sovrapposto dell'istante. 
La causa, istruita documentalmente e con l'espletamento di CTU tecnica, dopo aver subito diversi rinvii in ragione dell'avvicendamento dei giudici istruttori, è stata trattenuta in decisione all'udienza del 19.10.2023, con la concessione dei termini di cui all'art. 190 c.p.c.  ≈ ≈ ≈ In via preliminare la citazione deve ritenersi valida ex artt. 163-164 c.p.c.. 
La nullità della citazione introduttiva, infatti, deve essere senz'altro esclusa, dal momento che l'attore ha indicato in modo specifico tutti i fatti costitutivi della pretesa azionata e le circostanze idonee - secondo la prospettazione a sostegno della domanda giudiziale dal medesimo proposta - a fondare la responsabilità del convenuto e la conseguente azione risarcitoria avanzata nei riguardi di quest'ultimo.  ### parte, il convenuto ha articolato, sin dai rispettivi atti di costituzione in giudizio, ampie ed articolate contestazioni anche nel merito, di talchè certamente nessun pregiudizio si è verificato per l'esercizio del suo diritto di difesa. 
La domanda va rigettata per le motivazioni di seguito esposte.  ###. 844 c.c. riconosce al proprietario il diritto di far cessare le propagazioni derivanti dal fondo del vicino che superino la normale tollerabilità. Il limite di tollerabilità delle immissioni rumorose non è mai assoluto, essendo influenzato dalla situazione ambientale, variabile da luogo a luogo in base alle caratteristiche della zona e alle abitudini degli abitanti. Una volta accertata l'intollerabilità delle immissioni, viene in considerazione un fatto illecito rientrante nello schema dell'azione generale di risarcimento danni di cui all'art. 2043 c.c. la cui tutela risulta ulteriormente rafforzata dall'art. 8 Cedu (### sez. I, 23/05/2023, n.495). 
In ragione del citato principio giurisprudenziale, è onere dell'istante provare la presenza delle immissioni nonché il superamento della normale tollerabilità. 
Nel caso di specie, quanto allegato nell'atto di citazione circa la propagazione di odori nauseabondi, nonché di forti rumori e vibrazioni provenienti dal motore di aspirazione, è stato ampiamente sconfessato dalle risultanze dell'elaborato peritale, laddove nelle conclusioni si legge “…### di quanto lamentato dall'attore nella sua comparsa è stato ritrovato sui luoghi del giudizio, ciò nonostante si è voluto comunque dare un sostegno tecnico a questa considerazione rilevando sia i rumori che le vibrazioni oltre che le esalazioni moleste …”. 
In particolare, per ciò che concerne le esalazioni di odori nauseabondi, il consulente ha evidenziato che “…alcuna esalazione, tanto più molesta, si percepiva…”, tale tipo di accertamento è stato effettuato senza l'utilizzo di strumentazione tecnica, e dunque con un approccio di tipo empirico in ragione del fatto che “…per le esalazioni moleste ci si è potuti solo affidare ad un approccio empirico. Questo in quanto la strumentazione che si usa per la valutazione dell'area non è commerciale ma utilizzata solo da enti specifici e che riguardano non tanto le esalazioni da derivati di cucina ma da fumi industriali. Lo scrivente ha anche contattato l'### azienda che si occupa della ### ambientale in ### ma l'Ente dava il suo più assoluto diniego a partecipare a questioni che riguardassero contenziosi tra privati e la loro presenza sul posto sarebbe potuta essere dettata da condizioni di pericolo che gravassero su collettività e non su singoli individui. Si rendeva comunque disponibile a fornire i contatti di un'azienda di ### che metteva a disposizione il noleggio di strumentazione atta a valutare esalazioni moleste ma i costi erano talmente elevati che superavano di gran lunga il valore del ### aggirandosi intorno ai € 3.000,00 di costo giornaliero per un minimo di 5 giorni. Consigliavano inoltre al professionista di utilizzare un approccio empirico, parimenti valido, ancor più se in contraddittorio con le parti in causa, in quanto l'indagine non si rendeva necessaria in macro ma limitata ad un solo volume edilizio…” (cfr.: pagg. 12 e 13 elaborato peritale). 
Relativamente ai rumori ed alle vibrazioni provenienti dal motore di aspirazione, per i quali l'accertamento è avvenuto a mezzo di idonea strumentazione, il consulente ha evidenziato che “…siamo in presenza di un rumore trascurabile in quanto siamo al di sotto dei 35 dBA a finestre chiuse. Addirittura, il picco è inferiore a 35 dBA, quindi in media siamo ancor più al di sotto. Come si potrà notare le vibrazioni sono nulle e i picchi sono semplicemente dovuti al sollevamento dello strumento per portarlo da un punto ad un altro dell'immobile. Si chiarisce che i punti esatti del rilevamento sono stati scelti in funzione di quanto lamentato infatti ci si è posizionati all'estradosso del solaio dove è ubicato il motore dell'estrattore della canna fumaria, poi lungo la parete in linea con la verticale dell'intercapedine in muratura che ospita la canna fumaria nel suo tratto verticale che poi la porta al di sopra della copertura ed infine sopra il solaio intermedio del locale dove è posizionata la macchina pelapatate…” (cfr.: pagg. 16 e 17 elaborato peritale). 
In materia, il ### 14.111997 all'art.4 stabilisce i limiti massimi differenziali per i rumori percepiti all'interno delle abitazioni. Consistono nella differenza, sempre in decibel, tra l'immissione di rumore (denominato ambientale) e il rumore presente senza l'immissione (denominato residuo). Questi limiti sono 5 Decibel di giorno (dalle ore 6.00 alle ore 22.00) e 3 Decibel di notte (negli altri orari). Inoltre, questi limiti differenziali non si applicano se il rumore è da ritenersi trascurabile. È trascurabile, a finestre aperte, il rumore inferiore a 50 dBA durante il giorno ed a 40 dBA durante la notte. A finestre chiuse, il rumore inferiore a 35 dBA durante il giorno ed a 25 dBA durante il la notte. 
Il consulente ha inoltre escluso che le allegate lesioni murarie in corrispondenza della parete nella zona di accesso alla scala interna di proprietà di ### non sono riferibili all'attività di ristorazione atteso che “…### come si vedrà nell'allegato elaborato grafico le piccole venature sono dovute, a parere tecnico, a problematiche legate da un lato alla posa in opera dell'intonaco e dall'altra a normali movimenti che hanno tutti i corpi di fabbrica specie quelli in muratura meno flessibili di quelli in cemento armato. Si potrà infatti notare che la lesione orizzontale sopra l'arco è dovuta a cedimento, come in genere lo sono tutte quelle orizzontali e sub orizzontali, in quanto il vuoto lasciato dall'arco non è stato adeguatamente rinforzato all'epoca della sua apertura. E quelle all'angolo tra muratura e tramezzo del bagno sono da attribuire ai diversi movimenti che hanno tra loro la muratura tufacea rispetto ai laterizi…” (cfr.: pag. 17 elaborato peritale). 
Alla mancata prova della presenza delle immissioni nonché del superamento della normale tollerabilità, consegue il rigetto della domanda promossa da ### Le spese di lite e di CTU seguono la soccombenza e vengono liquidate come da dispositivo, precisando che non essendo acquisiti ulteriori dati per determinare il concreto valore in relazione al decisum, ai sensi dell'articolo 5, comma 6 del D.M. 44/15, “le cause di valore indeterminabile si considerano di regola e a questi fini di valore non inferiore a euro 26.000,00 e non superiore a euro 260.000,00, tenuto conto dell'oggetto e della complessità della controversia”. Il giudice, dunque, nella determinazione dei compensi e laddove ravvisi la bassa complessità della controversia, può tenere conto dei valori medi indicati nelle tabelle ministeriali per la fascia di valore compresa tra € 5.200,00 e 26.000,00, poiché essa comprende le cause di valore “fino a” ventiseimila euro, il cui limite massimo non è dunque “inferiore” (essendo uguale) a ventiseimila, con decurtazione della fase istruttoria.  P.Q.M.  il Giudice, definitivamente pronunciando sulla controversia in epigrafe, ogni ulteriore istanza ed eccezione disattesa: - rigetta la domanda; - condanna ### a rifondere al procuratore dei convenuti ### e ### avv. ### le spese di lite del presente giudizio, quantificate in € 1.700,00 per onorari (D.M. n. 147 del 13/08/2022, con applicazione dei minimi stante la non complessità delle questioni trattate, e con esclusione della fase istruttoria), oltre iva e cpa come per legge; - condanna ### a rifondere ai procuratori della convenuta ditta ### di ### avv.ti ### e ### le spese di lite del presente giudizio, quantificate in € 1.700,00 per onorari (D.M. n. 147 del 13/08/2022, con applicazione dei minimi stante la non complessità delle questioni trattate, e con esclusione della fase istruttoria), oltre iva e cpa come per legge; - spese di CTU a carico di parte attrice.  ### 4.7.2024 il Giudice dr. ### 

causa n. 81/2019 R.G. - Giudice/firmatari: Scalera Salvatore, Berardi Monica

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Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, Sentenza n. 1326/2024 del 29-03-2024

... ripristino delle pareti danneggiate dal condominio e per esso dalla ditta appaltatrice dei lavori; e) condannare il condominio al risarcimento del danno per mancato adempimento di quanto contrattualmente pattuito, per violazione delle norme di buona fede e correttezza nei contratti e per aver tentato con la detta delibera di appropriarsi indebitamente di somme non dovute con ciò perpetrando un indebito arricchimento; f) condannare il condominio al risarcimento del danno subito per la tentata lesione del legittimo diritto di proprietà della ricorrente; g) condannare il condominio alla rifusione delle spese di giudizio. Resisteva in giudizio con comparsa di costituzione e risposta il condominio che, contestando ogni avversa pretesa, chiedeva la reiezione di tutte le domande destituite di fondamento (leggi tutto)...

REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO Il Tribunale di ### - I Sezione Civile in persona del Gop Dott.ssa ### ha pronunziato la seguente SENTENZA nella causa civile iscritta al numero 5244 del Ruolo generale degli affari civili contenziosi dell'anno 2012 Avente a oggetto: “### e ### impugnazione di delibera assembleare-spese condominiali” vertente TRA ###, (C.F. ###) rappresentata e difesa dall'Avv.to ### giusta mandato a margine al ricorso, presso il cui studio in ####, alla ### 4, elettivamente domicilia; -Ricorrente
E ###, (C.F. ###) in persona dell'amministratore l.r.p.t. rappresentato e difeso dall'Avv.to ### giusta mandato a margine alla comparsa di costituzione e risposta, presso il cui studio in S. ### C.V., alla ### -### Giglio n. 2, elettivamente domicilia; -Resistente
NONCHE' ########## P. LIGUORI & C.   -Terzi chiamati contumaci
Conclusioni: Le parti costituite hanno concluso come da memorie difensive, scritti conclusionali e verbali di causa in atti.  SVOLGIMENTO DEL PROCESSO Dopo aver esaminato gli atti di causa e prima di procedere ad ogni loro definitiva valutazione, deve darsi atto che la presente sentenza viene estesa senza la concisa esposizione dello “svolgimento del processo” e, dunque, ai sensi del combinato disposto degli artt. 132 c.p.c. e 118 disp. att. c.p.c., immediatamente applicabili ai giudizi pendenti al momento dell'entrata in vigore della legge n. 69/2009, essa viene redatta indicando succintamente le ragioni di fatto e di diritto della decisione, ben precisando che, trattandosi di disposizione normativa dettata con la evidente finalità di accelerazione ai fini della produzione della sentenza, deve ritenersi consentito al giudice di pronunciare quest'ultima, considerando integralmente richiamati dalla presente pronuncia sia l'atto introduttivo, le comparse di costituzione dei convenuti, sia tutti gli altri scritti difensivi delle parti e i verbali delle udienze in cui la causa è stata trattata, istruita e discussa. 
Ai fini della decisione è sufficiente rappresentare che, con ricorso avverso la delibera assembleare del 09/10/2012, ### ha convenuto in giudizio, innanzi l'intestato Tribunale, il condominio indicato in epigrafe e, premessa la qualità di proprietaria dell'unità immobiliare posta all'ultimo piano dello stabile condominiale sito in ### alla via ### 35, scala b, int.7, ha dedotto che, nel marzo/aprile 2011, durante alcuni lavori condominiali per il ripristino della guaina bituminosa sui terrazzi di copertura costituenti lastrico condominiale - appaltati alla ditta ### (sita in S. ### C.V. alla via ### - si verificavano dei danni all'interno del proprio immobile, per i quali veniva richiesto il ripristino dello stato dei luoghi. 
Ha dedotto altresì che, l'amministrazione condominiale unitamente alla ditta appaltatrice, proponeva e concordava la pitturazione interna, previo rifacimento di parte degli intonaci interessati dalle infiltrazioni d'acqua, a proprie spese, con esonero da qualsiasi partecipazione di spesa per la condomina danneggiata. In conseguenza di ciò, veniva redatto il verbale di sopralluogo e transazione in data ###. 
Ha argomentato ulteriormente che, ultimati i lavori, perveniva lettera dell'amministratore condominiale con cui veniva richiesto il pagamento non solo del costo dei lavori di rifacimento del lastrico di copertura ma pure quello occorso per la pitturazione all'interno dell'appartamento, alla quale veniva opposto il diniego in forza di quanto concordato con l'atto di transazione sottoscritto dalle parti (condominio, condomina e ditta appaltatrice) in data ### e che, tale richiesta veniva avanzata sulla scorta di nuove tabelle millesimali mai approvate e rese note. 
In conseguenza di ciò, ha concluso: a) sospendere, inaudita altera parte, la delibera impugnata perché palesemente illegittima ed illecita oltre che lesiva del diritto di proprietà della ricorrente; b) accertare e dichiarare l'erroneità delle tabelle utilizzate perché lesive del diritto di proprietà della ricorrente; c) dichiarare la nullità e/o annullare la delibera condominiale impugnata perché in contrasto con la normativa in tema di condominio e perché palesemente viziata; d) accertare e dichiarare l'invalidità della delibera condominiale impugnata, con conseguente annullamento, perché in violazione delle pattuizioni contrattuali intercorse fra la condomina ricorrente e l'amministrazione condominiale, con particolare riferimento alla richiesta di pagamento non solo delle spese di ripristino dei lastrici e terrazzi ma anche del costo delle opere di ripristino delle pareti danneggiate dal condominio e per esso dalla ditta appaltatrice dei lavori; e) condannare il condominio al risarcimento del danno per mancato adempimento di quanto contrattualmente pattuito, per violazione delle norme di buona fede e correttezza nei contratti e per aver tentato con la detta delibera di appropriarsi indebitamente di somme non dovute con ciò perpetrando un indebito arricchimento; f) condannare il condominio al risarcimento del danno subito per la tentata lesione del legittimo diritto di proprietà della ricorrente; g) condannare il condominio alla rifusione delle spese di giudizio. 
Resisteva in giudizio con comparsa di costituzione e risposta il condominio che, contestando ogni avversa pretesa, chiedeva la reiezione di tutte le domande destituite di fondamento sia in fatto che in diritto, ordinandosi, in ogni caso, l'integrazione del contraddittorio nei confronti di tutti i condomini, litisconsorti necessari. Il tutto con vittoria di spese e competenze di giudizio, oltre iva e cpa come per legge.   Con ordinanza resa all'udienza del 4.6.2013 il G.U., ritenuta la sussistenza di gravi motivi, sospendeva la delibera assembleare impugnata e si riservava sulle eccezioni sollevate dalle parti con termini per note di giorni 30+30. 
Avverso il detto provvedimento il condominio proponeva reclamo, evidenziando la mancanza dei requisiti di legge per far luogo alla disposta sospensione della delibera. Il collegio accoglieva il reclamo proposto e, conseguentemente, revocava la relativa ordinanza, rimettendo le spese al definitivo. 
Con ordinanza del 4.11.2013 veniva ordinato l'integrazione del contraddittorio nei cnfronti di tutti i condomini del ### Istruita la causa, in seno alla quale venivano svolte le prove orali e la chiesta ctu, all'udienza del 30 ottobre 2023 la stessa veniva trattenuta in decisione con i termini ex art. 190 c.p.c. (60+20) per il deposito di comparse conclusioni e delle memorie di replica.  MOTIVI DELLA DECISIONE Questioni preliminari In via preliminare, si da atto che il procedimento è pervenuto sul ruolo di questo giudice in data ###. 
Sempre in via preliminare va dichiarata la contumacia dei chiamati in causa dei condomini ######## ed RTL di P. Liguori & C.   Ancora in via preliminare .si rileva che la legittimazione attiva e passiva delle parti risulta provata dai titoli. Gli stessi (copia convocazione assembleare - copia verbali assemblea - copia tabelle millesimalicopia del verbale di sopralluogo e transazione del 15.4.2011 - copia racc. a.r. del 5.6.12), unitamente al fatto che le parti non hanno contestato alcunché, consente di ritenere assolto l'onere probatorio in ordine alla legittimazione attiva e passiva delle stesse, sulla scorta del più recente orientamento giurisprudenziale in materia (Cass. SS.UU. n. 7305/2014). 
Ancora, preliminarmente, va dichiarata la piena procedibilità dell'impugnativa che, seppur con ricorso, è stata proposta entro il termine decadenziale dei trenta giorni dal ricevimento della raccomandata. 
In tema di condominio negli edifici, le impugnazioni delle delibere dell'assemblea, in applicazione della regola generale dettata dall'art. 163 c.p.c., vanno proposte con citazione, non disciplinando l'art. 1137 c.c. la forma di tali impugnazioni; possono, comunque, ritenersi valide le impugnazioni proposte impropriamente con ricorso, sempreché l'atto risulti depositato in cancelleria entro il termine stabilito dall'art. 1137 citato (Cass. S.U. 8491/2011). 
Contro le deliberazioni contrarie alla legge o al regolamento di condominio ogni condomino assente, dissenziente o astenuto può adire l'autorità giudiziaria chiedendone l'annullamento nel termine perentorio di trenta giorni, che decorre dalla data della deliberazione per i dissenzienti o astenuti e dalla data di comunicazione della deliberazione per gli assenti (art.1137 c.c.). 
Calando i surriferiti principi al caso in esame, l'impugnazione oltre che valida è da considerarsi tempestiva; il ricorso è stato depositato nel termine di 30 giorni dalla notificazione del verbale, avvenuta il ### (cfr. notifica in atti). 
Nel merito Il ricorso spiegato dalla ### è fondato e va accolto nei limiti di cui si dirà. 
In relazione a quanto precede, forma oggetto dell'odierno scrutinio la domanda della ricorrente che lamenta l'approvazione, in assenza di quorum e di alcuna causa giustificatrice, delle nuove tabelle millesimali in sostituzione di quelle previgenti e, l'erroneità dei millesimi attribuiti all'unità immobiliare. ### inoltre, la presunta imputazione anche a suo carico delle spese di tinteggiatura, non dovute per espresso accordo transattivo. 
Tutto ciò premesso, va evidenziato che quelli lamentati sono, tutti, vizi di annullabilità della delibera impugnata, derivanti dalla mancanza di intellegibilità del quorum deliberativo in ordine alla delibera adottata in relazione al punto 4) all'ordine del giorno e della sua erroneità nel calcolo. 
Il criterio discretivo fra ipotesi di nullità ed ipotesi di annullabilità delle delibere assembleari è stato posto nel 2005 dalle S.U. della Suprema Corte, le quali hanno affermato che “ in tema di condominio negli edifici, debbono qualificarsi nulle le delibere dell'assemblea condominiale prive degli elementi essenziali, le delibere con oggetto impossibile o illecito (contrario all'ordine pubblico, alla morale o al buon costume), le delibere con oggetto che non rientra nella competenza dell'assemblea, le delibere che incidono sui diritti individuali sulle cose o servizi comuni o sulla proprietà esclusiva di ognuno dei condomini, le delibere comunque invalide in relazione all'oggetto; debbono, invece, qualificarsi annullabili le delibere con vizi relativa alla regolare costituzione dell'assemblea, quelle adottate con maggioranza inferiore a quella prescritta dalla legge o dal regolamento condominiale, quelle affette da vizi formali, in violazione delle prescrizioni legali, convenzionali, regolamentari, attinenti al procedimento di convocazione o di informazione dell'assemblea, quelle genericamente affette da irregolarità nel procedimento di convocazione, quelle che violano norme richiedenti qualificate maggioranze in relazione all'oggetto” (cfr. Cass. civ., SS.UU. sent. N. 4806 del 07.03.2005). 
Più di recente le ### della Corte di Cassazione sono tornate sul punto e, dichiarando di voler dare continuità alla decisione del 2005, hanno evidenziato che, in ambito condominiale, il legislatore ha optato per una disciplina giuridica improntata ad un “chiaro favore” per la stabilità delle deliberazioni dell'assemblea dei condomini, che sono efficaci ed esecutive finché non vengono rimosse dal giudice, tant'è che l'art. 1137 c.c., nel testo successivo alla novella di cui alla legge 220/2012, prevede, in caso di deliberazioni illegittime, di regola la loro annullabilità, non già la loro nullità (cfr.  civ., SS. UU., sent. N. 9839 del 12.04.2021). 
Ove la delibera adottata dall'assemblea, quanto al suo profilo contenutistico, sia contraria ad una disposizione di legge la stessa è perciò di regola annullabile, eccettuate ipotesi residuali di delibere che si pongano in diretto contrasto con il contenuto precettivo di norme inderogabili, quali l'art. 1138, IV comma, c.c. e le norme richiamate dall'art. 72 disp. att. c.c. perciò annullabili e non già nulle le delibere adottate nel corso di un'assemblea riunitasi in violazione delle regole legislative che disciplinano la convocazione assembleare e la regolare costituzione dell'organo assembleare e, quindi, la corretta formazione della volontà assembleare. 
A ritenersi diversamente, le delibere condominiali affette da tali vizi potrebbero essere caducate in ogni tempo, data l'inapplicabilità alle ipotesi di nullità del termine di decadenza di cui all'art. 1137 c.c., così determinandosi una situazione di incertezza nella gestione degli interessi collettivi. 
Così esposto, deve rilevarsi in primo luogo l'impossibilità per la scrivente di verificare, ai fini della risoluzione della controversia in esame, la natura delle tabelle millesimali al fine di comprendere il quorum necessario per la loro revisione, non essendovi in atti il regolamento condominiale. 
Ed infatti, mentre parte attrice ritiene che le tabelle millesimali allegate al regolamento condominiale abbiano natura negoziale e che, pertanto, per la loro revisione/approvazione era necessaria l'unanimità dei consensi dei condomini, il condominio resistente, negando il carattere consensuale delle stesse, riteneva sufficiente la maggioranza di cui all'art. 1136 co. II Sul punto occorre prendere le mosse dalla pronuncia n. 18477 del 9 agosto 2010 resa dalla Suprema Corte di Cassazione nella sua composizione più autorevole secondo cui allorquando “ i condomini approvano la tabella che ha determinato il valore dei piani e delle porzioni di piano secondo i criteri stabiliti dalla legge non fanno altro che riconoscere l'esattezza delle operazioni di calcolo della proporzione tra il valore della quota e quello del fabbricato; in sintesi, la misura delle quote risulta determinata in forza di una precisa disposizione di legge. Una operazione tecnica che non importa la risoluzione o la preventiva eliminazione di controversie, di discussione o di dubbi: il valore di una cosa è quello che è e il suo accertamento non implica alcuna operazione volitiva, ragion per cui il semplice riconoscimento che le operazioni sono state compiute in conformità al precetto legislativo non può qualificarsi attività “negoziale”. 
In tali casi, ovvero laddove le tabelle rispecchino i criteri fissati dal legislatore, per la Suprema Corte è sufficiente che l'approvazione, e parimenti la revisione delle tabelle, avvenga con la sola maggioranza prevista dall'art. 1136 cc. secondo comma:” il quorum deliberativo è, cioè, costituito dalla maggioranza degli intervenuti rappresentanti almeno la metà del valore dell'edificio”. Nello specifico la motivazione addotta dalla Corte può essere valorizzata dall'affermazione secondo cui le tabelle “non accertano il diritto dei singoli condomini sull'unità immobiliare di proprietà esclusiva, ma soltanto il valore di tali unità rispetto all'intero edificio, ai soli fini della gestione del condominio”. 
Le tabelle nel caso in esame costituiscono, dunque, solo uno strumento che traduce in termini aritmetici dei valori già esistenti senza incidere sui diritti dei condomini e, perciò, la Corte ha ritenuto non necessario il consenso di tutti. Il ragionamento della Corte è stato, poi, recepito dalla riforma del condominio del 2012 laddove, per quanto attiene la modifica o la revisione delle suddette tabelle, l'art. 69 delle disposizione attuative prevede al primo comma che “ i valori proporzionali delle singole unità immobiliari espressi nella tabella millesimale di cui all'art. 68 possono essere rettificati o modificati all'unanimità, salvo poi aggiungere che i valori possono essere rettificati o modificati, anche nell'interesse di un solo condomino, con la maggioranza prevista dall'art. 1136, secondo comma, codice civile, nei seguenti casi: 1) quando risulta che sono conseguenza di un errore; 2) quando, per le mutate condizioni di una parte dell'edificio, in conseguenza di una sopraelevazione, di incremento di superfici o di incremento o diminuzione dell'unità immobiliare, è alterato per più di un quinto il valore proporzionale dell'unità immobiliare anche di un solo condomino. In tal caso il relativo costo è sostenuto da chi ha dato luogo alla variazione”. 
Diverso è, tuttavia, il caso in cui i condomini abbiano deciso di derogare ai criteri legali di ripartizione delle spese. Lo stesso art. 1123 c.c., prevede, infatti, che “le spese necessarie per la conservazione e per il godimento delle parti comuni dell'edificio per la prestazione dei servizi nell'interesse comune e per le innovazioni deliberate dalla maggioranza sono sostenute dai condomini in misura proporzionale al valore di proprietà di ciascuno, salvo diversa convenzione”. In tal caso, come chiarito dalla Corte, con sentenza 19651/2017, la relativa convenzione modificatrice della disciplina legale di ripartizione può essere contenuta o nel regolamento condominiale (che perciò si definisce di natura contrattuale), in una deliberazione dell'assemblea che venga approvata all'unanimità, ovvero con il consenso di tutti i condomini (cfr. Cass. Sez. II, 04/08/2016 n. 16321; Cass. Sez. II, 17/01/2003, n. 641). 
La natura delle disposizioni contenute negli artt. 1118, comma I, e 1123 c.c. non preclude, quindi, l'adozione di discipline convenzionali che differenzino tra loro gli obblighi dei partecipanti di concorrere agli oneri di gestione del condominio, attribuendo agli stessi in proporzione maggiore o minore rispetto a quella scaturente dalla rispettiva quota individuale di proprietà. 
In assenza di limiti posti dall'art. 1123 c.c., la deroga convenzionale ai criteri codicistici di ripartizione delle spese può arrivare a dividere in quote uguali tra i condomini gli oneri generali e di manutenzione delle parti comuni e finanche prevedere l'esenzione totale o parziale per taluno dei condomini dall'obbligo di partecipare alle spese medesime ( Cass. Sez. II, 25/03/2004, n. 5975; Cass. Sez. II, sent. N. 6844 DEL 16/12/1988). 
Viene, quindi, imposta, a pena di radicale nullità l'approvazione di tutti i condomini per le delibere dell'assemblea di condominio con le quali siano stabilitili i criteri di ripartizione delle spese in deroga a quelli dettati dall'art. 1123 c.c., oppure siano modificati i criteri fissati in precedenze in un regolamento contrattuale (cfr. Cass. Sez. II, 19/93/2010 n. 6714). 
Da quanto fin qui detto deriva che le tabelle millesimali hanno natura contrattuale solo se si basano su criteri di ripartizione delle spese diversi da quelli legali e che in tali casi la loro revisione/modifica è possibile solo con l'approvazione unanime di tutti i condomini. 
Sul punto è utile richiamare il principio espresso dalla Suprema Corte nell'ordinanza 1838 del 25 gennaio 2018 secondo cui “in tema di revisione e modificazione delle tabelle millesimali, qualora i condomini, nell'esercizio della loro autonomia, abbiano espressamente dichiarato di accettare che le loro quote nel condominio vengano determinate in modo difforme da quanto previsto negli artt. 1118 c.c. e 68 disp. Att., dando vita alla diversa convenzione di cui all'art. 1123 comma 1, ultima parte, c.c., le dichiarazioni di accettazione ha valore negoziale e, risolvendosi in un impegno irrevocabile di determinare le quote in un certo modo, impedisce di ottenere la revisione ai sensi dell'art. 69 disp. Att. C.c., che attribuisce rilievo esclusivamente alla obiettiva divergenza tra il valore effettivo delle singole unità immobiliari dell'edificio ed il valore proporzionale ad esse attribuito nelle tabelle. Ove, invece, tramite l'approvazione della tabella, anche in forma contrattuale (mediante la sua predisposizione da parte dell'unico originario proprietario e l'accettazione degli iniziali acquirenti delle singole unità immobiliari, ovvero mediante l'accordo unanime di tutti i condomini), i condomini stessi intendano (come del resto avviene nella normalità dei casi) non già modificare la portata dei loro rispettivi diritti d obblighi di partecipazione alla vita di condominio, bensì determinare quantitativamente siffatta portata (addivenendo, così, alla approvazione delle operazioni di calcolo documentate dalla tabella medesima), la semplice dichiarazione di approvazione non riveste natura negoziale, con la conseguenza che l'errore il quale, in forza dell'art. 69 disp. 
Att.c.c., giustifica la revisione delle tabelle millesimali, non coincide con l'errore vizio del consenso, ma consiste, per l'appunto, nella obiettiva divergenza tra il valore effettivo delle singole unità immobiliari ed il valore proporzionale ad esso attribuito”. 
Ancor, più di recente si è espressa sul punto la S.C con sentenza n. 6735 del 10 marzo 2020 affermando che “per l'atto di approvazione delle tabelle millesimali e per quello di revisione delle stesse è sufficiente la maggioranza qualificata di cui all'art. 1126 co. 2 c.c., ogni qual volta l'approvazione o la revisione avvengano con funzione meramente ricognitiva dei valori e dei criteri stabiliti dalla legge; viceversa, la tabella da cui risulti espressamente che si sia inteso derogare al regime legale di ripartizione delle spese, ovvero approvare quella diversa convenzione di cui all'art. 1123 co. 1 c.c., rilevando la sua natura contrattuale, necessità dell'approvazione unanime dei condomini”.  ### 69 delle norme di attuazione del codice civile, nella versione vigente ratione temporis, stabilisce che "i valori proporzionali dei vari piani o porzioni di piano possono essere riveduti o modificati, anche nell'interesse di un solo condomino, nei seguenti casi: 1) quando risulta che sono conseguenza di un errore; 2) quando, per le mutate condizioni di una parte dell'edificio, in conseguenza della sopraelevazione di nuovi piani, di espropriazione parziale o di innovazioni di vasta portata, è notevolmente alterato il rapporto originario tra i valori dei singoli piani o porzioni di piano". 
La chiara formulazione della disposizione sta a significare che il diritto di chiedere la revisione o la modifica delle tabelle millesimali è condizionato dall'esistenza di uno o di entrambi i presupposti indicati (1- errore; 2- alterazione del rapporto originario tra i valori dei singoli piani o porzioni di piano). 
Logico corollario è che, in base alla regola generale dell'onere probatorio (art. 2697 cc), la prova della sussistenza delle condizioni che legittimano la modifica incombe su chi intende modificare le tabelle, quanto meno con riferimento agli errori oggettivamente verificabili (v. Sez. 2, Sentenza n. 21950 del 25/09/2013 Rv. 629207). 
Ebbene, nel caso di specie, a fronte della contestazione sulla legittimità della modifica, sarebbe stato onere del ### deliberante dimostrare la sussistenza di tali condizioni. 
Tale prova, oltre a rimanere, invero, inerte ed insoddisfacente sul piano probatorio, è stata sconfessata ulteriormente dal consulente tecnico, #### del quale non è dato dubitare, le cui conclusioni risultano del tutto prive di vizi logici e/o di metodo che possano in qualche modo inficiare l'attendibilità dei risultati conseguiti, apparendo al contrario analiticamente motivate e chiare.  ### del Giudice, ad esecuzione del mandato conferito, ha rilevato come i millesimi indicati (secondo le nuove tabelle) per la proprietà della condomina ricorrente siano del tutto errati, in quanto eccedenti a quelli realmente di competenza. 
Dalla relazione si evince che i millesimi generali da attribuirsi alla condomina ### sono correttamente di 26,24 (tabella generale), evidentemente inferiori ai millesimi attribuiti secondo le cd. Nuove tabelle impugnate, le quali ultime riportano mill.mi 43,7131 (tabella generale). 
Non convince, a favore di parte convenuta, neppure che l'ausiliare del Giudice abbia rilevato che la revisione delle tabelle millesimali del ### in esame, venisse eseguita in riferimento alla conformità della destinazione d'uso riscontrate nella documentazione catastale delle singole unità immobiliari, oltre che al riscontro oggettivo. 
Sul punto, secondo la giurisprudenza costante della Corte di Cassazione, la modifica della destinazione d'uso di un'unità immobiliare non basta a determinare automaticamente l'obbligo di revisionare i valori millesimali preesistenti. 
Con la sua più recente sentenza emessa in materia (Cass. 4 ottobre 2016, n. 19797), la Suprema Corte ha riassunto in modo esaustivo i termini della problematica, chiarendo i motivi per cui la revisione delle tabelle millesimali deve essere esclusa quando viene modificata la destinazione d'uso di un'unità immobiliare. 
Nella sua motivazione la Corte ha innanzi tutto ricordato che la normativa di riferimento in materia è costituita dagli artt. 68 e 69 disp. att. cod. civ., ai sensi dei quali il regolamento di condominio deve precisare il valore proporzionale di ciascun piano o di ciascuna porzione di piano spettante in proprietà esclusiva ai singoli condomini e che tali valori, che devono essere ragguagliati in millesimi a quello dell'intero edificio ed espressi in un'apposita tabella allegata al regolamento, possono essere riveduti e modificati, anche nell'interesse di un solo condomino in due specifici casi, vale a dire quando risulta che sono conseguenza di un errore e quando, per le mutate condizioni di una parte dell'edificio, per effetto della sopraelevazione di nuovi piani, di espropriazione parziale o di innovazioni di vasta portata, viene notevolmente alterato il rapporto originario tra i valori dei singoli piani o porzioni di piano. 
La Corte ha quindi osservato che, nel condominio di edifici, i valori delle unità immobiliari di proprietà esclusiva dei singoli condomini e il loro proporzionale ragguaglio in millesimi al valore dell'edificio devono essere individuati con riferimento al momento dell'adozione del regolamento e che la tabella che li esprime è soggetta a rettifica soltanto quando vi siano errori, di fatto e di diritto, riferiti alla determinazione degli elementi necessari al calcolo del valore delle singole unità immobiliari oppure a circostanze sopravvenute relative alla consistenza dell'edificio o delle sue porzioni, che incidano in modo rilevante sull'originaria proporzione dei valori. 
Richiamando la propria giurisprudenza precedente (Cass. 10 febbraio 2010, n. 3001), la Suprema Corte ha affermato quindi che, dovendosi tenere conto dell'esigenza della certezza dei diritti e degli obblighi dei singoli condomini che sono fissati nelle tabelle millesimali, non si possono considerare tali da comportare la revisione o la modifica delle tabelle: a) gli errori relativi alla determinazione del valore che non vengano indotti da quelli sugli elementi necessari al suo calcolo; b) i mutamenti successivi dei criteri di stima della proprietà immobiliare, pure quando abbiano determinato una rivalu­tazione disomogenea delle singole unità dell'edificio o alterato comunque il rap­porto originario fra il valore delle singole unità e tra queste e l'edificio. 
La Suprema Corte ha poi ricordato che: “ gli errori rilevanti con riguardo alla revisione delle tabelle devono determinare un'apprezzabile divergenza tra il valore attribuito nella tabella alle unità immobiliari e il valore effettivo delle stesse e inoltre devono essere verificabili obiettivamente, come avviene per le divergenze di estensione della superficie, di piano e simili; e che invece, con riguardo all'errore, resta esclusa, nella stima degli elementi necessari per la valutazione ai sensi dell'art. 68 disp. Att. Cod. Civ., la rilevanza dei criteri soggettivi, come i criteri d'ordine estetico e simili” (Cass., Sez. Un., 24 gennaio 1997, 6222) e chiarito che: “nello specifico, costituiscono errori essenziali che possono dare luogo a revisione delle tabelle millesimali gli errori che attengano alla determinazione degli elementi necessari per il calcolo del valore dei singoli appartamenti, come: a) l'estensione; b) l'altezza; c) l'ubicazione; d) l'esposizione e simili”. 
Questi tipi di errori, appena. menzionati, possono consistere: a) in errori di fatto, come l'erronea convinzione che un singolo appartamento abbia un'estensione diversa da quella effettiva; b) in errori di diritto, come l'errata convinzione che, nell'accertamento dei valori, si debba tenere conto di alcuni degli elementi che, ai sensi dell'art. 68 disp. att. cod. civ., sono irrilevanti a tale effetto. 
La Corte ha quindi ricordato come (Cass. 27 marzo 2001, n. 4421), al contrario, costituiscano errori non essenziali quelli determinati soltanto da criteri più o meno soggettivi con cui sia stata compiuta la valutazione dei singoli elementi necessari per la stima; infatti, l'errore di valutazione, di per sé considerato, non può essere mai ritenuto essenziale, dal momento che non costituisce un errore sulla qualità della cosa a norma dell'art. 1429, n. 2, cod. civ. e che (Cass. 10 febbraio 1994, n. 1367) la norma di cui all'art. 68 disp. att. cod. civ. prevede che, nell'accertamento dei valori dei piani o delle porzioni di piano, ragguagliati a quello dell'intero edificio, non si deve tenere conto del canone locatizio, dei miglioramenti e dello stato di manutenzione e ha osservato che l'esclusione del canone locativo, dei miglioramenti e dello stato di manutenzione si giustifica nel fatto che tali elementi non afferiscono all'obiettiva conformazione strutturale del piano o della porzione di piano in rapporto all'intero edificio, che invece dipende da altri fattori, dati dall'estensione, dall'altezza, dall'ubicazione e dall'esposizione. 
In conclusione, la Suprema Corte ha affermato il principio secondo cui la tabella che esprime i valori millesimali è soggetta a emenda solo in relazione a errori, di fatto e di diritto, che riguardano la determinazione degli elementi necessari al calcolo del valore delle singole unità immobiliari oppure a circostanze sopravvenute relative alla consistenza dell'edificio o delle sue porzioni, che incidano in modo rilevante sull'originaria proporzione dei valori; e che invece il mero mutamento della destinazione d'uso non determina la necessità di revisionare i millesimi. 
Ciò posto, nel caso di specie, la scrivente ritiene che, l'eventuale cambio di destinazione d'uso del cespite immobiliare oggetto di causa, non rientri in quei cambi di destinazioni tali da comportare una modifica delle tabelle millesimali. 
Pertanto, la delibera assembleare del 9.10.12, al punto n. 4( dell'ordine del giorno, oggetto di impugnativa, va annullata. 
Quanto ai danni che labilmente si assumono subiti, gli stessi, tra l'altro, risultano genericamente allegati e non vi è prova in atti, dovendosi rigettare la domanda alla quale, l'istante correla, sic et simpliciter, una nozione di danno in re ipsa non prevista dalla legge. 
Spese processuali ### che l'accoglimento della domanda è soltanto parziale e limitata solo ai profili di impugnazione, tenuto conto dei rapporti di “vicinato” che caratterizzano le controversie condominiali e del fatto che il presente giudizio ha ad oggetto anche questioni particolarmente controverse rispetto alle quali vi sono stati interventi chiarificatori da parte della giurisprudenza solo successivamente all'introduzione del giudizio medesimo, sussistono giusti motivi per compensare integralmente le spese processuali tra le parti. 
Le spese di CTU sono poste definitivamente a carico del ### P.Q.M.  Il Tribunale di ### - I Sezione Civile, in composizione monocratica, definitivamente pronunciando sulla controversia R.G. 5244/2012, ogni contraria istanza ed eccezione disattesa, così provvede: 1. Dichiarata la contumacia dei chiamati in causa dei condomini ######## ed RTL di P. Liguori & C.; 2. Annulla la delibera assembleare del 09.10.2012 relativamente al n. 4) dell'ordine del giorno; 3. Rigetta la domanda di risarcimento danni proposta da ### 4. Dichiara interamente compensate tra le parti le spese di lite; 5. Pone definitivamente a carico del ### le spese di ### Così è deciso in S. ### il ### Il G.o.p. 
Dr.ssa ### 

causa n. 5244/2012 R.G. - Giudice/firmatari: Ruotolo Anna, Maddalena Casale

Corte d'Appello di Roma, Sentenza n. 5155/2024 del 18-07-2024

... oneri condominiali deduceva che alcun condominio era stato costituito, non vi era alcun bilanciorendiconto, negando quindi di dover pagare qualsiasi somma all'attore. ### l'istruttoria sono stati esaminati testimoni: il testimone di ### geometra, riferiva di aver provveduto al frazionamento del lastrico solare nell'ambito della procedura esecutiva che gravava sull'immobile; il testimone ### suocero dell'attore, riferiva che l'immobile di proprietà di quest'ultimo aveva subito delle infiltrazioni e precisava, peraltro, che le bombole asseritamente presenti sul balcone della convenuta c'erano in realtà da circa trent'anni; il testimone ### affermava di aver visto danni all'intonaco del soffitto delle pareti e dichiarava che gli stessi erano stati provocati dalle infiltrazioni;il teste riferiva (leggi tutto)...

r.g. n. «numero_ruolo»/«anno_ruolo» 1 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE ### DI ROMA SEZIONE SETTIMA CIVILE così composta: dr. ### dr. ### relatore dr. ### riunita in camera di consiglio, ha emesso la seguente SENTENZA nella causa civile in grado di appello iscritta al n. 4320 del ruolo generale degli affari contenziosi dell'anno 2019, assunta in decisione all'udienza del 29.05.2024, vertente TRA D'### (c.f. ###), elettivamente domiciliato in ### Via della ### 32, presso lo studio dell'avv. ### (c.f. ###), che lo rappresenta e difende per procura in calce all'atto di appello - ### - E ### (c.f. ###), elettivamente domiciliata in #### 7, presso lo studio dell'avv. ### (c.f. ###), che lo rappresenta e difende per procura a margine della comparsa di costituzione e risposta r.g. n. «numero_ruolo»/«anno_ruolo» 2 - APPELLATO - OGGETTO: appello contro la sentenza n. 506/2019 resa in data ### dal Tribunale Ordinario di Civitavecchia RAGIONI DI FATTO E DI DIRITTO DELLA DECISIONE Con atto di citazione in appello ritualmente notificato, D'### ha proposto appello avverso la sentenza n. 506/2019, pubblicata in data ###, resa dal Tribunale Ordinario di Civitavecchia nel giudizio di primo grado recante n° R.G.: 2208/2011 promosso da D'### nei confronti di ### I fatti di causa e i motivi della decisione sono così riportati nella sentenza impugnata: “Con atto di citazione regolarmente notificato, ### D'### ha citato in giudizio ### davanti a codesto Tribunale per sentirla condannare al risarcimento dei danni subiti nell'appartamento di proprietà e derivati dalle infiltrazioni verificatesi nel sottoscala-magazzino di proprietà posto al piano terra dell'abitazione sita in ### alla via ### 52 interno 5. Si costituiva ### il quale deduceva l'infondatezza in fatto e in diritto dell'avversa pretesa. Articolava domande riconvenzionali intese a far dichiarare la proprietà comune di alcuni beni. 
La causa era istruita con i documenti delle parti, l'esame dei testimoni e la ### In fatto l'attore ha premesso di essere proprietario di un sottoscala ad uso magazzino posto al piano terra di via ### 52 in ### Deduceva che detto magazzino subiva delle infiltrazioni, che si accentuavano in presenza di piogge, provenienti dal balcone dell'appartamento di proprietà della convenuta, sito alla medesima via, civico 52-54 agli interni numeri 3 e 4. Lamentava, inoltre, che gli appartamenti di proprietà della convenuta avevano lo scarico dei bagni delle cucine collegati alla rete fognaria autorizzata dal Comune di ### per l'appartamento del solo attore. Evidenziava, ancora, come l'appartamento sito all'interno 4 era alimentato con bombole a gas situate sotto il balcone della camera da letto dello stesso attore. Denunciava, ancora, il mancato pagamento di oneri condominiali che alla data del 30 giugno 2010 ammontavano ad euro 2384,28 e che erano relativi agli anni 2005, 2006, 2007, 2008, 2009 e primo semestre 2010. La convenuta, premesso di aver acquistato la proprietà dell'appartamento sito ai civici 52 e 54 di via ### in ### contestava specificamente come il magazzino fosse stato realizzato abusivamente dall'attore su una zona di proprietà comune; parimenti anche la rete fognaria doveva essere dichiarata di proprietà comune; quanto all'alimentazione r.g. n. «numero_ruolo»/«anno_ruolo» 3 dell'appartamento della proprietà della convenuta, la stessa deduceva come anche in questo caso l'attore avesse realizzato abusivamente una mansarda che aveva provveduto a coprire lastrico; infine, sugli oneri condominiali deduceva che alcun condominio era stato costituito, non vi era alcun bilanciorendiconto, negando quindi di dover pagare qualsiasi somma all'attore. ### l'istruttoria sono stati esaminati testimoni: il testimone di ### geometra, riferiva di aver provveduto al frazionamento del lastrico solare nell'ambito della procedura esecutiva che gravava sull'immobile; il testimone ### suocero dell'attore, riferiva che l'immobile di proprietà di quest'ultimo aveva subito delle infiltrazioni e precisava, peraltro, che le bombole asseritamente presenti sul balcone della convenuta c'erano in realtà da circa trent'anni; il testimone ### affermava di aver visto danni all'intonaco del soffitto delle pareti e dichiarava che gli stessi erano stati provocati dalle infiltrazioni;il teste riferiva ancora che non c'erano più le bombole sul balcone di parte convenuta. La convenuta rendeva altresì interrogatorio formale, ma dichiarava fatti a sé favorevoli. Nel corso del giudizio è stata disposta consulenza tecnica di ufficio a firma del ### a cui si ritiene di aderire: il perito ha seguito un metodo di indagine serio e razionale, che lo ha condotto a concludere, tra l'altro, che “le cause delle infiltrazioni sono da attribuire ad un inefficiente impermeabilizzazione del balcone al piano primo di proprietà della convenuta, nonché della scala di accesso ai piani superiori di ambedue le parti in causa, inoltre, causate da tecniche costruttive errate (formazione di mensole orizzontali esterni, a morsicature solaio pareti inesistenti, assestamenti del marciapiede ove poggia la struttura)”, che “sul piano economico, considerato lo stato vetusto del locale nonché valore tipologia dei materiali ivi depositati, non si riscontra alcun danno apprezzabile alle cose depositate né alcuna svalutazione dell'immobile”, che dall'esame del catasto e dei registri immobiliari “il cortile Sub 1 della particella 402 è un bene comune a tutte le unità abitative presenti nel lotto”, che “il magazzino sottoscala risulta privo di titoli edilizi, non elencato nell'acquisto dell'atto delle parti, non risulta nelle planimetrie catastali di entrambi e successive l'acquisto degli immobili, è stato realizzato su un'area comune”, che quanto alle spese comuni “i costi applicati risultano di mercato ma non sono confutabili in quanto in atti non risulta alcuna documentazione che illustri modalità, materiali, quantità, persone impiegate di effettiva esecuzione pagamento; in merito alla ripartizione questa risulta empirica, non congrua perché non tiene conto dell'immobile realizzato del lastrico solare dall'attore (cosiddetta mansarda, di cui è sconosciuta l'epoca di costruzione), né dei magazzini in possesso dell'attore, né del posto auto di proprietà esclusiva dell'attore né del diverso possesso esercitato dalle parti sulle aree scoperte, né di altri 2 immobili presenti a ridosso dell'edificio bifamiliare di altri proprietari estranei alla vertenza ma facenti parte dello stesso lotto r.g. n. «numero_ruolo»/«anno_ruolo» 4 comune“. In particolare, il CTU ha rispettato i criteri di accertamento previsti dalla branca del sapere specialistico in esame, svolgendo in modo corretto le operazioni peritali ed eseguendole in conformità alle direttive impartite Sui rilievi mossi dalle parti, il CTU ha risposto giustificando la propria conclusione sulla base delle indagini compiute. Dall'indagine tecnica svolta possono quindi trarsi elementi utili per la formazione del convincimento riguardo le cause dell'infiltrazioni, i danni, la descrizione dell'immobile, la situazione catastale e al ### nonché sui criteri di riparto delle spese comuni. Le valutazioni del CTU sono «pienamente condivisibili». In diritto il Tribunale reputa che la domanda dell'attore sia infondata, mentre quelle della convenuta articolati in riconversione non sono ammissibili. Preliminarmente va dichiarata l'inammissibilità delle domande riconvenzionali articolate dalla convenuta. ### la giurisprudenza, la causa riconvenzionale costituisce un'ipotesi di connessione per identità di titolo, perciò non ogni cumulo di azioni contrapposte ammissibile: la riconversione deve dipendere dei fatti che siano collegati con i fatti costitutivi della domanda cicale o con fatti estintivi, modificativi o impediti ivi introdotti in causa in forma di eccezione. In particolare, si ritiene che ai fini della sussistenza della relazione di dipendenza dal medesimo titolo, occorre l'unicità del rapporto della situazione giuridica da cui traggano origine le contrapposte pretese delle parti (cassazione 6520 del 2007, cassazione 12.985 del 2009). Nella fattispecie non sussiste questo collegamento obiettivo tra le avverse pretese poiché: l'attore in via principale lamenta dei danni da infiltrazioni e da lesione della violazione delle regole di buon vicinato; diversamente, parte convenuta, attrice in riconvenzione, spiega una domanda di accertamento di natura reale, relativa alla sussistenza della proprietà comune di alcuni beni, che nella causa rilevano, non in quanto parte dell'unico rapporto tra le parti, ma in quanto su di essi parte attrice in via principale lamenta di aver patito danni. Discende, dunque, che le domande riconvenzionali vanno dichiarate inammissibili. Riguardo alla domanda dell'attore in via principale, la stessa, come anticipato, è infondata. La fattispecie di danni da infiltrazioni si può ascrivere alternativamente nell'ipotesi generale dei danni in custodia regolata dall'articolo 2051 del codice civile o in quella specifica disciplinata articolo 2053 del codice civile (sul rapporto di genere a specie tra 2051 e 2053 cc v. Cass.19975-05; Cass.4737-01; 2682-87), sussistendo quest'ultima solo quando i danni, riguardanti anche la disgregazione di piccole parti dell'edificio, derivino dagli elementi strutturali -anche non accessoridell'edificio o di altra costruzione (Cassazione 11053-08; per Cassazione 1666 del 2005 sussiste il 2053 nell'ipotesi di rottura dei tubi degli impianti; per cassazione 23939-09 sussiste l'articolo 2053 allorché i danni derivino da una grata connessa posta sul marciapiede al servizio dell'edificio). Entrambe danno luogo ad una ipotesi di responsabilità oggettiva, essendo sufficiente per r.g. n. «numero_ruolo»/«anno_ruolo» 5 l'applicazione delle relative norme la prova del rapporto causale tra la cosa - che nel caso dell'art. 2053 cc sia eventualmente oggetto di “rovina”- e l'evento lesivo. Dunque, sussiste una presunzione “iuris tantum” di responsabilità, con la conseguenza che in tali ipotesi per il danneggiato è sufficiente provare il mero nesso causale, rimanendo egli esonerato dalla dimostrazione della colpa del danneggiante, fatta salva, però, la prova per quest'ultimo del caso fortuito, cui è parificato il fatto del terzo e la colpa del danneggiato. Orbene, nella fattispecie, come si desume dall'istruttoria svolta e soprattutto dalla ### è emerso con nettezza come l'attore non abbia subito alcun danno e come lo stesso abbia contribuito in modo esclusivo a cagionare i danni: l'attore utilizzo magazzino che è stato realizzato in assenza degli specifici titoli edilizi ed urbanistici; l'immobile è peraltro così vetusto che non risultano danni apprezzabili dal punto di vista economico. Anche sulle altre domande dell'attore non vi è prova: non c'è prova del titolo delle spese comuni; non c'è prova dei criteri di riparto; non c'è prova che dette spese siano state sostenute per delle attività di interesse comune. Per tutti questi motivi la domanda va respinta. Le spese di lite seguono la soccombenza e vanno poste a carico di ### D'### Le spese vanno compensate nella misura del 20%, atteso che, in ragione dell'inammissibilità delle domande riconvenzionali della convenuta, via reciproca soccombenza. Vanno liquidate come in dispositivo tenendo conto del numero delle parti, del valore, della natura della causa, delle questioni trattate, dell'attività svolta, del dm 55/14 e del relativo scaglione di riferimento. Si ritiene, quindi, applicare un compenso pari ad euro 4000, così determinato tenendo conto anche della compensazione del 20%. A questa somma vanno poi aggiunti gli accessori previsti per legge e indicati in dispositivo”. 
All'esito del giudizio il Tribunale adito ha così deciso: “Il Tribunale, definitivamente pronunciando sulla causa 2208-2011 , ogni diversa istanza disattesa o assorbita, 1. dichiara inammissibili le domande riconvenzionali della parte convenuta; 2. rigetta la domanda risarcitoria dell'attore ### D'### 3. ### D'### a rimborsare a ### le spese di lite, che si liquidano in € 4000 per compenso, € per diritti, oltre ### CPA e rimborso forfetario come per legge. Spese già compensate nella misura del 20%”. 
Avverso la predetta sentenza ha proposto appello ### D'### per i motivi che verranno di seguito esaminati, e ha rassegnato le seguenti conclusioni:” ### all'###ma Corte d'Appello adita, accogliere il presente atto di appello e, conseguentemente, in riforma della Sentenza del Tribunale Civile di ### ( …) 1)### e dichiarare che le infiltrazioni presenti nel sottoscala/magazzino, di proprietà dell'attore perché acquisito per usucapione per possesso ultraventennale, sito in ### alla ### 52/54 , ed i danni conseguenti, sono dovuti a fatto e colpa della convenuta, per quanto esposto nel presente atto; per l'effetto r.g. n. «numero_ruolo»/«anno_ruolo» 6 condannare la ###ra ### ad eliminare le cause delle infiltrazioni e a risarcire all'attore i danni subiti e subendi secondo la somma che sarà quantificata in corso di causa ovvero la somma ritenuta giusta e/o equa; 2) ### e dichiarare che gli scarichi degli appartamenti utilizzati dalla convenuta sono indebitamente collegati alla rete fognaria autorizzata dal Comune di ### per l'appartamento del solo ### D'### per l'effetto condannare e/o ordinare alla convenuta a dotarsi di una rete fognaria separata da quella del ### D'### previa eventuale autorizzazione dell'attore e del Comune; 3) ### e dichiarare che bombole a gas - di proprietà della convenuta - situate sotto il balcone e la camera da letto del ### D'### erano fonte di pericolo per la sicurezza e la salute degli occupanti dell'immobile dell'attore; dichiarare sul punto cessata la materia del contendere in quanto le bombole sono state spostate solo a seguito della notificazione dell'atto di citazione; 4) ### e dichiarare il diritto di credito dell'attore in relazione alla somme dallo stesso anticipate per la gestione del ### e della cosa comune degli anni 2005-2006-2007-2008-2009 e primo semestre 2010, per l'effetto condannare la convenuta a corrispondere la somma di € 2.384,28 o la somma maggiore o minore ritenuta giusta e/o equa. 5) Rigettare le domande riconvenzionali perché infondate in fatto ed in diritto. 6) Con vittoria di spese, competenze ed onorari di giudizio del doppio grado di giudizio”. 
Si è costituita l'appellata ### con comparsa di costituzione depositata in data 21 novembre 2019, che ha rassegnato le seguenti conclusioni:” ### l'###ma Corte d'Appello di ### disattesa ogni contraria istanza, eccezione e deduzione e previe le opportune declaratorie, previo rigetto di ogni eccezione, domanda e/o istanza avversaria così giudicare: - ### l'appello ( …) avverso la Sentenza del Tribunale Civile di ### ( …) , questa confermando in ogni sua parte; - ### con la migliore formula, le domande svolte dall'attore-appellante contro ### per i motivi esposti in narrativa; - ### in ogni caso le spese ed i compensi professionali del grado oltre spese generali (15%), IVA e ### di cui il sottoscritto procuratore si dichiara antistatario”. 
All'udienza del 29 maggio 2024, la causa, tenutasi con la modalità della trattazione scritta, è stata trattenuta in decisione, sulle conclusioni di entrambe le parti costituite, con concessione di giorni venti per il deposito di comparse conclusionali, e ulteriori giorni venti per il deposito delle memorie di replica In via pregiudiziale deve rilevarsi l'inammissibilità della domanda sub punto 5 ) delle conclusionali dell'appellante in quanto il Giudice di prime cure ha espressamente dichiarato l'inammissibilità delle domande riconvenzionali avanzate in primo grado dalla ### e sul punto non è r.g. n. «numero_ruolo»/«anno_ruolo» 7 stato proposto né appello principale, né appello incidentale da parte della stessa richiedente. 
Passando all'esame del merito D'### ha proposto sei motivi di appello. 
Con il primo l'appellante lamenta il rigetto della domanda domanda risarcitoria avente ad oggetto la sussistenza delle infiltrazioni e dei danni nel locale magazzino. A sostegno della critica, afferma che il Tribunale avrebbe errato nell'analizzare direttamente la domanda relativa alla sussistenza dei danni, omettendo l'esame della domanda di accertamento della sussistenza delle infiltrazioni e la conseguente domanda di ripristino dello stato dei luoghi. Richiama, quindi sia le testimonianze che gli esiti peritali che avrebbero dimostrato sia la sussistenza delle infiltrazioni, che le cause. Insiste, quindi, nella domanda di condanna della convenuta sia ad eliminare le cause delle infiltrazioni, che al ripristino dello stato dei luoghi, per la somma pari a € 2.800,00, come quantificata dal C.T.U., oltre al risarcimento del danno, da liquidarsi equitativamente. 
Con il secondo motivo di gravame rubricato: “### DOMANDA DI USUCAPIONE DI PARTE ATTRICE ” l'appellante lamenta l'omesso esame della domanda di usucapione. A sostegno della prospettazione, deduceva di essere possessore da circa trent'anni del magazzino oggetto di causa, come dimostrerebbero anche le testimonianze espletate. 
I detti motivi da trattarsi congiuntamente, data la loro intima connessione in quanto volti a contestare il rigetto di ogni pretesa risarcitoria afferente il sottoscala / magazzino, sono infondati e vanno disattesi.  ### appellante ha affermato, in primis, la titolarità del predetto vano sottoscala salvo, poi, affermare, a fronte delle eccezioni di controparte, nelle memorie ex art. 183 n. 1 cpc, di essere nel possesso ultraventennale del bene e, quindi, l'avvenuto acquisto dello stesso per usucapione. 
Il Giudice ha implicitamente disatteso tale domanda di usucapione, ritenendola assorbita dalla declaratoria di rigetto per infondatezza della domanda risarcitoria. 
Deve, tuttavia, rimarcarsi, ad integrazione della motivazione di prime cure, che la domanda di accertamento di usucapione del vano, seppur finalizzata ad affermare la propria legittimazione attiva con riguardo alla domanda risarcitoria avanzata, è inammissibile per assoluta genericità essendosi limitato l'attore / appellante nelle memorie ex art. 183 n.1 cpc ad affermare di essere nel possesso del bene dal 1980 ad oggi, senza tuttavia specificare in concreto le modalità di utilizzo del bene, e quindi come si era realizzato nel corso del tempo l'esercizio della signoria uti dominus sul bene, e nei confronti di quali soggetti, dal momento che la facoltà di escludere i terzi dal godimento del bene che ne costituisce oggetto (cd. ius excludendi alios), integra la connotazione principale del r.g. n. «numero_ruolo»/«anno_ruolo» 8 diritto di proprietà, e trattandosi di un vano insistente su una area comune condominiale, come accertato dal CTU ( cfr rel. CTU pag. 5 ), l'utilizzo del bene ben può essere effettuato anche dal mero detentore. 
Né possono essere di ausilio le specificazioni contenute nei capitoli di prova successivamente articolati, che, in primo luogo, non possono valere ad integrare una allegazione difensiva del tutto generica, in violazione del diritto di difesa. Inoltre anche i capitoli di prova sono connotati da genericità e non possono costituire idonea fonte di prova, in quanto non sono quindi utilizzabili per la decisione le dichiarazioni testimoniali nella parte in cui le stesse hanno ad oggetto il “possesso”, atteso che tale termine, qualificando una posizione giuridica e non un fatto obiettivo, non può costituire oggetto di prova testimoniale (sul punto, cfr.  1824/2000, secondo cui “…la prova per testimoni del possesso, consistendo questo in una relazione materiale tra chi se ne assuma titolare e la cosa, può riguardare solo l'attività attraverso la quale il possesso si manifesta, non già il risultato del suo esercizio nel quale il possesso stesso si identifica, e ciò in applicazione della regola fondamentale secondo la quale la prova testimoniale deve avere ad oggetto non apprezzamenti o giudizi, ma fatti obiettivi...” e Cass. 22720/2014, secondo cui “Il possesso consiste in una relazione tra il soggetto e la cosa, sicché può formare oggetto di testimonianza l'attività attraverso la quale il potere si manifesta, ma non anche il risultato del suo esercizio nel quale il possesso si identifica, non potendo la prova testimoniale avere ad oggetto apprezzamenti o giudizi, ma solo fatti obiettivi…”). 
Da ciò discende che, in difetto di idonea allegazione e prova della effettiva proprietà esclusiva del bene, difetta la legittimazione attiva dell'appellante circa la pretesa risarcitoria azionata. 
Con riguardo poi al merito di detta domanda risarcitoria il Giudice di prime, ha, in primo luogo, correttamente inteso aderire a quanto accertato dal CTU che, con valutazione congrua, da condividersi integralmente, ha escluso, alla luce della vetustà dei locali nonché al ” valore e tipologia dei materiali ivi depositati “, “alcun danno apprezzabile alle cose depositate né alcuna svalutazione dell'immobile” ( cfr rel. CTU pag. 5 ). A ciò deve aggiungersi che il consulente pur avendo accertato la sussistenza delle infiltrazioni ha accertato diverse concause delle stesse : “Le cause delle infiltrazioni sono da attribuire ad un inefficiente impermeabilizzazione del balcone al piano primo di proprietà della convenuta, nonché della scala di accesso ai piani superiori di ambedue le parti in causa, inoltre, causate da tecniche costruttive errate (formazione di mensole orizzontali esterne, ammorsature solaio/pareti inesistenti, assestamenti del marciapiede ove poggia la struttura)” ( cfr rel. CTU pag.  5 ) e da ciò discende che sia per tale ragione che per la presumibile natura comune di detto vano sottoscala, i relativi rimedi ed i ripristini r.g. n. «numero_ruolo»/«anno_ruolo» 9 devono essere adottati dal consesso condominiale, con la comune partecipazione di tutti i condomini, ivi compreso lo stesso appellante. 
Con il terzo motivo di gravame rubricato: “### DOMANDA DI RIMOZIONE DI BOMBOLE DI GAS DAL BALCONE #### PERICOLO” l'appellante lamenta l'omesso esame della domanda di cui in rubrica, evidenziando che i testi ### e ### avrebbero confermato che le bombole di gas erano situate a cielo aperto sotto il balcone e la camera da letto del D'### e che solo nell'estate del 2011, a seguito di notificazione dell'atto di citazione, sarebbero state rimosse. Di tal che il Tribunale avrebbe dovuto dichiarare sì cessata la materia del contendere, ma condannando la convenuta al pagamento delle spese processuali. 
Anche detto motivo è infondato e va disatteso. 
Parte appellante ammette che le bombole di gas sono state rimosse nell'estate del 2011, prima dell'avvio degli accertamenti peritali (10 febbraio 2017) e l'attore/ appellante non ha né specificamente allegato, né tantomeno fornito prova di quali danni si sarebbero verificati a causa del posizionamento di tali bombole sul balcone, né il consulente d'ufficio ha potuto accertare alcunché, dato il lungo lasso di tempo trascorso tra la loro rimozione e l'avvio delle operazioni peritali. 
Da ciò discende che, pur essendo pacifica sul punto l'intervenuta cessazione della materia del contendere, non se ne può far discendere automaticamente la condanna di controparte al pagamento delle spese di lite, dal momento che la soccombenza va valutata con riguardo alla causa nel suo complesso che aveva ad oggetto diverse domande , tutte rigettate in I grado. 
Con il quarto motivo di gravame rubricato: “ERRONEAMENTE IL ### AVENTE AD OGGETTO LA FOGNATURA” lamenta l'appellante il rigetto della domanda volta all'accertamento dell'allaccio illegittimo, da parte della convenuta, alla rete fognaria autorizzata dal Comune per il solo appartamento del D'### Contesta la tesi avversaria laddove sostiene sussistere una servitù di scarico, deducendo l'insussistenza di un titolo d'acquisto o i presupposti della destinazione del padre di famiglia. 
Il motivo è infondato e va disatteso. Come accertato dal consulente ( cfr rel. CTU pag. 5 e 6) non risulta dimostrata in atti né la titolarità dell'impianto fognario, né la sussistenza di un'autorizzazione all'allaccio in suo esclusivo favore: l'unica autorizzazione (in sanatoria) in atti è relativa alla costruzione di un primo piano dello stabile in data 7 maggio 1991 (doc.  7). 
Peraltro come dedotto da parte appellata ai sensi dell'art. 1117 n. 3 ) cc l'impianto fognario si presume bene comune condominiale, “salvo che r.g. n. «numero_ruolo»/«anno_ruolo» 10 non risulti il contrario dal titolo” e tale prova dall'appellante non è stata fornita, pertanto, la domanda, sul punto, è infondata perché carente di prova. 
Con il quinto motivo l'appellante lamenta il rigetto della domanda di ripetizione degli anticipi effettuati per la gestione condominiale e della cosa comune. Allega, in proposito, che le somme erano dovute dai precedenti proprietari, danti causa della convenuta, per gli anni dal 2005 al primo semestre del 2010, la mancata contestazione, in venticinque anni, della ripartizione delle somme tra i cinque appartamenti esistenti sull'intero lotto e l'irrilevanza della valutazione del consulente, che ha ritenuto non giustificata tale ripartizione; nonché di aver dimostrato tanto il titolo, quanto le modalità di ripartizione. 
Il motivo è privo di pregio e va disatteso. 
Il consulente ha accertato l'implausibilità degli esborsi sostenuti, nonché l'insussistenza di documentazione che possa giustificarli. ###, inoltre, non ha allegato compiutamente i criteri di ripartizione delle spese condominiali che, in concreto, non risultano essere mai state approvate dall'assemblea condominiale. Peraltro, il singolo condomino ha diritto al rimborso delle spese anticipate (e non autorizzate dall'assemblea) solo al ricorrere dello stringente requisito dell'urgenza (art. 1134 c.c.) che non è nemmeno stato allegato, né, come dedotto dal primo Giudice, vi è prova che le spese siano effettivamente state sostenute per spese imputabili alla gestione dei beni comuni condominiali. 
Con il sesto motivo rubricato: “#### LEGALI” l'appellante sostiene che per la reciproca soccombenza, il ### avrebbe dovuto quantomeno compensare le spese di lite. Chiede, in ogni caso, che vengano poste a carico esclusivo dell'appellata, contestualmente all'accoglimento, nel merito, del presente appello. 
Anche tale motivo di appello è infondato e va disatteso. 
Correttamente il Giudice di prime cure, proprio nel valutare la reciproca soccombenza, data l'inammissibilità delle riconvenzionali proposte dalla ### ha inteso compensare parzialmente le spese di lite, ponendole per la residua parte a carico integrale dell'attuale appellante alla luce della sua prevalente e sostanziale soccombenza, ciò in linea con la giurisprudenza della Suprema Corte che ha più volte affermato che “parte obbligata a rimborsare alle altre le spese anticipate nel processo è quella che, col comportamento tenuto fuori del processo stesso, ovvero col darvi inizio o resistervi in forme e con argomenti non rispondenti al diritto, abbia dato causa al processo o al suo protrarsi”. ( cfr Cass. n. 7182/ 2000; n.15483/08 conf. tra le tante: Cass. n. 19456/2008; n. 7625/2010 ; Cass. 3438/16 ).  ### è quindi infondato e deve essere rigettato.  r.g. n. «numero_ruolo»/«anno_ruolo» 11 Le spese di lite del grado seguono la integrale soccombenza nel presente grado e sono liquidate come in dispositivo, a carico dell'appellante e si liquidano, in favore del difensore della parte appellata, Avv. ### nei valori medi, come nel dispositivo ai sensi dell'art. 4 del DM n. 55/2014, come aggiornato dal DM 147/2022 (valore della causa: da € 5.200,01 ad € 26.000,00 ), con esclusione della fase istruttoria non espletata in appello. 
Sussistono, altresì, i presupposti per dichiarare l'appellante tenuto al versamento dell'ulteriore somma pari all'ammontare del contributo unificato dovuto ai sensi dell'art. 13 comma 1 quater D.P.R. 115/2012.   P.Q.M.  la Corte, definitivamente pronunciando, sull'appello proposto da D'### nei confronti di ### avverso la sentenza n. 506/2019, del ### di ### così provvede: 1) rigetta l'appello; 2)condanna D'### al pagamento delle spese di lite, in favore del difensore della parte appellata, Avv. ### che si liquidano in complessivi € 3.966,00, per compensi professionali, oltre spese generali nella misura forfettaria del 15% ed accessori di legge; 3)dichiara l'appellante, tenuto al versamento dell'ulteriore somma pari all'ammontare del contributo unificato dovuto ai sensi dell'art. 13 comma 1 quater D.P.R. 115/2012. 
Così deciso in ### il giorno 13.7.2024 ##### r.g. n. «numero_ruolo»/«anno_ruolo» 12 

causa n. 4320/2019 R.G. - Giudice/firmatari: Rizzo Maria Rosaria, Agresti Paola

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Giudice di Pace di Avellino, Sentenza n. 559/2024 del 15-07-2024

... fra la società attrice ed il condominio, dal quale si evidenzia, segnatamente all'articolo 12, che le parti convengono che debba essere sciolto il rapporto di solidarietà che sussiste fra la ditta esecutrice e il condominio rispetto all'obbligo di pagamento delle somme ancora non versate. In tal caso, la norma è chiara e sancisce che “per patto espresso tra le parti contraenti, per i pagamenti relativi ai lavori eseguiti, escluso il vincolo di solidarietà fra i partecipanti al condominio, e pertanto l'appaltatore accetta fin d'ora che, nel caso di mancato e/o ritardato pagamento, dovrà assumere tramite l'amministratore condominiale i dati personali dei morosi e relativi importi, impegnandosi ad attivare qualsivoglia azione esclusivamente verso i singoli condomini inadempienti, con (leggi tutto)...

N.RG 907 / 2023 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO Il Giudice di ### di ### Dott. ### ha pronunciato la seguente SENTENZA vertente tra #### (CF ###) - Avv. ### giusta procura in atti -### contro ### (CF ###) CONVENUTA CONTUMACE
Fatto e Motivi della decisione ### srl ha adito l'ufficio del Giudice di ### di ### al fine di sentirla accertare e dichiarare la debenza della signora ### e condannarla al pagamento in favore dell'attrice della somma di euro 807,89 con rivalutazione monetaria interessi dalla domanda fino all'effettivo soddisfo. 
In punto di fatto la società attrice ha precisato che con delibera assembleare del 07/05/2019 i condomini dello stabile di via ### n. 10 di ### hanno deliberato “l'effettuazione di lavori di adeguamento alle norme ### del ### - realizzazione impianto antincendio a ### nel relativo condominio di via ### numero 10 riguardanti le parti comuni dell'edificio così come indicato all'articolo 1”.  ### è stato affidato alla ### generali srl la quale ha sottoscritto in data ### specifico contratto impegnandosi all'esecuzione dei lavori nei tempi stabiliti per un costo totale presuntivo di euro 13.968,50 oltre iva per legge. 
Sostiene l'attrice che i lavori dei quibus sono stati regolarmente eseguiti. 
La prova della regolare esecuzione delle opere commissionate è stata depositata a mezzo “dichiarazione di fine lavori e certificazione di conformità” del 21/02/2020, nonché a mezzo “certificato di collaudo e di regolare esecuzione” del 21/02/2020 a firma del dottor ingegner ### Lamenta l'attrice che nonostante l'esecuzione di tali lavori ancora non è stato versato il saldo dovuto pari alla somma complessiva di euro 4548,16.  ###, ha precisato che a mente dell'articolo 12 del contratto di appalto, le parti hanno concordato che, nel caso di mancato ritardato pagamento, l'appaltatore avrebbe dovuto assumere tramite l'amministratore condominiale i dati personali dei soli condomini morosi, al fine di poter richiedere direttamente ad essi soltanto il versamento in ragione dei millesimi posseduti della somma ancora vantata dall'impresa.   La norma in esame in effetti costituirebbe una rinuncia espressa al vincolo di solidarietà verso gli altri condomini ottemperanti e verso il condominio. 
La società attrice ha ottemperato al contenuto della norma pattizia e, per l'effetto, ha richiesto e ottenuto dall'amministratore i nominativi dei condomini morosi e il relativo importo, ancora da versare a titolo di saldo per l'esecuzione dei richiamati lavori. 
Nell'elenco trasmesso dall'amministratore del condominio risulta che la convenuta ### deve versare per le causali innanzi esposte la residua somma di euro 807, 89. 
In conclusione l'attrice ha richiesto che il Giudice di pace di ### accertato il diritto ad ottenere la somma in esame, condannasse soltanto la signora ### al pagamento delle somme. 
Ciò anche alla luce della circostanza che, con raccomandata con ricevuta di ritorno, la convenuta, benché intimata al pagamento, non avesse ancora a tanto provveduto. 
Fissata l'udienza di comparizione delle parti, la società attrice, stante la regolarità della notifica, ha chiesto ed ottenuto la declaratoria di contumacia della signora ### Espletata l'istruttoria, l'attrice ha richiesto che venisse conferito interrogatorio formale alla convenuta riguardo alle circostanze dedotte in giudizio. 
La signora ### ha scelto deliberatamente di non partecipare all'udienza e di non essere presente all'interrogatorio formale. 
Rassegnate le conclusioni, la causa è stata riservata in decisione. 
La domanda è fondata e merita accoglimento.  ## disparte la valutazione in merito all'articolo 232 c.p.c., in ragione del quale, la mancata comparizione della parte all'interrogatorio formale determina, come acquisite, le circostanze che avrebbero dovuto formare oggetto dell'interrogatorio, deve in ogni caso evidenziarsi che la domanda è stata debitamente provata dalla società attrice.  ### generali srl, infatti, ha depositato il contratto sottoscritto fra la società attrice ed il condominio, dal quale si evidenzia, segnatamente all'articolo 12, che le parti convengono che debba essere sciolto il rapporto di solidarietà che sussiste fra la ditta esecutrice e il condominio rispetto all'obbligo di pagamento delle somme ancora non versate.   In tal caso, la norma è chiara e sancisce che “per patto espresso tra le parti contraenti, per i pagamenti relativi ai lavori eseguiti, escluso il vincolo di solidarietà fra i partecipanti al condominio, e pertanto l'appaltatore accetta fin d'ora che, nel caso di mancato e/o ritardato pagamento, dovrà assumere tramite l'amministratore condominiale i dati personali dei morosi e relativi importi, impegnandosi ad attivare qualsivoglia azione esclusivamente verso i singoli condomini inadempienti, con ciò espressamente rinunciando al vincolo di solidarietà verso gli altri condomini e verso il condominio”
Ebbene è provato per tabulas che la società attrice ha agito secondo le norme pattizie vincolanti il rapporto tra le parti. 
In tal senso ha richiesto ed ottenuto dall'amministratore di condominio l'elenco dei condomini morosi e l'importo per i quali esiste la precitata morosità. 
Fra i condomini morosi risulta la signora ### la quale effettivamente deve ancora versare, in ragione del calcolo compiuto dal condominio medesimo, la somma di euro 807,89. 
È stata pertanto intanto fornita la prova dell'inadempimento, e, contestualmente, anche quella del completo rispetto delle norme contrattuali relativamente alle ipotesi di morosità dei singoli condomini. 
Non deve essere ulteriormente trascurata la circostanza che l'attrice ha provveduto espressamente ad invitare e diffidare la signora ### al versamento della richiamata somma, precisando espressamente di aver, con zelo, offerto esecuzione ed applicato l'articolo 12 del contratto d'appalto. 
E' tuttavia provato che la signora ### non soltanto non ha riscontrato la nota della società attrice, ma non ha neppure presenziato all'udienza relativa al disposto interrogatorio formale, determinando come provati i fatti esposti nell'atto di citazione dal capo 1 al capo 7, al riguardo l'art. 232 c.p.c. afferma che “se la parte non si presenta o rifiuta di rispondere senza giustificato motivo, il giudice, valutato ogni altro elemento di prova, può ritenere come ammessi i fatti dedotti nell'interrogatorio”.   Alla luce di quanto esposto, tenuto conto della documentazione fornita in atti nonché delle risultanze istruttorie, la domanda deve essere integralmente accolta e, per l'effetto, va accertato e dichiarato il diritto della società attrice al pagamento della somma residua pari ad euro 807,89. 
Pertanto, la signora ### deve essere condannata al pagamento della somma residua, così come recata dallo specchietto trasmesso dall'amministratore di condominio alla società attrice per la somma di euro 807,89, oltre interessi legali e accessori dalla data della presentazione della domanda. 
Le spese seguono la soccombenza e vengono determinate in € 346,00, con applicazione dei parametri medi di cui al D.M. Giustizia 55/14 e con le fasi di riferimento, con attribuzione al procuratore antistatario.  P.Q.M.  Il Giudice di ### definitivamente pronunciando, ogni altra istanza ed eccezione disattesa, così provvede: 1. ACCERTA la morosità della signora ### per la somma di euro 807,89 e contestualmente 2. 3. DICHIARA il diritto della ### srl al pagamento, a suo vantaggio, da parte della convenuta, della richiamata somma; 4. CONDANNA la signora ### al pagamento, a favore della ### srl, della somma di euro 807,89 oltre interessi legali decorrenti dalla domanda fino al soddisfo.  5. CONDANNA la signora ### al pagamento delle spese, diritti ed onorari di lite che liquida complessivamente in € 346,00, con attribuzione al procuratore, avv ### dichiaratosi antistatario ### deciso in ### il ### il Giudice Dott.ssa

causa n. 907/2023 R.G. - Giudice/firmatari: Fiore Gerarda

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Tribunale di Palermo, Sentenza n. 3613/2024 del 21-06-2024

... e/o per delega alle assemblee di condominio, la realizzazione di lavori di ristrutturazione e manutenzione straordinaria, il pagamento delle imposte; Per tali ragioni, chiedevano il rigetto delle domande spiegate in loro danno, e insisteva nel sentire: “- Dichiarare inesistente il contratto di comodato precario immobiliare asserito dai ricorrenti sigg. ### e ### avente ad oggetto la villetta in Comune di ####, #### - individuata alla ### al ### 16, ### 397 sub 1 e 398, ### A/7, ### 4, vani 7,5, piani ### e ### - Ritenere conseguentemente non dovuto l'importo di euro 6.000, o qualsiasi altro importo, richiesto dai sigg. ### e ### a titolo di indennità per l'occupazione sine titulo di detto immobile; - Dichiarare l'intervenuta usucapione in favore della sig.ra ### giacché la stessa ha (leggi tutto)...

REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO IL TRIBUNALE ORDINARIO DI PALERMO - ### - In composizione monocratica, in persona del giudice dott.ssa ### all'esito dell'udienza dell'22.5.2024, tenutasi nelle forme di cui all'art.  127 ter c.p.c., sulla scorta delle note di trattazione scritta depositate dalle parti, ha pronunciato la seguente SENTENZA nella causa civile iscritta al n°4579 del Ruolo Generale degli affari contenziosi civili dell'anno 2023 vertente tra ### nata a #### il ###, Cod. fisc. ###, e ### nato a ### il ###, CF ###, elettivamente domiciliat ###, presso lo studio degli avv.ti ### e ### che li rappresentano e difendono giusta procura in calce al ricorso; parte ricorrente e ### nata a #### il ###, Cod. fisc.  ###, elettivamente domiciliata in ####le Arimondi, 1/z, presso lo studio dell'avv. ### che la rappresenta e difende, giusta procura in calce alla comparsa di costituzione e risposta; parte resistente ### cod. fis. ###, elettivamente domiciliat ###/z, presso lo studio dell'avv.  ### che lo rappresenta e difende giusta procura in calce all'atto di intervento; terzo intervenuto #### senza titolo. Usucapione.  MOTIVI DELLA DECISIONE Con ricorso ex art. 281 decies c.p.c., depositato il ###, ### e ### adivano il ### di ### per sentire condannare ### al rilascio dell'immobile sito in #### da quest'ultima detenuto senza titolo, nonché al pagamento dell'importo di € 6.000,00 a titolo di indennità di occupazione. 
A fondamento della domanda, parte ricorrente deduceva che: - In data ### era deceduto ### nato a ### il ###, lasciando eredi la moglie, ### e il figlio ### - Con testamento olografo del 2.9.1998, pubblicato il ###, il de cuius ha lasciato ai suddetti eredi tutti i beni mobili ed immobili dallo stesso posseduti, tra i quali l'immobile sito in ### cda ### snc, piano T, identificato al catasto al fg. 16, particella 397, sub 1 e particella 398, pervenuto al medesimo in forza dell'atto pubblico del 3.1.1985; - ### era stato concesso in comodato senza determinazione di tempo al fratello ### ed alla cognata, ### affinché vi trascorressero con la famiglia le ferie estive, posto che il de cuius non aveva interesse ad alloggiarvi; - Nell'anno 1996 ### e ### dopo essersi trasferiti unitamente alla di loro famiglia in un appartamento di ### concordarono con ### di concedersi reciprocamente e in godimento gratuito senza determinazione di tempo i rispettivi immobili, siti in ### via ### n. 52, e in #### s.n.c.; - Tra gli accordi non scritti, ### e ### avevano pattuito l'obbligo reciproco di custodia, di manutenzione ordinari, e di pagamento dei tributi dei rispettivi immobili di ### e di ### - Dopo la morte di ### il rapporto di comodato era proseguito con gli eredi alle stesse condizioni; - ### interesse a trasferirsi presso l'immobile di ### mediante racc. ar del 20.5.2022, i ricorrenti chiedevano a ### la restituzione dell'immobile, dichiarando a sua volta la disponibilità alla consegna dell'immobile di ### Sicché esperito negativamente il tentativo di mediazione, chiedevano all'adito ### di: “ritenere e dichiarare, ai sensi e per gli effetti dell'art. 1810 c.c. l'estinzione del contratto di comodato in conseguenza della richiesta di restituzione dell'immobile di cui trattasi formulata dai ricorrenti in via stragiudiziale mediante lettera racc. ar del 20.5.2022 notificata in data ###; per l'effetto, stante il rifiuto opposto alla restituzione, considerata la detenzione sine titulo a far data dalla notifica della formale richiesta di restituzione, notificata in data ###, condannare parte resistente al rilascio dell'immobile urbano sito in #### c.da ### snc piano T 1, identificato in catasto al foglio di ma ”. 
Con comparsa di risposta del 9.6.2023 e con atto di intervento adesivo dipendente del 12.6.2023 si costituivano in giudizio rispettivamente ### e ### i quali chiedevano il rigetto della domanda di rilascio, e in via riconvenzionale chiedevano l'accertamento dell'acquisto, in loro favore, per intervenuta usucapione dell'immobile sito in ### contrada ### Evidenziavano in particolare che: -### del titolo di proprietà dell'immobile di ### in capo al de cuius ### era solo fittizia essendo ### il vero proprietario dell'immobile, il quale non si sarebbe attribuito l'atto di acquisto per sottrarsi ad una ipotetica azione esecutiva da parte di terzi creditori, stante l'attesa di una decisione giudiziaria di cui temeva l'esito sfavorevole; - avevano esercitato sull'immobile un potere di fatto corrispondente all'esercizio di diritto di proprietà; - la piena ed esclusiva signoria sul bene risultava acclarata per effetto del compimento di concrete attività fattuali, quali l'intestazione delle utenze, la partecipazione in proprio e/o per delega alle assemblee di condominio, la realizzazione di lavori di ristrutturazione e manutenzione straordinaria, il pagamento delle imposte; Per tali ragioni, chiedevano il rigetto delle domande spiegate in loro danno, e insisteva nel sentire: “- Dichiarare inesistente il contratto di comodato precario immobiliare asserito dai ricorrenti sigg. ### e ### avente ad oggetto la villetta in Comune di ####, #### - individuata alla ### al ### 16, ### 397 sub 1 e 398, ### A/7, ### 4, vani 7,5, piani ### e ### - Ritenere conseguentemente non dovuto l'importo di euro 6.000, o qualsiasi altro importo, richiesto dai sigg. ### e ### a titolo di indennità per l'occupazione sine titulo di detto immobile; - Dichiarare l'intervenuta usucapione in favore della sig.ra ### giacché la stessa ha posseduto assieme al marito, uti dominus e con animus rem sibi habendi, pacificamente, pubblicamente ed ininterrottamente per trentott'anni circa, la villetta in Comune di ####, #### - individuata alla ### al ### 16, particelle 397 sub 1 e 398, ### A/7, ### 4, vani 7,5, piani ### e ### - Autorizzare il ### dei ### a trascrivere la sentenza dichiarativa dell'usucapione. 
Con condanna a spese e compensi di giudizio.” Concessi i termini per il deposito delle memorie ex art. 281 duodecies, comma 4, c.p.c., a scioglimento della riserva assunta all'udienza del 17.1.2024, con l'ordinanza del 19.1.2024 venivano rigettate le richieste istruttorie formulate dai resistenti, in quanto inammissibili e vertendo su circostanze non contestate, e la causa veniva rinviata per discussione e decisione all'udienza del 22.5.2024. 
Così, all'udienza del 22.5.2024, tenutasi nelle forme della trattazione scritta, la causa viene decisa sulle conclusioni scritte delle parti.  ****** 
Posti i fatti di causa, la domanda di parte ricorrente deve ritenersi parzialmente fondata per la seguente motivazione. 
In via preliminare, va esaminata la domanda di usucapione spiegata dai resistenti. 
Nel merito la domanda di usucapione è infondata e va disattesa. 
Ed infatti, si ritiene che non siano stati dimostrati i presupposti di cui all'art.  1158 c.c., ossia il possesso in senso tecnico da parte di chi non è titolare del diritto corrispondente e la durata dello stesso per il tempo richiesto dalla legge, accompagnati dall'animus rem sibi habendi. 
Nella specie i resistenti hanno allegato di avere posseduto il bene in questione per oltre venti anni, comportandosi come unici proprietari con segni visibili all'esterno (partecipazione alle assemblee condominiali, manutenzione dell'immobile, pagamento delle imposte). 
Tuttavia, si ritiene come i medesimi resistenti non abbiano fornito adeguata prova del possesso uti dominus, stante l'irrilevanza e l'inammissibilità delle prove testimoniali articolate, che quand'anche ammesse, avrebbero dimostrato la partecipazione alle assemblee condominiali e/o l'utilizzo dell'immobile, e non già un possesso utile ai fini del perfezionamento della fattispecie acquisitiva. 
Si rileva che, alla luce della prospettazione dei fatti di parte ricorrente in ordine alla gestione degli immobili di proprietà delle parti, siti in ### e ### le circostanze rappresentate dai resistenti a sostegno della domanda di usucapione appaiono prive di significati univoci in ordine all'esercizio di poteri di fatto a carattere esclusivo, in quanto non sembrano idonee ad escludere il dubbio che quegli atti di utilizzazione del bene siano stati compiuti per mera tolleranza dei proprietari. 
Ne consegue il rigetto della domanda di usucapione stante la carenza di prova dei presupposti richiesti dall'art. 1158 Venendo alla domanda di rilascio di parte ricorrente si osserva quanto segue. 
In punto di qualificazione della domanda, giova, preliminarmente, precisare come il rilascio di un determinato bene nella materiale disponibilità di altri costituisca risultato indifferentemente conseguibile sia attraverso un'azione di rivendica, che attraverso una mera azione di restituzione. 
In sede di rivendica, azione a carattere intrinsecamente reale, la causa petendi è costituita dal diritto di proprietà, di cui l'attore deve dare la c.d. probatio diabolica, dimostrando un acquisto del bene avvenuto a titolo originario da parte sua o di uno dei propri danti causa a titolo derivativo (acquisto che per lo più deriva dall'usucapione, maturata eventualmente mediante i meccanismi dell'accessione o dell'unione dei possessi). 
In sede di restituzione, azione di natura prettamente personale, la causa petendi è per converso costituita dal diritto di ottenere l'adempimento di una prestazione di dare, derivante da un rapporto di carattere obbligatorio, della cui sussistenza e/o sopravvenuto venir meno l'attore deve fornire la prova secondo gli ordinari criteri operanti in tema di onere probatorio. 
In particolare, secondo consolidata giurisprudenza, costituiscono accadimenti idonei a fondare un'azione di restituzione l'invalidità o l'esaurimento (per risoluzione, per rescissione, per esercizio della facoltà di recesso, per decorso del termine di durata e così via) del rapporto di natura obbligatoria in base al quale si era conseguita la detenzione del bene (Cass. 11 luglio 1981 n. 4507, 7 gennaio 1983 n. 120, 8 luglio 1983 n. 4589, 28 gennaio 1985 n. 439, 30 novembre 1987 n. 7162, 26 giugno 1991 n. 7162, 19 luglio 1996 n. 6522, 19 febbraio 2002 n. 2392, 4 luglio 2005 n. 14135). 
Nel caso di specie deve ritenersi che la domanda proposta dai ricorrenti possa correttamente qualificarsi in termini di azione personale di restituzione.
I ricorrenti invero non agiscono deducendo a sostegno della propria domanda una titolarità del diritto reale di proprietà, rivendicandolo sul bene immobile in questione - non risultando tra l'altro neanche contestato il diritto di proprietà del medesimo - bensì chiedendo di entrare nella disponibilità del bene sulla base del venir meno del titolo in forza del quale i resistenti avevano in passato cominciato a detenere il bene. 
Può quindi affermarsi che, nel caso di specie, i ricorrenti non contestano affatto la inesistenza ab origine di un titolo di detenzione dell'immobile, né, affermandosi proprietario, ne chiedono la rivendica, ma semplicemente invocano la restituzione essendo venuto meno il titolo dell'occupazione, ovvero il comodato precario. 
Orbene, non è contestato che la parte ricorrente sia proprietaria dell'immobile sito in ### contrada ### per averlo ereditato dal de cuius ( dichiarazione di successione e atto di acquisto). 
Di contro i resistenti - che non hanno, si ribadisce, dimostrato di averlo acquistato per usucapione -, non hanno neppure dimostrato di detenerlo in virtù di un titolo contrattuale. 
Ne discende che i resistenti detengono senza titolo l'immobile in questione, e per l'effetto vanno condannati al rilascio. 
In ultima analisi, va esaminata la domanda di parte attrice volta alla condanna dei resistenti al pagamento di una somma pari a € 6.000,00 a titolo di indennità di occupazione. 
Con riguardo a tale domanda è da premettere che secondo orientamento prevalente della Suprema Corte, nella comune fattispecie di occupazione abusiva d'immobile, il danno risarcibile è rappresentato dalla perdita per il proprietario del diritto di godere della cosa, quale conseguenza immediata e diretta della violazione - cagionata dall'occupazione abusiva -, del “diritto di godere e disporre delle cose in modo pieno ed esclusivo”. Cass. Sezioni Unite 15 novembre 2022 n. ###. 
Orbene, la domanda di parte ricorrente non merita di essere accolta.
Ed infatti, l'accoglimento della domanda condannatoria presuppone quantomeno l'allegazione della concreta possibilità di esercizio del diritto di godimento che è andata persa, mentre il mero non uso, il quale è pure una caratteristica del contenuto del diritto del proprietario, non è da solo suscettibile di risarcimento. 
Una volta allegato, il danno da occupazione “sine titulo”, in quanto particolarmente evidente, può poi essere agevolmente dimostrato sulla base di presunzioni semplici, ma un alleggerimento dell'onere probatorio di tale natura non può includere anche l'esonero dalla allegazione dei fatti in cui si sarebbe sostanziata la possibilità di godimento dell'immobile, lesa dalla illegittima occupazione altrui. 
In caso di occupazione di un immobile "sine titulo", il danno subito dal proprietario non può ritenersi "in re ipsa", ma deve essere sempre provato, ancorché attraverso il ricorso a presunzioni semplici, che comunque rivelino l'intenzione concreta del proprietario di mettere l'immobile a frutto (Corte di Cassazione, n. ### del 23.11.2021). 
Alla stregua di tale principio di diritto, dal quale questo ### non ritiene di doversi discostare, non può trovare accoglimento la richiesta di parte ricorrente volta alla condanna dei resistenti al risarcimento dei danni per occupazione dell'immobile, in difetto di alcuna allegazione di fatti che, secondo quanto prima rilevato, integrino il lamentato danno, diversi dalla semplice occupazione illegittima dell'immobile in questione.  ****** 
Le spese di lite seguono la soccombenza e vanno liquidate secondo le tabelle accluse al D.M. 55/2014 (valore della causa fino a € 260.000,00, parametri medi per tutte le fasi processuali).  ### parziale delle domande di parte ricorrente giustifica la compensazione delle spese di lite in ragione della metà e la condanna dei resistenti alla rifusione, in favore dei ricorrenti dell'altra metà.  P.Q.M. ### di ### definitivamente pronunciando, nella causa fra le parti di cui in epigrafe, in parziale accoglimento delle domande di parte ricorrente, contrariis reiectis così provvede: - ACCERTA e ### che ### e ### occupano senza titolo l'immobile sito in ####, ### snc, piano T 1, identificato in catasto al foglio di mappa 16, particella 397 subalterno 1 e particella 398, e per l'effetto, - ### e ### a rilasciare l'immobile sito in ### in ####, ### snc piano T -1 identificato in catasto al foglio di mappa 16, particella 397 subalterno 1 e particella 398, rimettendo i ricorrenti nel pieno possesso entro la data del 31.7.2024; - RIGETTA la domanda di condanna dei ricorrenti al pagamento dell'indennità di occupazione; - ### e ### in solido, a rifondere, in favore dei ricorrenti, le spese di lite, che liquida in € 7.051,50, per compensi, oltre i.v.a., c.p.a. e rimborso spese generali pari al 15% sul compenso totale. 
Si comunichi.  ### 20.6.2024

causa n. 4579/2023 R.G. - Giudice/firmatari: Di Marco Gabriella, D'Azzo Ilaria

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