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Corte di Cassazione, Ordinanza n. 9822/2021 del 14-04-2021

... ricorso non può trovare accoglimento, tenuto anche conto di precedenti pronunce di questa Corte su controversie analoghe promosse da lavoratori nei confronti della stessa società odierna ricorrente (Cass. n. 10779 del 2020 e n. 15967 del 2020); 2.1. opportuno premettere in diritto i seguenti principi espressi dalla consolidata giurisprudenza di questa Corte nella materia che ci occupa: il cosiddetto superminimo, ossia l'eccedenza retributiva rispetto ai minimi tabellari, individualmente pattuito tra datore di lavoro e lavoratore, è soggetto al principio dell'assorbimento, nel senso che, in caso di riconoscimento del diritto del lavoratore a superiore qualifica, l'emolumento è assorbito dai miglioramenti 2 R.G. n. 2691/2018 retributivi previsti per la qualifica superiore, a meno che le parti abbiano convenuto diversamente o la contrattazione collettiva abbia altrimenti disposto, restando a carico del lavoratore l'onere di provare la sussistenza del titolo che autorizza il mantenimento del superminimo, escludendone l'assorbimento ( n. 20617 del 2018; Cass. n. 19750 del 2008; Cass. n. 12788 del 2004; Cass. 8498 del 1999; le quali ultime ribadiscono altresì che si sottrae alla regola (leggi tutto)...

testo integrale

ORDINANZA sul ricorso 2691-2018 proposto da: ### S.P.A., in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliat ###, presso lo studio dell'avvocato ### che la rappresenta e difende unitamente all'avvocato ### - ricorrente - contro D'### domiciliata in ### presso LA ###. DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentata e difesa dall'avvocato ### - controricorrente - nonchè contro #### - intimati - avverso la sentenza n. 1234/2017 della CORTE ### di MILANO, depositata il ### R.G.N. 364/2016; udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del 17/11/2020 dal ###.  ### R.G. n. 2691/2018 ### 1. la Corte di Appello di Brescia, con sentenza del 25 luglio 2017, ha confermato, sebbene con motivazione in parte diversa, la pronuncia di primo grado che, su domanda di ### D'### nei confronti di ### aveva accertato "l'illegittimità dell'assorbimento del superminimo individuale negli aumenti dei minimi retributivi disposti dal ### industria alimentare dal 1° Aprile 2013, condannando la società a pagare quanto maturato da Aprile 2013 al 31 gennaio 2015 nella misura di euro 2.484,55 al lordo, oltre interessi e rivalutazione monetaria"; 2. in estrema sintesi, la Corte territoriale, considerato che l'aumento retributivo previsto dal ### citato per la durata del contratto costituisse un unicum, seppur liquidato in tranches a scadenze diverse, ha ritenuto che "la circostanza che la liquidazione della prima tranche dell'ottobre 2012 non sia stata accompagnata da alcun assorbimento è manifestazione di una volontà negoziale concludente che quell'unitario aumento della retribuzione base non dovesse comportare alcuna diminuzione del superminimo anche in occasione della erogazione delle rate successive"; ha poi ritenuto che, "nel corrispondere integralmente la prima tranche dell'incremento retributivo, lasciando invariato il superminimo, la società abbia rinunciato, per l'unitario incremento retributivo previsto dal ### del 2012, ad avvalersi della facoltà di assorbimento prevista nei contratti individuali di lavoro e che pertanto il mancato pagamento della seconda e della terza rata costituisca inadempimento di una obbligazione già unitariamente assunta"; 3. per la cassazione di tale sentenza ha proposto ricorso la società soccombente con 4 motivi, cui ha resistito la D'### con controricorso, illustrato anche da memoria; non hanno svolto attività difensiva ### e ### intimati in quanto procuratori antistatari delle spese legali; ### motivi di ricorso possono essere come di seguito sintetizzati: R.G. n. 2691/2018 1.1. il primo denuncia omesso o errato esame di un fatto decisivo per il giudizio riguardante la erronea circostanza che l'articolo 51 ### 2012 prevedesse un unico aumento suddiviso in quattro tranches e non quattro aumenti, con violazione e falsa applicazione degli articoli 50 e 51 del contratto collettivo nazionale citato, lamentando altresì violazione dell'art. 2731 e dell'art.  2733 del codice civile; 1.2. il secondo motivo denuncia ancora omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio riguardante il mancato esame della collocazione del superminimo nella busta paga della D'### prima e dopo l'assorbimento con violazione dell'art.  1362 c.c., in relazione agli articoli 50 e 51 del ### circa il comportamento tenuto dalle parti dopo l'assorbimento; 1.3. il terzo motivo denuncia violazione e falsa applicazione del ### alimentare 2012, anche nell'ipotesi in cui l'articolo 51 prevedesse un unico aumento suddiviso in quattro tranches; violazione e/o falsa applicazione degli articoli 1362 e 2729 c.c. ed ancora omesso o errato esame di fatti decisivi per il giudizio, in violazione art. 360, n. 5, c.p.c.; 1.4. il quarto motivo denuncia "violazione e/o falsa applicazione, ex art. 360 n. 3 c.p.c., dell'art. 41 Cost.", perché l'argomentare della Corte territoriale contrasterebbe con il principio di libertà ivi garantito "consistente non solo nella facoltà di esercitare ma anche di poter posticipare l'esercizio di un proprio diritto funzionale alla iniziativa economica privata"; 2. il ricorso non può trovare accoglimento, tenuto anche conto di precedenti pronunce di questa Corte su controversie analoghe promosse da lavoratori nei confronti della stessa società odierna ricorrente (Cass. n. 10779 del 2020 e n. 15967 del 2020); 2.1. opportuno premettere in diritto i seguenti principi espressi dalla consolidata giurisprudenza di questa Corte nella materia che ci occupa: il cosiddetto superminimo, ossia l'eccedenza retributiva rispetto ai minimi tabellari, individualmente pattuito tra datore di lavoro e lavoratore, è soggetto al principio dell'assorbimento, nel senso che, in caso di riconoscimento del diritto del lavoratore a superiore qualifica, l'emolumento è assorbito dai miglioramenti 2 R.G. n. 2691/2018 retributivi previsti per la qualifica superiore, a meno che le parti abbiano convenuto diversamente o la contrattazione collettiva abbia altrimenti disposto, restando a carico del lavoratore l'onere di provare la sussistenza del titolo che autorizza il mantenimento del superminimo, escludendone l'assorbimento ( n. 20617 del 2018; Cass. n. 19750 del 2008; Cass. n. 12788 del 2004; Cass. 8498 del 1999; le quali ultime ribadiscono altresì che si sottrae alla regola dell'assorbimento anche il compenso speciale strettamente collegato a particolari meriti o alla speciale qualità o maggiore onerosità delle mansioni svolte dal dipendente e che sia quindi sorretto da un autonomo titolo); l'indagine probatoria sulla sussistenza di dette pattuizioni e quella ermeneutica sulla loro effettiva portata derogatoria alla regola generale dell'assorbimento sono riservate al giudice del merito (in termini, Cass. n. 2984 del 1998, che in motivazione richiama Cass. n. 1347 del 1984); ai fini della ricostruzione della volontà negoziale deve essere valutato il comportamento delle parti anche successivo alla conclusione del patto relativo tanto che questa Corte ha confermato, ad esempio, la decisione di merito che aveva desunto la volontà delle parti di considerare il superminimo non assorbibile dal fatto che esso era rimasto inalterato nel tempo, nonostante gli incrementi retributivi intervenuti nel corso del rapporto di lavoro in occasione dei rinnovi contrattuali (v. Cass. 14689 del 2012, che richiama Cass. n. 1899 del 1994); 2.2. la Corte bresciana ha ricostruito la volontà negoziale delle parti, manifestata anche mediante il comportamento tenuto dal datore di lavoro, ritenuto concludente nel senso dell'esclusione dell'assorbibilità del superminimo; ciò ha fatto anche valorizzando una interpretazione della clausola del contratto collettivo secondo cui l'aumento retributivo previsto nel 2012 costituisse "un unicum, seppure liquidato in tranches diverse"; 2.3. tutti i motivi di ricorso, oltre all'improcedibilità derivante dall'aver depositato solo un "estratto" del ### in controversia, secondo quanto riportato dall'indice in calce al ricorso per cassazione (cfr. Cass. SS.UU. n. 2010 n. 20075), tendono inammissibilmente ad una rivalutazione di siffatto accertamento fattuale; 3 R.G. n. 2691/2018 infatti, come pure innanzi ricordato avuto riguardo proprio all'interpretazione della portata delle deroghe pattizie al principio dell'assorbimento del superminimo, l'accertamento della volontà è indagine riservata al giudice del merito, in ossequio al generale principio per cui ogni interpretazione di atti negoziali è riservata all'esclusiva competenza del giudice che ne ha il dominio (cfr. Cass. n. 9070 del 2013; Cass. n. 17067 del 2007; Cass. n. 11756 del 2006), con una operazione che si sostanzia in un accertamento di fatto, soggetto quindi, nel giudizio di cassazione, ad un sindacato limitato alla verifica del rispetto dei canoni legali di ermeneutica contrattuale ed al controllo della sussistenza di una motivazione logica e coerente (ex plurimis, Cass. n. 4851 del 2009; Cass. 3187 del 2009; Cass. n. 15339 del 2008; Cass. n. 11756 del 2006; Cass. 6724 del 2003; Cass. n. 17427 del 2003); inoltre, sia la denuncia della violazione delle regole di ermeneutica, sia la denuncia del vizio di motivazione esigono una specifica indicazione - ossia la precisazione del modo attraverso il quale si è realizzata l'anzidetta violazione e delle ragioni della obiettiva deficienza e contraddittorietà del ragionamento del giudice di merito - non potendo le censure risolversi, in contrasto con l'interpretazione loro attribuita, nella mera contrapposizione di una interpretazione diversa da quella criticata (tra le innumerevoli: Cass. n. 18375 del 2006; Cass. n. 12468 del 2004; Cass. n. 22979 del 2004, Cass. n. 7740 del 2003; Cass. n. 12366 del 2002; Cass. n. 11053 del 2000); i primi tre motivi, formulati ai sensi dell'art. 360, co. 1, n. 5, c.p.c., anche laddove solo formalmente denunciano violazioni di legge o di contratto collettivo, sono inammissibili perché trascurano gli enunciati posti da Cass. SS.UU. n. 8053 e 8054 del 2014, invocando una rivalutazione dell'indagine di fatto preclusa in sede di legittimità e pretendendo una diversa interpretazione negoziale, confidando sulla mera contrapposizione di un risultato esegetico diverso rispetto a quello cui è giunta la Corte territoriale, prospettando dati asseritamente più significativi o regole di giustificazione prospettate come più congrue (cfr.  n. 18375 del 2006; conf. Cass. n. 12360 del 2014); 4 R.G. n. 2691/2018 il quarto motivo è inammissibile perché si limita ad invocare un principio costituzionale, senza adeguatamente specificare in qual modo la Corte di Appello avrebbe commesso un errore di diritto; 3. conclusivamente il ricorso va respinto, con spese a carico della soccombente società liquidate come da dispositivo; nulla per le spese in favore degli intimati che non hanno svolto attività difensiva; ai sensi dell'art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002, nel testo introdotto dall'art. 1, comma 17, della legge n. 228 del 2012, occorre dare atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello, ove dovuto, per il ricorso, a norma del comma 1-bis dello stesso art. 13 (cfr.  SS.UU. n. 4315 del 2020); P.Q.M.  La Corte rigetta il ricorso e condanna parte ricorrente al pagamento delle spese liquidate in euro 4.000,00, oltre euro 200,00 per esborsi, accessori secondo legge e spese generali al 15%, ik\ Le o-h-###--t-(;-t‘- - Ai sensi dell'art. 13, co. 1 quater, d.P.R. n. 115 del 2002 dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso a norma del comma 1 bis dello stesso art. 13, se dovuto. 
Così deciso in ### nell'adunanza camerale del 17 novembre 2020 

Giudice/firmatari: Negri Della Torre Paolo, Amendola Fabrizio

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Tribunale di Napoli, Sentenza n. 557/2026 del 14-01-2026

... necessariamente esserci), parte attrice non ha depositato un estratto del conto corrente o della carta di credito, su cui il pagamento del pedaggio avrebbe dovuto essere registrato; né ha dedotto che si trattasse di una tessera ### prepagata, chiedendo che fosse la controparte ad esibire il relativo estratto conto - né ha esibito ricevuta di pagamento. Ma se il pedaggio non fu mai addebitato - nonostante, secondo quanto sostiene parte attrice, ### avesse inserito la tessera ### nel lettore - non si comprende come la sbarra automatica avrebbe potuto, anche solo parzialmente, alzarsi: non essendo stato registrato un pagamento, la sbarra non avrebbe dovuto proprio alzarsi. La versione dei fatti fornita dalla parte attrice non è dunque attendibile. Non è attendibile il teste ### il quale ha riferito tra l'altro: “Io ero fermo dietro il motorino. Ho visto il motorino fermo ed il conducente che pagava e poi si è rimesso in moto, mentre la sbarra si stava alzando e l'ho visto urtare con la faccia contro la sbarra. Ho visto che dopo l'urto la sbarra si è alzata. Indossava il casco. Non so dire se il motorino è ripartito velocemente. Io ero fermo dietro il motorino a circa 3-4 metri. Il conducente è (leggi tutto)...

testo integrale

n. 24027/2020 r.g.a.c.  ### nome del Popolo Italiano Il Tribunale di Napoli, IV sezione civile, nella persona del giudice unico ### ha deliberato la seguente ### causa iscritta al n. 24027/2020 RGAC e vertente TRA ### e ### elettivamente domiciliati in Napoli alla ### 86 presso gli avv.ti ### de ### e ### dai quali sono rappresentati e difesi come da procura allegata telematicamente all'atto di citazione ### E ### di Napoli, in persona del l.r.p.t., elettivamente domiciliata in Napoli alla ###. Manzoni 132 presso l'avv. ### dal quale è rappresentata e difesa come da procura allegata telematicamente alla comparsa di risposta ### Oggetto: Risarcimento danni da cosa in custodia MOTIVI DELLA DECISIONE La domanda è infondata e va rigettata.  ### e ### hanno convenuto nel presente giudizio spa ### di Napoli, chiedendo di dichiarare la società convenuta responsabile esclusiva di un sinistro verificatosi in data ### in Napoli, quando l'attore ### alla guida dello scooter ### tg. ### di proprietà dell'attore ### all'altezza dello svincolo di Napoli/Vomero, dopo aver pagato il pedaggio, era andato ad urtare contro la sbarra del casello che si era alzata solo parzialmente - e condannare la stessa convenuta a risarcire i danni riportati nell'evento dal predetto veicolo, da liquidare in € 2634,69 o nella diversa somma da accertare, ed i danni riportati dalla persona del ### da liquidare in € 19.049,56 o nella diversa somma da accertare, per entrambi oltre rivalutazione ed interessi dalla domanda, con vittoria delle spese di lite con distrazione; si è costituita la società convenuta chiedendo di rigettare la domanda perché improponibile, improcedibile ed inammissibile, o perché infondata, subordinatamente dichiarando il concorso di colpa delle parti, con vittoria delle spese di lite; nel corso della istruttoria è stata depositata documentazione, sono stati escussi i testi ##### è stato emesso ordine di esibizione, è stata espletata consulenza tecnica d'ufficio medica dal dr. ### d'### ora la causa va decisa. 
In atto di citazione l'evento per cui è causa è così descritto: “in data 30 novembre 2018, alle ore 14:45 circa, il sig. ### alla guida dello scooter ### tg. ### di proprietà del sig. ### (### 1), percorreva la ### di Napoli in direzione ### allorquando, giunto all'altezza dello svincolo ### lasciava detta strada, provvedendo al pagamento del relativo pedaggio, tramite tessera ### n. ###; … tuttavia, a transazione avvenuta, dopo la restituzione della tessera ### la sbarra del casello, a causa di un malfunzionamento, si alzava solo parzialmente, tant'è che l'istante vi urtava inevitabilmente contro, franando rovinosamente al suolo”. 
Nella comparsa di risposta della società convenuta, si legge: “Nel caso di cui alla presente vertenza, il conducente il motoveicolo ### tg. ### in data ###, intorno alle ore 15,00 circa, nel transitare all'uscita del ### della ### di Napoli, varcava la pista n° 46, senza apparecchio telepass e senza inserire tessera viacard per il pagamento. All'uopo si precisa che il descritto varco è bimodale, ossia con duplice modalità di pagamento, telepass / viacard. Nella circostanza, il conducente del descritto motoveicolo, si accodava al veicolo che lo precedeva ( quest'ultimo munito di telepass), con l'intento di varcare l'uscita senza pagamento del dovuto pedaggio. A quel punto, la barra si abbassava mentre il motoveicolo de quo effettuava il transito con elusione del pedaggio, e il conducente la andava ad urtare col casco di protezione, il tutto come evincibile dal rilievo fotografico relativo al transito con pedaggio eluso ( cfr. allegato 3, pagg. A/B).” Ecco la fotografia dell'urto di ### alla guida del ### di ### contro la sbarra dell'uscita del ### della ### di Napoli (l'immagine è deformata, ma l'evento è quello): Nella prima memoria ex art. 183.6 cpc, parte attrice ha risposto a quanto dedotto dalla convenuta, sostenendo tra l'altro: “### ragionevole ritenere che il mancato pagamento del pedaggio, così come allegato da controparte, sia imputabile proprio al malfunzionamento del casello, che ha determinato l'alzarsi solo parziale della sbarra.”. 
Con provvedimento del 14/11/2021 il giudice ha così disposto, accogliendo una istanza istruttoria ritualmente formulata dalla convenuta: “ordina all'attore di depositare telematicamente, entro 30 giorni dalla comunicazione del presente provvedimento, prova del pagamento del pedaggio il ### alle ore 15,09;”; tale ordine non è stato adempiuto. Come si vede, non è provato che quel giorno 30/11/2018, a ### sia mai stato addebitato il pedaggio: prima di tutto, con quanto dedotto nella prima memoria ex art. 183.6 cpc, parte attrice sostanzialmente non ha contestato la circostanza, essendosi limitato a spiegarla con un “malfunzionamento del casello”; in secondo luogo, di fronte all'ordine di esibizione (di un documento che, in base alla versione dei fatti da essa stessa fornita, avrebbe dovuto necessariamente esserci), parte attrice non ha depositato un estratto del conto corrente o della carta di credito, su cui il pagamento del pedaggio avrebbe dovuto essere registrato; né ha dedotto che si trattasse di una tessera ### prepagata, chiedendo che fosse la controparte ad esibire il relativo estratto conto - né ha esibito ricevuta di pagamento. Ma se il pedaggio non fu mai addebitato - nonostante, secondo quanto sostiene parte attrice, ### avesse inserito la tessera ### nel lettore - non si comprende come la sbarra automatica avrebbe potuto, anche solo parzialmente, alzarsi: non essendo stato registrato un pagamento, la sbarra non avrebbe dovuto proprio alzarsi. La versione dei fatti fornita dalla parte attrice non è dunque attendibile. Non è attendibile il teste ### il quale ha riferito tra l'altro: “Io ero fermo dietro il motorino. Ho visto il motorino fermo ed il conducente che pagava e poi si è rimesso in moto, mentre la sbarra si stava alzando e l'ho visto urtare con la faccia contro la sbarra. Ho visto che dopo l'urto la sbarra si è alzata. Indossava il casco. Non so dire se il motorino è ripartito velocemente. Io ero fermo dietro il motorino a circa 3-4 metri. Il conducente è caduto di lato, ma non ricordo su che lato … Non so se la sbarra si è bloccata oppure è riscesa. Ho visto solo che il conducente ha urtato con il viso sulla sbarra.”; poiché infatti non fu addebitato alcun pedaggio a ### non si capisce come il teste abbia potuto vedere il conducente del motoveicolo tg. ### che pagava, e successivamente la sbarra alzarsi (non è chiaro se alzarsi parzialmente, oppure del tutto per poi ridiscendere: questo il teste non lo sa specificare). Il teste ### invece, ha riferito di non aver visto se ### avesse pagato o meno, e nemmeno “se quando ### è urtato la sbarra stava salendo su per aprirsi e permettere il passaggio o piuttosto se si stesse calando dopo aver fatto passare un altro utente: io mi sono accorto dei fatti solo quando ho sentito l'urto”; pertanto, quanto da lui riferito è compatibile con entrambe le versioni dei fatti fornite dalle parti. Il teste ### “responsabile della struttura organizzativa esazione e commerciale della tangenziale di Napoli” per cui “tutto quello che si verifica in ambito autostradale a ridosso dell'escussione del pedaggio mi viene riferito”, ha riferito in base ai dati in suo possesso che “nel caso di specie l'attore si è accodato a un veicolo che lo precedeva e che aveva regolarmente pagato il pedaggio, nel momento in cui il sistema legge l'accodamento effettua la foto e nella circostanza agli atti c'è sia la foto della macchina che stava uscendo dalla pista che del motociclo che si era accodato … a velocità sostenuta … poiché il conducente non aveva pagato … la sbarra si stava abbassando”. Dalle due fotografie dell'evento prodotte dalla parte convenuta, non è dato in realtà capire che le cose si siano svolte come ricostruito dal teste ### oltre alla foto sopra riportata, ce n'è una che raffigura due automobili accodate, sembrerebbe all'uscita da un casello, ma non si riesce a leggere tale fotografia in sequenza con l'altra. Tuttavia, considerato che, come si è visto, ### non pagò il pedaggio, e ciononostante si avvicinò alla sbarra, e vi urtò contro; e poiché, come detto, non è possibile che la sbarra si stesse alzando, non essendo stato pagato il pedaggio; se ne deve concludere che al momento dell'urto la sbarra “si stesse calando dopo aver fatto passare un altro utente”, come pure possibile in base alla deposizione del teste ### - e considerato che, a parte il particolare non veritiero del previo pagamento da parte di ### anche il teste ### non ha escluso che la sbarra in quel momento stesse abbassandosi. E se la sbarra si stava abbassando, se ne deve concludere che ### si sia accodato al veicolo che lo precedeva, per il quale la sbarra si era precedentemente alzata. Parte attrice sostiene che la società convenuta avrebbe dovuto produrre il video dell'evento registrato dalle telecamere di sorveglianza sicuramente presenti al casello della ### ma in base al regolamento europeo per la protezione dei dati personali, in assenza di specifiche richieste dell'### giudiziaria o della ### giudiziaria, le immagini dell'evento per cui è causa sono state necessariamente distrutte. 
In ultima analisi, responsabile dell'evento per cui è causa dev'essere considerato l'attore, il quale ha tentato di attraversare il casello quando la sbarra si stava abbassando, ed avendo calcolato male i tempi, ha urtato contro di essa. La domanda va dunque rigettata. Le spese del giudizio seguono la soccombenza e si liquidano come in dispositivo.  PQM Il Tribunale di Napoli, IV sezione, nella persona del giudice unico ### definitivamente decidendo nella causa iscritta al n. 24027/2020 tra: ### e ### attori; spa ### di Napoli, convenuta; così provvede: 1) Rigetta la domanda; 2) Pone definitivamente a carico degli attori le spese della consulenza tecnica d'ufficio; 3) Condanna gli attori a rimborsare alla società convenuta le spese del giudizio, che liquida in € 5000 per compenso, oltre spese generali, Iva e ###. 
Così deciso in Napoli in data ### Il giudice unico 

causa n. 24027/2020 R.G. - Giudice/firmatari: Pastore Alinante Ettore

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Corte d'Appello di L'Aquila, Sentenza n. 1133/2025 del 30-10-2025

... l'intervenuta avrebbe depositato in giudizio unicamente l'estratto della ### ufficiale n. 147 del 2022 che ha valenza ai fini della notificazione della cessione, ma non è requisito di validità della stessa né elemento essenziale per la determinazione della sussistenza della legittimazione processuale in capo alla cessionaria, incombendo su quest'ultima l'onere di provare l'avvenuta cessione del credito di cui chiede il pagamento, ossia di provare la titolarità del rapporto all'esito della cessione con documenti circostanziati idonei a dimostrare l'inclusione del rapporto oggetto di causa fra quelli dell'operazione in blocco ex art 58 TUB. Nel caso di specie lamenta l'appellante che la ### ha depositato solo l'estratto della ### che neppure conterrebbe una descrizione sufficientemente compiuta dei crediti ceduti. Appare opportuno chiarire, seguendo l'insegnamento della Suprema Corte (da ultimo Cass. n. 15088/2025), come “una cosa sia la legittimazione ad agire, altra cosa sia la titolarità del diritto sostanziale oggetto del processo. La legittimazione ad agire, dal lato attivo o passivo, mancherà tutte le volte in cui dalla stessa prospettazione della domanda o delle difese della parte (leggi tutto)...

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R.g. n. 229/2024 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO La Corte ### di L'### in persona dei magistrati: ### rel.  ### ha pronunciato la seguente SENTENZA nella causa civile in grado di appello iscritta al n. 229/2024, posta in decisione nell'udienza collegiale del 23 settembre 2025, tenutasi in trattazione scritta ai sensi dell'art. 127 ter c.p.c., vertente tra D'### (c.f.:###); rappresentato e difeso dall'Avv. ### D'### appellante e ### S.P.A., nuova denominazione assunta da ### per la gestione di ###S.G.A. S.p.a., (c.f:###), e per essa #### S.P.A, (C.F. e N. Iscr. ### di ####, P.IVA ###), in persona della procuratrice Dott.ssa ### rappresentata e difesa dall'Avv. ### appellata nonché pag. 2/23 ### S.P.A ( c.f.: ###), in persona del legale rappresentante pro tempore appellata contumace avente ad oggetto: appello avverso la sentenza n. 482/2023 del Tribunale di Chieti, pubblicata in data 18 settembre 2023.  ### del 23 settembre 2025, fissata per la rimessione della causa a decisione a norma dell'art. 352 c.p.c., veniva sostituita dallo scambio di note di trattazione scritta ai sensi dell'art. 127 ter c.p.c., e le parti precisavano le rispettive conclusioni mediante il deposito delle note scritte in sostituzione dell'udienza nel termine loro assegnato. 
La causa veniva trattenuta in decisione con ordinanza resa in pari data. 
Conclusioni dell'appellante: “### l'Ecc.ma Corte di Appello di Appello, contrariis reiectis: - in via principale e nel merito, accogliere per i motivi tutti dedotti in narrativa il proposto appello e, per l'effetto, in riforma della sentenza n. 482/2023 emessa dal Tribunale ordinario di Chieti, nell'ambito del giudizio N.R.G. 2103/2021, depositata in cancelleria in data ###, mai notificata, accogliere tutte le conclusioni avanzate nel giudizio di primo grado che qui si riportano: “### in via principale accertare e dichiarare la violazione del ### del ### art. 33 e pertanto dichiarare la nullità totale dell'art 6 ter del contratto di finanziamento fondiario rep.53599 racc 23959; in via subordinata: accertata la natura di contratto autonomo di garanzia delle obbligazioni assunte tra la Bls e D'### dichiarare estinta l'azione per prescrizione. 
In via ulteriormente gradata: accertare e dichiarare la violazione della legge antitrust e/o dell'art 1938 cc pertanto dichiarare la nullità totale dell'art 6 ter del contratto di finanziamento fondiario rep.53599 racc 23959. pag. 3/23 In via ulteriormente gradata: accertare e dichiarare la violazione della legge antitrust e/o dell'art. 1938 cc pertanto dichiarare la nullità parziale dell'art 6 ter del contratto di finanziamento fondiario rep.53599 racc 23959 con tutte le conseguenze di legge ed in particolare la violazione dei termini ex art. 1957 cc comma II nonché la violazione della buona fede e della correttezza dovuti per legge nel contratto intercorso e pertanto ritenere la fidejussione nulla annullabile e /o inefficace .   In via del tutto gradata e in via residuale: ritenere nullo il precetto avanzato stante la somma richiesta assai diversa e assai più alta di quanto correttamente dovuto una volta decurtata dei ratei già versati dalla ### scarl sino al 2010 e dall'apprensione della somma di €. 116.000,00 = a seguito della esecuzione forzata.” Con vittoria di spese diritti ed onorari di entrambi i gradi di giudizio”. 
Conclusioni dell'appellata: “### - ### S.P.A., E #### S.P.A., così come rappresentata, difesa e domiciliata, nel riportarsi a tutto quanto dedotto ed eccepito nei propri scritti difensivi, chiede e conclude, ### l'On.le Corte di Appello di L'### contrariis rejectis: 1.in via preliminare accertare e dichiarare improcedibile e/o inammissibile l'appello per violazione degli artt. 345 e 348 bis e segg. c.p.c. per i motivi spiegati in premessa; 2.sempre in via preliminare, accertare e dichiarare la carenza di legittimazione passiva della cessionaria in ordine alle eventuali pretese e relative responsabilità anche di natura patrimoniale rivenienti da atti e/o fatti e/o circostanze anteriori la data di cessione; 3. nel merito, rigettare totalmente il presente gravame e le conclusioni tutte ivi formulate, perché inammissibili ed infondate e per l'effetto, confermare la sentenza 482/2023, pubblicata il ###, emessa dal Tribunale di Chieti, Giudice Dott.  ### per i motivi spiegati in premessa; 4. condannare la parte appellante alla rifusione delle competenze legali”. 
FATTO E DIRITTO 1.Sentenza impugnata. Con sentenza n. 482/2023, pubblicata in data 18 settembre 2023, il Tribunale di Chieti accoglieva parzialmente l'opposizione a precetto proposta pag. 4/23 da ### D'### nei confronti di ### S.p.a., dichiarando il diritto della banca a procedere ad esecuzione forzata nei confronti dell'opponente per il credito di € 142.658,70 in luogo della maggior somma intimata, pari a € 267.807,18, con compensazione nella misura del 50% delle spese di lite, poste per il restante 50% a carico dell'opposta e dell'intervenuta in solido.  1.2 A fondamento della proposta opposizione esponeva il D'### che il precetto si fondava sul contratto di finanziamento fondiario stipulato tra la ### di ### e ### spa e la ### società consortile a r.l, sottoscritto in ### il ###, con rogito per notaio ### repertorio n. 53599 racc.  23959, nonché sul decreto ingiuntivo emesso dal Tribunale di ### n. 103/11 per € 7.243,88, avente ad oggetto interessi del conto corrente di corrispondenza n. 486351 intestato a ### società consortile a r.l. 
Aggiungeva che la ### di ### e ### era intervenuta nel 2011 nella procedura esecutiva immobiliare R.g.e.i. n. 60/2010 dinanzi al Tribunale di ### partecipando al riparto e vendendosi assegnate somme complessive per euro 116.123,04. 
Eccepiva la violazione del ### del ### avendo il D'### prestato la garanzia come persona fisica ed in favore di società consortile che non prevede ripartizione di utili, con conseguente invalidità delle clausole contenute nell'art. 6 ter del contratto di mutuo in quanto vessatorie e non oggetto di specifica trattativa fra le parti. 
Eccepiva l'invalidità della fideiussione per violazione dell'art. 1938 c.c., essendo la clausola di cui all'art. 6 ter lett. b) formulata in maniera indeterminata ed incerta riguardo all'ammontare dell'importo garantito, la durata e l'estensione della stessa, oltre che l'invalidità della fideiussione, in quanto riproduttiva dello schema Abi censurato dalla ### d'### con il provvedimento n. 55/2005 e lesiva della normativa antitrust. 
Asseriva la violazione da parte della banca dei doveri di correttezza e buona fede, per non aver comunicato al garante l'aggravamento della posizione debitoria della società mutuataria, con conseguente estinzione dell'obbligazione fideiussoria. 
Sosteneva che il contratto concluso con la banca fosse un contratto autonomo di garanzia e non una fideiussione, contenendo clausole di pagamento a prima richiesta e pag. 5/23 senza eccezioni, e che l'azione nei suoi confronti dovesse ritenersi prescritta a seguito del decorso di dieci anni dalla comunicazione della decadenza dal beneficio del termine, ricevuta in data ###, non operando l'interruzione della prescrizione nei confronti del garante determinata dal successivo intervento della banca nella procedura esecutiva immobiliare r.g.e.i. n. 60/2010, pendente dinanzi al Tribunale di ### nei confronti della mutuataria. 
Contestava il quantum precettato che non aveva tenuto conto del conseguimento da parte dell'opposta dell'importo di € 116.000,00 a seguito dell'intervento nella menzionata procedura esecutiva.  1.3 Nel costituirsi in giudizio ### s.p.a., cessionaria, contestava le argomentazioni dell'opponente, sostenendo che il D'### avesse prestato la garanzia non in qualità di persona fisica, bensì come rappresentante legale e socio della ### società consortile a.r.l., ed inoltre che trattavasi di fideiussione specifica e che quindi non era configurabile alcuna violazione dell'art. 1938 c.c., né della normativa antitrust, e che l'intervento nella procedura esecutiva aveva interrotto la prescrizione anche nei confronti del garante ex art 1957 c.c.; nella memoria ex art 183 co. VI n. 2 c.p.c.  rappresentava di essere incorsa in un errore materiale e che dalla somma precettata andava decurtato quanto percepito in sede esecutiva, risultando pertanto il D'### debitore del minor importo di € 142.658,70.  1.4 Con atto di intervento ex art 111 c.p.c. si costituiva in giudizio ### s.p.a., quale mandataria di ### s.p.a., rappresentando che la ### s.p.a. con contratto del 05.08.22. aveva ceduto alla società mandante un portafoglio di crediti classificati come deteriorati fra cui quello oggetto di causa e facendo proprie le difese dell'opposta. 
Rigettata la richiesta di sospensione dell'efficacia esecutiva del titolo, acquisita la documentazione prodotta, all'udienza del 16.05.23 il giudice, sulle conclusioni precisate dalle parti, tratteneva la causa in decisione con assegnazione dei termini ex art. 190 c.p.c.  1.4 Il Tribunale di ### riteneva l'opposizione a precetto parzialmente fondata, rideterminando l'importo dovuto dall'opponente in € 142.658,70. pag. 6/23 Perveniva a tale decisione dopo aver in primo luogo escluso la violazione delle norme del ### del ### previste dal d. lgs. n. 206/2005, per la mancata specifica approvazione delle clausole ritenute dall'opponente vessatorie, in quanto il D'### aveva prestato la fideiussione con riferimento alle obbligazioni scaturenti dal contratto di mutuo concluso dalla ### soc. consortile di cui era ### del consiglio di amministratore, socio e legale rappresentante: pertanto, secondo l'insegnamento delle giurisprudenza di legittimità riportata, rivestendo posizioni apicali nell'ambito della società mutuataria, era da escludersi che il garante avesse sottoscritto la fideiussione in qualità di consumatore, per finalità estranee all'attività svolta nell'ambito della società, non avendo peraltro alcuna rilevanza la circostanza che la ### fosse una società consortile, posto che la stessa svolgeva attività imprenditoriale e commerciale, come risultava dalla documentazione in atti. 
Infondata secondo il Tribunale doveva ritenersi anche l'eccezione di nullità della garanzia per violazione dell'art. 1938 c.c., basata dall'opponente sulla mancata indicazione dell'importo massimo garantito, in quanto affidata al presupposto che la fideiussione fosse omnibus, mentre dalla lettura del contratto di mutuo e di fideiussione la garanzia risultava specifica, in quanto relativa alle obbligazioni scaturenti dal contratto di mutuo e non alle obbligazioni derivanti da tutti i rapporti intercorrenti fra la società e la banca mutuante; aggiungeva il Tribunale che nel contratto di mutuo, cui aveva partecipato il D'### quale legale ripresentante della mutuataria, vi era l'espressa indicazione dell'importo mutuato e dei tassi applicati. 
Inconferente per il primo giudice doveva, poi, ritenersi l'eccezione di violazione dello schema ABI censurato dal provvedimento della ### d'### n. 55/2005, per esservi contenute (all'art. 6ter) disposizioni di contenuto analogo a quelle censurate dalla ### d'### con il provvedimento n. 55 del 2005, ossia analogo agli artt. 2, 6 e 8 dello ### di fideiussione omnibus (cosiddetta clausola di “reviviscenza”, di deroga ai termini stabiliti dall'art. 1957 c.c., e di “sopravvivenza”). Come ripetutamente sostenuto dalla giurisprudenza tali clausole dovevano ritenersi contrastanti con l'art. 2 co. 2 lett a) L. 287/1990 non in via generale e assoluta, potendo tali disposizioni anche essere pattuite fra le parti nell'esercizio della loro autonomia negoziale, ma solo in pag. 7/23 quanto applicate in modo uniforme dalle banche e dovendo il fideiussore fornire la prova dell'eventuale intesa illecita. 
Senonché nel caso di specie, si legge in sentenza, l'opponente non aveva provato la natura illecita della pattuizione, limitandosi ad evidenziare il mero fatto obiettivo della conformità di alcune clausole della fideiussione de quo con quelle censurate dalla ### d'### aggiungendo che dovesse escludersi la violazione della libertà negoziale ai danni del garante essendo la fideiussione redatta con atto pubblico notarile e che, quindi, il contenuto, in assenza di prova contraria, fosse il frutto della volontà dei contraenti posti su un piano di parità. 
Rigettava l'eccezione tenendo anche conto della natura specifica e non omnibus della fideiussione in questione, non interessata pertanto dal provvedimento della ### d'### Il Tribunale rigettava anche l'eccezione sulla violazione da parte della banca dei doveri di correttezza e buona fede, per non aver comunicato al garante l'aggravamento della posizione debitoria della ### e ciò in quanto, considerato il ruolo rivestito nell'ambito della società mutuataria, era da escludersi che il D'### non fosse consapevole dell'andamento del rapporto di mutuo. 
Da escludersi, secondo il primo giudice, era anche l'intervenuta prescrizione del diritto di credito eccepita dall'opponente sulla base della reale natura di contratto autonomo di garanzia della apparente fideiussione prestata trattandosi, nel caso di specie, di un vero e proprio contratto di fideiussione in quanto nessuna della disposizioni contrattuali aveva escluso la facoltà del D'### di opporre alla banca creditrice le eccezioni spettanti alla debitrice principale, qualificando inoltre l'art. 6 ter del contratto come solidale l'obbligo del fideiussore rispetto a quello della società. 
Di conseguenza, secondo il Tribunale, l'ultimo atto con cui la banca aveva interrotto il decorso del termine di prescrizione del suo credito nei confronti di ### costituito dall'intervento nella procedura esecutiva immobiliare, e per effetto del quale il termine aveva ripreso a decorrere dal 3 marzo 2016, aveva avuto effetto anche nei confronti del fideiussore D'### Il Tribunale di ### riteneva, invece, fondata l'opposizione riguardo all'importo riportato nel precetto il quale, come riconosciuto del resto in corso di causa dalla stessa pag. 8/23 opposta, non aveva tenuto conto della somma di € 116.123,04 già incassata dalla creditrice a seguito della procedura esecutiva immobiliare n. 60/2010, con la conseguenza che l'importo dovuto dal D'### e per il quale la ### s.p.a.  aveva diritto di procedere ad esecuzione forzata, era pari alla minor somma di € 142.658,70.  2. Appello. Avverso la sentenza del Tribunale di ### ha proposto appello ### D'### per i seguenti motivi: 2.1-“ Violazione e/ o falsa applicazione dell'art. 1938 c.c. Nella misura in cui il giudicante alla pagina 4 ultimo capoverso riteneva non fondata l'eccezione di nullità per mancata indicazione nel contratto dell'importo minimo e massimo in quanto egli ritiene non sussistente la fideiussione omnibus”. 
Con questo motivo di gravame l'appellante contesta la sentenza impugnata per non avere accolto l'eccezione di nullità della clausola di cui all'art. 6 ter lett.b) del contratto de quo, non considerando che la clausola in questione risultava indeterminata nel contenuto, nell'indicazione del tempo, del modo di estinzione e della durata della garanzia prestata dal D'### assumendo pertanto la connotazione di una fideiussione omnibus indeterminata nell'ammontare. 
Lamenta che la banca non avrebbe mai comunicato al garante l'entità dell'esposizione del debitore e ogni informazione relativa ai rapporti garantiti, sebbene vi fosse tenuta; rammenta le pronunce della giurisprudenza di legittimità per le quali la sopravvenienza della L.154/1992 aveva determinato, per il periodo successivo, la nullità sopravvenuta dell'accordo che fosse in contrasto con la stessa, con la conseguenza che la mancata predeterminazione dell'importo massimo garantito portava ad escludere che il fideiussore potesse rispondere dei debiti sorti in capo al debitore principale dopo l'entrata in vigore della predetta legge, precisando altresì che la normativa in questione trovava applicazione anche per le garanzie atipiche in quanto, secondo la giurisprudenza di legittimità riportata, l'art. 1938 c.c. pone un principio generale di garanzia di ordine pubblico che vale anche per queste.  2.2 “Violazione e/o falsa applicazione della legge antitrust provvedimento n. 55 del 2 maggio 2005 ossia agli artt. 2,6,8 dello schema ABI di fideiussione omnibus nella pag. 9/23 misura in cui il Giudice di ### nel capo della sentenza a pag. 5 inizio del secondo paragrafo “l'eccezione di nullità della fideiussione, per esservi contenuteall'art. 6terdisposizioni di contenuto analogo a quelle censurate dalla ### d'### con il provvedimento n. 55 del 2005, ossia-analogo-agli artt 2,6,8 dello schema ABI di fideiussione omnibus-cd. Clausola di reviviscenza di deroga ai termini stabiliti dall'art.  1957 c.c. , e di sopravvivenza, è inconferente”), Con questo motivo l'appellante sostiene che la clausola di cui all'art. 6 ter, determinando una deroga alle garanzie di cui agli artt. 1950, 1952, 1956 e 1957 c.c., con rinuncia ai diritti derivanti, da cui consegue la dispensa a favore della banca dell'agire nei termini previsti, risulta conforme alla clausola dichiarata illegittima dal provvedimento della ### d'### n. 55/2005, trovando applicazione l'art. 1428 c.c. ai sensi del quale la nullità di singole clausole comporta la nullità dell'intero contratto nel caso risulti che le parti non l'avrebbero concluso senza le clausole colpite dalla nullità.  ### l'appellante la garanzia prestata sarebbe nulla per violazione della normativa antitrust ed in particolare per la violazione dell'art. 2 co. 2 L.287/90, essendo la fideiussione conforme allo schema Abi e dichiarato contrario alla normativa antitrust con riferimento agli artt.2,6,8 avendo la ### d'### con provvedimento n. 55/2005 sancito il divieto di intese anticoncorrenziali; segnala, in particolare, come contrarie alla normativa antitrust le clausole di reviviscenza, di sopravvenienza e di rinuncia al termine di decadenza ex art 1957 Integrando il contratto fideiussorio sottoscritto dalle parti un modello predisposto dalla banca, o comunque contenendo clausole di stile inserite di prassi in tali accordi ed in uso per regolamentare un numero indeterminato di rapporti, non ci sarebbero dubbi, sostiene l'appellante, circa la riproduzione dello schema Abi dichiarato illegittimo, non avendo la banca provato che le clausole in questione erano state oggetto di trattative fra le parti. Ne consegue che, ritenuto applicabile nel caso di specie l'art. 1957 c.c., in quanto non legittimamente derogato, la banca non avrebbe provato di aver promosso e coltivato azioni nei confronti del debitore principale entro i termini decadenziali, con conseguente estinzione dell'obbligazione del garante. 
Chiede, in sintesi, che venga dichiarata la nullità totale dell'art. 6 ter del contratto di finanziamento, con conseguente estinzione dell'obbligazione del garante o, in caso di pag. 10/23 nullità parziale e di applicazione dell'art. 1957 c.c., denuncia che non vi è prova che il creditore abbia posto in essere e continuato le azioni giudiziarie verso il debitore entro i termini decadenziali ex art 1957 co. 2 c.c., precisando che gli atti prodotti in giudizio riguardano un altro procedimento ed un altro rapporto giuridico sottostante promosso dalla banca, rimanendo i fideiussori obbligati dopo la scadenza dell'obbligazione principale solo a condizione che il creditore abbia entro due mesi proposto le sue istanze contro il debitore e le abbia con diligenza continuate.  2.3 “Violazione e/o falsa applicazione dell'art. 1936 e s.s. in materia di fideiussione, nella misura in cui il Giudice di ### conclude, a pag. 6 secondo e terzo paragrafo, che il signor D'### abbia concluso un contratto di fideiussione e non un contratto autonomo di garanzia ed altresì escluda l'applicazione della prescrizione ### l'appellante la sentenza impugnata per aver il primo giudice qualificato la garanzia prestata come fideiussione specifica, nonostante la stessa presentasse i caratteri propri del contratto autonomo di garanzia, prevedendo l'art. 6 ter l'obbligo per il fideiussore di pagare immediatamente al creditore a semplice richiesta scritta, la dispensa del creditore dall'onere di agire entro i termini ex art 1957 c.c., la rinuncia del garante ad esercitare il diritto di regresso, la deroga all'art. 1939 c.c., con conseguente validità della fideiussione anche in caso di invalidità parziale o totale dell'obbligazione principale, la rinuncia del fideiussore al beneficio della preventiva escussione della parte finanziata, obbligandosi a pagare immediatamente alla banca a semplice richiesta scritta e anche in caso di opposizione del debitore principale. La natura giuridica di contratto autonomo di garanzia dell'obbligazione prestata, la svincolerebbe dal rapporto di accessorietà rispetto all'obbligazione principale, tipico della garanzia fideiussoria, emergendo la volontà delle parti di impedire al fideiussore di far valere le eccezioni riconosciute al debitore. 
La natura di contratto autonomo di garanzia comporta, secondo l'appellante, l'obbligo per la banca di diffidare ed effettuare le dovute comunicazioni al garante, non essendo applicabile il regime sull'opponibilità delle eccezioni ex art 1297 c.c. né la disciplina della prescrizione di cui all'art. 1957 c.c., non avendo pertanto effetto nei confronti del garante l'atto con cui il creditore abbia interrotto la prescrizione nei confronti del debitore. pag. 11/23 Nel caso di specie l'ultimo atto notificato al D'### risale al 18.10.2010 ed è da tale data che deve ritenersi decorrere il termine decadenziale per l'azione giudiziale. 
Di conseguenza, conclude l'appellante, l'azione nei confronti del D'### risulterebbe estinta per prescrizione 2.4 “Violazione e/ o falsa applicazione dell'art. 1341 c.c. e dell'art. 33 del codice del consumo (D.lgs n.208/2005) nella misura in cui il ### pag. 4 al quinto paragrafo ha ritenuto non configurabile la violazione delle norme di legge sul consumatore per mancata approvazione delle clausole ritenute dall'opponente vessatorie” Con questo motivo sostiene il D'### che, stante la natura giuridica della società mutuataria ( la ### è una società consortile nella quale ex art 2602 c.c. più imprenditori pongono in essere un'organizzazione comune per la disciplina o lo svolgimento di determinate fasi delle rispettive impresa e non è prevista una ripartizione degli utili tra le società) e l'impegno personale del fideiussore, avendo il D'### prestato la garanzia come persona fisica, deve ritenersi che il garante abbia sottoscritto il contratto nella qualità di consumatore e conseguentemente che, contenendo l'art. 6 ter del contratto di finanziamento condizioni vessatorie, in quanto particolarmente sbilanciate in favore della ### fosse richiesta la specifica sottoscrizione delle stesse da parte del garante, oltre che la prova che le clausole unilateralmente predisposte siano state oggetto di trattativa individuale ex art 34 co. 5 D.Lgs 206/2005.  3. Si è costituita in grado di appello ### s.p.a. (nuova denominazione di S.G.A s.p.a.) e per essa ### s.p.a.  impugnando e contestando tutto quanto dedotto, eccepito e concluso dall'appellante In via preliminare ha eccepito l'improcedibilità ed inammissibilità dell'appello ex art 348 bis c.p.c., non avendo il gravame ragionevole probabilità di essere accolto, avendo l'appellante riproposto le medesime doglianze di primo grado. 
Ha insistito nella declaratoria di carenza di legittimazione passiva della cessionaria riguardo alle pretese ed eventuali responsabilità di natura patrimoniale rivenienti da atti e/o fatti anteriori alla data di cessione, in quanto la ### -### s.p.a. era succeduta nel lato attivo del rapporto contrattuale oggetto di causa solo nella veste di cessionaria del credito facente capo alla banca cedente, con conseguente pag. 12/23 carenza di legittimazione in relazione alle pretese risarcitorie e restitutorie generate da fatti, atti e comportamenti tenuti dal titolare originario del credito in quanto nelle cessioni di credito in blocco ex art 58 TUB la cessionaria subentra solo nelle situazioni soggettive attive creditorie e non nelle situazioni giuridiche soggettive passive. 
Nel merito, ha ribadito che la garanzia rilasciata dall'appellante era specifica, essendo stata concessa nell'ambito del contratto di mutuo e circoscritta all'adempimento dell'importo mutuato e degli interessi, come evincibile dallo stesso art. 6 ter, con conseguente inapplicabilità nel caso di specie dell'art. 1938 c.c., non essendo una fideiussione omnibus e prevedendo tale norma la necessità di indicare l'importo massimo garantito solo nel caso il fideiussore garantisca l'adempimento di obbligazioni future. 
Ha aggiunto che non vi era alcun obbligo per la banca di comunicare l'entità dell'esposizione debitoria, considerato che il D'### aveva partecipato all'atto nella sua qualità di ### della mutuataria (società ### e, quindi, doveva ritenersi consapevole dell'andamento del rapporto di mutuo con la banca. 
Ha contestato, altresì, la tesi avversa sulla natura di fideiussione omnibus (e come tale indeterminata e indeterminabile ed in contrasto con l'art. 1346 c.c.) della garanzia prestata dall'appellante, trattandosi in realtà di fideiussione specifica per la quale non è configurabile alcuna indeterminatezza essendo riferita al contratto di mutuo con riferimento al quale l'oggetto è determinabile quando, come nel caso di specie, nel documento negoziale le parti abbiano indicato criteri certi ed oggettivi che consentono la quantificazione del tasso di interesse. 
Per l'appellata non sussisterebbe, inoltre, alcuna violazione della legge anti-trust, non trovando il provvedimento della ### d'### applicazione alle fideiussioni specifiche, ossia alle garanzie di debiti originati da specifici rapporti negoziali a cui le parti hanno fatto riferimento nel contratto di fideiussione; ne consegue l'esclusione della presunzione che la fideiussione in questione rappresentasse il frutto di un'intesa vietata, non avendo il garante assolto all'onere, sullo stesso gravante, di provare l'esistenza di un'intesa antitrust illecita avente per oggetto tale fideiussione, con effetti riflessi anche sulla validità di quella rilasciata dal garante nel caso di specie. pag. 13/23 Ha sostenuto, poi, l'inammissibilità della doglianza riguardante l'art. 1957 (eccependo l'appellante che la banca non avrebbe promosso o continuato entro i termini decadenziali previsti dalla predetta norma con conseguente nullità dell'art. 6 ter del mutuo ), in quanto svolta per la prima volta in appello, oltre che l'infondatezza nel merito: ha escluso che tale clausola derogatoria rientri fra quelle ritenute vessatorie dal ### del ### per le quali s'impone la specifica approvazione ex art 1341 co.  2.c.c. in caso di predisposizione da parte di uno dei contraenti. 
Ha evidenziato, in ogni caso, che la banca aveva provveduto alla costituzione in mora in data ###, e aveva spiegato intervento in data ### nella procedura esecutiva immobiliare r.g. n. 60/2010 del Tribunale di ### promossa nei confronti della ### a.r.l ed avente ad oggetto i beni concessi in ipoteca a garanzia del mutuo dedotto in giudizio; non condividendo l'assunto dell'appellante circa la natura di contratto autonomo di garanzia di cui all'art. 6 ter del contratto di mutuo, ha sostenuto che ai fini dell'interruzione del termine decennale di prescrizione anche nei confronti del garante dovesse prendersi in considerazione non solo la costituzione in mora del 18.10.2010, ma anche l'intervento del 14.03.11 nella procedura esecutiva immobiliare promossa nei confronti della mutuataria. 
Ha contestato la circostanza che il D'### avesse prestato la garanzia in qualità di consumatore, rivestendo al momento della sottoscrizione del contratto la carica di ### del consiglio di amministrazione della debitrice principale e successivamente di amministratore unico e di legale rappresentante pro tempore.  4) Motivi della decisione 4.1 Preliminarmente, stante la regolare notifica dell'atto di impugnazione e la mancata costituzione in giudizio, deve dichiararsi la contumacia dell'appellata ### s.p.a.  4.2 Sempre in via preliminare va disattesa l'eccezione di inammissibilità dell'appello ai sensi dell'art. 348 bis c.p.c., stante la modifica legislativa intervenuta con il D. lgs 149/2022 che ha previsto l'abrogazione dell'art. 348 bis c.p.c. entrata in vigore per le controversie proposte a partire dal 28.02.2023, sicché essendo stato proposto l'appello successivamente all'entrata in vigore della suddetta riforma, non trova applicazione la fattispecie invocata. pag. 14/23 4.3 Passando all'esame del merito, occorre prendere le mosse dall'eccezione, qualificata come di carenza di legittimazione attiva della ### sollevata dall'appellante in sede di comparsa conclusionale, sul presupposto che l'intervenuta avrebbe depositato in giudizio unicamente l'estratto della ### ufficiale n. 147 del 2022 che ha valenza ai fini della notificazione della cessione, ma non è requisito di validità della stessa né elemento essenziale per la determinazione della sussistenza della legittimazione processuale in capo alla cessionaria, incombendo su quest'ultima l'onere di provare l'avvenuta cessione del credito di cui chiede il pagamento, ossia di provare la titolarità del rapporto all'esito della cessione con documenti circostanziati idonei a dimostrare l'inclusione del rapporto oggetto di causa fra quelli dell'operazione in blocco ex art 58 TUB. Nel caso di specie lamenta l'appellante che la ### ha depositato solo l'estratto della ### che neppure conterrebbe una descrizione sufficientemente compiuta dei crediti ceduti. 
Appare opportuno chiarire, seguendo l'insegnamento della Suprema Corte (da ultimo Cass. n. 15088/2025), come “una cosa sia la legittimazione ad agire, altra cosa sia la titolarità del diritto sostanziale oggetto del processo. La legittimazione ad agire, dal lato attivo o passivo, mancherà tutte le volte in cui dalla stessa prospettazione della domanda o delle difese della parte convenuta o, come nella specie, interveniente, emerga che il diritto vantato in giudizio non appartiene all'attore, al convenuto o, come nella specie all'interveniente”, per cui nel caso di specie la legittimazione ad agire della ### s.p.a risulta sussistente già solo in ragione della sua affermazione di essere cessionaria da ### s.p.a. del credito oggetto di causa, attenendo invece la titolarità del diritto, come ricorda la Suprema Corte, “… al merito della causa , alla fondatezza della domanda”, con la conseguenza che “ i due regimi giuridici sono conseguentemente diversi”. 
Deve ritenersi, inoltre, continua la Cassazione, “consolidata ed univoca la giurisprudenza per cui la carenza di legittimazione ad agire può essere eccepita in ogni grado e stato del giudizio e può essere rilevata d'ufficio dal giudice. Del resto, non si pongono problemi probatori, perché si ragiona sulla base della domanda e della prospettazione in essa contenuta. È comprensibile, quindi, che la questione non sia pag. 15/23 soggetta a preclusioni, in quanto una causa non può chiudersi con una pronuncia che riconosce un diritto a chi, alla stregua della sua stessa domanda, non aveva titolo per farlo valere in giudizio o impone un obbligo a chi, per stessa prospettazione dell'istante, non era tenuto a subirlo”, avvertendo che “In molti casi si parla di legittimazione ad agire, ma impropriamente, in quanto il problema è diverso, attiene al merito della causa e riguarda non la prospettazione ma la fondatezza della domanda: si tratta di stabilire se colui che vanta un diritto in giudizio sia effettivamente il titolare” e che “ ### quanto alla titolarità della posizione soggettiva, attiva o passiva, vantata in giudizio, la difesa con la quale il convenuto, ma anche l'attore, si limiti a dedurre, ed eventualmente argomentare, rispettivamente, che l'attore non è titolare del diritto azionato o che il convenuto non è titolare della situazione soggettiva dedotta in giudizio, integra una mera difesa (cfr. Cass., SU, n. 2951 del 2016), sicché è stato chiarito che il rilievo espresso al riguardo dalla parte interessata non è un'eccezione, con la quale si contrappone un fatto impeditivo, estintivo o modificativo, né, quindi, un'eccezione in senso stretto, proponibile, a pena di decadenza, solo in sede ###giudizio e non rilevabile d'ufficio, ben potendo la relativa proposizione avvenire in ogni fase del giudizio (in Cassazione solo nei limiti del giudizio di legittimità e sempre che non si sia formato il giudicato) con possibilità, a sua volta, per il giudice di rilevare dagli atti la carenza di titolarità del diritto anche d'uffici”. 
Nella suddetta sentenza la Suprema Corte chiarisce anche che “ la non contestazione può rilevare soltanto per la questione (di merito) attinente alla titolarità della posizione attiva o passiva del rapporto e deve essere attentamente valutata dal giudice, specie quando non attenga alla sussistenza di un fatto storico, ma riguardi un fatto costitutivo ascrivibile alla categoria dei fatti-diritto, in tale ambito il semplice difetto di contestazione non imponendo alcun vincolo di meccanica conformazione, in quanto il giudice può sempre rilevare l'inesistenza della circostanza allegata da una parte, anche se non contestata dall'altra, ove tale inesistenza emerga dagli atti di causa e dal materiale probatorio raccolto (cfr. Cass., SU, n. 2951 del 2016, con richiami a Cass., SU, n. 11377 del 2015)” per cui la possibilità di valutare un contegno di non contestazione riferibile solo alla titolarità attiva o passiva del rapporto. pag. 16/23 Ne consegue quindi la necessità per chi agisce in giudizio o vi resista nella qualità di successore a titolo universale o particolare di allegare non solo la propria legitimatio ad causam, per essere subentrato nella posizione del proprio dante causa, ma di fornire la prova delle circostanze costituenti i presupposti di legittimazione alla sua successione nel processo ex art 110 e 111 c.p.c. incombendo pertanto nel caso di specie ed in ossequio ai principi appena richiamati, sulla cessionaria , al fine di giustificare la propria legittimazione per essere subentrata alla cedente nella titolarità del credito oggetto di causa, non solo allegare ma anche dimostrare la relativa circostanza. 
Come ben evidenziato da recente pronuncia di legittimità (Cass. sent. n. 10435 del 2025), la richiamata sentenza delle ### recante n. 2951 del 2016, “.. chiarisce che, se la difesa è articolata «in modo incompatibile con la negazione della titolarità del diritto di proprietà», l'onere della prova da parte dell'attore può dirsi raggiunto, e il convenuto non può, tanto meno in appello, «proporre una nuova esposizione dei fatti questa volta compatibile con la negazione del diritto». La sentenza suindicata ha quindi enunciato il principio secondo cui la titolarità della posizione soggettiva, attiva o passiva, vantata in giudizio è un elemento costitutivo della domanda ed attiene al merito della decisione, sicché spetta all'attore allegarla e provarla, salvo il riconoscimento, o lo svolgimento di difese incompatibili con la negazione, da parte del convenuto. Il che vuol dire che l'onere della prova della titolarità gravante sull'attore è escluso - o, meglio, resta assorbito - se vi è un riconoscimento espresso da parte del convenuto o una difesa che suppone il riconoscimento implicito della titolarità”. 
La parte che agisce in giudizio quale cessionaria del credito deve, dunque, allegare la propria legitimatio ad causam per essere subentrato nelle posizione del proprio dante causa e fornire prova della titolarità del credito tramite opportune produzioni documentali; a ciò si aggiunga che la mancanza di tale prova è circostanza rilevabile d'ufficio potendo all'uopo il giudice utilizzare come argomento di prova il comportamento tenuto dalle parti ed in particolare il fatto che la controparte consideri l'intervenuta successione verificata e non contesti la qualità di cessionaria della parte intervenuta, o imposti una difesa incompatibile con la mancanza di quella qualità in capo alla controparte. pag. 17/23 Muovendo da queste premesse nel caso di specie deve considerarsi in primo luogo sussistente, come già evidenziato, la legittimazione ad agire in capo alla #### in ragione della mera affermazione della intervenuta cessione in suo favore da parte della ### s.p.a., con contratto del 05.08.2022, di un portafoglio di crediti fra cui quello oggetto di causa. 
Nella fattispecie in esame, l'appellante ha sollevato la questione relativa alla legittimazione ad agire, rectius alla titolarità del credito controverso ed alla inclusione del credito stesso nell'operazione di cessione, solamente nella comparsa conclusionale depositata in sede di gravame, senza averne fatto dunque motivo di impugnazione, sebbene la ### avesse fatto ingresso in giudizio già in primo grado depositando in data ### comparsa di intervento ex art 111 c.p.c., assumendo di essere cessionaria di ### s.p.a e senza che l'odierno appellante sollevasse alcuna obiezioni al riguardo nel primo atto difensivo (note di trattazione dell'udienza del 16.05.2023), né nella comparsa conclusionale; anzi nelle successive memorie di replica, nel contestare l'eccezione di difetto di legittimazione passiva sostenuta proprio dalla cessionaria (che assumeva di essere subentrata per effetto della cessione solo nei rapporti attivi, declinando ogni eventuale responsabilità di natura patrimoniale relativamente a fatti o atti antecedenti la cessione) era stato lo stesso opponente a ricordare “che l'art. 111 c.p.c, comunque, prevede che, in caso di successione a titolo particolare, si trasferisca la titolarità attiva e passiva dell'azione (legitimatio ad causam)con modifica della situazione soggettiva e non oggettiva”, insistendo per il rigetto dell'eccezione ed assumendo, quindi, una condotta processuale incompatibile con la negazione della titolarità del rapporto in capo alla cessionaria, risolvendosi a contestarla solo nella comparsa conclusionale depositata nel presente grado di giudizio. 
Alla luce dei richiamati principi, cui questa Corte intende dare seguito condividendone i presupposti, i contenuti e gli argomenti trattati a sostegno, rilevato che dagli atti risulta evidente che nel corso del giudizio di primo grado vi è stata una difesa incompatibile con la successiva contestazione della titolarità del credito in capo alla cessionaria e della inclusione del credito stesso nella cessione (sebbene l'appellante avesse a disposizione sin dall'intervento in giudizio ex art 111 c.p.c. della cessionaria tutti gli elementi per sollevare pag. 18/23 tale eccezione), si deve affermare che la relativa eccezione, proposta solo nella comparsa conclusionale in appello, va dichiarata inammissibile in ossequio al principio della non contestazione di cui all'art. 115 c.p.c, da cui deriva il conseguente esonero della cessionaria dall'onere di fornire la prova circa la sussistenza del suo diritto; alla stessa conclusione si perviene anche qualora si considerasse la contestazione implicitamente effettuata nelle memorie di replica e sulla quale del resto neppure si pronunciava il primo giudice, senza che sul punto sia stato proposto dall'appellante motivo di gravame.  4.4 Proseguendo nell'esame del merito del gravame appare opportuno vagliare innanzitutto la natura della garanzia oggetto di causa che l'appellante ritiene configurarsi come contratto autonomo di garanzia: questione dirimente considerando le diversa disciplina che regola la fideiussione rispetto al contratto autonomo di garanzia e le implicazioni ai fini della decisione. 
La giurisprudenza di legittimità, anche di recente (Cass. n. 5478/2024), ha ribadito che “le ### di questa Corte, già ormai da alcuni anni (cfr. sentenza n. 3947 del 2010), nell'esaminare la causa concreta del contratto autonomo di garanzia ed i caratteri differenziali che lo stesso presenta rispetto al contratto di fideiussione, hanno avuto modo di statuire che: «Il contratto autonomo di garanzia (cd. Garantievertrag), espressione dell'autonomia negoziale ex art. 1322 cod. civ., ha la funzione di tenere indenne il creditore dalle conseguenze del mancato adempimento della prestazione gravante sul debitore principale, che può riguardare anche un fare infungibile, contrariamente al contratto del fideiussore, il quale garantisce l'adempimento della medesima obbligazione principale altrui (attesa l'identità tra prestazione del debitore principale e prestazione dovuta dal garante). Inoltre, la causa concreta del contratto autonomo è quella di trasferire da un soggetto ad un altro il rischio economico connesso alla mancata esecuzione di una prestazione contrattuale, sia essa dipesa da inadempimento colpevole oppure no, mentre con la fideiussione, nella quale solamente ricorre l'elemento dell'accessorietà, è tutelato l'interesse all'esatto adempimento della medesima prestazione principale. Ne deriva che, mentre il fideiussore è un "vicario" del debitore, l'obbligazione del garante autonomo si pone in via del tutto autonoma rispetto all'obbligo primario di prestazione, essendo qualitativamente diversa da quella garantita, perché non necessariamente sovrapponibile ad essa e non rivolta pag. 19/23 all'adempimento del debito principale, bensì ad indennizzare il creditore insoddisfatto mediante il tempestivo versamento di una somma di denaro predeterminata, sostitutiva della mancata o inesatta prestazione del debitore”. 
La distinzione si traduce generalmente nell'inserimento nel testo negoziale delle clausole “a prima richiesta” e “senza eccezioni”, in quanto l'impossibilità per il garante di opporre al creditore le eccezioni relative al rapporto fra creditore e debitore principale è l'aspetto che rende evidente l'assenza dell'elemento dell'accessorietà (rimanendo comunque sempre possibile l'exceptio doli), non essendo sufficiente invece la sola presenza della clausola “a prima richiesta” (Cass. SS.UU n. 3947/2010, confermata da successive pronunce), ma ben “può derivarsi, in difetto, anche dal tenore dell'accordo” (Cass. Sez. 3, Sentenza n. 12152 del 14/06/2016). 
La Corte di legittimità (da ultimo Cass. n. 14945/2025) nel riepilogare il proprio orientamento sulla questione ha osservato che “ ai fini della distinzione tra contratto autonomo di garanzia e contratto di fideiussione, la presenza nell'accordo di una clausola "a prima richiesta" non assume carattere decisivo, dovendosi in ogni caso accertare la relazione causale in cui le parti hanno inteso porre l'obbligazione principale e l'obbligazione di garanzia, a tal fine trovando applicazione gli ordinari strumenti interpretativi nella disponibilità del giudice (Cass., n. ###/2024”): e ciò in quanto la clausola a prima richiesta o altra equivalente è espressione “di un'esigenza di protezione del fideiussore che, prescindendo dall'esistenza di un vincolo di accessorietà tra l'obbligazione di garanzia e quella del debitore principale, può essere considerata meritevole di tutela anche quando tale collegamento sia assente, ma anche perché una tale clausola non ha rilievo decisivo per la qualificazione di un negozio come "contratto autonomo di garanzia" o come "fideiussione", potendo tali espressioni riferirsi sia a forme di garanzia svincolate dal rapporto garantito (e quindi autonome), sia a garanzie, come quelle fideiussorie, caratterizzate da un vincolo di accessorietà, più o meno accentuato, nei riguardi dell'obbligazione garantita, sia, infine, a clausole il cui inserimento nel contratto di garanzia è finalizzato, nella comune intenzione dei contraenti, a una deroga parziale della disciplina dettata dal citato art. 1957 c.c. (ad esempio, limitata alla previsione che una semplice richiesta scritta sia sufficiente ad pag. 20/23 escludere l'estinzione della garanzia), esonerando il creditore dall'onere di proporre l'azione giudiziaria”. 
Prosegue la Corte precisando che “l'inserimento in un contratto di fideiussione di una clausola di pagamento "a prima richiesta e senza eccezioni" generalmente, è idonea a qualificare il negozio come contratto autonomo di garanzia, in quanto incompatibile con il principio di accessorietà che caratterizza il contratto di fideiussione, salvo però quando vi sia un'evidente discrasia rispetto all'intero contenuto della convenzione negoziale, sicché, ai fini dell'interpretazione della volontà delle parti, pur in presenza della clausola predetta, il giudice è sempre tenuto a valutarla alla luce della lettura dell'intero contratto (Cass, n. 4717/19)”.  ### dunque l'insegnamento della giurisprudenza di legittimità è necessario ai fini della qualifica della garanzia come fideiussione o contratto autonomo di garanzia far ricorso all'interpretazione negoziale complessiva, all'intenzione effettiva delle parti , “dovendosi accertare la relazione causale in cui le parti hanno inteso porre l'obbligazione principale e l'obbligazione di garanzia, a tal fine trovando applicazione gli ordinari strumenti interpretativi nella disponibilità del giudice” (Cass. ###/2024) Nel caso di specie dall'esame delle clausole contrattuali emerge che il garante si è impegnato “a pagare immediatamente alla ### a semplice richiesta scritta, senza necessità di costituzione in mora, anche in caso di opposizione della parte finanziata, quanto dovuto alla ### stessa per capitale, interessi, spese, tasse ed ogni altro accessorio”( art 6-ter lett. c); inoltre è stato stabilito che “la fideiussione avrà piena efficacia anche nell'ipotesi di invalidità delle obbligazioni della parte finanziata in deroga all'art. 1939 c.c.. In particolare nell'ipotesi in cui tali obbligazioni siano dichiarate invalide, la fideiussione s'intende fin d'ora estesa a garanzia dell'obbligo di restituzione delle somme comunque erogate” (art. 6-ter lett . f), derivando la natura di contratto autonomo di garanzia non solo dalla presenza della clausola del pagamento a prima richiesta, ma anche della clausola che prevede in caso in cui le obbligazioni garantite fossero dichiarate invalide, l'estensione della fideiussione a garanzia dell'obbligo di restituzione delle somme comunque erogate, da intendersi, secondo l'intenzione della parti, quale espressione della scissione tra obbligazione principale e pag. 21/23 quella accessoria di garanzia. Né può avere valenza contraria quanto disposto alla lettera h dell'art. 6 ter ove è stabilito che “nessuna eccezione può essere opposta dal fideiussore riguardo al momento in cui la banca eserciti la propria facoltà di risolvere il mutuo” da intendersi, al contrario, come norma rafforzativa della volontà delle parti di tenere distinti i due rapporti recidendo ogni collegamento. 
Neppure acquista carattere dirimente l'inserimento del vincolo di solidarietà (di cui all'art. 6 ter lett. c) fra obbligazione principale e obbligazione di garanzia, vanificato dalla rinuncia operata dal garante alla preventiva escussione della parte finanziata (prevista nel medesimo art. 6 ter lett. c), svincolandosi in tal modo il rapporto di garanzia dal rapporto principale, anche avuto riguardo al tenore della altre clausole negoziali sopra richiamate che, complessivamente intese, depongono per un'interpretazione della volontà delle parti quale espressione della scissione tra l'obbligazione principale della parte finanziata e quella accessoria di garanzia dell'appellante.  4.5 Dalla qualifica della garanzia oggetto di causa come contratto autonomo di garanzia discende, quanto alla prescrizione eccepita dall'appellante, secondo l'insegnamento della Suprema Corte (Cass. n. ###/2019) che “al contratto autonomo di garanzia non è applicabile il regime sull'opponibilità delle eccezioni previsto dall'art. 1297 c.c., né la disciplina della prescrizione, quale stabilita in materia di fideiussione dall'art. 1957, comma 4, c.c. e dall'art. 1310 c.c., per le obbligazioni solidali in generale, con la conseguenza che l'atto con il quale, come nel caso di specie, il creditore ha interrotto la prescrizione contro il debitore non ha effetto nei confronti del garante autonomo” e quindi in caso sia configurabile un contratto autonomo di garanzia l'atto interruttivo della prescrizione nei confronti del debitore principale non ha effetto nei confronti del garante e ciò in quanto (Cass. n. 8874/2021) “non sussiste vincolo di solidarietà tra l'obbligazione assunta dal debitore principale e quella derivante da un contratto autonomo di garanzia, perché la causa concreta del negozio autonomo consiste nel trasferire da un soggetto all'altro il rischio economico connesso alla mancata esecuzione di una prestazione contrattuale, mentre nelle obbligazioni solidali in generale, e nella fideiussione in particolare, è tutelato l'interesse all'esatto adempimento della medesima prestazione principale, sicché l'obbligazione del garante pag. 22/23 autonomo rimane sempre distinta da quella del debitore principale, essendo finalizzata ad indennizzare il creditore insoddisfatto mediante il tempestivo versamento di una somma di denaro predeterminata, sostitutiva della mancata o inesatta prestazione, configurandosi tra le stesse un mero collegamento negoziale ed un cumulo di prestazioni”. 
Applicando tali principi al caso di specie la Corte osserva che l'ultimo atto interruttivo della prescrizione nei confronti del garante, odierno appellante, risale alla comunicazione di decadenza dal beneficio del termine e contestuale richiesta di pagamento inviata dalla banca alla debitrice principale e al garante in data ###, cui è seguito l'atto di intervento della banca in data ### nella procedura esecutiva immobiliare n. 60/2010 dinanzi al Tribunale di ### promossa nei confronti della debitrice principale e conclusa nel 2016. ### s.p.a ha notificato l'atto di precetto opposto e oggetto del presente giudizio in data ### alla ### a.r.l e al D'### senonché, come chiarito dalla giurisprudenza sopra richiamata, gli atti successivi al 18.10.2010, e nello specifico l'intervento nella procedura esecutiva con cui il creditore ha interrotto la prescrizione contro il debitore principale, non hanno prodotto effetti nei confronti del garante autonomo, con la conseguenza che nei confronti di quest'ultimo il credito dell'appellata deve ritenersi prescritto essendo decorsi oltre dieci anni dall'invio della diffida stragiudiziale e non essendo intervenuto alcun atto successivo avente effetto interruttivo nei confronti del garante.  4.6 ### dell'eccezione di prescrizione rende superfluo ai fini della decisione , in virtù del principio della ragione più liquida, l'esame delle altre ragioni di gravame.  4.7 Le spese di lite dei due gradi di giudizio seguono il principio della soccombenza e sono poste a carico dell'appellata, per il primo grado in solido con ### con esclusione della fase istruttoria relativa al presente grado di giudizio in quanto non espletata.  P.Q.M.  definitivamente pronunciando sull'appello proposto da D'### avverso la sentenza n. 482/2023 resa dal Tribunale di ### pubblicata in data ###, la Corte d'Appello così provvede: pag. 23/23 1) dichiara la contumacia di ### s.p.a.; 2) accoglie l'appello e, per l'effetto, in riforma della sentenza appellata e in accoglimento dell'opposizione a precetto proposta da D'### accerta e dichiara l'estinzione del credito residuo vantato in precetto per intervenuta prescrizione; 1) condanna ### - ### S.P.A. e per essa la mandataria ### S.p.A., e ### s.p.a., in solido, al pagamento in favore di D'### delle spese del primo grado di giudizio che liquida in euro 11.229,00 per compensi, e la sola ### al pagamento in favore dell'appellante delle spese del presente grado, che liquida in euro 7.120,00, per entrambi i gradi oltre al 15% di rimborso forfettario e IVA e CPA come per legge, dichiarando irripetibili nel secondo grado le spese nei confronti di ### s.p.a., contumace. 
Così deciso nella camera di consiglio del 28 ottobre 2025 ### rel. est.

causa n. 229/2024 R.G. - Giudice/firmatari: Coccoli Francesca, Del Bono Barbara

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Giudice di Pace di Gela, Sentenza n. 40/2026 del 15-01-2026

... bancario di ### 712,87 in data ###, come si evince dall'estratto conto dell'### della creditrice, per il quale è stata emessa la fattura n. 197 del 31.10.2017 di pari importo. Ciò significa che con lo scarico del materiale non vi era un pagamento contestuale e nemmeno la fattura coincideva con la data dello scarico, ma veniva emessa successivamente, come è avvenuto nel caso di specie, in cui la fattura è stata emessa il ### a seguito di due conferimenti avvenuti prima (3.11.2017 e 7.11.2017). Contrariamente a quanto sostenuto dal debitore, inoltre, i bollettini di scarico non costituiscono prova di avvenuto pagamento in contanti. Essi, conservati all'interno del ### dei conferimenti in discarica, indicano il tipo di materiale conferito , il suo codice, il peso netto, e non contengono alcuna menzione del pagamento, né tantomeno in contanti. Inoltre, la prova del pagamento in contanti non può essere data per testimoni, per i motivi indicati nell'ordinanza del 18.3.2025, che qui viene confermata. Per le superiori considerazioni, l'opposizione deve essere rigettata. Ne consegue che il decreto ingiuntivo n. 631/2024 deve essere dichiarato definitivamente esecutivo ai sensi dell'art. 653 (leggi tutto)...

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N.RG 1661 / 2024 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO UFFICIO DEL GIUDICE DI PACE DI GELA Il Giudice di ### di ### Dott.ssa ### ha pronunciato la seguente SENTENZA nella causa civile R.G. n. 1661 / 2024 promossa da ### (CF ###), con sede ###, in persona del legale rapp.nte, rappresentato e difeso dall'Avv. ### del ### di ### nel cui studio in ### n. 2 è elettivamente domiciliato, -RICORRENTE contro ### (CF ###)con sede legale a ### nella c.da Serralunga s.n., in persona del suo ###re unico e legale rapp.nte p.t. ### rappresentato e difeso dall'Avv. ### del ### di ### presso il con studio, in ### C.so ### n. 231, è elettivamente domiciliato, -RESISTENTE
Oggetto: opposizione a decreto ingiuntivo CONCISA ESPOSIZIONE DELLE RAGIONI DI FATTO E ### DECISIONE Con ricorso depositato il ###, ritualmente notificato a mezzo pec in uno al decreto di fissazione udienza ex art. 281 undecies cpc, ### quale titolare della ditta ### proponeva opposizione avverso il decreto ingiuntivo 631/2024 - RG 1354/2024, con il quale gli veniva ingiunto il pagamento in favore della ### S.r.l. della somma di ### 1.256,31, oltre interessi ex D.lgs n. 231/2002 e spese processuali. 
Il credito portato dal decreto ingiuntivo si basava sulla fattura commerciale n. 216/2017 del 30.11.2017, emessa a seguito del conferimento di rifiuti costituiti da materiale bituminoso da parte della ### nella discarica di proprietà della ### s.r.l.  ### eccepiva la inesistenza del credito e la mancanza di prova dello smaltimento rifiuti. 
Esponeva che in passato ogni qualvolta aveva consegnato il materiale di risulta, la ### rilasciava un bollettino relativo alla presa in carico ed in quell'occasione il pagamento avveniva contestualmente. 
Precisava che il conferimento dei rifiuti era stato effettuato in data ### e 3.11.2017, a seguito del quale la società opposta aveva rilasciato apposito bollettino di scarico e ciò a seguito di regolare pagamento.   In data ###, invece, l'opponente non aveva usufruito di alcun servizio da parte della società ### e pertanto nulla doveva. 
Si costituiva la ### s.r.l, la quale contestava la domanda e chiedeva concedersi la provvisoria esecuzione del decreto ingiuntivo. 
Contestava che il pagamento dei conferimenti fosse avvenuto contestualmente, tanto che negli altri casi citati dall'opponente, il pagamento era avvenuto successivamente all'emissione delle fatture con bonifico bancario. 
Asseriva che la modalità di pagamento in contanti non era stata mai attuata, nè avrebbe potuto esserlo, atteso che la ### era stata posta in amministrazione giudiziaria per molti anni e quindi alcuno avrebbe potuto incassare somme se non l'### giudiziario , tramite metodi tracciati.  ### del 18.3.2025, il giudice rigettava la richiesta di provvisoria esecutività del decreto ingiuntivo. Ammetteva l'interrogatorio formale di ### richiesto dalla creditrice opposta e rigettava la richiesta di prova per testi dell'opponente per inammissibilità. Ai sensi dell'art. 210 cpc, su richiesta della ### , ordinava all'opponente di produrre il formulario dei conferimenti in discarica per il periodo dall'1 ottobre al 31 dicembre 2017. 
All'udienza del 14.10.2025, le parti, previo deposito di comparse conclusionali, precisavano le conclusioni e discutevano la causa. ### insisteva nell'ammissione della prova per testi. 
La causa veniva rimessa sul ruolo per l'acquisizione del fascicolo del monitorio, quindi, all'udienza del 3.12.2025, veniva trattenuta in decisione.  ### è infondata e deve essere rigettata per i seguenti motivi. 
In punto di diritto si osserva che la proposizione dell'opposizione determina un'inversione della posizione processuale delle parti, ma non influisce su quella sostanziale e sul relativo riparto dell'onere probatorio, come disciplinato dall'art. 2697 C.C., dal momento che l'opponente è in senso sostanziale convenuto, mentre parte opposta è attrice ed è tenuta a provare ex art. 2697 comma 1 C.C. i fatti costituitivi della pretesa, non potendosi limitare alla sola dimostrazione della legittimità dell'emanazione del decreto ingiuntivo. 
Ed invero, la ### ha dato prova del suo credito, mediante la produzione documentale e, quanto al prezzo, per stessa ammissione di ### in sede di interrogatorio formale. 
Vi è prova documentale che la ditta ### ha conferito presso la ### materiale bituminoso in data ### del peso di kg 5.300 e in data ### del peso di 2.560 come si evince dal formulario dei conferimenti in discarica con le due bollette di doppia pesatura, della stessa ditta debitrice prodotto in data ### a seguito dell'ordine del giudice. 
Sommando le due pesate (kg 5.300 + kg 2.560) si addiviene al peso complessivo di 7.860, che è proprio la quantità di materiale indicato nella fattura n. 216 del 30.11.2017, posta a fondamento del ricorso per decreto ingiuntivo opposto. 
Il prezzo pattuito era di € 0,13 come ammesso in sede di interrogatorio formale dall'opponente e così applicato in fattura. La tassa ecologica indicata in fattura viene applicata in forza delle disposizioni delle leggi ### n. 549/1995 e n. 96/1997 come indicata nella tabella prodotta dalla creditrice (all. 8 della costituzione) Ne deriva che l'### ha dato prova del credito per il servizio reso portato dalla fattura regolarmente registrata nelle scritture contabili.  ###, invece, non ha dato prova dell'avvenuto pagamento della fattura oggetto del decreto ingiuntivo e quindi dell'estinzione del suo debito.  ### della ### secondo il quale il pagamento avveniva in contanti contestualmente al conferimento dei materiale, oltre che inverosimile, è smentito dalla prova documentale della creditrice, la quale ha dimostrato che i pagamenti venivano effettuati con bonifico bancario. 
Infatti, per il conferimento del materiale del 26.10.2017 di kg 4460, ad esempio (distinto da quelli di cui sopra e non in contestazione), del quale lo stesso debitore ha dato prova mediante produzione del relativo bollettino, il ### ha eseguito un bonifico bancario di ### 712,87 in data ###, come si evince dall'estratto conto dell'### della creditrice, per il quale è stata emessa la fattura n. 197 del 31.10.2017 di pari importo. 
Ciò significa che con lo scarico del materiale non vi era un pagamento contestuale e nemmeno la fattura coincideva con la data dello scarico, ma veniva emessa successivamente, come è avvenuto nel caso di specie, in cui la fattura è stata emessa il ### a seguito di due conferimenti avvenuti prima (3.11.2017 e 7.11.2017). 
Contrariamente a quanto sostenuto dal debitore, inoltre, i bollettini di scarico non costituiscono prova di avvenuto pagamento in contanti.   Essi, conservati all'interno del ### dei conferimenti in discarica, indicano il tipo di materiale conferito , il suo codice, il peso netto, e non contengono alcuna menzione del pagamento, né tantomeno in contanti. 
Inoltre, la prova del pagamento in contanti non può essere data per testimoni, per i motivi indicati nell'ordinanza del 18.3.2025, che qui viene confermata. 
Per le superiori considerazioni, l'opposizione deve essere rigettata. 
Ne consegue che il decreto ingiuntivo n. 631/2024 deve essere dichiarato definitivamente esecutivo ai sensi dell'art. 653 cpc Le spese processuali del presente giudizio seguono il principio della soccombenza e vengono liquidate come in dispositivo in favore della creditrice opposta, secondo i parametri di riferimento ex DM 55/2014 e ss.mm, nel valore medio - scaglione € 1100-5200.  P.Q.M.  Il Giudice di ### di ### definitivamente decidendo, ### l'opposizione proposta dalla ### di ### contro la ### s.r.l. avverso il decreto ingiuntivo n. 631/2024; dichiara definitivamente esecutivo il decreto ingiuntivo n. 631/2024 reso nel giudizio 1354/2024 R.G. emesso contro la ### di ### Condanna la ### di ### al pagamento delle spese processuali in favore della ### s.r.l. liquidate in € 1.265,00, oltre rimborso spese generali del 15% , iva e cpa.   Così deciso in ### il ### 

Il Giudice
di ###ssa


causa n. 1661/2024 R.G. - Giudice/firmatari: Concetta Maria Antonietta Lirosi

M
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Tribunale di Napoli Nord, Sentenza n. 217/2026 del 19-01-2026

... Sentenza a verbale (art. 127 ter cpc) del 19/01/2026 estratto procedura “### 4.0” dalla quale si evince il blocco centralizzato del pagamento disposto in favore del ricorrente. Si rappresenta, per mero scrupolo difensivo, che il blocco di cui si discute si verifica quando il ### (### rileva un'anomalia nei dati personali o contributivi di un utente, sospettando un uso fraudolento del codice fiscale o un'incongruenza nei dati, bloccando in via centralizzata il pagamento di pensioni e altre prestazioni.” (cfr. doc. in atti prodotta dall'###. ### ha aggiunto: “..a seguito di ulteriori istante e verifiche, l'### è riuscito ad ottenere lo sblocco del codice fiscale, ponendo in essere verifiche ulteriori, attualmente in corso, finalizzate a consentire il pagamento della prestazione (per un importo pre calcolato non superiore ad € 3.639,27).” L'### ha esposto nelle note di trattazione relativa all'udienza del 15.1.2026 “Si produce estratto del cassetto previdenziale del cittadino a prova dell'intervenuto pagamento della prestazione oggetto di contenzioso, con valuta 4.11.2025. Si allega, altresì, prospetto di liquidazione della domanda di rateo n. ###16, gestita correttamente (leggi tutto)...

testo integrale

 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO TRIBUNALE DI NAPOLI NORD Sezione Lavoro Il Tribunale in funzione di giudice del lavoro ed in persona del dott. ### ha pronunciato, a seguito di deposito di note scritte in sostituzione dell'udienza in base all'art.  127 ter c.p.c., la seguente ### nella controversia iscritta al n. 14183/2024 RG; #### nato a ### in ### il ###, in qualità di erede legittimo di ### nato a ### in #### il ### e deceduto il ###, rappresentato e difeso dagli Avv.ti #### e ### ricorrente #### della ### - I.N.P.S., in persona del suo Presidente p.t., rappresentato e difeso come in atti; resistente ### di fatto e diritto Il ricorrente rappresentava che il Tribunale adito-sez. lavoro aveva accertato con sentenza 920/2024 notificata all'### il ### che “che ### era in possesso delle condizioni sanitarie legittimanti la fruizione dell'indennità di accompagnamento a far data dalla domanda amministrativa proposta il ### fino al 28.04.2023, data del decesso”; che in data ### era stata inviata all'### la domanda per la liquidazione delle somme spettanti agli eredi legittimi #### e ### odierno ricorrente (cfr. domanda in atti formulata dagli eredi che hanno delegato il patronato ### alla trattazione della pratica amministrativa). 
Esponeva che l'### provvedeva a liquidare in favore dell'erede ### pro-quota la somma di € 3.749,56 ed in favore dell'erede legittimo ### pro-quota la somma di € 3.639,27; che invece nulla era stato notificato ad esso ricorrente. 
Chiedeva la condanna dell'### al pagamento della somma di € 3.669,69, oltre interessi legali e rivalutazione monetaria dalla data della maturazione dei singoli ratei sino al saldo. 
Deduceva la condotta temeraria adottata dall'### inottemperante oramai da ben oltre due anni ad un provvedimento giudiziario, e chiedeva di condannare l'### al risarcimento dei danni ex art. 96 c.p.c.. 
Si è costituito l'### esponendo “### al pagamento della prestazione per cui è causa, l'### amministrativo competente ha rappresentato, in sede di istruttoria, che “il pagamento a favore del ricorrente il sig. ### quale erede legittimo del de cuius ### risulta in cassa sede per blocco aziendale - sede ###. Verrà inviata una richiesta alla sede competente per consentire il pagamento delle somma spettante. Si allega Sentenza a verbale (art. 127 ter cpc) del 19/01/2026 estratto procedura “### 4.0” dalla quale si evince il blocco centralizzato del pagamento disposto in favore del ricorrente. Si rappresenta, per mero scrupolo difensivo, che il blocco di cui si discute si verifica quando il ### (### rileva un'anomalia nei dati personali o contributivi di un utente, sospettando un uso fraudolento del codice fiscale o un'incongruenza nei dati, bloccando in via centralizzata il pagamento di pensioni e altre prestazioni.” (cfr. doc. in atti prodotta dall'###.  ### ha aggiunto: “..a seguito di ulteriori istante e verifiche, l'### è riuscito ad ottenere lo sblocco del codice fiscale, ponendo in essere verifiche ulteriori, attualmente in corso, finalizzate a consentire il pagamento della prestazione (per un importo pre calcolato non superiore ad € 3.639,27).” L'### ha esposto nelle note di trattazione relativa all'udienza del 15.1.2026 “Si produce estratto del cassetto previdenziale del cittadino a prova dell'intervenuto pagamento della prestazione oggetto di contenzioso, con valuta 4.11.2025. Si allega, altresì, prospetto di liquidazione della domanda di rateo n. ###16, gestita correttamente dall'### amministrativo tenendo conto delle quote indicate dal ### (quindi dagli eredi). E' stata chiesta, in particolare, la liquidazione di una quota pari al 33% in favore dei fratelli ### e ### ed una quota del 34% in favore della sorella ### Sono stati gli eredi a chiedere, dunque, che la liquidazione avvenisse secondo siffatte modalità, con una minima differenza in favore della sig.ra ###” Ha chiesto dichiararsi la cessata materia del contendere. 
La somma spettante a titolo di ratei in qualità di erede legittimo In corso di giudizio il procuratore di parte ricorrente ha esposto che: “in data ###, il ricorrente ha riscontrato un accredito da parte dell'### per il solo importo di € 3.639,27”. 
Nel merito la circostanza rappresentata da parte ricorrente, relativa al pagamento della suddetta somma spettante in favore del ricorrente, determina il venir meno di ogni interesse delle parti alla prosecuzione della lite per quanto attiene alla condanna al pagamento dell'importo dei ratei spettanti in qualità di erede a titolo di indennità di accompagnamento: deve essere, pertanto, dichiarata, la cessazione della materia del contendere. 
La formula, pur non trovando previsione nel codice di rito, indica, com'è noto, secondo un diffuso orientamento giurisprudenziale, quella situazione obiettiva che si viene a creare per il sopravvenire di ragioni di fatto che estinguono la situazione giuridica posta a fondamento della domanda, sicchè viene a mancare la stessa "materia" su cui si fonda la controversia ( Cass. sez. un. 13969 del 2004; Cass. 18/03/2005, n. 5974; Sez. 3, Sentenza n. 16150 del 2010). 
Deve specificarsi in merito al pagamento della somma spettante che gli eredi hanno chiesto le somme spettanti tramite patronato, il quale formulando la domanda di liquidazione ha specificamente richiesto la liquidazione di una quota del 34% in favore dell'erede legittimo ### e la liquidazione di una quota del 33% in favore di ciascuno degli altri due eredi legittimi, vale a dire ### e ### odierno ricorrente. 
Ne consegue che non spetta alcuna ulteriore somma in favore del ricorrente. 
La domanda diretta alla condanna degli interessi Nel caso che ci occupa deve applicarsi l'orientamento della Corte di legittimità secondo cui in Sentenza a verbale (art. 127 ter cpc) del 19/01/2026 tema di prova dell'inadempimento di una obbligazione, il creditore che agisca per la risoluzione contrattuale, per il risarcimento del danno, ovvero per l'adempimento deve soltanto provare la fonte (negoziale o legale) del suo diritto ed il relativo termine di scadenza, limitandosi alla mera allegazione della circostanza dell'inadempimento della controparte, mentre il debitore convenuto è gravato dell'onere della prova del fatto estintivo dell'altrui pretesa, costituito dall'avvenuto adempimento (cfr. Sez. U, Sentenza n. 13533 del 30/10/2001). 
Nella fattispecie in esame spettano la rivalutazione monetaria secondo indici ### e gli interessi legali sugli importi rivalutati a decorrere, per le somme calcolate sul primo rateo, dal centoventunesimo giorno successivo alla presentazione della domanda amministrativa di prestazione e, per le somme calcolate con riferimento ai ratei successivi, dalla scadenza di ciascuno di essi (cfr. Sez. U, Sentenza n. 10955 del 2002). 
In applicazione del 6° comma dell'art. 16 della legge 30/12/91 n. 412 per i ratei di prestazione scaduti dopo il ### l'importo dovuto a titolo di interessi è portato in detrazione dalle somme eventualmente spettanti a ristoro del maggior danno subito dal titolare della prestazione per la diminuzione del valore del suo credito. 
Nel caso che ci occupa l'### previdenziale ha pagato i ratei della prestazione assistenziale solo in data ###. 
Pertanto l'### deve essere condannato al pagamento degli interessi legali maturati ai sensi del 6° comma dell'art. 16 della legge 30/12/91 n. 412 sopra menzionato sull'importo dei ratei dell'indennità di accompagnamento già liquidati a decorrere, per le somme calcolate sul primo rateo, dal centoventunesimo giorno successivo al 16.04.2024 e, per le somme calcolate con riferimento ai ratei successivi, dalla scadenza di ciascuno di essi. 
Deve essere rigettata la domanda di risarcimento del danno per responsabilità aggravata ai sensi dell'art. 96 c.p.c.. 
La Corte di legittimità ha infatti affermato che l'accoglimento della domanda di condanna al risarcimento del danno ai sensi dell'art. 96 comma primo cod. proc. civ., per avere la controparte processuale agito o resistito in giudizio con dolo o colpa grave, presuppone l'accertamento sia dell'elemento soggettivo dell'illecito (mala fede o colpa grave); sia dell'elemento oggettivo (entità del danno sofferto). Ne consegue che, ove dagli atti del processo non risultino elementi obbiettivi dai quali desumere la concreta esistenza del danno, nulla può essere liquidato a tale titolo, neppure ricorrendo a criteri equitativi (cfr. Sez. 2, Sentenza n. 12422 del 01/12/1995). 
Nella fattispecie in esame deve escludersi sia la mala fede e la colpa grave in ragione della circostanza relativa al blocco del codice fiscale del ricorrente documentata in atti ( produzione dell'### sia il danno in quanto il ritardato pagamento delle somme spettanti è interamente ristorato tramite la condanna al pagamento degli interessi sulla somma tardivamente erogata. 
Le spese di lite, liquidate come in dispositivo, seguono la soccombenza tenuto conto del pagamento parziale del credito e della circostanza che il suddetto pagamento è avvenuto solo in corso di causa, sicché vanno poste a carico dell'### Le suddette spese sono liquidate avuto riguardo ai parametri stabiliti dall'art. 4, comma 1, Sentenza a verbale (art. 127 ter cpc) del 19/01/2026 decreto del Ministero della Giustizia n. 55 del 2014 e tenuta in considerazione la limitata difficoltà dell'affare, l'assenza di attività istruttoria e la limitata portata delle questioni che è stato necessario affrontare in sede di discussione a fronte del comportamento processuale dell'### che in corso di giudizio ha provveduto alla liquidazione dei ratei della prestazione.   P.Q.M.  Il Tribunale in funzione di giudice del lavoro, definitivamente pronunciando, ogni contraria istanza disattesa, così provvede: - dichiara la cessata materia del contendere per quanto attiene alla domanda di condanna al pagamento dei ratei dell'indennità di accompagnamento; - condanna l'### al pagamento degli interessi legali maturati ai sensi del 6° comma dell'art.  16 della legge 30/12/91 n. 412 sopra menzionato sull'importo dei ratei dell'indennità di accompagnamento già liquidati a decorrere, per le somme calcolate sul primo rateo, dal centoventunesimo giorno successivo al 16.04.2024 e, per le somme calcolate con riferimento ai ratei successivi, dalla scadenza di ciascuno di essi; - condanna l'### al pagamento, in favore del ricorrente, delle spese di lite, quantificate in €1.150,00 oltre rimborso spese forfettarie nella misura del 15%, IVA e CPA come per legge, con distrazione in favore dei procuratori costituiti. 
Così deciso il ### Il Giudice dott. ### a verbale (art. 127 ter cpc) del 19/01/2026

causa n. 14183/2024 R.G. - Giudice/firmatari: Rippa Giovanni Andrea

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