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Corte d'Appello di Napoli, Sentenza n. 437/2026 del 21-01-2026

... tale sentenza, non notificata, con atto di citazione tempestivamente notificato (a mezzo pec) il ###, proponevano appello (###. 1064/2020) ### e ### impugnando in toto et in qualibet parte la pronuncia di primo grado, ritenendola ingiusta, erronea ed illegittima, all'uopo assumendo che le conclusioni cui è addivenuto il giudice di primo grado sono completamente errate, come errato è il processo logico-giuridico seguito, inficiato da una inesatta e superficiale valutazione delle risultanze fattuali e probatorie e da un errato esame nelle risultanze della ### di Nunno, lamentando in particolare: 1) nullità della pronuncia emessa per difetto di motivazione; 2) in ordine all'onere probatorio, errata analisi dell'accertamento peritale - erronee considerazioni in merito alle aperture delle vedute. Concludevano, pertanto, chiedendo alla Corte adita, previa sospensione della provvisoria esecutorietà della sentenza gravata ed totale riforma della stessa, di accogliere integralmente le domande attoree così come proposte in prime cure e, per l'effetto, condannare i convenuti: “1) al ripristino dello stato dei luoghi, nel rispetto delle distanze dal confine stabilite dagli artt. 905 e 906 c.c., e (leggi tutto)...

testo integrale

REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE di APPELLO di NAPOLI ### civile composta dai magistrati: 1) dr.ssa ### d'### - Presidente 2) dott. ### - ### 3) dr.ssa ### - ### rel.  ha pronunciato la seguente ### nella causa civile riassunta in appello ex art. 392 c.p.c., iscritta al 910 R.G.A.C. per l'anno 2024, riservata in decisione all'udienza cartolare del 2.10.2025, vertente ###. ### (C.F.: ###), difensore di sé stesso, elettivamente domiciliat ###### di Napoli ###, via del ### n. 98/E; Appellato/attore in riassunzione ex art. 392 c.p.c. 
CONTRO ### (C.F.: ###) e ### (C.F.: ###), rappresentati e difesi in giudizio, per mandato in atti, dall'avv. ### presso il cui studio in ### in ####, via ### n. 57, sono elettivamente domiciliati; Appellanti/convenuti in riassunzione ex art. 392 c.p.c. 
E ### (C.F.: ###), rappresentato e difeso in giudizio, per mandato in atti, dall'avv. ### presso il cui studio in Napoli ###, via ### n. 21, è elettivamente domiciliato; Appellato/convenuto in riassunzione ex art. 392 c.p.c. 
OGGETTO: riassunzione a seguito di rinvio disposto dalla Suprema Corte di Cassazione con ordinanza n. ###/2023, pubblicata in data ###.  CONCLUSIONI: come da rispettive note scritte autorizzate per l'udienza del 2.10.2025, da intendersi qui richiamate e trascritte.  #### i Il giudizio di primo grado Con atto di citazione notificato in data ###, i coniugi ### e ### evocavano in giudizio, dinanzi al Tribunale di Napoli - ### distaccata di ### di Napoli, ### per sentirla condannare alla eliminazione di tutti gli abusi denunziati ed al risarcimento dei conseguenti danni, con vittoria di spese e competenze di lite. 
A sostegno della domanda, i coniugi istanti, premesso di essere comproprietari di un'unità immobiliare sita in ### alla via ### n. 22, confinante con quella di proprietà della convenuta ### denunciavano che quest'ultima, nel procedere ai lavori di ristrutturazione del proprio immobile, si era resa responsabile di vari abusi, e precisamente per aver: “a) utilizzato arbitrariamente e impropriamente il solaio di copertura dell'abitazione dei sigg.ri ### danneggiandone il manto di impermeabilizzazione e riparandolo con vistosi e rudimentali rappezzi; b) lasciato abbandonato sul detto solaio, materiale di risulta che, dilavato e trascinato dall'acqua nella condotta pluviale dell'immobile del ### ne ha causato l'intasamento e quindi la successiva rottura …che ha poi causato, a sua volta, copiose infiltrazioni nei locali adibiti a bagno e cucina dei sigg.ri. ### con consequenziale degrado della facciata esterna del suindicato immobile; c) danneggiato il primo gradino della scala di accesso all'immobile della famiglia ### nonché la pavimentazione del cortile comune, sistemato poi con rudimentali ed impropri rappezzi; d) abbassato i solai intermedi dei piani dell'immobile in questione, creando prospectio ed inspectio illegittime sul cortile comune, senza rispettare né le distanze dal confine stabilite dagli artt. 905 e 906 c.c., né le prescrizioni di cui agli artt. 901 e 840 c.c.; e) creato nel cortile comune una servitù di passaggio di tubazioni del gas; f) provocato lesioni alle travi di sostegno dei solai dell'appartamento del sig. ### g) provveduto a sostituire l'apertura a luce ingrediente con l'apertura di una finestra con veduta diretta sull'ingresso della proprietà dei coniugi Pastore”. 
Radicata la lite, si costituiva in giudizio, con comparsa contenente domanda riconvenzionale depositata in data ###, la convenuta ### contestando specificamente l'avversa ricostruzione dei fatti e gli addebiti mossi dagli attori, chiedendo, pertanto, al Tribunale di: “1. rigettare la domanda attorea, perché infondata in fatto e in diritto, con vittoria di spese, diritti e onorari di causa; 2. in accoglimento della spiegata riconvenzionale, dichiarare legittima l'apertura delle vedute iure proprietatis effettuata dalla ### in esecuzione delle opere regolarmente concesse dal Comune di ### in data ###, n. 76; 3. dichiarare l'intervenuta prescrizione dell'azione esercitata dai coniugi ### per decorso dei termini di cui agli artt. 1168 e 1170 c.c.; 4.  condannare i ###ri ### in solido, al risarcimento, in favore della istante dei danni da quantificarsi in corso di causa, anche in via equitativa, per il comportamento dagli stessi posto in essere per ostacolare il libero godimento dell'esercizio del diritto di proprietà della scrivente e per averla trascinata in lite temeraria ai sensi dell'art. 96 c.p.c.; 5. liquidare, anche in via equitativa, i danni tutti che l'###mo G.I. vorrà rilevare e quantificare anche in corso di causa; 6. vittoria di spese, diritti ed onorari di giudizio”. 
Riassunto il giudizio a seguito del sopravvenuto decesso dell'originaria convenuta, si costituivano, quali eredi di ### con distinte comparse, i figli ### e ### eccependo, in via preliminare, l'estinzione del giudizio, per essere stata la notifica dell'atto di riassunzione indirizzata agli eredi collettivamente e impersonalmente presso l'ultimo domicilio della defunta; in subordine, nel merito, facevano proprie le difese della de cuius, insistendo per il rigetto della domanda principale e l'accoglimento della spiegata riconvenzionale. 
Si costituiva, altresì, ### eccependo il proprio difetto di legittimazione passiva, essendo l'immobile, oggetto dei presunti illeciti, pervenuto, per disposizione testamentaria della compianta genitrice, esclusivamente in favore degli altri due germani. 
Con sentenza parziale n. 363/2006, depositata in data ###, il tribunale dichiarava il difetto di legittimazione passiva di ### disponendone l'estromissione dal giudizio, compensando le spese di lite relative a tale rapporto processuale. 
Esaurita l'attività istruttoria (con l'acquisizione della documentazione prodotta in giudizio, l'escussione dei testi indicati dalle parti e l'espletamento di consulenza tecnica d'ufficio), il tribunale di Napoli definiva la lite con sentenza n. 7647/2019, pubblicata in data ###, così statuendo: “a) rigetta la domanda attorea; b) in accoglimento della domanda riconvenzionale avanzata da ### e ### nella qualità di eredi di ### dichiara legittima l'apertura delle vedute effettuata in esecuzione delle opere assentite dal Comune di ### con concessione n. 76 del 23.12.1996; c) condanna gli attori, in solido tra loro, al rimborso delle spese di lite in favore di ciascuno dei convenuti, che liquida in € 5.000,00 per compensi in favore di ### nella qualità; in € 5.000,00 per compensi in favore di ### nella qualità, il tutto oltre spese generali al 15%, Iva e Cpa se dovute, come per legge, con distrazione in favore degli avv.ti ### e ### dichiaratisene anticipatari per la posizione di ### d) pone definitivamente , a carico degli attori in solido le spese di ### condannandoli alla refusione in favore di quanto anticipato a titolo provvisorio dalle controparti”. 
In particolare, il primo giudice, premesso di aderire alle conclusioni del primo ### ing. ###, rigettava le pretese attoree e accoglieva la domanda spiegata dai convenuti in riconvenzionale, rilevando che: 1) sulla scorta delle indagini peritali espletate, andava disattesa la doglianza relativa alla illegittima apertura di vedute nel fabbricato dei convenuti, risultando conformi alle prescrizioni di legge sia il balcone-terrazzino sia le due finestre contestate dagli attori; 2) l'arbitrario utilizzo del cortile comune per il passaggio interrato delle tubature di gas, a servizio della unità immobiliare di proprietà esclusiva dei convenuti, non era sanzionabile, rientrando nei limiti del legittimo utilizzo del bene comune ex art. 1102 c.c.; 3) la domanda risarcitoria doveva essere rigettata, posto che né l'indagine peritale né i rilievi fotografici né le deposizioni testimoniali avevano fornito prova dei danni lamentati; 4) non vi erano gli estremi per la condanna degli attori per lite temeraria né per il risarcimento dei danni in misura equitativa per l'utilizzo di espressioni offensive.  i Il giudizio di secondo grado ### tale sentenza, non notificata, con atto di citazione tempestivamente notificato (a mezzo pec) il ###, proponevano appello (###. 1064/2020) ### e ### impugnando in toto et in qualibet parte la pronuncia di primo grado, ritenendola ingiusta, erronea ed illegittima, all'uopo assumendo che le conclusioni cui è addivenuto il giudice di primo grado sono completamente errate, come errato è il processo logico-giuridico seguito, inficiato da una inesatta e superficiale valutazione delle risultanze fattuali e probatorie e da un errato esame nelle risultanze della ### di Nunno, lamentando in particolare: 1) nullità della pronuncia emessa per difetto di motivazione; 2) in ordine all'onere probatorio, errata analisi dell'accertamento peritale - erronee considerazioni in merito alle aperture delle vedute. 
Concludevano, pertanto, chiedendo alla Corte adita, previa sospensione della provvisoria esecutorietà della sentenza gravata ed totale riforma della stessa, di accogliere integralmente le domande attoree così come proposte in prime cure e, per l'effetto, condannare i convenuti: “1) al ripristino dello stato dei luoghi, nel rispetto delle distanze dal confine stabilite dagli artt. 905 e 906 c.c., e delle prescrizioni di cui all'art. 901 c.c., e art. 840 c.c.; 2) alla eliminazione delle vedute create nell'immobile in questione, sul cortile comune, nonché delle condotte del gas attraversanti il cortile comune; 3) al risarcimento dei danni causati all'immobile dei ###ri ### così come già analiticamente dettagliati nell'atto di citazione cui per brevità ci si riporta, nella misura ritenuta giusta dal Giudice; 4) al risarcimento di tutti i danni connessi agli atti illegali ed illegittimi compiuti dalla de cuius ### da liquidarsi con criterio equitativo. Con vittoria di spese e competenze di lite, oltre accessori di legge, ivi incluso il contributo forfettario per le spese generali, del doppio grado di giudizio”. 
Gli appellati ### e ### pur evocati in giudizio per l'udienza del 2.7.2020 (senza il rispetto dei termini minimi di comparizione, sospesi per l'emergenza epidemiologica da covid19, per effetto del DL n. 18/20202 e D.L. n. 23/2020), non si costituivano e venivano dichiarati contumaci. 
Non rilevato l'anzidetto vizio, la Corte di appello di Napoli, IV sezione civile, definiva in ogni caso la lite con sentenza n. 190/2022, pubblicata in data ###, così statuendo: <<ordina la cancellazione della causa dal ruolo, dichiara l'estinzione del giudizio e dispone che le spese del presente grado restino a carico di chi le ha anticipate>>. 
Ciò in quanto, ritenendo disertata dalle parti costituite l'udienza del 5.10.2021 (a trattazione scritta) e disposto il rinvio ex art. 181 cpc alla nuova udienza collegiale del 18.01.2022, considerava disertata anche quest'ultima, atteso che “per tale udienza, pure da trattarsi con modalità cartolare, giusto decreto del 15.12.2021, la parte appellante ha inviato note scritte soltanto il ### e dunque oltre il termine di cinque giorni prima, in assenza di tempestiva richiesta di proroga o di istanza di rimessione in termini”.  i Il giudizio di ### tale sentenza, non notificata, proponevano tempestivo ricorso per cassazione i coniugi ### lamentando con tre motivi di censura: 1) error in procedendo, al fine osservando che la Corte di Appello di Napoli “non solo non ha esaminato gli atti del procedimento in primo grado, ma si è soltanto limitata a dichiarare la cancellazione della causa dal ruolo e l'estinzione del giudizio nell'errato presupposto della diserzione dall'udienza, in realtà mai avvenuta, avendo per entrambe le udienze depositato le note di trattazione scritta”; 2) omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione, per aver considerato tardive le note di trattazione scritta depositate per le udienze del 5.10.2021 e del 18.1.2022, atteso che, in assenza di espressa previsione legislativa di perentorietà, il termine per il deposito di note scritte era da considerarsi ordinatorio, dovendosi peraltro distinguere tra deposito tardivo, ossia effettuato oltre il termine di 5 giorni, e deposito mancato, unica ipotesi equivalente all'assenza in udienza; 3) violazione e falsa applicazione degli artt. 115 e 116 c.p.c., per non aver la corte di Appello analizzato le risultanze istruttorie, né quelle testimoniali, né quelle peritali, nell'erronea convinzione che le udienze fossero state disertate. 
Gli intimati ### e ### restavano contumaci. 
Con ordinanza n. ###/2023, pubblicata in data ###, la Suprema Corte così statuiva: “accoglie il primo ed il secondo motivo di ricorso, dichiara assorbito il terzo, cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa, anche per le spese del giudizio di cassazione, alla Corte d'appello di Napoli, in diversa composizione”, enunciando il seguente principio di diritto: <<ai sensi dell'art. 221, co. 4, del D.L.  34/2020, convertito nella L. 77/2020, secondo cui se nessuna delle parti effettua il deposito telematico di note scritte, il giudice provvede ai sensi del primo comma dell'art. 181 c.p.c., non può equipararsi al deposito mancato il deposito comunque effettuato dalla parte senza osservare il termine ordinatorio di cinque giorni prima della data fissata per l'udienza, purché entro tale data; essendo la norma strutturata su una equivalenza tra il deposito telematico delle note scritte e l'udienza da esso sostituita (e non tra il giorno di scadenza del termine e il giorno di udienza), il termine assegnato non entra a far parte dell'atto del procedimento e perciò la sua inosservanza non comporta effetti identici a quelli che la legge attribuisce all'omesso deposito, salvo che non sia oltrepassata la data fissata per l'udienza sostituita, segnando la stessa una situazione incompatibile con il riconoscimento degli effetti dell'attività della parte>>.  i Il giudizio di rinvio Con atto di citazione in riassunzione ex art. 392 c.p.c., notificato in data ###, ### avendo interesse a mantenere gli effetti della sentenza di primo grado, ripercorsa la vicenda in fatto, evocava in giudizio i coniugi ### e ### nonché il germano ### rassegnando le seguenti conclusioni: “### l'###ma Corte di Appello di Napoli, in funzione di Giudice di rinvio in appello, contrariis reiectis, così provvedere a seguito di rinvio: A) dichiarare inammissibile, improcedibile e, comunque, infondato in fatto ed in diritto, rigettandolo, l'appello proposto dai #### e ### e notificato a mezzo pec in data ### e, per l'effetto, confermare integralmente la sentenza n° 7647/2019 resa dal Tribunale di Napoli - ### in data ###, depositata e resa pubblica l'01/08/2019 e non notificata; b) condannare gli appellanti/convenuti in riassunzione al pagamento delle spese, diritti ed onorari del presente grado di giudizio, oltre rimborso spese generali, IVA e CPA come per legge”. 
Instaurato il contraddittorio, si costituivano in giudizio, con comparsa depositata in data ###, i coniugi ### e ### chiedendo alla Corte adita in sede di rinvio di accogliere integralmente l'appello e, in totale riforma della sentenza impugnata, di accogliere la domanda così come proposta in prime cure, ribadendo ancora una volta le conclusioni riportate in atto di citazione, e successivi atti nonché nei verbali di causa di primo grado, nei limiti e valori richiesti, con vittoria delle spese del doppio grado di giudizio. 
Con comparsa del 9.7.2024, si costituiva in giudizio anche ### concludendo per il rigetto dell'appello proposto dai coniugi ### in quanto inammissibile e infondato, con conseguente integrale conferma della sentenza n. 7647/2019, emessa dal Tribunale di Napoli, e con vittoria delle spese del grado, da distrarre in favore del difensore anticipatario. 
Acquisiti ### i fascicoli d'ufficio dei precedenti gradi, all'udienza cartolare del 2.10.2025, sulle conclusioni rassegnate dalle parti nelle rispettive note scritte autorizzate, la causa veniva riservata in decisione, previa concessione dei termini di legge ex art. 190 c.p.c.  per il deposito degli scritti difensivi.  ****** 
I. ###'è noto: “il giudizio di rinvio a seguito di cassazione è a perimetro chiuso, venendo demandata al giudice di esso la definizione della causa attenendosi al principio di diritto enunciato, esplicitamente o implicitamente, dalla Corte di legittimità, restando, inoltre, definitivamente non più censurabili gli ambiti decisori che trovino soluzione (assorbimento improprio) nella pronuncia di cassazione; conseguendo da ciò che i limiti e l'oggetto del giudizio di rinvio sono fissati esclusivamente dalla sentenza di cassazione, la quale non può essere sindacata o elusa dal giudice di rinvio, neppure in caso di violazione di norme di diritto sostanziale o processuale o per errore del principio di diritto affermato, la cui giuridica correttezza non è sindacabile dal giudice del rinvio neanche alla stregua di arresti giurisprudenziali successivi della corte di legittimità”(Cass. n. 7228/2022). 
Nel giudizio di rinvio, peraltro, è fatto divieto alle parti non solo di formulare domande ed eccezioni nuove ma anche di prospettare nuove tesi difensive che modifichino il thema decidendum predeterminato nella precedente fase del processo; pertanto, le parti conservano la stessa posizione processuale che avevano nel procedimento in cui fu pronunciata la sentenza cassata e ogni riferimento - da loro fatto - a domande ed eccezioni pregresse e, in genere, alle difese svolte ha l'effetto di richiamare univocamente e integralmente domande, eccezioni e difese assunte e spiegate nel giudizio originario (Cass. 23073/2014), salve naturalmente le preclusioni conseguenti alla formazione del giudicato interno. 
Nella specie, a seguito della cassazione della sentenza n. 190/2022 del 20.1.2022, dovrà procedersi, nell'odierna fase di rinvio, come affermato dalla Suprema Corte, ad un nuovo esame dell'appello originariamente (e tempestivamente) proposto dai coniugi ### e ### II. Analisi dei motivi di appello ### premesso, l'appello è infondato e va rigettato per le considerazioni che ci si accinge a precisare. 
§. Con il primo motivo di doglianza, gli appellanti/convenuti in riassunzione lamentano la nullità della pronuncia emessa per difetto di motivazione, al fine assumendo, testualmente, che: <<l'impugnata sentenza è carente di ogni benché minima motivazione. La decisione de qua, è assolutamente inidonea ad esprimere la ratio decidendi tanto da determinare la nullità della stessa sentenza per carenza assoluta di un requisito di forma essenziale (Cass. 1084/97). Il Giudice di primo grado, in realtà si è soltanto limitato a indicare, in maniera sommaria quanto riteneva potesse aver dedotto il ### stravolgendo completamente quelle che sono le reali conclusioni esposte nell'elaborato peritale e nei chiarimenti successivi, sorvolando in maniera superficiale le dichiarazioni dei testi ritenendole non sufficienti ad accertare il nesso causale di natura tecnica e a superare quanto non accertato dal ### per poi fare delle deduzioni “sue proprie”, arrivando persino ad essere in contrapposizione con la CTU stessa alle cui conclusioni invece dichiara di aderire. Ciò posto da evidenziare è che il Giudice di prime cure non ha tenuto conto di nulla né delle dichiarazioni testimoniali rese che non prende in considerazione, né delle dette argomentazioni peritali. ### sotto tale aspetto la sentenza impugnata andrà totalmente riformata>> (cfr. pag. 6 dell'originario atto di appello, richiamato e ritrascritto alle pagg. 9 e ss. della comparsa di costituzione in riassunzione). 
Il motivo, per come genericamente formulato, ancor prima che infondato, è inammissibile per difetto di specificità. 
Invero, in base alla formulazione dell'art. 342, comma 1, c.p.c.  (“Forma dell'appello”), nel testo applicabile ratione temporis, come novellato dalla recente riforma del codice di rito in vigore dal 28.02.2023, l'appello deve “contenere le indicazioni prescritte nell'art.  163 c.p.c. e deve essere motivato in modo chiaro, sintetico e specifico. Per ciascuno dei motivi, a pena di inammissibilità, l'appello deve individuare lo specifico capo della decisione impugnato e in relazione a questo deve indicare: 1) le censure proposte alla ricostruzione dei fatti compiuta dal giudice di primo grado; 2) le violazioni di legge denunciate e la loro rilevanza ai fini della decisione impugnata”.  ### di appello, quindi, deve possedere, a pena di inammissibilità, il necessario e coerente collegamento tra i motivi che lo sorreggono e le conseguenze che si vogliono far discendere rispetto alla decisione impugnata, dovendo il gravame essere formulato in modo tale da mettere immediatamente il giudice dell'impugnazione nelle condizioni di valutare, per così dire, la “consistenza” delle singole critiche mosse alle singole soluzioni offerte dalla sentenza impugnata, assumendo il giudizio d'appello le caratteristiche di una "revisio prioris instantiae", con la conseguenza che l'appellante ha sempre la veste di attore rispetto al giudizio instaurato e con essa l'onere di dimostrare la fondatezza dei propri motivi di gravame, quale che sia stata la posizione processuale assunta nel giudizio di primo grado (così, tra le tante, Cass., Sez. Unite, n. 3033/2013, Cass. n. 40606/2021 e Cass. 2166/2025). 
Se è vero, peraltro, che ai fini dell'ammissibilità dell'impugnazione, non occorre l'utilizzo di particolari forme sacramentali o la redazione di un progetto alternativo di decisione da contrapporre a quella di primo grado, è altresì vero che, tenuto conto della permanente natura di "revisio prioris instantiae" del giudizio di appello, perché sia soddisfatto il requisito formale prescritto dall'art. 342 c.p.c., nella formulazione ratione temporis applicabile, è necessario che l'impugnazione contenga una chiara individuazione delle questioni e dei punti contestati della sentenza impugnata e, con essi, delle relative doglianze, affiancando alla parte volitiva una parte argomentativa che confuti e contrasti le ragioni addotte dal primo giudice (Cass., Sez. Unite, n. 27199/2017; nello stesso senso, Cass., Sez. Unite, ###/2022). 
Occorre, in altri termini, che il giudice del gravame sia posto in condizione di comprendere con chiarezza qual è il contenuto della censura proposta, e che l'appellante dimostri di aver compreso le ragioni del primo giudice e indichi il perché queste siano censurabili, senza che sia preteso il rispetto di particolari forme sacramentali o comunque vincolate. 
Ebbene, seguendo le coordinate appena tracciate e ponendo in immediato raffronto le ragioni poste a fondamento della sentenza di primo grado con il primo motivo di impugnazione, che per questo è stato riportato per esteso, è evidente l'inammissibilità della censura, del tutto carente dei requisiti di specificità e coerenza prescritti dall'art. 342 c.p.c. 
Basti al riguardo considerare che i coniugi appellanti, lungi dal formulare censure idonee a contrastare il percorso argomentativo del giudice di prime cure, lamentano genericamente che la sentenza impugnata risulta carente di ogni benché minima motivazione ed è inidonea ad esprimere la ratio decidendi, senza minimamente chiarire in quali termini il tribunale avrebbe stravolto completamente le reali conclusioni esposte nell'elaborato peritale e nei chiarimenti successivi, né tanto meno in che modo le dichiarazioni rese dai testimoni escussi (non meglio indicate) avrebbero potuto condurre ad una decisione diversa rispetto a quella gravata, di accoglimento (in tutto e in parte) delle pretese azionate in prime cure. 
Consegue che la doglianza si risolve in una contestazione palesemente generica e priva di qualsivoglia confronto critico con la motivazione della sentenza impugnata, con la quale, di contro, come meglio si vedrà a breve, il tribunale fondava il rigetto delle domande attoree e l'accoglimento della riconvenzionale spiegata da controparte su diffuse e motivate argomentazioni, minimamente scalfite dagli appellanti, risultando al fine fumoso e generico (al limite dell'ammissibilità) anche il secondo motivo di impugnazione, articolato in varie sotto censure, con cui si contesta principalmente l'erronea analisi dell'accertamento peritale. 
§. A tal riguardo, proseguendo con l'esame del secondo motivo di gravame, deve innanzitutto chiarirsi che il tribunale premetteva di aderire: <<alle conclusioni del primo elaborato peritale, fondate su una approfondita ed accurata indagine dello stato dei luoghi, comparata con quello risultante dai rilievi fotografici prodotti dalla difesa attorea nonché con i documenti relativi alla pratica di concessione edilizia presentata presso il Comune di ### a dispetto di quelle superficiali ed apodittiche della integrazione peritale, disposta, del resto, non su tutti i quesiti demandati al primo ausiliario d'ufficio, bensì sul solo profilo della data di realizzazione delle trasformazioni edilizie denunziate dagli attori>>. 
Ebbene, escluso che gli appellanti facciano riferimento alle conclusioni superficiali ed apodittiche, oltre che parziali, rese nell'elaborato del 10.5.2017, a firma del secondo ### arch. ### nominato dal tribunale a seguito di rimessione della causa sul ruolo (cfr. ordinanza del 20.6.2016), osserva innanzitutto la Corte che, contrariamente a quanto si legge nell'atto di gravame (pagg. 6-7), la decisione di rigetto della domanda attorea si fonda proprio sugli accertamenti di natura tecnica espletati dal primo ### ing. ###, correttamente interpretati dal tribunale, che, senza incorrere in alcuna contraddizione, aderiva alle conclusioni del perito d'ufficio, vagliandole in maniera critica e traendone, in diritto, le giuste conseguenze. 
Rilevava, infatti, il primo giudice: <<si osserva, quanto alla doglianza relativa alla illegittima apertura di vedute nel fabbricato dei convenuti, siccome in violazione delle distanze dal confine con la proprietà attorea, che il CTU ing. ###, comparando la condizione preesistente dei luoghi, come documentata dai rilievi fotografici prodotti dalla difesa di ### con gli interventi oggetto della concessione edilizia del 1996, ha affermato persuasivamente che, in conseguenza dei detti interventi di ristrutturazione: a) il balcone terrazzino del secondo piano, già esistente nel vecchio fabbricato, è stato portato, con la realizzazione del nuovo solaio di calpestio del secondo piano, all'incirca ad un metro più alto rispetto alla quota precedente, rimanendo invariata la distanza preesistente rispetto alla linea di confine e divenendo, anzi, la veduta verso le finestre di proprietà attorea, per effetto dell'innalzamento della quota di solaio, meno invasiva rispetto a quella praticabile in precedenza; b) sono state aperte due nuove finestre, la prima, integrante una veduta laterale, nel rispetto della distanza minima di 75 cm dalla linea di confine, prescritta dall'art. 906 c.c., la seconda, integrante una veduta diretta, nell'osservanza della distanza minima di mt. 1,50 stabilita dall'art. 905 c.c., ma in violazione di quella maggiore di mt. 3 prevista dai piani regolatori in zona sismica, come quella di specie. 
Sulla scorta delle predette risultanze deve essere disattesa la denunzia di illegittimità formulata dagli attori. 
Quanto, invero, alla veduta di cui al punto a), semplicemente innalzata rispetto a quella preesistente, deve farsi applicazione del principio secondo cui, ove l'attore affermi, come nella specie, che la veduta sia stata aperta in sostituzione di un'altra veduta di cui non abbia specificamente contestato la conformità al diritto (alcuna allegazione si rinviene sulla illegittimità della veduta preesistente), l'attore deve dimostrare il presupposto su cui si basa la sua pretesa, cioè la difformità della nuova veduta rispetto a quella preesistente (Cass. 20871/2009), nel caso in esame smentita, invece, dall'accertamento peritale, che ha appurato l'osservanza della medesima distanza della nuova veduta rispetto a quella preesistente e, anzi, addirittura una minore invasività concreta a confronto di quest'ultima. Relativamente.  poi, alla nuova veduta diretta di cui al punto b), si osserva che la disciplina delle distanze tra fabbricati, in quanto diretta a tutelare interessi generali di igiene, decoro e sicurezza degli abitati, pur dettata in via generale dall'art. 873 c.c. (che richiede una distanza non minore di tre metri), può essere resa più rigorosa dalle disposizioni dei regolamenti locali, mentre la disciplina della distanza delle vedute dal confine, in quanto finalizzata alla tutela del mero interesse privato alla salvaguardia del fondo vicino dalle indiscrezioni dipendenti dalla loro apertura, trova la sua fonte esclusivamente nell'articolo 905 c.c. (che richiede una distanza di un metro e mezzo), salvo che la maggior distanza delle costruzioni, prevista dai regolamenti locali, sia riferita specificamente al confine, nel qual caso le norme regolamentari regolano anche la distanza delle vedute dal confine (Cass. 202/2017). Nella specie, gli attori non hanno mai dedotto, nelle loro difese, l'esistenza di una norma regolamentare, impositiva di una distanza tra la costruzione dei convenuti ed il confine della proprietà attorea più restrittiva di quella di cui all'art. 873 c.c., cui conseguentemente dover rapportare anche quella di cui all'art. 905 c.c., sicché, nella specie, la violazione, dovendo essere riguardata unicamente in relazione alla distanza legale prescritta da tale ultima disposizione, è inesistente, essendone stato appurato il relativo rispetto>>. 
Evidente, dunque, che il tribunale, lungi dallo stravolgere le conclusioni del ### ing. ###, le recepiva, come emerge dal confronto diretto con l'elaborato peritale del 22-31.12.2008, ove il perito, con riguardo al contestato mancato rispetto delle distanze dal confine della proprietà attorea ex artt. 905 e 906 c.c., evidenziava che: “il balcone-terrazzino del secondo piano era già esistente con il vecchio fabbricato ed è stato portato, con la realizzazione del nuovo solaio di calpestio al secondo piano, all'incirca ad un metro più alto rispetto alla quota precedente. […] rimanendo invariata la distanza rispetto alla linea di confine. Con l'innalzamento del balcone-terrazzino, forse, potrebbe essere stato realizzato, ad avviso dello scrivente, una veduta meno diretta ###, in particolare rispetto alla finestra laterale della proprietà degli attori”, ed ancora che: “le due finestre sono state realizzate con le opere relative all'esecuzione del solaio del primo piano. Nello specifico la prima finestra - veduta laterale, con riferimento all'art. 906 c.c., rispetta la distanza di settantacinque centimetri dalla linea di confine, misurando esattamente mt. 1,30. La seconda finestra invece - veduta diretta con riferimento all'art. 905 c.c. - rispetta la distanza di mt. 1,50 dalla linea di confine misurando esattamente 2,30 mt. Va però precisato che per la distanza di mt 1,50 (art. 905 c.c.) per l'apertura di vedute dirette, deve intendersi di mt. 3,00 per le località in zona sismica, così come nel Comune di ### Ciò se pur non contemplato dall'art. 905 è stato statuito dalla ### Corte” (cfr. pagg. 33-34 della relazione, nonché pagg. 10-11, sub quesiti n. 3 e n. 4, della successiva relazione a chiarimenti del 28.10.2009, sempre a firma del primo ### ing. ###). 
Profilo, quest'ultimo, pure specificamente vagliato dal tribunale, che, con il richiamo a Cass. n. 202/2017, faceva applicazione del consolidato principio, ribadito da Cass. n. 15070/2018, secondo cui “la disciplina codicistica delle distanze da osservarsi per l'apertura delle vedute non è integrabile con le norme dei regolamenti locali”, atteso che: “###. 905 c.c., che salvaguarda il fondo finitimo dalle indiscrezioni attuabili mediante l'apertura di vedute negli edifici vicini al fine di proteggere interessi esclusivamente privati, non ha correlazione alcuna con l'art. 873 c.c. che, diretto a tutelare, evitando la formazione di intercapedini dannose, interessi generali di igiene, decoro e sicurezza negli abitati, consente agli enti locali di stabilire distanze maggiori secondo una valutazione particolare dei detti interessi collettivi. Ne consegue che non vi è spazio per una integrazione della previsione dell'art. 905 c.c. con quelle eventuali più restrittive in tema di distanze tra costruzioni contenute nei regolamenti locali, deponendo in tal senso anche l'assenza nel testo della norma di un rinvio - che è, invece, contemplato nell'art. 873 - ai regolamenti in questione”. 
Va, dunque, disatteso il profilo di censura alla cui stregua il giudice di primo grado avrebbe mal interpretato le conclusioni cui perveniva il ### dovendo, di contro, integralmente confermarsi in parte qua la pronuncia gravata, che, fondata proprio sugli accertamenti di natura tecnica devoluti al consulente, oltre che sull'esatta applicazione di consolidati insegnamenti giurisprudenziali regolanti la materia, respingeva la denunzia di illegittimità delle vedute formulata dai coniugi ### con motivate e condivise argomentazioni, minimamente contrastate dagli appellanti, che, lungi dall'opporre critiche conferenti, idonee ad incidere sul percorso argomentativo del tribunale, si limitavano a dedurre che: “il giudice di prime cure sulla scorta di tali risultanze ritiene disatteso quanto richiesto dagli attori per non aver questi contestato la conformità al diritto, cioè la difformità della nuova veduta rispetto a quella preesistente, non conformità peraltro, secondo il ### smentita dal CTU che avrebbe addirittura appurato una minore invasività di questa rispetto all'altra preesistente” (pag. 7 dell'appello), assumendo che, in realtà, il CTU avrebbe evidenziato “la trasformazione del locale stalla al piano terra in civile abitazione ( pag 31-33) e soprattutto che l'altezza utile dei locali, misurata tra pavimento e soffitto è inferiore a mt 2.70 previsto dal ### Edilizio” (pag. 8), dolendosi perché: “tutto ciò non è stato preso in considerazione dal giudice di prime cure, che invece di dedurre che le opere realizzate dai resistenti hanno prodotto un incremento di superficie utile abitabile della loro proprietà e portato alla realizzazione di luci, affacci e vedute sulla proprietà degli attori che prima non esistevano, arriva a conclusioni completamente opposte ed illogiche”. 
Obiezioni all'evidenza generiche, inidonee a contrastare il decisum del primo giudice, che, del pari correttamente, quanto alle denunziate difformità rispetto alle opere autorizzate dall'ente comunale, richiamava il consolidato principio di diritto secondo cui: <<### valore hanno poi, agli effetti in esame, eventuali inosservanze delle prescrizioni di progetto e/o della normativa amministrativa cui era subordinata la licenza edilizia per la realizzazione degli interventi di ristrutturazione de quibus, essendo noto che eventuali violazioni amministrative assumono rilievo, nei rapporti tra privati, solo ove si traducano nella inosservanza delle norme sulle distanze legali, nella specie, si ribadisce, smentita dagli accertamenti peritali>>. 
§. Infondato è anche l'ulteriore profilo di censura con cui si assume che: “### che si tralascia inoltre di esaminare, in sede di prime cure, è che ### che si contesta non è la distanza tra gli edifici, ma la diversa altezza dei piani e quindi delle luci, affacci e vedute rispetto a quelle originarie, che si trova ad essere ad una altezza diversa da quella precedente i lavori di ristrutturazione dell'edifico dei convenuti”, ove sol si consideri che, di contro, dall'esame della citazione introduttiva e delle conclusioni (mai modificate) rassegnate in prime cure dagli attori/odierni appellanti in riassunzione, emerge come gli stessi contestassero la sopravvenuta creazione di prospectio ed inspectio illegittime, chiedendo la condanna di controparte al ripristino dello stato di luoghi, nel rispetto delle distanze dal confine stabilite dagli artt. 905 e 906 c.c.. 
§. Del pari, in alcun errore è incorso il tribunale nel rigettare la domanda risarcitoria avanzata dagli attori, mancando agli atti qualsivoglia seria prova della sussistenza dei danni lamentati e asseritamente subiti. 
Correttamente, pertanto, il primo giudice rilevava: <<### essere, infine, rigettata la domanda risarcitoria per i fatti di cui ai capi a), b), c) ed f) dell'atto di citazione, di cui l'indagine peritale non ha fornito alcun riscontro obiettivo, anche evidentemente per l'intervenuta trasformazione dello stato dei luoghi alla data dei sopralluoghi dell'ausiliario d'ufficio. Nemmeno tale prova è stata adeguatamente fornita dai rilievi fotografici versati in atti, poiché la sola rappresentazione obiettiva del cattivo stato in cui versava all'epoca l'edificio in questione non è idonea a dimostrare, in maniera certa, che i danni lamentati trovassero effettiva ed esclusiva origine nelle condotte ascritte alla controparte. In proposito, non sarebbero state dirimenti le deposizioni testimoniali, atteso che la ricorrenza di un nesso causale di natura tecnica, come quello prospettato nella specie dagli attori, non avrebbe potuto mai essere rimessa in via esclusiva e determinante alle risultanze della prova orale, che, come è noto, non può vertere su circostanze di natura valutativa. La difesa attorea sconta evidentemente, su tale piano, le conseguenze di una mancata precostituzione, a mezzo di un accertamento tecnico preventivo che pure sarebbe stato nelle sue facoltà promuovere, della prova dello stato di fatto alla data delle presunte condotte illecite di controparte e suscettibile di modificazione nel tempo, onde avvalersi della sua cristallizzazione appunto ai successivi fini risarcitori.>>. 
Motivazione che va qui integralmente confermata perché fondata sul corretto e condiviso esame di tutte le risultanze istruttorie, oltre che minimamente scalfita dalle obiezioni degli appellanti, che invano cercano di contrastarla, o attraverso il generico richiamo a non meglio precisate dichiarazioni rese dai testi escussi, neanche nominativamente indicati (“Il giudice, inoltre, non ha tenuto presente quanto dichiarato dai testi addotti dalle parti, ma fonda il suo convincimento sull'errata interpretazione della relazione del CTU”), o attraverso la parziale lettura dell'elaborato peritale, laddove affermano che: “### aspetto in cui il Giudice di prime cure è caduto in contraddizione e risulta essere stato superficiale nelle sue considerazioni è che anche se alla data dei sopralluoghi era trascorso un'enormità di tempo rispetto all'esecuzione dei lavori, il CTU ha comunque dichiarato di non poter escludere che un certo traffico sul lastrico solare possa aver potuto causare dei danni al manto impermeabile ed alla pluviale dell'immobile attore” (cfr. pagg. 10-11 dell'atto di appello), e ciò benché lo stesso ### a tal riguardo, avesse poi espressamente precisato che: “### nulla è stato possibile accertare” (cfr. pag. 9 dell'elaborato a chiarimenti a firma dell'ing. ###). 
§. Conclusivamente, dunque, sulla scorta di quanto precede, l'appello va rigettato, con conseguente integrale conferma della pronuncia impugnata. 
Ogni ulteriore questione resta assorbita. 
III. ### da regolare il profilo delle spese, sulla premessa che: “Il giudice del rinvio, al quale la causa sia rimessa dalla Corte di cassazione anche perché decida sulle spese del giudizio di legittimità, è tenuto a provvedere sulle spese delle fasi di impugnazione, se rigetta l'appello, e su quelle dell'intero giudizio, se riforma la sentenza di primo grado, secondo il principio della soccombenza applicato all'esito globale del giudizio, piuttosto che ai diversi gradi dello stesso ed al loro risultato” (Cass. n. 16645/2025; Cass. n. 15506/2018). 
Ebbene, nella specie, dato il rigetto dell'appello e considerato, altresì, che ### e ### restavano contumaci sia nella fase di gravame che in quella di legittimità, graveranno a carico dei coniugi appellanti/convenuti in riassunzione, risultati soccombenti, le spese della presente fase di rinvio, liquidate nella misura indicata in dispositivo, in applicazione dei parametri di cui al DM n. 55/2014 e successive modifiche, tenuto conto della natura e del valore ### dell'affare, delle questioni trattate e dell'attività concretamente espletata, con distrazione, nei rapporti con ### in favore dell'avv. ### dichiaratosi antistatario. 
Ricorrono, infine, i presupposti per il versamento a carico degli appellanti dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato ex art.  13 comma 1 quater T.U. n. 115/02, come modificato dall'art. 1 comma 17 L. 228/12.  P. Q. M.  La Corte di appello di Napoli, VI sezione civile, definitivamente pronunziando nella causa civile riassunta in appello ex art. 392 c.p.c., iscritta al N. 910 del R.G.A.C. per l'anno 2024, tra le parti indicate in epigrafe, a seguito di rinvio della ### di ### giusta ordinanza n. ###/2023, pubblicata in data ###, che cassava con rinvio la sentenza della ### di appello di Napoli n. 190/2022, pubblicata in data ###, ogni altra istanza, deduzione ed eccezione disattesa, così provvede: 1. rigetta l'appello e, per l'effetto, conferma la pronuncia impugnata; 2. condanna gli appellanti/convenuti in riassunzione, ### e ### al pagamento delle spese della presente fase di rinvio, che si liquidano: a) in favore dell'appellato/attore in riassunzione ### in € 804,00 per esborsi ed € 5.000,00 per compenso professionale, oltre rimborso forfettario per spese generali nella misura del 15% del compenso, IVA e CPA come per legge; b) in favore di ### in € 5.000,00 per compenso professionale, oltre rimborso forfettario per spese generali nella misura del 15% del compenso, IVA e CPA come per legge, con distrazione in favore dell'avv. ### dichiaratosi antistatario; 3. nulla sulle spese del giudizio di appello e del giudizio in cassazione; 4. dà atto della sussistenza dei presupposti di legge per il versamento a carico degli appellanti dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato. 
Così deciso in Napoli, in data ###.   L'### dr.ssa ### dr.ssa ### d'### presente provvedimento è stato redatto con la collaborazione della dott.ssa #### ordinario in tirocinio presso l'intestato ufficio.  

causa n. 910/2024 R.G. - Giudice/firmatari: Rosa Maria Teresa, Ada Meterangelis, D' Amore Assunta

M

Tribunale di Napoli, Sentenza n. 342/2026 del 09-01-2026

... subito dal soggetto danneggiato a causa della mancata tempestiva disponibilità della somma di denaro dovuta a titolo di risarcimento, la quale, se tempestivamente corrisposta, avrebbe potuto essere investita per ricavarne un lucro finanziario. Tale danno, invero, ben può essere liquidato con la tecnica degli interessi, con la precisazione, tuttavia, che detti interessi non debbono essere calcolati né sulla somma originaria, né su quella rivalutata al momento della liquidazione, dovendo gli stessi computarsi, piuttosto, o sulla somma originaria progressivamente rivalutata, anno per anno, ovvero in base ad un indice di rivalutazione medio (cfr., in tal senso, ex multis, Cass. civ., un., 17 febbraio 1995, n. 1712, nonché Cass. civ., sez. III, 10 marzo 2000, n. 2796). Per ottenere l'effetto pratico del riconoscimento degli interessi calcolati sulla somma originaria progressivamente rivalutata anno per anno, l'importo di € 155.108,20, determinato all'attualità, va rideterminato con riferimento alla data dell'evento lesivo (12.6.2019) devalutandolo secondo il tasso di svalutazione relativo al periodo (da giugno 2019 fino alla data di pubblicazione del presente provvedimento) e, quindi, (leggi tutto)...

testo integrale

REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO IL TRIBUNALE DI NAPOLI OTTAVA SEZIONE CIVILE in persona del giudice dott.ssa ### ha pronunciato la seguente SENTENZA nella causa civile iscritta al n. 3786 R.G. dell'anno 2022, avente ad oggetto: ### professionale, TRA ### rappresentata e difesa dall'avv. ### e dall'avv. ### domiciliat ###Napoli, al ### I, 75; -#### in persona dei legali rappresentanti p.t., rappresentata e difesa dall'avv. ### domiciliat ###Napoli al ### 19; -###: per l'attrice: “insiste per l'accoglimento di tutte le domande formulate, con il riconoscimento della responsabilità della ### per i danni conseguenti alla malpractice medica verificatasi in occasione del parto cesareo eseguito dai sanitari della citata clinica in data ### e conseguente risarcimento delle voci richieste nel citato atto introduttivo e nelle memorie ex art. 183 VI comma c.p.c. …. Si conclude, pertanto, per l' accertamento della responsabilità iatrogena dei sanitari della ### e la condanna della stessa, così come rapp.ta, al risarcimento del danno patrimoniale e non patrimoniale subito dall'attrice, così articolato: ### biologico sulla base di un'invalidità del 28%, pari ad euro 133.761,60 compreso della personalizzazione, una ITT in 28 giorni pari ad €uro 3.332,00, una ITP in 60 giorni al 75% pari ad €uro 5.355,00, una ITP in 379 giorni al 50% pari ad €uro 22.530,50, oltre il danno morale nella misura di 1/3 del danno biologico, tenuto conto della particolare sofferenza psicofisica subita dall'istante e documentata e per tutti i motivi illustrati nell'atto introduttivo, danno patrimoniale per perdita della capacità lavorativa generica, da quantificarsi in via equitativa, ovvero applicando il criterio remunerativo di tre volte la pensione sociale che per l'anno 2019 ammontava ad €uro 17.862,00, per la somma complessiva di tale voce di danno pari ad euro 82.230,07 o in quelle maggiori o minori somme che (…) [il] ### riterrà eque e giuste, oltre spese documentate in € 4.596,70 nonché interessi compensativi, legali e rivalutazione monetaria, spese e competenze di lite, oltre il 15% delle spese forfettarie , IVA e ### onorario di CT di parte e rimborso spese CTU e ogni altro conseguente provvedimento”.  per la convenuta: si riporta “integralmente alla ### di costituzione e risposta, a tutte le memorie istruttorie, alle deduzioni, istanze anche istruttorie ed eccezioni ivi formulate, … chiede la rinnovazione” della CTU “ovvero la chiamata a chiarimento; in subordine, e salvo gravame, conclude chiedendo l'accoglimento delle proprie eccezioni, difese, istanze (anche istruttorie) e conclusioni come in atti con il rigetto di quelle attoree”. 
Ragioni di fatto e di diritto della decisione 1.- ### ha convenuto in giudizio la ### esponendo, in particolare, che: -. in data ###, giunta al termine della sua prima gravidanza, veniva ricoverata presso la ### per il parto con diagnosi di accettazione di “ipertensione gestazionale” e inizio travaglio di parto”; -. dall'anamnesi riportata nella cartella clinica emergeva la presenza di ipertensione arteriosa insorta negli ultimi mesi di gravidanza; l'attrice riferiva, inoltre, allergia ad alcuni antinfiammatori e alle penicilline, nonché di “avere sempre avuto un ciclo mestruale regolare per … flusso e periodicità, nonché di un alvo e di una diuresi regolari”; -. al momento del ricovero il feto si presentava “alto e in posizione occipitale posteriore”; ciononostante solo il giorno successivo, 12.6.2019, veniva eseguito un taglio cesareo e pertanto, i ginecologi procedevano a isterotomia su un utero già fortemente sollecitato dalle doglie insorte sin dalle ore 4 del giorno precedente, dunque su un segmento uterino ormai estremamente assottigliato, effettuando altresì una impropria estrazione del feto, senza correggere l'asinclitismo di vertice del neonato; -. durante l'intervento si verificava una lacerazione dell'arteria uterina superiore con emorragia massiva; nel tentativo di contenerla, i chirurghi utilizzavano una tecnica impropria di legatura dell'arteria uterina, “sodalizzando” la stessa con il legamento rotondo di sinistra e così operando cagionavano una lesione iatrogena del colon sigma; senza accorgersi della lesione viscerale, concludevano l'intervento e trasferivano la paziente in reparto; -. dopo le dimissioni, avvenute in data ###, rientrata al proprio domicilio accusava astenia, anemia e, sin dalla prima sera, febbricola serotina, alvo chiuso alle feci e dolore addomino-pelvico, riconducibile all'evidente discanalizzazione e localizzato soprattutto a sinistra; -. a fronte del progressivo aggravamento delle proprie condizioni, chiedeva ai sanitari della clinica ### di anticipare il controllo già fissato per il ###; -. il sanitario di turno, dopo averla visitata e preso atto delle condizioni critiche, disponeva l'immediato e urgente ricovero, motivandolo come “ricovero Urgente” per “dolori addominali post partum”; tuttavia nella DRG e nel frontespizio della cartella clinica del 21.6.2019 veniva indicata una diversa motivazione, ossia “ipertensione in puerperio”, senza alcun riferimento al reale stato critico della paziente; -. invero, l'attrice si presentava al controllo post partum con febbre, discanalizzazione e dolore addominale, sintomi prodromici di una peritonite settica che non adeguatamente valutati dai sanitari della clinica ### neppure nei giorni successivi al ricovero, con conseguente omissione diagnostica nelle fasi iniziali della patologia; -. nella medesima giornata veniva sottoposta a esami laboratoristici, che evidenziavano ipoalbuminemia e proteinuria, nonché a TAC dalla quale emergeva una sepsi da peritonite con raccolta addominopelvica e distensione delle anse; -. nonostante tali risultanze, i sanitari della ### anziché intervenire chirurgicamente, optavano per una “terapia di attesa”; -. nei giorni successivi il quadro clinico si aggravava, con “febbre serotina, … marcata leucocitosi, … aumento del PCR e della procalcitonina, e … marcata disprotidemia e ipoalbuminemia”, senza che i medici adottassero tempestive iniziative volte a fronteggiare il grave stato settico in atto; solo successivamente, in data ###, in considerazione del peggioramento clinico, veniva modificata la terapia antibiotica; -. trascorsi tre giorni dall'inizio della nuova terapia, veniva sottoposta a ulteriore ecografia che evidenziava “una raccolta nel ### … evacuata … con una puntura transvaginale”, con “aspirazione [di] … circa 270 ml di liquido citrino”; -. aggravandosi le condizioni cliniche, i sanitari nella ### disponevano il trasferimento della paziente presso l'### del ### -. presso tale struttura, considerato lo stato di salute gravemente compromesso (febbre, dolore, ballottamento addominale e discanalizzazione), veniva sottoposta a TAC addominale che evidenziava la presenza di versamento intra-peritoneale e una sindrome sub-occlusiva “essenzialmente di tenue”; -. persistendo la sintomatologia, nonostante terapia antibiotica, il ### i sanitari dell'### del ### procedevano a laparotomia esplorativa con riscontro di perforazione del sigma con peritonite stercoracea e veniva eseguita resezione del sigma con colostomia secondo ### -. in data ### veniva dimessa con diagnosi di “perforazione tamponata del sigma” e con “apposizione di enterostomia”; -. nei mesi successivi si sottoponeva a cure presso diversi specialisti per problematiche ginecologiche e gastroenterologiche, subendo gravi sofferenze fisiche e psicologiche, sino a quando in data ### veniva nuovamente operata presso l'### del ### per intervento di “ricanalizzazione intestinale nonché a chiusura della confezionata enterostomia”; -. residuano laparocele, sindrome aderenziale, disturbi ginecologici, gastroenterologici e neuro psichici; -. sussistono profili di colpa contestati alla ### quali il ritardo ingiustificato nell'esecuzione del taglio cesareo, l'imperizia nell'esecuzione dell'intervento e nell'estrazione del feto, la lesione iatrogena del colon durante il controllo dell'emorragia, omessa e tardiva diagnosi della perforazione intestinale e della peritonite, ingiustificata inerzia terapeutica nonostante evidenti segni di sepsi; -. i danni lamentati riguardano un danno biologico permanente del 32- 34%, ITT e ITP prolungate, danno morale ed esistenziale per l'impossibilità di accudire il neonato, grave sofferenza psicologica, compromissione della vita di relazione e sessuale, limitazioni a future gravidanze, danno patrimoniale da riduzione della capacità lavorativa specifica (attività di casalinga), spese mediche e assistenziali documentate. 
Ha chiesto, pertanto, vinte le distraende spese di lite, la condanna della ### s.p.a. al risarcimento di tutti i danni patrimoniali e non patrimoniali “di cui € 251.866,00 per postumi invalidanti nella misura del 32-34% , € 8.910,00 per una ITT in gg.90, € 6.682,50 per una ITP al 75% in giorni 90, ed € 13.612,50 per una ulteriore ITP a 50 % in gg. 275, per un totale di danno biologico temporaneo di € 29.205,00, oltre al danno che incide sulla capacità lavorativa specifica … nella stessa percentuale del danno biologico” e “al rimborso delle spese documentate e forfettarie in € 4.701,11”, “oltre al danno non patrimoniale su base emotiva” da liquidarsi in via equitativa.  ### costituitasi, ha eccepito preliminarmente la nullità dell'atto di citazione per difetto di editio actionis e indeterminatezza della causa petendi, poiché l'attrice non avrebbe distinto le responsabilità dei singoli sanitari da quelle della struttura, indicato le specifiche norme violate, allegato una condotta colpevole concreta imputabile alla ### Nel merito ha chiesto, vinte le spese di lite, il rigetto della domanda, non essendo provata alcuna condotta colposa dei sanitari, non essendo provati i danni lamentati e mancando il nesso causale tra le prestazioni sanitarie e gli eventi dannosi dedotti. 
La convenuta ha sostenuto, in particolare, che: -. il taglio cesareo fu eseguito tempestivamente e secondo le linee guida, in assenza di segni patologici al monitoraggio ### -. la lacerazione del segmento uterino inferiore è una complicanza nota e fu prontamente trattata con successo; -. l'emostasi fu correttamente ottenuta mediante legatura dell'arteria uterina e posizionamento di drenaggio; -. non vi furono segni di lesione intestinale durante il ricovero presso la ### (assenza di materiale fecale nel drenaggio, ecografie nella norma); -. nel secondo ricovero furono effettuati accertamenti diagnostici (### esami microbiologici) e impostata adeguata terapia antibiotica; -. il successivo trasferimento all'### del ### fu appropriato e concordato, anche per l'assenza di un chirurgo generale in struttura; -. la lesione del sigma potrebbe essersi verificata durante l'intervento chirurgico eseguito presso l'### del ### Ha contestato, infine, le singole voci di danno e, in ogni caso, in assenza di dolo, ha richiamato il limite della prevedibilità del danno ex art. 1225 Espletate la prova testimoniale e una ### prodotta documentazione e precisate le conclusioni, sono stati assegnati alle parti i termini ex art. 190 c.p.c. con riserva all'esito della decisione.  2.- Va rigettata l'eccezione di nullità dell'atto di citazione formulata dalla convenuta, in quanto individuazione di petitum e causa petendi è agevolmente possibile attraverso un esame complessivo dell'atto introduttivo del giudizio sopra riportato. 
In particolare, emerge con chiarezza dallo stesso che l'attrice ha puntualmente assolto all'onere di esposizione dei fatti costitutivi del diritto azionato, indicando in modo circostanziato gli eventi che hanno originato la controversia, le condotte di inadempimento addebitate alla convenuta nonché la natura e l'entità dei danni asseritamente subiti. 
Tali elementi risultano descritti in maniera sufficiente a consentire alla parte convenuta di esercitare pienamente il proprio diritto di difesa, risultando pertanto integrati i requisiti di validità dell'atto di citazione, come richiesti dall'art. 163, comma 3, c.p.c. 
Infine, la qualificazione giuridica dei fatti e l'individuazione delle norme applicabili rientrano nei poteri del giudice (iura novit curia) e non gravano sull'attore come onere di allegazione.
Ne consegue che l'eventuale mancata indicazione delle disposizioni di legge violate non determina la nullità dell'atto di citazione.  3.- Giova riportare il quadro dei principi rilevanti nella specie. 
La domanda risarcitoria proposta dalla paziente nei confronti della struttura sanitaria va qualificata come domanda di risarcimento del danno da responsabilità contrattuale. Invero, il rapporto che si instaura tra paziente e casa di cura privata (o ente ospedaliero) ha fonte in un contratto atipico a prestazioni corrispettive (c.d. contratto di spedalità), che si conclude all'atto dell'accettazione del paziente presso la struttura e da cui, a fronte dell'obbligazione al pagamento del corrispettivo (che può essere adempiuta dal paziente, dall'assicuratore ovvero dal servizio sanitario nazionale), insorgono a carico della struttura sanitaria, accanto a quelli di tipo lato sensu alberghieri, obblighi di messa a disposizione del personale medico ausiliario, del personale paramedico, nonché di apprestamento di tutte le attrezzature necessarie, anche in vista di eventuali complicazioni o emergenze (cfr. ex plurimis Cass. III, 14 luglio 2004 n. 13066, Cass. sez. III, 26 gennaio 2006 n. 1698, Cass. sez. III, 14 giugno 2007 n. 13593). 
Ne consegue che la responsabilità della casa di cura o dell'ente nei confronti del paziente ha natura contrattuale e può conseguire, ai sensi dell'art. 1218 c.c., oltre che all'inadempimento delle obbligazioni direttamente poste a suo carico, anche all'inadempimento della prestazione medico-professionale svolta direttamene dai suoi dipendenti o ausiliari (personale medico e paramedico), ai sensi dell'art. 1228 c.c. (“disposizione con cui è stata estesa nell'ambito contrattuale la disciplina contenuta negli artt. 2048 e 2049 cod. civ.”, cfr. Cass., sezione III sent. 17 maggio 2001 n. 6756). 
Sul punto, la Suprema Corte (cfr. Cass. sez. III 8 gennaio 1999 n. 103, Cass. 22 marzo 2007 6945) ha chiarito, inoltre, che nel caso di danni causati dall'insuccesso di un intervento chirurgico, la casa di cura nella quale l'intervento è stato praticato risponde, a titolo contrattuale ex art. 1218 cod. civ., del danno causato dal chirurgo anche nei casi in cui quest'ultimo non faccia parte dell'organizzazione aziendale della casa di cura (o dell'ospedale) e, quindi, anche in assenza di un rapporto di lavoro subordinato, comunque sussistendo un collegamento tra la prestazione da costui effettuata e l'organizzazione aziendale della casa di cura ovvero dell'ospedale, non rilevando in contrario al riguardo la circostanza che il sanitario risulti essere anche “di fiducia” dello stesso paziente, o comunque dal medesimo scelto ( Cass. sez. III, 14 luglio 2004 n. 13066; cfr. altresì Cass. sez. III, 14 giugno 2007 n. 13593, Cass. sez. III, 26 gennaio 2006 n. 1698). Ciò in quanto la prestazione del medico è comunque indispensabile alla casa di cura (ovvero all'ospedale) per adempiere l'obbligazione assunta con il paziente e che, ai fini qualificatori predetti, è sufficiente la sussistenza di un nesso di causalità tra l'opera dell'ausiliario e l'obbligo del debitore (cfr. Cass. sez. III, 11 maggio 1995 n. 5150). 
Dalla natura contrattuale della responsabilità della struttura sanitaria ne discende, quanto al riparto dell'onere probatorio, che l'attore, paziente danneggiato, deve limitarsi a provare l'esistenza del contratto (o il “contatto sociale") e allegare l'inadempimento del professionista (ovvero, come nella specie, della struttura sanitaria), che consiste nell'aggravamento della situazione patologica del paziente o nell'insorgenza di nuove patologie per effetto dell'intervento, restando a carico dell'obbligato - sia esso il sanitario o la struttura - la prova che la prestazione professionale sia stata eseguita in modo diligente e che quegli esiti peggiorativi siano stati determinati da un evento imprevisto e imprevedibile (cfr. Cass. III, sent. n. 10297 del 28.5.2004).  ### del paziente/creditore, peraltro, non può essere limitata ad un qualsiasi inadempimento, ma deve riguardare un inadempimento c.d. qualificato, ovvero un inadempimento che costituisca causa o concausa astrattamente efficiente della produzione del danno (Cass. sent. n. 15993/2011), con la precisazione che pur gravando sull'attore l'onere di allegare i profili concreti di colpa medica posti a fondamento della proposta azione risarcitoria, tale onere non si spinge fino alla necessità di enucleazione e indicazione di specifici e peculiari aspetti tecnici di responsabilità professionale, conosciuti e conoscibili soltanto agli esperti del settore (cfr. Cass. sez. III, sent. n. 9471 del 19.5.2004). 
È a carico dell'attore, quindi, la prova dell'esistenza del nesso di causalità tra l'intervento chirurgico e la lesione del diritto alla salute, atteso che “in tema di responsabilità contrattuale della struttura sanitaria, incombe sul paziente che agisce per il risarcimento del danno l'onere di provare il nesso di causalità tra l'evento di danno (aggravamento della patologia preesistente ovvero insorgenza di una nuova patologia) e l'azione o l'omissione dei sanitari, non potendosi predicare, rispetto a tale elemento della fattispecie, il principio della maggiore vicinanza della prova al debitore, in virtù del quale, invece, incombe su quest'ultimo l'onere della prova contraria solo relativamente alla colpa ex art. 1218 cod. civ.” (cfr. Cass. sez. III, sent. n. 20812 del 20.8.2018). 
Peraltro, a fronte dell'allegazione del paziente che agisce in giudizio deducendo l'inadempimento o l'inesatto adempimento dell'obbligazione sanitaria, resta a carico del sanitario o dell'ente l'onere sia di provare che la prestazione era di particolare difficoltà ( Cass. sez. III, sent. n. 23918 del 9.11.2006), sia l'inesistenza di colpa; anche di recente è stato ribadito che è a carico del sanitario o dell'ente dimostrare che l'inadempimento non vi è stato o che, pur esistendo, esso non è stato eziologicamente rilevante (cfr. Cass., Sez. Un., sent.  577 dell'11.1.2008, Cass. sez. III, sent. n. 3520 del 14.2.2008). 
Infine, il positivo accertamento della responsabilità della struttura sanitaria, pur trattandosi di responsabilità contrattuale (con tutte le conseguenze che ne derivano in tema di onere della prova, che grava, come detto, sulla struttura sanitaria e non sul paziente), postula pur sempre la colpa del medico esecutore dell'attività che si assume illecita, non potendo detta responsabilità affermarsi in assenza di tale colpa (fatta salva l'operatività di presunzioni legali in ordine al suo concreto accertamento), poiché l'art. 1228 c.c. presuppone, comunque, un illecito colpevole dell'autore immediato del danno, e pertanto, in assenza di tale colpa, non è ravvisabile alcuna responsabilità contrattuale del committente per il fatto illecito dei suoi preposti (cfr. Cass., sez. III, sent. n. 5846 del 13.3.2007, Cass., sez. III, sent. n. 6386 dell'8.5.2001) e nell'eventuale situazione di incertezza sulla sussistenza di colpa, della stessa deve giovarsi il creditore - paziente e non certo il debitore - medico (cfr. Cass. sez. III, sent.  n. 4400 del 4.3.2004). 
Quanto al nesso di causalità materiale tra condotta ed evento, giova ricordare che esso sussiste quando ogni comportamento antecedente (prossimo, intermedio, remoto) che abbia generato, o anche solo contribuito a generare l'evento, deve considerarsi causa dell'evento stesso. La valutazione di questo nesso, sotto il profilo della dipendenza dell'evento dai suoi antecedenti fattuali, va compiuta secondo criteri di probabilità scientifica. Anche nell'illecito civile, quindi, la cosiddetta causalità materiale trova disciplina degli articoli 40 e 41 codice penale, ossia nel criterio della condicio sine qua non riempito di contenuto dalla teoria della sussunzione sotto leggi scientifiche. 
In materia civile, l'accertamento richiede una certezza di natura eminentemente probabilistica. 
Invero, secondo il prevalente orientamento giurisprudenziale che questo giudice ritiene di condividere, il nesso causale fra il comportamento del medico e il pregiudizio subito dal paziente è configurabile qualora, attraverso un criterio necessariamente probabilistico, si ritenga che l'opera del medico, se correttamente e prontamente prestata, avrebbe avuto serie e apprezzabili probabilità di evitare il danno verificatosi (cfr. Cass. sez. III, sent. n. 867 del 17.1.2008). 
È necessario, pertanto, accertare che il comportamento diligente e perito del sanitario avrebbe avuto la probabilità di prevenire o elidere le conseguenze dannose concretamente verificatesi, probabilità, ovviamente, non meramente statistica, ma di natura logico-razionale. 
Deve ritenersi sussistente un valido nesso causale tra la condotta colposa del sanitario e l'evento lesivo, in conclusione, allorché, se fosse stata tenuta la condotta diligente, prudente e perita, l'evento dannoso non si sarebbe verificato; giudizio da compiere non sulla base di calcoli statistici o probabilistici, ma unicamente sulla base di un giudizio di ragionevole verosimiglianza, che va compiuto alla stregua degli elementi di conferma (tra cui soprattutto l'esclusione di altri possibili e alternativi processi causali) disponibili in relazione al caso concreto.  4.- Applicando i superiori principi al caso di specie, la ### certamente risponde, in via contrattuale, non solo delle obbligazioni direttamente poste a suo carico (servizio alberghiero, attrezzature, etc) ma, come detto, anche dell'opera svolta dai suoi dipendenti o ausiliari (personale medico e paramedico), secondo lo schema proprio dell'art.  1228 I dati di fatto esposti dalla ### nell'atto di citazione, relativi agli accertamenti, al ricovero e all'intervento chirurgico presso la ### non sono contestati (e dunque vanno ritenuti provati ai sensi dell'art. 115 comma 1 c.p.c.) nonché provati alla luce della documentazione sanitaria prodotta in giudizio e della relazione di C.T.U. ###, pertanto, ha fornito la prova del titolo in forza del quale ha esercitato l'azione risarcitoria nei confronti della ### rappresentato dal contratto atipico a prestazioni corrispettive c.d.  di spedalità.  ###, inoltre, ha allegato l'inadempimento della convenuta, consistente nella negligente ed erronea condotta medico chirurgica dei sanitari determinata dal tardivo ricorso al taglio cesareo e quindi da un'isterotomia su un utero già assottigliato, nonché dall'erronea esecuzione del trattamento medico chirurgico adottato per fronteggiare l'emorragia addominale causata (“l'isterotomia segmentaria si lacerava fino all'attigua arteria uterina superiore provocando una massiva ed imponente emorragia (…) [e] “nel tentativo poi di contenere la citata emorragia utilizzavano una tecnica di legatura dell'arteria uterina impropria “sodalizzando” la detta uterina con il legamento rotondo di sinistra e nel far ciò laceravano il sottostante colon provocando così la lesione iatrogena del sigma retto. Inoltre, i chirurghi non avevano contezza della citata lesione viscerale, mancando di diagnosticarla e di emendarla”, cfr. pag. 2 dell'atto di citazione).  5.- Va stabilito, pertanto, se: -. vi è nesso di causalità tra le eventuali azioni o omissioni dei sanitari che ebbero in cura l'attrice ### a seguito del suo accesso e ricovero presso la ### che provvidero altresì all'esecuzione dell'intervento chirurgico del 12.6.2019 e alla gestione post operatoria, e le lesioni subite dall'attrice, conseguenti, secondo la prospettazione contenuta nell'atto introduttivo del presente giudizio, al ritardo e all'errore nell'esecuzione del taglio cesareo nonché ad un erronea scelta dell'intervento chirurgico volto a risolvere il sanguinamento addominale a seguito di T.C.; -. la condotta dei sanitari e, quindi, della ### ai sensi dell'art. 1228 c.c., sia stata conforme alle leges artis e alla diligenza dell'homo eiusdem generis et condicionis, ovvero se siano stati realizzati gli inadempimenti qualificati (commissivi e/o omissivi) specificamente indicati e descritti nell'atto introduttivo del presente giudizio.  6.- I fatti costitutivi della pretesa risarcitoria azionata dall'attrice ### sono ampiamente accertati alla luce della relazione di CTU espletata nel presente giudizio (alle cui condivisibili conclusioni questo giudice integralmente si riporta, incluse le risposte alle osservazioni dei C.T. delle parti fornite alle pagg. 99 e ss. dell'elaborato peritale, cfr. al riguardo Cass. sez. VI sent. n. 1257 del 27.1.2012, secondo la quale il giudice “non è tenuto a rispondere a ogni e qualsiasi rilievo del consulente tecnico di parte, ma è sufficiente che dal complesso della motivazione si evinca che esse sono state prese in considerazione e adeguatamente contrastate dal consulente tecnico d'ufficio, le cui conclusioni sono state recepite dal giudicante”), nonché della documentazione sanitaria prodotta dall'attrice. 
Giova ricordare, peraltro, che la consulenza tecnica, che in genere ha la funzione di fornire al giudice la valutazione dei fatti già probatoriamente acquisiti, può costituire fonte oggettiva di prova quando si risolva anche in uno strumento di accertamento di situazioni rilevabili solo con il concorso di determinate cognizioni tecniche (cfr. Cass., sez. II, 30 maggio 2007 12695). 
Il collegio peritale composto dal prof. dott. ### specialista in medicina legale, e dal prof. dott. ### specialista in ginecologia e ostetricia, all'esito di condivisibili ragionamenti fondati sui dati di fatto emergenti dalle cartelle cliniche acquisite e da tutta la documentazione medica prodotta, ha accertato la colpa dei medici-chirurghi della ### nel trattamento del caso della ### che non implicava la soluzione di problemi tecnici di speciale difficoltà (art. 2236 c.c.). 
Le conclusioni cui giunge il collegio peritale, peraltro, non sono scalfite dalle generiche contestazioni alla CTU svolte dalla attrice e dalla convenuta struttura sanitaria, basate esclusivamente sulle osservazioni formulate da propri CTP che, però, hanno avuto già ampia risposta da parte del collegio peritale nella relazione depositata, motivata in maniera convincente e pienamente condivisibile. 
Orbene, dalla ricostruzione dei fatti effettuata dal ### emerge l'esistenza di precisi inadempimenti colposi e, quindi, di specifici profili di responsabilità dei sanitari della ###
Giova riportare, sul punto, i passi salienti della relazione dei CTU in ordine all'iter clinico della ### (cfr. pag. 104 e ss.): <<### di anni 34 all'epoca dei fatti, in gestazione alla 38a settimana + 3 giorni, in data ### veniva ricoverata presso la ### di ### e ### della ### “Mediterranea” di Napoli per ipertensione gestionale ed inizio di travaglio di parto. 
In seguito al riscontro di distocia di II stadio con dilatazione completa e mancato impegno, veniva sottoposta ad intervento di taglio cesareo. Stante un decorso post-operatorio regolare e scevro da complicanze, la … ### veniva dimessa. Tornata presso il medesimo nosocomio per la rimozione dei punti di sutura, i ### ponevano indicazione al ricovero per il riferito anamnestico di episodi di picchi ipertensivi in storia pregressa di preeclampsia. ### la degenza, per la comparsa di ipertermia ed algia al fianco sinistro, veniva sottoposta ad esami ematochimici, clinici e strumentali che mostravano la presenza di leucocitosi e versamento intraperitoneale. Pertanto, si procedeva a culdocentesi. In considerazione della persistenza di iperpiressia notturna, nonostante la somministrazione di terapia antibiotica, veniva disposto il trasferimento presso la ### di ### del PO “### del Mare” di Napoli. In assenza di un miglioramento delle condizioni cliniche della p., i ### procedevano ad una laparotomia esplorativa, convertita in resezione del sigma sec. ### a seguito del riscontro intraoperatorio di perforazione tamponata del sigma. Veniva dimessa in condizioni generali stazionarie, apiretica, con stomia vitale e funzionante. In seguito, veniva nuovamente ricoverata presso il medesimo nosocomio per essere sottoposta ad intervento di ricanalizzazione”.  ### hanno dapprima sottolineato che la decisione di eseguire l'intervento di taglio cesareo “è da considerarsi adeguata, nonché conforme alle leges artis, essendo la specifica condizione di ‘distocia del secondo stadio, mancato impegno e testa ballottabile' una notoria indicazione clinica all'espletamento del parto mediante taglio cesareo” (cfr. pag. 106 della relazione); in particolare, “stante la presenza della testa fetale a livello -3, si ritiene che non vi fossero le condizioni idonee per attuare una manovra di rotazione della testa fetale”, “non vi era un'adeguata progressione del feto nel canale del parto” (cfr. pag. 73 ibidem). In particolare, il collegio peritale ha evidenziato quanto segue: “emerge chiaramente che al sospetto del quadro di arresto del secondo stadio travaglio non vi erano le condizioni permettenti l'espletamento di un parto vaginale operativo, in quanto al fine dell'applicazione del forcipe, ovvero della ventosa, è imprescindibile che la parte presentata sia ben impegnata nello scavo pelvico. Per tale ragione, in considerazione del tempo trascorso tra l'attestata dilatazione completa (ore 2.00) e il riscontro dell'arresto della progressione della testa fetale, nonché considerando l'impossibilità di ricorrere alle misure in precedenza annoverate, si ritiene che la decisione di sottoporre la … ### all'intervento di parto cesareo attuata dal personale sanitario della ### debba considerarsi adeguata a quanto atteso in casi consimili, nonché conforme a quanto raccomandato dalla buona pratica clinico-assistenziale ostetrica, essendo tale specifica condizione una notoria indicazione clinica all'espletamento del parto mediante taglio cesareo”. 
Tanto premesso, i consulenti tecnici d'ufficio hanno rilevato specifici profili di responsabilità in merito ad altre condotte dei sanitari della ### evidenziando che “la condotta professionale adottata dal personale medico … risulta viziata da profili di censurabilità in quanto, durante l'intervento di parto cesareo effettuato sulla … ### non è stata realizzata una corretta manovra di rotazione della testa fetale, né è stata adeguatamente ampliata l'incisione uterina. Questa condotta ha, peraltro, determinato l'insorgenza di una lacerazione che ha coinvolto il segmento uterino inferiore sinistro e l'arteria uterina omolaterale (successivamente trattata mediante legatura vascolare)” ( pag. 106 e ss). In particolare, “nel referto operatorio in questione - censurabilmente - non è fatta menzione dell'impiego di una adeguata rotazione della testa fetale, aspetto cruciale nell'ambito dell'estrazione di un feto posizionato in maniera occipito-posteriore”; inoltre “nel corso dell'intervento veniva … documentata una lacerazione nel segmento inferiore dell'utero, in prossimità dell'arteria uterina sinistra” (cfr. pag. 79 e ss.). Sul punto i CTU hanno aggiunto quanto segue: “Si rappresenta che le manovre di estrazione fetale complesse rappresentano un noto fattore di rischio per l'insorgenza di lacerazioni della parete uterina, le quali possono estendersi a partire dall'incisione praticata sulla parete uterina fino a coinvolgere strutture adiacenti. Per tale ragione, qualora emergano elementi indicativi di una potenziale complessità nell'estrazione fetale - come nel caso della … ### - diviene fondamentale l'adozione di manovre appropriate volte a facilitare tale processo. In aggiunta, può rendersi necessario estendere chirurgicamente l'incisione uterina al fine di minimizzare il rischio di lacerazioni e assicurare la sicurezza sia della madre che del neonato. Nel caso della … ### l'omissione di tali specifiche procedure configura una condotta censurabile ovvero in netto contrasto con il livello di prudenza esigibile in situazioni consimili. Pertanto, è ragionevole ritenere, secondo il criterio della preponderanza dell'evidenza, che l'insorgenza della lesione uterina, che ha coinvolto anche l'arteria uterina sinistra, sia direttamente correlata alla mancata esecuzione di una adeguata manovra di rotazione della testa fetale ovvero a un'insufficiente estensione dell'incisione chirurgica” (cfr. pag 80 e ss.).
In merito alla lamentata perforazione iatrogena del sigma (non riconosciuta dal personale medico durante l'atto operatorio) avvenuta nel corso dell'intervento presso la ### i CTU hanno evidenziato quanto segue: -. “Nel periodo immediatamente successivo all'intervento, la ### non presentava condizioni cliniche di rilievo patologico. … È importante sottolineare che, [tuttavia], nel periodo post-partum, ovvero durante il ricovero, non era stata documentata la canalizzazione della paziente alle feci. Non attendere che una paziente, sottoposta a taglio cesareo, sia canalizzata anche alle feci prima della dimissione, è considerato censurabile. 
La capacità di evacuare le feci dopo un intervento chirurgico è un indicatore che il tratto gastrointestinale sta funzionando correttamente. In seguito a interventi chirurgici, in particolare quelli che coinvolgono la cavità addominale (come il taglio cesareo), può insorgere un ileo postoperatorio, ovvero una condizione temporanea di arresto della funzionalità intestinale. Ciò può ostacolare l'eliminazione normale sia delle feci sia dei gas. 
La prematura dimissione di una paziente prima della ripresa della funzionalità intestinale può esporla a rischi di complicazioni significative, quali distensione addominale, dolore, nausea, vomito e, nei casi più severi, ostruzione intestinale o perforazione. Pertanto, la completa ripresa della funzione intestinale rappresenta anche un fondamentale indicatore del recupero postoperatorio” (cfr. pag. 82); -. “le indagini ematochimiche effettuate sulla … ### mostravano un quadro laboratoristico caratterizzato da una lieve leucocitosi, in assenza di sintomi clinici indicativi di una condizione infettiva. Pertanto, si ritiene che, in questa fase della vicenda clinica, non vi fossero elementi sufficienti a giustificare il sospetto diagnostico di perforazione intestinale” (cfr. pag. 82); -. tuttavia, nel secondo ricovero urgente a causa di “dolori addominali post partum” del 21.6.2019, “la puerpera era sottoposta a un esame TC dell'addome in regime di urgenza che evidenziava la presenza di falde multiple in sede periepatica, perisplenica, tra le anse intestinali e nello scavo pelvico, con sovradistensione idro-gassosa delle anse intestinali dei quadranti addominali di sinistra. Il quadro evidenziato dall'esame TC dell'addome risultava suggestivo della presenza di un processo infiammatorio/infettivo” (cfr. pag. 84); -. “Il ###, la … ### era sottoposta a un esame TC dell'addome completo, che evidenziava falde di versamento pleurico, soprattutto a sinistra, e versamento fluido corpuscolato intraperitoneale diffuso nei vari compartimenti”; -. “Nella stessa data, all'esame obiettivo, si riscontrava un addome meteorico e una dolenzia alla palpazione superficiale e profonda della regione colica sinistra, con segnalazione di un episodio di vomito. Il giorno successivo, si registrava la comparsa di piressia (T 37.6°)”. 
Il collegio peritale, pertanto, ha tratto le seguenti considerazioni (cfr. pagg. 85 e ss.): << Alla luce dell'analisi della documentazione relativa alla seconda fase della vicenda clinica in questione, risulta evidente che, fin dall'inizio, le condizioni cliniche della signora ### fossero tali da giustificare il sospetto di una condizione che richiedesse un intervento di competenza chirurgica. Alla luce dell'intervento chirurgico recentemente eseguito, dell'aumento degli indici di flogosi, dei risultati degli esami radiologici e di un quadro clinico manifestato dalla paziente, il personale sanitario avrebbe dovuto valutare il sospetto di una complicanza iatrogena di origine addominale, quale una perforazione tamponata. … Nello specifico, il riscontro di perdite fecali dalla vagina documentato in data ###, accompagnate da un tampone vaginale positivo ad ### coli, avrebbe dovuto indirizzare verso la presenza di una fistola enterovaginale. In aggiunta, si rammenta che l'esame TC effettuato il ### evidenziava un ulteriore peggioramento del quadro radiologico, rilevando elementi di chiaro significato patologico. Tra questi, vi era la presenza di fluido nei recessi pleurici (con una maggiore evidenza a sinistra), compatibile con un processo infiammatorio/infettivo addominale con estensione al distretto toracico. 
Inoltre, il rilevamento di fluido e aria all'interno della cavità uterina suggeriva l'esistenza di una comunicazione - anomala - con la cavità addominale. Era inoltre osservata una diffusa imbibizione del grasso mesenterico, un ulteriore segno compatibile con un insulto di natura infiammatoria/infettiva addominale. Oltre agli elementi summenzionati, era altresì rilevata una raccolta fluida corpuscolare pluriconcamerata situata nello spazio utero vescicale, lungo il legamento largo e nella doccia parietocolica sinistra. Non vi sono dubbi che tale quadro TC fosse fortemente indicativo della presenza di un processo infiammatorio o infettivo intra-addominale, la cui genesi, stante l'anamnesi di un recente parto cesareo, avrebbe dovuto indirizzare il focus dei professionisti sanitari verso una patologia di pertinenza chirurgica/addominale. La gestione appropriata del caso in questione - conformemente a quanto raccomandato dalla buona pratica chirurgica, nonché considerando i dati emersi durante il ricovero della signora ### - in cnsiderazione della persistenza del quadro clinico (senza evidenti segni di miglioramento nonostante il trattamento conservativo iniziale) e sulla scorta del quadro radiologico ingravescente, rendeva chiara l'esigenza di un'approfondita valutazione clinico-chirurgica. In particolare, avrebbe dovuto essere considerata l'esecuzione di un intervento chirurgico esplorativo al fine di determinare l'eziologia dell'affezione sottostante, nonchè trattare lo stato patologico in essere; specialmente alla luce del riscontro di perdite fecali dal canale vaginale e del tampone vaginale risultato positivo per E. coli (rilevati in data ###). Oltre, chiaramente alla sussistenza di evidenti segni radiologici di significato patologico. Ciononostante, censurabilmente, il personale medico ometteva di porre in essere l'indicazione ad un intervento di laparoscopia o, alternativamente, di laparotomia esplorativa>>. 
Dalla ricostruzione effettuata dal collegio peritale si evince, pertanto, che nel corso dell'intervento di taglio cesareo è stata cagionata una perforazione iatrogena del sigma (non riconosciuta dal personale medico durante l'atto operatorio) che ulteriore aspetto meritevole di censura emerge dalla mancata identificazione della complicanza di origine addominale avvenuta durante il secondo ricovero della ### presso la ### In particolare, il ### ha rilevato che “ in considerazione del fatto che durante l'atto chirurgico era documentata una lacerazione del segmento uterino inferiore sinistro, è possibile ipotizzare - secondo un ragionamento probabilistico - che la lacerazione uterina si sia estesa fino a coinvolgere il sigma” (cfr. pag. 93); “sul punto, dal referto operatorio presente nella cartella clinica della sig.ra ### emerge che, in seguito alla lesione dell'arteria uterina sinistra, il chirurgo procedeva con una legatura del vaso uterino omolaterale” (pag. 94) ed “è dunque altrettanto ipotizzabile che la lesione del sigma sia stata provocata a seguito delle manipolazioni chirurgiche intraprese per riparare la lacerazione uterina e la lesione dell'arteria uterina sinistra, mediante l'applicazione della tecnica di legatura” (cfr. pag. 94 e ss). “Ciò premesso, si ritiene che, nel caso in esame, nonostante non sussistano elementi certi per individuare l'origine effettiva della lesione del sigma (correlata all'estensione della lacerazione laterale sinistra del segmento uterino o, in alternativa, alla manipolazione chirurgica dei tessuti circostanti nel tentativo di controllare il sanguinamento o di riparare la lacerazione stessa) debba essere, comunque, considerata conseguenza diretta della pratica chirurgica erroneamente attuata durante l'intervento di parto cesareo della signora ### Pertanto, secondo il criterio della preponderanza dell'evidenza, si ritiene che una condotta più prudente, caratterizzata dal ricorso ad una adeguata rotazione della testa fetale (data la sua posizione occipito-posteriore) o, in alternativa, l'estensione dell'incisione chirurgica, avrebbe potuto prevenire la lacerazione uterina. … Pertanto, si ritiene che durante l'intervento di parto cesareo non sia stata esercitata la dovuta cautela durante le manovre di manipolazione chirurgica nell'area interessata mediante una dissezione attenta e un'accurata identificazione delle strutture, al fine di minimizzare il rischio di lesioni accidentali”, mentre non “si rileva la presenza di fattori causali alternativi, inseriti nella sequenza logico-temporale di riferimento, idonei ad interrompere in concreto il nesso causale tra condotta dei sanitari ed evento lesivo” ( cfr. pag. 108 della ###. 
I consulenti di parte della convenuta hanno contestato la sussistenza di “profili di responsabilità per i ### per la individuata censurabile mancata manovra di rotazione della testa fetale in corso di intervento di taglio cesareo … [in quanto] non sarebbe stato possibile estrarre il feto in buone condizioni -come nel caso de quosenza aver prima praticato la suddetta manovra”, aggiungendo che in ogni caso sarebbe inverosimile la conclusione per cui “la suddetta condotta (mancata manovra di rotazione) avrebbe determinato l'insorgenza di una lacerazione con coinvolgimento del segmento uterino inferiore sinistro e dell'arteria uterina omolaterale”. 
In risposta a tale primo rilievo formulato, il collegio peritale ha chiarito che “ad ogni modo, se pur si volesse considerare, in maniera ipotetica, che tale manovra sia stata eseguita, la lacerazione dell'utero e dell'arteria uterina sono egualmente elementi che integrano responsabilità degli operatori. Questo perché, in presenza di una corretta esecuzione della manovra di rotazione della testa fetale, abbinata a una congrua estensione dell'incisione uterina, il rischio di generare lacerazioni della parete uterina avrebbe dovuto essere minimizzato. La presenza di tali complicazioni suggerisce, pertanto, che le procedure adottate non abbiano rispettato i criteri necessari per garantire la sicurezza della madre e del feto. Diviene dunque chiaro che, anche ammettendo che la predetta manovra di rotazione fosse stata attuata, si verificava comunque un'omissione nella realizzazione di un'estensione dell'incisione uterina da considerarsi adeguata al caso in questione” (cfr. pag. 102 della relazione). 
I consulenti di parte della convenuta hanno altresì contestato l'attribuibilità di una responsabilità ai sanitari della clinica “per la censurabile mancata identificazione della complicanza di origine addominale avvenuta durante la seconda fase di ricovero della paziente, in quanto i ### avrebbero sottoposto la paziente a ben due consulenze chirurgiche, nel rispetto di una condotta attendista”.  ### peritale in risposta a tale obiezione ha chiarito che “la degenza della p. iniziava in data ###, sino al 1.7, per un totale di undici giorni. ### tale periodo i ### non si prodigavano per formulare un corretto inquadramento diagnostico del severo quadro addominale presentato dalla p. (il quale aveva già determinato la necessità di anticipare il controllo rispetto alla data stabilita), nonostante il riscontro di perdite fecali dal canale vaginale e del tampone vaginale risultato positivo per E. Coli, rilevati già in data 24.6, in uno con le risultanze degli esami strumentali ed ematochimici, indicativi di un rilevante quadro infiammatorio-infettivo. Più che mostrare un atteggiamento attendista, la condotta dei ### è inquadrabile come omissiva della diagnosi di complicanza per perforazione addominale: ciò impediva la corretta pianificazione delle successive fasi dell'iter assistenziale, assunto che la presenza di perdite fecali dal canale vaginale, indicativa di fistola enterovaginale, imponeva l'indicazione ad eseguire un intervento di laparoscopia o, eventualmente, laparotomia esplorativa” (cfr. pag. 102 dell'elaborato peritale). 
In conclusione, anche alla luce delle risposte alle osservazioni di parte convenuta, deve ritenersi che la condotta adottata dai sanitari della ### risulta viziata da profili di censurabilità, in quanto durante l'intervento di parto cesareo effettuato sulla ### non venne realizzata una corretta manovra di rotazione della testa fetale, né venne adeguatamente ampliata l'incisione uterina, determinando l'insorgenza di una lacerazione che ha coinvolto il segmento uterino inferiore sinistro e l'arteria uterina omolaterale (successivamente trattata mediante legatura vascolare); inoltre, nel corso dello stesso intervento, è stata cagionata una perforazione iatrogena del sigma, non riconosciuta dal personale medico durante l'atto operatorio. 
Alla luce delle considerazioni sopraesposte, sussiste il nesso causale tra le azioni e omissioni della convenuta ### - azioni e omissioni alla predetta suscettibili di essere ascritte ai sensi dell'art. 1228 c.c. poiché realizzate dal personale sanitario della stessa - e i “postumi attualmente riscontrati nella paziente”, che “devono essere interpretati come la conseguenza diretta di un errore nel corso dell'intervento di parto cesareo al quale è stata sottoposta la … ### cagionato in conseguenza di una condotta professionale non conforme agli standard raccomandati dalla buona pratica ostetrico-chirurgica”, esiti consistenti in “esiti di intervento chirurgico di resezione di sigma secondo ### con stomia temporanea e successiva ricanalizzazione. Complesso cicatriziale addominale caratterizzato da: cicatrice ombelico-pubica di 21 cm di lunghezza; cicatrice di 6 cm di lunghezza, compatibile con la presenza di pregressa stomia; cicatrice di 2 cm di lunghezza, compatibile con la presenza di pregresso drenaggio. (Ai fini valutativi non è da considerarsi la cicatrice addominale di 12 cm riconducibile alla laparotomia secondo ### che sarebbe comunque residuata a seguito di un intervento di taglio cesareo correttamente condotto). Sindrome ansioso-depressiva.” (cfr. CTU pag. 108 ss.). 
La condotta della convenuta - suscettibile di essere ascritta alla predetta ai sensi dell'art. 1228 c.c. in quanto posta in essere da personale sanitario della stessa - inoltre non è stata conforme alle leges artis e alla diligenza dell'homo eiusdem generis et condicionis.
Sussiste, dunque, l'elevata probabilità logica che una più attenta condotta dei sanitari della ### avrebbe evitato l'evento lesivo verificatosi a carico di ### così come imputabile alla struttura sanitaria convenuta nella misura di quanto acclarato dal collegio peritale. 
La convenuta, di contro, non ha fornito alcuna prova liberatoria in ordine alla dimostrazione di una diligente esecuzione della prestazione medica, ovvero della riconducibilità degli esiti peggiorativi ad un evento imprevisto ed imprevedibile. 
In conclusione, va dichiarata la responsabilità della ### che, per contro, nulla ha provato in ordine alla sussistenza di una diligente esecuzione della prestazione medica ovvero alla riconducibilità degli esiti peggiorativi a caso fortuito o forza maggiore, così come previsto dall'art. 1218 cod. civ., nè, infine, ha allegato, in maniera specifica, la sussistenza di un'ipotesi implicante la soluzione di problemi tecnici di speciale difficoltà (art.  2236 cod. civ.). 
In particolare, giova evidenziare che “la limitazione di responsabilità professionale del medico-chirurgo ai soli caso di dolo o colpa grave, ai sensi dell'art. 2236 c.c., attiene esclusivamente alla perizia, per la soluzione di problemi tecnici di particolare difficoltà. Ne consegue che, anche nei casi di speciale difficoltà, tale limitazione non sussiste con riferimento ai danni causati per negligenza o imprudenza, dei quali il medico risponde in ogni caso” (cfr. Cass. sez. III, 12 marzo 2013, n. 6093).  7.- Passando all'esame del quantum debeatur, giova premettere che il collegio peritale ha ritenuto che il “quadro menomativo giustifica una percentuale di danno biologico del 24%, in considerazione delle seguenti voci tabellari contenute nelle “### guida per la valutazione medico-legale del danno alla persona in ambito civilistico” della Società Italiana di ### (Ed. Giuffrè, ### 2016): -### del colon. ###: 5-10%; -Disturbo d'ansia. Forma lieve complicata o moderata: 11-15%; -### il pregiudizio estetico è da lieve a moderato: 6-15%.” (cfr. relazione pag. 109).  ###à temporanea, invece, è “stadiabile in una invalidità temporanea totale (### di 28 … giorni (corrispondenti alla somma dei periodi di degenza ospedaliera) ed una invalidità temporanea parziale (###, secondo esperienza clinica ed in base a quanto emerge dalla documentazione sanitaria esibita, di 60 giorni al 75% e 379 giorni al 50%. Il periodo di invalidità temporanea sopradescritto è da intendersi come invalidità scaturita dall'evento lesivo in misura ulteriore rispetto a quella che comunque sarebbe derivata dalla corretta esecuzione dell'intervento di taglio cesareo (cfr. pag. 108 dell'elaborato peritale).
In risposta alle osservazioni del CTP di parte attrice, il collegio peritale ha chiarito che “nella valutazione del danno biologico permanente e temporaneo indicata nel preliminare di relazione tecnica, è da ritenersi già considerata la quota di danno dinamico-relazionale patito dalla p.. Nondimeno, è stata considerata anche la reazione psichica all'evento (evento inteso nella sua complessità, anche nelle estrinsecazioni di carattere sessuale)” (cfr. pag. 99 della relazione dei ###. 
Non sussistono, pertanto, motivi per disattendere le conclusioni di carattere medico legale raggiunte dal collegio peritale. 
Giova ricordare che la liquidazione equitativa del danno non patrimoniale conseguente alla lesione dell'integrità psico-fisica deve essere effettuata da tutti i giudici di merito, in base a parametri uniformi, che vanno individuati (fatta eccezione per le lesioni di lieve entità causate dalla circolazione di veicoli e natanti, per le quali vige un'apposita normativa) nelle tabelle elaborate dal Tribunale di ### da modularsi secondo le circostanze del caso concreto. 
Ciò in quanto “nella liquidazione del danno biologico, quando manchino criteri stabiliti dalla legge, l'adozione della regola equitativa di cui all'art. 1226 cod. civ. deve garantire non solo una adeguata valutazione delle circostanze del caso concreto, ma anche l'uniformità di giudizio a fronte di casi analoghi, essendo intollerabile e non rispondente ad equità che danni identici possano essere liquidati in misura diversa sol perché esaminati da differenti ### giudiziari. Garantisce tale uniformità di trattamento il riferimento al criterio di liquidazione predisposto dal Tribunale di ### essendo esso già ampiamente diffuso sul territorio nazionale - e al quale la S.C., in applicazione dell'art. 3 Cost., riconosce la valenza, in linea generale, di parametro di conformità della valutazione equitativa del danno biologico alle disposizioni di cui agli artt. 1226 e 2056 cod. civ. -, salvo che non sussistano in concreto circostanze idonee a giustificarne l'abbandono” (cfr. Cass. sez. III, 7 giugno 2011 n. 12408). 
Nel caso di specie, trattandosi di lesioni non suscettibili di rientrare nel novero delle cosiddette “micropermanenti” (in quanto il danno complessivamente quantificato dal collegio peritale è pari al 24%) vanno applicati, in via equitativa, i parametri di liquidazione attualmente adottati dal Tribunale di ### con riguardo all'anno 2024. 
Possono, pertanto, essere liquidati all'attrice equitativamente, in applicazione dei predetti parametri e in considerazione della sua età al momento dell'evento dannoso (34 anni circa), ed in termini monetari attuali (ciò che esime da rivalutazione): -. € 120.324,00 per il danno non patrimoniale risarcibile parametrato sui predetti postumi permanenti pari al 24%, già comprensivi del risarcimento dell'incremento per sofferenza soggettiva (c.d. danno morale); -. € 3.220,00 per invalidità temporanea totale per 28 giorni; -. € 5.175,00 per invalidità temporanea parziale per 60 giorni al 75%.  -. € 21.792,50 per invalidità temporanea parziale per 379 giorni al 50%. 
Ne deriva che il danno non patrimoniale suscettibile di essere riconosciuto in favore dell'attrice è pari a complessivi € 150.511,50. 
Va rigettata la domanda dell'attrice di liquidazione di ulteriori voci a titolo di danno non patrimoniale. In particolare, la liquidazione del danno non patrimoniale è stata effettuata sulla base delle tabelle predisposte dall'### per la ### di ### che, sulla scorta di quanto affermato dalla Suprema Corte (cfr. Cass. Sez. Un., 11 novembre 2008, 26972, Cass. Sez. Un. 11 novembre 2008 n. 26973, Cass. sez. Un., 11 novembre 2008 26974, Cass. sez. Un., 11 novembre 2008 n. 26975), risultano elaborate proprio allo scopo di realizzare una liquidazione complessiva e unitaria del danno non patrimoniale conseguente a “lesione permanente dell'integrità psicofisica della persona suscettibile di accertamento medico legale, nei suoi risvolti anatomo-funzionali e relazionali medi ovvero peculiari, e del danno non patrimoniale conseguente alle medesime lesioni in termini di ‘dolore', ‘sofferenza soggettiva', in via di presunzione, con riguardo a una determinata tipologia di lesione e, dunque, una liquidazione congiunta dei pregiudizi in passato liquidati a titolo di danno biologico e danno morale. Naturalmente, le tabelle di cui si tratta, fondate su una sapiente applicazione del cosiddetto appesantimento del valore suscettibile di essere attribuito al punto tabellare di invalidità, lasciano salva e anzi espressamente contemplano la possibilità di riconoscere percentuali di aumento dei valori medi da esse previste, da utilizzarsi, al fine di consentire una adeguata personalizzazione complessiva della liquidazione, laddove il caso concreto presenti peculiarità che vengano allegate e provate (anche in via presuntiva) dal danneggiato, in particolare, sia quanto agli aspetti anatomo-funzionali e relazionali sia quanto agli aspetti di sofferenza soggettiva. Tuttavia, con espresso riguardo alla fattispecie in esame, alcuna specifica peculiarità risulta essere stata concretamente dedotta, nè, a fortiori, comprovata, ad opera della difesa dell'attore, in punto di sofferenza soggettiva. del anche la recente giurisprudenza di legittimità non ha mancato di chiarire che ‘ la nozione unitaria del danno non patrimoniale e la potenziale personalizzazione del danno morale come prevista dalle tabelle milanesi implicano, sul piano probatorio, l'onere per il danneggiato di allegare circostanze specifiche ed eccezionali idonea a fornire riscontro alla possibile personalizzazione” (cfr. Cass. sez. III, 31 ottobre 2017 n. 25817, Cass. sez. III, 20 aprile 2017 n. 9950).
Nella specie, dalla lettura della relazione di ### del ### può agevolmente desumersi come gli aspetti dinamico relazionali siano già stati valutati ai fini della determinazione della percentuale di invalidità permanente riconosciuta a carico dell'attrice. 
Il danno non patrimoniale subito dall'attrice ### pertanto, va determinato, complessivamente, nella somma di € 150.511,50, all'attualità, il cui pagamento va posto a carico della convenuta ### 8.- Va, invece, rigettata la domanda di risarcimento del danno patrimoniale da perdita della capacità lavorativa specifica avanzata dall'attrice in relazione alla propria attività di casalinga, asseritamente compromessa a seguito delle lesioni subite. 
Ed invero, sebbene sia astrattamente possibile che una lesione dell'integrità psico-fisica possa incidere negativamente sulla capacità del danneggiato di svolgere la propria occupazione abituale, il mero accertamento del danno biologico non è di per sé sufficiente a fondare il riconoscimento di un autonomo danno patrimoniale. ### il costante orientamento della giurisprudenza di legittimità, infatti, la riduzione della capacità lavorativa specifica deve essere oggetto di specifica allegazione e dimostrazione, anche mediante presunzioni, gravando sul danneggiato l'onere di dedurre gli elementi fattuali dai quali desumere l'effettiva incidenza della menomazione sull'attività concretamente svolta (Cass. n. 2644/2013; Cass. 15674/2011). 
La Corte di Cassazione ha chiarito che tale forma di danno patrimoniale è risarcibile anche in favore del soggetto che svolga attività lavorativa domestica, pur in assenza di un reddito monetizzato, atteso che detta attività è suscettibile di valutazione economica; ne consegue che la riduzione della capacità di svolgere l'attività di casalinga può integrare un danno patrimoniale autonomo rispetto al danno biologico, a condizione che sia allegato e dimostrato — anche in via presuntiva — il carattere quantomeno continuativo dello svolgimento di tale attività e la concreta incidenza della menomazione sulle relative capacità funzionali, nonché la conseguente necessità di sostituzione, totale o parziale, ovvero l'aggravamento delle modalità di svolgimento della stessa (Cass., 21 marzo 2025, n. 7604; in senso conforme Cass., 19 marzo 2009, n. 6658; Cass., 18 luglio 2023, n. 20922). 
Tuttavia, nel caso di specie, sebbene la condizione di casalinga della ### sia pacifica in quanto non contestata, difetta una puntuale allegazione e prova in ordine alla concreta perdita o riduzione della capacità lavorativa specifica, non essendo stati forniti elementi idonei a dimostrare in che misura le menomazioni accertate abbiano inciso sull'effettivo svolgimento delle attività domestiche, né la necessità di ricorrere a forme di sostituzione o di supporto esterno, né, ancora, una correlata e apprezzabile flessione patrimoniale. 
In mancanza di tali presupposti fattuali e probatori, la domanda risarcitoria in esame si risolve in una duplicazione del danno biologico già riconosciuto, e non può pertanto trovare accoglimento.  9.- Deve essere riconosciuto in favore di ### il danno patrimoniale da danno emergente, consistente nelle spese mediche e di cura sostenute nel corso del necessario percorso diagnostico-terapeutico resosi indispensabile in conseguenza diretta ed immediata del danno iatrogeno accertato. 
Tali esborsi, debitamente documentati in atti, risultano oggettivamente correlati agli eventi lesivi subiti dall'attrice e sono stati sostenuti al fine di fronteggiare le complicanze insorte, nonché di porre rimedio agli esiti dannosi derivanti dalla condotta sanitaria accertata.  ### peritale, nell'esercizio delle proprie competenze tecnico-specialistiche, ha valutato dette spese necessarie, congrue e proporzionate rispetto alle condizioni cliniche della paziente e al trattamento terapeutico seguito, escludendo la presenza di voci superflue o non pertinenti. 
Sussiste, pertanto, il nesso di causalità tra il fatto illecito e il pregiudizio patrimoniale lamentato, con conseguente diritto dell'attrice al ristoro delle somme sostenute, che devono essere liquidate nell'importo complessivo di euro 4.596,70, a titolo di danno emergente.  10.- Per le esposte ragioni, in parziale accoglimento della domanda, la ### va condannata al pagamento in favore dell'attrice della somma di € 155.108,20, a titolo di risarcimento danni.  11.- Nella liquidazione del danno cagionato da illecito civile (anche di tipo contrattuale, come nel caso di specie), in caso di ritardo nell'adempimento deve altresì tenersi conto del nocumento finanziario (lucro cessante) subito dal soggetto danneggiato a causa della mancata tempestiva disponibilità della somma di denaro dovuta a titolo di risarcimento, la quale, se tempestivamente corrisposta, avrebbe potuto essere investita per ricavarne un lucro finanziario. Tale danno, invero, ben può essere liquidato con la tecnica degli interessi, con la precisazione, tuttavia, che detti interessi non debbono essere calcolati né sulla somma originaria, né su quella rivalutata al momento della liquidazione, dovendo gli stessi computarsi, piuttosto, o sulla somma originaria progressivamente rivalutata, anno per anno, ovvero in base ad un indice di rivalutazione medio (cfr., in tal senso, ex multis, Cass. civ., un., 17 febbraio 1995, n. 1712, nonché Cass. civ., sez. III, 10 marzo 2000, n. 2796). 
Per ottenere l'effetto pratico del riconoscimento degli interessi calcolati sulla somma originaria progressivamente rivalutata anno per anno, l'importo di € 155.108,20, determinato all'attualità, va rideterminato con riferimento alla data dell'evento lesivo (12.6.2019) devalutandolo secondo il tasso di svalutazione relativo al periodo (da giugno 2019 fino alla data di pubblicazione del presente provvedimento) e, quindi, sulla somma così ottenuta e di volta in volta rivalutata a partire dal 12.6.2020 in base all'indice ### delle variazioni dei prezzi al consumo per le famiglie di impiegati ed operai (cosiddetto indice ### ex art. 150 disp. att cpc, con decorrenza dal 12.6.2019 vanno applicati, anno per anno, gli interessi al tasso legale previsto dall'art. 1284, comma primo, cod. civ., con divieto di anatocismo. 
Dal momento della pubblicazione della presente sentenza e fino all'effettiva corresponsione, infine, dovranno essere corrisposti, sulla somma totale liquidata a titolo risarcitorio (comprensiva di capitale, rivalutazione e interessi), gli ulteriori interessi al tasso legale, ai sensi dell'art. 1282 cod. civ., posto che, al momento della pubblicazione della decisione, l'obbligazione risarcitoria, che ha natura di debito di valore, si trasforma in debito di valuta, con conseguente applicabilità degli istituti tipici delle obbligazioni pecuniarie in senso stretto, sulla somma globale composta da capitale, rivalutazione e coacervo degli interessi maturati fino alla data predetta (pubblicazione della decisione: cfr., in tal senso, Cass. civ., sez. III, 3 dicembre 1999, n. 13470; Cass. civ., sez. III, 21 aprile 1998, n. 4030). 
Peraltro, giova ricordare il principio, più volte evidenziato dalla giurisprudenza di legittimità, secondo cui, nei debiti di valore (qual è senz'altro l'obbligazione risarcitoria) sia gli interessi legali ### sulla somma liquidata in favore del danneggiato, che la rivalutazione monetaria decorrono di diritto ed il giudice deve attribuirli d'ufficio anche in assenza di una specifica domanda della parte, senza con ciò incorrere in un vizio di ultrapetizione, quando quest'ultima abbia richiesto la condanna del debitore (cfr., in tal senso, Cass. civ., sez. III, 27 marzo 1997, n. 2745). Del resto, altrettanto ricorrente è l'affermazione in base alla quale “la rivalutazione monetaria e gli interessi costituiscono una componente dell'obbligazione di risarcimento del danno e possono essere riconosciuti dal giudice anche d'ufficio e in grado di appello, pur se non specificamente richiesti, atteso che essi devono ritenersi compresi nell'originario ‘petitum' della domanda risarcitoria, ove non ne siano stati espressamente esclusi” (Cass. civ., sez. III, 2 dicembre 1998, n. 12234; Cass. civ., sez. II, 30 marzo 2012, 5144).  12.- Le spese di lite, liquidate e distratte come da dispositivo, seguono la soccombenza.  P.Q.M.  Il Tribunale di Napoli, definitivamente pronunziando, così provvede: -. ### la ### s.p.a., in persona dei legali rappresentanti p.t, al pagamento in favore di ### della somma complessiva di euro € 155.108,20 a titolo di risarcimento danni, oltre interessi al tasso previsto dall'art. 1284, comma primo, cod. civ., calcolati come in motivazione e fino alla data di pubblicazione della presente sentenza, e agli interessi al tasso previsto dall'art. 1284 comma primo cod. civ., sul totale delle somme così liquidate, dalla pubblicazione della presente sentenza al soddisfo; -. Rigetta ogni altra domanda; -. ### la ### s.p.a., in persona dei legali rappresentanti p.t., al pagamento in favore di ### delle spese del presente giudizio, liquidate in € 572,00 per spese e € 14.103,00 per competenze, oltre I.V.A., C.P.A. e spese generali come per legge, con distrazione a favore dell'avv. ### e dell'avv. ### dichiaratesi anticipatarie. 
Napoli, 5.1.2026.   IL GIUDICE dr.ssa

causa n. 3786/2022 R.G. - Giudice/firmatari: Calise Nicoletta

M

Tribunale di Lamezia Terme, Sentenza n. 244/2019 del 07-03-2019

... ### (medico di turno), avevano omesso di procedere tempestivamente alla esecuzione di un taglio cesareo nonostante l'insorgenza di una “grave ipossia fetale”; -che, nel corso dell'espletamento del parto naturale, era stata praticata dai medici una errata manovra di ### la quale aveva aggravato le condizioni di vita del feto e della partoriente; -che, a seguito di tali complicazioni, in data 5 febbraio 2003, era nata la piccola ### D'### senza emettere alcun vagito; -che la bambina si era presentata immediatamente con salute compromessa poiché era caratterizzata da “cianosi…apnea, non reattiva” a causa della sofferenza fetale acuta perinatale subita con necessità di urgente ricovero presso il ### di ### dell'### di ### per sindrome post-asfittica; -che, nei primi giorni di vita, la piccola ### D'### a rischio vita, aveva presentato delle convulsioni e successivamente, per tutto il periodo di degenza durato circa due mesi, era stata sottoposta a continua ed intensa terapia farmacologica e fisioterapica mentre l'alimentazione veniva somministrata con sondino naso-gastrico per deficit della suzione; -che la bambina era stata ricoverata anche presso il ### di ### ed in altre (leggi tutto)...

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REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO IL TRIBUNALE DI LAMEZIA TERME SEZIONE UNICA CIVILE Il Tribunale di ### - sezione unica civile - in composizione monocratica, nella persona del giudice, dott. ### ha pronunciato la seguente SENTENZA nella causa civile iscritta al n. 834 del ### dell'anno 2010 e vertente TRA ### (C.F. ###) E ### D'### (C.F.  ###), in proprio ed in qualità di genitori esercenti la responsabilità genitoriale sulle figlie minori ### D'### e ### D'### nonché ### in qualità di nonna paterna di ### D'### tutti elettivamente domiciliat ###, presso lo studio dell' avv.  ### che li rappresenta e difende giusta procura posta a margine dell'atto di citazione; E ### (C.F. ###), ### (C.F.  ###), ### (C.F. ###), ### (C.F. ###) E ### (C.F.  ###), tutti in qualità di eredi di ### e ### tutti elettivamente domiciliati in ### a ####, via ### n. 26 presso lo studio dell'avv. ### che li rappresenta e difende giusta procura alle liti in atti; attori CONTRO ### (C.F./P.I. ###), con sede ###, in persona del ### legale rappresentante p.t., elettivamente domiciliat ###, presso lo studio dell'avv.  ### che la rappresenta e difende in forza di procura posta a margine della comparsa di costituzione e risposta giusta delibera del ### n. 819 del 27.5.2010; #### (C.F. ###), elettivamente domiciliata in ####, via F. Nicotera n. 86, presso lo studio dell'avv. ### che la rappresenta e difende giusta procura alle liti in atti; NONCHE' CONTRO ### (C.F. ###), elettivamente domiciliat ###/A, presso lo studio dell'avv. ### che lo rappresenta e difende giusta procura alle liti in atti; convenuti ### il: 02/07/2019 n.1160/2019 importo 76382,00 #### S.P.A., con sede ###### via ### n. 54, in persona del legale rappresentante p.t., elettivamente domiciliata in ####, via ### 17, presso lo studio dell'avv. ### rappresentata e difesa dall'avv. ### giusta procura alle liti in atti; #### L'### (P.I. ###), con sede ###### via ### n. 13, in persona del legale rappresentante p.t., elettivamente domiciliat ###, presso lo studio dell'avv. ### rappresentata e difesa dagli avv.ti ### e ### e anche in via disgiuntiva dall'avv. ### giusta procure alle liti in atti; E ### S.P.A. (ora ### S.P.A.) (C.F./P.I. ###), con sede ###### in persona del legale rappresentante p.t., elettivamente domiciliat ###, presso lo studio dell'avv. ### rappresentata e difesa dall'avv. ### giusta procura alle liti in atti; E ### S.P.A. (ora ### S.P.A.) (C.F./P.I. ###), con sede ###### in persona del legale rappresentante p.t., elettivamente domiciliat ###, presso lo studio dell'avv. ### rappresentata e difesa dall'avv.  ### giusta procura alle liti in atti; E ### S.R.L., con sede ###### viale delle ### n. 16, in persona del legale rappresentante p.t.; terzi chiamati in causa #### S.P.A. (### S.P.A.) (C.F./P.I.  ###), con sede ###### in persona del legale rappresentante p.t., elettivamente domiciliat ###, presso lo studio dell'avv. ### rappresentata e difesa dall'avv. ### giusta procura alle liti in atti; terza intervenuta ### risarcimento danni da responsabilità professionale.  CONCLUSIONI: come da verbale di udienza del 19.9.2018 in atti.  ### atto di citazione ritualmente notificato ### e ### D'### in proprio ed in qualità di genitori esercenti la responsabilità genitoriale sulle figlie minori ### D'### ed ### D'### nonché #### e ### in qualità di nonni di ####, convenivano in giudizio, innanzi all'intestato Tribunale, l'### di ### (incorporante l'ASL n. 6 di ###, in persona ### il: 02/07/2019 n.1160/2019 importo 76382,00 del legale rappresentante pro tempore, la dott.ssa ### e il dott. ### per sentirli condannare, in solido tra loro, previo accertamento delle loro responsabilità nella verificazione degli eventi, al risarcimento dei danni, patrimoniali e non patrimoniali, specificamente indicati in atto di citazione, da essi sofferti in conseguenza delle gravissime lesioni neurologiche riportate dalla piccola ### D'### al momento della nascita quantificate nella misura del 100% del danno biologico. 
A fondamento costitutivo delle loro pretese gli attori deducevano: - che, in data 3 febbraio 2003, ### giunta alla trentottesima settimana di gravidanza, si era recata presso l'### di ### di ### e ### per partorire; -che i sanitari intervenuti nel corso del parto, dottori ### (ginecologa di fiducia della partoriente) e ### (medico di turno), avevano omesso di procedere tempestivamente alla esecuzione di un taglio cesareo nonostante l'insorgenza di una “grave ipossia fetale”; -che, nel corso dell'espletamento del parto naturale, era stata praticata dai medici una errata manovra di ### la quale aveva aggravato le condizioni di vita del feto e della partoriente; -che, a seguito di tali complicazioni, in data 5 febbraio 2003, era nata la piccola ### D'### senza emettere alcun vagito; -che la bambina si era presentata immediatamente con salute compromessa poiché era caratterizzata da “cianosi…apnea, non reattiva” a causa della sofferenza fetale acuta perinatale subita con necessità di urgente ricovero presso il ### di ### dell'### di ### per sindrome post-asfittica; -che, nei primi giorni di vita, la piccola ### D'### a rischio vita, aveva presentato delle convulsioni e successivamente, per tutto il periodo di degenza durato circa due mesi, era stata sottoposta a continua ed intensa terapia farmacologica e fisioterapica mentre l'alimentazione veniva somministrata con sondino naso-gastrico per deficit della suzione; -che la bambina era stata ricoverata anche presso il ### di ### ed in altre strutture specializzate ove era stata sottoposta anche ad alcuni interventi chirurgici resisi necessari a cagione delle gravi menomazioni sopportate; - che la piccola ### D'### a causa delle condotte negligenti, imperite ed incaute dei sanitari intervenuti al momento del parto era affetta da “paralisi cerebrale infantile a tipo tetra paresi mista ipoposturale con elementi di rigidità e deficit visivo centrale” nonché da “ritardo mentale profondo, tetra paresi spastica ed epilessia, quali esiti di encefalopatia ipossico-ischemica perinatale”; -che, per tali eventi, gli attori, in proprio e nella loro qualità di genitori esercenti la responsabilità genitoriale sulla minore ### D'### avevano sporto querela penale nei confronti dei medici e sanitari che avevano eseguito il parto presso l'### di ### di ### e ### -che il relativo giudizio penale si era concluso con sentenza del Tribunale di ### 147/2005 la quale aveva condannato i dottori ### ed ### per le condotte ad essi ascritte prevedendo altresì la loro condanna solidale, al pagamento, a titolo di provvisionale, di complessive euro 910.000,00 in favore degli attori, oltre alla refusione delle spese legali e processuali; - che tale sentenza di condanna era stata successivamente confermata dalla Corte d'Appello di ### (con sentenza n. 260/2007) e infine dalla Corte di Cassazione (con sentenza n. 2055/2009); -che, a seguito del parto, anche la partoriente, ### aveva subito gravi lesioni personali; ### il: 02/07/2019 n.1160/2019 importo 76382,00 -che, in particolare, la manovra di ### effettuata in sala parto per far nascere la piccola ### D'### aveva cagionato all'attrice uno shock emorragico dovuto alla riapertura della ferita risalente al precedente parto cesareo avvenuto nel 1997 per “inerzia uterina” con conseguente rottura dell'utero; -che, a causa di ciò, la partoriente aveva subito un intervento chirurgico “laparatomico d'isterctomia sopracervicale con conservazione degli annessi” con successivo ricovero presso il ### di ### del nosocomio lametino ove la stessa rimaneva ricoverata fino al 7.2.2003 per poi essere ricoverata fino al 27.2.2003 nel ### di ### e ### della medesima struttura; -che all'attrice, durante un successivo controllo, era stato diagnosticato “un grave stato anemico con psico astenia e sindrome depressiva” con prescrizione di riposo, cure e assistenza continua per tre mesi a cui era seguita una sindrome ansiosa depressiva; -che, a causa delle gravi menomazioni sopportate e della situazione della figlia, ### era stata costretta a cessare l'attività commerciale da essa utilmente avviata; -che la responsabilità di quanto accaduto e di tutti i danni patrimoniali e non patrimoniali residuati sulla piccola ### D'### e su ### nonchè dei pregiudizi subiti in proprio da tutti gli attori erano da attribuirsi a gravi errori ed omissioni professionali nell'esecuzione del parto presso il ### di ### Si costituiva l'### di ### (incorporante l'Asl n. 6 di ###, in persona del legale rappresentante p.t., la quale eccepiva, preliminarmente, la nullità dell'atto di citazione di controparte perché mancante della prevista esposizione dei fatti e degli elementi di diritto; nel merito, contestava la responsabilità della struttura ospedaliera in relazione a negligenze dei sanitari deducendo l'infondatezza della domanda anche sotto il profilo del quantum dei danni lamentati. 
Concludeva chiedendo il rigetto della domanda avversaria ovvero, in via subordinata, la limitazione della condanna a quanto ritenuto provato e di ragione con accertamento della percentuale di responsabilità dei singoli convenuti e condanna degli stessi al pagamento in via esclusiva delle sole somme di loro competenza, con vittoria delle spese di processo. 
Si costituita in giudizio anche la convenuta dott.ssa ### la quale, preliminarmente, chiedeva di essere autorizzata a chiamare in causa per la garanzia e/o la manleva la propria compagnia assicurativa e quella dell'ASP di ### ovverosia rispettivamente la ### s.r.l.  (collegata con la ### of ### e la G.B.S. s.p.a. ### (collegata con l'### s.p.a.); rilevava, nel merito, che la responsabilità dei sanitari coinvolti negli eventi era stata accertata con sentenza penale definitiva ma contestava la domanda di parte attrice con riguardo al quantum della pretesa risarcitoria e alla richiesta dei nonni in quanto, in tesi, non legittimati attivamente. Concludeva, in via principale, per la reiezione della istanza attorea nella misura avanzata dai ricorrenti, e, in via subordinata, nel caso di accoglimento della domanda attrice, di condannare le compagnie assicurative ### s.r.l. (collegata con la ### of ### e G.B.S. s.p.a. ### (collegata con la ### s.p.a.) a tenerla indenne di tutte le conseguenze patrimoniali, i danni e le spese liquidate in favore degli attori; il tutto con il successo delle spese di lite. 
Resisteva in giudizio anche il dott. ### che, preliminarmente, domandava di essere autorizzato a chiamare in causa per la garanzia la propria compagnia assicurativa, ovvero le ### s.p.a. nonchè quella dell'ASP di ### ovverosia la ### s.p.a.  (collegata con la G.B.S. s.p.a. ###. Nel merito contestava il quantum del danno lamentato e il diritto risarcitorio dei nonni di ### D'### ritenendo satisfattiva la somma già versata dalle compagnie di assicurazioni a favore degli attori e chiedendo, in via principale, ### il: 02/07/2019 n.1160/2019 importo 76382,00 il rigetto della domanda di parte avversa. In via subordinata, nell‘ipotesi di riconoscimento della dovutezza di ulteriori importi da corrispondere agli attori, domandava che le compagnie assicurative ### s.p.a. e ### s.p.a. (collegata con la G.B.S. s.p.a. ### fossero condannate a tenerlo indenne di ogni esborso e di ogni somma da esso corrisposta, con successo di spese processuali. 
A seguito di differimento e chiamata in causa si costituiva la ### s.p.a., in persona del legale rappresentante p.t., chiamata in causa dalla dott.ssa ### la quale eccepiva il proprio difetto di legittimazione passiva deducendo di non essere stata parte di alcun contratto di assicurazione avendo svolto esclusivamente la funzione di broker assicurativo; di conseguenza, domandava l'estromissione dal giudizio con la declaratoria di non dover corrispondere nulla a favore degli attori nell'ipotesi di accoglimento della loro domanda neppure a garanzia e/o in manleva delle loro pretese nei confronti della dott.ssa ### per quanto quest'ultima fosse tenuta a corrispondergli, con vittoria di spese da distrarsi ai sensi dell'art. 93 c.p.c.. 
Con comparsa di costituzione si costituiva la ### of ### in persona del legale rappresentante p.t., chiamata in causa dalla dott.ssa ### la quale eccepiva, in via preliminare, la carenza di legittimazione degli attori nonché la prescrizione dei loro diritti. Contestava altresì la domanda degli attori in quanto infondata in fatto ed in diritto sia in relazione all'an che al quantum debeatur. Deduceva inoltre che la polizza ### doveva considerarsi a “secondo rischio” rispetto a quella stipulata dall'ASP di ### con la ### s.p.a.. Chiedeva, in ogni caso, l'applicazione di tutte le clausole contrattuali in termini di massimali di polizza, inoperatività per il caso di dolo o colpa grave, non copertura dei danni patrimoniali e delle spese di lite e peritali. 
Concludeva, pertanto, chiedendo il rigetto della domanda di parte attrice o, in via di subordine, domandava venisse accertato e dichiarato che la polizza stipulata dalla dott.ssa ### era a “secondo rischio” e che, di conseguenza, essa poteva essere chiamata a garantire il medico solo oltre l'esaurimento del massimale della polizza stipulata dalla struttura sanitaria e che la polizza prevedeva in ogni caso un massimale. In via di ulteriore subordine e nel caso di accoglimento della domanda attrice, domandava di graduare ex art. 2055 c.c. la responsabilità della dott.ssa ### con quelle degli altri sanitari coinvolti e della struttura sanitaria convenuta in giudizio. 
Con comparsa di costituzione e risposta si costituiva anche la ### s.p.a. (ora ### s.p.a.), in persona del legale rappresentante p.t., chiamata in causa dal dott. ### la quale non contestava l'an della responsabilità del proprio assicurato ma il quantum dei danni lamentati. 
Evidenziava, poi, di aver già versato la somma di euro 350.000,00 all'### s.p.a. la quale in qualità di assicuratrice dell'ASP di ### aveva corrisposto agli attori l'importo di euro 1.400.000,00 e che, pertanto, essendo il massimale di polizza pari ad euro 516.000,00 residuava a suo eventuale carico solo la somma di euro 166.000,00. Chiedeva, pertanto, che la somma di euro 1.400,000,00, già pagata agli attori dall'### s.p.a., venisse riconosciuta come totalmente satisfattiva dei danni subiti dai ricorrenti con conseguente rigetto delle domande attrici; in via subordinata, in caso di accoglimento della domanda nei confronti del proprio assicurato dott. ### e della domanda di garanzia e/o manleva di quest'ultimo, chiedeva che la condanna venisse contenuta nei limiti del residuo massimale di polizza pari ad euro 166.000,00, con vittoria di spese e competenze di giudizio. 
Si costituiva anche l'### s.p.a. (ora ### s.p.a.), in persona del legale rappresentante p.t., quale chiamata in causa dai dottori ### ed ### la quale, preliminarmente, eccepiva l'inammissibilità della chiamata del terzo nei suoi riguardi perché assicurazione non legata ### il: 02/07/2019 n.1160/2019 importo 76382,00 contrattualmente al momento dei fatti con i sanitari convenuti nel giudizio; eccepiva altresì la sua carenza di legittimazione passiva in quanto la polizza n. 0027/### stipulata con la Asl n. 6 di ### (poi incorporata dall'ASP di ### era stata ceduta da essa alla compagnia assicurativa ### s.p.a. a seguito di cessione del ramo di azienda. Evidenziava le condizioni contrattuali di polizza in termini di massimale e di franchigia. Nel merito non contestava l'an della responsabilità del proprio assicurato ma soltanto il quantum dei danni lamentati negando l'insorgenza di ogni diritto risarcitorio in capo ai nonni di ### D'### Concludeva, in via preliminare, perché fosse disposta la sua estromissione dal giudizio o affinchè fosse dichiarato il suo difetto di legittimazione passiva; nel merito, chiedeva principalmente che la somma di euro 1.050,000,00 già pagata agli attori (detratto il rimborso di euro 350.000,00 ottenuto dalla ### s.p.a.) fosse riconosciuta come totalmente satisfattiva dei danni subiti dai ricorrenti con conseguente rigetto delle domande attoree; in via subordinata, in caso di accoglimento della domanda di manleva, chiedeva che la condanna della ### s.p.a. (quale impresa di assicurazioni ad essa subentrata nella titolarità della polizza siglata con l'ASP di ### venisse contenuta nei limiti del residuo massimale di polizza pari ad euro 4.111.986,71, con vittoria di spese e competenze di giudizio. 
Non si costituiva invece la ### s.r.l. rimanendo contumace nel giudizio. 
Con comparsa ai sensi dell'art. 105 c.p.c. interveniva in giudizio la ### s.p.a. (ora ### s.p.a.), in persona del legale rappresentante p.t., quale cessionaria di contratti di polizza e di ramo di azienda dall'### s.p.a., che, in via preliminare, si associava alla richiesta di estromissione dal giudizio e di declaratoria del difetto di legittimazione passiva di quest'ultima, rappresentando che in forza del contratto di cessione del ramo d'azienda e del contratto di polizza 0027/### essa interveniente era da considerarsi quale unica destinataria di qualunque residua pretesa risarcitoria per i fatti di causa. Eccepiva tutti i limiti contrattualmente previsti in termini di massimale e franchigia della polizza suindicata. Nel merito, si limitava a contestare le voci risarcitorie richieste dagli attori ed il quantum dei danni lamentati negando in ogni caso il diritto al risarcimento dei danni dei nonni di ### D'### Concludeva, in via principale, instando per la reiezione della domanda risarcitoria perché già soddisfatta a seguito del pagamento effettuato della somma complessiva di euro 1.400.000,00; in subordine e nel caso di accoglimento della domanda attrice, domandava di graduare ex art. 2055 c.c. la responsabilità dei medici e della struttura sanitaria convenuta in giudizio, nonché di graduare ex art. 1911 c.c. le rispettive responsabilità e di individuare le quote di ripartizione del danno tra ognuno dei civilmente responsabili. 
A seguito del decesso di ### (nonno materno di ### si costituivano in prosecuzione con comparsa del 2.12.2013 gli eredi ###### e ### i quali si riportavano a tutti i precedenti scritti difensivi e alle richieste, eccezioni e conclusioni ivi formulate dal proprio dante causa. 
Con comparsa depositata all'udienza del 19.9.2018 ###### e ### si costituivano altresì in prosecuzione a seguito del decesso di ### (nonna materna di ### quali eredi di quest'ultima insistendo in tutte le richieste eccezioni e conclusioni precedentemente formulate dall'originaria attrice. 
Nel corso del giudizio, in via istruttoria, è stata acquisita la documentazione prodotta dalle parti ed è stata espletata CTU medico-legale sulle persone di ### D'### di ### il: 02/07/2019 n.1160/2019 importo 76382,00 ### di ### D'### di ### D'### di ### di ### e di ### (con elaborato peritale redatto dal dott. ### depositato in ### il ###). 
La causa, dopo alcuni rinvii interlocutori dovuti al carico del ruolo, sulle conclusioni in epigrafe indicate, è stata trattenuta in decisione all'udienza del 19.9.2018, con la concessione alle parti dei termini di cui all'art. 190 c.p.c. per il deposito di scritti conclusionali.  MOTIVI DELLA DECISIONE Ante omnia corre l'obbligo di precisare che la presente controversia è stata istruita da altri ### ai quali lo scrivente ### è subentrato solamente all'udienza di precisazione delle conclusioni del 6.4.2016. 
Ciò doverosamente chiarito, va, in primo luogo, dato atto della legittimatio ad causam dei coniugi ### D'### e ### in rappresentanza dei figli minori ### D'### e ### D'### atteso che, per costante giurisprudenza, la proposizione dell'azione diretta ad ottenere il risarcimento del danno subito da un minore, mirando alla reintegrazione, alla conservazione o all'accrescimento del patrimonio del minore leso dall'atto dannoso, rientra tra gli atti di ordinaria amministrazione e può essere pertanto proposta dal genitore esercente la potestà senza l'autorizzazione del giudice tutelare (v. per la giurisprudenza di legittimità Cass. Civ. 19.1.2012 n. 743, Cass. 28.2.1992 n. 2489; Cass. civ. 11.1.1989 n. 59; Cass. civ. 13.1.1981 n. 294; cfr. anche per la giurisprudenza di merito, ex multis, #### 9.9.2013 n. 17919; ### Trani, 14.5.2014 n. 854), occorrente invece per la successiva eventuale riscossione delle somme. 
Conseguentemente va respinta l'eccezione di difetto di legittimazione attiva sollevata sul punto dalle parti convenute e dalla terza chiamata ### of ### Ancora in via pregiudiziale deve essere disattesa la contestazione sollevata dai convenuti ASP di ### dott.ssa ### e dalla terza chiamata ### of ### relativa all'indeterminatezza della domanda. 
Ed invero, in ordine alla presunta nullità dell'atto di citazione, si osserva che l'invalidità di cui all'art.  164 c.p.c. può essere riscontrata nelle sole ipotesi di omissione o di assoluta incertezza nella individuazione dell'oggetto della domanda o nell'esposizione dei fatti o degli elementi che costituiscono le ragioni della stessa. Sul punto la Suprema Corte ha costantemente precisato che “la nullità della citazione per omessa determinazione dell'oggetto della domanda postula la totale omissione o la assoluta incertezza del petitum inteso sotto il profilo formale del provvedimento giurisdizionale richiesto, e nell'aspetto sostanziale, come bene della vita di cui si domanda il riconoscimento. Detta ipotesi non ricorre quando l'individuazione del petitum così inteso sia comunque possibile attraverso un esame complessivo dell'atto introduttivo del giudizio, non limitato alla parte di esso destinata a contenere le conclusioni, ma esteso anche alla parte espositiva” (cfr.  Civ. n.3911/2001; Cass. Civ. n.4828/2006). 
Pertanto, nel caso di specie, in applicazione delle suindicate coordinate giurisprudenziali, deve riconoscersi, nel rigettare la sollevata eccezione, la piena validità dell'atto introduttivo, il cui contenuto appare completo e sufficientemente determinato con riferimento a tutti gli elementi essenziali della domanda, in relazione ai quali, difatti, le parti eccipienti hanno potuto articolare le proprie argomentazioni, senza alcun pregiudizio delle proprie facoltà di difesa e del contraddittorio. 
Deve essere disattesa anche l'ulteriore eccezione spiegata dai convenuti e dalle compagnie assicurative terze chiamate e intervenute nel giudizio relative alla carenza di legittimazione attiva dei nonni di ### D'### alla tutela risarcitoria essendo ormai consolidato l'indirizzo della ### il: 02/07/2019 n.1160/2019 importo 76382,00
Suprema Corte che riconosce al congiunto ed al parente stretto del macroleso la legittimazione ad agire "iure proprio" contro il responsabile delle lesioni (vedi Cass. S.U. 9556/2002) Va infine esaminata, sempre preliminarmente, l'eccezione di prescrizione della domanda risarcitoria opposta dai convenuti e dalle compagnie assicurative chiamate in causa.  ### è priva di fondamento e pertanto non può essere accolta. 
Al riguardo si osserva che, in via generale, il termine di prescrizione del diritto al risarcimento del danno da responsabilità professionale (nell'ambito della quale va ricondotta l'odierna azione) inizia a decorrere non dal momento in cui la condotta del professionista determina l'evento dannoso, bensì da quello in cui la produzione del danno si manifesta all'esterno, divenendo oggettivamente percepibile e riconoscibile da chi ha interesse a farlo valere. Al fine di determinare il "dies a quo" di decorrenza della prescrizione occorre verificare il momento in cui si sia prodotto, nella sfera del creditore, il pregiudizio causato dal colpevole inadempimento del debitore. Va, peraltro, rilevato che il debitore, ove eccepisca la prescrizione del credito, ha l'onere di allegare e provare il fatto che, permettendo l'esercizio del diritto, determina l'inizio della decorrenza del termine ai sensi dell'art. 2935 cod. civ.. 
Nel caso all'esame il termine di prescrizione è da ritenersi decennale trattandosi di responsabilità contrattuale e può essere fatto risalire anche al giorno della nascita della piccola ### (avvenuta il ###) considerato che già in quel momento la produzione del danno si era manifestata all'esterno atteso che la nascitura presentava immediatamente dei segni di “cianosi, apnea…non reattiva”; conseguentemente il diritto al risarcimento del danno azionato dagli attori nel presente giudizio non può essere ritenuto in alcun modo prescritto atteso che al momento della notificazione dell'atto di citazione (avvenuta nell'anno 2010) ancora non erano decorsi i dieci anni necessari per considerare maturata la prescrizione del diritto risarcitorio dei ricorrenti. 
Conseguentemente vanno disattese le deduzioni sostenute dalle parti eccipienti che sembrano costruire l'eccezione di estinzione del diritto sul presupposto della qualificazione della responsabilità medica come avente natura extracontrattuale in assenza di uno specifico e formale contratto intervenuto tra gli interessati atteso che nella specie la domanda giudiziale è stata svolta nella vigenza di un orientamento costante della giurisprudenza della Suprema Corte che ha considerato la responsabilità medica come avente natura e caratterizzazione contrattuale, con prescrizione decennale.  ### parte, soltanto successivamente ai fatti di causa ed all'introduzione della presente causa, sono entrati in vigore il ### “Balduzzi” (convertito il ### nella legge n.189/2012) e poi la ### (n. 24/2017 in vigore dal 2.4.2017) che partendo da una diversa qualificazione giuridica della natura della responsabilità del medico (aquiliana anziché ex contractu) individuano il termine prescrizionale in quello quinquennale anziché in quello decennale ordinario. Tuttavia vale il principio della irretroattività della legge scolpito normativamente nell'art. 11 delle disposizioni generali premesse al ###, considerato che le leggi anzidette sono entrate in vigore successivamente alla proposizione della domanda giudiziale e alla conseguente vocatio in iudicium. 
Segue il rigetto della spiegata eccezione di prescrizione della domanda attorea. 
Prima di passare funditus all'esame del merito delle domande di accertamento della colpa professionale e di quelle risarcitorie avanzate dagli odierni attori occorre rilevare che devono ritenersi necessariamente assorbite le richieste pregiudiziali e/o preliminari avanzate dai ricorrenti per ottenere la tutela “interinale” della pretesa risarcitoria azionata (recte: richiesta di emissione di provvisionale ex art. 278 c.p.c., richiesta di rilascio di fideiussioni, richiesta di deposito dei massimali, richieste di autorizzazione alla trascrizione della domanda giudiziaria e/o di pignoramenti, richieste di messa a disposizione di importi accantonati per T.F.R. in favore dei sanitari convenuti) anche perchè non più ### il: 02/07/2019 n.1160/2019 importo 76382,00 sostenute da un interesse concreto ed attuale degli attori, considerata la presente pronuncia che va a regolare nel merito la controversia. 
Volgendo quindi al merito della res controversa ritiene il ### che siano fondate le domande di accertamento della responsabilità professionale dei medici convenuti (e conseguentemente della struttura sanitaria e quindi dell'ASP di ### formulate dagli attori e la domanda di risarcimento dei danni avanzata da ### e ### D'### in proprio ed in qualità di genitori esercenti la responsabilità genitoriale sulle figlie minori ### D'### e ####, la quale comunque deve trovare accoglimento nei termini che si dirà; va invece respinta la pretesa risarcitoria formulata da ### e dagli eredi di ### e di ### in qualità di nonni di ### D'### Orbene, le domande che formano oggetto del presente giudizio traggono titolo dalla dedotta responsabilità dei medici e della struttura sanitaria (l'### di ### facente parte dell'ASL n. 6 di ### poi inglobata nell'ASP di ### convenuti in giudizio, per i danni che a diverso titolo sono derivati agli attori a seguito delle operazioni di parto di ### D'### eseguite sulla madre ### presso l'### di #### di ### e ### In particolare, con l'atto introduttivo del presente giudizio, gli attori hanno dedotto, nei confronti dei convenuti, una responsabilità solidale di natura contrattuale o extracontrattuale, allegando, quale fatto costitutivo della loro pretesa risarcitoria la negligente, imperita ed imprudente condotta professionale tenuta dai convenuti dottori ### e ### durante la fase di travaglio e del parto per la nascita di ### D'### con particolare riferimento al carente monitoraggio da parte dei sanitari delle condizioni della partoriente e della sofferenza “intrapartum” del feto, alla mancata effettuazione di un tempestivo taglio cesareo, alla incauta manovra di ### effettuata sulla partoriente nonché alla carente efficienza organizzativa e materiale dell'### di ### Orbene, secondo la disciplina sostanziale della responsabilità medica, applicabile ratione temporis, formatasi per via giurisprudenziale prima dell'entrata in vigore della ### n. 189 del 2012, c.d. legge Balduzzi, e della recente disciplina legislativa introdotta con la ### n. 24/2017, c.d. ### entrambe applicabili solo ai fatti verificatisi dopo la loro entrata in vigore, in ragione del principio generale di irretroattività della legge, dettato dall'art. 11 delle ### la responsabilità del medico e dell'ente ospedaliero per inesatto adempimento della prestazione ha natura contrattuale ed è quella tipica del professionista, con la conseguenza che trovano applicazione il regime proprio di questo tipo di responsabilità quanto alla ripartizione dell'onere della prova e i principi delle obbligazioni da contratto d'opera intellettuale professionale relativamente alla diligenza e al grado della colpa (v. anche Cass. 22 gennaio 1999, n. 589, in motiv.; Cass. 11 marzo 2002, n. 3492; 14 luglio 2003, n. 11001; 21 luglio 2003, n. 11316, in motiv.). 
Ciò posto deve rilevarsi che secondo la costante giurisprudenza della Suprema Corte, la responsabilità del medico trova titolo nell'inadempimento delle obbligazioni ai sensi dell'art. 1218 c.c. e ss, (v. Cass., Sez. Un., 11/1/2008, n. 577; Cass., 13/4/2007, n. 8826; Cass., 22/12/1999, n. 589). 
Ed infatti, gli approdi della giurisprudenza di legittimità, seguita pressoché costantemente ed uniformemente da quella di merito, hanno condotto all'affermazione di una responsabilità contrattuale derivante dalla fattispecie del cosiddetto contatto sociale da cui scaturisce ex lege, una serie di prestazioni e di obblighi specifici: lealtà reciproca, diligenza e perizia professionali, informazioni prima e durante il trattamento sanitario e perfino dopo la fine delle terapie. Una serie di obbligazioni dunque tra soggetti determinati e di contenuto specifico, dirette a soddisfare un interesse predefinito, e ### il: 02/07/2019 n.1160/2019 importo 76382,00 non, o meglio, non solo l'interesse generico a non subire lesioni nella sfera dei propri diritti. Sotto l'aspetto degli obblighi e delle prestazioni, cioè, non sono rinvenibili differenze di rilievo a seconda che il rapporto nasca da un vero e proprio accordo negoziale diretto tra medico e paziente ovvero dal contratto intercorso tra quest'ultimo e la struttura sanitaria in cui il medico, a qualsiasi titolo, presta la sua attività (cfr., in tal senso ed ex permultis, Cass. 22 gennaio 1999, n. 589, Cass. SS. UU., 1 luglio 2002, n. 9556 e Cass. 19 aprile 2006, n. 9085 Cass.; Cass. ### n. 577/2008).  ### parte, la giurisprudenza ha ormai da tempo elaborato un sistema ad hoc in materia di responsabilità medica, contrattuale o extracontrattuale che la si voglia considerare, nella prospettiva di rafforzare la tutela del paziente, soggetto debole per definizione. 
Dalla identificazione della responsabilità oggetto di causa quale responsabilità contrattuale discende l'applicazione della relativa normativa in termini di prescrizione, grado della colpa, ripartizione dell'onere della prova. 
Con riferimento all'onere probatorio le S.U. della Suprema Corte con la sentenza n. 577/2008 hanno affermato che “l'attore, paziente danneggiato, deve limitarsi a provare l'esistenza del contratto (o il contatto sociale) e l'insorgenza o l'aggravamento della patologia ed allegare l'inadempimento del debitore, astrattamente idoneo a provocare il danno lamentato, rimanendo a carico del debitore dimostrare o che tale inadempimento non vi è stato ovvero che, pur esistendo, esso non è stato eziologicamente rilevante” (sul punto vedi anche Cass., 24/5/2006, n. 12362; Cass., 11/11/2005, 22894). 
Il paziente, dunque, non è tenuto anche a provare la colpa del medico e/o della struttura sanitaria e la relativa gravità (da ultimo v. Cass., 24/5/2006, n. 12362; cfr. Cass., 21/6/2004, n. 11488). 
Quanto alla prova del nesso di causalità tra l'azione o l'omissione del medico-debitore e l'evento dannoso deve rilevarsi che un orientamento giurisprudenziale meno recente riteneva che quando la prestazione professionale da cui è derivato il danno non era di difficile esecuzione, la dimostrazione da parte del paziente dell'aggravamento della sua situazione patologica o l'insorgenza di nuove patologie era idonea a fondare una presunzione semplice in ordine all'inadeguata o negligente prestazione (res ipsa loquitur), spettando all'obbligato fornire la prova che la citata prestazione era stata eseguita in modo diligente e che quegli esiti peggiorativi erano stati determinati da un evento imprevisto ed imprevedibile (cfr., Cass. 21 dicembre 1978, n. 6141; Cass. 16 novembre 1988, n. 6220; 11 marzo 2002, n. 3492). 
Più specificamente, l'onere della prova era stato ripartito tra le parti nel senso che spettava al medico provare che il caso era di particolare difficoltà e al paziente quali fossero state le modalità di esecuzione inidonee, ovvero a questi spettava provare che la prestazione era di facile esecuzione ed al medico che l'insuccesso non fosse dipeso da suo difetto di diligenza (cfr., Cass. 19 maggio 1999, 4852; Cass. 4 febbraio 1998, n. 1127; Cass. 30 maggio 1996, n. 5005; Cass. 16 febbraio 2001, n. 2335; 16 novembre 1988, n. 6220). 
La Suprema Corte con la nota sentenza pronunciata a ### n.. 577/2008 (peraltro confermata dalla giurisprudenza successiva cfr., Cassazione civile, sez. III, 20/04/2010, n. 9315; in senso conforme ### Un. civ., 11 gennaio 2008, nn. 576, 581, 582, 584; Cass. civ., 9 febbraio 2010, n. 2847) ha, invece, sostanzialmente superato la distinzione tradizionale tra obbligazione di mezzi e di risultato e la distinzione tra prestazione di facile esecuzione e prestazione implicante la soluzione di problemi tecnici di speciale difficoltà, poiché tale dicotomia non può valere come criterio di distribuzione dell'onere della prova, bensì solamente ai fini della valutazione del grado di diligenza e del corrispondente grado di colpa riferibile al sanitario. All'art. 2236 c.c., non va conseguentemente ### il: 02/07/2019 n.1160/2019 importo 76382,00 assegnata rilevanza alcuna ai fini della ripartizione dell'onere probatorio, giacché incombe in ogni caso al medico dare la prova della particolare difficoltà della prestazione, laddove la norma in questione implica solamente una valutazione della colpa del professionista, in relazione alle circostanze del caso concreto (v. Cass., Sez. Un., 11/1/2008, n. 577; Cass., 13/4/2007, n. 8826; Cass., 28/5/2004, n. 10297; Cass., 21/6/2004, n. 11488). 
Ciò posto in termini di onere probatorio, va ulteriormente precisato che il nesso causale è regolato dal principio di cui agli artt. 40 e 41 cod. pen., per il quale un evento è da considerare causato da un altro se il primo non si sarebbe verificato in assenza del secondo, nonché dal criterio della cosiddetta causalità adeguata, sulla base del quale, all'interno della serie causale, occorre dar rilievo solo a quegli eventi che non appaiano - ad una valutazione "ex ante" - del tutto inverosimili, ferma restando, peraltro, la diversità del regime probatorio applicabile, in ragione dei differenti valori sottesi ai due processi: nel senso che, nell'accertamento del nesso causale in materia civile, vige la regola della preponderanza dell'evidenza o del "più probabile che non", mentre nel processo penale vige la regola della prova "oltre il ragionevole dubbio". Ne consegue, con riguardo alla responsabilità professionale del medico, che, essendo quest'ultimo tenuto a espletare l'attività professionale secondo canoni di diligenza e di perizia scientifica, il giudice, accertata l'omissione di tale attività, può ritenere, in assenza di altri fattori alternativi, che tale omissione sia stata causa dell'evento lesivo e che, per converso, la condotta doverosa, se fosse stata tenuta, avrebbe impedito il verificarsi dell'evento stesso(cfr. Cass. n. 16123 del 08/07/2010). 
Come la Corte di Cassazione ha avuto modo di precisare, in tema di responsabilità del medico per i danni causati al paziente, l'inadempimento del professionista alla propria obbligazione non può essere, tuttavia, desunto, ipso facto, dal mancato raggiungimento del risultato utile avuto di mira dal cliente, ma deve essere valutato alla stregua dei doveri inerenti allo svolgimento dell'attività professionale (v. 
Cass., 9/11/2006, n. 23918).  ### consegue infatti alla prestazione negligente, ovvero non improntata alla dovuta diligenza da parte del professionista (e/o della struttura sanitaria) ai sensi dell'art. 1176 c.c., comma 2, adeguata alla natura dell'attività esercitata e alle circostanze concrete del caso.  ### la regola sopra ribadita in tema di ripartizione dell'onere probatorio, provati dal paziente la sussistenza ed il contenuto del contratto, se alla prestazione dell'attività non consegue il risultato normalmente ottenibile in relazione alle circostanze concrete del caso incombe invero al medico (a fortiori ove trattisi di intervento semplice o routinario) dare la prova del verificarsi di un evento imprevedibile e non superabile con l'adeguata diligenza che lo stesso ha impedito di ottenere. In presenza di risultato "anomalo" o anormale rispetto al convenuto esito dell'intervento o della cura, che si ha non solo allorquando alla prestazione medica consegue l'aggravamento dello stato morboso o l'insorgenza di nuova patologia ma anche quando l'esito risulta caratterizzato da inalterazione rispetto alla situazione che l'intervento medico - chirurgico ha appunto reso necessario (v.Cass., 13/4/2007, 8826), e quindi dello scostamento da una legge di regolarità causale fondata sull'esperienza, il medico e la struttura sono cioè tenuti a dare la prova che esso dipende da fatto ad essi non imputabile, in quanto non ascrivibile alla condotta mantenuta in conformità alla diligenza dovuta, avuto riguardo alle specifiche circostanze del caso concreto. E laddove tale prova non riesca a dare, secondo la regola generale ex artt. 1218 e 2697 c.c., il medesimo rimane soccombente. 
Per quanto poi attiene alla posizione della struttura e del sanitario operante deve rilevarsi che la responsabilità contrattuale di tale struttura nei confronti del paziente può derivare, a norma dell'art.  1218 c.c., sia dall'inadempimento di quelle obbligazioni che sono direttamente a carico dell'ente ### il: 02/07/2019 n.1160/2019 importo 76382,00 debitore, sia, a norma dell'art. 1228 c.c., dall'inadempimento della prestazione medico - professionale svolta direttamente dal sanitario, che assume la veste di ausiliario necessario del debitore. E' irrilevante stabilire, nella fattispecie che ci occupa, se detta responsabilità sia conseguenza dell'applicazione dell'art. 1228 c.c., per cui il debitore della prestazione che si sia avvalso dell'opera di ausiliari risponde anche dei fatti dolosi o colposi di questi, ovvero del principio di immedesimazione organica, per cui l'operato del personale dipendente di qualsiasi ente pubblico o privato ed inserito nell'organizzazione del servizio determina la responsabilità diretta dell'ente medesimo, essendo attribuibile all'ente stesso l'attività del suo personale (cfr. Cass. Civ. n. 9269/1997 e Cass. Civ. n. 10719/2000). 
Infatti, ciò che rileva, in questa sede, è che l'ente ospedaliero privato o pubblico risponde direttamente della negligenza ed imperizia dei propri dipendenti nell'ambito delle prestazioni sanitarie effettuate al paziente: in altri termini, l'ente ospedaliero è contrattualmente responsabile se il suo medico è almeno in colpa, applicandosi il corrispondente regime dell'onere probatorio. 
Le stesse ### della Suprema Corte di Cassazione, con sentenza 577/2008 hanno peraltro confermato che "per quanto concerne la responsabilità della struttura sanitaria nei confronti del paziente è irrilevante che si tratti di una casa di cura privata o di un ospedale pubblico in quanto sostanzialmente equivalenti sono a livello normativo gli obblighi dei due tipi di strutture verso il fruitore dei servizi, ed anche nella giurisprudenza si riscontra una equiparazione completa della struttura privata a quella pubblica quanto al regime della responsabilità civile anche in considerazione del fatto che si tratta di violazioni che incidono sul bene della salute, tutelato quale diritto fondamentale dalla ### senza possibilità di limitazioni di responsabilità o differenze risarcitorie a seconda della diversa natura, pubblica o privata, della struttura sanitaria" (cfr., nello stesso senso Cass. 25.2.2005, n. 4058). 
In definitiva, deve ritenersi che l'obbligazione assunta, nei confronti del paziente, dal medico che abbia eseguito l'intervento vada qualificata in termini pressoché analoghi a prescindere dalla circostanza che quest'ultimo sia dipendente dalla struttura sanitaria in cui venga eseguito l'intervento ovvero sia il medico di fiducia del paziente in quest'ultima ricoverato. A questi fini è, infatti, sufficiente che la struttura sanitaria comunque si avvalga dell'opera del medico, non valendo ad escludere la sua responsabilità la circostanza che ad eseguire l'intervento sia un medico di fiducia del paziente, sempre che la scelta cada (anche tacitamente) su un professionista inserito nella struttura sanitaria ovvero che si avvalga di tale struttura, giacché la scelta del paziente risulta in tali ipotesi operata pur sempre nell'ambito di quella più generale ed a monte effettuata dalla struttura sanitaria, come del pari irrilevante è che la scelta venga fatta dalla struttura sanitaria con (anche tacito) consenso del paziente (cfr., Cassazione civile, sez. III, 13/04/2007, n. 8826; Cass. 14 giugno 2007 n. 13953; Cass. 14 luglio 2004 n. 13066; Cass. 22 dicembre 1999, n. 589; Cass. 29.9.2004, n. 19564; Cass. 21.6.2004, n. 11488; Cass. n. 9085 del 2006). 
Riassumendo, è dunque onere di chi agisce per la colpa professionale dimostrare l'esistenza del contratto con la struttura sanitaria ed allegare l'inadempimento (o comunque l'inesatto adempimento) delle prestazioni medico professionali rese in suo favore dai medici e dalla struttura sanitaria, restando, invece, a carico di questi ultimi la prova che le medesime prestazioni erano state eseguite in modo diligente e che i problemi lamentati erano stati determinati da un evento imprevisto, imprevedibile ovvero inevitabile. 
Nel caso di specie, con precipuo riferimento all'accertamento della responsabilità dei convenuti per gli eventi per cui è causa, deve rilevarsi che le parti attrici, ad eccezione dei nonni di ### D'### (giuseppe #### e ###, sono risultate parti offese ### il: 02/07/2019 n.1160/2019 importo 76382,00 costituite parti civili nel procedimento penale a carico dei due ginecologi dottori ### e ### i quali sono stati condannati con sentenza passata in autorità di cosa giudicata per negligenza, imprudenza ed imperizia nell'esecuzione del loro operato oltre che al risarcimento in solido del danno sofferto dalle parti civili (da liquidarsi davanti al giudice civile) e alla corresponsione di una provvisionale di euro 910.000,00 e delle spese processuali (sentenza n. 147/2005 del ### di ### poi confermata dalla Corte d'Appello di ### con sentenza n. 260/2007 ulteriormente ribadita dalla Corte di Cassazione con sentenza n. ###/2009 - vedi doc.ti 48-50 fascicolo di parte attrice). 
In merito all'autorità del giudicato penale in rapporto alla responsabilità civile ex delicto, va richiamato l'art. 651 c.p.p. il quale stabilisce verbatim che "la sentenza penale irrevocabile di condanna pronunciata in seguito a dibattimento ha efficacia di giudicato quanto all'accertamento della sussistenza del fatto, della sua illiceità penale e all'affermazione che l'imputato lo ha commesso, nel giudizio civile o amministrativo per le restituzioni e il risarcimento del danno promosso nei confronti del condannato". 
In base alla consolidata giurisprudenza della Suprema Corte (ex pluris v. Cass. n. 9235/2006, Cass. 3074/2001, Cass. n. 5925/2004), l'autorità del giudicato copre sia il dedotto che il deducibile, ovvero non soltanto le questioni di fatto e di diritto investite esplicitamente dalla decisione, ma anche le questioni che - sebbene non investite esplicitamente dalla decisionecostituiscano tuttavia presupposto logico essenziale ed indefettibile della decisione stessa. 
Pertanto, ai sensi dell'art. 651 c.p.p., la sentenza penale irrevocabile di condanna ha efficacia di giudicato nel processo civile di risarcimento del danno quanto all'accertamento del fatto in tutti i suoi elementi costitutivi accertati dal giudice penale, della sua illiceità penale e all'affermazione che l'imputato lo ha commesso. La sentenza del giudice penale, che ha pronunciato condanna definitiva dell'imputato al risarcimento dei danni in favore della costituita parte civile, demandandone la liquidazione ad un successivo e separato giudizio, spiega, in sede civile, effetto vincolante in ordine all'affermata responsabilità dell'imputato (Cassazione n. 23633/2014; cfr. anche Cass. n. 14921.2010: “qualora, in sede penale, sia stata pronunciata in primo o in secondo grado la condanna, anche generica, alle restituzioni e al risarcimento dei danni cagionati dal reato a favore della parte civile ..  una tale decisione, se la predetta condanna resta confermata, comportando necessariamente, quale suo indispensabile presupposto, l'affermazione della sussistenza del reato e della sua commissione da parte dell'imputato, dà luogo a giudicato civile, come tale vincolante in ogni altro giudizio tra le stesse parti” ). 
Orbene nel vigente ordinamento, è operativo il principio secondo cui la condanna definitiva in sede penale vincola il giudice civile adito con azione restitutoria o risarcitoria, precludendo ogni ulteriore indagine sulla sussistenza e illiceità del fatto e sulla responsabilità del condannato, quando il fatto illecito sia comune alla fattispecie penale ed a quella civile (Cassazione n. 27412/2008). 
Nel caso che qui occupa, parte attrice ha promosso azione risarcitoria convenendo in giudizio la dott.ssa ### il dott. ### e la ASP di ### i medici risultano essere stati condannati - come detto - in via definitiva, in sede penale, per il reato loro ascritto, nonchè al risarcimento dei danni da liquidarsi in sede civile, oltre al pagamento di una provvisionale di euro 910.000,00. 
Su tali basi, appaiono inconferenti le eccezioni e le richieste sollevate avverso la parte attrice dalla terza chiamata ### of ### In base alla giurisprudenza di legittimità (ex multis Cassazione prima sezione civile n. 7138/2015) in caso di chiamata in causa del terzo, questi assume, per effetto della stessa chiamata, la posizione di ### il: 02/07/2019 n.1160/2019 importo 76382,00 contraddittore nei confronti della domanda originaria solo se, in caso di azione risarcitoria, viene indicato dalla parte convenuta quale unico responsabile del fatto dannoso e non anche se viene chiamato in causa dal convenuto per esserne garantito. 
Nel caso in cui il terzo viene chiamato dal convenuto per esserne garantito, come nel caso di specie, se l'attore vuole proporre domanda anche nei confronti del terzo chiamato, deve formulare nei confronti dello stesso una espressa ed autonoma domanda, stante l'autonomia sostanziale dei due rapporti, ancorchè conflittuali, in un unico processo (vedasi anche Cassazione n. 5057/2010). 
Il che non è stato nel caso di specie. 
I rapporti rimangono quindi distinti ed autonomi e come tali le eccezioni sollevate non riguardano l'accertamento della responsabilità penale dei convenuti e le eccezioni devono intendersi riferite esclusivamente al rapporto intercorrente nello specifico tra loro terzi chiamati ed il chiamante in garanzia. 
Su tali basi, quanto all'autorità del giudicato penale in rapporto alla responsabilità civile ex delicto, si ribadisce che la sentenza penale irrevocabile di condanna ha efficacia di giudicato, quanto all'accertamento della sussistenza del fatto, della sua illiceità penale e all'affermazione che l'imputato lo ha commesso, nel giudizio civile per il risarcimento del danno promosso nei confronti del condannato nel processo penale ed il giudice civile è vincolato nella propria decisione per quanto riguarda gli elementi essenziali del fatto-reato ad egli devoluto quale illecito che determina la responsabilità risarcitoria o restitutoria (cfr. Cass. n. 23633/2014). 
Di conseguenza vanno affermate le responsabilità dei convenuti dottori ### e ### nella causazione delle gravi lesioni occorse a ### D'### e a ### Deve rilevarsi, inoltre, che la prova dell'an debeatur è stata comunque fornita dagli attori anche nel presente giudizio civile e ciò si afferma con particolare riferimento alla autonoma posizione dei nonni di ### D'### non costituitisi parte civile nel giudizio penale e dell'ASP di ### che è parte convenuta nella odierna causa sebbene, quale responsabile civile, non risulta essere stata citata né essere intervenuta nel processo penale conclusosi. 
Ebbene, nel compiere siffatto accertamento il ### può di certo avvalersi anche della documentazione proveniente dai processi penali svoltisi a carico dei dottori ### ed ### Tale documentazione assume infatti un valore di assoluto rilievo nel presente giudizio e ai fini di cui si è appena detto, facendo propria quell'interpretazione giurisprudenziale secondo la quale “al di fuori dei casi di prova legale non esiste nel nostro ordinamento una gerarchia delle prove, per cui i risultati di talune di esse debbano necessariamente prevalere nei confronti di altri dati probatori, essendo la valutazione delle prove rimessa al prudente apprezzamento del giudice. Ne deriva che il giudice può utilizzare, come fonte del proprio convincimento, anche prove raccolte in un diverso giudizio fra le stesse o altre parti e, quindi, anche prove raccolte in un giudizio penale (ancorché conclusosi con sentenza di non doversi procedere per intervenuta amnistia o per altra causa estintiva del reato) esaminandone direttamente il contenuto ovvero ricavandolo dalla sentenza o dagli atti del processo penale e effettuando la relativa valutazione con ampio potere discrezionale, senza essere vincolato dalla valutazione che ne abbia fatto il giudice penale” (cfr. Cass. sez. lav. n. 3447 del 13 maggio 2000). 
Inoltre, va precisato che l'impiego del materiale probatorio acquisito in sede ###si limita alla possibile utilizzazione delle sentenze ma si estende pure alle risultanze degli atti derivanti dalle indagini preliminari svolte dal pubblico ministero, le quali possono entrare a far parte dell'apparato probatorio mediante la produzione documentale delle parti nel rispetto dei relativi termini processuali e possono anche essere sufficienti a formare il convincimento del giudice.  ### il: 02/07/2019 n.1160/2019 importo 76382,00
Come precisato dalla giurisprudenza, infatti, “il giudice civile, in mancanza di alcun divieto, può liberamente utilizzare le prove raccolte in un diverso giudizio tra le stesse o tra altre parti, e può anche avvalersi delle risultanze derivanti dagli atti delle indagini preliminari svolte in sede penale, le quali possono anche essere sufficienti a formare il convincimento del giudice, la cui motivazione non è sindacabile in sede di legittimità quando la valutazione compiuta sia stata estesa anche a tutte le successive risultanze probatorie e non si sia limitata ad un apprezzamento della sola prova formatasi nel procedimento penale” (vedi Cass. civ. n. 20335, 15 ottobre 2004). 
Ciò precisato, relativamente alla prova del rapporto contrattuale paziente - struttura e medici, fonte di responsabilità per l'eventuale inadempimento degli obblighi da esso discendenti, si rileva che l'esistenza del contratto/contatto intercorso tra l'attore e i convenuti oltre a non essere contestato da nessuna parte in causa risulta anche provata per tabulas dalla copiosa documentazione in atti (vedi doc.ti 2-11 fascicolo di parte attrice), da cui emerge il ricovero di ### presso l'### di ### di ### e ### in data ### e le successive operazioni di parto e post parto. 
Sicchè può ritenersi dimostrata sia la conclusione del contratto atipico di spedalità tra ### e la struttura convenuta sia il contatto sociale tra l'attrice ed i sanitari della struttura. 
Emerge inoltre ex actis che i medici convenuti erano all'epoca dei fatti dipendenti dell'### di ### e dunque dell'ASL n. 6 di ### successivamente inglobata dall'ASP di ### (vedi attestazioni di servizio fascicolo di parte attrice). 
Gli odierni attori hanno poi adempiuto, all'onere della specifica allegazione della natura dell'inadempimento contestato, consistente nella carenza di monitoraggio delle operazioni di parto, nella mancata tempestiva effettuazione del taglio cesareo al posto del parto spontaneo e nell'esecuzione su ### della rischiosa manovra di ### Dall'istruttoria e dai documenti di causa è emerso poi incontrovertibilmente che i dottori ### e ### non hanno adempiuto correttamente la prestazione medica insistendo nel parto spontaneo anziché nell'espletamento del parto con taglio cesareo senza rendersi conto delle condizioni di salute “intrapartum” ormai precarie di ### D'### che hanno determinato le gravissime lesioni neurologiche riportate dalla medesima praticando altresì la manovra di ### (al fine di favorire l'espulsione del feto e quindi la nascita di ### D'### su un soggetto (la partoriente ### già cesarizzato cagionando così uno shock emorragico con conseguente rottura dell'utero e necessità di immediato intervento chirurgico “laparatomico d'isterectomia sopracervicale con conservazione degli annessi”. 
Quanto appena detto è stato d'altronde acclarato non soltanto nelle richiamate sentenze penali che hanno riguardato i fatti di causa, ma anche nelle varie perizie espletate sia nei giudizi penali sia nel presente procedimento civile. 
In proposito il dott. ### perito del P.M. nell'ambito del procedimento penale svoltosi dinanzi al ### del ### di ### ha evidenziato che “l'instaurarsi di un travaglio patologico sub specie di rallentata progressione della dilatazione cervicale… doveva indurre i sanitari curanti a interrompere il parto di prova e ad eseguire con tempestività il taglio cesareo dal momento che erano venuti meno i criteri generali per un parto vaginale sicuro dopo taglio cesareo. ### voluto proseguire il travaglio patologico ha comportato causalmente l'insorgere di uno stato di sofferenza fetale acuta che ha indotto i sanitari a scegliere per accelerare l'espulsione del feto e quindi la nascita la rischiosa ### di Kristeller…### omissione nell'assistenza al travaglio e al parto individua elementi di responsabilità professionale sia in riferimento al danno neurologico patito dalla piccola ### il: 02/07/2019 n.1160/2019 importo 76382,00
D'### sia al danno biologico di sua madre ### che ha subito la perdita dell'utero a causa della sua rottura. Emerge inoltre che per giungere all'asportazione dell'utero si deve ammettere che la rottura fosse così estesa e compromissiva da non poter essere riparata” per poi concludere che “è possibile affermare che la grave sofferenza acuta sofferta dal prodotto del concepimento… trova nesso causale certo… del danno cerebrale di cui è portatrice la piccola D'### Eliana….sicchè l'omessa diagnosi della grave sofferenza fetale ben documentabile da una corretta analisi dei tracciati….hanno indotto il danno cerebrale….il tardivo riconoscimento dello stato asfittico è da mettersi in diretto rapporto causale anche con le modalità del parto vaginale operativo espletato mediante la manovra di #### da non doversi ritenere correttamente eseguita su una donna già cesarizzata…il tutto configura aspetti di condotta sanitaria censurabile per i medici….sul piano dell'imprudenza dell'imperizia e della negligenza..” (vedi doc. 58 fascicolo di parte attrice). 
Anche il CTU del GIP presso il ### di ### dott. ### ha accertato nel suo elaborato tecnico - le cui risultanze sono state confermate dallo stesso perito anche nelle dichiarazioni rese nell'ambito del giudizio n. 752/2004 dinanzi al GIP del ### di ### - che “nella condotta dei sanitari che ebbero in cura la signora ### si ravvisano errori di valutazione che si sono concretizzati in atti per lo più omissivi la cui rilevanza deriva dall'evitabilità dell'evento e dalla incidenza causale di detti atti. Anche condotte commissive si ravvisano nella scelta dell'amnioressi e della manovre di ### La scelta del management piuttosto difettoso deriva da condotte imperite…Non è possibile differenziare i ruoli dei sanitari anche se il ginecologo curante era depositario di maggiori informazioni cliniche e quindi competente nella migliore strategia ostetrica..”.  ### del GIP ha poi concluso affermando che “in seguito al parto del 5.2.2003 la signora ### ha riportato una rottura dell'utero con conseguente asportazione chirurgica e conseguentemente la perdita della capacità di procreare. Allo stesso modo la paralisi cerebrale della piccola ### D'### è dovuta all'asfissia intrapartum. V'è discendenza causale…tra parto e lesioni….che sono in conseguenza della condotta dei sanitari….Un management errato che ha comportato errori in sequenza sia di tipo commissivo (effettuazione dell'amnioressi e delle manovre di ### che di tipo omissivo (scarso monitoraggio ed errata valutazione dei dati)” (vedi. doc. 59 fascicolo parte ricorrente). 
Infine il nesso di causalità tra evento e danno e dunque la responsabilità dei sanitari (e conseguentemente della struttura sanitaria) è stata accertata, come anticipato, anche nella CTU svoltasi nel corso del presente giudizio: infatti il fiduciario del giudice, dott. ### ha asseverato quanto segue: “La paziente si ricoverava come seconda gravida con un'anamnesi patologica caratterizzata da poliabortività, precedente taglio cesareo, coagulopatia da sindrome antifosfolipidi. Essa al ricovero presentava uno stato di relativo benessere. Pur trattandosi di soggetto già cesarizzato i sanitari programmavano un parto per via naturale non sussistendo effettivamente controindicazioni a tale programma di intervento. Alle 11,00 del 3.2.2003 con una dilatazione del collo dell'utero a 3 cm.  veniva sottoposta a induzione del parto con amnioressi. ### pratica però appare inopportuna dato che solitamente questo intervento viene riservato ai casi di travaglio rallentato e, considerato che la ### si era ricoverata appena da un'ora, di certo non si può ipotizzare un rallentamento del travaglio, inoltre mancando un'adeguata dilatazione del collo dell'utero non vi erano le condizioni permittenti di esecuzione all'amniorexi, qualificandosi quindi come rottura prematuramente indotta attivamente del sacco amniotico. Invero anche la somministrazione dell'ossiticina (farmaco stimolante le contrazioni della muscolatura liscia dell'utero) avvenuta il ### alle ore 11,00 non può rientrare nella conduzione di un parto spontaneo, rappresentando questo un trattamento induttivo.  ### il: 02/07/2019 n.1160/2019 importo 76382,00
Relativamente, poi, al monitoraggio delle condizioni fetali, pur non evidenziando delle situazioni allarmanti, almeno fino all'ultima mezz'ora, comunque, durante i controlli, qualche segno di alterazione è pure apprezzabile. Questi segni dovevano essere interpretati per produrre uno stato di preallarme nei sanitari. Con questo, a pretendere almeno, un monitoraggio continuo, purtroppo non effettuato. E' evidente quindi un deficit di monitoraggio fetale. Mentre fermo stante le criticità relative alla rintracciabilità dell'autenticità degli esami CTG i tracciati dell'ultima mezz'ora mettono in evidenza chiari segni di sofferenza fetale. Tuttavia, in siffatte condizioni seppur fosse indicato un cambio di strategia passando dal comportamento attendistico a quello operativo del taglio cesareo, anche nella struttura più organizzata, sarebbero stati necessari non meno di trenta minuti, ergo, il parto sarebbe avvenuto, in ogni caso sempre con gli stessi tempi. Infatti è in itinere che la lenta progressione del travaglio, avrebbe reclamato un cambio di strategia, preferendo appunto il parto cesareo. Purtroppo si è atteso abbondantemente oltre le 24 ore dalla rottura delle membrane per arrivare al parto, addirittura 38 ore dopo. E' questo il dato più evidente palesemente in contrasto con una buona condotta medica. Infine alla conclusione del parto la scelta di aiutare l'espulsione del mobile fetale con la manovra di ### appare una condotta, anch'essa, censurabile, essendo tale mossa, notoriamente controindicata in un soggetto già cesarizzato, proprio per l'alta incidenza di rottura d'utero. Cosa che puntualmente si è verificata (vedi esame istologico dell'utero) e che ha determinato la necessità di intervento di isterecotomia in urgenza. Per questo si intravedono comportamenti professionali censurabili sia di tipo omissivo che commissivo. Omissivi per i presidi diagnostici e terapeutici, ove in presenza di fattori di rischio specifici come nel caso in discussione (precedente cesareo, ritardo nella progressione del parto) avrebbero preteso un monitoraggio ed un'assistenza continua, ed un parto per taglio cesareo che invece non è avvenuta. Commissivi perché come anticipato incongrua appare la scelta di effettuare l'amnioressi, la somministrazione di ossitocina e la manovra di ### In altre parole l'evento disgraziato occorso agli attori, oltre che prevedibile poteva considerarsi anche prevenibile…”. (vedi CTU dott. ### in atti). 
Dunque, in base a quanto asseverato dalle perizie svolte sia nell'ambito dei giudizi penali sia nel presente giudizio civile deve concludersi anche nella odierna sede per la responsabilità professionale dei sanitari convenuti in relazione alla prestazione professionale medica posta in essere. 
E' stato difatti accertato che i dottori ### e ### hanno posto in essere delle condotte omissive e commissive negligenti, imperite ed imprudenti che hanno costituito l'unica causa delle lesioni sofferte da ### D'### e dalla di lei madre ### durante le fasi del parto. 
In particolare, per quanto attiene alla verifica del presupposto preliminare della sussistenza del nesso di causalità tra l'evento delle gravissime lesioni personali subite da ### D'### e di quelle sopportate dalla di lei madre ### e la condotta dei medici intervenuti in sala parto, va rilevato che nel caso di specie ed in base ai vari accertamenti tecnici compiuti è emerso chiaramente il nesso di causalità tra le azioni e le omissioni dei sanitari e le lesioni riportate dalle odierne attrici. 
In primo luogo, deve, infatti, sottolinearsi che all'atto del ricovero ### si presentava in buone condizioni di salute e non si erano riscontrate durante la gravidanza particolari problematiche relative al feto. In secondo luogo, dalla copiosa documentazione medica in atti è possibile ricavare sia la sofferenza “intrapartum” del feto sia le gravissime lesioni subite dalla piccola ### D'### e da ### all'esito del parto. 
Sulla base di tali rilievi può affermarsi, condividendo le conclusioni cui sono giunti i periti consultati sia in sede civile che penale che ove la ### fosse stata sottoposta a monitoraggio continuo sarebbe stato possibile percepire e diagnosticare in modo tempestivo la sofferenza fetale e procedere ### il: 02/07/2019 n.1160/2019 importo 76382,00 all'estrazione del feto con parto cesareo al fine di toglierlo da una situazione pericolosa e quindi impedire le lesioni neurologiche sopportate dalla neonata nonché la rottura dell'utero della partoriente. 
Parimenti è da ritenersi che se i sanitari intervenuti nelle operazioni di parto avessero correttamente praticato sin dall'inizio il parto cesareo anziché quello naturale (meglio valutando la situazione clinica complessiva della partoriente che aveva dato alla luce la primogenita con taglio cesareo) le predette lesioni non si sarebbero verificate; così come è certo che se i dottori ### e ### non avessero praticato la rischiosa manovra di ### (condotta controindicata in un soggetto già cesarizzato per l'alta incidenza di rottura d'utero e consistente in una pressione violenta sull'addome della partoriente) non si sarebbe verificata l'emorragia per la riapertura della ferita risalente al precedente cesareo con la conseguente necessità di intervento di isterecotomia in urgenza. 
Passando poi all'esame della colpa va evidenziato che in base alla complessiva documentazione medica prodotta e alle consulenze in atti, è possibile evidenziare che i dottori ### e ### hanno posto in essere le seguenti negligenti condotte attive ed omissive: 1) effettuazione erronea della scelta di procedere ad amnioressi, pratica rischiosa per una donna che aveva già avuto un parto cesareo per il rischio di rottura dell'utero; 2) mancata rilevazione attraverso un attento monitoraggio dell'instaurarsi di un travaglio patologico sub specie di rallentata progressione della dilatazione cervicale e omessa diagnosi della grave sofferenza fetale ben riscontrabile da una corretta analisi dei tracciati; 3) mancata interruzione (stante l'esistenza di una grave sofferenza “intrapartum” fetale) del parto di prova e mancata tempestiva esecuzione del taglio cesareo nel momento in cui erano venuti meno i criteri generali per un parto vaginale sicuro; 4) prosecuzione nel travaglio patologico che ha comportato causalmente l'insorgere di uno stato di sofferenza fetale acuta con induzione dei sanitari a scegliere - per accelerare l'espulsione del feto e quindi la nascita - la rischiosa ### di ### controindicata in partoriente già cesarizzata. 
Provato il nesso causale tra l'insorgenza dei danni e il trattamento sanitario ricevuto dalle danneggiate era onere della struttura sanitaria (e quindi dell'ASP di ### - in ossequio ai principi che presiedono alla distribuzione dell'onere probatorio in materia di responsabilità contrattuale - fornire la prova liberatoria richiesta dall'art. 1218 c.c., con la conseguenza che il mancato raggiungimento di tale prova (compreso il mero dubbio sull'esattezza dell'adempimento) non può che ricadere a suo carico (così Cass. sez. III, 6209/16, cit.). 
Prova liberatoria che non è stata fornita dall'ASP convenuta. 
Può dunque affermarsi, sia sulla base dell'accertamento contenuto nell'ambito della sentenza penale di condanna passata in giudicato dei medici coinvolti nei fatti di causa sia sulla base delle risultanze emerse anche a conclusione dell'istruttoria compiuta nel presente giudizio, che i danni cerebrali subiti da ### D'### e le lesioni subite da ### abbiano trovato la loro genesi causale nelle condotte commissive ed omissive dei medici convenuti. 
Pertanto, alla luce delle argomentazioni che precedono, in accoglimento della domanda di accertamento formulata dagli attori i dottori ### e ### vanno dichiarati responsabili delle gravissime lesioni all'integrità fisica delle quali è affetta ### D'### nonché per le quelle subite da #### della responsabilità dei medici convenuti, poi, determina la responsabilità solidale dell'ente ospedaliero ai sensi dell'art. 1228 c.c., secondo cui il debitore che nell'adempimento dell'obbligazione si avvale dell'opera di terzi risponde anche dei fatti dolosi o colposi di costoro ( vedi Cass. 10371999; 4400/2004; 12362/2006).  ### il: 02/07/2019 n.1160/2019 importo 76382,00
Passando ora all'esame del profilo del quantum del danno lamentato dagli attori va evidenziato che laddove, come nel caso di specie, sia accertata la responsabilità dell'ente ospedaliero questa può comportare un'obbligazione di risarcimento estesa non al solo danno patrimoniale (art. 1223 cod. civ.), ma anche al danno non patrimoniale in tutte le sue componenti, stante la configurabilità oggettiva anche degli estremi di un reato ove la menomazione dell'integrità psicofisica si renda riconducibile ad un comportamento colposo (art. 2059 cod. civ. e art. 185 cod. pen. ) a carico del soggetto (pubblico o privato) gestore della struttura sanitaria, costituendosi a criterio di imputazione (rispettivamente sulla base degli artt. 28 Cost. e 2049 cod. civ.) la circostanza che l'attività sanitaria rivolta all'adempimento del contratto sia stata svolta dalle persone, inserite nella propria organizzazione, di cui il gestore si sia avvalso per renderla. 
Deve essere pertanto risarcito il danno non patrimoniale subito dagli attori alla luce della interpretazione dell'art. 2059 c.c. in chiave costituzionale divenuta ormai giurisprudenza costante della corte di cassazione e ribadita, da ultimo, con la sentenza delle ### della Corte di Cassazione n. 26972/2008, e confermata dalla stessa Corte Costituzionale. 
La Suprema Corte a ### con sentenza n. 26972 del 11.11.2008 ha posto in materia di danno non patrimoniale alcuni punti fermi affermando per quanto di interesse in questa sede ###patrimoniale costituisce una categoria ampia ed onnicomprensiva, all'interno della quale non è possibile ritagliare ulteriori sotto categorie. Pertanto il c.d. danno esistenziale, inteso quale “il pregiudizio alle attività non remunerative della persona” causato dal fatto illecito lesivo di un diritto costituzionalmente garantito, costituisce solo un ordinario danno non patrimoniale, che non può essere liquidato separatamente sol perché diversamente denominato; 2) il danno non patrimoniale è risarcibile nei soli casi previsti dalla legge, i quali si dividono in due gruppi: le ipotesi in cui la risarcibilità è prevista in modo espresso (fatto illecito integrante reato) e quello in cui la risarcibilità, pur non essendo prevista da norma di legge ad hoc, deve ammettersi sulla base di una interpretazione costituzionalmente orientata dell'art. 2059 cod. civ., per avere il fatto illecito vulnerato in modo grave un diritto della persona direttamente tutelato dalla legge; 3) dal principio del necessario riconoscimento, per i diritti inviolabili della persona, della minima tutela costituita dal risarcimento, consegue che la lesione dei diritti inviolabili della persona che abbia determinato un danno non patrimoniale comporta l'obbligo di risarcire tale danno, quale che sia la fonte della responsabilità, contrattuale o extracontrattuale; 4) Il danno non patrimoniale, anche quando sia determinato dalla lesione di diritti inviolabili della persona, costituisce danno conseguenza che deve essere allegato e provato. ###.U. della Suprema Corte hanno, inoltre, evidenziato che l'art. 2059 c.c. va completato con gli elementi strutturali dell'art. 2043. ### norma, infatti, è norma di rinvio e “non delinea una distinta fattispecie di illecito produttiva di danno non patrimoniale, ma consente la riparazione anche dei danni non patrimoniali, nei casi determinati dalla legge, nel presupposto della sussistenza di tutti gli elementi costitutivi della struttura dell'illecito civile, che si ricavano dall'art. 2043 c.c. (e da altre norme, quali quelle che prevedono ipotesi di responsabilità oggettiva), elementi che consistono nella condotta, nel nesso causale tra condotta ed evento di danno, connotato quest'ultimo dall'ingiustizia, determinata dalla lesione, non giustificata, di interessi meritevoli di tutela, e nel danno che ne consegue (danno-conseguenza, secondo opinione ormai consolidata: Corte cost. n. 372/1994; S.u. n. 576, 581, 582, 584/2008). La rilettura costituzionalmente orientata dell'art. 2059 c.c., come norma deputata alla tutela risarcitoria del danno non patrimoniale inteso nella sua più ampia accezione, riporta il sistema della responsabilità aquiliana nell'ambito della bipolarità prevista dal vigente codice civile tra danno patrimoniale (art. 2043 c.c.) e danno non patrimoniale (art. 2059 c.c.) (sent. n.8827/2003; ### il: 02/07/2019 n.1160/2019 importo 76382,###/2005; n. 23918/2006). Deve, dunque, ritenersi che al di fuori dei casi espressamente previsti dalla legge sia possibile ottenere il risarcimento del danno non patrimoniale laddove sia accertata la lesione di un diritto inviolabile della persona qualificabile come “ingiustizia costituzionalmente qualificata” laddove il diritto sia stato leso oltre una certa soglia minima, cagionando un pregiudizio serio. 
Alla luce della predetta giurisprudenza, dunque, va esaminato il profilo della quantificazione dei danni patiti dagli attori tenendo in debito conto la dicotomia tra danno non patrimoniale e danno patrimoniale. 
Quanto alla liquidazione dei danni patiti dalla minore ### D'### si osserva ciò che segue. 
Per quel che concerne il danno non patrimoniale occorre anzitutto ribadire che esso, sulla base di quanto appena detto, costituisce una categoria generale unitaria, non suscettiva di suddivisione in sottocategorie, tipicamente configurabile oltre che nei casi espressamente previsti dalla legge (id est : reato ex art. 185 c.p.; altri casi tipici previsti dal legislatore, ad es. L. n. 117/88 ecc.), anche nei casi di lesione di interessi o valori della persona di rilievo costituzionale non suscettibili di valutazione economica, e cioè in presenza di un'ingiustizia costituzionalmente qualificata (v. ad es. Cass. Civ.  15760/06; 23918/06; 9510/06; 9514/07; 14846/07). 
In tale ambito, merita certamente ristoro il danno c.d. biologico, quale pregiudizio del diritto inviolabile e costituzionalmente protetto (art. 32 Cost.) alla salute o integrità psicofisica della persona in sé considerata, suscettibile di accertamento medico-legale e che esplica un'incidenza negativa sulle attività quotidiane e sugli aspetti dinamico-relazionali della vita del danneggiato indipendenti da eventuali ripercussioni sulla capacità reddituale, inteso, quindi, nella sua accezione pluridimensionale, comprensivo, anche alla luce della sopra richiamata pronuncia della Corte di legittimità a ### degli aspetti esistenziali della vita della persona danneggiata. 
Al riguardo, sono condivisibili le conclusioni cui è pervenuto il CTU dott. ### il qual all'esito delle indagini tecniche svolte su ### D'### ha riscontrato la sussistenza delle lamentate lesioni e - come già ampiamente evidenziato - la loro riferibilità eziologica alla condotta colposa tenuta dai dottori ### e ### quale emersa dagli atti, stimando i residuati postumi invalidanti nella misura del 100%. ### valutazione, peraltro, coincide con quella delle ### di ### e di ### che hanno riconosciuto a ### D'### l'invalidità al 100% con l'assistenza continua (vedi doc.ti 92 e 93 fascicolo di parte attrice). 
Nel caso di specie, si ritiene poi che l'esigenza di personalizzazione del danno e della sua liquidazione così come evidenziata dalla Corte di Cassazione a ### con la cennata sentenza 26972/2008, possa essere meglio soddisfatta applicando le c.d. tabelle elaborate dal ### di ### i cui parametri, utilizzati dalla ormai prevalente giurisprudenza di merito, sono stati ritenuti legittimi dalla Suprema Corte (cfr. Cass. Civ. n. 12408/2011). 
Tali tabelle, inoltre, recependo, da un lato, l'esigenza di una liquidazione unitaria del danno non patrimoniale biologico e di ogni altro danno non patrimoniale connesso alla lesione della salute e, dall'altro, avvertendo l'inadeguatezza dei valori monetari utilizzati nella liquidazione del danno c.d.  biologico a risarcire anche gli altri profili di danno non patrimoniale, prevedono la liquidazione “congiunta” del danno non patrimoniale conseguente a lesione permanente dell'integrità psicofisica della persona suscettibile di accertamento medico-legale, sia nei suoi risvolti anatomo-funzionali e relazionali medi ovvero peculiari, e del danno non patrimoniale conseguente alle medesime lesioni in ### il: 02/07/2019 n.1160/2019 importo 76382,00 termini di “dolore”, sofferenza soggettiva, in via di presunzione in riferimento ad un dato tipo di lesione.  ### ultimo profilo di danno non patrimoniale, tradizionalmente denominato morale soggettivo, quale sofferenza soggettiva in sé considerata (turbamento dell'animo, dolore intimo), senza ulteriori connotazioni in termini di durata e senza degenerazioni patologiche, anch'essa cagionata da reato, da lesioni di interessi protetti da specifiche leggi o dalla lesione di valori di rango costituzionale non suscettibili di valutazione economica, la cui intensità e durata rilevano non ai fini dell'esistenza del pregiudizio, ma solo della quantificazione del relativo risarcimento, va liquidato attraverso un'adeguata personalizzazione della liquidazione del danno biologico, valutando l'effettiva consistenza delle sofferenze fisiche e psichiche patite dal soggetto leso, al fine di evitare duplicazioni risarcitorie. 
Per tutte le ragioni esposte, tenuto conto della giovanissima età dell'attrice (appena nata all'epoca dei fatti), del livello marcato della sofferenza da lei patita, agevolmente desumibile dagli esiti del sinistro e dalla devastante incidenza negativa delle lesioni riportate su ogni aspetto della sua vita e per tutta la durata della stessa senza alcuna possibilità di cambiamento, si reputa congruo applicare la maggiorazione massima del 25% del danno non patrimoniale. 
Il complessivo danno non patrimoniale ammonta, quindi, ad euro 1.524.194,00.  ### quantificazione assorbe tutti i profili del danno non patrimoniale, ovvero ogni componente esistenziale correlata all'entità dei postumi e i riflessi negativi che la lesione dell'integrità psicofisica normalmente comporta sul piano dell'esistenza della persona, inducendo un peggioramento della complessiva qualità della vita. 
Infatti, nulla può essere risarcito a titolo di danno esistenziale, proprio alla luce dell'orientamento espresso dalle ### della Corte di Cassazione, le quali hanno statuito che non è ammissibile nel nostro ordinamento l'autonoma categoria di "danno esistenziale", inteso quale pregiudizio alle attività non remunerative della persona, atteso che: ove in essa si ricomprendano i pregiudizi scaturenti dalla lesione di interessi della persona di rango costituzionale, ovvero derivanti da fatti-reato, essi sono già risarcibili ai sensi dell'art. 2059 c.c., interpretato in modo conforme a ### con la conseguenza che la liquidazione di una ulteriore posta di danno comporterebbe una duplicazione risarcitoria; ove nel "danno esistenziale" si intendesse includere pregiudizi non lesivi di diritti inviolabili della persona, tale categoria sarebbe del tutto illegittima, posto che simili pregiudizi sono irrisarcibili, in virtù del divieto di cui all'art. 2059 c.c. (cfr. Sez. Un. n. 26972/08). 
A titolo di danno non patrimoniale spetterà dunque ad ### D'### la somma di euro 1.524.194,00. 
Circa il danno patrimoniale patito da ### D'### si osserva quanto d'appresso. 
Per quanto riguarda le spese future che la stessa dovrà sostenere in ragione della propria precaria condizione di salute, si osserva che la giurisprudenza di legittimità, pronunciandosi in materia di risarcibilità dei danni futuri consistenti nelle spese che la vittima di un incidente stradale dovrà sostenere per cure ed assistenza, ne ha affermato la configurabilità tutte le volte in cui il giudice accerti - dandone adeguatamente conto nella motivazione - che tali spese, la cui liquidazione andrà necessariamente operata in via equitativa, saranno sostenute secondo una ragionevole e fondata attendibilità (tra le altre, vedi Cass. civ. 23 gennaio 2006, n. 1215; Cass. civ. 23 gennaio 2002, n. 752; Cass. civ. 20 gennaio 1987, n. 495). 
In particolare, la Corte di Cassazione ha precisato che “se non basta la mera eventualità di un pregiudizio futuro per giustificare la condanna al risarcimento, per dirlo immediatamente risarcibile è ### il: 02/07/2019 n.1160/2019 importo 76382,00 invece sufficiente la fondata attendibilità che esso si verifichi secondo la normalità e la regolarità dello sviluppo causale (ex multis, Cass., nn. 1637/2000, 1336/1999, 495/1987, 2302/1965)” e che “la rilevante probabilità di conseguenze pregiudizievoli è configurabile come danno futuro immediatamente risarcibile quante volte l'effettiva diminuzione patrimoniale appaia come il naturale sviluppo di fatti concretamente accertati ed inequivocamente sintomatici di quella probabilità, secondo un criterio di normalità fondato sulle circostanze del caso concreto” (Cass. n. 10072/2010). 
Peraltro, nel caso de quo, non può essere negato a ### D'### una somma idonea ad affrontare le spese di assistenza argomentando sulla base del fatto che l'attrice potrebbe essere assistita dai suoi familiari.  ### affettivo e personale da parte dei congiunti, che sarà presumibilmente sempre presente, non può essere trasformato in un vero e proprio obbligo di supplire con il proprio lavoro personale e a proprie spese alla carenza di assistenza specifica; si può indubbiamente tenere conto in certa misura del contributo dei familiari alla cura dell'infortunato, ma la somma attribuita in risarcimento deve essere comunque adeguata a coprire le spese indispensabili per il personale di supporto, anche in presenza dei genitori, ed in particolare in previsione degli anni in cui questi potrebbero venire a mancare (cfr. Cass. 16197/2015). 
Nel caso di specie è certo che la danneggiata, a causa della gravissima menomazione neurologica subita, che le impone una totale dipendenza per tutte le esigenze personali richiede un'assistenza personale continuativa, dovrà sostenere in futuro esborsi per assistenza domiciliare. 
Infatti è stato accertato dal CTU ed è pressoché incontestato fra le parti, che le gravi lesioni residuate all'attrice dall'errore medico l'hanno resa e la renderanno persona inidonea a compiere in autonomia gli atti della vita quotidiana e necessitante di assistenza assidua e continuativa nell'arco di tutta la giornata. 
Sul punto basta ricordare che ### D'### “allo stato attuale si ritrova in passeggino tutelato, essa presenta una tetraparesi spastica, incapace a sostenere il capo ed il tronco, ove si apprezza curva scoliotica dx convessa, impossibile la stazione eretta. Ha uno sviluppo disarmonico, assenza completa di eloquio, presenza di rantoli inspiratori, è alimentata con ### con riferiti ricorrenti episodi di polmoniti ad ingestis” (vedi pag. 7 CTU dott. ### in atti). 
Atteso che ### D'### necessita dunque per le sue condizioni di assistenza continuativa per l'intero arco della giornata, occorrono, a tal fine, due persone che si avvicendino nei relativi compiti con turni diurni e notturni allo scopo di garantirle una assistenza permanente per almeno 18 ore al giorno trattandosi di persona non autosufficiente. 
Pertanto si reputa equo garantire ad ### D'### l'assistenza continua di due lavoratrici di ### C ### (badante per persone non autosufficienti), una per il giorno e l'altra per l'assistenza notturna con turni di lavoro quotidiano di nove ore ciascuno per sei giorni la settimana (54 ore settimanali secondo il ###. Nel giorno libero di tali lavoratrici sarà necessario impiegare altre persone con paga oraria per 18 ore giornaliere complessive (nove di assistenza diurna e nove di assistenza notturna). 
Quindi, si possono quantificare tali esborsi nell'importo di euro 3.420,92 mensili, pari ad euro 41.051,04 annui tenuto conto delle specifiche e soprarichiamate esigenze della paziente e delle disposizioni delle tabelle retributive del relativo “### collettivo nazionale di lavoro sulla disciplina del rapporto di lavoro domestico”. 
In particolare i costi per una badante di livello C ### convivente per un impiego di 54 ore settimanali è pari complessivamente ad euro 1.467,82 mentre quello per una lavoratrice di pari livello per l'assistenza notturna sempre per 54 ore settimanali è di euro 1.450,90 cui deve essere aggiunto ### il: 02/07/2019 n.1160/2019 importo 76382,00 l'ulteriore importo complessivo di euro 502,20 per l'assistenza oraria sostitutiva nelle giornate di riposo mensili delle lavoratrici impiegate a tempo pieno, come detto, per euro 3.420,92 mensili ed euro 41.051,04 annui. 
La corte della nomofilachia ha chiarito che “nel liquidare il danno patrimoniale permanente patito dalla vittima e consistente nelle spese per l'assistenza domiciliare si deve tenere conto dell'incidenza delle provvidenze accordate alla vittima dal sistema sanitario nazionale e regionale” (cfr. Cass., sez. III civ., n. 7774 del 20.4.2016). 
Ancor più di recente le ### hanno ancora affermato che “…dall'ammontare del danno subito da un neonato in fattispecie di colpa medica, e consistente nelle spese da sostenere vita natural durante per l'assistenza personale, deve sottrarsi il valore capitalizzato della indennità di accompagnamento che la vittima abbia comunque ottenuto dall'ente pubblico, in conseguenza di quel fatto, essendo tale indennità rivolta a fronteggiare ed a compensare direttamente il medesimo pregiudizio patrimoniale causato dall'illecito, consistente nella necessità di dover retribuire un collaboratore o assistente per le esigenze della vita quotidiana del minore reso disabile per negligenza al parto“ (vedi S.U.  12567/2018). 
Si deve allora tenere presente che l'importo per indennità di accompagnamento fissato normativamente per il 2019 ammonta ad euro 516,35 mensili e che si deve considerare altresì l'ulteriore somma di euro 1.200,00 al mese erogata dalla ### alle persone anche minori in gravissime condizioni di disabilità in base al decreto del Presidente ###/2018 di attuazione della previsione di cui all'art. 9 L.R. n. 8/2017; dunque dal danno risarcibile complessivo annuo devono essere detratte euro 20.596,20 (cioè euro 1.716,35 mensili x 12 = euro 20.596,20). 
Residua quindi un danno risarcibile di euro 20.454,84 all'anno. 
La Suprema Corte nella fondamentale decisione surrichiamata (n. 7774 del 20.4.2016) ha spiegato ancora che “quando la liquidazione d'un danno permanente avvenga a distanza di tempo dal momento in cui è insorto … (si deve) compensare il decalage temporale tra il momento di scadenza dell'obbligazione risarcitoria ### e il momento di avveramento del danno”, e ciò può essere fatto o operando una “liquidazione in forma di rendita (art. 2057 c.c.)”, ovvero “sommando tutti i danni che la vittima patirà tra il momento della liquidazione e il momento futuro in cui il pregiudizio sarebbe comunque cessato (nel nostro caso, la morte naturale per vecchiaia), e moltiplicando il risultato per un saggio di sconto, al fine di tenere conto dell'anticipato pagamento, che farebbe arricchire la vittima del c.d. "montante di anticipazione"; ovvero ancora “moltiplicando il danno annuo patito dalla vittima (debitamente rivalutato all'epoca della liquidazione) per un "numero" che tenga già conto del montante di anticipazione. Questo "numero" è detto coefficiente di capitalizzazione”. 
Più nello specifico, secondo la corte di legittimità “il danno permanente futuro, consistente nella necessità di dovere sostenere una spesa periodica vita natural durante, non può essere liquidato semplicemente moltiplicando la spesa annua per il numero di anni di vita stimata della vittima, ma va liquidato o in forma di rendita; oppure moltiplicando il danno annuo per il numero di anni per cui verrà sopportato, e quindi abbattendo il risultato in base ad coefficiente di anticipazione; od infine attraverso il metodo della capitalizzazione, consistente nel moltiplicare il danno annuo per un coefficiente di capitalizzazione delle redite vitalizie” (v. già citata Cass., sez. III civ., n. 7774 del 20.4.2016). 
Si deve allora, secondo l'indicazione della Suprema Corte, fare applicazione per il conteggio delle tabelle di capitalizzazione anticipata della rendita di cui al r.d. 9.10.1922 n. 1403, calcolo che si effettua moltiplicando il danno risarcibile annuo individuato (euro 20.454,84) per il coefficiente di capitalizzazione indicato nelle tabelle relativo alla vita media (19.707), calcolo che porta a complessivi ### il: 02/07/2019 n.1160/2019 importo 76382,00 euro 403.103,53. La somma può essere poi aumentata del 20%, in via equitativa, considerato l'aumento della durata della vita media dal 1922: si giunge così a euro 483.724,23 (vedi così Corte d'Appello di ### 25.10.2017). 
Il danno per l'assistenza domiciliare futura di ### D'### si quantifica, quindi, in complessivi euro 483.724,23. 
Nulla è dovuto a titolo di spese mediche future, atteso che in casi analoghi a quello in esame il ### supporta i cittadini tramite agevolazioni e sussidi di varia natura, essendo previste inoltre anche corresponsioni economiche sulla scorta della tutela degli invalidi civili. 
Peraltro sul punto specifico nessuna indicazione è stata offerta dal CTU dott. ### il quale nulla ha evidenziato nella sua perizia. 
Va senz'altro riconosciuto, invece, il danno da perdita della capacità lavorativa generica, atteso che la gravissima condizione della minore appare incompatibile con attività lavorative proficue.  ### tipologia di danno va considerata un'autonoma voce di danno patrimoniale. 
Invero, sostanzialmente, prima del 2003, la incapacità lavorativa generica aveva la funzione di ristorare il danno alla diminuzione della capacità lavorativa futura di un soggetto non ancora percettore di reddito, generalmente con un appesantimento del valore monetario del punto del danno biologico. 
All'epoca non veniva liquidato autonomamente il danno da incapacità lavorativa futura in quanto, si sosteneva, che se al momento del sinistro il soggetto non svolgeva attività lavorativa, nessun danno concreto avrebbe subito in quanto non vi sarebbe stata alcuna diminuzione patrimoniale del suo reddito.  ### affermazione, solo parzialmente lenita dalla liquidazione della capacità lavorativa generica all'interno del danno biologico (la riduzione della capacità lavorativa generica, quale potenziale attitudine all'attività lavorativa da parte di un soggetto è legittimamente risarcibile come danno biologico nel quale si ricomprendono tutti gli effetti negativi del fatto lesivo che incidono sul bene salute in sé considerato, con la conseguenza che la anzidetta voce di danno non può formare oggetto di autonomo risarcimento come danno patrimoniale che andrà, invece, autonomamente liquidato qualora alla detta riduzione della capacità lavorativa generica si associ una riduzione della capacità lavorativa specifica, che, a sua volta, dia luogo ad una riduzione della capacità di guadagno (cfr.  27.01.2011 n. 1879; Cass. 1.12.2009 n. 25289), è stata superata dalla successiva giurisprudenza di legittimità che ha individuato i contorni del danno da incapacità lavorativa futura, quale autonoma voce di danno patrimoniale, sganciando l'automatismo, relativamente alla capacità lavorativa specifica, tra diminuzione della capacità lavorativa e diminuzione di reddito. 
La circostanza che il soggetto danneggiato non abbia ancora una specifica capacità professionale e non svolga attività lavorativa, non autorizza ad escludere un danno futuro, anzi, il giudice deve svolgere semmai un giudizio ancora più complesso, di tipo prognostico, fondato su basi probabilistiche in cui deve procedere alla valutazione se ed in che misura i postumi permanenti ridurranno la futura capacità di guadagno, tenendo conto della percentuale di invalidità medicalmente accertata, della natura e qualità dei postumi stessi, dell'orientamento eventualmente manifestato dal danneggiato medesimo verso una determinata attività redditizia, degli studi da lui portati a termine, dell'educazione ricevuta dalla famiglia nonché delle presumibili opportunità di lavoro che si presenteranno al danneggiato anche in relazione al prevedibile futuro mercato del lavoro, ma anche della posizione sociale ed economica della famiglia (Cass. Civ., Sez. III, 27 aprile 2010, n. 10074; Cass. Civ., Sez. III, 30 settembre 2009, n. 20943; Cass. Civ., Sez. III, 15 luglio 2008, n. 19445).  ### il: 02/07/2019 n.1160/2019 importo 76382,00
La mancanza di attività lavorativa al momento dell'infortunio, in un minore, ma anche in un disoccupato, certamente esclude il danno da invalidità temporanea ma non certo anche il danno futuro obiettivamente collegato all'invalidità permanente che, proiettandosi nel futuro, verrà ad incidere sulla capacità di guadagno della vittima, al momento in cui questa inizierà a lavorare (v. Cass. 11/12/2003 18945: “la mancanza di un reddito al momento dell'infortunio, può escludere il danno da invalidità temporanea, ma non anche il danno futuro collegato alla invalidità permanente che, proiettandosi nel futuro, verrà ad incidere sulla capacità di guadagno della vittima, al momento in cui questa inizierà una attività remunerata”). 
La giurisprudenza ormai da tempo afferma che è sufficiente la prova che il danno si produrrà secondo una ragionevole e fondata attendibilità, non potendosene pretendere l'assoluta certezza e così si individua il presumibile lavoro che la vittima avrebbe svolto, in base agli studi effettuati, la capacità dimostrata, la situazione del mercato, qualora invece non sia possibile determinare in concreto la futura probabile attività lavorativa potrà farsi riferimento, ai fini della determinazione presuntiva del futuro lavoro, la posizione economico-sociale della famiglia di appartenenza, agli studi intrapresi ed alle inclinazioni manifestate (cfr. ### 10 ottobre 2008; Cass. Civ., sez. III, 6 agosto 2004, 15187; Cass. Civ., Sez. III, 18 settembre 2007, n. 19357). 
Come chiarito dalla Suprema Corte, “nel caso di lesioni sofferte da un soggetto minore, al momento del sinistro ancora studente, e che abbiano determinato una invalidità permanente pari al 30% e, dunque, di non lieve entità, il giudice di merito, investito della domanda di riconoscimento del conseguente danno futuro patrimoniale per perdita di capacità lavorativa generica, non compie un corretto procedimento di sussunzione della fattispecie, allorquando ritenga di procedere alla liquidazione di tale danno all'interno della liquidazione del danno non patrimoniale, essendo tale possibilità limitata - e sempre salvo dimostrazione in senso contrario di una perdita di chance lavorativa futura specifica nonostante la lievità della lesione - soltanto al caso di lesioni personali di lieve entità e peraltro limitatamente all'ipotesi in cui la loro concreta incidenza sulla futura capacità lavorativa pur generica rimanga oscura” (Cass. Civ., Sez. III, Sent. 24 marzo 2016, n. 5880). 
Pertanto, il danno per perdita di capacità lavorativa generica è sussumibile nel danno patrimoniale. 
Non vi è, in tal caso, alcuna duplicazione risarcitoria in quanto il danno biologico, danno non patrimoniale, incide solamente sulla integrità psico-fisica e sulle attività non reddituali che la situazione pregressa avrebbe permesso alla vittima di svolgere, mentre il danno da incapacità lavorativa generica, danno patrimoniale, ristora la ridotta capacità di guadagno derivante dall'esercizio futuro di una attività lavorativa produttiva di reddito.  ### difficoltà di individuare un criterio risarcitorio omogeneo per tale lesione non ne può pregiudicare l'autonoma risarcibilità, ove l'entità del danno non incida solo sulla integrità psicofisica, ma anche sulla capacità futura di guadagno derivante dall'esercizio di una presumibile, probabile, attività produttiva di reddito conforme alle abilità o qualificazioni tecnico-professionali di cui la persona sia già in possesso o sia in grado di acquisire secondo criteri di normalità proiettiva. 
In tale ultimo caso, il criterio risarcitorio sarà basato sul presumibile lavoro che la vittima avrebbe svolto, in base agli studi effettuati, la capacità dimostrata, la situazione del mercato del lavoro, soprattutto ove trattasi di attività manuali o intellettuali specifiche in cui è facilmente prevedibile che il soggetto leso avrebbe svolto l'attività specifica. 
Quale base di calcolo possono utilizzarsi anche le nozioni di “comune esperienza” quali lo stipendio o la remunerazione iniziale che il soggetto avrebbe percepito una volta entrato nel mercato del lavoro, procedendo ad una liquidazione equitativa, in base alle tabelle usuali di liquidazione del danno da ### il: 02/07/2019 n.1160/2019 importo 76382,00 incapacità lavorativa specifica, ove al posto della percentuale di diminuita capacità lavorativa specifica si prenderà come indice di riferimento la percentuale di diminuzione della capacità lavorativa generica. 
Ove, invece, come nel caso di specie, non sia possibile determinare in concreto la futura probabile attività lavorativa potrà farsi riferimento, ai fini della determinazione presuntiva del futuro lavoro, alla posizione economico-sociale della famiglia di appartenenza, agli studi intrapresi ed alle inclinazioni manifestate, facendo riferimento, quale criterio residuale per la determinazione di una base di calcolo del lucro cessante, ai criteri di determinazione presuntiva del reddito, previsti dall'art. 4 l.n. 39/1977. 
Infatti, la Corte ha più volte chiarito che allorquando il danneggiato non sia in grado di dimostrare il reddito ovvero di produrlo a causa dell'età, degli studi intrapresi e ancora non conclusi, della cassa integrazione o della disoccupazione (salvo che sia volontaria), per la relativa quantificazione ben può farsi riferimento al criterio del triplo della pensione sociale, quale soglia minima di risarcimento (Corte di Cassazione, sentenza n. 20540 del 30 settembre 2014; sentenza n. 14278 del 28 giugno 2011) . 
Nel caso di specie, non svolgendo la minore, per la sua età, una attività lavorativa e non essendo stati allegati elementi idonei a poter determinare il tipo di attività lavorativa che presumibilmente la minore avrebbe esercitato in futuro (di tipo intellettuale ovvero manuale), non condividendosi altresì appieno il criterio “classista” che fa riferimento alla posizione economica e sociale della famiglia (cfr. sul punto Cass. 1.7.1998, n. 6420), ritiene questo Giudice di fare riferimento al criterio del triplo della pensione sociale di cui all'art. 137 Cod. Ass., criterio residuale riconosciuto come equo anche dalla giurisprudenza di legittimità. 
Siffatto criterio costituisce infatti una soglia minima del risarcimento (cfr. ###. 3, Sentenza 7531 del 15/05/2012; ma anche Cass., 6 agosto 2007, n. 17179; Cass., 20 gennaio 2006, n. 1120, l'art. 137 Cod. Ass.). 
Deve pertanto provvedersi a quantificare il reddito annuale sulla cui base applicare il coefficiente di capitalizzazione, tenuto conto dell'età della minore al momento del sinistro. 
A tal fine ai sensi dell'art. 137 codice delle assicurazioni deve farsi riferimento, come detto, al criterio residuale del triplo della pensione sociale, pari ad euro 5.953,87 euro (euro 457,99 euro è l'importo massimo mensile della pensione sociale in vigore dal 1 gennaio 2019). Si ritiene, dunque, di porre a fondamento del calcolo la somma di euro 17.861,61 quale reddito annuale. 
Applicando poi il coefficiente di capitalizzazione di cui al R.D. 9 ottobre 1922 numero 1403 per l'età di 25 anni (età presumibile nella quale, al termine degli studi universitari la danneggiata avrebbe potuto immettersi nel mondo del lavoro) che è 18.670, effettuata la moltiplicazione del reddito annuo per tale coefficiente, senza effettuare alcuna detrazione con riferimento alla diversa durata della vita lavorativa al fine di compensare il mancato adeguamento delle tavole di mortalità ai valori odierni (cfr., in tal senso, Cass. civ., sez. III, 2 luglio 2010, n. 15738), ne consegue che il danno patrimoniale subito dall'attrice ### D'### deve essere quantificato in euro 333.476,25.  ### importo, in quanto espressivo del valore di una rendita futura che sarebbe stata percepita solo a partire dall'ingresso della danneggiata nel mondo lavorativo, deve essere attualizzato attraverso i coefficienti di capitalizzazione anticipata (che consentono la detrazione del montante di anticipazione: cfr., al riguardo, Cass. civ., sez. III, 23 gennaio 2006, n. 1215). 
In particolare, ipotizzando secondo l''id quod plerumque accidit' un ingresso nel mondo del lavoro all'età di 25 ### anni, si può presumere che la minore avrebbe iniziato a percepire un reddito da attività lavorativa tra dieci anni e quindi il danno patrimoniale dalla stessa subito deve essere attualizzato con il coefficiente dello 0,643 (considerato un tasso del 4,5% per omogeneità con il tasso ### il: 02/07/2019 n.1160/2019 importo 76382,00 sul quale sono basate le tabelle di capitalizzazione usate), risultando così pari ad euro 214.425,22 (vedi per calcolo analogo recentemente ### 2.5.2018; ma anche ### 16.3.2016). 
Pertanto a titolo di danno per la perdita della capacità lavorativa spettano all'attrice ### D'### euro 214.425,22. 
Quindi il complessivo danno patrimoniale futuro in favore dell'attrice si quantifica in euro 698.149,45 (euro 483.724,23 per assistenza domiciliare futura + euro 214.425,22 per perdita della capacità lavorativa). 
Conseguentemente il danno complessivo (danno non patrimoniale e danno patrimoniale) vale oggi euro 2.222.342,45 (1.524.194,00 + 698.149,45). 
Trattandosi di debito di valore, in quanto avente natura risarcitoria, esso è stato espresso in moneta attuale, effettuando una liquidazione equitativa a oggi per il danno non patrimoniale e diminuendo del montante di anticipazione il danno patrimoniale futuro. 
Occorre ora ristorare anche il danno per il ritardo con il quale il danneggiato percepisce le somme riparatorie. 
Si provvede dunque, secondo criterio equitativo (cfr. Cass. Sez. Un. Civ. 1712/95 e successive conformi), a devalutare da oggi alla data del fatto illecito (5.2.2003) la somma che esprime il danno (la somma devalutata è di euro 1.772.202,91) e poi a rivalutarla anno per anno, secondo gli indici ### calcolando sulle somme via via rivalutate gli interessi al tasso legale, assunto qui quale adeguato criterio equitativo. 
Non è fuor di luogo precisare che anche la somma riconosciuta per il danno patrimoniale futuro, come opportunamente ridotta, concorre a generare interessi compensativi equitativi per il ritardo. Infatti, la diminuzione per il montante di anticipazione ha il solo scopo di evitare la locupletazione del creditore per l'anticipata reintegrazione di una somma che sarà persa solo in futuro, mentre gli interessi compensativi hanno la diversa funzione di coprire il danno da ritardo (vedi così ### 23.11.2016; cfr. anche già citata Corte di ### 25.10.2017; ### 28.10.2014). La riduzione per il montante di anticipazione, insomma, serve a riportare al momento della liquidazione il valore monetario del danno futuro, mentre gli interessi compensativi servono a risarcire il nocumento che il danneggiato ha per non avere avuto la somma risarcitoria, pur ridotta, sin dall'epoca dell'illecito e sino alla liquidazione (si rinvia qui, per maggiori approfondimenti, alla davvero esaustiva motivazione di Cass. sez. 3 civ. 23.1.2006 n. 1215 rv 586902). 
Si ottiene così, a oggi, la somma totale di euro 2.787.052,05. 
Dall'importo totale riconosciuto e sopra conteggiato per il danno patrimoniale e per quello non patrimoniale, pari a complessivi euro 2.787.052,05 deve però essere detratto l'importo di euro 1.050.000,00 erogato dalla compagnia assicurativa ### s.p.a. (il cui portafoglio di polizze è stato poi ceduto all'### s.p.a., ora ### s.p.a.) e trattenuto a titolo di acconto, importo che deve essere rivalutato all'attualità al pari della somma calcolata a titolo di risarcimento complessivo, ottenendo pertanto l'importo complessivo di euro 1.537.552,05, tenuto conto della somma per l'appunto di euro 1.050.000,00 erogata in data ### dalla compagnia di assicurazione (v. doc. 7 fascicolo ###. 
Dalla data di pubblicazione della sentenza, sulla somma complessivamente determinata, decorreranno gli interessi al saggio legale e fino all'effettivo soddisfo, in quanto dalla pronuncia della sentenza, con la trasformazione dell'obbligazione di valore in debito di valuta, sono dovuti gli ulteriori interessi al saggio legale (cfr. Cass. civ., sez. I, 11 maggio 2007, n. 10884; Cass. civ., sez. III, 3 dicembre 1999, 13463).  ### il: 02/07/2019 n.1160/2019 importo 76382,00
Pertanto, alla luce di quanto appena osservato, spetta ad ### D'### a titolo di danni patrimoniali e non patrimoniali dalla stessa sopportati, la somma complessiva di euro 1.537.552,05 già detratta la somma ricevuta e trattenuta a titolo di acconto, oltre interessi legali dalla presente sentenza all'effettivo soddisfo. 
Si passa ora ad esaminare la richiesta di risarcimento dei danni subiti dai familiari di ### D'### iure proprio. 
Per quanto riguarda la posizione dell'attrice ### va accolta la domanda per il risarcimento del danno iure proprio patito a seguito di evento pregiudizievole (c.d. danno riflesso). 
Com'è noto, le ### della Suprema Corte (cfr. Cass. Civ., sez. unite, n. 9556 del 2002), componendo un precedente contrasto giurisprudenziale sul punto, hanno riconosciuto la risarcibilità del danno patito dai prossimi congiunti del soggetto leso, affermando che non osta il disposto di cui all'art. 1223 c.c., il quale, secondo la ricostruzione operata dalla Suprema Corte contempla e contemplerebbe tutti i danni conseguenti al fatto illecito secondo un criterio di regolarità causale, poiché sta ad indicare la propagazione delle conseguenze dell'illecito (consistente in un danno alla persona) alle cosiddette vittime secondarie, cioè ai soggetti collegati da un legame significativo con il soggetto danneggiato in via primaria (cfr. Cass. Civ., sez. unite, n. 9556 del 2002). 
La Corte ha portato a compimento la rivisitazione del nesso di causalità ai fini dell'individuazione dei danni risarcibili, sostenendo che non vi sia una differenza sostanziale o eziologica tra danni riflessi o mediati e danni diretti, in quanto con quest'ultima espressione si intende semplicemente porre l'accento sulla “propagazione delle conseguenze dell'illecito alle vittime secondarie”. Ha così affermato che “il nesso di causalità tra fatto illecito ed evento può anche essere indiretto e mediato, purché il danno si presenti come un effetto normale, secondo il principio della c.d. regolarità causale”. 
Ne consegue che il danno riflesso, per quanto mediato, è configurabile come conseguenza normale ed ordinaria del fatto e legittima al risarcimento ogni soggetto che abbia subito un siffatto pregiudizio.  ### tale principio di diritto, la giurisprudenza ha altresì statuito con riguardo all'accertamento e alla liquidazione del predetto danno patito iure proprio dai prossimi congiunti del macroleso: invero, come le ### hanno avuto modo di affermare nel 2008, il danno, anche in caso di lesione di valori della persona, non può considerarsi “in re ipsa”, in quanto ne risulterebbe snaturata la funzione del risarcimento che verrebbe ad essere concesso non in conseguenza dell'effettivo accertamento di un danno bensì quale pena privata per un comportamento lesivo (cfr. Cass., Sez. Un., 11.11.2008, 26972), ma va provato dal danneggiato secondo la regola generale di cui all'art. 2697 c.c.. A tale stregua, dunque, ### il danno non patrimoniale va sempre allegato e provato, in quanto, l'onere della prova non dipende dalla relativa qualificazione in termini di 'danno-conseguenza', poiché tutti i danni extracontrattuali devono essere provati da chi ne pretende il risarcimento e la prova può essere data con ogni mezzo (cfr. Cass., 6.4.2011, n. 7844). 
Nel caso di specie, dagli accertamenti svolti dal CTU nominato nel presente giudizio, ampiamente confermati anche da quelli effettuati dagli esperti in sede penale, risulta che la piccola ### presenta una gravissima condizione di salute sin dalla nascita, tale da richiedere l'assistenza continua dei suoi cari e da compromettere in modo rimarchevole la possibilità di un sereno rapporto familiare, essendo la minore incapace di gestirsi e curarsi autonomamente, di svolgere un'attività lavorativa autonoma e di sviluppare ordinarie relazioni sociali e familiari. 
Emerge dalla documentazione in atti, con estrema chiarezza, l'impatto devastante che i postumi permanenti subiti da ### D'### hanno avuto, hanno e avranno sulla sua vita e su quella delle persone che vivono con lei, tra cui ovviamente la madre, che per tutta la vita dovranno ### il: 02/07/2019 n.1160/2019 importo 76382,00 sopportare, oltre al peso delle evidenti difficoltà pratiche e organizzative legate alla gestione della malattia della figlia, anche quello derivante dalla profonda sofferenza che scaturisce dalla consapevolezza che la propria figlia resterà per sempre menomata nel fisico e nella psiche e non avrà mai una vita normale. 
Tenuto conto di quanto sopra, dell'età di ### al momento del sinistro (anni 38) e del fatto che la macrolesione ha colpito la figlia sin dalla nascita, ai fini della liquidazione del danno si reputa congruo fare riferimento ai parametri previsti dalle tabelle milanesi per i prossimi congiunti di un soggetto deceduto (che prevedono a favore di ciascun genitore per la morte di un figlio la somma da euro 165.960,00 ad euro 331.920,00), considerato che la sofferenza della ### correlata alle lesioni gravissime patite dalla figlia, si reputa comparabile a quella derivante dalla sua perdita (il rapporto familiare pur non essendo del tutto eliso è infatti quasi del tutto pregiudicato). 
Pertanto, si reputa congruo liquidare in via equitativa in favore della stessa, a titolo di danno non patrimoniale per le ricadute che la difficile condizione della figlia ha sulla sua qualità della vita, la complessiva somma di euro 300.000,00. 
Rilievo va poi attribuito al fatto che il CTU dott. ### ha anche accertato che l'intera vicenda ha provocato in ### l'insorgenza di un “disturbo post traumatico da stress cronico di forma moderata” che unitamente agli “esiti di isterectomia con conservazione degli annessi post rottura d'utero in soggetto in età fertile” sopportati a seguito del parto, ha comportato un danno biologico complessivo, stimato dal perito nella misura del 40%, quale alterazione dell'integrità psicofisica subito dalla ### a seguito degli eventi per cui è causa. 
Le conclusioni del CTU sul punto si ritengono condivisibili in quanto sufficientemente motivate al punto di vista scientifico e tecnico. 
Pertanto, si reputo congruo liquidare in favore di ### l'ulteriore importo di euro 257.478,00 (tenuto conto, si ripete, dell'età di 38 anni dell'attrice al momento degli eventi), determinato applicando come parametro di riferimento per la liquidazione del danno biologico patito dalla ### le ### di #### in atti (non contestata da parte attrice) nulla ha asseverato per quanto concerne il danno biologico da invalidità temporanea assoluta e relativa collegato agli effetti della rottura dell'utero e all'operazione di isterectomia subito dalla ### né si può fare riferimento al riguardo alla perizia di parte versata in atti dall'attrice che non contiene alcuna utile indicazione. Nessun risarcimento, pertanto, può essere riconosciuto ad ### sotto tale aspetto potendosi pertanto ritenere comprensiva del suddetto pregiudizio la liquidazione sopraindicata. 
Sulla somma anzidetta di euro 257.478,00 non è dovuto alcun aumento a titolo di personalizzazione, atteso che le circostanze del caso concreto e la straordinaria sofferenza soggettiva patita dalla ### hanno reso opportuna una specifica e separata liquidazione della componente esistenziale e morale del danno non patrimoniale come sopra determinato. 
Il danno biologico complessivo risarcibile per ### ammonta, quindi, ad un totale di euro 557.478,00 (di cui euro 300.000,00 a titolo di danno riflesso ed euro 257.478,00 a titolo di danno biologico). 
Venendo ora ai danni non patrimoniali diversi da quelli da lesione alla salute dedotti dalla ### (danno alla vita sessuale ed esistenziale) deve evidenziarsi che nel caso de quo non vi è prova alcuna che l'attrice, a seguito dell'intervento subito di isteroctomia abbia perduto la capacità di avere rapporti sessuali essendo noto che il tipo di intervento subito dall'attrice non impedisce lo svolgimento di una vita sessuale normale (tranne casi particolari tra i quali non rientra quello in esame atteso che sul punto ### il: 02/07/2019 n.1160/2019 importo 76382,00 nessuna osservazione è stata svolta dal ###. Sotto tale aspetto dunque non può trovare accoglimento la domanda di liquidazione dei pregiudizi non patrimoniali avanzata dalla ricorrente (e dal di lei marito). 
Non è risarcibile, come autonoma voce di danno, nemmeno il danno esistenziale, quale alterazione della vita di relazione del soggetto richiedente, posto che tale titolo determinerebbe una duplicazione di risarcimento. 
Per tutto ciò, il danno non patrimoniale patito da ### ammonta complessivamente ad euro 557.478,00. 
Dunque, su tale importo dovuto a ### a titolo di risarcimento del danno non patrimoniale, devalutato al febbraio 2003, rispettivamente di euro 444.559,81, che si ottiene mediante ricorso al noto deflattore ### per l'anno 2003 (mese di febbraio), sono dovuti gli interessi a titolo di danno da lucro cessante ex art. 2056 c.c., secondo il più recente ed accreditato orientamento giurisprudenziale (cfr. SS.UU. Cass. del 17.2.1995 n. 1712), per il mancato godimento della somma equivalente al danno subito.  ### danno può essere calcolato applicando gli interessi, nella misura, ritenuta congrua, del tasso legale (secondo le variazioni via via intervenute), non già alla somma rivalutata, bensì, in sintonia con il principio enunciato dalle ### della Suprema Corte (sent. del 17.2.1995 n. 1712), sulla “somma capitale” rivalutata di anno in anno, secondo i coefficienti ### per una somma complessiva di euro 699.136,26. 
Per quanto concerne il danno patrimoniale, nulla è dovuto all'attrice a titolo di risarcimento del danno da cessazione della attività lavorativa svolta, atteso che la chiusura dell'attività commerciale da parte della ### è da ricondursi ad una scelta di vita personale dell'attrice piuttosto che all'impossibilità di attendervi a seguito delle lesioni subite in occasione del parto e della necessità di assistere la figlia in modo continuativo. ###, difatti, avrebbe potuto assumere dei dipendenti o comunque affidare l'attività in gestione a terzi mantenendo così la redditività della medesima vista anche la particolare natura dell'attività svolta (vendita di mangimi). 
Non vi sono elementi dunque dai quali poter desumere che l'### abbia subito una riduzione della capacità lavorativa specifica permanente, non avendo la danneggiata dimostrato di non aver mantenuto, dopo l'infortunio, la capacità di attendere alle proprie mansioni in futuro. 
Oltretutto il CTU dott. ### nulla ha specificato a tale riguardo potendosi dunque presumere che la lesione all'integrità psico-fisica sopportata dall'attrice a seguito della vicenda in esame non abbia inciso sulla sua capacità di lavorare e produrre reddito. 
Infatti, secondo il principio costantemente affermato dalla giurisprudenza di legittimità, la menomazione della capacità lavorativa specifica, configurando un pregiudizio patrimoniale, va ricondotta nell'ambito del danno patrimoniale e non del danno biologico (v., tra le altre, Cass. civ. 27 gennaio 2011, n. 1879; Cass. civ. 9 agosto 2007, n. 17464). 
Tuttavia costituisce acquisizione altrettanto pacifica quella secondo cui il grado di invalidità permanente determinato da una lesione all'integrità psico-fisica, non determina automaticamente la riduzione percentuale della capacità lavorativa specifica del danneggiato né, conseguentemente, una diminuzione del correlato guadagno, dovendo comunque il soggetto leso dimostrare, in concreto, lo svolgimento di un'attività produttiva di reddito (o, trattandosi di persona non ancora dedita ad attività lavorativa, che presumibilmente avrebbe svolto) e la diminuzione o il mancato conseguimento di questo in conseguenza del fatto dannoso (cfr. Cass. civ., 10 luglio 2015, n. 14517; Cass. civ. 3 luglio 2014, n. 15238; Cass. civ., 5 febbraio 2013, n. 2644; Cass. civ. 12 febbraio 2013, n. 3290).  ### il: 02/07/2019 n.1160/2019 importo 76382,00
In altre parole occorre la dimostrazione che la riduzione della capacità lavorativa si sia tradotta in un effettivo pregiudizio patrimoniale. A tal fine, il danneggiato è tenuto a dimostrare, anche tramite presunzioni, di svolgere un'attività produttiva di reddito e di non aver mantenuto, dopo l'infortunio, una capacità generica di attendere ad altri lavori confacenti alle sue attitudini personali (Cass. civ., 12 febbraio 2015, n. 2758). 
Prova che nella specie non è stata offerta dall'odierna ricorrente. 
Ugualmente nessun risarcimento spetta alla ### a titolo di danno patrimoniale per le spese mediche da affrontarsi in futuro nell'interesse della figlia come verrà meglio chiarito e motivato infra con riguardo alla posizione di ### D'### altro genitore della macrolesa. 
Dall'importo complessivo riconosciuto a favore della ### a titolo di danno (non patrimoniale) iure proprio deve essere detratta la somma rivalutata all'attualità corrisposta dalla ### s.p.a. e trattenuta dall'attrice a titolo di acconto sul maggiore importo dovuto; tale somma è da considerarsi ammontante ad euro 150.000,00 tenuto presente che la compagnia assicurativa ha versato l'importo totale di euro 1.400.000,00 di cui euro 1.050.000,00 a favore di ### D'### ed euro 50.000,00 a favore di ### D'### (come è dato evincersi anche dalla richiesta di autorizzazione alla riscossione delle somme formulata al Giudice Tutelare del ### di ### conseguendone che l'importo residuo di euro 300.000,00 (euro 1.400.000,00 - euro 1.050.000,00 - euro 50.000,00= euro 300.000,00) è stato diviso presumibilmente - in assenza di riscontri documentali di diverso contenuto che non risultano in atti - come acconto tra i due genitori ### D'### e ### quali soggetti danneggiati dai fatti di causa. 
Conseguentemente, effettuata la detrazione di cui sopra, si ottiene l'importo complessivo di euro 520.636,26. 
Pertanto, alla luce di quanto appena osservato, spetta ad ### a titolo di ristoro dei danni non patrimoniali dalla stessa sopportati, la somma complessiva di euro 520.636,26 già detratta la somma ricevuta e trattenuta a titolo di acconto, oltre interessi legali dalla presente sentenza all'effettivo soddisfo. 
Va parimenti accolta (nei termini che si dirà) la domanda formulata iure proprio da ### D'### (padre di ### D'### per il risarcimento del danno non patrimoniale (danno morale soggettivo e danno biologico) patito a seguito di evento pregiudizievole (macrolesione della figlia). 
Quanto al danno morale soggettivo subito dal padre di ### D'### non può non richiamarsi nuovamente l'indirizzo giurisprudenziale ormai consolidato e già esaminato (cfr. Cass. civ.  8546/2008, n. 13754/2006, n. 10816/2004 e n. 8827/2003) che riconosce il risarcimento del danno morale concretamente accertato in relazione ad una particolare situazione affettiva con la vittima ai prossimi congiunti di persona che abbia subito, a causa di fatto illecito costituente reato, lesioni personali seriamente invalidanti, lesioni tali, cioè, da rendere di particolare gravità le sofferenze del soggetto leso e, di riflesso, quelle dei suoi prossimi congiunti e da compromettere lo svolgimento delle relazioni affettive tra questi ultimi e la persona offesa (cfr. Cass. civ. n. 10816/2004). 
Quale tipico danno - conseguenza, anche il pregiudizio di cui si discorre non coincide con la lesione dell'interesse tutelato (non è in re ipsa) ma deve essere allegato e provato da chi domanda il relativo risarcimento (Cassazione civile, sez. III, 30 ottobre 2007, n. 2288; in senso conforme Cass. civ., 12 giugno 2006, n. 13546); tuttavia, consistendo - a differenza del danno biologico, che si sostanzia in un'affezione medicalmente accertabile - nella sofferenza interiore e nel patema d'animo che, per loro intrinseca natura, non si prestano ad essere accertati con metodi scientifici o ad essere provati in modo ### il: 02/07/2019 n.1160/2019 importo 76382,00 diretto se non in casi eccezionali, la relativa prova può essere fornita anche mediante indizi che consentano di inferire l'esistenza di detto danno per via presuntiva. 
Dagli atti di causa, per come anche chiarito con riguardo ad ### è emerso inequivocabilmente che le gravissime lesioni personali sopportate dalla piccola ### hanno costituito una sofferenza contingente e un turbamento d'animo dei propri stretti familiari (tra cui ovviamente anche il padre) dati dallo strazio e dal supplizio immensi suscitati dalla grave disabilità psichica e motoria di ### D'### che la rende incapace di svolgere qualsiasi attività senza l'aiuto di terze persone per compiere gli atti della vita quotidiana e dalla consapevolezza che tale situazione perdurerà per sempre non potendo più la macrolesa avere una vita di relazione familiare e sociale normale. 
Pertanto tenuto conto anche dell'età di ### D'### al momento del sinistro (anni 38) e del fatto che la macrolesione ha colpito la figlia dal momento in cui è nata, applicando le tabelle milanesi per i prossimi congiunti di un soggetto deceduto (che prevedono, si ripete, a favore di ciascun genitore per la morte di un figlio la somma da euro 165.960,00 ad euro 331.920,00), si ritiene congruo liquidare in via equitativa in favore dell'attore, a titolo di danno non patrimoniale per le indubbie ripercussioni negative che le gravi patologie che tuttora affliggono ### D'### hanno prodotto e ancora produrranno in futuro sulla vita del genitore, in termini di dolore e patimento soggettivo, di lesione alla serenità familiare ed alla possibilità di relazionarsi (secondo gli schemi ordinari) con il prossimo congiunto, la complessiva somma di euro 300.000,00.  ### espletata in corso di causa ha anche asseverato che la vicenda che qui occupa ha provocato in ### D'### l'insorgenza di un “disturbo distimico grave (disturbo depressivo complicato)” con una danno biologico complessivo, stimato condivisibilmente dal perito nella misura del 28%, quale alterazione dell'integrità psico-fisica. 
Pertanto, si reputo congruo liquidare in favore di ### D'### l'ulteriore importo di euro 132.956,00 (tenuto conto dell'età di 38 anni dell'attore al momento dei fatti di causa), determinato applicando come parametro di riferimento per la liquidazione del danno biologico patito le ### di ### Come per la ### su tale somma, non è dovuta alcun aumento a titolo di personalizzazione, atteso che le circostanze del caso concreto e la sofferenza soggettiva patita dalla parte hanno reso opportuna una specifica e separata liquidazione della componente esistenziale e morale del danno non patrimoniale come sopra determinato. 
Nessun ristoro spetterà all'attore sotto il profilo del danno alla vita sessuale e per il danno esistenziale per tutte le ragioni sopra precisate con riferimento all'altra attrice ### Per tutto ciò, il danno non patrimoniale patito da ### D'### ammonta ad euro 432.956,00 (di cui euro 300.000,00 a titolo di danno riflesso ed euro 132.956,00 a titolo di danno biologico). 
Dunque sulla somma di euro 432.956,00 dovuta a ### D'### a titolo di risarcimento del danno non patrimoniale, liquidata ai valori monetari attuali e già rivalutata ad oggi, spettano i soli interessi legali dal giorno del sinistro (il ###) calcolati sulla sorte capitale svalutata a tale data e via via rivalutata anno per anno, il tutto secondo gli indici ### e fino alla data del deposito della presente sentenza, per un totale di euro 542.972,53. 
Dall'importo totale riconosciuto e sopra conteggiato per il danno non patrimoniale, pari a complessivi euro 542.972,53 deve essere detratto l'importo di euro 150.000,00 erogato dalla compagnia assicurativa ### s.p.a. e considerato quale acconto dal D'### importo che deve essere rivalutato all'attualità, ottenendo pertanto l'importo complessivo di euro 364.472,53.  ### il: 02/07/2019 n.1160/2019 importo 76382,00
Di conseguenza spetta a ### D'### a titolo di danni non patrimoniali dallo stesso patiti, la somma complessiva di euro 364.472,53 già detratta la somma ricevuta e trattenuta a titolo di acconto, oltre interessi legali dalla presente sentenza all'effettivo soddisfo. 
I coniugi D'### hanno inoltre diritto al risarcimento del danno patrimoniale corrispondente alle spese già sostenute per trattamenti, terapie, accertamenti specialistici cui ### D'### si è sottoposta oltre che per l'acquisto di presidi sanitari correlati alle accertate menomazioni subite che si stima congruo quantificare sulla base della documentazione in atti in complessive euro 34.000,00 attualizzando in via equitativa, considerato il tempo trascorso dagli esborsi, la somma di 32.013,01 accertate per siffatte spese sanitarie e che il ### è in grado di ricondurre causalmente ai fatti oggetto di causa nonostante sul punto il CTU nulla abbia precisato. 
Restano comunque escluse da tale liquidazione le spese per viaggi e soggiorni in quanto la documentazione prodotta da parte ricorrente appare non sufficientemente specifica e piuttosto generica al riguardo. 
Non possono essere poi riconosciute spese mediche future in quanto le medesime sono state già ricomprese in quelle di assistenza riconosciute a favore della figlia ### Per quanto attiene al danno non patrimoniale iure proprio subito da ### D'### a cagione delle gravissime lesioni subite dalla sorella non può che richiamarsi quanto appena detto con riferimento ai genitori ### D'### e ### Lo sconvolgimento della vita di ### D'### a causa dall'evento lesivo è chiaramente presumibile alla luce della gravità, dell'irreversibilità delle lesioni subite dalla sorella e della forte intensità che solitamente caratterizza il legame esistente tra due sorelle per tutta la vita e specialmente nell'età dell'infanzia e dell'adolescenza. 
Dunque, considerata l'età di ### D'### al momento del sinistro (anni 6) e la gravità delle lesioni che hanno colpito la sorella, applicando per come sopra meglio chiarito i parametri previsti dalle tabelle milanesi per i prossimi congiunti di un soggetto deceduto (che prevedono a favore di ciascun fratello o sorella per la morte di un germano la somma da euro 23.740,00 ad euro 142.420,00), si reputa congruo liquidare in via equitativa in favore dell'attrice, a titolo di danno non patrimoniale per le indubbie conseguenze negative che le gravi patologie che affliggono ### D'### hanno prodotto e ancora produrranno in futuro sulla vita della sorella, in termini di dolore e patimento soggettivo, di lesione alla infanzia e alla adolescenza ed alla possibilità di rapportarsi con la sorella, la complessiva somma di euro 100.000,00.  ### dott. ### nell'espletamento della perizia, ha accertato poi che i fatti di causa hanno determinato in ### D'### il sorgere di un “disturbo d'ansia NAS attualmente in discreto compenso psicopatologico” con una danno biologico, stimato condivisibilmente dal perito nella misura del 8%, quale alterazione dell'integrità psico-fisica. 
Pertanto, si reputo congruo liquidare in favore di ### D'### l'ulteriore importo di euro 18.734,00 (tenuto conto dell'età di 6 anni dell'attrice al momento dei fatti di causa), determinato applicando come parametro di riferimento per la liquidazione del danno biologico patito le anzidette ### in uso presso il ### di ### Come per i genitori e per le ragioni suindicate, su tale somma, non è dovuta alcun aumento a titolo di personalizzazione. 
Sotto il profilo del pregiudizio non patrimoniale non possono riconoscersi danni ulteriori, in mancanza di idonea dimostrazione, e tenendo conto della unitarietà del concetto di danno non patrimoniale.  ### il: 02/07/2019 n.1160/2019 importo 76382,00
Pertanto il danno non patrimoniale patito da ### D'### ammonta ad euro 118.734,00 (di cui euro 100.000,00 a titolo di danno riflesso ed euro 18.734,00 a titolo di danno biologico). 
Dunque sulla somma di euro 118.734,00 dovuta a ### D'### a titolo di risarcimento del danno non patrimoniale, liquidata ai valori monetari attuali e già rivalutata ad oggi, spettano i soli interessi legali dal giorno del sinistro (il ###) calcolati sulla sorte capitale svalutata a tale data e via via rivalutata anno per anno, il tutto secondo gli indici ### e fino alla data del deposito della presente sentenza, per un totale di euro 148.904,95. 
Dall'importo totale riconosciuto e sopra conteggiato di euro per il danno non patrimoniale, pari a complessivi euro 148.904,95 deve essere detratto l'importo da rivalutare all'attualità di euro 50.000,00 erogato dalla compagnia assicurativa ### s.p.a. e trattenuto a titolo di acconto sul maggior dovuto, per un risarcimento complessivo di euro 89.404,95. 
Di conseguenza spetta a ### D'### a titolo di danni non patrimoniali dalla stessa patiti, la somma di euro 89.404,95, più interessi legali dalla presente sentenza all'effettivo soddisfo. 
Deve essere respinta invece la domanda risarcitoria formulata dai nonni di ### D'### in quanto priva di adeguato supporto probatorio. 
Gli attori, infatti, non hanno assolto al doveroso onere di allegazione e di prova con riguardo a concrete e specifiche circostanze ed elementi fattuali dai quali poter anche solo desumere, in via presuntiva, l'esistenza di un rapporto qualificato con la vittima e l'effettivo e concreto sconvolgimento delle loro abitudini di vita, nonché il sacrificio totale ed amorevole nei confronti della piccola ### nel quotidiano accudimento della minore, essendo dimostrato viceversa che i nonni non convivevano con la danneggiata al momento del sinistro. 
La Suprema Corte ha da tempo chiarito che affinchè ricorra la tipologia del danno per lesione del rapporto parentale è necessario che la vittima abbia subito lesioni seriamente invalidanti e che si sia determinato uno sconvolgimento delle normali abitudini dei superstiti, tali da imporre scelte di vita radicalmente diverse (cfr. Cass. 8827/2003 e, più recentemente, Cass. 25729/2014). 
Inoltre la Corte di Cassazione ha precisato (con riferimento all'ipotesi di uccisione del congiunto, ma con motivazioni indubbiamente utilizzabili anche nel caso di specie avente ad oggetto una macro lesione) che "il fatto illecito, costituito dalla uccisione del congiunto, dà luogo a danno non patrimoniale, consistente nella perdita del rapporto parentale, quando colpisce soggetti legati da un vincolo parentale stretto, la cui estinzione lede il diritto all'intangibilità della sfera degli affetti reciproci e della scambievole solidarietà che connota la vita familiare nucleare. Mentre, affinché possa ritenersi leso il rapporto parentale di soggetti al di fuori di tale nucleo (nonni, nipoti, genero, nuora) è necessaria la convivenza, quale connotato minimo attraverso cui si esteriorizza l'intimità dei rapporti parentali, anche allargati, caratterizzati da reciproci vincoli affettivi, di pratica della solidarietà, di sostegno economico. Solo in tal modo il rapporto tra danneggiato primario e secondario assume rilevanza giuridica ai fini della lesione del rapporto parentale, venendo in rilievo la comunità familiare come luogo in cui, attraverso la quotidianità della vita, si esplica la personalità di ciascuno" (Cass. civ., sez. III, 16 marzo 2012, n. 4253; conf. Cass. civ., sez. III, 23 giugno 1993, n. 6938). 
In mancanza di ogni elemento probatorio in tal senso, la domanda formulata iure proprio dai nonni di ### con riguardo al danno c.d. riflesso va rigettata. 
Nè è stato nemmeno dimostrato che le gravi menomazioni riportate dalla piccola ### abbiano inciso negativamente sulla salute dei nonni in guisa da determinare in costoro un'apprezzabile permanente patologia o l'aggravamento di una patologia preesistente (cfr. Cass. n. 2546 del 2007).  ### il: 02/07/2019 n.1160/2019 importo 76382,00 ###, difatti, ha escluso la ricorrenza di danni biologici riconducibili nessologicamente alle gravi lesioni subite da ### D'### con riferimento a ### a ### e a ### (nonni della macrolesa). 
La domanda risarcitoria va quindi disattesa. 
Tutti gli attori hanno anche richiesto il pagamento delle spese stragiudiziali non rimborsate nell'ambito della fase pregiudiziale. 
Tali spese costituiscono un danno patrimoniale e non sono assimilabili alle spese giudiziali. 
Il rimborso delle spese di assistenza stragiudiziale ha infatti natura di danno emergente, consistente nel costo sostenuto per l'attività svolta da un legale nella fase pre-contenziosa ed è soggetta agli ordinari oneri di allegazione e prova secondo la scansione processuale del rito applicabile alla domanda. 
Sul punto si è di recente pronunciata la Cassazione con sentenza n. 16990 del 2017. 
Orbene, per la Suprema Corte occorre distinguere tra le spese processuali e le spese sostenute nella fase stragiudiziale. 
Quest'ultime spese fanno parte del c.d. danno emergente subito dal danneggiato e, quindi, il relativo ristoro dovrà essere richiesto con domanda tempestivamente formulata nonché allegando e provando i fatti costitutivi secondo la scansione temporale del rito applicabile al processo avente ad oggetto il risarcimento del danno subito. 
Ed invero, precisa la Corte, l'attività stragiudiziale “anche se svolta da un avvocato, è comunque qualcosa d'intrinsecamente diverso rispetto alle spese processuali vere e proprie. Ne deriva che, se la liquidazione deve avvenire necessariamente secondo le tariffe forensi, essa resta soggetta ai normali oneri di domanda, allegazione e prova secondo l'ordinaria scansione processuale, al pari delle altre voci di danno emergente”. 
Nel caso di specie occorre rilevare che la domanda formulata dalle parti attrici, proposta solamente con la memoria ex art. 183, comma 6, n. 1 c.p.c., è rimasta sfornita di puntuale e adeguata prova sia in ordine all'effettivo contenuto delle attività stragiudiziali svolte sia in merito alla quantificazione delle medesime (non è stata dunque dimostrata in alcun modo la congruità dei compensi richiesti che non sono stati invero neppure indicati). 
Nondimeno gli attori non hanno allegato alcuna attività specifica e aggiuntiva rispetto a quella di preparazione del presente contenzioso: ne discende il rigetto della spiegata richiesta di rimborso. 
Non può essere riconosciuto agli attori nemmeno la restituzione delle spese di consulenza medicolegale di parte perché superflue ai sensi dell'art. 92, comma 1, c.p.c.. 
La giurisprudenza ha, difatti, chiarito che tali spese rientrano tra quelle che la parte vittoriosa ha diritto di vedersi rimborsate, a meno che il giudice non le compensi ex art. 92, comma 2, c.p.c., ovvero ne escluda la ripetizione in quanto ritenute eccessive o superflue ex art. 92, comma 1, c.p.c. non essendo neanche necessaria la prova dell'avvenuto pagamento da parte dell'interessato, ma solo la dimostrazione che la parte vittoriosa abbia quantomeno assunto la relativa obbligazione (cfr.  civ., Sez. I, 25/03/2003, n. 4357). 
Sulla base delle superiori considerazioni va quindi accolta la domanda di accertamento degli attori della responsabilità dei convenuti per i danni subiti da ### D'### e da ### a seguito del parto del 5.2.2003 presso l'### di ### Di conseguenza l'ASP di ### (incorporante l'Asl n.6 di ### e i dottori ### e ### vanno condannati in solido a versare secondo il seguente quadro sinottico: 1) in favore di ### D'### e di ### in qualità di genitori esercenti la responsabilità genitoriale sulla figlia minore ### D'### a titolo di danno patrimoniale e non ### il: 02/07/2019 n.1160/2019 importo 76382,00 patrimoniale, la somma complessiva di euro 1.537.552,05, oltre interessi legali dalla sentenza al saldo effettivo; 2) in favore di ### D'### e di ### in qualità di genitori esercenti la responsabilità genitoriale sulla figlia minore ### D'### a titolo di danno non patrimoniale, la somma di euro 89.404,95, oltre interessi legali dalla sentenza al saldo effettivo; 3) in favore di ### in proprio, a titolo di danno non patrimoniale la somma di euro 520.636,26, oltre interessi legali dalla sentenza al saldo effettivo; 4) in favore di ### D'### in proprio, a titolo di danno non patrimoniale, la somma di euro 364.472,53, oltre interessi legali dalla sentenza al saldo effettivo; 5) in favore di ### D'### e di ### in proprio, a titolo di danno patrimoniale, la somma complessiva di euro 34.000,00, oltre interessi legali dalla sentenza al saldo effettivo. 
Va invece respinta la domanda risarcitoria avanzata da ###### e ### in qualità di eredi di ### e ### (quali nonni materni di ### D'### nonchè quella formulata da ### (quale nonna paterna di ### D'### per difetto di sufficiente prova del danno da essi patito. 
Orbene, accertata la responsabilità solidale dei convenuti, non potrebbe mai pervenirsi nei confronti di chi agisce, in assenza di una sua specifica allegazione in tal senso (Cassazione civile, sez. III, 22/10/2003, n. 15789), ad una condanna pro quota dei singoli convenuti, poiché costituisce principio assolutamente pacifico nella giurisprudenza della Corte di legittimità, l'affermazione secondo cui la persona danneggiata in conseguenza di un fatto illecito imputabile a più persone legate dal vincolo della solidarietà può pretendere la totalità della prestazione risarcitoria anche da una sola delle persone coobbligate, mentre la diversa gravità delle rispettive colpe di costoro e l'eventuale diseguale efficienza causale di esse può avere rilevanza soltanto ai fini della ripartizione interna del peso del risarcimento tra i corresponsabili (cfr. Cass., sez. III, 30 ottobre 2007, n. 22860; Cass., sez. I, 5 giugno 2007, 13180; Cass., sez. I, 25 marzo 2009, n. 7217; Cass., sez. III, 29 gennaio 2010, n. 2060; Cass., sez. III, 25 settembre 2009, n. 20657). 
Costituisce, tuttavia, ius receptum il rilievo in forza del quale il Giudice del merito adito dal danneggiato può e deve pronunciarsi sulla graduazione delle colpe solo se uno dei condebitori abbia esercitato l'azione di regresso nei confronti degli altri, o comunque, in vista del regresso abbia chiesto tale accertamento in funzione della ripartizione interna (cfr. Cass. 25 febbraio 2004, n. 3803; Cass. 12 dicembre 2001, n. 15687; Cass. 3 aprile 1997, n. 1869; Cass. 16 febbraio 1996, n. 1199; Cass. 20 gennaio 1995, n. 620; Cass. 29 novembre 1994, n. 10201 e Casa. 8 giugno 1994, n. 5546, tra le tantissime). 
Deriva da quanto precede che, allorchè il presunto autore di un fatto illecito - convenuto in giudizio unitamente ad altri, perchè ritenuto responsabile, in solido con questi, dell'evento dannoso lamentato dall'attore - nega la propria responsabilità in ordine al verificarsi dell'evento denunziato, detto convenuto non propone, nei confronti degli altri convenuti alcuna domanda, ma si limita a svolgere - ancorchè assuma che, in realtà, gli altri convenuti siano responsabili esclusivi del fatto - delle mere difese, al fine di ottenere il rigetto, nei suoi confronti della domanda attrice. Perchè le ricordate argomentazioni esulino dall'ambito delle mere difese e integrino, ex art. 99 c.p.c. e ss. delle "domande", nei confronti degli altri presunti responsabili, con il conseguente instaurarsi tra costoro di un autonomo rapporto processuale (diverso e distinto rispetto a quello tra il danneggiato e i singoli danneggianti) è, invece, indispensabile che il detto convenuto, richieda espressamente, ancorchè in via gradata e subordinatamente al rigetto delle difese svolte in via principale, l'accertamento della ### il: 02/07/2019 n.1160/2019 importo 76382,00 percentuale di responsabilità propria e altrui in ordine al verificarsi del fatto dannoso, domanda questa che, non potendosi ritenere implicita nella semplice richiesta svolta nei confronti del solo attore di rigetto della sua domanda, palesemente, non può essere introdotta, per la prima volta, in sede di precisazione delle conclusioni o in grado di appello, nè, a maggior ragione, in sede di giudizio di legittimità (cfr. Cassazione civile, sez. III, 06/04/2006, n. 8105; Cassazione civile, sez. III, 29/04/2006, n. 10042; Cass. 5 ottobre 2004 n. 19934; Cass. 25 febbraio 2004 n. 3803.Cass. 11 aprile 2000, n. 4602; Cass. 5 novembre 1999, n. 12325; Cass. 8 giugno 1995, n. 6479). 
Nel caso in esame a fronte della domanda attorea di condanna solidale dei convenuti, la ASP di ### ha chiesto accertarsi le quote di responsabilità dei singoli convenuti in vista del regresso (anche le compagnie di assicurazioni terze chiamate hanno domandato l'accertamento della graduazione delle colpe dei soggetti responsabili). 
A tal proposito va osservato che la Suprema Corte, in tempi recenti, ha riconsiderato il rapporto paziente-casa di cura in termini autonomi dal rapporto paziente-medico e, riqualificato il primo come un autonomo ed atipico contratto a prestazioni corrispettive, ha aperto a forme di responsabilità autonome dell'ente, che prescindono dall'accertamento di una condotta negligente dei singoli operatori, e trovano invece la propria fonte nell'inadempimento delle obbligazioni direttamente riferibili all'ente. 
Questo percorso interpretativo, anticipato dalla giurisprudenza di merito, ha trovato conferma in una sentenza delle ### (01.07.2002, n. 9556, seguita poi da altre sezioni semplici, Cass. n. 571 del 2005; Cass. n. 1698 del 2006) che si è espressa in favore di una lettura del rapporto tra paziente e struttura che valorizzi la complessità e l'atipicità del legame che si instaura, che va ben oltre la fornitura di prestazioni alberghiere, comprendendo anche la messa a disposizione di personale medico ausiliario, paramedico, l'apprestamento di medicinali e di tutte le attrezzature necessarie anche per eventuali complicazioni. 
In virtù del contratto, la struttura deve quindi fornire al paziente una prestazione assai articolata, definita genericamente di "assistenza sanitaria", che ingloba al suo interno, oltre alle prestazione principale medica, anche una serie di obblighi di protezione ed accessori. 
Così ricondotta la responsabilità della struttura ad un autonomo contratto (di spedalità), la sua responsabilità per inadempimento si muove sulle linee tracciate dall'art. 1218 c.c.. 
Ciò comporta che si può avere una responsabilità contrattuale della struttura verso il paziente danneggiato non solo per il fatto del personale medico, ma anche del personale ausiliario, nonché della struttura stessa per l'insufficiente o inidonea organizzazione, con indubbie ricadute, non sul vincolo di solidarietà esterna che avvince la casa di cura ed il medico nei confronti del paziente danneggiato, ma sui rapporti interni che si instaurano tra i primi, ai fini di un eventuale regresso. 
Parimenti, la struttura sanitaria, invece, può esercitare l'azione di regresso, sia in tutto che in parte, nei confronti del medico, atteso che, come si è detto, quest'ultimo assume la veste di ausiliario di cui si è avvalso il debitore nell'adempimento della obbligazione, ex art. 1228 c.c. In questa ipotesi, infatti, è possibile la prova che il danno subito dal paziente sia esclusivamente imputabile al medico e tuttavia la struttura sarà chiamata a risponderne, nei confronti del paziente, ai sensi degli artt. 1218 e 1228 c.c.. 
Pertanto, in caso di accertata responsabilità esclusiva o prevalente del medico, la struttura sanitaria potrà proporre l'azione di regresso per l'intera somma versata al danneggiato. 
Anche recentemente la Cassazione ha statuito che "..l'inadempimento del terzo del quale il contraente si avvalga per svolgere l'incarico non costituisce di per sé giusta causa di esonero da responsabilità del contraente stesso, in quanto questi è responsabile della scelta compiuta e risponde anche del fatto doloso o colposo dei suoi ausiliari (art. 1228 cod. civ.), salvo che possa dimostrare il caso fortuito o la ### il: 02/07/2019 n.1160/2019 importo 76382,00 forza maggiore, anche con riguardo al comportamento dell'ausiliario. La colpa di quest'ultimo potrà fondare un'azione di regresso del contraente responsabile nei confronti di lui, ma non infirma la responsabilità nei confronti della controparte contrattuale" (vedi Cass. n. 6053 del 12/03/2010). 
Del resto l'art. 1299 c.c. disciplina l'azione di regresso, effettuata dal debitore in solido, che abbia pagato l'intero debito, nei confronti del condebitore solidale. 
Inoltre l'art. 2055 c.c. costituisce un principio di carattere generale in tema di solidarietà (estensibile quindi anche alle ipotesi di responsabilità contrattuale). 
Sul punto la Cassazione ha statuito che "quando un medesimo danno è provocato da più soggetti, per inadempimenti di contratti diversi, intercorsi rispettivamente tra ciascuno di essi e il danneggiato, tali soggetti debbono essere considerati corresponsabili in solido, non tanto sulla base dell'estensione alla responsabilità contrattuale della norma dell'art. 2055 cod. civ., dettata per la responsabilità extracontrattuale, quanto perché, sia in tema di responsabilità contrattuale che di responsabilità extracontrattuale, se un unico evento dannoso è imputabile a più persone, al fine di ritenere la responsabilità di tutte nell'obbligo risarcitorio, è sufficiente, in base ai principi che regolano il nesso di causalità ed il concorso di più cause efficienti nella produzione dell'evento (dei quali, del resto, l'art.  2055 costituisce un'esplicitazione), che le azioni od omissioni di ciascuno abbiano concorso in modo efficiente a produrlo" (vedi Cass. n. 7618/2010, cfr. anche Cass. n. 23918/2006). 
Da tutto quanto sopra diffusamente argomentato, nella fattispecie concreta in esame, difficilmente può dubitarsi che il danno subito dall'attrice sia causalmente riconducibile, in modo preponderante, ai dottori ### e ### (nella medesima misura come chiarito anche dalla Corte d'### di ### nella sentenza n. 260/2007 avendo entrambi i medici partecipato alle “fasi salienti” della vicenda) in relazione alle scelte mediche ed agli errori commessi durante tutto l'arco di tempo del ricovero della ### e delle operazioni di parto. 
Tuttavia, non può neppure escludersi l'esistenza, sia pure in misura inferiore, di profili di colpa in capo alla struttura sanitaria (e quindi dell'ASP di ### alla quale è comunque riconducibile la carente prestazione del personale medico e la mancata attività di formazione, controllo e vigilanza sulle attività sanitarie poste in essere dai medici operanti all'interno della stessa e propria dell'esercizio dell'attività di impresa. 
Stimasi, quindi, in forza della richiesta formulata dall'ASP di ### valutare l'incidenza causale della negligente e imperita condotta nella produzione del danno per cui è causa, nella misura del 20% quanto all'ASP di ### e nella misura del 40 % ciascuno a carico dei dottori ### e ### Pertanto, alla luce degli esposti criteri, i convenuti ASP di ### dott.ssa ### e dott. ### in solido, devono essere condannati al pagamento, in favore degli attori ### D'### e ### in proprio e quali genitori esercenti la responsabilità genitoriale sulle figlie minori ### D'### e ### D'### degli importi sopraindicati a titolo risarcitorio, oltre interessi legali dalla sentenza al saldo. 
Per quanto, poi, attiene alle domande di garanzia e manleva nei confronti delle compagnie assicurative in causa si osserva quanto segue. 
Deve anzitutto evidenziarsi la carenza di legittimazione attiva della parte attrice ad estendere le domande svolte nei confronti delle convenute alle terze chiamate, atteso che nell'assicurazione per la responsabilità civile, l'azione diretta del danneggiato nei confronti dell'assicuratore è ammessa soltanto nei casi espressamente previsti dalla legge (ovvero nell'ipotesi di assicurazione obbligatoria per la circolazione di veicoli e natanti, disciplinata dalla legge n. 990 del 1969, e nell'ipotesi disciplinata dalla legge n. 968 del 1977 in tema di esercizio della caccia), mentre in tutti gli altri casi l'assicuratore è ### il: 02/07/2019 n.1160/2019 importo 76382,00 obbligato solo nei confronti dell'assicurato a tenerlo indenne da quanto questi debba pagare ad un terzo cui ha provocato un danno, sicché, al di fuori delle eccezioni sopra indicate, soltanto l'assicurato è legittimato ad agire nei confronti dell'assicuratore, e non anche il terzo, nel confronti del quale l'assicuratore non è tenuto per vincolo contrattuale nè a titolo di responsabilità aquiliana (ex plurimis vedi Cass. n. 9516/2007). 
In altri termini, l'estensione della domanda degli attori non può mai verificarsi con riguardo alle compagnie assicuratrici della clinica e del medico, le quali garantiscono la quota di debito del singolo autore del fatto illecito in base ad uno specifico contratto che è, per gli attori, res inter alios acta, e che costituisce, invece, la fonte dell'obbligazione dei garanti. Per i garanti dunque la causa obligandi non è direttamente il danno subito dal terzo, fonte di responsabilità diretta, ma è il contratto assicurativo che vede degradare il danno ad antefatto dell'obbligazione. La loro garanzia è, infatti, contrattuale e la loro responsabilità può essere fatta valere soltanto dagli assicurati. 
Analogamente è a dirsi con riferimento anche alla terza interveniente ### s.p.a. (ora ### s.p.a.) stante la natura di intervento litisconsortile da quest'ultima svolto e la circostanza che essa è intervenuta in causa quale società assicuratrice della polizza stipulata dalla struttura sanitaria (poi inglobata dall'ASP di ### per averla rilevata a seguito della cessione della medesima da parte dell'### s.p.a. (anch'essa oggi ### s.p.a.). 
Deve essere poi disattesa l'eccezione degli attori di inammissibilità/irritualità della chiamata in causa delle compagnie assicurative da parte dei convenuti atteso che le chiamate in garanzia sono state tempestivamente svolte dai resistenti nelle rispettive comparse di costituzione e risposta peraltro depositate nei corretti termini processuali e che il provvedimento di fissazione dell'udienza è stato dato regolarmente con decreto pronunciato fuori udienza mentre non è previsto che la comunicazione alle parti del medesimo debba necessariamente avvenire prima dell'udienza fissata nell'atto di citazione. 
Parimenti è del tutto infondata l'ulteriore eccezione di parte attrice di inammissibilità dell'intervento volontario di ### s.p.a. in quanto lo stesso è stato spiegato conformemente al disposto dell'art. 105 c.p.c. trovando il suo fondamento sostanziale nel subentro dell'interveniente nella polizza assicurativa n. 0027/### stipulata originariamente dall'Asl n. 6 di ### con l'### s.p.a. (che ha poi ceduto, lo si ricorda nuovamente, il proprio portafogli polizze alla ### s.p.a.). 
Va poi preliminarmente disposta l'estromissione dal giudizio delle terze chiamate G.B.S. s.p.a.  ### e ### s.r.l. considerata la rinuncia agli atti operata dalla chiamante in garanzia dott.ssa ### e l'accettazione della anzidetta rinuncia da parte della G.B.S.  s.p.a. ### e la carenza di interesse alla prosecuzione del giudizio nel merito dimostrata dalla ### s.r.l. che è rimasta contumace nella causa in oggetto. 
In conseguenza della rinuncia agli atti appena richiamata (da intendersi in realtà più propriamente quale rinuncia alla domanda di manleva) è pertanto da intendersi cessata la materia del contendere in ordine alla domanda di garanzia avanzata dalla dott.ssa ### nei riguardi delle due società anzidette le quali conseguentemente, devono essere estromesse dal presente giudizio non essendo state avanzate ammissibilmente nei loro confronti altre domande dalle altre parti in lite. 
Inoltre deve essere disposta l'estromissione dal giudizio anche di ### s.p.a. (ora ### s.p.a.) avendo quest'ultima trasferito, prima dell'introduzione del presente giudizio, la polizza assicurativa n. 0027/### stipulata con l'Asl n. 6 di ### (poi incorporata dall'ASP di ### nel portafoglio di ### s.p.a. (ora ### s.p.a.) in virtù del contratto di cessione del ramo d'azienda del 6.12.2006 contenuto nel provvedimento ### n. 2488 ### il: 02/07/2019 n.1160/2019 importo 76382,00 del 19.12.2006 pubblicato nella ### n. 302 del 30.12.2006 (vedi doc.ti 5 e 6 fascicolo ### s.p.a.). 
Passando al merito delle domande di garanzia non può che rilevarsi la fondatezza, nei termini che si diranno, della domanda di manleva avanzata dai dottori ### e ### nei confronti della ### s.p.a. (ora ### s.p.a.) quale subentrante nel contratto di polizza assicurativa n. 0027/### siglato dall'Asl n. 6 di ### (ora ASP di ### con l'### s.p.a. (oggi ### s.p.a.) e quindi interveniente volontaria nel presente giudizio. 
Innanzitutto va chiarito che i medici convenuti hanno pieno diritto ad agire in manleva nei confronti della compagnia di assicurazione titolare della polizza 0027/### (quindi ### s.p.a. ora ### s.p.a.) atteso che quest'ultima prevedeva nella ### 2, art. 2.1. lett. A) l'estensione della garanzia assicurativa anche alla “RC personale dei dipendenti, compresi medici e paramedici e medici a rapporto convenzionale autonomo per l'attività prestata nelle strutture dell'### Sanitaria” (vedi doc. 2 fascicolo ### s.p.a.).  ### canto l'obbligo delle strutture sanitarie di garantirsi attraverso regolare polizza di assicurazione per la responsabilità civile anche per fatti dei propri dipendenti deriva direttamente dalla legge e in special modo dall'art. 29 del D.P.R. n. 130/1969 in materia di stato giuridico dei dipendenti degli enti ospedalieri (il quale prevede espressamente che “le amministrazioni ospedaliere debbono garantire l'ente ed il personale dipendente mediante adeguata polizza di assicurazione per la responsabilità civile dalle eventuali conseguenze derivanti da azioni giudiziarie promosse da terzi ivi comprese le spese di giudizio relativamente alle loro attività di servizio ospedaliero, senza diritto di rivalsa, salvo in casi di colpa grave o di dolo”), oltre ad essere esplicitamente richiamato anche nelle disposizioni dei contratti collettivi nazionali di categoria. 
Da ciò deriva il diritto dei convenuti dottori ### e ### di agire in manleva nei confronti della ### s.p.a. (ora ### s.p.a.) quale società di assicurazioni obbligata per la polizza 0027/###. 
Detto questo, va opportunamente precisato che la polizza assicurativa n. 0027/###, sulla base della quale i medici convenuti hanno chiamato in garanzia la ### s.p.a. e sulla base della quale ha spiegato intervento volontario in giudizio l'### s.p.a. (v. doc. 2 fascicolo ### s.p.a.), è una polizza per la responsabilità civile stipulata dall'Asl n. 6 di ### con la ### s.p.a. (che ha poi ceduto il proprio contratto all'### s.p.a.) in coassicurazione al 20% con ### ed al 27% con ### s.p.a. (oggi ### s.p.a.). 
In altre parole, emerge che l'Asl n. 6 di ### (oggi ASP di ### ha parcellizzato il rischio assicurato stipulando un contratto di coassicurazione con cui l'assicurazione del rischio è stata ripartita tra più assicuratori per quote determinate (la quota di ### s.p.a. è pari al 53%, la quota di ### è pari al 27%, quella di ### s.p.a. è del 20%). 
Ai sensi dell'art. 1911 cod. civ. “qualora la medesima assicurazione o l'assicurazione di rischi relativi alle stesse cose sia ripartita tra più assicuratori per quote determinate, ciascun assicuratore è tenuto al pagamento dell'indennità assicurata soltanto in proporzione della rispettiva quota, anche se unico è il contratto sottoscritto da tutti gli assicuratori”. 
La Suprema Corte ha chiarito che nel caso di contratto di coassicurazione (cfr. Corte di Cassazione, ### 3 civile Sentenza 2 aprile 2001, n. 4799) ciascun assicuratore è tenuto al pagamento dell'indennità assicurata solo in proporzione della rispettiva quota, anche se unico è il contratto, sottoscritto da tutti gli assicuratori. Si realizza, in tal modo, una struttura oggettivamente unitaria del ### il: 02/07/2019 n.1160/2019 importo 76382,00 negozio, ma soggettivamente composita dal lato degli assicuratori che, d'accordo tra di loro e con il contraente assicurato, prestano la garanzia frazionatamente, in misura della rispettiva concordata partecipazione al rischio, per cui in presenza di una pluralità di posizioni debitorie distinte caratterizzate dalla parzialità, viene a essere escluso tra i coassicuratori ogni vincolo di solidarietà, con la conseguente insussistenza di un diritto di regresso. 
Il contratto in questione genera, pertanto, separati rapporti giuridici, in ordine ai quali ciascun coassicuratore diviene titolare di singole posizioni giuridiche soggettive, sostanziali e processuali, relative al proprio rapporto giuridico. 
Nel caso di specie risulta che i vari coassicuratori abbiano conferito all'### (quindi a seguito delle cessione della polizza a ### generali s.p.a.) la cosiddetta clausola di delega (vedi doc. 2 fascicolo ### s.p.a.). 
In particolare con l'art. 1.16 della polizza rubricato (“### e Delega”) ### s.p.a.  veniva indicata quale delegataria obbligata ad avvertire le ### in caso di giudizio e a porre in essere tutte le iniziative necessarie al fine di rendere opponibile a queste ultime la eventuale sentenza. 
Tuttavia come chiarito anche dalla Suprema Corte (v. Cass. 12.7.2005 n. 14590), “il contratto di coassicurazione genera separati rapporti assicurativi, in virtù dei quali ciascun assicuratore è titolare delle sole posizioni soggettive sostanziali e processuali relative al proprio rapporto con l'assicurato. 
Qualora, pertanto, sia inserita nel contratto la c.d. clausola di delega o di guida, l'assicuratore delegato può essere convenuto in giudizio anche per il pagamento delle quote di indennità di pertinenza dei deleganti, ed in tale veste è legittimato a resistere alla pretesa in rappresentanza di questi ultimi, ma solo a condizione che la domanda nei suoi confronti sia proposta espressamente, o comunque inequivocamente, richiamando la sua qualità di delegato, in modo che risulti chiaramente che per la parte eccedente la quota di rischio a suo carico l'indennizzo gli è stato richiesto nella qualità di rappresentante degli altri coassicuratori, e che in tale qualità deve essere pronunciata, quindi, la sua eventuale condanna per la predetta parte”. 
Nella specie non risulta che i dottori ### e ### abbiano proposto espressamente ed inequivocamente la domanda nei confronti della ### s.p.a. e poi della ### s.p.a. (ora ### s.p.a.) nella qualità di delegataria e di rappresentante processuale delle altre coassicuratrici, sicchè la condanna a carico di quest'ultima non può che essere pronunciata nei limiti della sua quota di rischio. 
A ciò consegue che la ### s.p.a. sia tenuta solo per la propria quota del 53%. 
La circostanza che la compagnia delegataria non abbia chiamato in giudizio le coassicuratrici come da previsione contrattuale può avere una sua incidenza nei rapporti tra le imprese coassicuratrici ma certamente non incide sulla natura del contratto stipulato e sulle quote di indennità di pertinenza della delegataria visto - lo si ribadisce - che i medici convenuti non hanno formulato la loro domanda in maniera espressa nei confronti della ### s.p.a. - e prima ancora nei confronti di ### s.p.a. - quale delegataria delle altre coassicuratrice e che, in ogni caso, la chiamata in garanzia delle altre assicurazioni obbligate poteva essere effettuata dagli stessi medici convenuti i quali avevano conoscenza del contenuto della polizza di assicurazioni stipulata dalla struttura sanitaria. 
Pertanto è escluso che questo giudice possa emettere in questo processo statuizioni nei confronti dei soggetti non citati né può rimettersi la causa sul ruolo istruttorio per l'integrazione del contraddittorio nei confronti delle altre compagnie assicuratrici vertendosi in ipotesi di litisconsorzio facoltativo (trattandosi di obbligazione parziaria) e non di litisconsorzio necessario.  ### il: 02/07/2019 n.1160/2019 importo 76382,00
Né vale obiettare che “l'eccezione” di coassicurazione svolta dall'### s.p.a. sia tardiva e dunque inammissibile giacchè introdotta per la prima volta con gli scritti conclusionali: non si tratta infatti di una eccezione in senso stretto, bensì di una eccezione in senso lato, una mera difesa tecnica, comportante un doveroso accertamento anche ufficioso sul contenuto e sulla effettiva estensione dell'oggetto del contratto e degli obblighi da esso nascenti.  ### s.p.a. (ora ### s.p.a.) dovrà tenere indenne i due medici convenuti (dottori ### e ### solo nella quota del 53% delle somme che questi dovranno corrispondere agli attori limitatamente alle quote di rispettiva pertinenza, a titolo di capitale, interessi e spese di lite, ivi comprese quelle liquidate al consulente tecnico, comunque nei limiti del massimale residuo (ottenuto cioè detraendo gli esborsi già effettuati dalla compagnia di assicurazione) e con la franchigia prevista contrattualmente di euro 2.582,29. 
Spetterà invece ai dottori ### e ### agire separatamente avverso le altre coassicuratrici essendo questi probabilmente ancora nel diritto di farlo secondo quell'orientamento giurisprudenziale che afferma che “in tema di coassicurazione contro i danni contenente la cosiddetta “clausola di delega”, la richiesta di pagamento effettuata dall'assicurato - anche nell'interesse di altri coassicurati, in virtù di un mandato senza rappresentanza dagli stessi rilasciato - nei confronti della compagnia delegataria è idonea ad interrompere la prescrizione del diritto al pagamento dell'indennità a beneficio di tutti i coassicurati e nei confronti di ciascun coassicuratore, allorchè detta compagnia abbia assunto contrattualmente, accanto a compiti di gestione della polizza, anche quelli di ricezione di tutte le comunicazioni ad essa inerenti” (v. Cass. n. 13661/2013). 
Tutte le altre richiese avanzate dalla ### s.p.a. (ora ### s.p.a.) in sede di scritti conclusionali vanno disattese in quanto tardive e costituenti evidenti modifiche delle conclusioni rassegnate nella comparsa di intervento e nella memoria ex art. 183, comma 6, n. 1) c.p.c.. 
Va poi respinta la domanda di manleva svolta dalla dott.ssa ### nei confronti della ### non essendovi nel caso di specie il superamento del massimale garantito dalla compagnia assicurativa ### s.p.a.. 
La polizza stipulata dal medico convenuto con la terza chiamata opera infatti solo “a secondo rischio” oltre cioè il massimale garantito dall'assicurazione dell'ente (da considerarsi a “primo rischio”) che ammonta, nel caso di specie, ad euro 5.164.569,00.  ###. 9 della ### -### stabilisce infatti quanto segue: ”### che l'### ha dichiarato che contemporaneamente alla presente e per lo stesso rischio esiste altra assicurazione - privata o dell'### integrata con l'estensione della copertura alla colpa grave ed all'intero ambito di attività del medico in regime intramurario - la presente assicurazione viene prestata per l'eccedenza rispetto a tali somme e per i massimali indicati nella presente polizza ciò anche nell'eventualità di nullità invalidità od inefficacia totale o parziale dell'altra assicurazione nel qual caso i massimali dell'assicurazione di primo rischio rimarranno a carico dell'### Qualora il massimale dell'### sia operante per sinistro e coinvolga più operatori sanitari, la presente assicurazione varrà per l'eccedenza rispetto alla quota di responsabilità spettante all'### resta esclusa ogni responsabilità solidale” (vedi doc. 3 fascicolo ###. 
Nella specie può dirsi che la polizza personale stipulata dalla dott.ssa ### e quella conclusa dall'Asl n. 6 di ### assicurano il medesimo rischio visto che quest'ultima polizza prevede, come già detto, l'estensione della garanzia alla RC personale dei medici dipendenti della struttura (### 2, art. 2.1. lett. A)).  ### il: 02/07/2019 n.1160/2019 importo 76382,00
Dunque, la polizza stipulata dall'Asl n. 6 di ### (e quindi dall'ASP di ### per effetto dell'estensione della garanzia di cui alla clausola contrattuale sopraindicata si configura come una ipotesi di contratto di assicurazione per conto del terzo (perché contratta anche a favore del medico dipendente) e assicura la medesima responsabilità coperta dall'assicurazione personale del sanitario. 
Se ne inferisce che la copertura assicurativa di cui alla polizza stipulata dall'ente è "a primo rischio" mentre la polizza ### stipulata dalla dott.ssa ### e da quest'ultima azionata ai fini della copertura assicurativa, si dovrà intendere operante solo in “secondo rischio”, in eccedenza cioè al massimale assicurato dall'### stessa e ciò, in ogni caso, indipendentemente dalla effettiva operatività della prima polizza (vedi art. 9 della ### -### doc. 3 fascicolo ###. 
Ebbene, siccome la polizza che deve operare a primo rischio ha un massimale ampiamente comprensivo di tutti i danni patiti dagli attori, la domanda di rivalsa avanzata dalla dott.ssa ### nei confronti della ### va respinta. 
Per quanto, poi, attiene alla domanda di garanzia e manleva svolta dal dott. ### nei confronti della ### s.p.a. va evidenziato che essa può trovare accoglimento limitatamente alla quota di responsabilità riconducibile all'assicurato non sussistendo alcuna contestazione in ordine alla sussistenza ed operatività della copertura assicurativa. La compagnia assicurativa, costituendosi in giudizio, ha infatti chiesto il rigetto delle domande proposte dagli attori ed ha precisato i limiti entro i quali la polizza è da considerarsi operativa ma non ha contestato l' operatività del rapporto assicurativo.  ### s.p.a. va, dunque, condannata a manlevare il dott. ### di quanto da quest'ultimo dovuto a parte attrice per capitale risarcitorio, interessi e spese in dipendenza della presente sentenza comunque nei limiti del massimale residuo di polizza (detraendo cioè dal massimale di contratto le somme già corrisposte dalla compagnia assicurativa) e della quota di pertinenza del medico convenuto assicurato. 
Entrambe le polizze (sia quella stipulata dall'ASL n. 6 di ### per conto dei suoi medici dipendenti sia quella contratta personalmente) sono dunque operative con riferimento alla posizione del dott. ### di talchè la compagnia ### s.p.a. (che è la stessa per i due contratti) dovrà manlevare il convenuto in ragione dei rispettivi e relativi contratti nei limiti, ovviamente, dell'ammontare del danno e della quota di responsabilità riconducibile all'assicurato. 
Vanno poi respinte in quanto inammissibili giàcchè tardive le richieste avanzate dai convenuti dottori ### ed ### di condanna delle terze chiamate al pagamento di quanto da loro dovuto oltre i limiti del massimale di polizza per “mala gestio”. 
Ed infatti la domanda dell'assicurato, di essere tenuto indenne oltre il massimale di polizza, va formulata espressamente nell'atto introduttivo della lite; l'affermazione della responsabilità dell'assicuratore verso il danneggiante-assicurato, infatti, immette nel giudizio un tema nuovo, diverso rispetto alla semplice pretesa di garanzia, fondata su elementi di colpa che vanno allegati e provati "ad hoc", sicché non può certamente ritenersi implicita nella chiamata in causa dell'assicuratore da parte dell'assicurato, nel corso del giudizio introdotto dal terzo danneggiato, ed è da ritenersi inammissibile perché nuova se proposta successivamente (come nel caso di specie essendo stata avanzata solamente con le memorie assertive ex art. 183, comma 6, n. 1) c.p.c. delle parti). 
Nessuna domanda di manleva è stata infine svolta dall'ASP di ### nei confronti della propria compagnia assicuratrice ### s.p.a. (ora ### s.p.a.).  ### il: 02/07/2019 n.1160/2019 importo 76382,00
In ultimo va respinta la richiesta di parte attrice ex art. 89 c.p.c. di cancellazione delle pretese dichiarazioni offensive contenute nelle note depositate del 31.1.2013 e nel foglio di precisazione delle conclusioni allegato al verbale di udienza del 19.9.2018 da parte della ### atteso che le espressioni utilizzate non includono alcun intento offensivo nei confronti della controparte e sono state impiegate al solo fine di dimostrare la fondatezza delle proprie tesi e di apportare elementi utili alla decisione ponendosi quindi nel corretto perimetro di esercizio del proprio diritto di difesa costituzionalmente tutelato (art. 24 Cost). 
Quanto al governo delle spese processuali si statuisce come segue. 
Le spese di lite nel rapporto processuale tra gli attori ### D'### e ### in proprio e in qualità di genitori esercenti la responsabilità genitoriale sui figli minori ### ed ### D'### e i convenuti seguono la soccombenza di questi ultimi e vengono liquidate come in dispositivo, secondo i valori tabellari medi di cui al D.M. n. 55 del 2014 (come modificato dal D.M. n. 37 del 2018) e tenuto conto dell'importo della somma riconosciuta a titolo risarcitorio (il “decisum”) e dell'aumento di cui all'art. 4, comma 2, per la presenza di più parti aventi la stessa posizione processuale. 
Nel rapporto processuale tra ####### e ### (in qualità di eredi di ### e ### e i convenuti appare equo disporre la compensazione integrale delle spese di lite configurandosi una ipotesi di soccombenza reciproca delle parti (accoglimento della domanda di accertamento della colpa professionale dei convenuti e della struttura sanitaria e rigetto della domanda risarcitoria). 
I motivi del decidere, la non contestazione del rapporto contrattuale con il dott. ### da parte della ### s.p.a. (ora ### s.p.a.) e la particolare complessità delle questioni giuridiche affrontate con riferimento alle domande di garanzia spiegate dai medici convenuti giustificano una pronuncia di compensazione integrale delle spese di lite tra i convenuti, tutte le compagnie assicurative terze chiamate per la garanzia (anche quelle estromesse dal presente giudizio) e la società di assicurazione terza interveniente, dovendosi comunque precisare, ai fini della presente statuizione di compensazione delle spese processuali, che tra i dottori ### e ### e la ### s.p.a. (quale compagnia di assicurazione dell'ASP di ### si configura anche una ipotesi di soccombenza reciproca essendo stata accolta la difesa della società di assicurazione di riconoscimento dell'obbligo di manleva nei limiti della quota di rischio della coassicurazione. 
Le spese di CTU devono essere poste definitivamente e solidalmente a carico delle parti convenute in base al principio di causalità come liquidate durante il giudizio e detratti gli importi già eventualmente corrisposti.  P.Q.M.  ### definitivamente pronunciando, ogni contraria e diversa istanza e deduzione disattesa, così provvede: 1) accerta e dichiara che i convenuti ### di ### in persona del legale rappresentante p.t., dott.ssa ### e dott. ### sono responsabili, ciascuno nella misura indicata in parte motiva, dei danni occorsi a ### D'### e ### in proprio e quali genitori esercenti la responsabilità genitoriale sulle figlie minori ### D'### e ### D'#### il: 02/07/2019 n.1160/2019 importo 76382,00 2) condanna l'ASP di ### in persona del legale rappresentante pro tempore, la dott.ssa ### e il dott. ### in solido tra loro, al pagamento in favore di ### D'### in persona di ### D'### e ### quali genitori esercenti la responsabilità genitoriale, della complessiva somma di euro 1.537.552,05 a titolo di danno patrimoniale e non patrimoniale, oltre interessi legali dalla data della presente decisione al saldo; 3) condanna l'ASP di ### in persona del legale rappresentante pro tempore, la dott.ssa ### e il dott. ### in solido tra loro, al pagamento in favore di ### D'### in persona di ### D'### e ### quali genitori esercenti la responsabilità genitoriale, della complessiva somma di euro 89.404,95 a titolo di danno non patrimoniale, oltre interessi legali dalla data della presente decisione al saldo; 4) condanna l'ASP di ### in persona del legale rappresentante pro tempore, la dott.ssa ### e il dott. ### in solido tra loro, al pagamento in favore di ### in proprio, della complessiva somma di euro 520.636,26 a titolo di danno non patrimoniale, oltre interessi legali dalla data della presente decisione al saldo; 5) condanna l'ASP di ### in persona del legale rappresentante pro tempore, la dott.ssa ### e il dott. ### in solido tra loro, al pagamento in favore di ### D'### in proprio, della complessiva somma di euro 364.472,53 a titolo di danno non patrimoniale, oltre interessi legali dalla data della presente decisione al saldo; 6) condanna l'ASP di ### in persona del legale rappresentante pro tempore, la dott.ssa ### e il dott. ### in solido tra loro, al pagamento in favore di ### D'### e di ### in proprio, della complessiva somma di euro 34.000,00 a titolo di danno patrimoniale, oltre interessi legali dalla data della presente decisione al saldo; 7) respinge le domande risarcitorie avanzate da ### in qualità di nonna paterna di ### D'### e da ###### e ### in qualità di eredi di ### e ### (quali nonni materni di ### D'###; 8) rigetta le domande promosse ed estese dagli attori nei confronti delle società terze chiamate e nei confronti della compagnia assicurativa terza interveniente; 9) condanna l'ASP di ### in persona del legale rappresentante pro tempore, la dott.ssa ### e il dott. ### con il vincolo solidale, al pagamento in favore di ### D'### e ### in proprio ed in qualità di genitori esercenti la responsabilità genitoriale sulle figlie minori ### D'### e ### D'### delle spese di lite del presente giudizio che liquida in euro 1.132,55 per esborsi ed in euro 89.277,20 per compensi, oltre spese generali al 15%, oltre IVA e CPA come per legge; 10) compensa integralmente le spese di lite nel rapporto processuale tra ### (in qualità di nonna paterna di ### D'###, ###### e ### in qualità di eredi di ### e ### (quali nonni materni di ### D'### e le parti convenute; 11) pone definitivamente e solidalmente a carico dell'ASP di ### in persona del legale rappresentante pro tempore, della dott.ssa ### e del dott. ### le spese delle CTU medico-legali svolte in corso di causa come liquidate durante il giudizio e detratte le somme eventualmente già corrisposte; 12) dichiara cessata la materia del contendere sulla domanda di garanzia svolta dalla dott.ssa ### nei confronti della G.B.S. s.p.a. ### in persona del legale rappresentante ### il: 02/07/2019 n.1160/2019 importo 76382,00 pro tempore, e della ### s.r.l., in persona del legale rappresentante pro tempore, terze chiamate per la manleva, disponendo l'estromissione dal presente giudizio delle medesime società; 13) dichiara la carenza di legittimazione passiva di ### s.p.a. (ora ### s.p.a.), in persona del legale rappresentante pro tempore, rispetto alle domande di manleva avanzate nei suoi confronti dalla dott.ssa ### e dal dott. ### disponendone di conseguenza l'estromissione dal presente giudizio; 14) condanna la ### s.p.a. (ora ### s.p.a.), in persona del legale rappresentante pro tempore, a tenere indenne e manlevare i dottori ### e ### per un importo pari al 53% di quanto questi saranno tenuti a corrispondere agli attori relativamente alle quote di rispettiva pertinenza sulla base della presente sentenza a titolo di risarcimento del danno (sorte ed interessi), di spese di lite e di spese di consulenza tecnica, comunque nei limiti del massimale residuo dedotta la franchigia fissa di euro 2.582,29; 15) condanna la ### s.p.a. (ora ### s.p.a.), in persona del legale rappresentante pro tempore, a tenere indenne e manlevare il dott. ### di quanto questi sarà tenuto a corrispondere agli attori, relativamente alla quota di sua pertinenza, sulla base della presente sentenza a titolo di risarcimento del danno (sorte ed interessi), di spese di lite e di spese di consulenza tecnica, comunque nei limiti del massimale residuo; 16) rigetta la domanda di manleva formulata dalla convenuta dott.ssa ### nei confronti della terza chiamata ### of ### 17) compensa integralmente le spese di lite fra i convenuti dottori ### e ### le società terze chiamate e la compagnia di assicurazioni terza interveniente; 18) dispone che, in caso di utilizzazione della presente sentenza in qualsiasi forma, per finalità di informazione scientifica su riviste giuridiche, supporti elettronici o mediante reti di comunicazione elettronica, sia omessa l'indicazione delle generalità e degli altri dati identificativi riportati nella sentenza. 
Così deciso in ### il 20 gennaio 2019. 
Il giudice dott. ### il: 02/07/2019 n.1160/2019 importo 76382,00 ### il: 02/07/2019 n.1160/2019 importo 76382,00

causa n. 834/2010 R.G. - Giudice/firmatari: Regasto Salvatore

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Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, Sentenza n. 2412/2025 del 13-11-2025

... caso di docenti precari a cui la ### non sia stata tempestivamente attribuita, va definito in modo diverso. Sentenza n. cronol. ###/2025 del 13/11/2025 Il ragionamento va condotto tenendo conto appunto del nesso tra ### e formazione. Tale nesso, se, per i docenti di ruolo, giustifica l'estinzione del diritto alla fruizione del bonus quando il servizio venga meno, nel caso di docenti precari cui la ### non sia stata attribuita tempestivamente, impone di connettere l'effetto estintivo non all'ultimarsi della supplenza, ma alla fuoriuscita di essi dal sistema scolastico. E' infatti in quel momento che si verifica il venir meno dell'interesse bilaterale alla formazione che governa appunto il momento estintivo del diritto alla fruizione delle utilità conseguenti all'attribuzione della ### Quindi, se il docente precario che, in una certa annualità, abbia maturato il diritto alla ### resti iscritto nelle graduatorie (ad esaurimento, provinciali o di istituto) per le supplenze e, eventualmente, riceva anche incarichi di supplenza, permane l'inserimento nel sistema scolastico che giustifica l'esercizio del diritto all'adempimento ed ancor più se poi egli transiti in ruolo. Al contrario, se un (leggi tutto)...

testo integrale

 ##### E ### Il Giudice del lavoro, dott.ssa ### in esito alla scadenza del termine per il deposito di note scritte in sostituzione dell'udienza del 12.11.2025 ai sensi dell'art. 127 ter c.p.c., ha pronunciato la seguente SENTENZA nella causa civile iscritta al N. 2097/2023 R.G. ### avente ad oggetto: “altre ipotesi” e vertente TRA ### rapp.ta e difesa dagli avvocati ### e ###ed elettivamente domiciliat ###atti RICORRENTE E MINISTERO DEL### e ### - ### per la ### - in persona del legale rappresentante p.t. rapp.to e difeso ai sensi dell'art. 417 bis c.p.c. dai funzionari, ##### e ### ed elettivamente domiciliato in ####6 RESISTENTE FATTO E DIRITTO Con ricorso depositato, in data ###, la ricorrente, in epigrafe indicata, attualmente in servizio a tempo determinato alle dipendenze del Ministero, con la qualifica di docente, deduceva di aver prestato servizio in forza di plurimi contratti a termine, per gli anni scolastici 2017/2018, 2018/2019, 2019/2020, 2020/2021 e 2021/2022 senza ricevere il beneficio della c.d. ###, pari ad euro 500,00 annui per l'acquisto di beni o servizi formativi, ai sensi della L n. 107 del 1025, art. 1, comma 121. Sosteneva che il mancato riconoscimento del beneficio fosse contrario alla clausola 4 punto 1 dell'accordo quadro allegato alla ### 1999/70 CE, ponendo in essere una discriminazione ai danni dei dipendenti precari, aventi diritto alla formazione al pari del personale docente di ruolo. Chiedeva pertanto accertare e dichiarare il diritto ad usufruire del beneficio economico di euro 500,00 annui tramite la ### elettronica, come da conclusioni dell'atto introduttivo, vinte le spese con distrazione .  ### dell'### si costituiva e resisteva all'avverso ricorso deducendo la sua infondatezza e concludeva, come in atti, per il suo rigetto. 
Trattandosi di controversia involgente questioni di puro diritto, non si procedeva ad atti d'istruzione, ed , all'esito del deposito delle note scritte in sostituzione dell'udienza la causa veniva decisa mediante pubblicazione della sentenza completa della motivazione ai sensi dell' art. 127 ter c.p.c. , Sentenza n. cronol. ###/2025 del 13/11/2025 *********** 
Osserva il ### che sulla questione oggetto del presente procedimento si è pronunciata, su rinvio pregiudiziale, la Corte di Cassazione, sez. ### con sentenza 27.10.2023, n. 29961, alla quale questo Giudice intende dare continuità. 
Si richiamano in tale sede i numerosi precedenti di merito che hanno fatto applicazione dei predetti principi (cfr. tra i tanti: sentenza ### di ### sentenza n. 664 /2024 dott.ssa ### ai sensi dell'art. 118 disp. att. c.p.c. 
È opportuno, pertanto, richiamare i principi enunciati dalla Suprema Corte per consentirne la corretta applicazione nel caso di specie.  1) La formazione e l'aggiornamento dei docenti: norme e principi generali.  ### della ### va inserito nel contesto del sistema della formazione degli insegnanti scolastici. 
Il d. lgs. n. 297 del 1994, art. 282 stabilisce, al comma 1, che "l'aggiornamento è un diritto-dovere fondamentale del personale ispettivo, direttivo e docente (...) inteso come adeguamento delle conoscenze allo sviluppo delle scienze per singole discipline e nelle connessioni interdisciplinari; come approfondimento della preparazione didattica; come partecipazione alla ricerca e alla innovazione didattico-pedagogica". 
Coerentemente, secondo l'art. 63 del CCNL di comparto, "la formazione costituisce una leva strategica fondamentale per lo sviluppo professionale del personale, per il necessario sostegno agli obiettivi di cambiamento, per un'efficace politica di sviluppo delle risorse umane"; la disposizione aggiunge altresì che "l'### è tenuta a fornire strumenti, risorse e opportunità che garantiscano la formazione in servizio" e che tale formazione si realizza "anche attraverso strumenti che consentono l'accesso a percorsi universitari, per favorire l'arricchimento e la mobilità professionale"; precisandosi poi ancora, al comma 2, l'impegno a realizzare "una formazione dei docenti in servizio organica e collegata ad un impegno di prestazione professionale che contribuisca all'accrescimento delle competenze richieste dal ruolo".  ###. 64 del medesimo ### afferma poi che "la partecipazione ad attività di formazione e di aggiornamento costituisce un diritto per il personale in quanto funzionale alla piena realizzazione e allo sviluppo delle proprie professionalità". 
È indubbio che il diritto-dovere formativo proclamato e ribadito dalle norme citate riguardi non solo il personale di ruolo, ma anche i precari, non essendovi nessuna distinzione in tal senso nella normativa citata. Consiglio di Stato, sez. VII, 16 marzo 2022, n. 1842 è stato molto chiaro in tal senso, evidenziando l'esigenza di formazione dell'intero corpo docente, di ruolo e non, necessaria per l'erogazione del servizio scolastico. 
Sentenza n. cronol. ###/2025 del 13/11/2025 la L. 107 del 2015.  ### del sistema formativo è stato poi specificamente declinato dalla L. n. 107 del 2015.  ###. n. 107 del 2015, art. 1, comma 124, stabilisce che "nell'ambito degli adempimenti connessi alla funzione docente, la formazione in servizio dei docenti di ruolo è obbligatoria, permanente e strutturale" ed il principio, coerentemente con il diritto-dovere di base di cui all'art. 282 cit., non distingue tra obblighi del lavoratore ed obblighi datoriali. 
Nel prosieguo, tuttavia la norma si concentra sugli ampi obblighi datoriali esistenti in materia affermando che "le attività di formazione sono definite dalle singole istituzioni scolastiche in coerenza con il piano triennale dell'offerta formativa e con i risultati emersi dai piani di miglioramento delle istituzioni scolastiche previsti dal regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 28 marzo 2013, n. 80, sulla base delle priorità nazionali indicate nel ### nazionale di formazione, adottato ogni tre anni con decreto del ### dell'istruzione, dell'università e della ricerca, sentite le organizzazioni sindacali rappresentative di categoria".  la ### E' nell'ambito di tale sistema di principi che la stessa L. n. 107 del 2015 introduce l'istituto della ### prevedendo, all'art. 1, comma 121, che "al fine di sostenere la formazione continua dei docenti e di valorizzarne le competenze professionali, è istituita, nel rispetto del limite di spesa di cui al comma 123, la ### elettronica per l'aggiornamento e la formazione del docente di ruolo delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado. ### dell'importo nominale di ### 500 annui per ciascun anno scolastico, può essere utilizzata per l'acquisto di libri e di testi, anche in formato digitale, di pubblicazioni e di riviste comunque utili all'aggiornamento professionale, per l'acquisto di hardware e software, per l'iscrizione a corsi per attività di aggiornamento e di qualificazione delle competenze professionali, svolti da enti accreditati presso il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, a corsi di laurea, di laurea magistrale, specialistica o a ciclo unico, inerenti al profilo professionale, ovvero a corsi post lauream o a master universitari inerenti al profilo professionale, per rappresentazioni teatrali e cinematografiche, per l'ingresso a musei, mostre ed eventi culturali e spettacoli dal vivo, nonché per iniziative coerenti con le attività individuate nell'ambito del piano triennale dell'offerta formativa delle scuole e del ### nazionale di formazione di cui al comma 124" ed aggiungendo che "la somma di cui alla ### non costituisce retribuzione accessoria né reddito imponibile". 
Un dato - onde evitare equivoci - va evidenziato, e cioè che la ### ha riguardo precipuamente al piano formativo e di aggiornamento e non a quello delle dotazioni lavorative individuali in senso stretto. 
Il riferimento ai software, ma soprattutto agli hardware, potrebbe sviare, ma anche tali strumenti vanno intesi, nel contesto di un insieme di altri strumenti di valenza palesemente culturale, nella logica di un accrescimento professionale sul piano dell'uso degli strumenti elettronici, in una fase di definitiva evoluzione in tal senso che investe anche i docenti, in specie più anziani. 
Sentenza n. cronol. ###/2025 del 13/11/2025 2. I presupposti per l'attribuzione della ### posto, la norma di legge evidenzia due profili che fondano l'attribuzione secondo il disegno del legislatore. 
Da un lato, essa è destinata ai soli insegnanti di ruolo, manifestando un indirizzo che affonda le radici nella scelta di curare, attraverso quello strumento, la formazione ed aggiornamento del personale che rappresenta, proprio per il trattarsi di dipendenti a tempo indeterminato, la struttura di fondo attraverso cui viene fornito il servizio educativo. 
Per altro verso, la taratura di quell'importo di 500 ### in una misura "annua" e per "anno scolastico" evidenzia la connessione temporale tra tale sostegno alla formazione e la didattica, calibrandolo in ragione di un tale periodo di durata di quest'ultima. ### parte, anche il recente intervento normativo di cui al D.L. n. 69 del 2023, art. 15, conv., con mod., in L. n. 103 del 2023, qui fuori gioco ratione temporis, sul piano sistematico conferma il riferimento annuale, essendo il beneficio esteso "per l'anno 2023" ai "docenti con contratto di supplenza annuale su posto vacante e disponibile". 
Il nesso tra la ### e la didattica è evidenziato altresì dall'incipit della norma istitutiva, ove si dice che la ### è finalizzata a "sostenere la formazione continua dei docenti", ma vi si affianca l'aggiunta del fine di "valorizzarne le competenze professionali", il che indirizza verso un obiettivo di migliore svolgimento del servizio nella sua interezza proprio attraverso l'incremento di professionalità del personale e della didattica su base annua cui esso è stato rivolto. 
Assai significativo sul punto è altresì il fatto che la ### docente venga associata, sempre dalla norma, ad "iniziative coerenti" con il ### dell'### (c.d. PTOF), ovverosia agli strumenti programmatici destinati alla fissazione e valutazione delle priorità strategiche del sistema di istruzione (L. 107 del 2015, art. 1, comma 14; D.P.R. n. 275 del 1999, art. 3; D.P.R. n. 80 del 2013, art.  2, comma 3) ed alla connessione integrata tra operato dei docenti e finalità educative. 
Infine, la connessione con la didattica annua si coordina pianamente con i tempi della programmazione didattico educativa cui il singolo docente è tenuto (d. lgs. 297-194, art. 128; D.P.R. n. 275 del 1999, art.  16), sulla scorta degli indirizzi del Collegio dei ### ad individuare "annualmente" (d. lgs. 297 del 1994, art. 7, comma 9 e 10), anche in ragione dell'organizzazione degli assetti degli orari di lavoro (art.  29, comma 1 e comma 3, lett. A, del ### 29.11.2007) ed in riferimento alle classi affidate. 
Tale indirizzo del legislatore di sostegno alla didattica "annua" esprime chiaramente una scelta di discrezionalità normativa, finalizzata al miglior perseguimento dell'interesse del servizio scolastico. 
Precisa la Suprema Corte che l'intervento, da questo punto di vista, è espressione di un ipotizzato - in disparte ogni valutazione o condivisione di merito o politica che qui non interessano - miglioramento del servizio educativo rivolto alla comunità. 
Sentenza n. cronol. ###/2025 del 13/11/2025
La scelta - lo si dice per esemplificare - avrebbe potuto essere anche radicalmente opposta ed indirizzata al sostegno della formazione autonoma dei docenti precari, o inequivocamente destinata a tutti ed in pari misura o quant'altro.  ### della norma è stata invece diversa, nei termini appunto di sostegno alla didattica su un piano di durata almeno annuale, ritenendosi (v. il collegamento con il ### che fosse in tal modo da perseguire l'interesse ultimo all'educazione cui anche la formazione del docente è indubbiamente finalizzata (v. anche, sul nesso tra formazione attraverso ### e servizio scolastico, Cass. 31 ottobre 2022, n. ###, con cui l'istituto è stato ritenuto da applicare anche ai c.d. "educatori"). 
E' al contempo errato fare leva sulla ### come unico strumento di formazione, in ogni caso e per ogni durata dell'impegno didattico.  ### infatti non esaurisce l'ambito dei possibili interventi formativi, essendo previsto dalle norme un più ampio novero di misure destinabili dal datore di lavoro alle varie tipologie di dipendenti, non rilevando qui - in quanto del tutto estranee alla disamina giuridica di un dato istituto - eventuali carenze nelle iniziative del Ministero datore di lavoro su tale diverso piano.  3. Il piano lavoristico: il divieto di discriminazione dei lavoratori a termine: la didattica annua La destinazione della ### ai soli insegnanti di ruolo, che si è detto costituire uno dei profili di indirizzo del nuovo istituto, intercetta tuttavia il tema, più intrinseco alla disciplina dei rapporti di lavoro, del divieto di discriminazione dei lavoratori a termine. 
Corte di Giustizia 18 maggio 2022, sulla premessa che il beneficio della ### attenga all'ambito delle "condizioni di impiego" (punti 35-38) ed escludendo che il solo fatto della durata dei rapporti possa costituire ragione obiettiva (punto 46), ha ritenuto che, in presenza di un "lavoro identico o simile" e quindi di comparabilità (punti 41-43), la clausola 4, punto 1, dell'accordo quadro allegato alla ### 1999/70/CE ed il principio di non discriminazione ivi sancito ostino ad una normativa nazionale che riservi quel beneficio ai soli docenti a tempo indeterminato. 
In breve, la ### pur introdotta con quei fini generali di tutela di una certa dimensione temporale del servizio educativo, che non vanno dimenticati perché frutto di una scelta del legislatore, si interseca con il piano dei rapporti di lavoro dei singoli, con quanto ciò comporta sotto il profilo della cura della parità di trattamento in questo ambito. 
E' allora evidente che l'avere il legislatore riferito quel beneficio all'"anno scolastico" non consente di escludere da un'identica percezione di esso quei docenti precari il cui lavoro, secondo l'ordinamento scolastico, abbia analoga taratura.  3.1 la didattica “annua” Il convergere della scelta di politica educativa e del piano lavoristico: la didattica "annua". 
Sentenza n. cronol. ###/2025 del 13/11/2025
Quanto appena detto consente dunque di dire, muovendosi lungo i concetti propri della Corte di Giustizia, che sono proprio le ragioni obiettive perseguite dal legislatore, sotto il profilo del sostegno alla didattica annua, ad impedire che, quando si presenti il medesimo dato temporale, il beneficio formativo sia sottratto ai docenti precari. 
Essi, infatti, allorquando svolgano una prestazione lavorativa pienamente comparabile, devono consequenzialmente ricevere analogo trattamento.  ### va allora indirizzata verso la ricerca di parametri giuridici che consentano di individuare quali siano le supplenze rispetto alle quali vi sia sovrapponibilità di condizioni, in modo tale che l'obiettivo del legislatore non possa essere perseguito se non assicurando al contempo parità di trattamento. 
Non appaiono criteri idonei, da questo punto di vista, quelli calibrati su situazioni didattiche e lavorative del tutto particolari. 
Il riferimento va al caso del docente part time di ruolo, che ovviamente durante l'anno svolge meno giornate di lavoro, calcolate dal giudice del rinvio in centocinquanta e addirittura riducibili, secondo un calcolo elaborato nelle difese del ricorrente, a novanta giorni. 
Come si desume dall'### 446/1997, integrativa (Cass. 14 marzo 2019, n. 7320) del ### di comparto (v. ad es. art. 46 ### normativo 1994-1997) e come tale conoscibile d'ufficio, il part time settimanale, nelle sue varianti orizzontale (meno ore tutti i giorni) e verticale (lavoro solo su alcuni giorni) si tara sull'intero anno scolastico e dunque rientra nel concetto di didattica "annua" su cui si sta argomentando e che non necessariamente ricorre per qualunque tipo di supplenza. 
Quanto al part time verticale su periodi diversi, l'O.M. (art. 8, comma 2, e 7, comma 2) lo ammette sulla base della "progettazione educativa di ciascuna istituzione scolastica e alla conseguente programmazione dell'attività didattica" e dunque su situazioni del tutto particolari e potenzialmente assai differenziate da caso a caso, che non consentono un'assimilazione alle supplenze conferite per la conduzione ordinaria dell'anno scolastico. 
Analogamente, non possono essere valorizzate particolari condizioni (inidoneità per motivi di salute; docenti comandati, distaccati; presa di servizio solo ad anno iniziato, come già previsto dal D.P.C.M.  23.9.2015 - art. 8, comma 2 - per l'a.s. 2015/2016 etc.) in cui la ### viene attribuita a docenti di ruolo nonostante essi non svolgano attualmente attività di insegnamento o non l'abbiano svolta per una parte dell'anno scolastico. 
Si tratta infatti ancora di situazioni peculiari, in cui il riconoscimento del beneficio trova fondamento sul trattarsi di docenti stabilmente inseriti nell'ambito del servizio scolastico, ma al contempo si riconnette a situazioni di fatto di solo provvisoria inattività didattica o di inizio successivo di essa, tali da escludere un idoneo paragone. 
Più in generale, un giudizio comparativo svolto su situazioni lavorative particolari finisce per astrarre completamente il raffronto da quanto sta alla base della scelta legislativa, il che non appare corretto. 
Sentenza n. cronol. ###/2025 del 13/11/2025
Vale a dire, la connessione dell'attribuzione della ### ad una didattica annua verrebbe ingiustificatamente alterata se ad individuare i presupposti per il godimento del beneficio bastasse una mera sommatoria di giorni numericamente pari a quelli che un certo docente, con particolari condizioni di lavoro quali il part time, deve svolgere o se addirittura il raffronto andasse verso chi non svolge al momento attività didattica o se ancora dovesse valorizzarsi, al fine di estendere a tutti il beneficio, il fatto che un docente di ruolo occasionalmente inizi a prestare servizio ad anno scolastico in corso. 
Va ricordato che, secondo la Corte costituzionale, si è in presenza di una violazione della ###, art. 3 (principio di uguaglianza) solo "qualora situazioni sostanzialmente identiche siano disciplinate in modo ingiustificatamente diverso e non quando alla diversità di disciplina corrispondano situazioni non assimilabili" (ex plurimis, ### 24 luglio 2023, n. 161, con richiamo ad altri precedenti, tra cui le sentenze n. 71 del 2021, n. 85 del 2020, n. 13 del 2018 e n. 71 del 2015) ed il ragionamento comparativo deve muovere su basi analoghe. 
Lo strumento antidiscriminatorio, nella sua estrema delicatezza, non può fondarsi su raffronti tra sottocategorie di situazioni individuali, rischiando altrimenti, attraverso un'estensione a catena di una qualsivoglia migliore tutela, di interferire in modo ingestibile sulle regolazioni complessive di un fenomeno che il legislatore tenti di impostare. 
Va dunque tenuta in debito conto anche la logica delle scelte legislative, che appunto si muovono sul piano del sostegno pieno, con la ### alla didattica "annua", per le ragioni sopra ampiamente spiegate. 
Il ragionamento vale poi anche per i vari richiami, nelle difese del ricorrente - sopra riepilogati nello storico di lite - ad altre fonti ### che impongono parità di trattamento, analogo essendo il ragionamento da esse indotto. 
In sé inidoneo è anche il dato normativo dei 180 giorni valorizzato da alcune norme del sistema scolastico. 
Si tratta infatti di norme riguardanti specifici fenomeni (la ricostruzione della carriera al passaggio di ruolo: d. lgs. 297 del 1994, art. 489, comma 1, norma ora peraltro modificata; la retribuzione nei mesi estivi: art. 527 del medesimo d. lgs.; l'idoneità del servizio ad essere valutato per il superamento dell'anno di prova), che non si prestano, per la singolarità dei fini per i quali sono dettate, a costituire un valido metro di paragone per le valutazioni qui necessarie per definire il senso dell'"annualità" di una "didattica". 
Semmai il tema è se un termine sostanzialmente analogo non possa essere recuperato per supplenze temporanee che coprano un lasso temporale pari o superiore a quello che, per quanto si va ad argomentare, giustifica il pieno riconoscimento della ### in caso di supplenze ai sensi della L. 124 del 1999, art. 4, comma 1 e 2. 
Sentenza n. cronol. ###/2025 del 13/11/2025 4. Va dunque considerato il disposto dell'appena citato art. 4, commi 1 e 2, della L. 124 del 1999. 
Il comma 1 di tale disposizione prevede che "alla copertura delle cattedre e dei posti di insegnamento che risultino effettivamente vacanti e disponibili entro la data del 31 dicembre e che rimangano prevedibilmente tali per l'intero anno scolastico (c.d. vacanza su organico di diritto, n.d.r.), qualora non sia possibile provvedere con il personale docente di ruolo delle dotazioni organiche provinciali o mediante l'utilizzazione del personale in soprannumero, e sempreché ai posti medesimi non sia stato già assegnato a qualsiasi titolo personale di ruolo, si provvede mediante il conferimento di supplenze annuali, in attesa dell'espletamento delle procedure concorsuali per l'assunzione di personale docente di ruolo". 
Il richiamo all'"annualità" della supplenza, intesa in senso di annualità didattica è qui esplicito. 
Ma, non diversamente, il comma 2 stabilisce che "alla copertura delle cattedre e dei posti di insegnamento non vacanti che si rendano di fatto disponibili entro la data del 31 dicembre e fino al termine dell'anno scolastico (c.d. vacanza su organico di fatto, n.d.r.) si provvede mediante il conferimento di supplenze temporanee fino al termine delle attività didattiche", ivi compreso il caso in cui vi sia necessità di copertura per ore di insegnamento che non concorrono a costituire cattedre o posti orario. La relazione tra supplenze e didattica annua è dunque anche qui chiaramente enunciata. 
Si tratta, in entrambi i casi, di supplenze destinate a protrarsi per l'intera durata dell'attività didattica, su cattedre e posti di insegnamento specifici, sicché il nesso tra la formazione del docente che viene supportata, la durata e la funzionalità rispetto ai discenti è certo. 
Rispetto a queste tipologie di incarico, che sono quelle che qui fa valere il ricorrente, si ravvisa la necessità di rimuovere la discriminazione subita dall'assunto a tempo determinato riconoscendo il diritto alla carta docente in modo identico a quanto previsto per il docente di ruolo. 
In estrema sintesi, l'obiettivo di politica scolastica ed educativa che calibra quello speciale beneficio sul piano della "didattica annua" non consente, per i docenti a tempo determinato che, essendo chiamati a lavorare sul medesimo piano didattico temporale e risultano quindi, da ogni punto di vista, comparabili, un diverso trattamento.  5. ### del diritto interno al diritto ####. 1, comma 121 cit. è dunque in contrasto con il principio di parità di trattamento di cui all'art. 4, punto 1, dell'### E' stato del resto ripetutamente affermato che la clausola 4 dell'### esclude in generale ed in termini non equivoci qualsiasi disparità di trattamento non obiettivamente giustificata nei confronti dei lavoratori a tempo determinato, sicché la stessa ha carattere incondizionato e può essere fatta valere dal singolo dinanzi al giudice nazionale, che ha l'obbligo di applicare il diritto Sentenza n. cronol. ###/2025 del 13/11/2025 dell'Unione e di tutelare i diritti che quest'ultimo attribuisce, disapplicando, se necessario, qualsiasi contraria disposizione del diritto interno (v. Cass. 28 novembre 2019, n. ###, con richiamo a ### di Giustizia 8 novembre 2011, ### quest'ultima da inserire in un costante indirizzo che in ultima analisi risale fino a ### di Giustizia 9 marzo 1978, ### in senso analogo, v., anche ### 11 luglio 1989, n. 389 e, ancor prima, ### 5 giugno 1984, n. 170). 
Nel caso di specie, la disapplicazione non deve, però, essere totale, ma limitata, come indicato anche dal ###, all'esclusione dei lavoratori precari - qui nei termini di cui si è detto - dal beneficio. 
In altre parole, la L. 107 del 2015, art. 1, comma 121 deve essere disapplicato, in quanto si pone in contrasto con la clausola 4 dell'### quadro allegato alla direttiva 1999/70/CE, nella parte in cui limita il riconoscimento del diritto alla ### ai solo insegnanti di ruolo e non lo consente rispetto agli insegnanti incaricati di supplenze annuali (L. 124 del 1999, art. 4, comma 1) o fino al termine delle attività didattiche (L. 124 del 1999, art. 1, comma 2). 
Il che comporta, di converso, l'affermazione del principio per cui anche a tali docenti spetta ed in misura piena quello stesso beneficio.  6. La natura del diritto e delle obbligazioni e l'azione di adempimento ### qualifica l'obbligazione, sotto il profilo sostanziale, come obbligazione di pagamento. 
La norma primaria fa riferimento all'"acquisto" di beni o servizi da parte del docente, ed è il pagamento di tale acquisto che è effettuato dal Ministero o da chi per lui. ### ha nella sostanza l'effetto di rendere giuridicamente disponibile al docente l'importo necessario a pagare l'acquisto da lui eseguito presso l'esercente e dunque è finalizzata all'ottenimento, pur se attraverso un complesso meccanismo attuativo e di finanziamento, di una somma di denaro che il terzo (il Ministero o chi per lui) mette a disposizione nell'interesse del docente acquirente, in una sorta di espromissione (art. 1272 c.c.) o di adempimento del terzo (art. 1180 c.c.), classificazioni ulteriori che però qui non interessano, data la completezza ed autonomia della disciplina specifica. 
Nonostante le forme proprie dei nostri tempi e dell'evoluzione telematica, ciò cui mira l'obbligazione è comunque l'ottenimento in favore del docente di un importo in numerario, da accreditare in pagamento del suo acquisto e ciò basta a ritenere la natura pecuniaria e di pagamento. 
Tutto il complesso nesso di obblighi finalizzati ad ottenere quel risultato è in sostanza, come rileva ancora il giudice remittente, puramente strumentale, senza che ne resti alterata la natura ultima della prestazione. 
Il profilo del pagamento non esaurisce tuttavia le particolarità dell'obbligazione in esame.  ### operazione è infatti condizionata dalla destinazione di quella somma a specifiche tipologie di acquisti e non ad altri. 
Sentenza n. cronol. ###/2025 del 13/11/2025
Tale scopo o funzione sono assolutamente qualificanti, perché, attribuendo al docente una somma liquida, gli si darebbe un'utilità diversa da quella voluta dalla legge e ne verrebbe vanificato l'impianto normativo finalizzato in modo stringente ad assicurare proprio beni e servizi formativi, e non somme in quanto tali. 
Inoltre, si rileva che, ai sensi dell'art. 6, comma 2 del D.P.C.M. 28 novembre 2016 (ma v. anche art. 2, comma 5, del precedente D.P.C.M. 23 settembre 2015), la cessazione dal servizio per qualsiasi causa comporta che "la ### non è più fruibile" e quindi si realizza l'estinzione del diritto a utilizzare gli importi eventualmente ancora non consumati dal docente. 
Poiché la cessazione del servizio può avvenire per ragioni del tutto indipendenti da responsabilità del docente, ciò attesta il necessario obiettivo collegamento della fruizione in concreto del diritto con una prestazione didattica o quanto meno con un'esigenza formativa tuttora funzionale al sistema scolastico. 
In effetti, mentre il sorgere del diritto è connesso strettamente dal sistema allo svolgimento di attività di didattica nell'anno di riferimento, l'esercizio di tale diritto può essere spalmato anche sull'anno successivo.  ### assicura strutturalmente il nesso tra ### e didattica, ma poi consente al docente margini di scelta temporale nella fruizione del bonus. 
Resta dunque la ratio di fondo di sostegno alla didattica annua - lo si dice per evidenziare anche da questo punto di vista il persistere della coerenza di sistema - ma semplicemente si assicura al beneficiario una qualche flessibilità al fine di consentire la miglior utilizzazione del beneficio. 
Quanto si è detto consente di sgomberare il campo, almeno ai fini che qui rilevano, dal tema della natura "retributiva" o "riparatoria". 
Già la legge esclude che l'accredito abbia natura retributiva a fini fiscali. 
La classificazione astratta del beneficio non è poi realmente necessaria per quanto qui interessa, ovverosia per stabilire le modalità di adempimento e dunque non va ulteriormente approfondita. 
Quella in esame è l'obbligazione sui generis, con caratteristiche di cui si è detto, e tanto basta per i fini che qui interessano.  ### di adempimento.  ### principi generalissimi del diritto delle obbligazioni, il diritto all'adempimento sussiste fino a quando la prestazione sia possibile, a meno che risulti venir meno l'interesse cui essa è funzionale. 
Di converso, l'impossibilità di quell'adempimento o il venir meno di quell'interesse convertono il diritto all'adempimento in diritto al risarcimento del danno. 
Iniziando dal tema dell'impossibilità, essendo la ### tuttora esistente come istituto ed essendo stata, anzi, estesa dal legislatore per il 2023 ai supplenti "annuali" (D.L. n. 69 del 2023 cit.), non vi è ragione per dubitare che essa possa funzionare almeno in oggi anche rispetto a periodi pregressi. 
Sentenza n. cronol. ###/2025 del 13/11/2025
Ne' è verosimile pensare ad impedimenti ad esercitare in quel modo il proprio diritto, trattandosi semplicemente di consentire l'accesso ad una piattaforma informatica ed al sistema di provvista per gli acquisti che ne consegue. 
Nel valutare il tema dell'interesse rispetto all'adempimento dell'obbligazione oggetto del contenzioso deve muoversi dal richiamo, dal lato datoriale, alla natura "continua" del diritto-dovere alla formazione ed aggiornamento ed all'inserirsi di esso nel contesto di una ormai conclamata unitarietà non solo tra pre-ruolo e ruolo (Cass. 28 novembre 2019, n. ###), ma anche del periodo pre-ruolo in sé considerato (Cass. 7 novembre 2016, n. 22558).  ### porta a ritenere che la mancata attribuzione degli importi che erano dovuti per le annate in cui siano state svolte le supplenze non significhi che vi sia perdita di interesse rispetto all'ottenimento successivo di essi, che anzi deve presumersi persista nella misura in cui chi agisce sia ancora interno al sistema educativo scolastico, in ragione della persistenza del diritto-dovere formativo. 
Di converso, in tali casi, non viene meno neanche l'interesse datoriale ad adempiere con quelle modalità, proprio perché l'inserimento dell'insegnante nel sistema educativo giustifica anche l'attribuzione successiva del beneficio in relazione al permanere di esigenze formative. 
Si è del resto già detto che il sistema, mentre riconnette il sorgere del diritto alla concomitanza con l'attività didattica, consente poi un esercizio dilazionato di esso, che, nel caso fisiologico del regolare accredito in corso di anno scolastico, permette la fruizione entro l'anno scolastico successivo. 
Si deve allora valutare quale sia il funzionamento del sistema nel caso in cui l'attribuzione tempestiva non vi sia stata, caso che è poi quello dei precari, cui la norma interna non riconosceva il diritto. 
Va in proposito considerato che la cessazione dal servizio, ai sensi dell'art. 3, comma 2, del D.P.C.M.  del 2016, è causa di estinzione del diritto a fruire del beneficio, per ragioni intrinsecamente connesse con la struttura dell'obbligazione "di scopo". 
Tuttavia, nel valutare tale evenienza rispetto al personale precario, la nozione di "cessazione" va evidentemente adattata, perché altrimenti si dovrebbe dire che, con la cessazione della supplenza, cessando anche il servizio, non resti altro percorso che quello risarcitorio. 
Così però non è e lo dimostra - a fini argomentativi - il sopravvenuto D.L. 69 del 2023, cit. 
Infatti, l'art. 15 di tale D.L. consente l'accesso alla ### a chi non è di ruolo. 
Poiché la ### può comunque essere utilizzata nell'arco del biennio, ciò significa che, se anche, nell'anno successivo, a quel docente non fosse attribuita una supplenza, egli potrebbe ancora fruire di quanto accreditato in suo favore.  ### è conseguenza del fatto che la cessazione della supplenza di regola non significa uscita dal sistema scolastico. 
Analogamente, l'effetto estintivo, nel caso di docenti precari a cui la ### non sia stata tempestivamente attribuita, va definito in modo diverso. 
Sentenza n. cronol. ###/2025 del 13/11/2025
Il ragionamento va condotto tenendo conto appunto del nesso tra ### e formazione. 
Tale nesso, se, per i docenti di ruolo, giustifica l'estinzione del diritto alla fruizione del bonus quando il servizio venga meno, nel caso di docenti precari cui la ### non sia stata attribuita tempestivamente, impone di connettere l'effetto estintivo non all'ultimarsi della supplenza, ma alla fuoriuscita di essi dal sistema scolastico. 
E' infatti in quel momento che si verifica il venir meno dell'interesse bilaterale alla formazione che governa appunto il momento estintivo del diritto alla fruizione delle utilità conseguenti all'attribuzione della ### Quindi, se il docente precario che, in una certa annualità, abbia maturato il diritto alla ### resti iscritto nelle graduatorie (ad esaurimento, provinciali o di istituto) per le supplenze e, eventualmente, riceva anche incarichi di supplenza, permane l'inserimento nel sistema scolastico che giustifica l'esercizio del diritto all'adempimento ed ancor più se poi egli transiti in ruolo. 
Al contrario, se un tale docente, dopo l'annualità in cui è maturato il diritto alla ### sia cancellato dalle graduatorie, il diritto all'adempimento cessa con tale cancellazione, per fuoriuscita dal sistema scolastico. 
In tal caso resta solo il diritto al risarcimento del danno. 
Dunque, in presenza di tali condizioni di permanente inserimento nel sistema scolastico, va riconosciuta l'azione di adempimento in forma specifica, mediante attribuzione della ### per un importo pari al valore che spettava e con funzionamento secondo il sistema attuativo proprio dello specifico bonus in esame.  ### finale, tra l'altro, coincide con quello fatto proprio da buona parte della giurisprudenza di merito nota, oltre che con la richiesta formulata in via principale dall'odierno ricorrente e con le argomentazioni sul punto del ###, ove si afferma che la rimozione della discriminazione è da assicurare riconoscendo "il medesimo importo... da impiegare negli stessi termini e secondo le medesime modalità". 
Il principio di diritto qui inevitabilmente va esteso oltre l'ambito del giudizio a quo, in quanto altrimenti non si riescono a delineare con sufficiente chiarezza i tratti essenziali dell'assetto giuridico del particolare fenomeno oggetto del contenzioso.  7. le condizioni di cui al D.P.C.M.. 
Chiarisce la ### che è escludere che il diritto degli assunti a tempo determinato possa essere paralizzato dal rilievo dell'omessa presentazione, a suo tempo, di una domanda al datore di lavoro. 
E' vero che il sistema prevede una registrazione sulla piattaforma web (art. 3, comma 2 del D.P.C.M.), sulla base di un'autenticazione attraverso il ### pubblico per la gestione dell'identità digitale di cittadini e imprese, denominato "### (art. 5, comma 1, e 3, comma 2, del D.P.C.M.). 
Sentenza n. cronol. ###/2025 del 13/11/2025
Si tratta però solo di modalità che condizionano in concreto l'esercizio del diritto, ma non di regole che onerino di una qualche formale istanza. 
Anche perché, evidentemente, i docenti non di ruolo non avrebbero certamente ottenuto dal sistema una valida autenticazione, visto che il Ministero nega l'esistenza di un loro diritto in proposito. 
Quanto alla decadenza per mancata utilizzazione nei fondi nel biennio è evidente che essa non può operare per fatto del creditore. Dunque, essa non impedisce in alcun modo il riconoscimento in sede giudiziale della ### docente per il solo fatto del trascorrere del biennio dal momento in cui il diritto era sorto e viene poi accertato dal giudice.  8. ### di risarcimento. 
Come si è detto, per chi non sia più interno al sistema scolastico l'unica azione è quella risarcitoria. Tale distinguo attiene al merito. 
Quello che si manifesta, in proposito, è un pregiudizio a sfumature plurime, pur nella pochezza economica. 
Si tratta infatti, in tal caso, di un insieme di possibili esborsi (spese di formazione sostenute autonomamente con l'acquisto a tal fine di beni o servizi), di possibili perdite di chances formative e di una possibile menomazione non patrimoniale della professionalità, salvo altro. 
Il pregiudizio va allegato da chi agisca, come da principi generali, per quanto, oltre alla possibilità di prova di esso in via presuntiva, vada ammessa la liquidazione equitativa, da parte del giudice del merito, nella misura più adeguata al caso di specie, tenuto conto delle circostanze del caso concreto (tra cui ad es. la durata della permanenza nel sistema scolastico, cui l'attribuzione è funzionale, o quant'altro rilevi) ed entro il massimo pari al valore della ### che sarebbe spettato, salva la prova, a quel punto specifica, di un qualche concreto maggior pregiudizio.  9. La prescrizione ### ha già affermato l'applicabilità della prescrizione quinquennale ( ex art. 2948, n. 4 relativa a ciò che deve “pagarsi”), ed il principio deve essere qui ribadito, che la domanda di adempimento contrattuale proposta dall'assunto a tempo determinato e fondata sulla clausola 4 dell'### allegato alla direttiva 1999/70/CE soggiace alle medesime regole che valgono per la domanda che l'assunto a tempo indeterminato potrebbe, in ipotesi, azionare qualora quella stessa obbligazione non fosse correttamente adempiuta, il che comporta l'applicazione del termine quinquennale, non decennale, di prescrizione. Diversamente, si verificherebbe una discriminazione "alla rovescia", nel senso che al dipendente assunto a termine finirebbe per essere riservato un trattamento più favorevole rispetto a quello previsto per il lavoratore comparabile (Cass. 28 maggio 2020, n. 10219). 
Sentenza n. cronol. ###/2025 del 13/11/2025
La prescrizione della domanda risarcitoria, invece, quando ad essa si possa ricorrere, non può che essere di durata decennale, come da principi generali in tema di responsabilità contrattuale. 
La decorrenza. 
La prescrizione dell'azione di adempimento decorre dal momento in cui il diritto può essere fatto valere, ovverosia, rispetto alle supplenze di cui alla L. 124 del 1999, art. 4, comma 1 e 2, dal momento del conferimento degli incarichi o, se il conferimento degli incarichi sia anteriore, dall'eventualmente successivo momento in cui, per l'annata di riferimento, sia consentito anche ai docenti di ruolo, secondo il sistema di cui al D.P.C.M. del 2016, procedere alla registrazione telematica onde fruire del beneficio. 
Il diritto al risarcimento del danno in favore del docente che sia fuoriuscito dal sistema scolastico decorre dalla data in cui il danno, con la cessazione dal servizio, ha acquisito attualità. Ritiene peraltro la Cassazione di dover precisare che se, nelle more, vi sia stata, in pendenza del rapporto, prescrizione dell'azione di adempimento ancora esperibile, nessun ristoro potrebbe essere richiesto, perché l'estinzione del diritto verificatasi per l'inerzia del titolare nel rivendicare l'adempimento in forma specifica, non può che comportare anche la perdita del diritto al risarcimento. 
In sostanza tale è il principio di diritto “ La carta docente, prevista dall'art. 1, comma 121, della l. n. 107 del 2015, spetta, pur in assenza di domanda, anche ai docenti non di ruolo, sia a quelli con incarico annuale che a quelli titolari di incarico di docenza fino al termine delle attività didattiche; in caso di mancato riconoscimento tempestivo del beneficio, i docenti interni al sistema scolastico (iscritti nelle graduatorie di supplenze, incaricati di supplenza o transitati in ruolo) possono chiedere l'adempimento in forma specifica e quindi l'attribuzione della carta secondo il sistema proprio di essa e per un valore corrispondente a quello perduto, oltre a interessi o rivalutazione, ai sensi dell'art. 22, comma 36, della l. n. 724 del 1994, dalla data di maturazione del diritto alla sua concreta attribuzione; di contro, gli insegnanti usciti dal sistema scolastico per cessazione dal servizio o per cancellazione dalle graduatorie, possono chiedere il risarcimento dei danni, da provarsi pure a mezzo di presunzioni e da liquidarsi anche equitativamente, tenuto conto delle circostanze del caso concreto (quali, ad esempio, la durata della permanenza nel sistema scolastico), nei limiti del valore della carta, salva l'allegazione e la prova specifica di un pregiudizio maggiore”( cfr. Sez. L - , Sentenza n. 29961 del 27/10/2023 ) Supplenze temporanee o brevi e saltuarie Va rilevato che il ### di Lecce ha effettuato rinvio pregiudiziale ai sensi dell'art. 19, co. 3 TUE e dell'art. 267 TFUE alla ### di Giustizia dell'### in merito alle cd. “supplenze temporanee o brevi e saltuarie”, ritenendo - differentemente da quanto sostenuto dalla giurisprudenza di legittimità a sostegno dell'irriconoscibilità del beneficio chiesto in favore dei docenti supplenti ex art.  4, co. 3, L. 124/1999 -: - Che il fatto che la ### docente venga associata, sempre dalla norma, ad «iniziative coerenti» con il ### dell'### (c.d. ###, ovverosia agli strumenti programmatici Sentenza n. cronol. ###/2025 del 13/11/2025 destinati alla fissazione e valutazione delle priorità strategiche del sistema di istruzione (art. 1, co. 14, L.  107/2015; art. 3 d.p.r. 275/1999; art. 2, co. 3, d.p.r. 80/2013) ed alla connessione integrata tra operato dei docenti e finalità educative; - Che la connessione con la didattica annua si coordina pianamente con i tempi della programmazione didattico educativa cui il singolo docente è tenuto (art. 128 d. lgs. 297/194; art. 16 d.p.r. 275/1999), sulla scorta degli indirizzi del Collegio dei ### ad individuare “annualmente” (art.  7, co. 9 e 10, d. lgs. 297/1994), anche in ragione dell'organizzazione degli assetti degli orari di lavoro (art. 29, co. 1 e co. 3, lett. A, del ### 29.11.2007) ed in riferimento alle classi affidate; “non sembrano rilevare direttamente sulle condizioni di impiego del docente (cfr. ordinanza ### 18 maggio 2022), riguardando in generale la pianificazione delle attività formative”. 
Il remittente ha sottolineato che “in effetti, tutti i supplenti sono soggetti agli stessi doveri rispetto agli studenti e agli stessi obblighi formativi dei docenti a tempo indeterminato. E questo indipendentemente dal tipo di supplenza ad essi conferito. 
Tutte le tipologie di supplenti vengono assunte mediante chiamate dalle graduatorie secondo le modalità di cui all'art. 4 l. 124/99. 
Ulteriormente, si deve rappresentare che la c.d. carta docente, oggetto di giudizio, non prevede alcuna connessione tra la spesa effettuata (che può riguardare anche ingressi a rappresentazioni teatrali e cinematografiche) e la materia di insegnamento del docente. 
Essa è definita come sostegno alla formazione continua e alla valorizzazione delle competenze professionali; tuttavia, non vi è nessun obbligo di spesa. Il docente è infatti libero di spendere o meno tali somme. 
Né tantomeno viene valutata specificamente l'efficacia della misura rispetto al singolo docente. 
Le stesse somme non devono necessariamente essere spese nel corso dell'anno scolastico di attribuzione. 
In sostanza, il nesso con il sostegno alla didattica annuale appare eventuale e rimesso alla stessa volontà del docente, il che - per questo giudice - non rende fondata la correlazione con la didattica annuale che quindi non appare, sempre per questo giudice, sostanziarsi in una ragione obiettiva ex clausola 4 dir.  99/70”. 
Con la sentenza C-268/24 - ### depositata il 3 luglio 2025, la ### di ### ha accolto il ricorso, stabilendo che escludere automaticamente i docenti con supplenze brevi dall'accesso alla ### del ### viola il diritto comunitario: la normativa italiana, che riservava il beneficio ai soli docenti di ruolo o ai supplenti annuali, è stata giudicata discriminatoria, in quanto in contrasto con la clausola 4 dell'accordo quadro #### e ### sul lavoro a tempo determinato, allegato alla direttiva 1999/70/CE, la quale - nelle argomentazioni della ### - non giustifica un trattamento differenziato Sentenza n. cronol. ###/2025 del 13/11/2025 tra docenti a tempo determinato e quelli a tempo indeterminato, includendo anche chi ha contratti brevi, in quanto la brevità del contratto non può giustificare un trattamento differenziato. Anche i supplenti a termine, infatti, svolgono funzioni identiche a quelle dei colleghi di ruolo e partecipano alle stesse attività didattiche e formative: “###à educativa - si legge nella sentenza - non dipende dalla durata del rapporto di lavoro, ma dalla natura delle mansioni effettive”. I docenti con supplenze temporanee svolgono funzioni comparabili a quelle dei colleghi di ruolo e non può essere considerata giustificazione valida il fatto che non partecipino ad alcune attività collegiali o che i loro contratti non coprano l'intero anno scolastico. 
Inoltre, la ### ha respinto l'argomentazione del ### italiano secondo cui l'esclusione sarebbe giustificata da esigenze di bilancio, ritenendo che queste non possano costituire una ragione oggettiva sufficiente a determinare una disparità di trattamento.  ### nella sua pronuncia, ha chiarito che “la clausola 4, punto 1, dell'accordo quadro deve essere interpretata nel senso che “osta a una normativa nazionale, come interpretata da un giudice nazionale supremo, che riserva il beneficio della carta elettronica dell'importo nominale di EUR 500 annui, che consente l'acquisto di diversi beni e servizi destinati a sostenere la formazione continua dei docenti, ai docenti di ruolo e ai docenti non di ruolo che effettuano supplenze per la durata dell'anno scolastico, ad esclusione dei docenti non di ruolo che effettuano supplenze di breve durata”. 
I giudici nazionali, quindi, sono ora chiamati a disapplicare norme restrittive, a meno che non siano provate ragioni oggettive, che però non possono fondarsi solo sulla temporaneità del contratto. 
Il caso di specie I principii di diritto declamati al paragrafo precedente devono trovare applicazione anche nel caso di specie, posto che non si ravvisa alcuna ragione oggettiva atta a giustificare un differente trattamento dell'odierna parte ricorrente rispetto ai docenti di ruolo, né il Ministero ha svolto sul punto alcuna contestazione, nemmeno generica, o ha asseverato che la qualità del servizio reso fosse differente da quella degli altri docenti di ruolo. 
Ebbene la ricorrente ha provato di essere inserito all'attualità nel sistema scolastico; ha altresì provato di aver stipulato contratti a tempo determinato per gli anni scolastici 2017/2018, 2018/2019, 2019/2020, 2020/2021 e 2021/2022 e di aver interrotto tempestivamente la prescrizione. 
Pertanto applicando i principi di diritto sopra riportati il ricorso deve essere accolto con condanna del Ministero dell'### e del ### all'assegnazione in favore di parte ricorrente della carta docente per gli anni scolastici innanzi indicati con conseguente emissione in suo favore del relativo buono elettronico, di importo di € 500,00 per ciascuno anno scolastico, da utilizzare, al momento della concreta attribuzione, secondo le modalità ed alle condizioni di cui al ### 28.11.2016. 
Per ciascun importo spettano gli interessi dalla data del diritto all'accredito alla concreta attribuzione ma non anche la rivalutazione monetaria in quanto in base al combinato disposto dell'art. 16 co. 6 l. 
Sentenza n. cronol. ###/2025 del 13/11/2025 412/1991 e dell'art. 22 co. 36 l. 724/1994, come risultante dalla sentenza della ### n. 459/2000, nell'ambito del pubblico impiego, l'importo dovuto a titolo di interessi, stante il divieto di cumulo, è portato in detrazione dalle somme eventualmente spettanti a ristoro del maggior danno subito dal creditore per la diminuzione del valore del suo credito. Nel caso in esame parte ricorrente non ha né allegato né provato di aver subìto un maggior danno per la diminuzione del valore del suo credito. 
Le spese di lite Le spese di lite sono compensate nella misura della metà tenuto conto del recentissimo orientamento della ### e della ### di ### la restante metà segue la soccombenza e si liquida come da dispositivo - tenuto conto della serialità della controversia - con distrazione.  P.Q.M ### di ### in funzione di giudice del lavoro, definitivamente pronunciando, ogni contraria istanza disattesa, così provvede: 1) accoglie il ricorso e per l'effetto condanna il Ministero dell'### e del ### all'assegnazione in favore di parte ricorrente della “### elettronica per l'aggiornamento e la formazione del docente di ruolo delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado” per gli anni scolastici 2017/2018, 2018/2019, 2019/2020, 2020/2021 e 2021/2022 con conseguente emissione in suo favore dei relativi buoni elettronici, di importo di € 500,00 per ognuno di tali anni scolastici, ciascuno dei quali da utilizzare, al momento della concreta attribuzione, secondo le modalità ed alle condizioni di cui al ### 28.11.2016, oltre interessi legali dalla data del diritto all'accredito alla concreta attribuzione 2) condanna il Ministero resistente al pagamento di metà delle spese di lite, detta metà che liquida in euro 600,00 oltre iva cpa e spese generali come per legge con distrazione in favore degli avvocati ### e ### compensando la restante metà delle spese di lite Si comunichi ### deciso in ### data di deposito del provvedimento Il Giudice del lavoro Dott.ssa ### n. cronol. ###/2025 del 13/11/2025

causa n. 2097/2023 R.G. - Giudice/firmatari: Gambardella Roberta

M
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Giudice di Pace di Naso, Sentenza n. 7/2026 del 12-01-2026

... in difetto di ordinanza-ingiunzione/archiviazione tempestiva, il verbale debba considerarsi caducato e, conseguentemente, difetti un valido titolo a fondamento della cartella, con inefficacia/annullamento della stessa. Nel caso di specie, l'### delle ### pur contestando in diritto l'impostazione avversaria, non ha allegato né prodotto provvedimenti prefettizi tempestivi idonei a superare la presunzione (in fatto) di mancata definizione del procedimento amministrativo nei termini perentori, né elementi specifici che dimostrino l'adozione e la rituale notificazione di ordinanze di rigetto/ingiunzione. Pertanto, deve ritenersi che, al momento dell'iscrizione a ruolo e dell'emissione delle cartelle in contestazione, non sussistesse (o non fosse più sussistente) un valido titolo sostanziale a fondamento della riscossione coattiva, con conseguente illegittimità dell'azione esecutiva intrapresa (pignoramento presso terzi) e inefficacia degli atti esecutivi consequenziali. ### difensivo secondo cui il terzo pignorato avrebbe eseguito il pagamento non esclude l'interesse all'opposizione: il pagamento, se avvenuto in forza di Sentenza a verbale (art. 127 ter cpc) del 12/01/2026 un'azione (leggi tutto)...

testo integrale

N.RG 321 / 2023 IN NOME DEL POPOLO ITALIANO UFFICIO DEL GIUDICE DI PACE DI NASO SEZIONE 1 SENTENZA Il Giudice di ### di ### Dott. ### all'esito dell'udienza 127 ter nella causa civile R.G. n. 321 / 2023 vertente tra A-### (CF ###) - Avv. ### -RICORRENTE contro ### (CF ###) rappresentato e difeso dall'avvocato ### - ### (CF ###) -RESISTENTI ha pronunciato ### atto di pignoramento presso terzi ex artt. 72-bis e 48-bis D.P.R. n. 602/1973, notificato in data ###, l'### delle ### ha proceduto nei confronti della società A-### s.r.l. per l'importo complessivo di € 6.851,47, in forza delle cartelle di pagamento n. ###949851 e n. ###970880, aventi ad oggetto sanzioni amministrative per violazioni al ### della ###
Sentenza a verbale (art. 127 ter cpc) del 12/01/2026 ricorrente ha proposto opposizione all'esecuzione, deducendo, in sintesi, la non debenza del credito per intervenuto “silenzio-accoglimento” dei ricorsi prefettizi ai sensi dell'art. 204, comma 1-bis, ### e chiedendo, altresì, la restituzione delle somme pignorate e già trasferite al creditore procedente. 
Il giudizio, introdotto nella fase esecutiva, è stato rimesso alla fase di merito con assegnazione del termine per la riassunzione ex art. 616 c.p.c. ed è stato quindi riassunto innanzi a questo ### Si è costituita l'### delle ### eccependo, tra l'altro, l'inammissibilità/infondatezza dell'opposizione e la propria carenza di legittimazione passiva quanto ai vizi del credito presupposto, sostenendo anche che il debito risulterebbe estinto per pagamento del terzo pignorato. 
Le doglianze della ricorrente attengono al diritto dell'ente procedente di procedere ad esecuzione forzata (contestazione della sussistenza/validità del titolo esecutivo in ragione della dedotta caducazione delle sanzioni presupposte), sicché l'azione va qualificata come opposizione all'esecuzione ex art. 615 c.p.c.; la domanda restitutoria consegue all'eventuale accoglimento dell'opposizione, trattandosi di effetto ripristinatorio rispetto a somme percepite in forza di azione esecutiva che si assume sine titulo.  ### non conduce, nel caso concreto, a una pronuncia in rito di improcedibilità/estinzione del giudizio nei confronti dell'Agente della riscossione. 
Invero, nelle opposizioni relative a cartelle/atti della riscossione concernenti sanzioni per violazioni al ### la giurisprudenza di legittimità ha chiarito che, quando l'opponente contesti la pretesa sostanziale e l'efficacia degli atti riscossivi, la legittimazione passiva è ravvisabile anche in capo all'esattore, quale soggetto che ha emesso/notificato l'atto opposto e che è titolare dell'azione esecutiva, oltre che all'ente impositore/titolare del credito, in ragione dell'incidenza della decisione sul rapporto esattoriale. (ilcaso.it) Ne consegue che la costituzione dell'### delle ### è idonea a radicare il contraddittorio quantomeno quanto alla domanda di accertamento della illegittimità dell'azione esecutiva e ai conseguenti effetti restitutori nei limiti in cui le somme siano transitate nella sua sfera di disponibilità/riscossione; per il resto,
Sentenza a verbale (art. 127 ter cpc) del 12/01/2026 ove evocato in giudizio, l'ente titolare del credito resta destinatario naturale delle censure sul merito della pretesa. 
Nel merito, l'opposizione è fondata. 
Dalla documentazione allegata dalla ricorrente risulta che: la cartella n. ###949851 trae origine da verbali di contestazione elevati dalla ### di ### (PTR …), impugnati innanzi al ### nei termini; la cartella n. ###970880 trae origine da verbale elevato dalla ### di ### anch'esso impugnato innanzi al ### nei termini; per entrambe le posizioni la ricorrente deduce (e produce elementi in tal senso) che non sarebbe stata adottata/notificata alcuna ordinanza prefettizia nei termini massimi previsti, con conseguente operatività del meccanismo perentorio di cui all'art. 204, comma 1-bis, CdS (“decorsi detti termini… il ricorso si intende accolto”). 
Sul piano normativo, l'art. 204 CdS prevede espressamente l'effetto del silenzioaccoglimento al maturare dei termini perentori del procedimento prefettizio. 
Tale assetto è stato applicato in plurime pronunce di merito, le quali hanno ritenuto che, in difetto di ordinanza-ingiunzione/archiviazione tempestiva, il verbale debba considerarsi caducato e, conseguentemente, difetti un valido titolo a fondamento della cartella, con inefficacia/annullamento della stessa. 
Nel caso di specie, l'### delle ### pur contestando in diritto l'impostazione avversaria, non ha allegato né prodotto provvedimenti prefettizi tempestivi idonei a superare la presunzione (in fatto) di mancata definizione del procedimento amministrativo nei termini perentori, né elementi specifici che dimostrino l'adozione e la rituale notificazione di ordinanze di rigetto/ingiunzione. 
Pertanto, deve ritenersi che, al momento dell'iscrizione a ruolo e dell'emissione delle cartelle in contestazione, non sussistesse (o non fosse più sussistente) un valido titolo sostanziale a fondamento della riscossione coattiva, con conseguente illegittimità dell'azione esecutiva intrapresa (pignoramento presso terzi) e inefficacia degli atti esecutivi consequenziali.  ### difensivo secondo cui il terzo pignorato avrebbe eseguito il pagamento non esclude l'interesse all'opposizione: il pagamento, se avvenuto in forza di
Sentenza a verbale (art. 127 ter cpc) del 12/01/2026 un'azione esecutiva poi accertata come sine titulo, fonda l'azione ripristinatoria/restitutoria (indebito oggettivo), quantomeno nei confronti del soggetto che abbia ricevuto o incassato le somme nell'ambito della procedura, con salvezza delle regole interne di riversamento tra Agente della riscossione ed ente creditore. 
Ricorrono, nel caso concreto, giusti motivi (connessi alla struttura bifasica del contenzioso esecutivo-meritorio e alle questioni processuali in tema di legittimazione passiva/litisconsorzio nelle opposizioni relative alla riscossione) per disporre la compensazione integrale delle spese di lite tra le parti costituite, ai sensi dell'art. 92, comma 2, c.p.c.  P.Q.M.  Il Giudice di ### definitivamente pronunciando, sull'opposizione proposta da A- ### s.r.l., così provvede: 1. accoglie l'opposizione e, per l'effetto, dichiara che A-### s.r.l. non ha debito per le somme azionate in forza delle cartelle di pagamento ###949851 e n. ###970880, in relazione alle ragioni indicate in motivazione; 2. dichiara l'illegittimità dell'azione esecutiva intrapresa e, conseguentemente, l'inefficacia/nullità degli atti esecutivi posti in essere in forza delle predette cartelle; 3. condanna l'### delle ### alla restituzione in favore di A-### s.r.l. della somma di € 6.851,47, oltre interessi legali dalla data del pagamento al soddisfo; 4. compensa integralmente tra le parti costituite le spese di lite.  ### 7 gennaio 2026 ###. ### a verbale (art. 127 ter cpc) del 12/01/2026

causa n. 321/2023 R.G. - Giudice/firmatari: Giovanni Piccolo

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