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CORTE DI CASSAZIONE

Ordinanza n. 23330/2019 del 19-09-2019

principi giuridici

L'azione di rivendica di somme di denaro depositate su un conto corrente bancario è ammissibile qualora sia accertato che la somma rivendicata corrisponda a quella confluita in detto conto e, al tempo della domanda, sia ancora nella disponibilità della banca nello stesso ammontare, in quanto in tale caso l'azione è intesa ad accertare l'effettiva titolarità del diritto di disposizione della somma depositata.

Nel contratto di deposito bancario, ove la titolarità formale del conto si scinda da quella reale, l'azione di rivendica rivolta a tutti i soggetti coinvolti nella vicenda, compresa la banca depositaria che ne è divenuta inconsapevolmente proprietaria, è giustificata dalla necessità di accertare chi sia l'effettivo titolare delle somme conferite nel conto di deposito bancario, passate nella disponibilità della banca, per potere individuare il destinatario del diritto restitutorio del tantundem, arricchito degli incrementi connaturati al contratto di deposito bancario.

N.B.: Le massime sono generate automaticamente e potrebbero contenere errori e imprecisioni.
Si consiglia di leggere sempre il testo integrale del provvedimento.

sintesi e commento

Rivendicabilità di somme di denaro depositate su conto corrente bancario: la Cassazione fa chiarezza


La Suprema Corte si è pronunciata su una complessa vicenda di truffa informatica e successiva azione di rivendica di somme di denaro depositate su un conto corrente bancario estero.
Il caso trae origine da una truffa telematica che ha sottratto ingenti somme di denaro dal conto di un soggetto. Tali somme, attraverso una serie di bonifici, sono confluite prima su un conto intestato a una società e successivamente su un conto corrente acceso presso una banca estera. La società assicurativa, dopo aver risarcito il soggetto truffato, agiva in giudizio, surrogandosi nei diritti di quest'ultimo, per ottenere la restituzione delle somme illecitamente sottratte.
Il Tribunale, in primo grado, aveva qualificato l'azione come rivendica e aveva condannato la banca, in solido con la società titolare del conto corrente su cui erano confluite le somme, alla restituzione di una somma equivalente al saldo del conto. La Corte d'Appello, riformando parzialmente la sentenza di primo grado, aveva condannato la sola società alla restituzione della somma residua esistente sul conto, in quanto nel frattempo l'autorità giudiziaria estera aveva disposto il sequestro penale del conto corrente nell'ambito di un procedimento per riciclaggio.
La questione principale sottoposta al vaglio della Cassazione riguardava la possibilità di rivendicare somme di denaro depositate su un conto corrente bancario e, in particolare, se la condanna alla restituzione potesse estendersi all'intero ammontare delle somme confluite sul conto al momento della domanda giudiziale, anziché limitarsi alla somma residua esistente al momento dell'esecuzione.
La Cassazione, accogliendo il ricorso, ha affermato che la Corte d'Appello non avrebbe dovuto limitarsi a condannare alla restituzione della somma residua, ma avrebbe dovuto estendere la condanna all'intero ammontare delle somme confluite sul conto al momento della domanda giudiziale. La Corte ha infatti evidenziato che, nel caso di specie, era stato accertato con autorità di giudicato che le somme depositate sul conto corrente estero erano di proprietà del soggetto truffato e che la società assicurativa, agendo in via di surroga, aveva il diritto di rivendicare tali somme.
La Cassazione ha inoltre precisato che, nel caso di rivendica di somme di denaro depositate su un conto corrente bancario, la banca depositaria, pur non essendo responsabile dell'illecito trasferimento dei fondi, è comunque tenuta a restituire le somme al legittimo proprietario, in quanto il contratto di deposito bancario comporta l'obbligo di restituzione del tantundem (ossia dell'equivalente) delle somme depositate. La Corte ha sottolineato che la mera titolarità formale di un conto corrente bancario non è sufficiente a determinare la proprietà dei fondi, occorrendo valutare in concreto se sussista una disgiunzione tra intestazione nominale del conto e reale appartenenza delle somme depositate.
Infine, la Cassazione ha chiarito che l'eventuale sequestro penale del conto corrente non incide sulla "causa giuridica" dell'obbligo restitutorio della banca, ma impedisce solo al titolare formale del conto di richiederne la restituzione, senza pregiudicare il diritto del legittimo proprietario delle somme di ottenerne la restituzione.
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Si consiglia di leggere sempre il testo integrale del provvedimento.

testo integrale


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