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CORTE DI CASSAZIONE

Sentenza n. 26476/2021 del 29-09-2021

principi giuridici

Il vizio di omessa pronuncia sussiste quando vi sia omissione di qualsiasi decisione su di un capo di domanda, intendendosi per capo di domanda ogni richiesta delle parti diretta ad ottenere l'attuazione in concreto di una volontà di legge che garantisca un bene all'attore o al convenuto e, in genere, ogni istanza che abbia un contenuto concreto formulato in conclusione specifica, sulla quale deve essere emessa pronuncia di accoglimento o di rigetto.

Il giudizio di rinvio ex art. 622 cod.proc.pen. è un giudizio trasmigrato dalla sede penale a quella civile, in quanto più consona ad accertare, senza deroghe e limitazioni alle regole processuali civilistiche ed a quelle sostanziali, una situazione soggettiva ed oggettiva del tutto autonoma rispetto a quella posta a fondamento della doverosa comminatoria della sanzione penale.

Nel giudizio civile di rinvio ex art. 622 cod.proc.pen., la testimonianza resa dalla parte civile nel processo penale deve essere vagliata alla stregua delle regole processuali del codice di rito civile, con applicazione dell'art. 246 cod.proc.civ., ai sensi del quale non possono essere assunte come testimoni le persone aventi nella causa un interesse che potrebbe legittimare la loro partecipazione al giudizio.

N.B.: Le massime sono generate automaticamente e potrebbero contenere errori e imprecisioni.
Si consiglia di leggere sempre il testo integrale del provvedimento.

sintesi e commento

Giudizio Civile di Rinvio: Autonomia dal Processo Penale e Valutazione delle Prove


La Suprema Corte si è pronunciata su una complessa vicenda giudiziaria originata da una denuncia per truffa, poi sfociata in un processo penale e, successivamente, in un giudizio civile di rinvio a seguito di annullamento da parte della Cassazione penale. La questione centrale verteva sulla corretta applicazione delle norme processuali e probatorie nel giudizio civile di rinvio, in particolare in relazione alla valutazione delle prove raccolte nel processo penale e alla loro efficacia nel contesto civilistico.
Il caso traeva origine da una serie di versamenti di denaro effettuati da un soggetto a favore di un altro, presentatosi come intermediario nel settore delle aste immobiliari e successivamente come promotore di un investimento in un consorzio turistico. A fronte di richieste di denaro sempre più ingenti e della mancata documentazione degli investimenti, la persona che aveva effettuato i versamenti sporgeva denuncia per truffa.
Il Tribunale penale aveva inizialmente condannato l'imputato, ma la Corte d'Appello lo aveva assolto. La Cassazione penale, pur annullando la sentenza d'appello, aveva dichiarato il reato estinto per prescrizione, rimettendo al giudice civile la decisione sulle domande di restituzione e risarcimento danni. La Corte d'Appello civile, pronunciandosi nel giudizio di rinvio, aveva parzialmente accolto la domanda risarcitoria, condannando l'imputato al pagamento di una somma inferiore a quella richiesta.
La vicenda è giunta nuovamente all'attenzione della Cassazione a seguito del ricorso principale proposto dalla persona che aveva effettuato i versamenti, lamentando l'omessa pronuncia sulla domanda di risarcimento del danno non patrimoniale, e del ricorso incidentale proposto dalla controparte.
La Suprema Corte ha accolto il ricorso principale, rilevando l'effettiva omissione di pronuncia sulla domanda di risarcimento del danno non patrimoniale. Contestualmente, ha accolto i primi due motivi del ricorso incidentale, incentrati sulla natura e sui limiti del giudizio civile di rinvio.
I giudici di legittimità hanno ribadito il principio fondamentale dell'autonomia del giudizio civile di rinvio rispetto al processo penale. Hanno chiarito che, una volta esaurita la fase penalistica per intervenuta prescrizione del reato, il giudice civile è tenuto a valutare autonomamente i fatti e le prove, applicando le regole processuali e probatorie proprie del diritto civile, senza essere vincolato dalle valutazioni espresse nel processo penale. In particolare, la Corte ha sottolineato che le dichiarazioni rese dalla parte civile nel processo penale non possono essere automaticamente considerate prove decisive nel giudizio civile, in quanto ciò violerebbe il principio di cui all'art. 246 del codice di procedura civile, che esclude la testimonianza di chi ha un interesse nella causa.
La Suprema Corte ha quindi cassato la sentenza impugnata, rinviando la causa alla Corte d'Appello in diversa composizione, affinché si pronunci nuovamente sulla domanda di risarcimento del danno non patrimoniale e valuti le prove alla luce dei principi sopra esposti.
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testo integrale


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