CORTE DI CASSAZIONE
Sentenza n. 23885/2022 del 01-08-2022
principi giuridici
In tema di assunzione nel pubblico impiego, la valutazione della sussistenza di un giustificato motivo idoneo a legittimare il differimento della presa di servizio, ai sensi dell'art. 436 del d.lgs. n. 297 del 1994, rientra nel potere discrezionale della pubblica amministrazione, la quale deve esercitarlo nel rispetto dei principi di correttezza e buona fede, tutelando l'affidamento incolpevolmente generato negli interessati, con la conseguenza che il diniego è sindacabile in sede giurisdizionale ove contrasti con tali principi.
La titolarità di un assegno di ricerca non configura un diritto soggettivo incondizionato al differimento dell'assunzione o del termine di accettazione dell'incarico ex art. 1, comma 109, lett. a), della legge n. 107 del 2015, dovendo la relativa giustificazione essere valutata dalla pubblica amministrazione alla luce dell'interesse pubblico di cui è portatrice ex art. 97 Cost.
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testo integrale
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sintesi e commento
Mancata Assunzione in Ruolo Docente e Valutazione dei Motivi Giustificativi: Limiti alla Discrezionalità Amministrativa
La pronuncia in esame trae origine dal ricorso di un soggetto, inserito nelle graduatorie di merito per una specifica classe di concorso, avverso la decisione della Corte d'Appello che aveva confermato la legittimità del provvedimento di decadenza dall'impiego emesso nei suoi confronti dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il provvedimento era stato adottato a seguito del rifiuto, da parte dell'interessato, di accettare l'invito ad assumere servizio come docente.
Il ricorrente, già titolare di un assegno di ricerca presso un'università, aveva invocato la necessità di portare a termine tale attività come motivo valido per giustificare la mancata accettazione dell'incarico, chiedendo di conservare il diritto all'iscrizione nella graduatoria. In precedenza, per un'analoga situazione, l'amministrazione aveva accolto la richiesta di differimento dell'assunzione.
La Corte di Cassazione, nel rigettare il ricorso, ha ribadito un principio fondamentale in materia di assunzioni nel pubblico impiego: la pubblica amministrazione detiene il potere di valutare la sussistenza o meno di giustificati motivi addotti dagli interessati per posporre l'esecuzione della prestazione lavorativa dovuta. Tale potere, tuttavia, non è illimitato e deve essere esercitato nel rispetto dei principi di correttezza e buona fede, tutelando l'affidamento incolpevolmente generato nei destinatari delle determinazioni amministrative.
La Suprema Corte ha evidenziato che la legge prevede la decadenza dalla nomina per colui che, pur avendola accettata, non assume servizio senza giustificato motivo entro il termine stabilito, rimettendo alla pubblica amministrazione il potere di valutare la sussistenza o meno del giustificato motivo e non attribuisce, quindi, un diritto incondizionato al differimento della presa di servizio, atteso che il termine in questione è imposto a tutela di interessi pubblici, che possono divenire recessivi rispetto a quelli dell'assunto solo qualora quest'ultimo faccia valere ragioni gravi ed obiettive che impediscano la condotta doverosa.
Nel caso specifico, la Corte ha ritenuto che l'amministrazione avesse correttamente valutato le circostanze, considerando che la precedente autorizzazione al differimento era stata concessa in relazione a un contratto di ricerca già in essere al momento dell'invito all'assunzione, mentre, nel caso successivo, il rapporto di ricerca era scaduto e ne era stato stipulato uno nuovo. In tale contesto, è stato ritenuto prevalente l'interesse pubblico a garantire la copertura dei posti vacanti sulla base della graduatoria in corso di validità.
La decisione della Cassazione sottolinea, quindi, l'importanza di un bilanciamento tra gli interessi del singolo e quelli della collettività, ribadendo che la valutazione dei motivi giustificativi addotti per la mancata assunzione deve essere effettuata dalla pubblica amministrazione alla luce dell'interesse pubblico, senza che ciò implichi un diritto soggettivo incondizionato al differimento dell'assunzione.
Si consiglia di leggere sempre il testo integrale del provvedimento.