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CORTE DI CASSAZIONE

Sentenza n. 24801/2022 del 12-08-2022

principi giuridici

In tema di annullamento del contratto per incapacità naturale, l'accertamento dello stato di incapacità del contraente può fondarsi anche su elementi probatori relativi a periodi antecedenti e successivi alla stipula, operando una presunzione iuris tantum di persistenza dell'incapacità nel periodo intermedio, con conseguente onere della prova del c.d. "lucido intervallo" a carico di chi intende far valere la validità del contratto.

In tema di annullamento del contratto per incapacità naturale, la malafede dell'altro contraente, ai sensi dell'art. 428, comma 2, c.c., può desumersi dalla consapevolezza delle menomate condizioni psichiche dell'incapace, unitamente al pregiudizio economico derivante dall'evidente sproporzione tra il valore del bene alienato e il corrispettivo ricevuto.

N.B.: Le massime sono generate automaticamente e potrebbero contenere errori e imprecisioni.
Si consiglia di leggere sempre il testo integrale del provvedimento.

sintesi e commento

Annullamento di un atto di compravendita per incapacità naturale: onere della prova e valutazione della malafede


La Suprema Corte si è pronunciata su un caso riguardante l'annullamento di un atto di compravendita immobiliare, basato sull'asserita incapacità naturale del venditore al momento della stipula. La vicenda trae origine da un'azione legale promossa da un soggetto che chiedeva l'annullamento di un atto di vendita posto in essere dal proprio genitore, affetto da una grave patologia degenerativa, sostenendo che questi fosse incapace di intendere e di volere al momento della sottoscrizione.
Il Tribunale accoglieva la domanda, ritenendo provata l'incapacità naturale del venditore ai sensi dell'articolo 428 del codice civile. In particolare, il giudice di primo grado valorizzava una consulenza tecnica d'ufficio (CTU) che attestava come il venditore fosse affetto da una patologia che, già in epoca antecedente alla stipula dell'atto, ne comprometteva gravemente le facoltà mentali. Il Tribunale ravvisava, inoltre, la malafede degli acquirenti, evidenziando una sproporzione significativa tra il valore dei beni trasferiti e il corrispettivo versato.
La Corte d'Appello confermava la decisione di primo grado, rigettando l'impugnazione proposta dagli acquirenti. Il giudice del gravame riteneva che l'integrazione della CTU rafforzasse le conclusioni circa l'incompatibilità tra le firme apposte dal venditore e la sua capacità di comprensione e consapevolezza delle conseguenze dell'atto. La Corte d'Appello sottolineava che, accertata una condizione di infermità mentale in un periodo prossimo alla stipula dell'atto, gravava sugli acquirenti l'onere di provare un eventuale "lucido intervallo" in cui il venditore avesse agito in piena capacità. Tale onere, secondo la Corte, non era stato assolto.
Gli acquirenti proponevano ricorso per cassazione, articolando diverse censure avverso la sentenza d'appello. Contestavano, in particolare, la validità della CTU, l'omessa valutazione di elementi probatori a loro favore (come la testimonianza del notaio rogante e un certificato medico attestante la buona salute del venditore) e l'insussistenza della loro malafede.
La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha rilevato che le censure proposte, pur formalmente formulate come violazioni di legge o omesso esame di fatti decisivi, si risolvevano in una mera riproposizione delle tesi difensive già svolte nei gradi di merito e in una richiesta di rivalutazione delle risultanze istruttorie, attività preclusa al giudice di legittimità. La Corte ha ribadito che spetta al giudice di merito valutare le prove e che il sindacato di legittimità è limitato alla verifica della correttezza del ragionamento seguito dal giudice nel valutare le prove e nel motivare la propria decisione. Nel caso di specie, la Suprema Corte ha ritenuto che la Corte d'Appello avesse fornito una motivazione ampia e approfondita a sostegno della decisione di annullare il contratto, evidenziando sia l'incapacità naturale del venditore, sia la consapevolezza di tale condizione da parte degli acquirenti e il pregiudizio economico subito dal venditore.
N.B.: Il commento è generato automaticamente e potrebbe contenere errori e imprecisioni.
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testo integrale


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