CORTE DI CASSAZIONE
Sentenza n. 22742/2023 del 27-07-2023
principi giuridici
Nel giudizio divisorio, il diritto delle parti di modificare, anche in sede di appello, le proprie conclusioni e richiedere per la prima volta l'attribuzione, per intero o congiunta, del compendio immobiliare, non è soggetto a preclusioni, integrando tale istanza una mera modalità di attuazione della divisione.
La domanda di attribuzione di un immobile indivisibile, formulabile anche in appello, non ha natura negoziale e si risolve nella mera specificazione della pretesa introduttiva del processo rivolta a porre fine allo stato di comunione.
Si consiglia di leggere sempre il testo integrale del provvedimento.
testo integrale
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sintesi e commento
Disputa Ereditaria: La Cassazione Si Pronuncia Sulla Modifica delle Conclusioni e la Valutazione del Comportamento Processuale
La Suprema Corte è stata chiamata a dirimere una controversia ereditaria complessa, originata da una domanda di scioglimento delle comunioni ereditarie tra alcuni soggetti. Il caso verteva principalmente sulla contestazione della dispensa da collazione di una donazione e sull'assegnazione di un terreno specifico nell'ambito della divisione ereditaria.
In primo grado, il Tribunale aveva accertato che la donazione effettuata da un soggetto a favore di un altro non era avvenuta con dispensa da collazione, disponendo di conseguenza lo scioglimento della comunione ereditaria e l'assegnazione dei beni. Uno dei soggetti coinvolti aveva impugnato tale decisione, contestando il mancato riconoscimento della dispensa dalla collazione e l'assegnazione di un terreno a un altro erede.
La Corte d'Appello, riformando parzialmente la sentenza di primo grado, aveva dichiarato che la donazione era stata compiuta con dispensa da collazione, rideterminando i conguagli dovuti. Tuttavia, aveva confermato le ulteriori statuizioni relative all'assegnazione dei beni.
Uno degli eredi ha quindi presentato ricorso per Cassazione, lamentando la violazione del principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato, l'inammissibilità della modifica delle domande all'udienza di precisazione delle conclusioni e l'erronea valutazione del contegno processuale delle parti. In particolare, il ricorrente contestava che la Corte d'Appello non si fosse pronunciata sulla sua richiesta di assegnazione del terreno sito in una specifica località, che avesse erroneamente ritenuto ammissibile la modifica al progetto divisionale proposta da un altro erede e che non avesse adeguatamente valutato la condotta processuale di quest'ultimo, che aveva accettato il progetto di divisione.
La Cassazione ha rigettato il ricorso. In primo luogo, ha ritenuto che non vi fosse stata omessa pronuncia, in quanto la Corte d'Appello aveva implicitamente rigettato il motivo di gravame relativo all'assegnazione del terreno, confermando le statuizioni della sentenza definitiva e rivalutando l'intera situazione. In secondo luogo, la Corte ha ribadito il principio secondo cui, nei giudizi divisori, le parti possono modificare le proprie conclusioni anche in sede di appello, richiedendo per la prima volta l'attribuzione del compendio immobiliare, in quanto tale istanza integra una mera modalità di attuazione della divisione e non costituisce una domanda nuova. Infine, la Cassazione ha ritenuto che le censure relative alla violazione delle norme sulla valutazione delle prove e del comportamento processuale fossero mal poste e non pertinenti alla ratio della pronuncia, in quanto non si trattava di elementi di prova disattesi o erroneamente considerati, ma di una critica all'assegnazione compiuta dalla sentenza.
La Suprema Corte ha quindi confermato la decisione della Corte d'Appello, condannando il ricorrente al pagamento delle spese di lite.
Si consiglia di leggere sempre il testo integrale del provvedimento.