blog dirittopratico

3.876.336
documenti generati

v5.856
Motore di ricerca Sentenze Civili
CSPT
torna alla pagina iniziale

Serve aiuto? Cerca una risposta su dpForum!

Banca Dati della Giurisprudenza Civile

La Banca Dati gratuita "autoalimentata" dagli utenti di Diritto Pratico!


CORTE DI CASSAZIONE

Ordinanza n. 10267/2024 del 16-04-2024

principi giuridici

La responsabilità del datore di lavoro che lasci inattivo il lavoratore, in violazione di disposizioni di legge o contrattuali relative alla sospensione per cassa integrazione o alla normativa in tema di corretta assegnazione delle mansioni, configura una forma di responsabilità di natura contrattuale, discendente dalla violazione di obblighi che derivano da norme che integrano il contratto di lavoro.

Il danno alla professionalità derivante da illegittima inattività, sia essa prodotta nel corso dell'esecuzione del rapporto o a seguito di illegittima sospensione, è un danno di natura professionale correlato alla mancata esecuzione della prestazione, diverso dalla mancata percezione della retribuzione per illegittima collocazione in CIG, e può essere liquidato prendendo a riferimento una quota della retribuzione.

N.B.: Le massime sono generate automaticamente e potrebbero contenere errori e imprecisioni.
Si consiglia di leggere sempre il testo integrale del provvedimento.

sintesi e commento

Legittimità del Danno alla Professionalità Derivante da Sospensione Illegittima in Cassa Integrazione


La Suprema Corte si è pronunciata su una controversia originata da una sospensione in Cassa Integrazione Guadagni Speciale (CIGS) ritenuta illegittima. Una società aveva impugnato la sentenza della Corte d'Appello che l'aveva condannata a risarcire ad una dipendente il danno alla professionalità subito a causa della prolungata inattività forzata.
La Corte d'Appello aveva accertato l'illegittimità della sospensione dal lavoro della dipendente, basandosi sulla carenza di specificità e motivazione degli accordi relativi alla CIGS, in particolare riguardo ai criteri di rotazione del personale. I giudici di merito avevano evidenziato come, pur in assenza di criteri specifici, la lavoratrice possedesse caratteristiche professionali che le avrebbero consentito la rotazione con altre funzioni all'interno del suo settore.
La società ricorrente contestava, in primo luogo, la violazione della normativa in materia di rotazione nella CIGS, sostenendo che la Corte d'Appello avesse erroneamente ritenuto possibile la rotazione tra lavoratori con mansioni fungibili in un ufficio amministrativo, in contrasto con la legge che prevede meccanismi di rotazione tra lavoratori che espletano le medesime mansioni. La Suprema Corte ha rigettato tale motivo, ritenendolo una critica superficiale a cui la Corte di merito aveva già risposto nel merito, accertando la carenza di motivazioni e specificità degli atti a sostegno della CIGS.
In secondo luogo, la società lamentava la violazione delle norme relative alle procedure di mobilità e all'informazione sindacale, sostenendo di aver adempiuto agli obblighi informativi nei confronti delle rappresentanze sindacali unitarie (RSU). La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile anche questo motivo, evidenziando le plurime e ampie violazioni accertate dalla Corte d'Appello, tra cui l'opaca confusione tra le procedure di mobilità e CIGS, il mancato adempimento della specifica procedura prevista per l'ammissione alla CIGS, e la pattuizione di criteri talmente generici da risultare nulli.
Infine, la società contestava il riconoscimento del danno alla professionalità, sostenendo che la giurisprudenza richiamata dalla Corte d'Appello fosse estranea alla fattispecie, in quanto riferita alla diversa violazione dell'art. 2103 c.c. (demansionamento). La ricorrente sosteneva che nel caso di specie si trattasse di una sospensione in CIGS e non di inadempimento contrattuale, e che il danno non potesse che essere rappresentato dalla differenza tra la retribuzione piena e l'integrazione salariale ricevuta. Inoltre, contestava la quantificazione del danno, ritenendo erroneo il riferimento ad un periodo di inattività di dieci anni anziché di tre anni e mezzo.
La Suprema Corte ha rigettato anche questo motivo, affermando che la responsabilità del datore di lavoro che lasci inattivo il lavoratore in violazione di disposizioni di legge o contrattuali configura sempre una forma di responsabilità di natura contrattuale. Ha inoltre precisato che il danno alla professionalità è diverso dalla mancata percezione della retribuzione per illegittima collocazione in CIG, essendo legato alla perdita della professionalità, dell'immagine professionale e della dignità lavorativa. La Corte ha ritenuto corretta la liquidazione del danno in via equitativa, prendendo a riferimento una quota della retribuzione, e ha escluso la decisività dell'errore denunciato in merito al periodo di inattività considerato.
N.B.: Il commento è generato automaticamente e potrebbe contenere errori e imprecisioni.
Si consiglia di leggere sempre il testo integrale del provvedimento.

testo integrale


Il testo anonimizzato del provvedimento è riservato agli Utenti Professionali ed è visibile tramite permalink solo previa accettazione dei Termini di Servizio. Poiché la corretta interpretazione delle decisioni giurisdizionali richiede specifiche competenze tecniche, la lettura autonoma da parte di soggetti non qualificati non sostituisce in alcun modo una consulenza legale ed è inidonea per valutare casi concreti o assumere iniziative, per le quali resta indispensabile rivolgersi a un Avvocato.

ATTENZIONE! Le sentenze sono di dominio pubblico. La diffusione dei provvedimenti giurisdizionali "costituisce fonte preziosa per lo studio e l'accrescimento della cultura giuridica e strumento indispensabile di controllo da parte dei cittadini dell'esercizio del potere giurisdizionale". Benchè le linee guida in materia di trattamento di dati personali nella riproduzione di provvedimenti giurisdizionali per finalità di informazione giuridica non richiedano espressamente l'anonimizzazione sistematica di tutti i provvedimenti, Diritto Pratico ha scelto questa strada. Il processo di anonimizzazione è completamente automatizzato: puoi segnalare anomalie, richiedere oscuramenti e rimozioni tramite l'apposito modulo di contatto richiamabile cliccando sul simbolo che trovi in prossimità degli estremi di ogni provvedimento.

N.B.: La Banca Dati della Giurisprudenza Civile di Diritto Pratico non è, non vuole essere, né potrà mai essere un'alternativa alle soluzioni commerciali presenti sul mercato. Essendo aperta alla contribuzione di tutti, Diritto Pratico non può garantire l'esattezza dei dati ottenuti che l'utente è sempre tenuto a verificare.

Quanto ritieni utile questo strumento?

4.4/5 (25432 voti)

©2013-2026 Diritto Pratico - Termini di Servizio e informativa sul trattamento dei dati - Assistenza

pagina generata in 0.006 secondi in data 19 maggio 2026 (IUG:GF-2F902E) - 2848 utenti online