CORTE DI CASSAZIONE
Sentenza n. 444/2024 del 08-01-2024
principi giuridici
L'art. 905, ultimo comma, c.c., che esclude l'obbligo di osservare la distanza minima di un metro e mezzo per l'apertura di vedute dirette verso il fondo del vicino quando fra i due fondi vi sia una via pubblica, non trova applicazione nel caso di fondi contigui e allineati lungo la medesima via pubblica, permanendo in tale ipotesi l'esigenza di tutela della riservatezza.
Nelle cause concernenti il mancato rispetto delle distanze legali tra immobili, il valore della controversia, ai fini della liquidazione delle spese processuali, si determina moltiplicando per cinquanta il reddito dominicale del terreno o la rendita catastale del fabbricato in cui si assume essere avvenuta la violazione, da considerare come fondo servente, ai sensi dell'art. 15 c.p.c.
Si consiglia di leggere sempre il testo integrale del provvedimento.
testo integrale
Il testo anonimizzato del provvedimento è riservato agli Utenti Professionali ed è visibile tramite permalink solo previa accettazione dei Termini di Servizio. Poiché la corretta interpretazione delle decisioni giurisdizionali richiede specifiche competenze tecniche, la lettura autonoma da parte di soggetti non qualificati non sostituisce in alcun modo una consulenza legale ed è inidonea per valutare casi concreti o assumere iniziative, per le quali resta indispensabile rivolgersi a un Avvocato.




sintesi e commento
Distanze Legali per Vedute e Allineamento dei Fondi su Via Pubblica: Un'Analisi della Pronuncia
La pronuncia in esame affronta una questione dibattuta in materia di distanze legali per l'apertura di vedute, in particolare quando i fondi interessati si trovano allineati lungo una via pubblica. La vicenda trae origine da una contestazione tra proprietari confinanti, in cui i comproprietari di un terreno lamentavano modifiche apportate dal vicino alle finestre del proprio fabbricato, ritenute lesive delle distanze prescritte per l'apertura di vedute.
Il Tribunale di primo grado aveva accolto la domanda, condannando il vicino a ripristinare lo stato dei luoghi. Tale decisione veniva impugnata dinanzi alla Corte d'Appello, che confermava la sentenza di primo grado. Avverso la pronuncia della Corte d'Appello veniva proposto ricorso per cassazione, articolato in due motivi.
Il primo motivo di ricorso contestava la violazione dell'articolo 905, comma 3, del codice civile, sostenendo che la Corte d'Appello avesse erroneamente escluso l'applicabilità di tale norma, che prevede un'eccezione all'obbligo di rispettare le distanze minime per l'apertura di vedute dirette quando tra i fondi vi è una via pubblica. Il ricorrente evidenziava che i fondi dei contendenti erano entrambi allineati lungo la stessa via pubblica.
La Suprema Corte, nel rigettare tale motivo, ha ripercorso l'evoluzione giurisprudenziale in materia, evidenziando come, dopo un periodo di incertezza, si sia consolidato l'orientamento secondo cui l'eccezione prevista dall'articolo 905, comma 3, del codice civile non trova applicazione quando i fondi sono allineati lungo la medesima via pubblica. La Corte ha infatti ribadito che la ratio della norma risiede nella tutela della riservatezza, che permane quando i fondi sono contigui, anche se allineati lungo una via pubblica.
Il secondo motivo di ricorso riguardava la liquidazione delle spese di giudizio di secondo grado, ritenuta eccessiva rispetto al valore della controversia. La Corte di Cassazione ha accolto tale motivo, rilevando che il giudice di merito aveva errato nel determinare il valore della causa, assimilabile a quelle relative alle servitù, e quindi da calcolarsi in base al reddito dominicale del terreno. Di conseguenza, la liquidazione delle spese era stata effettuata in violazione dei parametri previsti dal decreto ministeriale n. 55 del 2014.
La Suprema Corte ha quindi cassato la sentenza impugnata limitatamente alla liquidazione delle spese di giudizio, provvedendo direttamente a rideterminarle.
Si consiglia di leggere sempre il testo integrale del provvedimento.