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CORTE DI CASSAZIONE

Ordinanza n. 10181/2025 del 17-04-2025

principi giuridici

La violazione dell'articolo 2697 c.c. si configura qualora il giudice di merito applichi la regola di giudizio fondata sull'onere della prova in modo erroneo, attribuendo l'onus probandi a una parte diversa da quella che ne era onerata secondo le regole di scomposizione della fattispecie basate sulla differenza tra fatti costitutivi ed eccezioni.

In tema di cessione in blocco dei crediti, l'adempimento pubblicitario di cui all'art. 58, comma 2, del d.lgs. n. 385 del 1993, volto ad agevolare la realizzazione della cessione e costituente presupposto di efficacia della stessa nei confronti dei debitori ceduti, può essere validamente surrogato dalla notificazione della cessione al debitore ceduto, ai sensi dell'art. 1264 c.c., senza che quest'ultima sia subordinata a particolari requisiti di forma.

N.B.: Le massime sono generate automaticamente e potrebbero contenere errori e imprecisioni.
Si consiglia di leggere sempre il testo integrale del provvedimento.

sintesi e commento

Cessione di Credito e Onere della Prova: Profili di Legittimità e Ammissibilità nel Giudizio di Cassazione


La pronuncia in esame trae origine dall'opposizione a un decreto ingiuntivo emesso per il recupero di somme derivanti da un contratto di mutuo. La vicenda, giunta all'attenzione della Suprema Corte, verte principalmente sulla prova della cessione del credito e sulla corretta applicazione dell'onere probatorio in capo alle parti.
Nel caso specifico, una società aveva ottenuto un decreto ingiuntivo nei confronti di una debitrice per il mancato pagamento di rate di un mutuo. La debitrice si opponeva al decreto, contestando, tra l'altro, la legittimazione attiva della società creditrice, sostenendo di aver stipulato il contratto di mutuo con un istituto di credito diverso e lamentando la mancata prova del rapporto di mutuo. La società creditrice, dal canto suo, eccepiva di essere cessionaria del credito vantato nei confronti della debitrice.
Sia il Tribunale che la Corte d'Appello rigettavano l'opposizione della debitrice, ritenendo provata la cessione del credito e la corretta quantificazione del debito. La Corte d'Appello, in particolare, evidenziava come la prova della cessione del credito emergesse dalla documentazione prodotta, inclusa la comunicazione alla debitrice.
La debitrice ricorreva quindi in Cassazione, lamentando la violazione dell'art. 2697 del codice civile (relativo all'onere della prova), degli artt. 1326 e 58 del Testo Unico Bancario (TUB), contestando la validità della cessione del credito per presunte irregolarità formali e la mancata pubblicità prevista dall'art. 58 TUB. Contestava, inoltre, la prova dell'erogazione del mutuo, in assenza di quietanza o ricevuta di bonifico.
La Suprema Corte ha rigettato il ricorso. In primo luogo, ha chiarito che la violazione dell'art. 2697 c.c. si configura solo quando il giudice di merito applica erroneamente la regola di giudizio sull'onere della prova, attribuendolo a una parte diversa da quella che ne è onerata. Nel caso di specie, la Corte d'Appello aveva correttamente indicato gli elementi documentali a sostegno della cessione del credito e della comunicazione alla debitrice.
Inoltre, la Cassazione ha ribadito che la pubblicazione della cessione del credito sulla ### ai sensi dell'art. 58 TUB, pur essendo un requisito di efficacia della cessione nei confronti dei debitori ceduti, può essere surrogata dalla notifica della cessione al singolo debitore, ai sensi dell'art. 1264 c.c.
La Corte ha poi dichiarato inammissibili le censure relative a presunte irregolarità formali della cessione del credito (come la discordanza nel numero di pagine tra proposta e accettazione) e alla prova dell'erogazione del mutuo, in quanto non risultavano essere state sollevate nei precedenti gradi di giudizio, violando il principio di autosufficienza del ricorso per cassazione.
Infine, la Suprema Corte ha ritenuto inammissibile la censura relativa alla mancata prova dell'erogazione del mutuo, in quanto la Corte d'Appello aveva fondato la propria decisione non su presunzioni, ma sulla base del contratto di finanziamento e delle stesse ammissioni della debitrice, che aveva dichiarato di aver pagato alcune rate del mutuo.
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Si consiglia di leggere sempre il testo integrale del provvedimento.

testo integrale


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