CORTE DI CASSAZIONE
Ordinanza n. 13334/2025 del 19-05-2025
principi giuridici
Nel giudizio di cassazione, la richiesta di fissazione dell'udienza di discussione è rimessa alla discrezionalità del presidente ed è fondata su questioni di opportunità legate alla funzione nomofilattica della questione giuridica da decidere, presupponendo la prospettazione di una questione di diritto di particolare rilevanza o la ricorrenza dei casi di cui all'art. 391 quater cod. proc. civ.
È inammissibile il ricorso per cassazione che proponga censure non pertinenti rispetto al decisum della sentenza impugnata, difettando di motivi che possano rientrare nel paradigma normativo di cui all'art. 366, primo comma, n. 4, cod. proc. civ.
L'accertamento dei fatti e l'apprezzamento delle risultanze istruttorie sono attività riservate al giudice del merito, cui compete non solo la valutazione delle prove, ma anche la scelta, insindacabile in sede di legittimità, di quelle ritenute più idonee a dimostrare la veridicità dei fatti ad esse sottesi.
Si consiglia di leggere sempre il testo integrale del provvedimento.
testo integrale
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sintesi e commento
Responsabilità del Consulente Tecnico e del Perito: Limiti e Onere Probatorio
La pronuncia in esame verte sulla complessa questione della responsabilità civile dei consulenti tecnici e dei periti nell'ambito di procedimenti giudiziari, sia penali che civili. La vicenda trae origine da un procedimento penale per estorsione aggravata, nel quale un soggetto era stato inizialmente condannato sulla base di perizie foniche che lo identificavano come l'autore di telefonate estorsive. Successivamente, un'ulteriore perizia disposta in appello aveva ribaltato l'esito, portando all'assoluzione dell'imputato dopo un periodo di detenzione cautelare.
L'uomo assolto aveva quindi promosso un'azione risarcitoria nei confronti dei primi due tecnici, ritenendo che avessero svolto il loro incarico in modo negligente, causando la sua ingiusta condanna. Il Tribunale aveva parzialmente accolto la domanda, ma la Corte d'Appello aveva riformato la sentenza, rigettando integralmente la pretesa risarcitoria.
I giudici di secondo grado hanno fondato la loro decisione su tre ordini di motivi. In primo luogo, hanno ritenuto applicabile anche ai periti e ai consulenti tecnici l'articolo del codice di procedura civile che limita la responsabilità civile alla sola ipotesi di dolo o colpa grave. In secondo luogo, hanno escluso la sussistenza di dolo o colpa, anche lieve, nei comportamenti dei tecnici, considerando la complessità delle indagini foniche e la variabilità della voce umana. Infine, hanno negato il nesso causale tra le perizie contestate e la condanna penale, evidenziando che quest'ultima si era basata su una pluralità di elementi probatori, tra cui le dichiarazioni della vittima, di un collaboratore di giustizia e degli ufficiali di polizia giudiziaria.
La Suprema Corte, investita della questione, ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto dall'uomo assolto. I giudici di legittimità hanno rilevato che le censure mosse alla sentenza d'appello erano generiche e non pertinenti rispetto alla ratio decidendi, che si fondava sull'assenza di colpa e di nesso causale, e non sulla sola limitazione della responsabilità alla colpa grave. Inoltre, hanno sottolineato che il ricorso mirava a sollecitare un nuovo giudizio di fatto, in contrasto con il ruolo della Corte di Cassazione, che non può sostituirsi al giudice di merito nella valutazione delle prove.
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