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CORTE DI CASSAZIONE

Sentenza n. 14555/2025 del 30-05-2025

principi giuridici

È illegittimo il contributo di solidarietà imposto da una Cassa di previdenza privatizzata in assenza di una specifica previsione legislativa che ne stabilisca gli elementi essenziali, in quanto tale prelievo rientra nel genus delle prestazioni patrimoniali imposte, la cui disciplina è riservata al legislatore ai sensi dell'art. 23 Cost.

La mancata adozione, da parte degli enti previdenziali privatizzati, di misure strutturali di riequilibrio finanziario a lungo termine, ovvero la valutazione negativa da parte dei Ministeri vigilanti delle delibere adottate, costituiscono presupposti tassativi per l'applicazione del contributo di solidarietà previsto dall'art. 24, comma 24, lettera b), del d.l. n. 201 del 2011, non potendo equipararsi a tali condizioni l'adozione di delibere dichiarate illegittime.

In tema di indebita trattenuta, derivante dall'applicazione di una misura patrimoniale illegittima sui ratei di pensione, il termine di prescrizione applicabile è quello decennale, non sussistendo i requisiti della liquidità ed esigibilità del credito necessari per l'operatività della prescrizione quinquennale, atteso che il pensionato è stato in condizione di riscuotere solo i ratei della pensione nella misura decurtata del contributo di solidarietà.

In caso di accoglimento della domanda di restituzione di somme indebitamente trattenute a titolo di contributo di solidarietà, al pensionato competono gli interessi legali dalla data di maturazione del diritto, coincidente con i prelievi effettuati, fino al momento dell'effettivo pagamento, configurandosi l'azione proposta come azione di esatto adempimento e non come azione di ripetizione dell'indebito.

N.B.: Le massime sono generate automaticamente e potrebbero contenere errori e imprecisioni.
Si consiglia di leggere sempre il testo integrale del provvedimento.

sintesi e commento

Contributo di Solidarietà sulle Pensioni dei Commercialisti: Necessaria Base Legale


La Corte di Cassazione si è pronunciata in merito alla legittimità del contributo di solidarietà applicato da una Cassa di previdenza per dottori commercialisti sulle pensioni di vecchiaia anticipata. La vicenda trae origine da un ricorso presentato dalla Cassa contro la sentenza della Corte d'Appello di Torino, che aveva confermato la decisione del Tribunale di prime cure, dichiarando illegittime le trattenute operate a titolo di contributo di solidarietà su una pensione erogata a partire dal 2008.
La Corte d'Appello aveva motivato la sua decisione richiamando il principio costituzionale di riserva di legge in materia di prestazioni patrimoniali imposte, sancito dall'articolo 23 della Costituzione. Secondo i giudici di merito, l'imposizione di un contributo di solidarietà rientra tra le materie riservate al legislatore, esulando dai poteri delle Casse privatizzate. Inoltre, la Corte territoriale aveva escluso l'applicabilità della prescrizione quinquennale, ritenendo che il credito vantato dal pensionato non presentasse i requisiti di liquidità ed esigibilità.
La Cassa commercialisti ha impugnato la sentenza d'appello, sostenendo di aver agito nell'esercizio dei poteri riconosciuti dalla legge per garantire l'equilibrio finanziario di lungo termine dell'ente previdenziale. La Cassa ha inoltre contestato l'applicazione della prescrizione decennale e la decorrenza degli interessi dalla data di ciascun prelievo pensionistico.
La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando l'orientamento giurisprudenziale consolidato in materia. I giudici di legittimità hanno ribadito che il potere di imporre un contributo di solidarietà deve trovare il suo fondamento in una specifica previsione legislativa, in ossequio al principio di riserva di legge. La Corte ha sottolineato che la scelta del legislatore di mitigare il sistema del pro rata non può essere interpretata come una delega alle Casse di imporre contributi che incidono sui trattamenti pensionistici.
La Cassazione ha inoltre respinto la tesi della Cassa secondo cui l'illegittimità delle delibere che hanno imposto il prelievo giustificherebbe l'applicazione del contributo di solidarietà previsto dalla legge per i casi di inerzia degli enti previdenziali nell'adottare misure di riequilibrio finanziario. I giudici hanno chiarito che l'adozione di delibere illegittime non può essere equiparata all'inerzia, richiedendo la legge la prova di una mancata adozione di misure strutturali di riequilibrio.
Infine, la Corte ha confermato l'applicabilità della prescrizione decennale, in quanto il credito del pensionato non era liquido ed esigibile, e ha stabilito che gli interessi legali decorrono dalla data di ciascun prelievo pensionistico, configurandosi l'azione come richiesta di esatto adempimento e non come ripetizione dell'indebito.
N.B.: Il commento è generato automaticamente e potrebbe contenere errori e imprecisioni.
Si consiglia di leggere sempre il testo integrale del provvedimento.

testo integrale


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