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CORTE DI CASSAZIONE

Ordinanza n. 14586/2025 del 30-05-2025

principi giuridici

In tema di assegno sociale, l'onere di provare il requisito reddituale, determinato in base ai criteri di cui all'art. 3, comma 6, della legge n. 335 del 1995, grava sul richiedente la prestazione, concorrendo alla formazione del reddito rilevante anche i redditi di qualsiasi natura, inclusi quelli non formalmente dichiarati.

Ove siano forniti elementi di segno contrario all'esistenza del diritto alla prestazione assistenziale, non si verifica inversione dell'onere probatorio, ma corretta applicazione della dialettica processuale di cui all'art. 2697 c.c., restando onere del richiedente dimostrare la sussistenza dei requisiti per l'accesso al beneficio.

N.B.: Le massime sono generate automaticamente e potrebbero contenere errori e imprecisioni.
Si consiglia di leggere sempre il testo integrale del provvedimento.

sintesi e commento

Assegno Sociale e Redditi Occulti: Onere della Prova e Valutazione Presuntiva


La Suprema Corte si è pronunciata su una controversia relativa al riconoscimento del diritto all'assegno sociale, prestazione assistenziale destinata a soggetti ultrasessantacinquenni in stato di bisogno. La vicenda trae origine dal diniego opposto dall'### ad una richiedente, motivato dalla presunta disponibilità, propria e del coniuge, di redditi non dichiarati al fisco.
I giudici di merito, sia in primo che in secondo grado, avevano respinto la domanda della ricorrente, ritenendo fittizia la separazione consensuale dal marito, condannato per reati di criminalità organizzata, e valorizzando la sproporzione tra i redditi dichiarati e il patrimonio immobiliare riconducibile al nucleo familiare, elementi dai quali desumere la persistente disponibilità di fonti di guadagno illecite, incompatibili con lo stato di bisogno richiesto per l'accesso all'assegno sociale.
La ricorrente ha impugnato la decisione della Corte d'Appello, lamentando, tra l'altro, la violazione delle norme in materia di onere della prova e la mancata considerazione di fatti decisivi, quali la confisca di un immobile di sua proprietà e la risoluzione di un contratto preliminare di vendita.
La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici di legittimità hanno ribadito che, in materia di assegno sociale, grava sull'istante l'onere di dimostrare il possesso del requisito reddituale, determinato in base ai rigorosi criteri previsti dalla legge. A tal fine, rilevano i redditi di qualsiasi natura, compresi quelli non formalmente dichiarati, in quanto occulti.
La Corte ha precisato che, pur spettando all'interessato fornire i dati illustrativi dei requisiti per accedere al beneficio, qualora l'### fornisca elementi di segno contrario, volti a denegare l'esistenza della pretesa, non si verte in un'ipotesi di inversione dell'onere probatorio, bensì di corretta applicazione della dialettica processuale.
Nel caso di specie, la Suprema Corte ha ritenuto che la Corte d'Appello avesse correttamente valutato gli elementi probatori acquisiti, tra cui la mancata confutazione della ripresa della convivenza con il coniuge dopo la separazione, le motivazioni del decreto di sequestro e confisca di prevenzione reale a carico del coniuge, la disponibilità di altre unità immobiliari e di beni mobili registrati, nonché l'incasso di un indennizzo assicurativo.
Quanto alla violazione del criterio valutativo delle presunzioni semplici, la Corte ha osservato che la ricorrente non aveva fornito elementi indicativi dell'illogicità delle argomentazioni svolte nella sentenza impugnata, né aveva introdotto una ricostruzione alternativa che facesse emergere la non inequivocità della presunzione di redditi occulti.
Infine, la Suprema Corte ha ritenuto che i fatti storici di cui si lamentava l'omesso esame (confisca di un immobile e risoluzione del preliminare di vendita) fossero stati puntualmente considerati dal giudice di merito e che il loro rilievo non fosse sufficientemente dimostrativo della loro decisività ai fini del giudizio.
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testo integrale


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