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CORTE DI CASSAZIONE

Ordinanza n. 15432/2025 del 10-06-2025

principi giuridici

Il diritto di sepolcro secondario, inteso come facoltà di accedere al sepolcro per compiervi atti di culto e pietà verso le salme dei propri congiunti, ha natura di diritto personale e non abilita all'esercizio delle azioni possessorie.

La titolarità del diritto primario di sepolcro in un sepolcro gentilizio si acquista iure proprio sin dalla nascita, per il solo fatto di trovarsi col fondatore nel rapporto previsto dall'atto di fondazione o dalle regole consuetudinarie, iure sanguinis e non iure successionis.

N.B.: Le massime sono generate automaticamente e potrebbero contenere errori e imprecisioni.
Si consiglia di leggere sempre il testo integrale del provvedimento.

sintesi e commento

Tutela Possessoria e Diritto di Accesso al Sepolcro Familiare: Limiti alla Legittimazione Attiva


La pronuncia in commento affronta una questione delicata relativa alla tutela possessoria di una cappella funeraria, focalizzandosi in particolare sulla legittimazione ad agire in reintegrazione nel possesso. Il caso trae origine da una controversia tra familiari in merito all'accesso a una cappella gentilizia, nella quale era stato tumulato il marito di una delle parti in causa. Quest'ultima, lamentando di essere stata esclusa dall'accesso al sepolcro a seguito dell'apposizione di una catena e di un lucchetto da parte di altri familiari, aveva adito il Tribunale per ottenere la reintegrazione nel compossesso.
Il Tribunale, in prima istanza, aveva accolto la domanda della ricorrente, ordinando la consegna delle chiavi del lucchetto. Tale decisione era stata confermata in sede di reclamo e, successivamente, in sede di giudizio di merito. La Corte d'Appello aveva poi rigettato il gravame proposto dai familiari convenuti, ritenendo sussistente in capo alla ricorrente uno ius sepulchri secondario, tutelabile in sede possessoria, in quanto coniuge del defunto tumulato nella cappella.
La Suprema Corte, investita della questione, ha ribaltato la decisione dei giudici di merito, cassando senza rinvio la sentenza impugnata. I giudici di legittimità hanno fondato la loro decisione sulla distinzione tra ius sepulchri primario e secondario. Il primo, consistente nel diritto di essere sepolto o di seppellire altri in un determinato sepolcro, viene considerato un diritto reale, derivante dalla concessione amministrativa del terreno demaniale destinato ad area cimiteriale. Il secondo, invece, consistente nel diritto di accedere al sepolcro per onorare la memoria del defunto, è stato qualificato come diritto personale, strettamente legato al sentimento del parente verso il defunto.
La Corte ha evidenziato che solo il titolare di un diritto reale può esperire l'azione di reintegrazione nel possesso, ai sensi dell'art. 1168 del codice civile. Poiché il diritto di accesso al sepolcro, nella sua accezione di ius sepulchri secondario, non configura un diritto reale, la ricorrente non era legittimata ad agire in tutela del possesso. La Suprema Corte ha quindi concluso che la domanda originariamente proposta non poteva essere accolta, determinando la cassazione senza rinvio della sentenza impugnata.
N.B.: Il commento è generato automaticamente e potrebbe contenere errori e imprecisioni.
Si consiglia di leggere sempre il testo integrale del provvedimento.

testo integrale


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