CORTE DI CASSAZIONE
Ordinanza n. 32873/2025 del 17-12-2025
principi giuridici
In tema di concordato preventivo, costituisce atto in frode ai creditori, ai sensi dell'art. 173 l.fall., l'omessa o inadeguata informazione ai creditori circa fatti pregressi idonei ad incidere sulla consistenza del patrimonio del debitore, nelle sue componenti attive e passive, tale da pregiudicare il consenso informato dei creditori sulle reali prospettive di soddisfacimento, a prescindere dal concreto pregiudizio arrecato e dalla dolosa preordinazione della condotta, essendo sufficiente la consapevole volontarietà della stessa.
In tema di concordato preventivo, integra atto di straordinaria amministrazione, soggetto ad autorizzazione giudiziale ai sensi dell'art. 167 l.fall., qualsiasi atto idoneo ad incidere negativamente sul patrimonio del debitore, pregiudicandone la consistenza o compromettendone la capacità di soddisfare le ragioni dei creditori, la cui valutazione deve tener conto esclusivamente dell'interesse dei creditori e non già di quello dell'imprenditore insolvente.
Si consiglia di leggere sempre il testo integrale del provvedimento.
testo integrale
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sintesi e commento
Revoca del Concordato Preventivo per Omesse Informazioni e Atti di Straordinaria Amministrazione
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di revoca di ammissione al concordato preventivo, analizzando le condotte di una società poi dichiarata fallita. La vicenda trae origine dalla decisione del Tribunale di Roma, che aveva revocato l'ammissione al concordato preventivo di una società, dichiarandone contestualmente il fallimento su istanza di un creditore.
La società aveva presentato reclamo avverso tale decisione, contestando gli addebiti mossi. In particolare, la società si difendeva dall'accusa di aver sottostimato l'ammontare dei crediti vantati nei confronti di alcuni Comuni, adducendo che la differenza era dovuta a pagamenti parziali ricevuti e a pignoramenti subiti. Contestava, inoltre, la mancata consegna di alcuni documenti relativi a un giudizio pregresso, sostenendo di averli comunque forniti al commissario giudiziale.
Il Fallimento, costituitosi, aveva evidenziato come il pagamento parziale fosse stato comunicato tardivamente e che la documentazione relativa ai giudizi pendenti fosse stata fornita in modo incompleto. Sottolineava, inoltre, l'omessa comunicazione della pendenza di un giudizio volto al recupero di una parte consistente del credito, inducendo i creditori a ritenere che l'unico credito contestato fosse di importo inferiore.
La Corte d'Appello aveva rigettato il reclamo, ritenendo che l'omessa comunicazione del pagamento parziale, del pignoramento e della pendenza del giudizio integrassero elementi di frode. Rilevava, inoltre, la mancata consegna della documentazione relativa al giudizio pregresso, ritenendola rilevante per la valutazione del credito. Infine, la Corte d'Appello aveva evidenziato come ulteriore motivo di revoca del concordato il compimento di un atto di straordinaria amministrazione non autorizzato, consistente nella contrazione di un prestito nei confronti della controllante.
La società ha quindi proposto ricorso per Cassazione, lamentando la violazione dell'art. 173 della Legge Fallimentare e contestando la sussistenza di atti di frode e del compimento di un atto di straordinaria amministrazione non autorizzato.
La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, ritenendo corrette le statuizioni della Corte d'Appello. Ha ribadito che il Tribunale, in sede di valutazione dell'ammissibilità della domanda di concordato, deve svolgere un sindacato sulla completezza dei dati aziendali esposti nella proposta e sulla comprensibilità dei criteri di giudizio adottati, al fine di garantire la corretta formazione del consenso dei creditori. Ha inoltre affermato che costituiscono atti di frode rilevanti ai fini della revoca dell'ammissione al concordato le condotte volte ad occultare situazioni di fatto idonee ad influire sul giudizio dei creditori, aventi valenza potenzialmente decettiva per l'idoneità a pregiudicare il consenso informato degli stessi sulle reali prospettive di soddisfacimento in caso di liquidazione.
La Cassazione ha, infine, condiviso la valutazione della Corte d'Appello in merito al compimento di un atto di straordinaria amministrazione non autorizzato, ritenendo che la contrazione del prestito avesse inciso negativamente sul patrimonio della società debitrice, pregiudicando la consistenza dello stesso e compromettendone la capacità di soddisfare le ragioni dei creditori.
Si consiglia di leggere sempre il testo integrale del provvedimento.