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CORTE DI CASSAZIONE

Ordinanza n. 1858/2026 del 27-01-2026

principi giuridici

Il trasferimento di strumenti finanziari, per spirito di liberalità, da un conto di deposito titoli in amministrazione del beneficiante a quello del beneficiario configura una donazione diretta ad esecuzione indiretta, la cui validità, ove non di modico valore, è subordinata alla forma dell'atto pubblico.

In tema di ricorso per cassazione, qualora siano prospettate questioni di cui non vi sia cenno nella sentenza impugnata, è onere della parte ricorrente, al fine di evitarne una statuizione di inammissibilità per novità della censura, non solo di allegare l'avvenuta loro deduzione innanzi al giudice di merito, ma anche di indicare in quale specifico atto del giudizio precedente lo abbia fatto, onde dar modo alla Suprema Corte di controllare ex actis la veridicità di tale asserzione prima di esaminare il merito della suddetta questione.

La violazione dell'art. 2697 c.c. si configura soltanto nell'ipotesi in cui il giudice abbia attribuito l'onere della prova ad una parte diversa da quella su cui esso avrebbe dovuto gravare secondo le regole di scomposizione delle fattispecie basate sulla differenza tra fatti costitutivi ed eccezioni.

N.B.: Le massime sono generate automaticamente e potrebbero contenere errori e imprecisioni.
Si consiglia di leggere sempre il testo integrale del provvedimento.

sintesi e commento

Donazione indiretta e onere della prova: la Cassazione si pronuncia su un caso di successione ereditaria


La Corte di Cassazione è stata chiamata a dirimere una complessa vicenda successoria, originata dall'impugnazione di un testamento e da una serie di azioni volte alla ricostruzione della massa ereditaria. La controversia, giunta all'attenzione della Suprema Corte a seguito del ricorso degli eredi di una delle parti originarie, deceduta nel corso del giudizio, verteva principalmente sulla qualificazione giuridica di alcuni trasferimenti di denaro effettuati in vita dal de cuius.
Nel caso specifico, i fratelli di quest'ultimo avevano contestato la validità di un testamento che attribuiva alla compagna del de cuius il possesso di una quota di un immobile, chiedendone l'annullamento per incapacità naturale del testatore e, in subordine, l'invalidità della disposizione testamentaria. Contestualmente, avevano promosso un'azione di petizione di eredità, avanzando diverse pretese patrimoniali, tra cui la simulazione dell'acquisto di un immobile, la nullità per difetto di forma di donazioni di denaro effettuate tramite bonifici bancari, la restituzione di somme mutuate e versate a terzi, nonché la restituzione di beni mobili e di somme prelevate dal conto corrente del de cuius dopo il suo decesso.
Il Tribunale aveva rigettato le domande degli attori, limitandosi ad accertare la composizione della massa ereditaria e a confermare la restituzione di alcuni beni mobili. La Corte d'Appello, accogliendo parzialmente l'impugnazione, aveva condannato gli eredi della compagna del de cuius al pagamento di una somma di denaro, oltre interessi, a titolo di restituzione delle donazioni ritenute non valide per mancanza della forma prescritta.
La Cassazione, nel rigettare il ricorso principale, ha affrontato diverse questioni di diritto. In primo luogo, ha ribadito il principio secondo cui il trasferimento di strumenti finanziari o di denaro tramite bonifico bancario, effettuato per spirito di liberalità, configura una donazione diretta ad esecuzione indiretta. In tali casi, l'operazione bancaria svolge una funzione esecutiva di un atto negoziale esterno, intercorrente tra il beneficiante e il beneficiario, che giustifica il trasferimento di valori da un patrimonio all'altro. La Corte ha precisato che, per evitare la ripetibilità dell'attribuzione patrimoniale, è necessario l'atto pubblico di donazione tra il beneficiante e il beneficiario, a meno che si tratti di donazione di modico valore.
Nel caso di specie, la Corte d'Appello aveva correttamente applicato tali principi, evidenziando che la donazione dell'intero denaro liquido di cui disponeva il de cuius non poteva essere considerata di modico valore, se valutata in rapporto all'entità del suo patrimonio. La Cassazione ha inoltre rilevato che i ricorrenti non avevano puntualmente indicato in quali atti dei precedenti gradi di giudizio avessero contestato i fatti, così come prospettati dagli attori ed appellanti, limitandosi ad affermare genericamente di aver fatto riferimento ad una ricostruzione alternativa fondata sulla fattispecie dell'obbligazione naturale.
La Suprema Corte ha infine ritenuto inammissibili le censure relative alla presunta violazione dell'onere della prova, precisando che tale violazione si configura solo quando il giudice attribuisce l'onere della prova ad una parte diversa da quella su cui esso avrebbe dovuto gravare secondo le regole di scomposizione delle fattispecie. Nel caso in esame, la Corte d'Appello aveva formulato un ragionamento presuntivo che non innescava alcuna inversione dell'onere della prova.
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Si consiglia di leggere sempre il testo integrale del provvedimento.

testo integrale


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