CORTE D'APPELLO DI NAPOLI
Sentenza n. 3285/2022 del 28-09-2022
principi giuridici
Le buste paga costituiscono piena prova dei dati in esse indicati nei confronti del datore di lavoro, in ragione della specifica normativa di cui alla legge n. 4 del 1953, che prevede l'obbligatorietà del loro contenuto e la corrispondenza di esso alle registrazioni eseguite, a condizione che le indicazioni in esse contenute siano chiare e non contraddittorie.
La confessione non può essere invalidata se non si prova che è stata determinata da errore di fatto o da violenza, dovendo il confitente dimostrare non solo l'inveridicità della dichiarazione, ma anche che essa fu determinata da errore di fatto o da violenza.
La riduzione stabile e generalizzata dell'orario di lavoro, rispetto ad un rapporto di lavoro a tempo pieno originariamente costituito, si configura quale trasformazione in rapporto part-time, che richiede la forma scritta a pena di nullità.
Si consiglia di leggere sempre il testo integrale del provvedimento.
testo integrale
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sintesi e commento
Valore probatorio delle buste paga e onere della prova in materia di orario di lavoro
La Corte di Appello si è pronunciata su una controversia relativa a differenze retributive, esaminando il valore probatorio delle buste paga e l'onere della prova in materia di orario di lavoro.
La vicenda trae origine da un ricorso presentato da un lavoratore che rivendicava il pagamento di differenze retributive per il periodo lavorativo intercorso tra il 2001 e il 2015. Il Tribunale di primo grado, accogliendo il ricorso e basandosi su una consulenza tecnica d'ufficio, aveva condannato la società datrice di lavoro al pagamento di una somma a titolo di differenze retributive. La società aveva impugnato la sentenza, contestando, tra l'altro, il valore probatorio attribuito alle buste paga e la ricostruzione dell'orario di lavoro effettuata dal giudice di primo grado.
La Corte d'Appello ha rigettato l'appello, confermando la decisione del Tribunale. I giudici hanno ribadito che le buste paga, in quanto documenti redatti dal datore di lavoro e consegnati al lavoratore, costituiscono piena prova dei dati in esse indicati, salvo che non presentino profili di contraddittorietà. Nel caso specifico, la Corte ha rilevato che le buste paga non presentavano contraddizioni e che, anzi, i dati relativi all'orario di lavoro a tempo pieno risultavano confermati da ulteriore documentazione prodotta dalla stessa società, come ad esempio il contratto di assunzione del 2001, dal quale non emergeva un rapporto di lavoro a tempo parziale, e un accordo del 2014 in cui le parti avevano concordato la trasformazione del rapporto di lavoro “da tempo pieno a parziale”.
La Corte ha inoltre esaminato la questione della revoca della confessione stragiudiziale, richiamando l'articolo 2732 del codice civile, secondo cui la confessione non può essere revocata se non si prova che è stata determinata da errore di fatto o da violenza. Nel caso di specie, la società non aveva fornito la prova di un errore di fatto che avesse viziato la redazione delle buste paga, limitandosi a contestare l'orario di lavoro indicato nei documenti.
Infine, la Corte ha rigettato anche la domanda riconvenzionale della società, relativa al risarcimento dei danni subiti da un'autovettura aziendale a causa di un presunto errore del lavoratore durante un intervento di manutenzione. I giudici hanno rilevato che la società non aveva fornito la prova del nesso causale tra l'intervento del lavoratore e il danno subito dall'autovettura.
Si consiglia di leggere sempre il testo integrale del provvedimento.