CORTE D'APPELLO DI ROMA
Sentenza n. 314/2025 del 16-01-2025
principi giuridici
La condanna al pagamento di una somma ex art. 96, comma 3, c.p.c. può essere determinata in una frazione o in un multiplo delle spese di lite, con il solo limite della ragionevolezza, in quanto la sua funzione prevalente è punitiva e sanzionatoria e non risarcitoria.
La responsabilità aggravata del legale rappresentante di una società dichiarata in liquidazione giudiziale, ai sensi dell'art. 51, comma 15, CCII, sussiste qualora il reclamo avverso la sentenza dichiarativa sia pretestuoso e integri la mala fede dello stesso.
Si consiglia di leggere sempre il testo integrale del provvedimento.
testo integrale
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sintesi e commento
Apertura della Liquidazione Giudiziale e Responsabilità Aggravata per Lite Temeraria
La Corte d'Appello di Roma si è pronunciata su un reclamo proposto da una società, la ### 2004 s.r.l., avverso la sentenza del Tribunale di Roma che ne aveva dichiarato l'apertura della liquidazione giudiziale. La società reclamante contestava la decisione di primo grado, mentre i creditori si sono costituiti in giudizio chiedendo il rigetto del reclamo.
La Corte d'Appello ha ritenuto il reclamo manifestamente infondato, confermando la sussistenza di uno stato di insolvenza della società debitrice. I giudici hanno evidenziato come l'incapacità della società di adempiere regolarmente alle proprie obbligazioni emergesse non solo dal persistente inadempimento nei confronti dei creditori, nonostante le dilazioni concesse, ma anche dalle risultanze del progetto di stato passivo, che rivelava una situazione debitoria ben più grave di quanto sostenuto dalla società.
Particolarmente rilevante, secondo la Corte, è stata la genericità delle allegazioni della società reclamante e l'assenza di documentazione a supporto della natura transitoria della crisi. Il mancato deposito del bilancio relativo all'esercizio 2022 è stato considerato un elemento significativo a conferma della gravità della situazione finanziaria.
Oltre a rigettare il reclamo e confermare l'apertura della liquidazione giudiziale, la Corte ha condannato la società e il suo legale rappresentante, in solido, al pagamento delle spese di lite in favore dei creditori reclamati. La condanna del legale rappresentante è stata motivata dalla pretestuosità del reclamo, tale da integrare la mala fede.
Infine, la Corte ha ritenuto sussistenti i presupposti per la condanna della società reclamante al pagamento di una somma a titolo di responsabilità aggravata per lite temeraria, ai sensi dell'art. 96, comma 3, del codice di procedura civile. Tale condanna, quantificata in un importo pari alle spese di lite sostenute dai creditori, è stata giustificata dalla natura abusiva e dilatoria del reclamo proposto dalla società, in violazione dei principi di lealtà e probità processuale. La Corte ha precisato che la determinazione equitativa della somma dovuta a titolo di responsabilità aggravata può essere calibrata su una frazione o un multiplo delle spese di lite, con l'unico limite della ragionevolezza, mirando a sanzionare il comportamento processuale scorretto della parte soccombente.
Si consiglia di leggere sempre il testo integrale del provvedimento.