TRIBUNALE DI ROMA
Sentenza n. 3659/2025 del 10-03-2025
principi giuridici
La responsabilità professionale dell'avvocato non si configura per il solo non corretto adempimento dell'attività professionale, ma richiede la verifica del nesso causale tra la condotta del professionista e il pregiudizio lamentato dal cliente, accertando se, in assenza della condotta negligente, il cliente avrebbe conseguito il riconoscimento delle proprie ragioni secondo criteri probabilistici.
L'eccezione di inadempimento, ai sensi dell'art. 1460 c.c., è opponibile dal cliente all'avvocato che abbia violato l'obbligo di diligenza professionale, qualora l'errore o l'omissione abbia reso del tutto inutile l'attività difensiva svolta, impedendo il conseguimento di un qualunque risultato utile, anche se poco probabile, con conseguente esclusione del diritto al compenso per il professionista.
Si consiglia di leggere sempre il testo integrale del provvedimento.
testo integrale
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sintesi e commento
Responsabilità Professionale dell'Avvocato: Necessario il Nesso Causale tra Condotta e Danno
Una recente sentenza del Tribunale Ordinario di Roma ha affrontato un caso di responsabilità professionale di avvocati, fornendo importanti chiarimenti sui requisiti necessari per l'accoglimento di una domanda risarcitoria.
La vicenda trae origine da un contenzioso relativo al mancato pagamento di canoni di locazione e alla fideiussione prestata da un soggetto. Quest'ultimo, insoddisfatto dell'operato dei suoi legali, ha promosso un'azione legale lamentando una serie di negligenze che, a suo dire, avevano causato un danno economico significativo. In particolare, si contestava l'erronea proposizione di un'opposizione a decreto ingiuntivo con atto di citazione anziché con ricorso, la tardiva eccezione di prescrizione in un successivo giudizio, e l'aver intrapreso azioni giudiziarie ritenute inammissibili.
Il Tribunale, pur riconoscendo alcune condotte negligenti da parte dei professionisti, ha rigettato la domanda risarcitoria. La decisione si fonda su un principio consolidato in giurisprudenza: la responsabilità dell'avvocato non può essere affermata per il solo fatto di un non corretto adempimento dell'attività professionale. È necessario, invece, che il cliente dimostri l'esistenza di un danno concreto, attuale e non meramente potenziale, e che tale danno sia direttamente riconducibile alla condotta negligente del legale. In altre parole, il cliente deve provare che, se l'avvocato avesse agito correttamente, egli avrebbe avuto una ragionevole probabilità di ottenere un risultato più favorevole.
Nel caso specifico, il Tribunale ha rilevato che la documentazione prodotta dal cliente era insufficiente a dimostrare che, in assenza delle contestate negligenze, le sue ragioni sarebbero state accolte in giudizio. In particolare, è emerso che la contestazione principale, relativa alla presunta estinzione della fideiussione, era infondata nel merito, poiché il contratto di cessione del contratto locativo prevedeva espressamente la permanenza dell'obbligo del fideiussore.
Parallelamente, il Tribunale ha accolto l'eccezione di inadempimento sollevata dal cliente nei confronti della domanda riconvenzionale avanzata da uno dei legali per il pagamento dei compensi professionali. Il giudice ha ritenuto che l'attività professionale svolta successivamente alla prima opposizione, viziata da negligenza, fosse direttamente conseguente a tale negligenza, rendendo quindi ingiustificato il pagamento dei compensi. Inoltre, è stata disposta la restituzione di alcune somme corrisposte dal cliente a uno dei legali, in quanto beneficiario diretto dei pagamenti.
Infine, il Tribunale ha compensato integralmente le spese di lite tra le parti, motivando tale decisione con l'accertamento di un inadempimento professionale da parte dei convenuti, pur a fronte del rigetto della domanda principale.
Si consiglia di leggere sempre il testo integrale del provvedimento.