TRIBUNALE DI ROMA
Sentenza n. 81/2026 del 05-01-2026
principi giuridici
Integra il fatto illecito di cui all'art. 2043 c.c., in combinato disposto con l'art. 185 c.p., la condotta di appropriazione indebita di cui all'art. 646 c.p. posta in essere da chi, al fine di procurare a sé un ingiusto profitto, si appropri del denaro di un soggetto incapace di disporne, effettuando prelievi dal conto corrente di quest'ultimo per il tramite della carta bancomat di cui era in possesso e del relativo codice di accesso al servizio.
In difetto di prova del maggior danno, il danno da lucro cessante derivante dal ritardato adempimento di un'obbligazione risarcitoria è equamente individuabile nel rendimento degli interessi legali per il periodo di indisponibilità della somma ex art. 1224 c.c.
Si consiglia di leggere sempre il testo integrale del provvedimento.
testo integrale
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sintesi e commento
Appropriazione Indebita di Beni e Prelievi Bancari: Onere della Prova e Responsabilità Civile
La pronuncia in esame trae origine da una controversia civile promossa da un erede nei confronti della convivente del defunto padre, accusata di essersi illecitamente appropriata di beni mobili presenti nell'abitazione del de cuius e di somme prelevate dal conto corrente di quest'ultimo.
L'attore sosteneva che, durante il periodo di ricovero ospedaliero del padre, poi deceduto, la convenuta avesse indebitamente prelevato denaro dal conto corrente tramite bancomat, approfittando della conoscenza del codice PIN e della disponibilità della carta. Inoltre, lamentava la sparizione di diversi mobili dall'abitazione del padre, successivamente alla sua morte.
La convenuta si difendeva negando ogni addebito, sostenendo di aver restituito l'immobile all'erede e di non aver mai prelevato somme dal conto corrente del defunto.
Il Tribunale, valutate le prove documentali e testimoniali acquisite nel corso del giudizio, ha ritenuto parzialmente fondata la domanda attorea. In particolare, ha accertato la responsabilità della convenuta in relazione ai prelievi bancari non autorizzati. A tal fine, sono stati considerati elementi quali l'estratto conto bancario, la cartella clinica del de cuius (attestante le sue gravissime condizioni di salute e lo stato di coma nei giorni dei prelievi), nonché la testimonianza di un amico del defunto, il quale aveva confermato che la convenuta era a conoscenza del codice PIN e utilizzava la carta bancomat.
Il Tribunale ha quindi condannato la convenuta al risarcimento del danno patrimoniale subito dall'erede, quantificato nell'ammontare dei prelievi indebiti, oltre interessi e rivalutazione monetaria.
Diversamente, la domanda relativa alla restituzione o al risarcimento dei mobili sottratti all'abitazione è stata rigettata per mancanza di prova del loro valore economico. Sebbene fosse stata accertata la sottrazione dei beni, l'attore non era riuscito a fornire elementi sufficienti per determinarne l'esatto ammontare.
La decisione si fonda sul principio generale della responsabilità civile di cui all'articolo 2043 del Codice Civile, in combinato disposto con l'articolo 185 del Codice Penale, che prevede l'obbligo di risarcimento del danno derivante da un fatto illecito astrattamente configurabile come reato. Nel caso di specie, la condotta della convenuta è stata ritenuta sussumibile nel reato di appropriazione indebita.
Si consiglia di leggere sempre il testo integrale del provvedimento.