Le ore libere di ogni giornata
Sotto ogni colonna, il tempo che resta dopo tutti gli impegni. Sui giorni passati la casella resta muta: dire quante ore erano libere lunedì non è un'informazione, e il modulo non sa che cosa si sia fatto quel giorno.
Un elenco delle scadenze ce l’ha già l’agenda. Quello che manca è vedere quando il lavoro entrerebbe nelle giornate che si hanno davvero, fra un’udienza e un appuntamento. Il Planner misura il tempo libero della settimana e ci distribuisce dentro lo studio degli atti in scadenza. Se non ci stanno, lo dice: è l’informazione più utile che produce.
Il Planner richiede un'API-Key attiva sul browser. Non importa e non duplica alcun dato, e non scrive niente da sé: la proiezione è una proposta, ricalcolata a ogni apertura.
La griglia della settimana ha le ore in riga e i giorni in colonna, e dentro ci sta l'intera giornata lavorativa: udienze, appuntamenti, termini e la loro preparazione, ciascuno al proprio posto. Sotto ogni colonna un numero dice quante ore restano davvero libere in quella giornata. È l'unica cifra che questa schermata si senta di dare, ed è misurata, non stimata.
Negli spazi rimasti il Planner posa i blocchi viola delle sessioni di lavoro. Una sessione è il tempo che resta riservato in quella giornata, con l'indicazione dell'atto su cui conviene spenderlo: quanto duri lo si decide una volta nelle impostazioni, ed è l'unico numero da impostare in tutto il modulo. Non è una seduta obbligatoria e non è una previsione di quanto ci vorrà a finire l'atto. Sono consigli, non un piano salvato, e si ricalcolano a ogni apertura: il modulo non scrive niente nell'agenda per conto proprio.
Il Planner non stima quanto costa un atto, perché non si può sapere prima: dipende dalla causa, non dal nome dell'atto. Sa però dire quanto tempo esiste, ed è da lì che comincia ogni ragionamento sensato su una scadenza.
Più calendari del Punto di Accesso servono a vedere lo studio intero, ma la memoria sul calendario di un collega la redige il collega. Si dichiara una volta quali flussi sono propri: senza questa distinzione il carico risulta molto più alto di quello vero.
Dall'orario di lavoro dichiarato toglie udienze, appuntamenti e la loro preparazione, e le ore di oggi che sono già passate. Un'udienza dove si va di persona occupa la mezza giornata in cui cade; se ci va qualcun altro, resta il solo briefing.
Ogni giornata scorre l'elenco delle scadenze dalla più vicina e dà a ciascuna una sessione, finché il tempo libero finisce. Nessun atto si prende la giornata intera, e le scadenze remote ricevono tempo solo quando le vicine sono già servite.
Sotto ogni colonna, il tempo che resta dopo tutti gli impegni. Sui giorni passati la casella resta muta: dire quante ore erano libere lunedì non è un'informazione, e il modulo non sa che cosa si sia fatto quel giorno.
Cliccando un blocco viola, o una voce dell'elenco Da fare, la scheda dice qual è il primo giorno in cui resta spazio, in quante giornate ci sarebbe posto per metterci mano — contate al netto delle altre scadenze, che si contendono lo stesso tempo — e quanto manca alla scadenza. Sono disponibilità, non fabbisogni: il modulo non dice mai quanto ci vorrà a finire, e se chiudi prima le giornate che restano tornano libere per le altre.
Se da qui alla scadenza non resta libera nemmeno mezz'ora, la scheda lo dice. Non compare però nessun riquadro d'allarme e nessuna classifica di che cosa sacrificare: il modulo dice dove sono le cose e quanto tempo c'è, la decisione resta all'avvocato.
Non esiste una tabella che dica quanto dura una comparsa conclusionale, perché dipende dalla causa. L'unico numero da impostare è quanto dura una sessione di lavoro — cioè quanto si sta seduti sopra una cosa prima di cambiare — e misura chi lavora, non l'atto.
Solo gli atti da redigere occupano i giorni precedenti; una notifica o
una telefonata si fanno e basta. La distinzione è automatica e si
può correggere sul singolo evento scrivendo nella nota
Planner: atto oppure Planner: non è un
atto. Nessun termine viene comunque nascosto:
sono tutti in griglia al loro giorno.
Ogni atto ha una barra a dieci segmenti. Non dice quanto lavoro resta — quello non lo sa nessuno — ma ripartisce il tempo: una cosa completata al 70% si prende il 30% delle giornate, e le altre tornano alle scadenze concomitanti. Al 100% l'atto smette di ricevere giornate e resta comunque in griglia, così si può riaprire.
L'avanzamento di un atto si scrive nella nota dell'evento —
(completato al 70%) — e quindi si sincronizza fra i
dispositivi, ma la proiezione delle giornate no: quella si ricalcola a ogni
apertura e non viene salvata da nessuna parte.
Il manuale dell'Agenda Legale comprende un capitolo dedicato ai moduli. Nella stessa pagina sono spiegati il collegamento al calendario del Punto di Accesso, la conservazione dei dati e la sincronizzazione cifrata.